L'Impatto Ambientale dei Lubrificanti per Veicoli: Dalle Emissioni di CO₂ Equivalente alle Strategie di Decarbonizzazione

Il settore dei lubrificanti è al centro di una trasformazione significativa, spinta da una crescente consapevolezza ambientale e da normative sempre più stringenti. La riduzione dell'impatto ambientale, in particolare delle emissioni di anidride carbonica equivalente (CO₂ eq), è diventata un imperativo per l'intera filiera, dai produttori agli utilizzatori finali. Questa evoluzione non solo ridefinisce i processi produttivi e le formulazioni dei prodotti, ma apre anche nuove opportunità per l'innovazione e la sostenibilità.

rappresentazione grafica dell'impronta di carbonio e della mano di carbonio

Un Contesto Normativo in Evoluzione e la Spinta alla Sostenibilità

Negli ultimi anni, l'attenzione crescente verso la sostenibilità ha portato all'adozione di normative sempre più stringenti in tema di emissioni di CO₂, con impatti diretti su diversi settori industriali, inclusa la produzione e l'utilizzo di lubrificanti. Il quadro normativo europeo, in particolare, si muove verso un futuro a basse emissioni.

Il Green Deal Europeo e le sue Implicazioni

Nel quadro del Green Deal Europeo, si inserisce il Regolamento (UE) 2019/1242, che stabilisce un target di riduzione del 15% delle emissioni per i veicoli pesanti entro il 2025. Questa direttiva sottolinea l'urgenza di intervenire sul parco veicoli esistente e sulla filiera che li supporta.

La Proposta Euro 7 e l'Approccio Olistico

In parallelo, la proposta Euro 7 introduce limiti più severi non solo per i motori endotermici, ma anche per sistemi frenanti, pneumatici e componenti usurabili, con l'obiettivo di garantire basse emissioni lungo tutto il ciclo di vita del veicolo. Questo approccio "dalla culla alla tomba" richiede una revisione completa di tutti gli elementi che contribuiscono all'impronta di carbonio di un veicolo, inclusi i lubrificanti.

I Criteri Ambientali Minimi (CAM) nel Settore dei Trasporti

Anche il D.M. 17 giugno 2021 ha introdotto nuovi criteri ambientali minimi (CAM) in materia di veicoli, riguardando l'acquisto, il leasing, la locazione e il noleggio di veicoli adibiti al trasporto su strada; l'acquisto di grassi e oli lubrificanti per veicoli adibiti al trasporto su strada; e l'affidamento di servizi di trasporto terrestre, servizi speciali di trasporto passeggeri su strada, di trasporto colli, consegna postale, consegna colli e per l'acquisizione di veicoli e dei lubrificanti nei servizi di raccolta di rifiuti. Questi CAM sono obbligatori per le pubbliche amministrazioni e mirano a promuovere un mercato di veicoli puliti e a basso consumo energetico. Tra le novità più importanti, il D.M. 17 giugno 2021 definisce il "veicolo pulito" e stabilisce requisiti specifici per le emissioni sonore e per la garanzia delle batterie dei veicoli elettrici. Per i lubrificanti, in particolare, si promuovono imballaggi in plastica costituiti da percentuali maggiori di plastica riciclata rispetto alla soglia minima del 25%.

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Conformità e Innovazione: Le Risposte del Settore dei Lubrificanti

Per restare competitive e conformi alle nuove normative, le aziende stanno adottando un approccio sempre più proattivo e integrato.

Lubrificanti ad Alte Prestazioni e Bassa Viscosità

Un orientamento diffuso è l'adozione di lubrificanti a bassa viscosità, in grado di ridurre l'attrito nei sistemi meccanici e ottimizzare il consumo energetico. Secondo ATIEL, questa soluzione contribuisce direttamente alla riduzione delle emissioni di CO₂. La riduzione dell'attrito, come confermato da uno studio di Lubrizol, porta a una diminuzione immediata delle emissioni.

Basi Rigenerate e Bio-based: Verso un'Economia Circolare

L'uso di basi rigenerate e bio-based, provenienti da fonti rinnovabili o da processi circolari, è un'altra strategia chiave. Una scelta che, come evidenziato da Shell, consente una riduzione concreta dell'impatto ambientale. Questi lubrificanti supportano modelli di economia circolare, in cui i lubrificanti rigenerati, se correttamente trattati, possono tornare a nuova vita senza compromettere la qualità, contribuendo a ridurre la dipendenza da materie prime fossili.

