Molte donne descrivono il periodo della gravidanza come il momento più bello della loro vita; tuttavia, questo non è sempre vero, specialmente quando la donna soffre di un disturbo del comportamento alimentare. La frase "Sono bulimica, sono incinta e adesso?" esprime la complessità e l'angoscia che molte future madri possono vivere. Questo articolo esplora le implicazioni del vomito autoindotto e dei disturbi alimentari durante la gravidanza, evidenziando le conseguenze per la madre e il bambino, e l'importanza di un supporto adeguato.

Il Contesto dei Disturbi Alimentari e la Gravidanza
Un regime alimentare equilibrato è sempre fondamentale nella vita di una persona, a maggior ragione durante la gravidanza. Aspettare un bambino non deve però portare a mangiare “per due”; la donna non deve iper-alimentarsi, ma puntare alla qualità, alla varietà e all’equilibrio. I disordini alimentari possono determinare ostacoli anche significativi per le donne che desiderano un bambino, pertanto lo specialista in PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) deve esserne informato. È infatti importante tenerne conto nel trattamento della fertilità e quindi nella procreazione medicalmente assistita.
I disordini alimentari si presentano in diverse forme: l’anoressia nervosa si manifesta con il rifiuto del cibo; la bulimia nervosa è caratterizzata da abbuffate frequenti seguite da episodi di vomito autoindotto; il disturbo da alimentazione incontrollata è caratterizzato da ingestione compulsiva, senza pratiche di eliminazione. Sia l’anoressia nervosa che la bulimia nervosa hanno implicazioni fisiche e neuroendocrine varie e complesse e possono coinvolgere, danneggiandoli, il sistema cardiovascolare, gastrointestinale, ematologico, dermatologico e scheletrico, ma anche il sistema endocrino e i processi metabolici rilevanti per la fertilità. L’induzione dell’ovulazione nelle donne che hanno un problema di fertilità secondario a un disturbo alimentare pare aumentare il rischio di gravidanze multiple, criticità che si aggiunge a un maggiore rischio di complicazioni in gravidanza e neonatali.
I disordini alimentari spesso non vengono rilevati, sono infatti in genere occultati da chi ne soffre, eppure i campanelli d’allarme ci sono. Una barriera sociale è spesso rappresentata dalla convinzione che sia normale che le donne siano scontente del loro peso corporeo e delle loro forme fisiche. Purtroppo, però, le conseguenze di diagnosi ritardate o addirittura mancate, quando si parla di disordini alimentari, possono essere anche importanti.

Il Vomito Autoindotto: Meccanismi e Impatto Psicofisico
Dal punto di vista fisio-patologico, il vomito è un meccanismo attivato dallo stimolo di un particolare centro nervoso ad opera dell’apparato digerente o anche del sistema dell’equilibrio. Fisicamente, il vomito avviene in seguito all’impulso di contrazione muscolare del diaframma e del retto dell’addome sullo stomaco, che provocano (in seguito all’apertura degli sfinteri esofagei e alla chiusura del piloro) l’ingresso del chimo nell’esofago con relativa chiusura dell’epiglottide (utile alla protezione della laringe e dell’albero respiratorio). Il vomito autoindotto può essere ottenuto mediante lo stimolo del velo pendulo con le dita o addirittura con l’utilizzo di un corpo estraneo (es. con il manico dello spazzolino da denti).
Psicologicamente, il vomito autoindotto rappresenta una forma di liberazione dal senso di colpa post prandiale o conseguente alla perdita di controllo sul cibo (abbuffata o sintomatologia binge). Questa tensione costante tra la privazione e l’eccesso è lesiva del benessere psicofisico in condizioni normali, e i suoi effetti saranno ancora più nefasti durante la gravidanza.
Fisiologia del vomito
Le Gravi Conseguenze del Vomito Autoindotto in Gravidanza
Le abbuffate seguite dall’autoinduzione del vomito, che caratterizzano appunto la bulimia, possono compromettere seriamente la salute. Le conseguenze del vomito autoindotto in gravidanza possono essere devastanti sia per la madre che per il bambino.
Danni alla Salute della Madre
Il vomito autoindotto e le pratiche di eliminazione comportano una serie di danni fisici significativi per la donna. Innanzitutto, possono danneggiare l’esofago, che non è, per così dire, attrezzato per subire il contatto con i succhi gastrici contenuti nel cibo che risale dallo stomaco. Questi succhi gastrici sono estremamente acidi e il loro passaggio ripetuto attraverso l'esofago può causare lesioni ulcerative, infiammazioni croniche e, nei casi più gravi, la rottura dell'esofago.
