Il costo del carburante continua a salire, andando a pesare non poco sulle tasche degli italiani che nell’ultimo periodo stanno affrontando un carovita sempre più salato. Questo incremento costante, che ha visto la benzina toccare picchi significativi e superare stabilmente la soglia dei 2 euro al litro in molte stazioni di servizio, non è un fenomeno isolato ma il risultato di una complessa interazione di fattori globali e nazionali. Comprendere le cause di questa escalation dei prezzi è fondamentale per individuare soluzioni efficaci e mitigare le ripercussioni sull’intera economia nazionale.

L'aumento dei prezzi: uno sguardo ai numeri e all'impatto sul quotidiano
L'aumento della benzina è stato costante da inizio agosto. Basti pensare che in autostrada la Super in self a inizio mese si pagava 1,922 euro mentre domenica 18 agosto la media è stata di 2,019 euro. Nei giorni scorsi, sulla A8 Milano-Varese, in una stazione di servizio la verde ha toccato il prezzo record di 2,722 euro al litro, sebbene si sia trattato di un caso unico, nel resto della rete autostradale non sono stati registrati prezzi simili, ma si è comunque sopra i 2 euro al litro. Già lo scorso autunno Codacons aveva registrato un incremento dei prezzi del 23,4% della benzina e del 24,3% del gasolio rispetto ai prezzi dell’anno precedente, con un rincaro che l’associazione sintetizzava in circa 390 euro all’anno per famiglia. Il problema, quello vero, è che l’aumento dei prezzi dei carburanti è aumentato anche nelle settimane e nei mesi successivi, arrivando ancora più in alto. Negli ultimi giorni di gennaio, stando ai comunicati dai gestori all’Osservaprezzi carburanti del Mise, il prezzo medio della benzina in modalità self è salito a 1,802 euro al litro, mentre il diesel ha toccato soglia 1,676. Questo ennesimo rialzo ha portato fra le altre cose a oltrepassare anche la soglia psicologica dei 2 euro al litro in molte stazioni che offrono il “servito”. Fare il pieno è diventato un vero salasso per gli automobilisti italiani, con la benzina che viaggia intorno a 1,80 euro al litro e il diesel che supera i 1,70 euro, livelli che non si vedevano da mesi. In autostrada i prezzi volano ancora più in alto, dove la benzina self-service raggiunge i 1,898 euro/litro, mentre al servito si arriva a picchi di 2,159 euro/litro.
Questo incremento non si limita ai costi di rifornimento, ma si riflette anche su tutti i prodotti trasportati su gomma. Se il prezzo del pieno cresce, l’intera economia ne risente. Basti pensare che, per come sono messe le cose oggi, il pieno di un mezzo pesante costa quasi 150 euro. E questi prezzi maggiorati nei trasporti non possono che riflettersi sui prodotti trasportati, i quali incrementano il prezzo di conseguenza. Facendo i conti, rispetto ai prezzi di fine 2020, si scopre che un autotrasportare si trova a spendere annualmente oltre 8.000 euro in più per ogni singolo mezzo. In un Paese in cui il trasporto di gomma è ancora importantissimo - in Italia si contano 98mila aziende che si occupano di trasporti - il contraccolpo non può che essere importante. Il caro-benzina porta infatti a maggiori costi per le industrie e per le imprese, aumentando in seconda battuta i prezzi al dettaglio, così da mettere in difficoltà sia le attività produttive, sia le famiglie, in un contesto - come è risaputo - in cui gli stipendi restano bloccati. Bisogna anche considerare l’impatto sui pendolari e sulle piccole imprese.
Fattori che influenzano il prezzo del carburante
Il continuo aumento del prezzo dei carburanti, che non trova precedenti negli ultimi anni, è determinato da una combinazione di dinamiche complesse, tra speculazioni sul mercato del petrolio, normative che aumentano i costi e, per il caso italiano, un peso fiscale particolarmente elevato.
Dinamiche del mercato petrolifero
Le quotazioni del petrolio stanno salendo e hanno raggiunto i massimi degli ultimi tre mesi. Questo è un fattore primario. Dopo poco più di una settimana dall’inizio della guerra in Medio Oriente, il grande rialzo delle quotazioni del petrolio ha già fatto aumentare i prezzi dei carburanti ai distributori: secondo i principali siti specializzati la benzina è aumentata mediamente di 7 centesimi al litro, mentre il diesel di circa 10. In autunno l’aumento dei prezzi dei carburanti era motivato con il mancato accordo tra i Paesi dell’Opec, il quale aveva determinato un aumento dei prezzi del greggio. In estrema sintesi, durante un summit tenutosi a Vienna, i principali Paesi produttori di petrolio non hanno raggiunto un’intesa sull’aumento della produzione di greggio - richiesta dagli Emirati Arabi, ma voluta anche da altri produttori; a bloccare l’aumento è stata l’Arabia Saudita, che intende tenere fede ai limiti previsti.

