La Storia Affascinante della Fiat: Un Pilastro dell'Industria Italiana

La Fiat, acronimo di Fabbrica Italiana Automobili Torino, è molto più di una semplice azienda automobilistica; essa rappresenta un pezzo fondamentale della storia economica e sociale italiana, riflettendo le trasformazioni del Paese e i mutamenti degli stili di vita. Dalle sue umili origini torinesi, l'azienda si è evoluta in un colosso multinazionale e polisettoriale, lasciando un'impronta indelebile non solo nel settore automobilistico ma anche in molti altri comparti industriali. La sua storia è un racconto di innovazione, resilienza e una costante capacità di adattamento.

Logo storico della Fiat con l'anno di fondazione

Le Origini e la Nascita di un'Icona (1899-1910)

L'11 luglio 1899 segna una data cruciale nella storia dell'industria italiana. A Palazzo Bricherasio, a Torino, un gruppo di notabili si riunisce per sottoscrivere l'atto di "Costituzione della Società Anonima Fabbrica Italiana di Automobili - Torino", redatto dal cav. dott. Torretta Ernesto. Questa fondazione è stata preceduta da una serie di incontri preparatori tenuti nel caffè di Madame Burello, dove sono state fissate le linee dell'accordo e ottenuto l'appoggio finanziario del "Banco di Sconto e Sete" di Torino. Tra i fondatori spiccò, fin dall’inizio, la figura di Giovanni Agnelli, capostipite di una dinastia che tutt’oggi controlla il gruppo. I nove soci, con presidente Ludovico Scarfiotti, versano un capitale sociale di 800.000 lire, diviso in 4.000 azioni.

Il dipinto

Il momento della fondazione è immortalato nel dipinto "I fondatori della FIAT" di Lorenzo Delleani, che raffigura i nove soci: Damevino, Goria Gatti, Biscaretti di Ruffia, Racca, Cacherano di Bricherasio, Ceriana Mayneri, Agnelli, Scarfiotti e il notaio. Occorre aggiungere che, il giorno precedente alla costituzione della società, Michele Lanza decise di ritirarsi, abbandonando il sodalizio FIAT. Lanza aveva già realizzato in proprio, nel 1895, una delle prime automobili italiane e, ben conoscendo le difficoltà tecniche a cui si andava incontro, riteneva inopportuno escludere Giovanni Battista Ceirano dalla società, principale esperto meccanico, per mere questioni di rango. L'idea di Giovanni Agnelli era inglobare in Fiat le conoscenze, i brevetti, le attività e gli ingegneri della casa automobilistica Ceirano, senza però coinvolgerne il fondatore. Così, nella stessa giornata della nascita di Fiat, i soci decidono di acquistare per 30.000 lire la Società Accomandita G. Brevetti, S.A. Garages Riuniti Fiat-Alberti-Storero. Durante la prima seduta, il consiglio di amministrazione della neonata FIA (Fabbrica Italiana Automobili) deliberò l'acquisto dell'"Accomandita Ceirano & C.", liquidando Ceirano con la somma di 20.000 lire, oltre ad assumerlo quale agente di vendita.

La prima vettura costruita dalla FIAT fu il modello "3½ HP", copia della "Welleyes" e prodotta in otto esemplari nel corso del 1899. È proprio Faccioli a progettare il primo modello del marchio, quella Fiat 3½ HP del 1899 che viene prodotta in ventisei esemplari col nome di Fiat 4 HP, di cui quattro ancora esistenti. La prima produzione di autovetture, datata 1900, avvenne con l'utilizzo di 150 operai nello stabilimento in Corso Dante a Torino. Da lì uscirono 24 autoveicoli modello FIAT 3 ½ HP, di cui una curiosità era la mancanza della retromarcia. A differenza di quanto era avvenuto fino ad allora in Italia con un sistema costruttivo artigianale, la Fiat avviò subito una produzione di serie con il modello 4 HP. Nel 1906, il nome della società, inizialmente "Società anonima Fabbrica italiana di automobili", fu mutato in FIAT. Già nel 1906, la casa automobilistica diventa la più importante del settore in Italia. L'azienda si dedicò fin dal 1902 alle corse automobilistiche, con modelli progettati e costruiti espressamente per questo impiego, mietendo successi commerciali e sportivi a livello internazionale. Nel 1907 si assiste ad un crollo delle azioni in borsa, le banche salvano la società e Giovanni Agnelli assume un ruolo sempre più importante nell’azienda, diventando amministratore delegato nel 1902. Sempre nel primo decennio del XX secolo risalgono le prime diversificazioni della Fiat nel campo dei veicoli commerciali, dei tram, degli autocarri e dei motori marini; nel frattempo si ampliò anche il numero delle persone occupate, giunte a 2.500 unità nel 1906.

