
La Ford Capri, presentata al Salone dell'auto di Bruxelles il 24 gennaio 1969 con l'accattivante slogan "La macchina che ti eri sempre promesso", rappresenta un capitolo fondamentale nella storia automobilistica europea. Nata con l'ambizione di replicare il clamoroso successo della Mustang negli Stati Uniti, la Capri si proponeva come una coupé accessibile, capace di combinare un design ispirato alle muscle car americane con costi di acquisto e manutenzione tipici di una berlina, grazie all'impiego di motori di piccola cubatura. Questa formula vincente le ha permesso di raggiungere un successo notevole: in oltre 17 anni di produzione, si sono succedute tre diverse generazioni, totalizzando più di 1,8 milioni di unità realizzate. La Ford ha scelto di celebrare i 50 anni di questo iconico modello con un video emozionante, dove una Capri RS2600 ripercorre i luoghi cruciali della sua genesi.
La Genesi di un'Icona: L'Ispirazione Americana e la Risposta Europea
L'idea alla base della Ford Capri era semplice ma geniale: offrire al pubblico europeo, che negli anni '60 iniziava a desiderare auto più sfiziose, una coupé sportiva ma non eccessivamente costosa. Il designer americano Philip T. Clark, già creatore dell'iconica Ford Mustang, fu l'artefice delle forme tese, delle superfici chiare e dei contorni della prima Capri. Rispetto alla Mustang, la Capri era più compatta, più leggera e, soprattutto, più accessibile. Questa promessa di lusso a portata di mano conquistò immediatamente il pubblico europeo.
Il prezzo, infatti, fu una freccia importante all'arco Ford. Nel 1970 in Italia, l'ambizione di guidare una Capri 1300 si placava con 1.275.000 Lire, mentre la versione top V6 GTXLR costava 1.630.000 Lire. Questi prezzi erano decisamente competitivi rispetto a modelli concorrenti dell'epoca, come la Fulvia coupé 1.3S rally (1.850.000 Lire), la Giulia GT 1300 Junior (1.780.000 Lire) o la 124 Sport Coupé (1.680.000 Lire). Inoltre, essere una Ford garantiva grande affidabilità, qualità costruttiva e un'ampia rete di assistenza. La condivisione di gran parte dell'architettura tecnica, inclusi freni e sospensioni, con la Ford Cortina, contribuì a generare significative economie di scala.
La presentazione della Capri fu preceduta da un'intensa campagna pubblicitaria sulla stampa internazionale. All'apertura del Salone dell'automobile di Bruxelles, il 15 gennaio 1969, l'assenza della novità più attesa generò grande fermento. Dopo quasi dieci anni di studi e prototipi da parte delle filiali europee Ford, quella tedesca e quella britannica, nel 1965 prevalse la proposta del centro stile di Dagenham; un progetto particolarmente ambizioso per la Ford europea, che intendeva replicare il successo internazionale ottenuto con la "Escort".
La Prima Generazione (Mk1): L'Alchimia Perfetta del Design

La prima generazione della Ford Capri (Mk1), prodotta fino al 1972, si distingueva per un'impostazione classica, che sarebbe stata poi ripresa dalle sue eredi: motore anteriore e trazione posteriore. Al momento del lancio sul mercato, erano disponibili ben cinque varianti di modello, con cilindrate da 1,3 a 1,7 litri con motori V4, e motori a sei cilindri per le versioni superiori. Lo spettro di potenza associato variava da 50 a 108 CV, una cifra di tutto rispetto per l'epoca. In Italia, le versioni più vendute furono le 1300 e 1600. La Capri veniva assemblata nei due stabilimenti Ford europei: Colonia, in Germania, e Halewood, in Inghilterra.
Il design della Mk1 è un'alchimia perfetta di linee sfuggenti e allungate, con un muso lungo, un abitacolo compatto e una coda raccolta che proietta in avanti. È la più richiesta delle Capri, non tanto per le prestazioni o le ricercatezze tecniche, quanto per la sua capacità di evocare emozioni, ricordi e il sapore di un'epoca passata. È una macchina che, come poche altre, è in grado di riportare indietro nel tempo.
La gamma motori della Mk1 era versatile. Le cilindrate dei motori variavano dai 1.300 ai 1.700 cm³ per quelle prodotte in Germania (motori 4 cilindri a V di 1.3, 1.5 e 1.7 e 6 cilindri a V 2.0 e 2.3, quest'ultimo con 125 CV), e dai 1.300 ai 1.600 cm³ per quelle anglosassoni (4 in linea 1.3 e 1.6, 4 cilindri a V 2.0 e 6 cilindri a V 3.0 con 140 CV).
