La Storia di Automobili Lamberti Italia: Dalle Origini Industriali all'Innovazione Automobilistica

La storia del nome Lamberti in Italia si snoda attraverso percorsi industriali distinti ma ugualmente significativi, intrecciandosi con lo sviluppo chimico e, in una fase successiva e indipendente, con l'innovazione nel settore automobilistico. Questa narrazione complessa rivela da un lato la solidità e la crescita di un gruppo chimico di rilevanza internazionale e dall'altro la visione imprenditoriale di un inventore che mira a rivoluzionare il mondo dei veicoli.

Logo storico della Lamberti S.p.A. e un'immagine di un'automobile d'epoca.

Il Gruppo Lamberti S.p.a.: Un Secolo di Innovazione Chimica

Il Gruppo Lamberti S.p.a. affonda le sue radici nel 1911, anno della sua fondazione ad Albizzate, in provincia di Varese. Inizialmente, l'azienda si dedicava alla produzione di ausiliari chimici specifici per i settori della tintura e del tessile. Tuttavia, a partire dal 1950, l'azienda ha intrapreso un percorso di significativa diversificazione, ampliando il proprio raggio d'azione e sviluppando una vasta gamma di additivi chimici impiegati in numerosi settori industriali.

Oggi, la Lamberti S.p.a. vanta un fatturato mondiale di circa 450 milioni di euro, di cui 301 milioni generati in Italia, testimonianza della sua consolidata posizione nel mercato globale. La sede attuale si trova a Gallarate, con diversi stabilimenti produttivi strategicamente dislocati sul territorio italiano. Tra questi, figurano gli impianti di Albizzate (Varese), Zanica (Bergamo), Viguzzolo (Alessandria) e Fiorano Modenese (Modena).

Mappa dell'Italia con i siti produttivi del Gruppo Lamberti evidenziati.

Il Cuore Produttivo: Lo Stabilimento di Zanica

Lo stabilimento di Zanica, situato nel Comune di Zanica al confine con il Comune di Urgnano, rappresenta uno dei siti produttivi più importanti e tecnologicamente avanzati del Gruppo Lamberti. Qui si producono specialità chimiche che trovano impiego come componenti in diverse applicazioni industriali. I settori serviti includono il tessile, il cuoio, la carta, l'edilizia, la pittura e le vernici, le estrazioni petrolifere, l'agricoltura e la cosmetica. I terreni circostanti lo stabilimento sono destinati a insediamenti industriali o coltivazioni agricole.

Negli ultimi tre anni, il Gruppo Lamberti ha effettuato investimenti significativi nello stabilimento di Zanica, mirati al miglioramento e all'adeguamento delle infrastrutture. Particolare attenzione è rivolta alla sicurezza e alla salvaguardia ambientale. Il sito di Zanica è dotato di un Sistema di Gestione della Sicurezza attivo, conforme al Decreto Legislativo 105/2015 (Grandi Rischi), e sottoposto a verifiche periodiche da parte degli enti preposti.

Produzione Prodotti Chimici

Impegno per la Sicurezza, la Salute e l'Ambiente (HSEQ)

Il Gruppo Lamberti ha stabilito una rigorosa Politica in materia di Salute, Sicurezza, Salvaguardia dell'Ambiente e rispetto degli Standard di Qualità (HSEQ). Dal 2000, l'azienda aderisce a Responsible Care, un programma volontario internazionale per lo Sviluppo Sostenibile dell'Industria Chimica, sottolineando il suo impegno verso pratiche responsabili.

Lo stabilimento di Zanica, in particolare, è equipaggiato con sistemi avanzati di rilevazione antincendio e per l'individuazione di eventuali fughe di prodotti volatili. Un sistema di telecamere monitora in tempo reale il perimetro del sito e le aree più sensibili, garantendo un controllo costante. Tutte le attività dello stabilimento vengono analizzate per individuare punti di miglioramento in termini di sicurezza. Impianti e attrezzature sono sottoposti a manutenzione e controlli periodici, eseguiti da personale interno o da ditte esterne specializzate.

È attiva una scrupolosa procedura per la segnalazione e l'analisi di incidenti e situazioni potenzialmente rischiose. Ogni singolo evento è analizzato da un gruppo di lavoro multidisciplinare che include i lavoratori coinvolti, i RLSSA (Rappresentanti dei lavoratori per la Sicurezza, Salute e Ambiente), il responsabile di area e i suoi assistenti, l'RSPP (Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione), la manutenzione e l'ufficio tecnico.