L'Espansione e le Due Guerre Mondiali (1911-1945)

Con il crescere dell’azienda si allarga l’interesse della Fiat verso altri settori produttivi: materiale ferro-tranviario, motori marini, motori d’aviazione, autocarri ed autobus. Poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale, la società torinese rinnovò totalmente la gamma di autovetture in produzione con la presentazione dei modelli 1, 2, 3, 4, 5, 6; di questi modelli va ricordata la presenza dei primi esempi di batteria e di trasmissione a cardano. Intanto nel 1912 viene presentata al pubblico la Fiat “Zero”, prima vettura economica anticipatrice di soluzioni utilitaristiche. Sempre prima dello scoppio della guerra l'azienda madre fondò la "Fiat lubrificanti", allargò le sue attività estere con l'apertura di una società in Russia e iniziò la produzione in serie della Fiat Zero di cui costruirà circa 2.000 esemplari, forniti anche di impianto elettrico.

Durante la Prima Guerra Mondiale la Fiat cresce notevolmente. Fornendo i mezzi all’esercito italiano e a quello russo, l'azienda vede incrementare i propri dipendenti da 4.000 a 40.000, facendo aumentare il capitale sociale di 7 volte. Le sue produzioni comprendono via via vetture di successo, ma anche motori marini, costruzioni aeronautiche, mezzi di trasporto pubblico, trattori ed elettrodomestici: il motto della Fiat diventa “Terra Mare Cielo”. Già nel periodo tra le due guerre mondiali era stata privilegiata la strategia della produzione di vetture utilitarie. Alla ripresa produttiva post bellica nel 1919 l'azienda torinese presentò la "Fiat 501" a uso civile, di cui riuscì a mettere sul mercato quasi 45.000 unità. Nel 1919, ripresa l’attività di normale produzione post-bellica nel nuovo grande ed avveniristico stabilimento torinese del Lingotto, esce un modello popolare e di immediato successo anche internazionale: la “501”. Nel 1920 la FIAT, con un capitale versato pari a 200 milioni di lire, occupava 25.000 operai e 2.500 impiegati, costruendo oltre 100 veicoli ogni giorno, tra autovetture, autocarri e trattrici agricole.

La Littorina Fiat degli anni '30 accantonata da decenni in attesa di essere restaurata

Dopo la visita del Senatore Agnelli agli stabilimenti della Ford, fondata da Henry Ford nel 1903 negli Stati Uniti d'America, apparve evidente che l'unica via percorribile fosse quella di operare in serie, attraverso la catena di montaggio. Paga dei successi sportivi ottenuti e tutta tesa nelle produzioni di tipo civile, e particolarmente automobilistiche, nel 1927 la Fiat si ritira ufficialmente dalle corse, aumenta il capitale sociale a 400 milioni di lire, e arriva a costruire oltre 40.000 automobili all’anno. Il modello più prestigioso di quegli anni è la “Superfiat”, una lussuosa 12 cilindri, mentre in campo popolare si afferma il modello “509” del 1925. Intanto, il 12 luglio 1924 un poderoso bolide da corsa denominato “Fiat-Mefistofele”, con motore d’aviazione da 320 cavalli, stabiliva il record mondiale assoluto di velocità su terra, a 235 chilometri orari. Negli anni Venti del Novecento diventa la prima fabbrica d’automobili d’Europa.

