La Calendula e le Sue Corolle: Un'Analisi Botanica Dettagliata delle Strutture Fiorali

Il genere Calendula, noto per la sua fioritura prolungata e la presenza nei campi e nei prati, offre uno spaccato affascinante nel mondo della botanica, in particolare per la complessità delle sue strutture fiorali. In questa disamina approfondita, esploreremo le caratteristiche sistematiche, morfologiche e riproduttive di questa pianta, focalizzandoci in modo particolare sulle intricate forme delle sue corolle che, pur non essendo "secondarie" in senso strettamente tassonomico, presentano una diversità funzionale e morfologica cruciale per la comprensione del fiore.

Capolino di Calendula

Inquadramento Sistematico ed Etimologia del Genere Calendula

La classificazione botanica della Calendula la colloca all'interno di una delle famiglie più vaste e diversificate del regno vegetale. Procedendo per gradi, la Calendula appartiene al Regno delle Plantae, alla Classe delle Magnoliopsida, e all'Ordine delle Asterales. La famiglia è quella delle Asteraceae, conosciute anche come Compositae (nomen conservandum), la quale è la più numerosa del mondo vegetale, comprendendo oltre 23000 specie distribuite in 1715 generi. All'interno di questa vasta famiglia, il genere Calendula è descritto nella tribù Calenduleae, che è una delle 21 tribù della sottofamiglia Asteroideae. Da un punto di vista filogenetico, la tribù Calenduleae fa parte del supergruppo, o sottofamiglia, "Asteroideae grade"; l'altro è il supergruppo "Non-Asteroideae", che contiene il resto delle sottofamiglie delle Asteracee.

Il nome generico, Calendula, deriva dal latino "Calendae", parola con la quale i Romani indicavano il primo giorno del mese, dato che fiorisce in continuazione più o meno durante tutta l'estate, sottolineando così la sua prolungata stagione di fioritura. L'epiteto specifico "arvensis" significa invece "dei campi e dei prati", richiamando il suo habitat naturale.

Il nome scientifico del genere è stato definito dal botanico Carl Linnaeus (o Linneo), vissuto tra il 1707 e il 1778, nella pubblicazione "Species Plantarum". Per la specie Calendula arvensis, il nome scientifico è stato specificato da Linnaeus stesso nella pubblicazione "Species Plantarum, Edition 2" (Sp. Pl., ed. 2. 2: 1303) del 1763. Questa precisa datazione e attribuzione evidenzia l'importanza del lavoro di Linnaeus nella formalizzazione della nomenclatura botanica.

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Habitus e Forme Biologiche della Calendula

La Calendula presenta un habitus generalmente erbaceo. Le specie di questo genere possono avere un ciclo vitale annuo, bienne o perenne, e talvolta possono anche essere subarbustive. Una caratteristica distintiva del genere è l'assenza di lattice, una sostanza che si trova comunemente in molte altre piante.

Specificamente, la Calendula arvensis è una pianta erbacea con diverse forme biologiche predominanti. Una di queste è la terofita scaposa (T scap). In generale, le terofite scapose sono piante erbacee che si distinguono dalle altre forme biologiche poiché, essendo annuali, superano la stagione avversa sotto forma di seme. Sono munite di un asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. Questo adattamento consente loro di completare rapidamente il ciclo vitale e riprodursi prima dell'arrivo di condizioni sfavorevoli. Un'altra forma biologica per questa specie è l'emicriptofita bienne (H bienn). Le emicriptofite bienni sono piante erbacee con gemme svernanti al livello del suolo, protette dalla lettiera o dalla neve. Si distinguono dalle altre per il loro ciclo vitale biennale, che prevede un primo anno dedicato alla crescita vegetativa e un secondo alla fioritura e produzione di semi.

L'altezza massima della Calendula arvensis può variare tra i 30 e i 50 centimetri, rendendola una pianta di dimensioni modeste ma spesso appariscente per i suoi fiori vivaci.

Apparato Radicale e Struttura del Fusto

Le radici della Calendula sono tipicamente secondarie e si sviluppano da un rizoma. Questa struttura radicale contribuisce alla robustezza della pianta e alla sua capacità di estrarre nutrienti dal terreno.