L'Investimento Nelle Persone e il Benessere sul Luogo di Lavoro

"Il nostro gruppo fa un investimento molto importante sulle persone", spiega Jacopo Colombo, Direttore dello stabilimento di Zanica. "Proprio perché abbiamo processi complessi e procedure rigorose da rispettare, i tempi di inserimento dei neo-assunti sono lunghi. Per questo motivo, quando assumiamo una persona, lo facciamo con l'obiettivo di creare un rapporto duraturo nel tempo. Abbiamo un turnover molto ridotto e se un dipendente se ne va, per noi è una grande perdita."

Ogni anno, ai lavoratori del sito vengono erogate oltre 2.000 ore di formazione in ambito Salute, Sicurezza e Tutela ambientale (HSE). Ogni lavoratore è soggetto a un Programma di Sorveglianza Sanitaria specifico, che verifica l'idoneità alla mansione e lo stato generale di salute in relazione ai rischi potenzialmente esposti.

Dal 2012, lo stabilimento ha avviato il progetto WHP (Workplace Health Promotion), promosso dall'Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo e Confindustria Bergamo, finalizzato alla promozione della salute sul luogo di lavoro. Per il quinto anno consecutivo, lo stabilimento di Zanica è stato accreditato come "luogo di lavoro che promuove la salute" grazie a molteplici attività, tra cui menu con codice colore per la scelta di pasti bilanciati, incontri informativi sul melanoma, rientro maternità agevolato, esami integrativi a adesione volontaria durante le visite mediche e una procedura per la gestione del parco auto aziendale che prevede controlli aggiuntivi per garantire l'efficienza dei mezzi e la sicurezza.

Innovazione e Sviluppo: Il Reparto Polimeri Naturali

Un settore di particolare rilevanza all'interno del Gruppo Lamberti è il reparto Polimeri Naturali, che si occupa dei derivati di farine di origine naturale, come il guar e altri idrocolloidi. "Oltre il 15% del personale del Gruppo è dedicato ad attività di Ricerca e Sviluppo e la Società deposita ogni anno numerosi brevetti originali", afferma Guido Garone, Direttore tecnico del Gruppo Lamberti, sottolineando l'importanza dell'innovazione per l'azienda.

Le Fusioni e l'Evoluzione del Gruppo Lamberti

La storia del Gruppo Lamberti è anche costellata da processi di riorganizzazione societaria, come le fusioni. Ad esempio, si è registrato un caso di incorporazione della L. Lamberti S.p.a. nella Fratelli Lamberti S.p.a., con sede in Albizzate, via Piave n., e capitale sociale di L. La fusione è stata registrata presso il Tribunale di Busto Arsizio. I progetti di fusione sono stati regolarmente iscritti, come documentato dai numeri di protocollo e dalle date indicate, sia da parte dell'incorporante Fratelli Lamberti S.p.a. nel giugno 1993, sia da parte delle incorporande L. Lamberti S.p.a. e Lamberti CMC S.p.a. nello stesso mese e anno.

La Lamberti e l'Industria Automobilistica (Contesto Innocenti): Un Capitolo Indipendente

È fondamentale distinguere il Gruppo Lamberti S.p.a., operante nel settore chimico, da un distinto e indipendente capitolo che coinvolge il nome Lamberti nel contesto automobilistico, in particolare attraverso l'inventore Lamberto Lamberti e le vicende dell'azienda Innocenti.

Innocenti: Un Gigante Industriale con Ambizioni Automobilistiche

Sul finire degli anni '50, a Lambrate, la Innocenti era una delle più importanti aziende italiane, attiva nei settori della meccanica pesante, dei tubi e relative applicazioni, e degli scooter. Nonostante fosse stata duramente colpita dalla Seconda Guerra Mondiale, l'azienda era riuscita a risollevarsi grazie alle accorte politiche attuate dal suo presidente e fondatore, Ferdinando Innocenti. Le ingenti commesse ricevute non solo avevano consentito all'azienda di far fronte alle perdite dovute alle vendite altalenanti di scooter, ma avevano anche generato significative disponibilità finanziarie.