Ottimizzazione dei Cicli di Cambio Olio

L'ottimizzazione dei cicli di cambio olio, resa possibile da formulazioni più stabili e da sistemi di monitoraggio evoluti, rappresenta un'ulteriore via per la sostenibilità. Ridurre la frequenza di sostituzione significa tagliare consumi, costi e impronta carbonica. Una lubrificazione corretta protegge gli impianti, limita l'usura e riduce la necessità di sostituzioni frequenti, come indicato da Petro Online, prolungando la vita utile dei componenti.

Digitalizzazione e Monitoraggio Ambientale

A queste si aggiungono iniziative legate alla digitalizzazione dei processi produttivi, che permettono di raccogliere dati in tempo reale e ottimizzare ogni fase del ciclo vita del prodotto, rendendo più semplice l'adeguamento agli standard normativi e ambientali. Alcune aziende stanno anche puntando su certificazioni ambientali volontarie, come il sistema EcoVadis o la ISO 14064, che forniscono un quadro strutturato per monitorare e comunicare l'impatto delle emissioni. Questi strumenti diventano asset competitivi per i fornitori di lubrificanti industriali, soprattutto nei mercati internazionali più sensibili alla sostenibilità.

I Lubrificanti come Leva per la Decarbonizzazione

I lubrificanti stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante all'interno della transizione verso un'economia a basse emissioni. Non solo contribuiscono a ridurre le emissioni dei veicoli stessi, ma sono anche essenziali per il funzionamento di tecnologie a basse emissioni.

Miglioramento dell'Efficienza Energetica

Lubrificanti ad alte prestazioni contribuiscono a ridurre i consumi energetici e quindi le emissioni dirette. Questo è particolarmente vero per i lubrificanti a bassa viscosità, che minimizzano l'attrito nei motori e nei sistemi meccanici, permettendo ai veicoli di operare con maggiore efficienza.

Prolungamento della Vita Utile dei Componenti

Una lubrificazione corretta protegge gli impianti, limita l'usura e riduce la necessità di sostituzioni frequenti, come indicato da Petro Online. Questo non solo riduce i costi di manutenzione, ma diminuisce anche l'impronta di carbonio associata alla produzione e allo smaltimento di nuovi componenti.

Applicazione in Impianti Rinnovabili

Turbine eoliche e sistemi solari richiedono lubrificanti speciali per garantire efficienza e durata nel tempo. Secondo Precision Lubrication, questa nicchia è in forte crescita, evidenziando il ruolo cruciale dei lubrificanti nel supporto delle tecnologie per le energie rinnovabili.

Schema di una turbina eolica con indicazione dei punti di lubrificazione

Supporto a Modelli di Economia Circolare

I lubrificanti rigenerati, se correttamente trattati, possono tornare a nuova vita senza compromettere la qualità, contribuendo a ridurre la dipendenza da materie prime fossili. Questo approccio è fondamentale per la creazione di un'economia circolare nel settore dei lubrificanti, minimizzando gli sprechi e massimizzando l'efficienza delle risorse.

Il Calcolo dell'Impronta di Carbonio (Carbon Footprint)

In un contesto globale caratterizzato dalla necessità di ridurre le emissioni, il calcolo dell'impronta di carbonio è diventato uno strumento chiave per misurare l'impatto ambientale di prodotti e processi.

Cos'è l'Impronta di Carbonio

La Carbon Footprint (o "impronta di carbonio") rappresenta una metrica che quantifica le emissioni totali di gas serra associate, sia direttamente sia indirettamente, a un prodotto, servizio o organizzazione. È un indicatore che misura la quantità totale di gas a effetto serra emessi direttamente o indirettamente da un'attività, un prodotto o un servizio ed è espressa in tonnellate di biossido di carbonio equivalente (CO₂ eq). Nel settore dei lubrificanti, comprende l'intero ciclo di vita della produzione, distribuzione e utilizzo. Ridurla è cruciale per mitigare i cambiamenti climatici e raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.