Il decennio antecedente lo scoppio della seconda guerra mondiale è caratterizzato dalla politica autarchica voluta da Mussolini che impedì uno sviluppo all'estero dell'azienda, ma che aiutò nell'espansione sul mercato interno. Fu di questo periodo l'esordio della Fiat 508 Balilla, presentata nel 1932, inizialmente fornita di cambio a 3 marce e in un secondo tempo (dal 1934) con uno più moderno a 4, che segnò il nuovo record di produzione per la Fiat con oltre 110.000 esemplari. In quegli anni Trenta si registrano due grandi successi automobilistici nel settore delle “utilitarie”: la Fiat “508 Balilla” del 1932 e la Fiat “500” detta Topolino nel 1936, disegnata da Dante Giacosa. Nel 1939 si inaugura lo stabilimento di Mirafiori su un’area di 1 milione di metri quadrati ed i dipendenti raggiungono le 60.000 unità. Nel corso del ventennio fascista il regime aiuta parecchio la Fiat, tuttavia l’entrata in guerra attenua i rapporti, sbilanciando la preferenza di Mussolini verso l’Alfa Romeo. La seconda guerra mondiale portò a una drastica riduzione della produzione di autovetture, con una conversione delle linee alla costruzione di veicoli commerciali richiesti dalle esigenze belliche. I bombardamenti distruggono molti degli stabilimenti Fiat.

La Ricostruzione e il Miracolo Economico (1946-1960)

La fine del conflitto mondiale lasciò un cumulo di macerie degli impianti industriali e si sommò, per l'azienda, alla morte del suo cofondatore e il conseguente passaggio della dirigenza al prof. Valletta. Nel 1945 muore il senatore Giovanni Agnelli e nel luglio del '46 Vittorio Valletta assume la presidenza della Fiat. Agnelli, dopo aver rischiato di perdere la proprietà dell'azienda per la propria compromissione con il regime fascista, passa il comando a Vittorio Valletta, essendo morto in un incidente aereo l'unico figlio maschio, Edoardo. Giovanni Agnelli viene accusato di compromissione con il regime fascista, e perde temporaneamente la proprietà dell’azienda. Nel 1946 il ruolo di amministratore delegato torna nelle mani di Vittorio Valletta, mentre Gianni Agnelli, nipote, rimane azionista di maggioranza.

Solo nel 1948, e grazie agli aiuti stanziati dal Piano Marshall, terminarono i lavori di ricostruzione degli stabilimenti e riprese in pieno la produzione di autovetture. Grazie ai prestiti americani del Piano Marshall la Fiat riprende la produzione di serie post-bellica con modelli come la “1100”, la “500 C” e la “1400”. La ripresa post-bellica dell’azienda non è semplice. Presenta dei nuovi modelli, e l’azienda si riprende soprattutto grazie agli aiuti economici degli Alleati. Nel 1948, alla fine di giugno, si ebbe il primo rinnovamento del dopoguerra: nacque la 500 B, che differiva dalla precedente soprattutto per una modifica al sistema di distribuzione del motore, che passò dalle "valvole laterali" alle più moderne ed efficienti "valvole in testa", con un guadagno di potenza (da 13 a 16 HP) e di velocità (da 85 a 95 km/h). Praticamente inalterata apparve invece la carrozzeria. Meno di tre mesi dopo, nel settembre del 1948, uscì la prima station wagon italiana prodotta in serie: si trattava della 500 B "Giardiniera" che, sulla meccanica della 500 B appena immessa sul mercato, montava una carrozzeria molto originale (allora definita "giardiniera"), caratterizzata dalle fiancate in legno: la vetturetta offriva un'abitabilità di 4 posti "veri" più un discreto bagagliaio, sempre con una cilindrata di appena 570 cm³.

Nel 1949 la Topolino cambiò veste e divenne 500 C. A marzo, la nuova versione venne esposta in anteprima al Salone Internazionale dell'Auto di Ginevra: la meccanica era praticamente invariata, mentre la carrozzeria abbandonò i fanali sporgenti dai parafanghi e si fece più arrotondata e moderna. La stessa modifica interessò ovviamente anche la versione "Giardiniera". Alla Fiera del Levante di Bari, nel settembre 1949, il rinnovamento riguardò la 1100 e la 1500, la cui denominazione assunse il suffisso "E": se per la 1100 il rinnovamento era opportuno e comprensibile in quanto il modello era destinato a rimanere in produzione ancora a lungo, lo stesso non si può dire per la sorella maggiore 1500, dal momento che era imminente il lancio dell'erede, la 1400, che nacque appena sei/sette mesi dopo. Comunque, tanto la 1100 E quanto la 1500 E si differenziavano dalle precedenti 1100 B e 1500 D per alcune modifiche estetiche, determinate soprattutto dalla scomparsa della ruota di scorta esterna, ora alloggiata in un apposito vano (avente anche funzioni di bagagliaio) che era accessibile dall'esterno e che venne a integrarsi nella parte posteriore della carrozzeria.

