Il Protestantesimo: Un Viaggio Tra Fede, Riforma e Pluralità di Esperienze

Il termine "protestanti" identifica un vasto insieme di gruppi cristiani che si auto-definiscono per lo più "evangelici" e che affondano le loro radici nella Riforma del XVI secolo. L'origine stessa del nome, apparentemente negativo, deriva dalla solenne "protesta" con cui, nel corso della seconda Dieta imperiale di Spira (1529), una minoranza evangelica, ritenendosi oppressa, si contrappose alla maggioranza cattolica. In effetti, in tutte le forme di protestantesimo la contrapposizione al cattolicesimo è rimasta viva fino ai nostri giorni, sebbene sarebbe errato considerare il protestantesimo un mero movimento di negazione, privo di elementi positivi intrinseci. Il protestantesimo contemporaneo, infatti, aspira ad essere inteso non come una semplice variante negativa del cristianesimo, ma piuttosto come un'espressione positiva di elementi cristiani originari.

Mappa della diffusione del protestantesimo in Europa nel XVI secolo

La Genesi Storica e la Centralità della Parola di Dio

In diversi momenti della storia della Chiesa, i cristiani hanno avvertito l'esigenza di una riforma, ossia di un rinnovamento profondo della vita cristiana, fondato sull'adesione al Vangelo. Martin Lutero, figura centrale della Riforma, riteneva che, dopo il fervore delle origini, la Chiesa avesse attraversato un lungo periodo di decadenza e di oscurità, da cui doveva uscire ristabilendo un rapporto diretto con le Sacre Scritture. Egli fondò la sua vita religiosa sull'assoluta centralità della parola di Dio, considerata come unica regola di fede. Lutero aveva espresso le sue posizioni nelle famose 95 tesi nel 1517 e aveva dichiarato di non essere disposto a cambiare idea, a meno che qualcuno, sulla base della parola di Dio e della retta ragione, non gli avesse dimostrato che sbagliava.

Alessandro Barbero - Martin Lutero (1. parte)

Alla base della preoccupazione di Lutero vi era un rapporto irrisolvibile con un Dio giusto che perseguita il peccatore, e dall'altra la coscienza dell'uomo che non riusciva a tranquillizzarsi. Con la Riforma, il problema fondamentale del cristiano divenne quello di non avere problemi con Dio. Dio infine ebbe pietà di lui e, meditando giorno e notte un certo versetto, Lutero cominciò a comprendere che la giustizia di Dio è quella per mezzo della quale il giusto vive del dono di Dio, se ha la fede. Questa consapevolezza scaturiva da un'autoesperienza dell'uomo strettamente connessa con la sua finitezza. Lutero scoprì la propria incapacità di far fronte alle richieste assolute di Dio, quali gli si presentavano nel decalogo, nel discorso della montagna e nella sua stessa coscienza. Ciò che egli avvertiva in sé era un immiserimento dell'Io e una colpevole inadempienza, derivanti dal sentire la propria esistenza come "esistenza al cospetto di Dio". Questo riconoscimento dell'impotenza umana di fronte all'onnipotenza divina è il primo momento strutturale della religiosità protestante.

La Giustificazione per Fede e la Libertà Interiore del Cristiano

Per i protestanti - che tra i vari libri della Bibbia attribuiscono un valore particolare alle lettere di Paolo di Tarso - l'uomo è peccatore per natura e può salvarsi non per i suoi meriti, ossia per le opere buone da lui compiute (digiuni, preghiere, pellegrinaggi, elemosine, buone azioni), ma solo attraverso la grazia, ossia per l'intervento gratuito di Gesù. È questo il principio della giustificazione per fede: l'uomo diviene giusto soltanto grazie alla fede, così come Abramo «ebbe fede in Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia». L'etica protestante deriva da questo concetto teologico della salvezza per sola grazia, che i riformatori Lutero e Calvino desumono da un'interpretazione parziale delle Lettere di San Paolo (specialmente la Lettera ai Romani) e di alcuni scritti dei Padri della Chiesa, in particolare di Sant'Agostino.