Il Ciclo di Vita del Prodotto (LCA)

L'articolo si concentra sull'impronta di carbonio del prodotto che consente di valutare le emissioni durante tutto il ciclo di vita di un prodotto, dall'estrazione delle materie prime utilizzate per la sua fabbricazione fino all'uso, o allo smaltimento finale. Questo concetto è essenziale per comprendere in che modo le nostre azioni contribuiscono al cambiamento climatico e per identificare le aree in cui possiamo ridurre le emissioni. Il ciclo di vita di un lubrificante segue un approccio dalla culla alla tomba, che va dall'estrazione delle materie prime fino allo smaltimento finale del prodotto, includendo fasi come:

  • Materia prima: L'estrazione e la lavorazione delle materie prime richiedono l'uso di una vasta varietà di risorse, tra cui acciaio, alluminio, gomma e plastica. L'estrazione di metalli può portare alla distruzione degli habitat e all'inquinamento delle acque, mentre l'estrazione di combustibili fossili utilizzati per produrre plastica può contribuire al cambiamento climatico.
  • Produzione: La produzione di una singola auto genera una quantità significativa di gas serra, tra cui anidride carbonica e metano.
  • Imballaggi: La produzione e lo smaltimento degli imballaggi contribuiscono all'impronta di carbonio complessiva.
  • Trasporti: Il trasporto delle materie prime e dei prodotti finiti ha un impatto significativo.
  • Uso: La combustione di combustibili fossili, come la benzina e il diesel, rilascia nell'aria inquinanti nocivi, soprattutto anidride carbonica, ossidi di azoto e particolato.
  • Riciclaggio o smaltimento finale: Le modalità di smaltimento o riciclo del lubrificante esausto influenzano l'impatto ambientale complessivo.

Ambiti di Applicazione per il Calcolo dell'Impronta di Carbonio

Il calcolo dell'impronta di carbonio viene solitamente suddiviso in tre ambiti di applicazione:

  • Ambito di applicazione 1: Emissioni dirette generate da fonti possedute o controllate dalla società.
  • Ambito di applicazione 2: Emissioni indirette derivanti dall'acquisto di energia elettrica, vapore, riscaldamento o raffreddamento.
  • Ambito di applicazione 3: Tutte le altre emissioni indirette che si verificano nella catena del valore dell'azienda, inclusa la produzione di materie prime, il trasporto, l'uso del prodotto e il suo smaltimento.

Strumenti per la Valutazione dell'Impronta di Carbonio

A questo proposito, Repsol Lubricantes ha sviluppato un calcolatore specifico, chiamato Arrhenius, per valutare con precisione l'impronta di carbonio dei suoi prodotti. Per il quarto anno consecutivo, Repsol Lubricantes ha ottenuto la verifica del calcolo dell'impronta di carbonio per la sua gamma MASTER in conformità alla norma internazionale ISO 14067:2018. Il processo di certificazione si basa, precisamente, sull'uso del calcolatore Arrhenius. Questo strumento digitale consente di automatizzare e perfezionare i calcoli dell'impronta di carbonio, con l'inclusione di dati aggiornati e l'adattamento ai cambiamenti dell'ambiente circostante. Verónica Romero Ozamiz, direttrice dell'Assistenza Tecnica e dello Sviluppo (ATD) di Repsol Lubricantes, sottolinea l'importanza di disporre di processi solidi e trasparenti per muoversi verso un futuro più decarbonizzato. "L'audit dell'impronta di carbonio dei nostri lubrificanti convalida l'accuratezza dei nostri calcoli e la solidità della nostra metodologia, per cui rafforza il nostro impegno per la sostenibilità e la nostra capacità di migliorare e adattarsi ai cambiamenti", spiega.

Carbon Footprint vs. Carbon Handprint: Un Equilibrio Necessario

Nello sforzo di ogni azienda verso la riduzione del proprio impatto ambientale, termini come "Carbon Footprint" e "Carbon Handprint" sono diventati sempre più rilevanti.

Cos'è la Carbon Handprint

La Carbon Handprint rappresenta l'impatto ambientale positivo raggiunto da un prodotto o un'azienda. Si tratta di andare oltre la "semplice" Carbon Neutrality e contribuire attivamente agli sforzi di sostenibilità. Q8Oils, ad esempio, è all'avanguardia nello sviluppo di lubrificanti con una migliore non solo efficienza energetica ma anche durata del ciclo di vita, con il risultato tangibile di un aiuto per i propri clienti nella riduzione della propria Carbon Footprint.

La Ricerca della Sostenibilità

Per Q8Oils, la ricerca della sostenibilità implica un delicato equilibrio tra la minimizzazione della propria Carbon Footprint e la massimizzazione della propria Carbon Handprint. Le aziende lavorano per realizzare lubrificanti che non solo soddisfano rigorosi standard di prestazione ma che siano anche allineati agli obiettivi di sostenibilità. Inoltre, grazie a soluzioni personalizzate, Q8Oils aiuta i propri clienti a ottimizzare le prestazioni dei loro sistemi industriali e migliorare l'efficienza energetica. Nel settore dei lubrificanti, comprendere la differenza tra Carbon Footprint e Carbon Handprint è cruciale per raggiungere una vera sostenibilità.