Un altro aspetto critico è la pratica commerciale delle aziende energetiche, che risulta particolarmente odiosa ai consumatori finali. Questi si rendono conto che quando le quotazioni del petrolio aumentano i prezzi alla pompa rincarano quasi subito, mentre quando le quotazioni del petrolio scendono serve di solito parecchio tempo prima che questa riduzione si veda anche al distributore. Il meccanismo è molto semplice: aumentando il prezzo della materia prima per produrre i carburanti, lo stesso prezzo dei carburanti aumenta. Quando poi il prezzo scende solitamente serve tempo prima che il calo arrivi anche dal distributore. Le aziende infatti non vogliono svendere i loro carburanti prodotti con le quotazioni alte del petrolio, e quindi solitamente passa diverso tempo prima di finire tutte le scorte: tempo che è tanto più lungo quanto più duraturo è stato il periodo di rialzi delle quotazioni del petrolio. È questo il meccanismo dietro ciò che in questi periodi viene spesso definito “speculazione”. Nel breve è evidente che le aziende dell’energia ci guadagnano, e ottengono un margine di profitto superiore proprio grazie al fatto che anticipano il rincaro dei carburanti. Distributori e benzinai, infatti, ricoprono in questo senso una minima parte e possono fare molto poco contro il caro benzina: anche per questo motivo le differenze tra i diversi gestori sono spesso poco rilevanti.
Il peso della tassazione: accise e IVA
In Italia poi il problema è particolarmente sentito perché il prezzo dei carburanti fa presto ad arrivare a livelli insostenibili, dato che è cronicamente aggravato da una tassazione molto pesante, soprattutto su benzina e diesel per i consumatori comuni (chi fa trasporto per professione ha invece qualche agevolazione). La parte più consistente del prezzo alla pompa è invece dovuta ad accise e tasse. Non va però mai scordato che il prezzo dei carburanti è determinato anche dalle accise italiane e dall’Iva. Insieme, rappresentano il 61,9% del prezzo della benzina e sul 58,9% di quello del gasolio. La parte fiscale del prezzo dei carburanti in Italia è la più alta della Ue per il diesel (51,8% del totale) e la seconda più alta per la benzina (56,5% del totale, soltanto la Finlandia ha una tassazione più elevata). Le accise sui carburanti sono imposte di importo fisso che gravano su ogni litro di carburante venduto: l’Italia è il paese dell’Unione Europea che applica le accise più alte sul diesel e il secondo per quelle sulla benzina (dopo i Paesi Bassi).

Le associazioni dei consumatori chiedono di ridurle, ma il taglio delle accise non è previsto. Anche l’attuale governo le ha aumentate, nonostante quella di ridurre le accise fosse una storica battaglia della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del suo partito, che quando erano all’opposizione hanno fatto campagne anche molto agguerrite contro i governi di turno. È successo in modo eclatante durante la crisi energetica del 2022 e 2023 e sta succedendo anche adesso, con il governo che ha imposto alla Guardia di Finanza controlli rafforzati sui margini dei distributori. Il meccanismo delle cosiddette «accise mobili», prevede una riduzione temporanea delle accise solo quando i prezzi medi degli ultimi due mesi sono più alti rispetto alla media dell’anno precedente. Il problema è che è molto, molto lento a reagire agli aumenti di mercato: si attiva solo se gli aumenti sono talmente ampi e duraturi da intaccare la media di un bimestre, mentre non è adeguato per fronteggiare rincari repentini come quelli di questi giorni.
Obblighi di miscelazione e normative
Dal lato normativo, i rivenditori devono rispettare obblighi di miscelazione annuale con biocarburanti. Questi obblighi comportano costi aggiuntivi che vengono, inevitabilmente, scaricati sui consumatori. L’1 agosto è entrato in vigore l’obbligo per i distributori di esporre un cartello con il prezzo medio di diesel e benzina, a livello nazionale in autostrada e a livello regionale sulla rete stradale ordinaria. La misura non ha innescato alcun calo dei prezzi, anzi da inizio agosto a oggi c’è stato un aumento. Le associazioni dei gestori notano però che tale pratica non soltanto non è servita a provocare una discesa dei prezzi, ma ha, in alcuni casi, addirittura avuto la reazione opposta. Un altro problema segnalato è la mancanza di un controllo efficace sui distributori che praticano prezzi ben al di sopra della media.