Solo nel 1950 ci fu la presentazione di un modello veramente nuovo, la Fiat 1400, che mandò definitivamente in pensione la pur valida sei cilindri 1500; fu il primo modello con carrozzeria portante e fornito di serie di impianto di riscaldamento. Nel 1950 svela la 1400, la prima auto del marchio dotata di scocca portante. Negli anni immediatamente successivi verranno presentati anche dei veicoli "inusuali" nella produzione dell'azienda fino ad allora: nel 1951 uscì la Fiat Campagnola, mezzo fuoristrada di derivazione della statunitense Jeep, utilizzata dall'esercito americano durante la guerra, mentre l'anno dopo (1952) fu la volta della Fiat 8V, una berlinetta sportiva a 2 posti caratterizzata dalle sospensioni a 4 ruote indipendenti, novità per l'azienda torinese. Il 1952 non fu un anno particolarmente ricco di novità, tuttavia, oltre alla Belvedere metallica e alla sportiva 8V, vide la luce il modello 1900 nelle due versioni: la berlina (quasi identica alla 1400 ma con mascherina con più cromature, lunotto ampliato e interni più lussuosi) e la due porte denominata "Granluce".

Fiat 600 Coupe, un'icona del miracolo economico

Nel 1953 l'occupazione negli stabilimenti raggiunse la cifra di 71.000 unità mentre nel campo della tecnica venne prodotta la prima versione della Fiat 1400 con motorizzazione Diesel, ripresa dall'autocarro leggero tipo 615. Dello stesso anno fu la commercializzazione del modello Fiat 1100 nella sua nuova edizione a struttura portante denominato e conosciuto come "modello 103" e considerato un po' come l'erede della 508 Balilla. Con la morte di Agnelli, alla Presidenza viene chiamato Vittorio Valletta, mentre il giovane nipote del fondatore, l’Avv. Gianni Agnelli, gli si affianca come Vice Presidente. La Fiat punta sempre più alla diversificazione ed assume in pieno il ruolo di propulsore dell’economia nazionale. Lo stabilimento di Mirafiori viene raddoppiato, il valore delle esportazioni aziendali supera i 100 miliardi; nel 1954 viene presentata l’avveniristica vettura a turbina che raggiunge una velocità massima di circa 250 chilometri orari. Questi sono gli anni del "miracolo economico" in Italia. Nel 1955 è presentata la Fiat 600, utilitaria di cui saranno costruite oltre 4.000.000 di unità. annuncia l'epoca della motorizzazione di massa in Italia. Due anni dopo, la Nuova 500 che raggiungerà i 3.678.000 esemplari. Questi sono gli anni del miracolo economico italiano: in questo periodo vengono realizzate due macchine destinate a entrare nella storia, la Fiat 600 del 1955 e la Fiat 500 del 1957. Alla fine del 1957 uscì anche, in sostituzione della 1100/103 TV, la meno sportiva ma più lussuosa Fiat 1200 "Granluce", che, pur sostanzialmente basata sul corpo vettura della 1100/103, aveva un padiglione assai più moderno e luminoso. Dal 1949 al 1959 i dipendenti aumentarono del 20 %, mentre la produzione di automobili crebbe di sei volte.

La Gestione di Gianni Agnelli e la Diversificazione (1961-1979)

Dagli anni ‘60 in poi arriva il grande successo dell’azienda, che porta con sé numerosi cambiamenti. Nel 1966 Giovanni (Gianni) Agnelli diventa Presidente della Società. Il controllo ritorna a Gianni Agnelli, che prende il posto di Valletta, ormai ultraottantenne. La gestione di Gianni Agnelli incrementò notevolmente la vocazione multinazionale e plurisettoriale dell'azienda, una vocazione che affondava le proprie radici nelle realtà industriali create dalla Fiat in tutta Europa, già nel primo ventennio del secolo.