Lutero rivendicò la libertà interiore del cristiano, fondata sul rapporto personale con Gesù Cristo, di fronte a ogni autorità e istituzione umana. La Chiesa si fonda quindi sulla predicazione della parola di Dio e riconosce come unico capo non il papa, i vescovi o i concili, ma Gesù Cristo. Questa concezione contrasta nettamente con la visione cattolica, dove la Chiesa è il soggetto umano che cresce e si realizza nell'appartenenza alla Chiesa, incontrando l'avvenimento di Cristo nella storicità della vita ecclesiale e iniziando un processo di educazione che porta a una nuova coscienza di sé e a un nuovo criterio di giudizio. Nel protestantesimo, invece, il soggetto umano deve interpretare un oggetto che gli sta di fronte, cioè Dio, in modo da avere la certezza sentimentale, psicologica e affettiva di essere salvato.

Illustrazione della Dieta di Spira del 1529

La Diversificazione del Protestantesimo: Veteroprotestantesimo e Neoprotestantesimo

Pur avendo la sua origine storica nella Riforma di Lutero, il protestantesimo non è rimasto chiuso nei confini del luteranesimo tedesco. A dargli la sua fisionomia hanno contribuito sia i movimenti di riforma sorti a Zurigo (Zwingli) e a Ginevra (Calvino), sia l'"ala sinistra" - la cosiddetta Schwärmertum - formata dai gruppi battisti e mennoniti, ai quali si affianca oggi, con le sue forme entusiastiche di devozione, il movimento dei pentecostali. Nel Cinquecento le comunità della Schwärmertum furono combattute e represse dalle Chiese maggiori e oggi hanno tutt'al più lo status di Chiese libere. In seguito alle guerre di religione del Seicento, le Chiese riformate, in origine limitate all'Europa centrale e occidentale, si diffusero anche nell'America del Nord. A partire dal Settecento, nei territori asiatici e africani colonizzati dagli europei, sorsero Chiese missionarie che, dipendenti in un primo tempo dalle rispettive Chiese madri, oggi tendono ad affermare la propria indipendenza ("giovani Chiese"). Con l'intensificarsi dell'emigrazione europea verso l'America Latina nell'Ottocento, anche in quelle regioni, fin allora esclusivamente cattoliche, cominciarono a costituirsi Chiese protestanti; altre piccole comunità sorsero, soprattutto sotto l'influsso della propaganda evangelica di origine americana, nei paesi latini dell'Europa meridionale.

Il protestantesimo del Novecento deve fare i conti con le proprie articolazioni storiche, in quanto esse sono tuttora vitali sia sul piano istituzionale, sia nelle tendenze teologiche o nelle correnti che si formano all'interno delle strutture ecclesiastiche. È importante a tale riguardo la distinzione tra veteroprotestantesimo e neoprotestantesimo, divenuta abituale nella scienza teologica.

Il Veteroprotestantesimo: Le Tre "Esclusività"

Il veteroprotestantesimo reca l'impronta dello sviluppo teologico ed ecclesiale del Cinque e Seicento, che ha prodotto confessioni di fede rimaste ufficialmente valide per tutte le Chiese protestanti. A tutte comuni sono le tre "esclusività":

  • Sola scriptura: contro il principio cattolico della tradizione, viene affermata l'autorità esclusiva dell'Antico e del Nuovo Testamento in materia di fede.
  • Sola fides: contro la giustificazione cattolica per le opere - cioè contro la possibilità di contribuire con le opere buone alla propria salvezza - viene sostenuta l'esclusività del dono divino della Grazia nella fede.
  • Solus Christus: contro il principio ecclesiastico cattolico, che privilegia l'ufficio sacerdotale e l'amministrazione del patrimonio delle opere buone da parte della Chiesa, viene messa in risalto l'esclusività del dono divino della salvezza in Gesù Cristo.