Nel 1958, Luigi Innocenti, figlio di Ferdinando, che già da dieci anni lavorava in azienda come impiegato tecnico, assunse la carica di vicepresidente. Luigi perseguì con tenacia il progetto della costruzione di automobili, forte anche dell'esperienza maturata nel settore attraverso la produzione di presse per lo stampaggio della lamiera, fornite a gran parte delle case automobilistiche europee.

Nel biennio 1957-1958, iniziarono gli studi per una vettura interamente prodotta a Lambrate. A questo primo studio seguì la valutazione di una collaborazione con la tedesca Glas per produrre una vetturetta utilitaria di 400cc, prendendo spunto dalla Goggomobil. Tuttavia, questa ipotesi naufragò, poiché la produzione di una vettura con tali caratteristiche avrebbe causato tensioni con Fiat, un importante cliente per la vendita di presse.

L'Accordo con BMC e la Nascita della Innocenti Austin A40

Successivamente, furono avviati contatti con varie case automobilistiche, finché nel 1959 iniziarono le trattative con BMC per la produzione su licenza dell'Austin A40. Questo modello si collocava in un segmento di mercato in cui Fiat era assente e associava la robustezza di una meccanica collaudata allo stile di Pininfarina. A luglio fu firmato il contratto con BMC, un accordo di durata settennale che, tuttavia, presentava evidenti lacune che ponevano la Innocenti in una posizione svantaggiosa. L'accordo, inoltre, non consentiva l'esportazione di vetture Innocenti. Un dirigente intervistato da Marino Gamba per il suo libro sulla Innocenti lo definì un "contratto balordo, un accordo del c… […] 7 anni sono pochi; cioè sono abbastanza all'inizio."

Alla fine del 1960, gli impianti furono operativi e dalle catene di montaggio, allestite sulle aree che avevano ospitato la produzione bellica, uscirono le prime Innocenti Austin A40. Nonostante gli impianti fossero di nuova costruzione, la tecnologia impiegata era già obsoleta. Assieme alla A40, al Salone di Torino del 1960 debuttò la Innocenti 950, uno spider disegnato dalla Ghia con meccanica inglese. Fino alla fine del 1961, le vetture prodotte dagli stabilimenti di Lambrate erano contraddistinte dal marchio formato da tre lettere "i" corsive disposte a elica.

Immagine di una Innocenti Austin A40 d'epoca.

Nella prima metà degli anni '60, alla Innocenti nacque l'ambiziosa idea di una vettura sportiva con motore V6 Ferrari. Fu creato un team di tecnici delle due Case per la progettazione dell'auto, mentre lo stile fu affidato a Bertone.

L'Era della Mini: Un Successo Travagliato

Il 1964 non fu un anno felice per la Innocenti. Verso la fine del 1965, iniziò la produzione del modello di maggiore diffusione mai costruito dalla Innocenti: la Mini. Questa vettura era già in produzione dal 1959 presso la Austin Morris e veniva importata in Italia dalla BMC. Le vendite in Italia non raggiungevano livelli soddisfacenti, a causa del regime protezionistico e dei costi di trasporto. In questo contesto, la BMC decise di proporre alla Innocenti la produzione anche di questo modello. Luigi Innocenti, a capo del consiglio di amministrazione, accettò senza esitazioni. Già nel 1959 si era pensato alla produzione della Mini, ma solo a partire dal 1965 la produzione da parte della Innocenti di una vettura utilitaria non rischiava più di compromettere i rapporti con Fiat. La fine del protezionismo, infatti, spinse Fiat a guardare alla Innocenti non più come pericoloso concorrente, ma piuttosto come valido alleato per arginare la penetrazione nel mercato domestico delle case automobilistiche straniere.

Manifesto pubblicitario della Innocenti Mini d'epoca.

La Crisi e la Cessione della Innocenti

Il 1966 segnò l'inizio della crisi per la Innocenti. Il 21 giugno morì Ferdinando Innocenti. Da anni, problemi di salute lo costringevano a rimanere lontano dalla conduzione dell'azienda. Dal 1962-1963, Luigi dirigeva di fatto l'azienda, nonostante Ferdinando non abbandonasse la carica di presidente fino alla morte. Vedendosi costretto a limitare il proprio impegno in azienda, Innocenti si era preoccupato di affiancare al figlio uno staff di uomini di polso.

