L’evoluzione dei mezzi di soccorso della Croce Rossa Italiana: da "ospedale mobile" a storia su ruote

L’evoluzione delle ambulanze è una narrazione che intreccia profondamente la storia del progresso tecnologico con quella dell'assistenza umanitaria. La necessità di distinguere un mezzo di soccorso dal resto del traffico circolante è abbastanza recente. Tuttavia, una certa distinzione riguardo ai mezzi di soccorso sanitario è sempre esistita. Nei primi anni del ‘900 il motore a scoppio rivoluzionò il mondo dei trasporti. I carri trainati da cavalli furono progressivamente abbandonati e sostituiti dai più moderni autocarri. Da questo punto di vista la prima guerra mondiale determinò un paradosso: la tecnologia permetteva la costruzione dei nuovi veicoli a motore; le ristrette risorse economiche, che non permettevano di avere il carburante necessario, costringevano ad un uso massiccio di carri ippotrainati.

Carro ambulanza ippotrainato storico

Dalle origini ai primi motori: le sfide del soccorso

Il primo nome che emerge come pioniere della medicina d’urgenza è Dominique-Jean Larrey. Nato in Francia nel 1766, divenne chirurgo militare e rivoluzionò il soccorso in battaglia, portando la sua ‘ambulanza’ (ospedale da campo) ai margini del fronte. Larrey intuì l’importanza della tempestività: prima dei suoi interventi, i feriti venivano raccolti solo a battaglia conclusa, spesso giorni dopo, aumentando il rischio di morte. Nel 1792, durante la guerra tra Francia e Austria, introdusse le ‘ambulanze volanti’: veicoli leggeri, trainati da cavalli, che permettevano di soccorrere i feriti rapidamente e trasportarli agli ospedali militari.

In Italia, l'impegno della Croce Rossa Italiana ha radici antiche. Il 20 giugno 1866 l'Italia dichiara guerra all'Austria e le prime quattro "squadriglie" di volontari partono alla volta di Custoza. Nello stesso tempo si occupa della lotta alla tubercolosi e alla malaria. Crea stazioni, ambulatori e ambulanze antimalariche nelle Paludi Pontine, in Sicilia e in Sardegna. Durante la terza guerra d’indipendenza (1866), comparvero in Italia i primi carri ambulanza, ideati da Agostino Bertani.

La transizione all’autotrazione

Con lo sviluppo dell'automobile e dell'autocarro, si capì ben presto l'importanza di creare ambulanze a motore che avrebbero potuto consentire sia una maggiore velocità di intervento sia il superamento delle difficoltà inerenti alla promiscuità assai poco igienica tra cavallo e paziente. La prima targa della Croce Rossa Italiana riportante il numero "1" fu assegnata ad un "carro a letto-automobile", una autoambulanza su base Esperia acquistata dal Comitato di Bergamo ed entrata in servizio 21 agosto 1911: fu la prima autolettiga della Croce Rossa Italiana. I Fiat 15 TER non furono solamente gli autocarri più diffusi nel corso della guerra italo-turca e della Prima Guerra Mondiale, ma costituirono anche la maggioranza del parco automobilistico della Croce Rossa Italiana.

FIAT 15 TER in configurazione ambulanza storica

Con il dopoguerra, la diffusione di veicoli a motore aumentò, grazie alla disponibilità di residuati bellici. Negli anni ’20, si iniziarono a trasformare berline, come la Fiat 501, in ambulanze, dotandole di interni igienici e funzionali. L'ambulanza Fiat 501 fu probabilmente la più diffusa grazie alle sue caratteristiche di solidità, di affidabilità e di relativa economia. Anche le milanesi BIANCHI godevano infatti di un discreto successo come vetture di media cilindrata e se ne trovavano diverse adattate ad uso sanitario, come la BIANCHI S5 in servizio presso la Croce Rossa Italiana, allestita dalla carrozzeria Schieppati con due barelle centrali sovrapposte.

Il periodo bellico e la riconversione (1940-1945)

Molte carrozzerie furono coinvolte, durante il quinquennio 1940 - 1945 coincidente con il secondo periodo bellico, nella realizzazione e nella fornitura di veicoli ad uso paramedico/assistenziale per la Croce Rossa Italiana e per l'Esercito Italiano. Tra queste la Pininfarina, per citare un nome illustre, si distinse per la realizzazione di numerose autoambulanze trasformando i telai delle FIAT 1100 L, spostando in posizione più avanzata la cabina di guida in modo da aumentare lo spazio disponibile per il montaggio di un cassone nella parte posteriore. Il mezzo aveva il posto di guida centrale, con i pedali ai lati del motore e la leva del cambio spostata a sinistra. In questo modo il posto di guida avanzava sopra il vano motore abbastanza da ospitare un vano sanitario capace, per le sue dimensioni, di garantire il carico, in lunghezza, di una barella; in sostanza, si trattava di un'antesignana del moderno concetto della "cellula sanitaria" applicata sullo chassis di un autocarro. Anche la SIATA, famosa soprattutto per le sue trasformazioni sportive, realizzò nel 1940 un interessante studio di veicolo sanitario su base FIAT 1100 L.