Questa base dottrinale comune permane tra i protestanti anche se a volte la sua interpretazione teologica ha dato origine a controversie fra luterani, calvinisti e "ala sinistra", con divergenze riguardanti la dottrina della predestinazione, la cristologia e la dottrina dell'eucaristia, come pure problemi di etica sociale. Quanto più si fa strada nel nostro secolo la consapevolezza della relatività storica di queste divergenze, tanto più si sgombra il terreno per tentativi seri di unificazione interconfessionale (come la Leuenberger Konkordie del 1971-1973 tra luterani, uniti e riformati) o di fusione tra le chiese.

Il Neoprotestantesimo: Illuminismo, Pietismo e Ricerca Razionale

È stato affermato che spiritualmente il veteroprotestantesimo appartiene ancora al Medioevo, e che quindi solo col neoprotestantesimo o "secondo protestantesimo" si è avuto propriamente l'inserimento della Riforma nel mondo moderno: un evento non inferiore, per dimensioni e per carica rivoluzionaria, al passaggio della cristianità dall'Antichità al Medioevo. Nemmeno il neoprotestantesimo può dirsi unitario, avendo subito il duplice influsso dell'illuminismo e del pietismo, con la conseguente nascita di una tendenza "estensiva" e una tendenza "intensiva".

Nella prima, tipica dell'illuminismo, la ragione diventa fondamento critico della conoscenza e criterio teologico, il che porta a mettere in questione l'unicità della rivelazione divina e della storia della salvezza, nonché a una relativizzazione storica della figura di Cristo. L'affermarsi dell'indagine storico-critica delle Scritture e l'adozione di metodi critici in teologia sono caratteristici della teologia protestante e ne determinano in gran parte ancor oggi lo stile. Il dibattito intorno alla verità religiosa non viene deciso dal magistero della Chiesa o dall'autorità degli esegeti biblici, ma rappresenta un processo aperto, in cui il verdetto non è stato ancora emesso. Più che di fede, si parla di religione, intesa come soggettiva disposizione dell'individuo, suscettibile di accogliere vari influssi. Si indaga l'"essenza del cristianesimo", cercando di separare le verità essenziali da ciò che è secondario e accessorio; Gesù non appare più come il divino Redentore, ma come un maestro di saggezza disposto a farsi uomo tra gli uomini. Il neoprotestantesimo è aperto ai valori della cultura moderna e ritrova l'orma di Dio non solo nella Bibbia ma in ogni anima umana, nella bellezza della creazione artistica, nel finalismo della natura.

Iconografia del movimento pietista

A quest'aspetto "estensivo" del neoprotestantesimo si contrappone il movimento pietistico. Nato dal luteranesimo e dal calvinismo sul finire del Seicento e fiorito nel Settecento, il pietismo non sfociò in Germania nella fondazione di una propria Chiesa (fatta eccezione per la Comunità dei Fratelli herrnhutiana), a differenza dal metodismo anglosassone. I pietisti cercano di opporsi al pericolo insito nell'illuminismo, e cioè allo smarrimento del centro della Riforma: la fede nel significato decisivo del Cristo e delle Sacre Scritture. All'eccessiva fiducia in sé degli illuministi il pietismo contrappone il messaggio dell'imperfezione di un mondo affetto dal peccato, e insiste sull'espiazione attraverso il sangue di Gesù, sul suo ritorno e sulla necessità di una rigenerazione individuale. La dialettica che si delinea nel neoprotestantesimo preannunzia la dinamica e la problematica del protestantesimo contemporaneo. I due poli sono da un lato una sintesi di mondo e regno di Dio, dall'altro un isolamento che si risolve in una diastasi totale dalle responsabilità verso il mondo e dalla totalità della vita.

Il Principio Protestante: Critica e Autocoscienza

Secondo una concezione ispirata alla filosofia hegeliana della storia, il protestantesimo e il principio protestante in esso immanente hanno fatto la loro apparizione nel mondo cristiano in un momento provvidenziale. Rispetto alla forma greco-ortodossa e cattolico-romana del cristianesimo, la Chiesa ha trovato nel "principio protestante" una nuova rappresentazione dell'acquisizione oggettiva e soggettiva della salvezza. Il conseguimento individuale della salvezza caratterizza la "fase evangelica" del cristianesimo, che è stata raggiunta nel protestantesimo ed è da ritenersi più elevata delle fasi precedenti, delle quali reca in sé l'essenziale, includendole come potenzialità giunte ormai storicamente a maturazione.