I motori V4 "Cologne" della Mk1 erano molto tranquilli, con bassa potenza specifica (davano il meglio tra i 1500 e 4000 giri) e facevano dell'elasticità di marcia la loro arma migliore. All'epoca veniva data ampia pubblicità alla loro affidabilità, testata in gare di durata, dove giravano per oltre 270.000 km senza rotture, grazie alla compattezza del suo albero motore dovuto al corto basamento V4, alla distribuzione in cascata di ingranaggi senza manutenzione, alla bassa potenza specifica, ai bassi regimi di funzionamento e al contralbero di equilibratura delle forze di inerzia del 2° ordine.
Il più piccolo 1300 consentiva alla Capri di affrontare tutte le situazioni, permettendo di partecipare ai raduni internazionali valicando in scioltezza i passi alpini e di percorrere le autostrade tedesche. La velocità massima effettiva era di poco superiore ai 130 km/h, ma poteva essere mantenuta a lungo grazie ai bassi regimi di rotazione. Il V4 1700, con i suoi 75 cavalli e la coppia massima a soli 2500 g/min, era anch'esso tutt'altro che sportivo, ma elastico e molto performante in salita. La velocità massima reale era contenuta, poco superiore ai 150 km/h, e si raggiungeva molto velocemente. La sonorità di questi motori era davvero particolare e la distingueva da tutte le altre 4 cilindri, anche grazie al ventolone sempre in presa con l'albero motore, altro motivo di affidabilità.
Passando al V6, il 2000 si poteva considerare l'entry level nel magico mondo dei motori plurifrazionati e aveva tutta la dolcezza di funzionamento tipica di questa architettura. Il suono era davvero rabbioso e lasciava immaginare prestazioni da brivido. Con la 2.3 cominciavano ad arrivare anche le prestazioni, in particolare con il più performante 2.3 SHC da 125 CV, capace di oltre 180 km/h e di accelerazioni davvero brillanti. La 2.6 aveva gli stessi cavalli, ma un'elasticità ancora migliore e superava i 190 km/h. Il 3000 era un propulsore da "muscle car" che girava a bassi regimi, pieno di coppia e cavalli. A un altro pianeta apparteneva la 2600 RS, autentica granturismo, dominatrice delle autostrade, con un impianto di iniezione meccanica Kugelfischer che pompava benzina a oltre 200 km/h. Le Capri di cui abbiamo parlato fino ad ora, eccetto la 3000, appartenevano alla serie tedesca "Cologne".
L'Evoluzione Sportiva: La RS2600 e il Motorsport

Ford Capri RS 2600 racing. With historic notes on the car.
Nel 1971 arrivò la RS2600, dove i carburatori del V6 vennero sostituiti dall'iniezione, che sarebbe poi servita da base per la versione destinata alle competizioni Turismo. L'evoluzione successiva, sempre nel 1971, vide anche la presentazione della versione RS2600, fornita di un V6 di 2637 cm³ capace di 150 CV per 210 km/h di velocità massima, grazie alla sostituzione dei carburatori con l'iniezione Kugelfischer. Questa evoluzione diede vita alla versione destinata alle competizioni automobilistiche di categoria Turismo.
La straordinaria carriera della Capri negli sport motoristici merita un capitolo a parte. Iniziò nel 1970 con il modello di serie 2600 RS. Nel 1971, Ford iscrisse due vetture al Campionato Europeo Turismo e una al Campionato Tedesco Circuiti. Il successo fu totale: Dieter Glemser vinse il titolo nel Campionato Europeo Turismo, mentre Jochen Mass portò a casa ben otto vittorie in otto gare nel Campionato Tedesco Circuiti. Questi successi portarono in alto il nome della coupé Ford, con un conseguente aumento delle vendite, almeno fino al 1973.
Nel 1972, la Capri subì un restyling, con l'introduzione di fari più grandi (o doppi fari tondi nelle GXL), la barra antirollio posteriore e interni rivisitati.
Punti di Forza e Debolezze della Mk1
Il principale difetto della Capri Mk1 era senz'altro il ponte posteriore. Era costituito da un semplice assale rigido ancorato al telaio tramite balestre e due corti bracci longitudinali, con ammortizzatori ad olio. Questo ponte funzionava bene su strade con manto regolare, ma andava presto in crisi su strade accidentate e anche semplicemente su dossi e cunette. La sua risposta secca comprometteva l'ottimo comfort, e in caso di frenata su strade dissestate poteva venire meno il potere direttivo del retrotreno. A peggiorare la situazione contribuiva la leggerezza della parte posteriore.
