Il Belgio rappresenta un crocevia unico in Europa, dove l'innovazione estetica si intreccia indissolubilmente con la memoria storica e una cultura gastronomica profondamente radicata nel territorio. Esplorare l'identità belga significa addentrarsi in un panorama complesso, fatto di linee sinuose che hanno rivoluzionato l'architettura, di traumi bellici che hanno segnato il Novecento e di una quotidianità fatta di sapori semplici e autentici.
L’estetica del movimento: l'architettura dell'Art Nouveau
L’edificio dell’architetto Victor Horta è il simbolo di una nuova visione architettonica che propone l’unitarietà degli elementi costruttivi e decorativi: «un discorso armonico impostato sul movimento agile e scattante della linea “à coup de fouet” (a schiocco di frusta) che, dalla facciata, serpeggia all’interno, nell’atrio luminoso dominato dalla celebre scala “a giorno” scandita dalla sottile colonna in ferro, quasi stelo di un enorme fiore esotico, e invade le pareti, dove la struttura metallica, in vista, diventa la protagonista di un nuovo spazio fluido e avvolgente».

Questo stile, noto come Art Nouveau, si diffuse tra il 1890 e il 1910, influenzando le arti applicate e l'architettura. Le varie denominazioni (Jugendstil in Germania, Liberty in Italia, Modernismo in Spagna) confermano una rottura cosciente dal passato accademico. Il Belgio, con maestri come Horta, H. van de Velde e P. Hankar, divenne uno dei luoghi più vivaci di questo fermento. La casa in rue de Turin (1893) a Bruxelles, progettata da Horta, rimane l'esempio lampante in cui funzione, struttura, spazio e decorazione raggiungono una sintesi perfetta.
Le frites: icona del patrimonio gastronomico belga
Nel regno del cioccolato, della birra e dei waffle, c’è anche un altro prodotto gastronomico capace di infiammare gli animi dei belgi: le frites, ovvero le patatine fritte croccanti fuori e morbide dentro, servite in coni di carta e accompagnate da generose quantità di salsa. Una tradizione che trova spazio tanto nelle brasserie, come nel classico piatto moules-frites, quanto nei chioschi di strada, i fritkot, di cui se ne contano circa 5000 in tutto il paese.
Secondo la teoria più accreditata, tutto avrebbe avuto inizio nella Vallonia, tra il XVII e il XVIII secolo: gli abitanti dei villaggi lungo la Mosa friggevano piccoli pesci d'acqua dolce, ma durante i rigidi inverni, con il fiume ghiacciato, l'alternativa divennero le patate. Oggi, il loro legame con l'identità nazionale è tale che a Bruxelles e a Bruges si possono visitare i Friet Museum.

Ciò che rende le frites differenti è la materia prima: la Bintje, una varietà selezionata dagli olandesi nel primo decennio del ‘900. Il processo di cottura è rigoroso: una doppia frittura, prima a 160 °C e poi tra i 170 °C e i 180 °C. Tradizionalmente, si usava il grasso bovino, come quello del marchio Blanc de bœuf, che rivendica il "vero gusto delle patatine". Tuttavia, il successo commerciale ha portato a effetti collaterali, come le proteste a Frameries nel 2021 per l'industrializzazione del processo produttivo, che minaccia l'autenticità di questo piatto iconico.
Ommegang: le radici del folklore bruxellese
L'Ommegang è una sfilata folkloristica di Bruxelles. Il termine Ommegang, in latino "circumambulazione", significa "andare a zonzo" in olandese ed è attualmente uno spettacolo e una rievocazione storica di Bruxelles. Le origini risalgono al 1348, come corteo lustrale in onore della Madonna delle Vittorie del Sablon.
Ommegang 2022 Reveals The History of Brussels
La leggenda narra che la statua della Vergine fu trafugata da Anversa da una ragazza, Béatrice Soetkens, che agì seguendo un sogno per portarla a Bruxelles. Sebbene il corteo sia stato soppresso durante la Rivoluzione Francese, dal 1930 - in occasione del centenario del Belgio - è stato ripristinato come rievocazione storica che richiama lo splendore dell'Ommegang del 1549, organizzato in onore di Carlo V. Oggi, lo spettacolo principale si svolge sulla suggestiva cornice della Grand Place.
"Lo stupro del Belgio": una ferita nella storia europea
L'espressione "Stupro del Belgio" è un termine di propaganda usato durante la Prima Guerra Mondiale per descrivere l'invasione tedesca del 1914. Inizialmente figurativo, riferito alla violazione della neutralità garantita dal Trattato di Londra (1839), divenne presto letterale a causa delle atrocità commesse.
Il piano tedesco, ideato dal conte Alfred von Schlieffen, prevedeva l'attraversamento del Belgio per aggirare l'esercito francese. Il 4 agosto 1914, dopo il rifiuto del Belgio di concedere il passaggio, l'esercito tedesco invase il territorio. La resistenza belga, guidata da re Alberto I, fu inaspettata: il generale Erich Ludendorff impiegò 11 giorni per prendere Liegi.

Durante l'occupazione, l'esercito tedesco applicò i dettami di Carl von Clausewitz, esercitando una pressione brutale sulla popolazione civile. Tra le atrocità più note, il 25 agosto 1914 i tedeschi devastarono Lovanio: diedero fuoco alla biblioteca dell'Università Cattolica (distruggendo 300.000 libri e manoscritti medievali), uccisero 248 civili ed espulsero l'intera popolazione. In totale, vennero uccisi 6.000 belgi e distrutti 25.000 edifici in 837 comuni. La popolazione, salvata dalla carestia grazie alle derrate del Committee for Relief in Belgium guidato da Herbert Hoover, subì anche il trasferimento forzato di oltre 60.000 lavoratori in Germania.
Diritti umani e giustizia: il caso Bouyid vs. Belgio
La complessità del Belgio contemporaneo emerge anche nel confronto con il sistema giudiziario europeo. In una sentenza significativa, la Grande Camera della Corte Europea dei Diritti Umani (Corte EDU) ha condannato il Belgio per violazione dell'articolo 3 della Convenzione sui Diritti Umani in un caso riguardante violenze della polizia contro due fratelli a Bruxelles.
La Corte ha stabilito che, in situazioni di custodia, qualsiasi uso della forza non reso strettamente necessario dal comportamento della persona costituisce una violazione della dignità umana. La sentenza ha evidenziato l'inaccuratezza delle indagini nazionali in casi di abuso di potere, sottolineando la necessità che tali violenze, spesso rimaste impunite, cessino definitivamente. La decisione rappresenta un pilastro fondamentale nella tutela dei diritti civili all'interno dello Stato belga, ponendo l'accento sulla responsabilità delle istituzioni nel garantire la legalità.