A questa concezione si contrappone l'altra - rappresentata, per esempio, da P. J. Tillich - secondo cui il protestantesimo è un principio eterno, non ristretto a una data fase della storia del cristianesimo ma rintracciabile anche nel profetismo ebraico e nella figura di Gesù. Il principio protestante nasce dalla natura teonomica della civiltà, ossia dalla trascendenza che traspare da ogni forma finita di pensiero e d'azione; questa teonomia respinge sia l'orgogliosa autonomia dell'"umanesimo profano" (quale si manifesta oggi, per es., nel marxismo o nell'esistenzialismo), sia un'eteronomia come quella implicita nel cattolicesimo e nelle sue esigenze di soggezione incondizionata alla Chiesa e all'infallibilità papale.

Il principio protestante è sotto molteplici aspetti un principio critico: esso si oppone tanto alle cristallizzate strutture gerarchiche della Chiesa e al suo ritualismo volto al passato, quanto all'entusiastico utopismo delle sette. Il principio protestante è di per sé dialettico, in quanto considera la Chiesa come portatrice della Grazia, senza però identificarla con la forma definitiva della Grazia: la fede, pur richiamandosi ai dati offerti dalla tradizione e dalla storia, tende continuamente verso un'esperienza e una reinterpretazione proprie. Rientra nel carattere critico del protestantesimo la sua capacità di autocriticarsi, riconoscendo che spesso la struttura tipico-ideale suaccennata non trova riscontro nella realtà storica.

La Spiritualità Protestante: Coscienza e Libertà

Dall'analisi della sua genesi storica risulta che il protestantesimo è una formazione altamente differenziata, e di ciò si dovrà tener conto in ogni fenomenologia della spiritualità protestante. Vi sono tuttavia alcune strutture originarie che sembrano conservarsi in tutte le forme storicamente divergenti di protestantesimo.

La religiosità protestante, come detto, ha alla base un'autoesperienza dell'uomo strettamente connessa con la sua finitezza e con il riconoscimento della propria impotenza umana di fronte all'onnipotenza divina. Ai sentimenti d'angoscia e di disperazione circa la propria capacità di conseguire la salvezza, all'insufficienza e alla finitezza dell'uomo vengono contrapposte la figura di Cristo, la sua Croce e la sua resurrezione. Nella Croce viene superata ogni colpa degli uomini: chi ha fede nell'atto di riconciliazione compiuto da Dio in Cristo avverte la propria giustificazione come un dono della Grazia divina, ricevuto indipendentemente dai propri meriti. La salvezza non è alla nostra portata, non può essere garantita da nessuna istanza umana o ecclesiastica: il cristiano deve quindi lasciare da parte tutte le garanzie umane, e solo attraverso la morte del vecchio uomo può pervenire al modo nuovo di essere. Tuttavia per Lutero non si tratta di una condizione visibile, raggiungibile hic et nunc: la "morte del cristiano" si compie piuttosto in una "penitenza quotidiana".

Componente essenziale della religiosità protestante è il sentimento che «Dio va trovato, contro ogni parvenza, in un'abissale fiducia e audacia del cuore: in altre parole, non esiste per il cristiano una conoscibilità immediata, una garanzia e afferrabilità del divino». La reificazione del sacro operata dalla Chiesa nel culto e nei sacramenti, nell'istituzione e nel diritto svanisce di fronte all'autorità vivente, alla parola diretta del Cristo evangelico. La spiritualità protestante è dunque una religiosità essenzialmente cristologica, che riconosce in Gesù l'unico valido mediatore divino, escludendo quindi i santi, il papa e il clero. Di conseguenza, due elementi assumono un'importanza del tutto diversa che nel cattolicesimo: la coscienza e la libertà. La verità cristiana deve dimostrarsi tale dinanzi al foro della coscienza e non può essere imposta da un precetto ecclesiastico: la spiritualità protestante respinge come eteronomo ogni legalismo. Appartiene all'essenza della libertà cristiana che il credente non sia soggetto ad altri che a Dio; il principio critico di questa spiritualità sta proprio in questa autonomia responsabile.