L'Effetto della Qualità dell'Olio Lubrificante sulle Emissioni dei Motori

Un progetto nasce da una precedente collaborazione con il partner industriale TotalEnergies, nell'ambito dello studio dell'effetto della qualità degli oli lubrificanti sulle emissioni di particelle allo scarico dei motori ad accensione comandata, alimentati a gas, di tipologia Heavy-Duty. Dai risultati ottenuti, è nato l'interesse per la prosecuzione di tale attività, volta alla individuazione dell'effetto dei parametri fisico/chimici di oli lubrificanti e della successiva individuazione di possibili correlazioni tra gli stessi ed il numero di particelle rilevate allo scarico. L'obiettivo è la valutazione dell'effetto della qualità dell'olio lubrificante sulle emissioni di particelle da motori ad accensione comandata, alimentato a gas, per la trazione pesante e l'individuazione delle correlazioni tra parametri caratteristici delle qualità fisico/chimiche dell'olio ed emissione di PN allo scarico del motore.

Schema di un motore a combustione interna con le aree di attrito e lubrificazione

Olio Biodegradabile e Ciclo di Vita: Una Prospettiva Complessa

Quando pensiamo a un prodotto biodegradabile, spesso lo associamo automaticamente a un basso impatto ambientale. Tuttavia, la realtà è più complessa. L'impatto ambientale di un olio biodegradabile non dipende solo dalla sua capacità di degradarsi, ma anche da altri fattori, come il ciclo di vita del prodotto (LCA) e la sua Carbon Footprint. Questi aspetti considerano l'intero ciclo di vita del lubrificante, dalla produzione all'uso fino allo smaltimento, e misurano le emissioni di gas serra prodotte in ciascuna fase. È fondamentale considerare l'intero ciclo di vita per una valutazione accurata dell'impatto ambientale.

L'Impatto Ambientale Complessivo dell'Industria Automobilistica

L'impatto ambientale dell'industria automobilistica è una questione complessa e piena di sfaccettature. Dall'estrazione e lavorazione delle materie prime alla produzione di veicoli e al loro utilizzo sulle strade, l'industria automobilistica ha un impatto significativo sul pianeta.

Estrazione e Lavorazione delle Materie Prime

Uno dei principali impatti ambientali dell'industria automobilistica è l'estrazione e la lavorazione delle materie prime. La produzione di una singola auto richiede l'uso di un'ampia varietà di risorse, tra cui acciaio, alluminio, gomma e plastica. Questi materiali sono spesso estratti dalla terra attraverso processi che possono avere impatti negativi sugli ecosistemi e sulle comunità locali. Ad esempio, l'estrazione di metalli può portare alla distruzione degli habitat e all'inquinamento delle acque, mentre l'estrazione di combustibili fossili utilizzati per produrre plastica può contribuire al cambiamento climatico.

Produzione di Veicoli e Emissioni

La produzione di veicoli ha anche un impatto sull'ambiente. La produzione di una singola auto genera una quantità significativa di gas serra, tra cui anidride carbonica e metano. Queste emissioni contribuiscono al cambiamento climatico e sono collegate a una vasta gamma di impatti negativi. Tra questi c'è l'innalzamento del livello del mare, eventi meteorologici estremi e la perdita di biodiversità.

Uso dei Veicoli e Inquinamento Atmosferico

L'uso di veicoli sulle strade ha anche un impatto ambientale. La combustione di combustibili fossili, come la benzina e il diesel, rilascia nell'aria inquinanti nocivi, soprattutto anidride carbonica, ossidi di azoto e particolato. Questi inquinanti possono avere gravi ripercussioni sulla salute, specie per coloro che vivono in aree urbane con elevati livelli di traffico. Inoltre, la produzione di asfalto per strade e autostrade richiede l'uso di processi ad alta intensità energetica, contribuendo alle emissioni di gas serra. Il settore dei trasporti è uno dei responsabili delle emissioni di CO2, e dai resoconti dell'Agenzia Europea dell'Ambiente, produce circa un quarto dell'anidride carbonica in Europa, di cui il 71,7% proviene, infatti, dalla circolazione stradale dei veicoli.