Nel 1964 venne messa in produzione un'altra autovettura destinata a un notevole successo, la Fiat 850, nella sua classica versione berlina e in quelle, altrettanto di successo, coupé e spider. I primi anni della nuova gestione furono caratterizzati da nuovi modelli che man mano sostituirono quelli prodotti nel primo dopoguerra, presentando nel 1966 la Fiat 124, che riuscì a fregiarsi del titolo di Auto dell'anno e sulla cui meccanica la Pininfarina creò un modello spider molto apprezzato. Il decennio 1961-1970 vede i successi di vetture come la “124”, berlina media a 5 posti che si aggiudica il premio internazionale “Vettura dell’anno” (il primo di una lunga serie di questi premi assegnati ai modelli Fiat negli anni successivi). Nel 1967 uscì la Fiat 125 e contemporaneamente l'azienda intensificò la sua presenza produttiva nel Sud Italia; inoltre acquistò parte della Ferrari e la totalità della Lancia. Il 1969 vide la presentazione della prima autovettura torinese con il motore e la trazione anteriori, la Fiat 128, anch'essa destinata a un buon successo di vendita e a fregiarsi del titolo di Auto dell'anno. Quello stesso anno la società Fiat Auto S.p.A. viene creata, inglobando i marchi Lancia, Autobianchi, Abarth e Ferrari. La Ferrari era stato acquisito nel 1969 al 50%, quota che salirà poi all'87%.

Pubblicità storica della Fiat 128, prima trazione anteriore Fiat

Gli anni settanta furono degli anni molto difficili per il Gruppo Fiat, che dovette affrontare un periodo di forti difficoltà dovute sia alle frequenti agitazioni e tensioni che colpivano anche le fabbriche (spesso soggette a scioperi e occupazioni), sia alla concorrenza straniera sul mercato italiano, incrementata dal graduale abbattimento delle barriere doganali. Nonostante ciò la politica aziendale previde una continua espansione all'estero, che dopo il fallimento del matrimonio Fiat-Citroën, si basava su accordi con produttori locali e sull'apertura di nuovi stabilimenti: nel 1970 ebbe inizio la produzione della Fiat 124 in Unione Sovietica (sotto il nome di Lada 2101/2102, nota comunemente come Žiguli) e nel corso del decennio si rafforzarono gli accordi con la jugoslava Zastava, con la turca Tofaş, con la polacca FSM e nacque in Brasile la Fiat Automóveis. Riesce ad aprire uno stabilimento in Unione Sovietica. Nel 1971 entrò nel gruppo il marchio Abarth, mentre nel 1975 tutta la produzione di veicoli industriali (con i marchi Fiat Veicoli Industriali e Lancia Veicoli Speciali) fu inglobata nel neonato marchio Iveco. Nel 1978 l'azienda subì un radicale cambiamento di struttura con la creazione della Fiat Auto S.p.A.

Per quanto concerne le automobili prodotte, gli anni settanta hanno visto l'arrivo e l'affermazione di nuovi modelli innovativi ma anche l'addio a modelli importanti, che avevano fatto la storia del marchio sia in positivo sia in negativo. Il 1972 portò contemporaneamente nuovi modelli in vari segmenti di mercato, innanzitutto quello delle vetture da città, con la nuova Fiat 126 che rileva la 500 (che rimase comunque in produzione nella versione R, abbreviazione di "Rinnovata"), quello delle berline di fascia medio-alta con la Fiat 132 (erede della vecchia 125, fu la prima auto del marchio a essere in parte assemblata da robot) e quello delle autovetture sportive con la roadster Fiat X1/9 (progettata e costruita da Bertone, è ricordata come la prima e unica auto del costruttore torinese a motore centrale posteriore) che rimpiazza la vecchia 850 Spider. Altre novità interessarono l'intera gamma 124, oggetto di aggiornamenti estetici e motoristici, e la berlina compatta 128, ma nello stesso anno uscirono dai listini due sportive: la piccola 850 Coupé (sostituita dalla 128 Coupé) e soprattutto la più grande Dino, sportiva frutto di un accordo stipulato nel decennio precedente con la Ferrari e a oggi unico esempio di supercar a marchio FIAT.

Dopo un 1973 privo di novità di sorta ma caratterizzato da una pesantissima crisi petrolifera, in cui uscirono di produzione sia la 850 Spider sia la prima serie di Campagnola, nacque nel 1974 la sostituta della berlina media 124, la nuova Fiat 131, assemblata nello stabilimento di Mirafiori con l'uso di nuove tecnologie in parte robotizzate e ricordata anche per i suoi trascorsi nei rally. Il 1975 vede l'entrata in commercio della nuova 128 3P, versione aggiornata con portellone posteriore della 128 Coupé, ma vede anche l'uscita dal listino della sportiva 124 Coupé (che avrà un'erede solo negli anni novanta), della 124 Spider nel Vecchio Continente (l'auto rimane comunque a listino in Nord America, suo principale mercato, col nome di Fiat Spider fino al 1981) e soprattutto della celebre Nuova 500, che abbandona le linee di produzione il 1º agosto del 1975 dopo diciott'anni di carriera e quasi quattro milioni di esemplari prodotti (contando solo le berline a marchio FIAT).

