La storia della Divisione Alpina "Julia" è un racconto intriso di eroismo, sacrificio e resilienza, un filo conduttore che lega le aspre battaglie sul fronte russo alle operazioni di soccorso in tempo di pace, dalle vette delle Alpi ai campi di prigionia sovietici. Questa narrazione si dipana attraverso le testimonianze dei numerosi reduci intervistati in anni di ricerca, contestualizzando i fatti grazie a due viaggi effettuati sui campi di battaglia, uno estivo e uno invernale. Si ripercorreranno le vicende degli alpini della Divisione Julia, con particolare attenzione al 9° Reggimento alpini e ai suoi Battaglioni Vicenza, Val Cismon e L'Aquila, dall'estate del 1942 fino al ritorno degli ultimi internati dai campi di prigionia sovietici.

Le Origini e la Formazione della "Julia"
La Brigata alpina "Julia" affonda le sue radici nel 1926, quando venne formata con la designazione di 3ª Brigata alpina, incorporando l'8º, il 9º e il 3º Reggimento artiglieria da Montagna. Nel 1934, l'assegnazione del nome "Julia" sancì l'identità di questa unità d'élite. La sua evoluzione proseguì con la costituzione della 3ª Divisione alpina "Julia" nel 1935, con sede a Udine. Inizialmente inquadrava il 7º, l'8º e il 9º Reggimento alpini, oltre al 3º Reggimento artiglieria alpina e una compagnia mista del genio.
Nel corso del 1935, la Divisione subì delle riorganizzazioni, cedendo parte dei suoi effettivi alla Divisione alpina "Pusteria" e costituendo il 12° Reggimento alpini. Successivamente, in vista degli eventi bellici, furono ricostituiti i battaglioni "Val Tagliamento", "Val Fella" e "Val Natisone", inquadrati nel 1° Gruppo Alpini Valle, e i battaglioni "Val Leogra" e "Val Pescara" nel 2° Gruppo Alpini Valle. Questi gruppi confluirono poi nella Divisione Alpina "Alpi Graie".
Nell'aprile 1939, la Divisione fu inviata in Albania, prendendo parte alla campagna greco-albanese che si concluse nel 1941 con l'occupazione del canale di Corinto. In previsione della spedizione in Russia, al 9° Alpini fu assegnato il battaglione "Val Cismon" e al 3° artiglieria alpina il gruppo artiglieria alpina "Val Piave".
La Campagna di Russia: Un Inferno Bianco
L'agosto del 1942 segnò la partenza della "Julia" per la Russia. A settembre, l'unità assunse la responsabilità del settore sulla riva del Don, posizioni che mantenne fino a dicembre, prima dell'ordine di ripiegamento e della tragica ritirata. La campagna di Russia fu un'esperienza devastante per gli alpini. Le interviste video e le testimonianze derivanti dai diari, dai documenti e dai racconti dei sopravvissuti dipingono un quadro drammatico di sofferenza, freddo estremo, fame e combattimenti brutali.

Il 29 dicembre 1942, la Divisione, impiegata d'urgenza per rafforzare lo schieramento dell'Asse e frenare l'avanzata dell'Armata Rossa durante l'operazione "Piccolo Saturno", venne citata nel comunicato giornaliero del comando supremo della Wehrmacht con le parole: "Nell'azione di difesa sul grande arco del Don si è particolarmente distinta la Divisione Julia". Questa menzione, seppur onorifica, non attenua la tragedia che si stava consumando.
Durante la lunga marcia per uscire dalla sacca, molti reparti si distinsero in disperate ed eroiche azioni contro le truppe regolari e i partigiani russi. La fine della ritirata, tra il 20 e il 21 gennaio, vide la distruzione dell'8° reggimento a Nowo Postojalowka e del 9° reggimento nei capannoni di Lessinitschanski. Alla fine, al rientro in Italia, mancarono circa 9.800 alpini della "Julia", tra caduti e dispersi.
Il relatore Manuel Grotto, laureato in scienze ambientali e forestali e appassionato di storia militare, ha condiviso un suo personale filmato in cui si alternano immagini originali della campagna di Russia, brani di interviste a reduci della Julia e immagini tratte dai suoi due viaggi effettuati sui campi di battaglia, offrendo così una prospettiva unica e toccante sugli eventi.
Interviste ai reduci di Russia
La "Julia" nel Dopoguerra: Ricostruzione e Nuove Sfide
Dopo la fine della guerra, i superstiti della "Julia" furono inquadrati nei reparti d'origine e, con pochi rincalzi, si disposero a presidio in diverse zone del Friuli. Alcuni reparti reagirono ad attacchi tedeschi e di partigiani jugoslavi. Dopo l'armistizio, tra il 12 e il 14 settembre, la "Julia" si sciolse.
Il 15 ottobre 1949, a Udine, venne avviata la ricostruzione della "Julia" a livello di Brigata, con sede comando a Cividale del Friuli. Da allora, la Brigata ha attraversato numerose riorganizzazioni e ha partecipato a diverse operazioni, sia in Italia che all'estero.
Il Terremoto del Friuli: Un Simbolo di Solidarietà
Un capitolo fondamentale nella storia della "Julia" è rappresentato dal suo intervento durante il devastante terremoto del Friuli, avvenuto il 6 maggio 1976. Gli Alpini della Julia, anch'essi duramente colpiti dal sisma con 28 vittime nel crollo della caserma Goi Pantanali a Gemona, prestarono i primi soccorsi alla popolazione, scavando nelle macerie e occupandosi dei feriti. La loro azione generosa e instancabile valse alla Brigata la Medaglia d'Oro al Valor Civile.
La Bandiera della Brigata Alpina "Julia" è decorata con la Medaglia d'Oro al Valor Civile, conferita con Decreto del Ministro degli Interni il 4 giugno 1977, in riconoscimento del suo operato durante il tragico terremoto del Friuli.
La "Julia" Oggi: Un'Unità Multinazionale e Proiettata nel Futuro
Nel corso degli anni, la Brigata Alpina "Julia" si è evoluta, integrando nuove unità e partecipando a missioni internazionali. Dalla sua costituzione, ha visto un susseguirsi di riorganizzazioni, dall'inquadramento di reggimenti e battaglioni a trasformazioni più complesse.
Attualmente, la Brigata costituisce l'intelaiatura della formazione multinazionale Multinational Land Force, uno dei Gruppi tattici dell'UE, integrata da un'unità (battaglione o reggimento) della Slovenia e una dell'Ungheria. Questa configurazione riflette la crescente importanza della cooperazione internazionale nella sicurezza e nella gestione delle crisi.
Nel 2007, la "Julia" è stata impegnata in una complessa esercitazione, la "European Wind 2007", volta a verificare le capacità d'impiego di un nuovo strumento militare denominato European Union Battle Group. La Brigata, nella sua configurazione multinazionale, è stata scelta per la sua struttura e l'esperienza maturata nelle missioni di pace, dimostrando la sua capacità di operare in contesti internazionali complessi.
La Brigata Alpina "Julia" continua a rappresentare un pilastro delle Forze Armate Italiane, unendo la profonda tradizione alpina con le esigenze operative del XXI secolo. Le sue vicende, dalle aride steppe russe alle vette alpine, sono un monito della durezza della guerra e un esempio di dedizione e altruismo in tempo di pace.