Un altro difetto era costituito da una misteriosa vibrazione che si innescava nel ponte anteriore e si trasmetteva al volante a velocità comprese tra gli 80 e i 100 km/h, per poi scomparire a velocità superiori.
Tuttavia, la tenuta di strada offriva un vero senso di guida. L'assetto era molto rigido e non si sarebbe mai vista una Capri "imbarcata" in curva come alcune altre vetture. Il posto guida era molto arretrato, quasi sull'asse posteriore, e consentiva di avere sensibilità sul retrotreno. La Capri si guidava puntando il muso verso l'esterno della curva e lasciandola scivolare in accelerazione, ma era necessario portarle rispetto, perché le "scappate di coda" erano sempre in agguato, il dietro era leggero e le balestre non aiutavano. Comunque, la guida era sincera e consentiva di sentire la strada. Lo sterzo a cremagliera era abbastanza preciso e diretto, e anche non troppo pesante. La Capri era anche confortevole, in particolare quando il manto stradale era regolare. L'abitacolo era silenzioso e privo di rumori parassiti, e la climatizzazione era davvero efficace.
La Seconda Generazione (Mk2): Funzionalità e Modernità

La seconda generazione della Ford Capri (Mk2) arrivò all'inizio del 1974, subito dopo la presentazione della 3100 dedicata alle competizioni. La linea era rielaborata in chiave moderna, più luminosa, più morbida e con l'introduzione dell'utile portellone posteriore, che la rendeva molto più pratica. L'ampia gamma di allestimenti disponibili (L, GL, S e Ghia) e l'estesa offerta di motorizzazioni costituivano uno dei punti di forza della Capri II. La carrozzeria era più tondeggiante e con una maggiore superficie vetrata, ma sparivano gli stilemi tipici della Mk1.
La gamma per l'Italia includeva le versioni 1.3 L (1.297 cm³, 60 CV), 1.3 GT (versione solo per l'Italia, stesso propulsore della L di pari cilindrata, ma con una potenza di 72 CV), 1.6 L (1.593 cm³, 72 CV), 1.6 Ghia (1.593 cm³, 88 CV), 1.6 S (1.593 cm³, 88 CV), 2.0 S (1.993 cm³, 98 CV) e 3.0 V6 Ghia (2.994 cm³, 138 CV).
I motori V4 della Mk1 vennero sostituiti da moderni motori a quattro cilindri in linea da 1,3 e 1,6 litri della gamma Ford Taunus, rispettivamente da 55 e 72 CV e 88 CV sotto il lungo cofano anteriore. Le versioni a 4 cilindri non montavano più i vetusti e fascinosi V4 "Cologne", ma i tradizionali 4 cilindri in linea della serie "Kent" nella cubatura 1300 e Pinto nella versione 1600. Rimanevano i V6 "Cologne" ed "Essex". Il modello d'ingresso da 1,3 litri, inizialmente alimentato dal motore OHV da 55 CV già noto alla Ford Escort, venne seguito poco dopo da una versione a benzina da 54 CV. Arrivarono poi i 1,6 litri da 68, 72 e 88 CV, mentre la 2600 GT uscì di produzione.
Nonostante le sue migliorie pratiche, la crisi petrolifera seguita alla guerra del Kippur (autunno 1973), che aveva radicalmente cambiato il modo di pensare della società europea (le coupé, da autovetture "alla moda", erano divenute simbolo di spreco e ostentazione fuori luogo), e la minor piacevolezza della linea non consentirono alla Capri II di ottenere il successo della prima serie. Dal 1975, la Capri venne costruita solo in Germania.
Nel maggio 1976, Ford riorganizzò radicalmente la sua gamma di modelli. La Capri continuò a evolvere con l'arrivo della versione S, il primo vero modello a raccogliere l'eredità sportiva della 2600 GT. Il motore V6 da tre litri offriva prestazioni brillanti, con un'accelerazione da 0 a 100 km/h in 8,9 secondi e una velocità massima che sfiorava i 200 km/h. La Capri S introdusse anche interni più curati e un equipaggiamento più ricco, dimostrando che una coupé poteva essere sportiva senza rinunciare al comfort.