Nell'anno seguente, invece, esce di listino la versione berlina dell'ammiraglia 130 che a causa dello scarso successo non riceve alcun'erede, arrivano degli aggiornamenti sia per la piccola 126 sia per la più grande 128, il furgone 850T viene sostituito dalla sua evoluzione 900T, viene lanciata in serie limitata di soli 400 esemplari la versione stradale della 131 Abarth Rally e inizia la produzione in Brasile della 147, versione adattata al mercato brasiliano della 127 che è ricordata per essere la prima autovettura al mondo a essere alimentata sia a benzina sia a etanolo. Nel 1978 entrò in produzione la Fiat Ritmo, erede della 128 (che non viene però rimpiazzata totalmente, dato che rimane a listino fino al 1985) caratterizzata da un corpo vettura a due volumi che si distaccava notevolmente nelle linee da tutta la produzione precedente e che aveva la caratteristica curiosa di dover essere stata messa sul mercato dei paesi anglofoni come Fiat Strada, a causa del significato del nome, che, nello slang inglese, sta a significare ciclo mestruale. Lo stesso anno vede arrivare delle novità per la berlina media 131, che guadagna fra le altre novità i propulsori a gasolio (che nello stesso anno entrano anche a far parte della gamma dell'ammiraglia 132). Gli anni ‘70, sebbene siano stati di successo per l’azienda, non sono stati un decennio semplice. Sono gli anni delle tensioni politiche e della strategia della tensione, e sono gli anni di duri scontri con i sindacati, portati avanti dalla “linea dura” dell’amministratore delegato Cesare Romiti. Malgrado la crisi petrolifera degli anni Settanta, la Fiat resta una grande impresa di livello mondiale. Negli stabilimenti vengono introdotti i primi robot, mentre verso il 1980 la produzione di automobili arriva a sfiorare i 2 milioni e mezzo di unità. Nel 1978 viene prodotta la prima auto Fiat a trazione anteriore, e torna a dominare le competizioni sportive.

L'Internazionalizzazione e la Crisi del Nuovo Millennio (1980-2009)

All’inizio degli anni ‘80 la Fiat aveva vinto il braccio di ferro con i sindacati, non uscendone comunque illesa. Vengono lanciati una serie di prodotti che conquistano il mercato, come ad esempio la Panda, del 1980, o la Fiat Uno, che nel 1983 rivoluziona il segmento delle utilitarie. Conquista il titolo di “auto dell’anno” e nel 1986 procede con l’acquisizione dell’Alfa Romeo. La posizione di quasi monopolio nel mercato automobilistico italiano e di grande rilievo in quello internazionale è stata raggiunta attraverso la progressiva incorporazione di altre società del settore: le Ferriere piemontesi nel 1917, le società Ligure piemontese automobili, Aeronautica d’Italia e Anonima metalli nel 1947, la OM e l’Autobianchi nel 1967, la Lancia nel 1969, l’Alfa Romeo nel 1987, la Ferrari nel 1988, la Maserati nel 1993.

La trasformazione della FIAT in un gruppo polisettoriale e multinazionale è stata frutto di un processo di completa riorganizzazione avviato alla fine degli anni 1960, che ha portato alla scomposizione della struttura rigidamente accentrata e pur sempre a spiccata vocazione automobilistica. Le numerose società del gruppo sono state organizzate in otto settori di attività: automobili, che ha operato con i marchi FIAT, Lancia-Autobianchi, Alfa Romeo e Ferrari, con società caposettore la FIAT Auto S.p.A (dal 2007 FIAT Group Automobiles); veicoli industriali, facente capo alla IVECO (sotto questo marchio sono stati prodotti anche veicoli militari); macchine per l’agricoltura e l’edilizia, con società caposettore la CNH Global; componenti per automobili, con società caposettore la Magneti Marelli; macchine industriali e prodotti metallurgici, facente capo alla Teksid; mezzi e sistemi di produzione, con società caposettore la Comau Systems; motori e cambi, facente capo alla FIAT Powertrain Technologies; editoria e comunicazione, con società caposettore la Itedi. Altri settori d’interesse, considerati non più strategici, sono stati via via dismessi nel corso degli anni 1990 e nei primi anni 2000, nel quadro di un progetto di ristrutturazione e di rilancio aziendale.