La Teologia Protestante Contemporanea e il Dialogo

Dalla fine del XX secolo, la ricerca teologica protestante prosegue in molteplici direzioni, assumendo forme anche radicali. Oggi il mondo protestante appare diviso al proprio interno. Alcuni gruppi praticano un dialogo intenso con i non credenti, sono pronti a rivedere anche radicalmente l'interpretazione tradizionale del testo biblico e le dottrine teologiche. Questi gruppi insistono sulla libertà di giudizio del singolo credente nei confronti delle situazioni politiche e anche nelle scelte morali da compiere, in quanto ritengono di dover annunciare la libertà del Vangelo di Cristo, che ama e accoglie ogni persona "al di là della morale". Secondo alcuni, il protestantesimo consiste in un incessante revival evangelico, che si traduce in un atteggiamento di "continua riforma" e in una pluralità di esperienze.

Il neoprotestantesimo ha subito il duplice influsso dell'illuminismo e del pietismo. Già tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, si è sviluppato un movimento denominato protestantesimo liberale, che ha valorizzato la ricerca razionale e ha cercato il dialogo con la cultura e la filosofia moderne. Alcuni studiosi hanno avviato un'indagine storico-critica sulla figura di Gesù, sull'attendibilità storica dei Vangeli e sul modo in cui l'uomo moderno vive l'esperienza di fede, al di là degli elementi mitici presenti nei testi biblici. Questo si inserisce in una più ampia discussione che ha visto la nascita di diverse correnti teologiche, tra cui la teologia dialettica, la rinascita luterana, la demitizzazione e la nuova ermeneutica, il socialismo religioso e la teologia del kairos, e infine il passaggio dalla "teologia della relazione" alla "teologia del mutamento".

Protestantesimo e Potere Politico: Tra Obbedienza e Conflitto

Lutero riconosceva l'autorità politica dei principi e dei re, e riteneva che i cristiani dovessero obbedire a essi, secondo l'insegnamento di Paolo. Un'altra caratteristica del protestantesimo storico è stata l'accentuata dipendenza dallo stato. Ciò è ancora vero per alcune monarchie nord-europee, dove il luteranesimo è religione di stato, e in Inghilterra, dove il sovrano è anche supremo governatore della Chiesa anglicana.

Tuttavia, altri gruppi protestanti più radicali, come gli anabattisti, contestarono non solo l'autorità della Chiesa ma anche quella dei sovrani terreni, e cercarono di realizzare i principi della libertà cristiana anche sul piano politico. La relazione fra potere politico e religione è stata, al contrario, conflittuale per una terza forma di Protestantesimo, non direttamente collegabile a Calvino e Lutero, la cosiddetta "ala radicale".

Il protestantesimo è stato anche considerato come "religione politica". Il luteranesimo, per esempio, ha avuto forti legami con il germanesimo, e il calvinismo con l'"American dream". Dopo la seconda guerra mondiale, la discussione sul ruolo del protestantesimo nel contesto politico si è ulteriormente approfondita, portando a riflettere sulla "dimensione politica della crisi" e sull'influsso del protestantesimo sul mondo moderno.

Alessandro Barbero - Martin Lutero (1. parte)

La Predestinazione e la Natura Umana

All'epoca di Lutero e dell'altra grande personalità della Riforma, Calvino, prevaleva tra i protestanti una concezione pessimistica della natura umana. Essi parlavano spesso dell'idea della predestinazione divina, secondo la quale Dio avrebbe stabilito in anticipo, per ciascun uomo, chi fosse destinato alla salvezza e chi alla dannazione. La predestinazione, nell'ambito di questa dottrina della salvezza per grazia, è il riconoscimento della libertà assoluta di Dio riguardo al destino degli esseri umani: perciò non compete all'uomo la capacità di giudicare il destino degli altri esseri umani.