Nello stesso anno, scadde il contratto stipulato nel 1959 con BMC per la produzione di auto su licenza. Il contratto fu rinnovato annualmente fino al 1968, senza consentire un'efficace programmazione delle attività della Innocenti. Questi due rinnovi per un periodo così breve furono frutto della scarsa convinzione del nuovo presidente verso il proseguimento della produzione di auto inglesi. Nel 1967, infatti, alla Innocenti si studiava una vettura da produrre in proprio, con un propulsore di 750cc e la carrozzeria firmata da Bertone.

La fine degli anni '60 coincise con la ripresa sia della produzione automobilistica che della meccanica pesante. Nel 1969, Luigi Innocenti decise la cessione dell'azienda. Secondo alcuni, le ragioni di tale scelta sono da ricercarsi nelle vicende dell'"autunno caldo", in cui i lavoratori insorsero per questioni legate al rinnovo contrattuale. Una lettura paternalistica della gestione aziendale da parte di Innocenti imputerebbe tale decisione alla delusione del presidente nel vedere i suoi stessi dipendenti rivoltarglisi contro. Questa tesi è però respinta da altri, che vedono nelle tensioni ai vertici dell'azienda il motivo dell'abbandono.

Alla fine del 1969, Innocenti contattò Fiat per proporre la cessione degli stabilimenti, ma l'azienda torinese declinò l'offerta. Subito dopo, iniziarono le trattative con l'IRI. I vertici dell'azienda non avevano tuttavia un parere univoco sull'indirizzo da dare alle trattative. Innocenti intendeva infatti cedere l'intera attività, mentre l'amministratore delegato Fusaia (cugino di Luigi Innocenti e detentore di un pacchetto azionario pari al 10%) puntava a una soluzione che gli consentisse di tutelare la propria posizione. In questo contesto, iniziarono le trattative per la vendita del settore Auto ad Alfa Romeo, dopo aver ottenuto con non poche difficoltà l'autorizzazione da parte di BLMC (nome assunto dalla BMC dopo la fusione con Leyland).

Seguì un periodo di incertezza fino al febbraio 1971, quando ripresero i negoziati con BLMC. Qualche mese dopo, in occasione della cessione del settore Meccanico a Finsider, i sindacati ottennero una serie di impegni da parte di Innocenti per quanto riguarda l'Auto. Fino a luglio 1971, permansero le due posizioni contrastanti ai vertici del settore Auto: da una parte Fusaia cercava di scongiurarne la cessione, mentre Innocenti manteneva i contatti con BLMC per riprendere i negoziati. Nel frattempo, si affacciarono sulla scena anche Volkswagen, Honda e Mitsubishi.

A luglio, Luigi Innocenti fu sottoposto a un difficile intervento chirurgico a causa di un aneurisma cerebrale. Ebbero quindi inizio i negoziati, che si protrassero fino al marzo dell'anno successivo, quando fu firmato il compromesso d'accordo. La lentezza delle trattative fu determinata da due fattori. Da un lato, BLMC sapeva bene di essere l'unico possibile acquirente, quindi puntava a far crescere quel senso d'incertezza che consentiva maggiori margini di trattativa sul prezzo (forte anche della posizione di superiorità che le garantivano le numerose lacune nel contratto di fornitura che la legava alla Innocenti). D'altra parte, gli inglesi si erano sempre disinteressati della Innocenti, nonostante le due aziende fossero legate dai contratti per la produzione di vetture su licenza.

Produzione Prodotti Chimici

Il 6 maggio 1972, la Innocenti Autoveicoli comunicò l'acquisizione del pacchetto azionario da parte di BLMC. Il nome dell'azienda cambiò in "Innocenti Leyland" e Mr. Robinson assunse il ruolo di amministratore delegato.

L'Era Innocenti Leyland: Piani di Espansione e Nuove Crisi

La Innocenti Leyland approntò da subito un piano di incremento produttivo per raggiungere le 75.000 Mini annue, attraverso l'estensione delle linee di montaggio. Alla fine dell'anno, Robinson presentò un programma d'espansione che prevedeva l'esportazione delle Mini Innocenti in Francia, Belgio, Svizzera e Olanda e l'assemblaggio negli stabilimenti di Lambrate di una nuova berlina, la Regent (ovvero la versione italiana della Austin Allegro). Secondo questo piano, gli stabilimenti Innocenti avrebbero dovuto raggiungere una produttività di 110.000 vetture all'anno.