Un altro effetto logorante dei succhi gastrici si manifesta sui denti, sulle gengive e sulla lingua, causando danni significativi. Lo smalto dei denti viene eroso, rendendoli più sensibili, più inclini alla carie e a un deterioramento precoce. La mucosa della bocca, inclusa la lingua e le gengive, può subire irritazioni, infiammazioni e lesioni.
Il vomito frequente può inoltre causare uno squilibrio elettrolitico, con una perdita significativa di potassio, sodio e altri minerali essenziali. Questo squilibrio può portare a problemi cardiaci, aritmie e, in casi estremi, arresto cardiaco.
Le abbuffate e il vomito autoindotto comportano un apporto sregolato di cibo e la perdita di nutrienti essenziali. Se la persona interrompe il processo di digestione attraverso il vomito, si preclude la possibilità di assorbire le sostanze nutrienti da ciò che ingerisce. Questo può portare a carenze nutrizionali gravi, che influenzano il funzionamento di tutti i sistemi corporei.
Il cosiddetto "segno di Russel" è un indicatore fisico comune del vomito autoindotto: si tratta di callosità ed abrasioni nella mano utilizzata per produrre il vomito autoindotto. È provocato dall’attrito ripetuto degli incisivi sul dorso della mano, e dallo sfaldamento delle unghie e della cute per esposizione ripetuta al pH gastrico.
Le lesioni ulcerative all’esofago e allo stomaco, la rottura dello stomaco, la riduzione della motilità intestinale e le difficoltà digestive croniche sono tutte complicazioni gravi che possono derivare dal vomito autoindotto. La bulimia nervosa, così come ogni altro disordine alimentare, danneggia la qualità della vita della persona e crea un circolo vizioso di malessere fisico e psicologico.

Impatto sullo Sviluppo del Bambino
Le ricercatrici e i ricercatori della West Virginia University - Elizabeth Claydon, Christa Lilly, Jordan Ceglar e Omar Dueñas-Garcia - hanno condotto uno studio per la messa a punto di uno strumento di screening dei comportamenti alimentari prenatali (“Development and validation across trimester of the Prenatal Eating Behaviors Screening tool”). L’urgenza nasce dalla mancanza di uno strumento di monitoraggio che consideri le specifiche esigenze delle donne in gravidanza con disturbi alimentari. Infatti, la popolazione che sperimenta queste patologie oscilla tra il 5 e il 27,8%.
Come evidenziato dal gruppo di ricerca statunitense, sia le persone con un vissuto con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, sia quelle che lo stanno fronteggiando tutt’ora “potrebbero influenzare lo sviluppo fetale.” Questo è un aspetto di cruciale importanza, poiché le conseguenze di una malnutrizione materna possono avere ripercussioni a lungo termine sulla salute del bambino.
Se la malnutrizione causasse una modifica del genoma del feto in fase prenatale, esso potrebbe risentirne di sicuro nella fase del suo sviluppo, se non addirittura per il resto della propria vita. L’apporto sregolato di cibo, causato da un disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder), può compromettere il sistema cardiovascolare, gastrointestinale, neurologico ed endocrino della madre, e di conseguenza, influenzare negativamente il nutrimento e lo sviluppo del feto.
Lasciarsi andare alle abbuffate e poi ricorrere al vomito autoindotto sono fattori di rischio non solo per la salute della gestante, ma anche per il sano sviluppo del feto. Le carenze nutrizionali nella madre si traducono in carenze per il bambino, che riceve tutto il suo nutrimento dal corpo materno. Questo può portare a un ritardo nella crescita fetale, un basso peso alla nascita, e un aumento del rischio di complicazioni neonatali.

Gravidanza e Cambiamento Corporeo: Una Sfida per le Future Mamme con DCA
L’attesa per la nascita di un figlio è un confronto con il cambiamento. È un’esperienza di scoperta prima di tutto per la donna, poi per la coppia. Se pensiamo alla gravidanza, ci immaginiamo due persone proiettate verso il futuro: come lo chiameremo? Quale scuola frequenterà? Cosa farà da grande? Le risposte arriveranno con il tempo, purché ci si prenda cura del proprio benessere psicofisico.