La Giornata della Memoria e il Sacrificio degli Alpini
La celebrazione della Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli Alpini, istituita dalla Legge 44/2022, cade l'80° anniversario della battaglia di Nikolajewka, evento decisivo della terribile ritirata di Russia. In quella battaglia, le truppe alpine sostennero l'urto peggiore con le truppe sovietiche nel tentativo di spezzare l'accerchiamento. La "Julia", pur essendo impegnata in posizione di copertura della ritirata, subì perdite gravissime.
Le testimonianze raccolte da Manuel Grotto, attraverso interviste video e materiale d'archivio, permettono di rivivere questi momenti cruciali, offrendo uno spaccato vivido delle sofferenze patite e dell'eroismo dimostrato. La conferenza di Grotto, tenutasi in concomitanza con la Giornata della Memoria, ha voluto commemorare il significato profondo di questi eventi, ricordando il sacrificio di chi ha combattuto e sofferto per la patria.
La ricerca di Grotto, che include due viaggi sui campi di battaglia, uno estivo e uno invernale, mira a fornire un quadro completo e autentico delle vicende della Divisione Julia, contestualizzando i fatti storici con le esperienze vissute dai reduci. L'analisi dei diari, dei documenti e dei racconti dei sopravvissuti, unita alle riprese video delle interviste, crea un mosaico di memorie che rendono tangibile la realtà della guerra e la resilienza dello spirito umano.
Nel dettaglio, la ritirata del gennaio 1943 vide la Divisione "Julia" iniziare il ripiegamento già pesantemente menomata dagli scontri precedenti. L'ordine di procedere a est di Rossosch, in mano russa, era volto a coprire il fianco meridionale della colonna principale. Il Battaglione "Val Cismon" si divise in due colonne, una accodata al 9° reggimento e l'altra a una tedesca, raggiungendo Podgornoje sotto la pressione sovietica. La colonna del 9° reggimento sostenne duri scontri presso Kopanki il 20 gennaio, con un costo elevato in vite e armamenti.
La colonna dell'8° Reggimento subì ulteriori gravissime perdite nel tentativo di sfondare a Nowo Postolajowka nei giorni 19-20 gennaio. Le testimonianze descrivono scontri impari tra gli alpini, con poche armi, e i carri armati sovietici che crivellavano di colpi gli edifici dove erano asserragliati. La fine della battaglia significò la distruzione delle armi e la resa per fermare la carneficina, con un migliaio di alpini caduti e un altro migliaio feriti. Dei circa quattromila che si incamminarono sulla strada del "Davaj", ne tornerà solo un centinaio.
Manuel Grotto, attraverso la sua ricerca meticolosa e i suoi viaggi sui luoghi della memoria, offre una prospettiva preziosa e commovente sulle vicende della Divisione Julia, contribuendo a mantenere viva la memoria di un capitolo fondamentale della storia italiana. La sua passione per la storia militare, unita alla sua esperienza personale come ex ufficiale alpino, conferisce un valore aggiunto alla sua opera divulgativa.
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