La parte aerea del fusto è generalmente eretta, ma può anche essere decombente, ovvero sdraiata o prostrata sul terreno. Il fusto può presentarsi semplice o ramoso, e spesso assume una conformazione più o meno corimbosa, il che significa che i rami terminali formano una cima piatta o leggermente convessa. Talora il fusto può essere sub-legnoso, acquisendo una consistenza più robusta e fibrosa alla base. La superficie del fusto può essere glabra (priva di peli), aracnosa (ricoperta da una peluria simile a ragnatela) e/o stipitato-ghiandolare, indicando la presenza di peli ghiandolari peduncolati. Queste caratteristiche della superficie del fusto possono variare anche all'interno dello stesso genere o specie e sono utili per l'identificazione.

Caratteristiche delle Foglie

Le foglie della Calendula sono generalmente cauline, il che significa che si trovano lungo il fusto, e sono disposte in modo alternato. Possono essere sessili, ovvero attaccate direttamente al fusto senza picciolo, o picciolate, con un piccolo gambo che le unisce al fusto. Il contorno della lamina fogliare è intero, senza profonde incisioni, e le forme variano ampiamente, essendo soprattutto spatolate (a forma di spatola), ma anche ellittiche, obovate (a forma di uovo rovesciato), oblunghe, oblanceolate (a forma di lancia rovesciata) o lineari.

Per la Calendula arvensis in particolare, le foglie inferiori variano da obovate a oblanceolate. I margini sono tipicamente irregolarmente dentellati, ma per il genere in generale i margini possono anche essere interi o semplicemente dentati. La consistenza della foglia è normalmente erbacea, e la superficie è spesso ricoperta da una densa peluria, una caratteristica che può contribuire a ridurre la traspirazione e proteggere la pianta. Le dimensioni delle foglie inferiori di Calendula arvensis sono generalmente comprese tra 6 e 15 mm di larghezza e 20 e 50 mm di lunghezza.

Foglie di Calendula

L'Infiorescenza Complessa: Il Capolino Composito

Le sinflorescenze della Calendula sono scapose, il che significa che il fusto fiorale (scapo) è eretto e spesso senza foglie. Le infiorescenze vere e proprie sono formate da un capolino terminale, che può essere peduncolato (sorretto da un peduncolo) o, più raramente, sessile. Il capolino è spesso inclinato e di tipo radiato, una caratteristica distintiva della famiglia delle Asteraceae.

Alla base dell'involucro, che rappresenta la struttura principale del capolino, può essere presente un calice formato da alcune brattee fogliacee, che sono foglie modificate. I capolini sono costituiti da un involucro, la cui forma può variare da campanulata a emisferica. Questo involucro è composto da un numero variabile di brattee: per la Calendula arvensis sono da 7 a 9, mentre per il genere Calendula in generale possono essere da 13 a 40. Al di sotto di queste brattee, un ricettacolo funge da base per i fiori.

Le brattee dell'involucro possono essere glabre o pelose e variano nella forma da lanceolate a lanceolate. Sono disposte in modo più o meno embricato, su 1 o 2 serie, e possono essere connate alla base, cioè fuse insieme. Talora, queste brattee possono presentare un margine ialino, una caratteristica che indica una consistenza traslucida e membranosa. Il ricettacolo è nudo, il che significa che non presenta pagliette a protezione della base dei fiori, ed è piatto, a volte alveolato. Il diametro del capolino della Calendula arvensis è di 1-3 cm, e la lunghezza del suo peduncolo è di 3-5 cm.

La Struttura del Fiore: Fiori del Raggio e Fiori del Disco

I fiori della Calendula sono tetra-ciclici, cioè formati da quattro verticilli (calice, corolla, androceo, gineceo), e pentameri, con calice e corolla formati da cinque elementi. Ogni capolino ospita due tipi distinti di fiori, che contribuiscono alla sua complessa struttura: i fiori esterni del raggio e i fiori più interni del disco. La Calendula arvensis presenta tra 13 e 18 fiori del raggio e tra 20 e 30 fiori del disco. Nel genere Calendula in generale, questi numeri possono essere più elevati, con 13-50 fiori del raggio e 20-60 fiori del disco.

La Corolla: Fiori del Disco Centrale (Tubulosi) e Fiori Periferici (Ligulati)

La corolla è una delle parti più evidenti del fiore e, nel caso della Calendula, mostra una notevole specializzazione tra i due tipi di fiori presenti nel capolino. Nella parte inferiore, i petali della corolla sono saldati insieme e formano un tubo, una caratteristica comune nelle Asteraceae.

Sezione di capolino di Calendula con fiori ligulati e tubulosi

In particolare, le corolle dei fiori del disco centrale, definiti tubulosi, terminano con delle fauci dilatate a raggiera che presentano cinque lobi più o meno patenti. Questi fiori sono tipicamente più piccoli e contribuiscono alla massa centrale del capolino.