La Terza Generazione (Mk3): Aggressività e Aerodinamica Migliorata

La terza ed ultima generazione della Ford Capri (Mk3) nacque nel 1978 e venne prodotta fino al 1986. La linea era un po' più aggressiva e migliorava l'aerodinamica, ma non veniva snaturata l'impostazione di base che la rendeva ben riconoscibile. La Mk3 può essere considerata un facelift della Mk2, in quanto fondamentalmente manteneva gli stessi lamierati tranne il frontale. Il nome del progetto della Capri Mk3 fu "Project Carla". Il concept consistette in una Capri MkII, con un frontale simile alla Escort RS del periodo, e venne presentato nel 1976 al Salone di Ginevra.
Anche il telaio venne ritoccato e dotato di un assale anteriore a molle, guidato da bracci oscillanti e ulteriormente irrigidito da una barra stabilizzatrice. Le ruote posteriori erano guidate da un assale posteriore resistente alla convergenza e alla campanatura con ammortizzatori a pressione di gas. L'asse anteriore di tutti i modelli venne inoltre dotato di freni a disco servoassistiti.
La gamma motori della terza serie continuò a essere vasta, partendo dal 1.300 per arrivare al 3.000. Quest'ultima cubatura fu sostituita nel 1981 dal propulsore 2800 iniezione, da molti considerato il migliore mai montato su una Capri.
Innovazioni Tecniche e Versioni Speciali
Nel 1981 arrivò la Ford Capri 2.8 Injection, una creazione del team "Special Vehicle Engineering" (precursore della Ford Performance Division). Sostituì la versione da tre litri e succedette alla leggendaria 2600 RS. Il motore era caratterizzato dall'iniezione elettronica e aveva una potenza di 160 CV che garantiva una velocità massima di 210 km/h. Inizialmente la trasmissione era ancora a quattro rapporti, ma venne poi rimpiazzata da un'unità a 5 rapporti. Questa versione portò nuova linfa alla gamma e permise al modello di rimanere in produzione per ben 3 anni in più rispetto a quanto programmato dalla Ford.
Il 1981 fu anche l'anno della Ford Capri Turbo, limitata a 200 esemplari. Questa edizione limitata, solo con guida a sinistra, sviluppata da Ford of Germany nel 1982, era dotata di turbo e di 190 CV con una velocità massima di 220 km/h.
Un altro aggiornamento sostanziale venne effettuato nel 1984 con la Capri Injection Special, che comprendeva sedili per metà in pelle e un differenziale a slittamento limitato.
Un'altra versione speciale fu la Tickford Capri, che utilizzava il 2.8 Injection potenziato a 206 CV. Questa edizione speciale era molto lussuosa grazie agli interni completamente in pelle e alla moquette Wilton. Esteriormente possedeva un largo alettone posteriore, griglia anteriore colorata e un bodykit disegnato da Simon Saunders. I freni posteriori erano a disco. Questo modello venne modificato a mano dagli operai della Tickford con tempi di 200 ore di lavoro per vettura.
Dal novembre 1984, la Capri venne venduta solo in Gran Bretagna con guida a destra. Il 1.6 e il 2.0 vennero associati a un nuovo allestimento (Laser) con pomello del cambio e volante in pelle, finestrini elettrici, mascherina e specchietti retrovisori verniciati. L'ultima versione limitata era la Capri 280, prodotta in 280 esemplari con differenziale a slittamento limitato, interni Recaro completamente in pelle e cerchi a sette razze da 15".
Il Declino e la Fine della Produzione
Tuttavia, dopo lo strepitoso boom iniziale, le vendite della coupé Ford furono dal 1974 in continuo calando, un po' per la perdita di interesse del pubblico verso le sportive, un po' per l'arrivo di modelli concorrenti, come la Opel Manta e le Renault 15/17.
Dopo un periodo di transizione nelle competizioni, nel 1978 si aprì l'era della Ford Capri Turbo da 400 CV nel campionato tedesco di corse. Con quattro vittorie nella divisione fino a due litri di cilindrata nel 1979, si rivelò un successo e nel 1980, come "Super Capri" da 580 CV nella grande divisione oltre i due litri di cilindrata, affrontò persino la dominante Porsche 935. Il 1981 fu l'ultimo anno, con dieci vittorie in 13 gare, Klaus Ludwig e la sua Turbo Capri si lanciarono alla conquista del campionato, mentre allo stesso tempo la Super Capri di Manfred Winkelhock ottenne sei vittorie.
Quando nel 1984 la Ford Capri uscì di produzione, lasciò dietro di sé un'eredità importante. Quasi due milioni di esemplari venduti raccontano una storia di successo rara, soprattutto per una coupé. Ha rappresentato un ponte tra due mondi, quello americano e quello europeo, riuscendo a fondere il meglio di entrambi. Ancora oggi è ricordata con affetto, sia dagli appassionati sia da chi l'ha vissuta come auto di tutti i giorni.
