Architetture Genovesi del Novecento: Un Viaggio tra Stile, Storie e Significati

Il Novecento genovese è un secolo di trasformazioni profonde, un caleidoscopio di stili architettonici, innovazioni tecniche e visioni urbanistiche che hanno plasmato il volto della città. Attraverso un ciclo di visite guidate, eventi ed esplorazioni urbane, il progetto "Maledetti Architetti" si propone di svelare il patrimonio architettonico di questo periodo, portando alla luce peculiarità, segreti, bellezze, storie e la storia di un vasto repertorio di edifici firmati da progettisti di prima grandezza. Questo fine settimana, dal venerdì 17 a domenica 19 novembre 2023, Genova si apre per un racconto organico, un viaggio attraverso nove location significative che offriranno uno spaccato unico del suo patrimonio novecentesco.

Mappa di Genova con evidenziate le nove location del ciclo

Le Opere di Gino Coppedè: L'Eco dell'Alta Borghesia e la Fine di un'Era

Tra le figure chiave che emergono da questo panorama architettonico, spicca Gino Coppedè, un nome ormai riconoscibile come l'indiscusso architetto dell'alta borghesia cittadina. La villa che Coppedè costruì a metà degli anni '20 per Edoardo Canali rappresenta un punto di arrivo fondamentale nella sua ricerca stilistica, iniziata quasi trent'anni prima con il Castello Mackenzie. Questo edificio non è solo un'espressione del gusto dell'epoca, ma segna anche la conclusione della stagione dell'eclettismo genovese, spesso erroneamente definita "Liberty". La villa Canali, con la sua ricchezza di dettagli e la sua imponenza, incarna un'epoca in cui l'architettura rifletteva lo status sociale e le ambizioni di una classe dirigente. La sua analisi offre uno sguardo privilegiato sulle tendenze estetiche e sulle committenze private che hanno caratterizzato la Genova del primo Novecento.

Il Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone: Un Progetto Lungimirante del Dopoguerra

Un altro tassello fondamentale nel mosaico architettonico genovese è il Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone, inaugurato il 7 maggio 1971. La sua realizzazione, avvenuta più di vent’anni dopo la sua ideazione e dieci anni dalla scomparsa del suo principale progettista, Mario Labò, evidenzia un percorso complesso e travagliato. Questo lungo lasso temporale ha portato, forse, a sottovalutare il valore di un’opera concepita nell’immediato dopoguerra. In un periodo in cui la cultura italiana era intensamente impegnata a definire i caratteri dell’architettura di un paese progredito e democratico, il progetto di Labò si inserisce in un contesto di riflessione profonda sui nuovi ideali costruttivi e sulla loro capacità di esprimere i valori di una società in evoluzione. Il museo, con il suo design e la sua funzione, rappresenta un esempio di come l'architettura possa contribuire alla conservazione e alla diffusione della cultura, interpretando le aspirazioni di un'epoca.

Cos’è l’architettura fascista e perché fu uno strumento di potere per Benito Mussolini

Il "Quartiere dei Teatri" di Dante Datta: Un Polo Culturale nel Tessuto Urbano

Addentrandosi nel tessuto urbano, a monte di Piazza Corvetto, si scopre un piccolo "quartiere dei teatri". In via Bacigalupo, infatti, nel secondo dopoguerra, all'interno di una consistente operazione immobiliare firmata da Dante Datta, hanno trovato spazio ben due sale teatrali: il Politeama, rifacimento di un teatro diurno risalente all'Ottocento, e il Duse, quest'ultimo costruito ex novo. Questa realizzazione, sebbene elegante e significativa per la vita culturale della città, non ha forse mai goduto dell'adeguata fama che meriterebbe, così come il suo ideatore. La presenza di queste strutture teatrali testimonia l'importanza che la cultura e lo spettacolo rivestivano nella pianificazione urbanistica del dopoguerra, contribuendo a creare centri di aggregazione e di espressione artistica all'interno della città.

L'Uso dell'Acciaio nell'Edilizia Genovese degli Anni Sessanta

Gli anni Sessanta a Genova non furono solo un periodo di grande produzione industriale, ma videro anche un impiego significativo dell'acciaio nell'edilizia. Melchiorre Bega, Piero Gambacciani e Attilio Viziano condivisero il progetto di un grattacielo in struttura metallica prefabbricata, scelto come sede regionale dalla neonata compagnia telefonica statale SIP. Questo progetto rappresenta un esempio precoce e innovativo dell'utilizzo di materiali e tecniche costruttive all'avanguardia per l'epoca, dimostrando la capacità della città di abbracciare le nuove tecnologie per rispondere alle esigenze di un paese in rapida modernizzazione. La scelta dell'acciaio prefabbricato non solo velocizzava i tempi di costruzione, ma apriva anche nuove possibilità formali e strutturali per l'architettura.

Il Centro dei Liguri: Un Arcipalego di Episodi Emblematici

Il Centro dei Liguri si configura come un arcipelago di episodi emblematici che, sommati, riassumono una parte estremamente significativa del Novecento genovese. Questo complesso di edifici e interventi urbanistici racconta una storia di trasformazioni radicali, di sparizioni, sovrapposizioni e giustapposizioni che meritano di essere costantemente raccontate, scoperte e riscoperte. La sua analisi permette di comprendere meglio episodi costantemente in cerca di nuovi significati e destinazioni d’uso, riflettendo la dinamicità e la stratificazione storica del territorio. Si tratta di un vero e proprio laboratorio a cielo aperto che incarna le diverse anime della Genova novecentesca, dal brutalismo alla stilistica più raffinata.