Nella corolla dei fiori periferici, chiamati ligulati, il tubo inferiore si trasforma in un prolungamento che può essere da lineare a lanceolato, terminante generalmente con tre denti. Questi fiori ligulati sono quelli che assomigliano a petali e che conferiscono al capolino l'aspetto di un singolo grande fiore. Per la Calendula arvensis, i fiori ligulati sono lunghi 7-20 mm, ossia 1-2 volte la lunghezza delle brattee involucrali. Questa distinzione morfologica tra fiori tubulosi e ligulati è fondamentale per la riproduzione e l'attrazione degli impollinatori, con i fiori ligulati che agiscono primariamente come richiamo visivo. Se si intende "corolle secondarie" come le corolle che formano l'aspetto esteriore e più vistoso del fiore, distinguendole dai fiori interni e meno appariscenti del disco, allora i fiori ligulati rappresentano pienamente questa definizione funzionale, sebbene botanicamente siano semplicemente due tipi di corolla all'interno della stessa infiorescenza.

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Androceo e Gineceo: Le Strutture Riproduttive

L'Androceo

L'androceo, la parte maschile del fiore, è costituito da cinque stami. I filamenti degli stami sono liberi, ma la parte basale del collare dei filamenti può essere dilatata. Le antere, le strutture che producono il polline, sono saldate fra di loro, formando un manicotto che circonda lo stilo. Le appendici apicali delle antere sono sagittate, ovvero a forma di punta di freccia. Le teche, che sono le strutture all'interno delle antere produttrici del polline, non sono calcarate (cioè prive di speroni), ma hanno delle code (caudate). La struttura delle antere è di tipo tetrasporangiato, il che significa che contengono quattro sacche polliniche; più raramente possono essere bisporangiate. Il tessuto endoteciale, che svolge un ruolo nella deiscenza delle antere (il rilascio del polline), è polarizzato.

Il Gineceo

Il gineceo, la parte femminile del fiore, presenta un ovario infero uniloculare, formato da due carpelli. Lo stilo, che è il recettore del polline, può essere intero (nei fiori maschili, se presenti), o troncato e dotato di un ciuffo di peli. Le superfici stigmatiche, le parti dello stilo che ricevono il polline, possono essere continue (e divise almeno alla base) o separate. Questa complessità morfologica riflette le diverse strategie riproduttive e di impollinazione della pianta.

I Frutti: Gli Acheni Polimorfi e la loro Dispersione

I frutti della Calendula sono acheni, piccoli frutti secchi indeiscenti, che non presentano pappo (le strutture piumose tipiche di molti altri membri delle Asteraceae). Questi acheni sono disposti a corona attorno al capolino.

Una caratteristica particolarmente interessante della Calendula è il polimorfismo degli acheni, ovvero la loro grande variabilità nelle forme e dimensioni, e talvolta anche la presenza di un esocarpo carnoso e colorato. Questa variabilità è stata osservata, per esempio, come una delle caratteristiche distintive della Calendula arvensis all'interno del suo aggregato, un gruppo eterogeneo e variabile. Si possono distinguere tre tipi principali di acheni:

  1. Acheni "rostrati" (esterni): Questi acheni sono ricurvi e prolungati in una specie di becco, privo di spine. Si trovano tipicamente nella parte più esterna del capolino.
  2. Acheni "cimbiformi" (medi): Questi acheni sono anch'essi ricurvi e alati, ma sono privi di becco. Si posizionano nella zona intermedia del capolino.
  3. Acheni "anulari" (centrali): Questi acheni sono molto ricurvi, quasi falciformi, spesso tanto da chiudersi ad anello. Sono privi di ali e di spine e si trovano nella parte più interna del capolino.

Acheni di Calendula arvensis

Biologia della Dispersione

La dispersione dei semi (gli acheni) avviene attraverso diverse strategie. Una modalità è la disseminazione mirmecoria, dove i semi, cadendo a terra, sono successivamente dispersi soprattutto da insetti come le formiche. Queste trasportano i semi, spesso attratte da corpi oleosi presenti su di essi.

In questo tipo di piante avviene anche un altro tipo di dispersione, chiamata zoocoria. Se presenti, gli uncini delle brattee dell'involucro si agganciano ai peli degli animali di passaggio, disperdendo così i semi della pianta anche su lunghe distanze. Questa combinazione di strategie assicura una efficace diffusione della specie in diversi ambienti.