Se una persona incinta soffre di un Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA), è probabile che viva con angoscia il fisiologico aumento di peso. Il cambiamento del proprio corpo incrinerà prima l’ideale di magrezza, poi l’autostima. Infatti, oltre all’aumento delle proprie forme, la persona in gravidanza fronteggerà anche altri sintomi tipici dei primi mesi di gestazione, per esempio: la nausea, la stanchezza, il vomito e gli sbalzi d’umore. È naturale che davanti a questa ondata di cambiamenti la persona possa sentirsi confusa o disorientata.
Crescere un figlio comporterà pure farsi in tre, ma questo non vuol dire mangiare per due durante la gestazione. Le oscillazioni di peso andranno prese in considerazione, a patto di non lasciarsi andare o di farne un’ossessione. Insomma, la futura mamma si impegnerà su due fronti: da una parte, evitare gli attacchi di fame; dall’altra, mangiare in modo salutare senza particolari restrizioni. Infatti, chi di solito cede agli attacchi di fame, tende a seguire dei digiuni compensatori per rimediare all’eccesso di calorie ingerite. La minaccia per la salute è rappresentata dal fatto che la persona viva una tensione costante tra la privazione e l’eccesso. Se questo comportamento è lesivo del benessere psicofisico in condizioni normali, i suoi effetti saranno ancora più nefasti durante la gravidanza. Il motivo è elementare: un’alimentazione altalenante compromette lo stato di salute non solo della persona incinta, ma anche del bambino.
Il conteggio, il confronto e le misurazioni incessanti che si verificano durante i nove mesi e oltre, possono far leva su alcune delle vulnerabilità legate ai disturbi alimentari e alle ossessioni per il cibo e il peso. Il perfezionismo, la perdita di controllo, il senso di isolamento e i ricordi della propria infanzia spesso affiorano in superficie.
Fisiologia del vomito
L'Importanza Fondamentale dell'Aiuto e del Supporto Specializzato
Farsi aiutare per risolvere la situazione dovrebbe essere un imperativo categorico. Se vuoi gioire della tua gravidanza senza che un disturbo alimentare possa compromettere il tuo momento unico, consulta uno psicologo. La gravidanza, e la genitorialità poi, richiede una grande forza fisica, psicologica ed emotiva. Durante la gravidanza il bambino cresce e riceve il nutrimento dal corpo della madre.
Di solito si raccomanda di affrontare il disturbo alimentare prima di tentare una gravidanza. Di solito il disturbo alimentare diminuisce le probabilità di concepire, considerando che il ciclo mestruale può scomparire o non essere regolare, ma può capitare si instauri una gravidanza. In tal caso è opportuno prendere provvedimenti per proteggere se stesse e il proprio bambino. Parlatene con il vostro medico di base e il vostro ginecologo. Non spaventatevi se vi vengono fissate più visite di controllo, servono per monitorare la crescita e lo sviluppo del bambino e assicurarsi che voi siate in salute.
Consentite al vostro medico prenatale di pesarvi. Questa informazione è essenziale per seguire la salute del vostro bambino. Se preferite non sapere il vostro peso, potete salire sulla bilancia al contrario e chiedere al ginecologo di non condividere il numero con voi. Ricordate che non c’è nulla di vergognoso nel chiedere aiuto. È la cosa più coraggiosa che possiate fare per voi e per il vostro bambino. Permettete a voi stesse di celebrare il fatto che il vostro corpo sta compiendo una vera e propria magia in questo momento. Prima di tormentarvi sulle smagliature o di concentrarvi sulla pelle flaccida, prendetevi del tempo per riflettere su come insegnerete a vostro figlio - con le parole e con le azioni - che apprezzate il vostro corpo.
Centri specializzati sono attivi in molti ospedali italiani: al loro interno prestano servizio medici, nutrizionisti, psicologi e operatori specificatamente formati per combattere la bulimia in modo definitivo. La terapia cognitivo comportamentale dei disturbi dell’alimentazione è un approccio efficace per affrontare queste problematiche, come indicato anche nel "Manuale di psichiatria - S. Elisei, P. Moretti, C.".
È fondamentale che i professionisti della salute siano consapevoli della complessità dei disturbi alimentari in gravidanza. La consapevolezza della "barriera sociale" che spesso porta a non rilevare questi disturbi è cruciale per una diagnosi precoce e un intervento tempestivo.
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