Aspetti Sociologici e Psicologici del Protestantesimo

Il protestantesimo può essere analizzato anche da una prospettiva sociologica e sociopsicologica. Si può considerare il protestantesimo sia come "istituzione" che come "evento", cogliendo la sua dinamicità e la sua capacità di trasformazione nel tempo. La "crisi dell'etica protestante" e la "crisi nei rapporti col mondo" e il secolarismo sono temi di dibattito attuali che riflettono la complessità di questa religione nel contesto della modernità.

Diagramma delle diverse ramificazioni del protestantesimo

Protestantesimo ed Ecumenismo

Il protestantesimo mondiale è da tempo sulla strada dell'unità delle Chiese, impegnato in un intenso dialogo ecumenico. Questo si manifesta sia nel dialogo fra protestantesimo e cattolicesimo, sia negli sforzi per l'unificazione interconfessionale. Nonostante le sue articolazioni storiche e le divergenze teologiche, il protestantesimo ha saputo giustificare, nella storia e nella realtà concreta, la sua presenza specifica accanto al cattolicesimo.

Le Critiche al Protestantesimo: Una Prospettiva Storica Contraria

È opportuno considerare anche le critiche storiche al protestantesimo, come quelle espresse da Joseph de Maistre. Egli definiva il protestantesimo come "la rivolta della ragione individuale contro la ragione generale e quindi è tutto quanto di peggio si possa immaginare". Per de Maistre, il protestantesimo ha minato le basi del cristianesimo europeo, sostituendo il giudizio particolare al giudizio cattolico e l'autorità esclusiva di un libro a quella di un ministero docente, più antico del libro e incaricato di spiegarlo. Egli lo accusava di essere nato "ribelle", il cui nome stesso è un "crimine" perché "protesta contro tutto". De Maistre sosteneva che il protestantesimo fosse non solo un'eresia religiosa ma anche "un'eresia civile", responsabile di aver infiammato e insanguinato l'Europa, come dimostrato dalla Guerra dei Trent'Anni. Il calvinismo, in particolare, veniva dipinto come un'opera "esagerata" e "infernale".

De Maistre contestava l'idea di mettere sullo stesso piano gli eccessi del cattolicesimo e del protestantesimo, argomentando che le azioni di difesa della sovranità contro la ribellione protestante non potevano essere equiparate agli "omicidi" commessi dai ribelli. Egli arrivava a interrogarsi se un principe che apostata e abbraccia una religione "incendiaria e anarchica" non dovesse rinunciare alla corona. L'editto di Nantes, secondo la sua visione, fu "strappato con la forza" e i protestanti non cessarono mai di congiurare contro la Francia. Queste critiche rappresentano una prospettiva storica che evidenzia le profonde divisioni e i conflitti scaturiti dalla Riforma, sottolineando le conseguenze politiche e sociali del movimento.

Cause Filosofiche e Psicologiche della Riforma

Il nominalismo, una corrente filosofica medievale, avrebbe determinato nel Protestantesimo tanto una causa scatenante quanto una causa reagente. La causa scatenante: il razionalismo che venne fuori dal nominalismo facilitò l'insorgere del soggettivismo (senza gli universali non è possibile la metafisica e, senza la metafisica, è possibile solo il soggettivismo).

A livello psicologico, si è ipotizzato che Lutero non avesse la vocazione né alla vita monastica né al sacerdozio, da cui deriverebbe la sua infelicità. Si narra che Lutero si fece monaco per sfuggire alla giustizia dopo aver ucciso un compagno in duello. Questa assenza di vocazione lo rese nevrotico e infelice, e durante la sua prima Messa, al momento dell'offertorio, stava per fuggire. Egli stesso scrisse nel 1516: «Raramente ho il tempo di pregare il Breviario e di celebrare la Messa». Fu così che credette di trovare la soluzione della sua infelicità nella Lettera ai Romani (1,17): «Il giusto vivrà per la sua fede». In Lutero, dunque, si ritrova tanto il volontarismo (darsi una vocazione che non c'è) quanto il fideismo (negare totalmente qualsiasi contributo della volontà). La crisi personale di Lutero, dunque, si intrecciò con le sue riflessioni teologiche, portando a una radicale reinterpretazione della fede e della salvezza.

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