Il piano suscitò subito qualche perplessità, perché non contemplava un sostanziale ammodernamento degli impianti (già obsoleti ai tempi della loro costruzione nel 1960), ma solamente il loro ampliamento. Già con l'incremento produttivo della Mini si evidenziarono le criticità di questo approccio, soprattutto per quanto riguarda gli impianti di verniciatura. Il loro ampliamento, oltre a rendere altamente nocivo l'ambiente di lavoro per gli operai, determinò un significativo aumento degli scarti.

Nell'autunno del 1973, la crisi petrolifera colpì pesantemente le vendite della Innocenti: il mercato non riusciva più ad assorbire tutte le vetture che uscivano dagli stabilimenti di Lambrate. Nel tentativo di incrementare le vendite, si accelerarono i tempi per il lancio dei nuovi modelli Mini 90 e Mini 120, nonostante la loro produzione richiedesse ingenti investimenti (la nuova carrozzeria rendeva indispensabile il completo riattrezzamento del reparto di stampaggio, che avrebbe dovuto produrre la totalità dei lamierati per le nuove vetture).

Nel novembre 1974, le nuove Mini furono lanciate sul mercato. Nonostante la linea di questa utilitaria fosse particolarmente riuscita, la crisi minò il successo che avrebbe meritato. Alla crisi energetica si aggiunse la riduzione delle esportazioni imposta dalla casa madre, che aggravò ulteriormente la già delicata situazione. Le Mini prodotte a Milano erano infatti preferite da francesi, tedeschi e svizzeri perché più raffinate e curate nei particolari rispetto alle versioni inglesi. La Leyland registrò però un deficit di svariati miliardi, tanto da essere passata sotto il controllo pubblico.

Alla fine del 1974, la Innocenti Leyland proclamò lo stato di crisi, sostenendo che per riprendere competitività sarebbe stato necessario il licenziamento di circa 1600 lavoratori. Seguirono voci di cessione degli impianti di Lambrate ad Alfa Romeo, che furono prontamente smentite dal presidente di BLMC, lord Stokes.

Nel luglio del 1975, si parlò della nascita di una finanziaria di stato, la Finauto, che avrebbe dovuto acquistare la Innocenti e nella quale sarebbero confluiti anche gli stabilimenti di Arese. Qualche settimana dopo, la Leyland Innocenti presentò un piano per il licenziamento di 2000 dei 4500 lavoratori in due anni, al fine di ristrutturare l'azienda. Si parlò di prolungare di una settimana le ferie di agosto per poi ricorrere alla cassa integrazione in modo da ridurre la produzione: lo stoccaggio delle Mini aveva infatti raggiunto il 170% di quello ritenuto normale per un'azienda sana. Questa situazione era da imputarsi anche al divieto di esportazione imposto dalla casa madre. Si temeva inoltre che la direzione approfittasse delle ferie estive per licenziare 1700 lavoratori.

A settembre del 1975, l'amministratore delegato richiese il licenziamento di 1500 operai e un aumento di rendimento del 25% per le rimanenti maestranze. L'intenzione da parte degli inglesi sembrava quella di chiudere lo stabilimento: gli impianti di Lambrate erano attrezzati per una produzione di 100.000 vetture l'anno (nonostante negli ultimi anni se ne producessero solo 40.000). Il licenziamento di un terzo della forza lavoro parve ai sindacati un chiaro tentativo di rendere gli stabilimenti improduttivi.

In dicembre, arrivò l'ultimatum: se le condizioni relative ai licenziamenti e all'aumento di produttività non fossero state accettate, si sarebbe andati incontro alla liquidazione dell'intera azienda entro la fine dell'anno. Si prospettavano intanto varie alternative per l'acquisizione dell'intero impianto da parte di altre società, in modo da garantirne il livello occupazionale. In particolare, si concretizzò la possibilità da parte della giapponese Honda di rilevare lo stabilimento di Lambrate per produrvi l'utilitaria "360", con l'intenzione di creare una "testa di ponte" per approdare in Europa.