La Capri nel Contesto Italiano: Un Amore Complicato
In Italia, la Capri fu definita dagli "alfisti" come "muso di tigre e cuore di panna", ma soltanto perché facevano il paragone tra i loro ottimi bialbero 1.3 e 1.6 e i sornioni 1.3 e 1.7-1.6 Ford. Difficilmente incrociavano sulle strade i potenti 2.3. Le versioni a 4 cilindri (in particolare i 4V) non potevano considerarsi vetture sportive. La Capri dava il meglio nelle cubature più elevate, dove emergeva la superiorità della coppia motrice. Inoltre, l'assetto rigido contribuiva a farne una veloce granturismo, soprattutto nel misto veloce. Sotto questo aspetto, la Capri RS 2600 era il massimo, dall'alto dei suoi oltre 200 km/h.
Purtroppo, soprattutto per le versioni più vendute in Italia, quelle di cilindrata 1300 e 1600, il compromesso si trasferiva sul piano della guida, perché i cavalli del piccolo motore, annegato dentro l'enorme vano, non conferivano quelle prestazioni che ci si poteva aspettare. Si potrebbe dunque pensare a una macchina "bidone", una "vorrei ma non posso", ma in realtà non è così, sia perché esistevano anche motorizzazioni decisamente più adeguate (per lo più mortificate in Italia dall'IVA al 38%), sia soprattutto perché la Capri intercettò magistralmente una precisa esigenza del mercato fino ad allora non soddisfatta, quella della coupé familiare.
Il fascino della Capri, nonostante le sue "imperfezioni" nelle versioni base, risiedeva nella sua capacità di offrire un'esperienza di guida coinvolgente e un design accattivante a un prezzo competitivo. Per molti, era l'ambizione di mettersi al volante di una coupé sportiva senza svenarsi.
Il Mito della Capri nell'Era Moderna
Dopo quasi 40 anni dalla fine della sua produzione, il nome Capri è tornato a far parlare di sé. Stavolta, però, è impresso su un SUV elettrico, che cita l'ex auto sportiva solo in alcuni dettagli, mantenendo comunque un richiamo alle sue origini con il cofano lungo e una carrozzeria elegante.
Il mito della Capri è tenuto vivo da appassionati e club. In Italia, il punto di riferimento è l'attivissimo Capri Club Italia (www.capriclubitalia.it). Stefano Giambruno, proprietario di una 1700 GTXLR e di una Mk3 2300 S del 1981 in corso di reimmatricolazione, è l'appassionato e supercompetente delegato del Presidente Fondatore del club, Fiorenzo Tovo.
I ricordi legati alla Capri sono spesso legati all'infanzia, a quell'emozione di vedere sfrecciare un'auto sportiva. Agli inizi degli anni '90, la Capri era considerata un usato invendibile, e molti esemplari finirono rottamati a causa degli ecoincentivi. Tuttavia, grazie al lavoro del Capri Club Italia, le Capri sono tornate a galla, e i siti online sono pieni di vetture in vendita.
Le Capri più richieste sono sicuramente le Mk1, per la loro linea bellissima. Subito a ruota segue la Mk3, un prodotto molto più maturo e soprattutto molto più godibile nell'uso quotidiano. La Mk2, fino ad oggi, non è stata troppo apprezzata. Il modello più ambito è forse la Mk1 GTXLR 2.3 SHC. Di recente, anche le Mk3 stanno avendo un grande successo. Molto desiderate, ovviamente, le 6 cilindri, rarissime in Italia. Il top è costituito dalle potenti 2800 injection.
Le difficoltà maggiori si hanno per la meccanica della V4, ma comunque, grazie a eBay e a Motomobil (un sito tedesco con un listino completo di ricambi www.motomobil.com), non ci sono particolari problemi.
Il Capri Club Italia organizza tutti gli anni, dal 1999, un raduno che costituisce l'occasione di incontro per tutti i capristi italiani e spesso anche per i capristi europei. Le prime edizioni si sono tenute a Creazzo, sede storica del club, successivamente le sedi sono state Bibione, Bardolino, Salsomaggiore Terme.
La Ford Capri, con la sua "vecchia storia", continua a emozionare e a essere un simbolo di un'epoca in cui l'automobile rappresentava non solo un mezzo di trasporto, ma anche un sogno e un'aspirazione.