Conseguenze economiche e sociali del caro-carburante
L’aumento dei prezzi dei carburanti ha ripercussioni sull’intera economia nazionale. Come riportato dal Corriere della Sera, «con la ripresa degli spostamenti e dell’impennata dei prezzi alla pompa della benzina, del diesel e del Gpl, la Cgia ha stimato che nel 2021 l’erario dello Stato ha incassato un maggior gettito di circa un miliardo di euro». Questo incremento non si limita ai costi di rifornimento, ma si riflette anche su tutti i prodotti trasportati su gomma. Il trasporto su gomma rappresenta la principale modalità di distribuzione in Italia e naturalmente i costi maggiori si riflettono sui prezzi dei beni al consumo. Secondo alcuni analisti, il caro carburanti potrebbe persino influenzare le politiche economiche del governo, spingendo verso misure di sostegno come bonus carburante o interventi sulle accise. Sembra molto probabile che ciò possa portare a conseguenze spiacevoli soprattutto per cittadini, imprenditori e trasportatori.
La situazione di forte incertezza non è sicuramente piacevole per nessuno, con prezzi che sembrano ormai fuori controllo. Finché il mercato petrolifero resterà in balia delle speculazioni e le normative sui biocarburanti continueranno a generare costi aggiuntivi, i prezzi dei carburanti potrebbero restare elevati. Un altro fattore da tenere d’occhio nel lungo termine è la transizione verso fonti di energia rinnovabile.
CARO BENZINA: «ORA IL RISCHIO E' IL BLOCCO DELL'AUTOTRASPORTO» | 10/03/2022
Soluzioni e strategie per contrastare il rincaro
Anche se la situazione sembra fuori controllo, conoscere le cause e adottare strategie per risparmiare può fare la differenza. Esistono delle soluzioni che potrebbero contrastare l’aumento del prezzo del petrolio e il conseguente rincaro della benzina.
Il GPL come alternativa economica ed ecologica
Negli ultimi anni si è spesso sentito parlare di impianto a GPL, delle sue caratteristiche e dei suoi vantaggi. Con il tempo, infatti, è aumentata notevolmente la richiesta di auto che potessero sfruttare al meglio questo gas naturale. Un impianto a GPL non è altro che un sistema composto da parti meccaniche e da elementi elettronici, che lavorando sinergicamente, garantiscono la corretta alimentazione di un’automobile. Una volta presa la decisione di trasformare il proprio veicolo a GPL, quest’ultimo viene affidato a un’officina competente e riconosciuta per essere alimentata a GPL dando il via al processo di installazione. Negli ultimi tempi, la produzione di auto a GPL è cresciuta molto così come sono cresciute le richieste di installare un impianto GPL Prins sulle auto a benzina.

Tra i tanti vantaggi dell’installazione di un impianto a GPL sicuramente rientra la convenienza! Investendo su un motore GPL infatti, potrai risparmiare moltissimo in termini di costi e installazione, se si pensa al prezzo attuale della benzina. Il GPL risulta essere la soluzione ideale per fare economia sul costo del rifornimento di un’automobile alimentata a benzina, poiché consente di ottenere un risparmio di oltre il 50%. Inoltre, negli ultimi anni sono stati costruiti molti distributori in grado di rifornire i veicoli in tutta l’Italia; paese dove sono attualmente attivi migliaia di distributori che operano con orari estesi soprattutto lungo le autostrade. Il terzo benefit che si avrà decidendo di installare un Impianto a Gas è la riduzione delle emissioni di CO2. In particolare, è un’ottima alternativa alla benzina poiché ha un costo inferiore e inquina meno. Come abbiamo già sperimentato, il GPL è un’eccellente fonte energetica alternativa ai combustibili tradizionali e viene impiegato in molti contesti diversi.
Monitoraggio e intervento governativo
L’associazione dei consumatori ha evidenziato come i prezzi dei carburanti in autostrada abbiano raggiunto livelli record. “Invitiamo il governo a monitorare da vicino la situazione e a studiare misure per mitigare questi aumenti”, ha dichiarato Carlo Rienzi, presidente del Codacons. Il governo ha imposto alla Guardia di Finanza controlli rafforzati sui margini dei distributori. Sebbene il meccanismo delle accise mobili si attivi solo in presenza di aumenti ampi e duraturi, è fondamentale che le istituzioni continuino a cercare strumenti più agativi per fronteggiare rincari repentini e tutelare i consumatori.