Il 26 novembre del 1975, la Innocenti Leyland venne messa in liquidazione, a seguito della delibera dell'assemblea dei soci tenutasi a Roma. Nel tentativo di sbloccare la situazione, il governo incontrò i rappresentanti delle case automobilistiche italiane (Fiat e Alfa Romeo). Mentre Alfa Romeo si rifiutò di intervenire, Fiat presentò un piano per il rilancio dell'azienda. Il piano Fiat prevedeva una riconversione produttiva della durata di 4 anni per la produzione di veicoli commerciali, con un massiccio intervento da parte della Gepi (società per le gestioni e partecipazioni statali, la finanziaria pubblica istituita per il salvataggio delle aziende in difficoltà). Nei primi 4 anni, proponeva per Lambrate la produzione della Mini, a cui avrebbe dovuto affiancarsi quella della 127.

Nel frattempo, a Roma si discuteva il problema dei 4500 lavoratori di Lambrate che, a causa della messa in liquidazione decisa il 26 novembre, non percepivano più lo stipendio ma al tempo stesso non potevano beneficiare della cassa integrazione. Il governo deliberò la nascita di una società di comodo facente capo alla Gepi in grado di assorbire i lavoratori delle aziende "abbandonate" dalle multinazionali, al solo scopo di consentire il ricorso alla cassa integrazione. A causa dell'occupazione degli stabilimenti, le circa 12.500 Mini 90 e 120 in giacenza rimasero bloccate a Lambrate.

Tra una serie di annunci e smentite sui piani al vaglio del governo per l'acquisizione della Innocenti, si giunse al febbraio 1976. Le proposte sul tavolo del governo erano quelle di Honda, di Fiat, dei sindacati e di De Tomaso. L'imprenditore prevedeva di intervenire assieme alla Gepi e alla stessa Leyland per produrre a Lambrate motociclette, furgoni di piccola cilindrata e una mini vettura da 400cc, oltre a proseguire con la produzione della Mini. Tale piano si proponeva di riassorbire l'intero organico della Leyland Innocenti, garantendo inoltre l'occupazione per i lavoratori dell'indotto e della rete commerciale.

Il 27 febbraio, venne approvato il piano Gepi-De Tomaso, che prevedeva un costo di circa 80-100 miliardi, in buona parte coperti da fondi pubblici. La Gepi divenne azionista di maggioranza della "Nuova Innocenti" (questa la nuova ragione sociale), mentre De Tomaso assunse la carica di amministratore delegato. Il progetto definitivo prevedeva l'impiego di 2500 operai nella produzione di 40.000 Mini all'anno, il graduale affiancamento di una produzione motociclistica e, dopo 3 anni, la sostituzione della Mini con un veicolo commerciale di piccola cilindrata. Il 7 aprile, dopo 132 giorni di presidio, terminò l'occupazione degli stabilimenti da parte dei lavoratori.

Lamberto Lamberti: L'Innovazione nell'Automotive Moderna

In un contesto completamente separato e più recente, il nome Lamberti emerge nuovamente nel campo automobilistico attraverso Lamberto Lamberti, un inventore che ha sviluppato un sistema meccanico innovativo per automodelli e auto in scala 1:1. Questo sistema è progettato per garantire notevoli benefici alla guida, tra cui spazi e tempi di arresto inferiori rispetto a quelli forniti dalle attuali tecnologie.

Secondo l'inventore e come convalidato da testimonianze audiovisive, questa innovazione non solo migliora le prestazioni sul giro di automodelli e auto in scala 1:1, ma ha anche il potenziale per salvare vite umane. Recentemente, la domanda di deposito di brevetto del sistema è stata esaminata con riscontro positivo, e si ha la certezza che non esiste alcun sistema simile noto. A tal proposito, la domanda è stata estesa al resto del mondo, confermando l'originalità e la potenziale portata globale dell'invenzione.

Diagramma schematizzato del sistema frenante innovativo di Lamberto Lamberti.

Questo sviluppo segna un punto di svolta, poiché si inizia ad avere finalmente la certezza che il sistema potrà essere industrializzato e quindi reso fruibile a tutti. Lo staff dietro al progetto è ora molto più propenso a concedere le informazioni per la realizzazione del sistema, aprendo la strada a future applicazioni e a un impatto significativo nel settore automobilistico, dimostrando come il nome Lamberti continui a essere associato all'innovazione, sebbene in ambiti e tempi diversi.

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