Le Dighe di Begato e la Residenzialità Pubblica: Luci e Ombre del Secondo Dopoguerra

La recente demolizione delle Dighe di Begato, opera di Piero Gambacciani, ha rianimato il dibattito sulle opere di residenza pubblica ad alta densità abitativa nel territorio genovese. Gli insediamenti della città pubblica, progettati nel secondo dopoguerra attraverso il Piano INA-Casa e successivamente con le leggi 167/62, 457/78 e 25/80, hanno conosciuto alterne fortune. Queste grandi operazioni abitative, nate con l'intento di fornire alloggi dignitosi a fasce ampie della popolazione, presentano oggi un quadro complesso, fatto di successi, criticità e sfide ancora aperte. La storia delle Dighe di Begato è emblematica di questo percorso, evidenziando le difficoltà nel mantenere la coesione sociale e la qualità abitativa in contesti urbani di grande scala.

Vista aerea delle Dighe di Begato prima della demolizione

La Sopraelevata: Linea di Confine tra Città e Porto

Le diverse anime della Genova novecentesca sono ben visibili percorrendo una storica linea di confine tra città e porto, una divisione che oggi si incarna nella Sopraelevata. Questa imponente infrastruttura viaria, con la sua presenza ingombrante, ha ridefinito il rapporto tra il tessuto urbano e la sua vocazione marittima. La sua costruzione ha implicato scelte urbanistiche e architettoniche che hanno segnato profondamente il paesaggio, modificando la percezione degli spazi e le interconnessioni tra le diverse aree della città. La Sopraelevata diventa così un simbolo delle trasformazioni e delle scelte che hanno caratterizzato lo sviluppo di Genova nel corso del secolo.

Il Palazzo dell’Arte: Un Polo Culturale Ancora da Realizzare

La vicenda del Palazzo dell’Arte a Piccapietra è un esempio emblematico di un progetto culturale che si è trascinato per mezzo secolo. Tra concorsi nazionali e svariate proposte, anche di firme eccellenti, l'idea di un polo culturale dedicato all'arte non è mai approdata a una realizzazione concreta, lasciando la city di Piccapietra priva di un centro nevralgico per le attività artistiche e creative. Questa lunga gestazione, fatta di idee ambiziose e di ostacoli burocratici o finanziari, evidenzia le sfide che spesso accompagnano la realizzazione di grandi opere pubbliche e il loro impatto sullo sviluppo culturale e sociale di una città.

Mario Labò: Un Intellettuale e Progettista a Tutto Tondo

L'incontro a cura della Fondazione Labò offre un'opportunità preziosa per approfondire la figura di Mario Labò, non solo come progettista, ma anche come intellettuale, storico e traduttore. La sua poliedrica attività intellettuale e professionale lo ha reso una figura chiave nel panorama culturale genovese e italiano. La sua opera progettuale, come quella del Museo d’Arte Orientale, riflette una visione complessa e articolata, capace di dialogare con le istanze del suo tempo e di lasciare un'eredità duratura. Comprendere la sua figura significa addentrarsi nelle connessioni tra cultura, arte e architettura che hanno animato il Novecento.

Franco Albini e il Supporto Meccanico per Margherita di Brabante

Un dettaglio significativo che emerge dall'analisi del patrimonio architettonico è il supporto meccanico al gruppo scultoreo raffigurante Margherita di Brabante nell’atto della “Elevatio Animae”. Progettato da Franco Albini nel 1949 per il riordinamento di Palazzo Bianco in Strada Nuova, questo intervento dimostra come l'architettura non si limiti alla costruzione di edifici, ma possa anche occuparsi di valorizzare e integrare opere d'arte preesistenti. Il lavoro di Albini, in questo caso, unisce la sua sensibilità progettuale a una profonda conoscenza delle esigenze museali e conservative, creando un dialogo armonioso tra scultura e spazio architettonico.

"Ponti e Pontili": La Visione di Armando Brasini e il Ponte sullo Stretto

La Wolfsoniana di Genova Nervi ospita, dal 28 ottobre 2023 al 19 maggio 2024, la mostra "Ponti e pontili. Intorno al progetto di Armando Brasini per il Ponte sullo Stretto di Messina". L'idea, tornata di attualità, di un ponte che possa collegare la Sicilia alla terraferma, si è rivelata anche una metafora del lungo e articolato percorso professionale di Brasini, autore di alcune tra le più significative iniziative architettoniche del suo tempo dal punto di vista celebrativo e ideologico. La mostra espone il plastico del Ponte e i relativi progetti ed elaborati grafici, recentemente acquisiti grazie a una generosa donazione, che si integrano con un'ampia selezione di materiali artistici e documentari, spesso inediti, provenienti dalle collezioni della Wolfsoniana. L'opera di Brasini per il Ponte sullo Stretto rappresenta un esempio di architettura visionaria e ambiziosa, capace di immaginare soluzioni audaci per connettere territori e superare barriere geografiche.

Disegno concettuale del progetto di Armando Brasini per il Ponte sullo Stretto di Messina

Il ciclo "Maledetti Architetti" e le sue diverse componenti offrono un'occasione unica per esplorare la complessità e la ricchezza dell'architettura genovese del Novecento. Ogni edificio, ogni progetto, ogni intervento racconta una storia, riflettendo le aspirazioni, le sfide e le innovazioni di un'epoca che ha profondamente segnato l'identità della città. Attraverso questi percorsi, è possibile non solo ammirare la bellezza delle forme, ma anche comprendere i significati più profondi che l'architettura veicola, legandola indissolubilmente alla storia sociale, culturale ed economica di Genova.

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