Distribuzione Geografica, Habitat e Variabilità Intraspecifica

La Calendula arvensis ha un areale di distribuzione piuttosto ampio, che abbraccia diverse regioni del mondo. Si trova nel Nord Africa (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto e Macaronesia), nel Medio Oriente (Israele, Giordania, Libano, Siria, Iran, Iraq, Afghanistan), nel Caucaso (Armenia, Azerbaigian, Georgia, Turkmenistan) e in una vasta porzione dell'Europa (Portogallo, Spagna, incluse le Isole Baleari, Francia, Italia, Germania, Svizzera, ex-Iugoslavia, Albania, Grecia, inclusa Creta, Cipro, Romania, Ungheria, Moldavia e Ucraina). In Italia, questa specie è comune ed è presente in tutta la penisola, con l'eccezione della Val d'Aosta e del Trentino, ed è diffusa anche nelle isole maggiori. Nelle Alpi, questa specie si trova in Francia, Svizzera e Austria. Le specie del genere Calendula in generale sono presenti dall'area mediterranea fino all'Himalaya occidentale, mentre in America, Asia orientale e Australia sono state introdotte.

L'habitat preferito per queste piante sono i prati soleggiati, ma si adattano bene anche ai bordi delle strade e delle aree coltivate, come campi e vigneti. In termini di ecologia vegetale, la Calendula arvensis è spesso associata all'ordine Solano nigri-Polygonetalia convolvuli (Sissingh in Westhoff, Dijk, Passchier & Sissingh 1946) O. Le alleanze come la Veronico agrestis-Euphorbion peplus sono relative alle comunità infestanti, terofitiche, che prosperano su suoli molto fertili (limosi o argillosi), ricchi in sostanza organica, generalmente nelle colture orticole, vigneti e frutteti. La distribuzione di questa cenosi è eurosiberiana. In Italia, questa alleanza è presente in Veneto in due diverse serie di vegetazione: quella dell’alta Pianura Padana orientale e quella prealpina orientale collinare. Il livello di conservazione di queste cenosi è fortemente variabile e relativo all'adattamento ai continui disturbi e rimaneggiamenti dei suoli, per effetto delle operazioni agricole, del calpestìo, e altre attività antropiche.

Variabilità Intraspecifica e Specie Simili

La specie Calendula arvensis fa parte di un "Aggregato di Calendula arvensis". Questo gruppo è eterogeneo e variabile, e la sua variabilità è concentrata sul portamento, la grandezza del capolino e le forme degli acheni. È caratterizzato da specie sinantropiche di recente diversificazione, il che indica un'evoluzione in ambienti influenzati dall'attività umana. I caratteri distintivi per la specie C. arvensis includono la variabilità nella pelosità, che può presentarsi più densa, e la dimensione dei fiori ligulati, che possono essere più grandi (2-3 x 15-20 mm) in alcune forme.

In Italia, si trovano allo stato selvatico diverse specie di Calendula:

  • C. arvensis (Fiorrancio selvatico), ampiamente diffusa.
  • C. suffruticosa. Questo taxon comprende diverse sottospecie, come Calendula suffruticosa subsp. maritima (Fiorrancio marittimo), che si distingue per essere villosa e vischiosa, con apice delle foglie arrotondato e corolla giallo limone. Ha un'altezza massima di 2-4 dm, un ciclo biologico perenne e una forma biologica di camefita suffruticosa. Il suo tipo corologico è Sud Ovest Steno-Mediterraneo (endemico) e il suo habitat tipico sono le spiagge sugli accumuli di posidonia e alghe. È considerata una specie rara in Sicilia. Nella "Flora d'Italia", questa specie è indicata come Calendula incana Willd. subsp. maritima.
  • Calendula stellata Cav.
  • Calendula tripterocarpa Rupr. (Fiorrancio trialato): caratterizzata da foglie di forma lineare-lanceolata e acheni senza becco ma con 3 ali. L'altezza massima della pianta è di 1-4 dm, il ciclo biologico è annuo, e la forma biologica è terofita scaposa. Il tipo corologico è Sud Mediterraneo / Saharo-Sindica.

Delle cinque specie spontanee della flora italiana, solo due vivono sull'arco alpino, sebbene il testo non specifichi quali siano esattamente.

Altre specie del genere menzionate includono Calendula alata Rech.f., Calendula algeriensis Boiss., Calendula malacitana Boiss., Calendula micrantha Boiss., Calendula microcephala Kral., e Calendula officinalis L., quest'ultima la comune Calendula da giardino, spesso coltivata per scopi ornamentali e medicinali. La presenza di tutte queste specie e sottospecie evidenzia la ricchezza e la variabilità genetica all'interno del genere Calendula.

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