L'era del dopoguerra e il successo di Romeo e FIAT

Alla fine della guerra, in un periodo di governo provvisorio, anche il mondo del soccorso sanitario venne attraversato da grandi aneliti di rinnovamento. Sul finire degli anni 30, la Bianchi produce un'ambulanza su base di un veicolo Alfa Romeo tipo RL. La grande casa Alfa Romeo, prima ancora che esordisse il Fiat 1100 T, propose alla metà degli anni '50 una versione ambulanza del furgone Romeo e Romeo 2°. Queste due ambulanze possono essere considerate le prime ad adottare la struttura di un vero furgone. Il "Romeo 2", in particolare, esibiva anche una novità non trascurabile ovvero l'aeratore sul tetto che consentiva un facile ricambio d'aria nel vano sanitario.

Evoluzione del soccorso sanitario 1988 / 2013

Nel 1967 cominciò la realizzazione dell’Ambulanza Alfa Romeo F12, vero erede del glorioso Romeo - Romeo 2°, mantenendo la stessa forma e struttura generale. Le differenze estetiche si riducevano al frontale che riportava una mascherina più stilizzata ed una fanaleria più vicina allo stile anni '70. La FIAT, parallelamente, introdusse nel 1967 il FIAT 238, basato sulla meccanica a trazione anteriore dell'Autobianchi Primula, che divenne presto un pilastro della C.R.I. Il successo dell'ambulanza FIAT 238 giunse ai massimi livelli quando la casa di produzione torinese concepì l'ambulanza "unificata" stringendo un accordo con il Ministero della Sanità.

Dettagli tecnici e allestimenti

La configurazione interna delle ambulanze degli anni '50 e '60 era inizialmente molto semplice, priva di attrezzature avanzate, con solo una o due barelle, un armadietto per le attrezzature minute, due strapuntini ed eventualmente un piccolo lavandino. Curiosamente all'esterno fu mantenuto il vecchio "occhio di Polifemo", ormai non più obbligatorio da quasi un decennio. La barella aveva le caratteristiche solite della lettiga tradizionale trasportata dai lettighieri, sollevata da terra e fatta scorrere sui binari con le apposite rotelle.

Nel FIAT 238 "unificato", invece, il vano sanitario venne rinnovato con l'aggiunta di un respiratore volumetrico, un primordiale defibrillatore ed altri componenti tipici per una rianimazione da vero e proprio "ospedale mobile". Questo mezzo visse un periodo complesso per l'evoluzione della medicina d'urgenza applicata in ambulanza che raggiunse il culmine nella creazione del centro di rianimazione mobile. Le ambulanze della C.R.I. hanno sempre avuto una particolare attenzione anche per la livrea: la Croce Rossa abbandonò definitivamente la colorazione beige per il bianco e, per quel che riguarda la segnalazione luminosa e sonora, la maggioranza degli allestimenti presentava due lampeggiatori e una sirena "a fischio" divenuta particolarmente efficace sulle strade sempre più caotiche e rumorose.

Il sistema di identificazione: targhe e colori

Le targhe d'immatricolazione della Croce Rossa Italiana sono di tipo militare, come disposto dall'articolo 26 del regio decreto del 29 luglio 1927 nº 1814, che esenta detti mezzi dall'iscrizione al Pubblico registro automobilistico equiparandoli a quelli "dei corpi armati dello Stato". Caratteristica immutata nel tempo, nonostante successive modifiche al formato della targa, è la sigla "C.R.I." in rosso con la numerazione in nero, il tutto su fondo bianco.

Per quanto riguarda la cromia, le tonalità sono cambiate nel tempo in base alle epoche e ai teatri operativi. Fino alla fine della Seconda Guerra, prevaleva il grigioverde. Successivamente, si passò a una fase dove le ambulanze civili erano spesso "giallino chiaro" negli anni '50, per poi giungere all'adozione definitiva del bianco. I mezzi del Corpo Militare CRI, invece, hanno adottato il beige Libia (IC 038 Max Meyer). Nel 2005, un'ordinanza ha stabilito un formato di targa modificato, allineato alle dimensioni delle targhe civili introdotte nel 1994, con differenziazioni tra la targa anteriore (340 × 110 mm) e quella posteriore.

Dettaglio di una targa storica della Croce Rossa Italiana

Verso il futuro: il Ducato e le nuove tecnologie

La lunga esperienza del FIAT 238 andò ancora a lambire gli ultimi anni Ottanta, periodo in cui il FIAT DUCATO stava già conquistando terreno presso la Croce Rossa Italiana. Il merito va senza dubbio alla sua grandissima versatilità, che lo colloca nella perfetta via di mezzo fra un'automobile ed un autocarro, ma con un pregio che sta anche nella sua affidabilità. A partire dagli anni '80, le ambulanze hanno visto un’evoluzione straordinaria, diventando dei veri e propri ospedali in movimento, capaci di fornire cure immediate e un trasporto sicuro. Le normative attuali garantiscono che il trasferimento dei pazienti avvenga nel massimo della sicurezza, rispettando rigide linee guida. La storia, dunque, è passata dalla semplice barella trasportata a braccio in una zana imbottita di paglia alla complessa tecnologia dei mezzi di soccorso moderni, sempre guidati dallo spirito di servizio che caratterizza da secoli la Croce Rossa Italiana.

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