La Littorina Fiat degli anni '30 accantonata da decenni in attesa di essere restaurata

Agli inizi degli anni ’90 il Gruppo Fiat incrementa la sua presenza all’estero: più del 60 per cento del fatturato è originato fuori dall’Italia. Nel 1993 l’Azienda investe quasi 6 mila miliardi di lire per creare la “Punto”, vettura destinata a grande successo e di incredibile longevità grazie alle edizioni sempre rinnovate e migliorate. Nel 1993 entra nel gruppo anche Maserati. Nel 1999 la Fiat compie 100 anni. Il rilancio della Casa torinese veniva avviato subito dopo con il polo tecnologico “Powertrain Technologies”, il polo sportivo “Alfa-Maserati”, l’accordo con la Peugeot per una joint-venture in Turchia. Già nel 2005, grazie ad una severa politica di contenimento dei costi, i bilanci Fiat tornano all’utile. Negli anni ‘90 la Fiat apre una serie di stabilimenti sparsi per il globo, ed entrano anche altri modelli fondamentali, come la Punto.

Il nuovo millennio non sorride alla Fiat, che deve attraversare gli anni più difficili della sua storia. Il ritardo nel lancio e il poco successo di alcuni modelli hanno portato la FIAT, dal 2000 al 2003, sull’orlo di una grave crisi, dalla quale è uscita nel 2006-07, con una netta riconquista di quote di mercato. Nel 2003 muore Gianni Agnelli, all’età di 81 anni. La crisi del gruppo portò il fratello Umberto alla presidenza (2003) e dopo la morte di Umberto fu la volta (dal 2004 al 2010) di Luca Cordero di Montezemolo. Tra il 2002 e il 2004 vengono cambiati quattro amministratori delegati, con perdite per circa 6 miliardi di euro. Vengono designato al controllo dell’azienda Luca Cordero di Montezemolo, presidente, e Sergio Marchionne, amministratore delegato. L'erede designato dalla famiglia Agnelli, John Elkann, fu nominato vicepresidente all'età di 28 anni e altri membri della famiglia entrarono a far parte del consiglio di amministrazione. Qualche anno dopo Montezemolo viene sostituito da John Elkann. Nel 2009 la società ha stabilito un’alleanza strategica globale con la statunitense Chrysler. I due riescono a salvare l’azienda grazie all’accordo con Chrysler. I principali poli di attività all’estero sono costituiti dai paesi della UE, dal Sudamerica (Brasile e Argentina) e da alcuni paesi dell’Est europeo. Nel 2009 si apre l’era Chrysler: è firmato un accordo preliminare con il quale il gruppo italiano acquisisce il 20% del Gruppo Americano.

L'Era di FCA e Oltre

Nel 2014 nasce la FCA (Fiat Chrysler Automobiles), frutto della fusione tra Fiat S.p.A. e Chrysler Group LLC. Questa alleanza ha rappresentato un'ulteriore evoluzione nella strategia di internazionalizzazione del gruppo, consolidando la sua presenza sui mercati globali e unendo le forze per affrontare le sfide di un settore automobilistico in rapida trasformazione. La nascita di FCA ha segnato un nuovo capitolo, ampliando significativamente la gamma di prodotti e la copertura geografica del gruppo, con l'obiettivo di competere efficacemente su scala mondiale.

Logo di Fiat Chrysler Automobiles (FCA)

Le attività e le strategie del gruppo, in origine dirette alla sola produzione industriale di autovetture (e poco dopo anche di veicoli industriali e agricoli), con il passare del tempo e a causa delle mutate condizioni di mercato e del consolidato assetto di gruppo, sono andate verso una diversificazione in molti altri settori. Questa espansione ha permesso alla Fiat di mantenere un ruolo di primo piano nell'economia italiana e internazionale, adattandosi continuamente ai cambiamenti e alle nuove esigenze del mercato. La storia della Fiat è la storia di un’eccellenza italiana. La Fiat, più di tutte, è l’azienda che ha rappresentato la storia dello sviluppo economico del nostro Paese, realizzando vetture accessibili che hanno accompagnato la storia di milioni di italiani.

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