Strategie per la Riduzione dell'Impatto Ambientale dell'Industria Automobilistica

Per diminuire le emissioni inquinanti delle auto bisogna passare ai veicoli elettrici e ibridi, l'unica opzione davvero efficiente e sostenibile, che comporta anche benefici economici, permettendo di evitare le restrizioni alla circolazione e l'aggravio dei costi previsti per le vetture inquinanti.

Passaggio ai Veicoli Elettrici e Ibridi

Una soluzione è il passaggio ai veicoli elettrici, che producono livelli significativamente più bassi di emissioni di gas a effetto serra e inquinanti atmosferici rispetto ai veicoli tradizionali. I produttori hanno il compito di rispettare i limiti stringenti alle emissioni di CO2, con valori entro i 95 g/Km dal 2021 e non oltre 59 g/Km dal 2030. Questo rende le auto elettriche e ibride le uniche opzioni davvero efficienti e sostenibili.

Promozione del Trasporto Pubblico e della Mobilità Condivisa

Un'altra opzione è investire nel trasporto pubblico e incoraggiare l'uso del carpooling e del ride-sharing, che può aiutare a ridurre il numero di veicoli sulla strada. Questo è in linea con gli obiettivi del mobility manager, figura resa obbligatoria per alcune realtà dal D.M. 12 maggio 2021, con l'obiettivo di garantire "una maggiore sostenibilità delle aree urbane attraverso l'adozione e l'attuazione di piani di spostamento casa-lavoro che limitino gli spostamenti sistematici effettuati con il veicolo motorizzato ed il solo conducente a bordo e al contempo favoriscano lo shift modale verso modalità di trasporto collettivo, condiviso e a ridotto o nullo impatto ambientale".

Miglioramento dell'Efficienza Produttiva e Materiali Sostenibili

Altre misure che possono essere adottate includono l'aumento dell'efficienza dei processi di produzione, l'utilizzo di materiali più ecologici e l'investimento nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie in grado di ridurre l'impatto dell'industria automobilistica sull'ambiente.

Il Calcolo delle Emissioni CO₂ dei Veicoli

Le emissioni di CO₂ delle auto sono tra i principali responsabili dell'effetto serra e dell'inquinamento dell'aria nelle aree urbane. Comprendere come si calcolano e quali sono le soluzioni per ridurle è fondamentale.

Cosa sono le Emissioni CO₂ e Perché Contano

L'anidride carbonica è un gas normalmente presente nell'atmosfera e influisce sulla termoregolazione del pianeta. La quantità eccessiva di questo gas provoca il surriscaldamento del clima terrestre, con ricadute negative sulla biosfera naturale. Dalla rivoluzione industriale ad oggi le emissioni di CO2 sono aumentate in modo considerevole, a causa del crescente utilizzo dei combustibili fossili e del modo in cui si è orientata la globalizzazione, che ha portato a livelli record di anidride carbonica nell'atmosfera, oltre alla concentrazione di altri gas altrettanto nocivi come il metano e il protossido d'azoto. Queste emissioni peggiorano la qualità dell'aria che respiriamo, un fenomeno molto intenso, specialmente nelle grandi città, aumentando il rischio di malattie. Per questo motivo l'UE ha messo a punto il Green Deal europeo, una strategia che prevede l'abbandono graduale dei combustibili fossili sostituendoli con fonti energetiche rinnovabili ed ecologiche.

Come si Calcolano le Emissioni CO₂ di un'Auto

Il calcolo delle emissioni di CO2 è abbastanza semplice, in quanto basta prendere il valore indicato dal costruttore e moltiplicarlo per i chilometri percorsi in media in un anno. Ovviamente, alcuni fattori come lo stile di guida e le condizioni del veicolo fanno aumentare o diminuire le emissioni di anidride carbonica della propria auto, perciò bisogna prestare attenzione ad alcuni accorgimenti. Ad esempio, è importante evitare accelerazioni e frenate brusche, non tenere oggetti inutili che incrementano il peso e usare con parsimonia il climatizzatore.

Esempi di Emissioni CO₂ per Diverse Tipologie di Veicoli

Di seguito vengono riportati alcuni esempi pratici, ipotizzando il calcolo delle emissioni di CO2 di veicoli diesel, benzina, GPL, metano e ibridi, prendendo i dati dall'edizione 2022 della Guida sul risparmio di carburante e sulle emissioni di CO2 delle autovetture, realizzata dagli allora Ministeri dello Sviluppo Economico, della Transizione Ecologica e delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, tenendo conto delle emissioni CO2 del libretto.

  • Emissioni CO2 auto diesel:
    • Alfa Romeo Stelvio 2.2 Turbo D 160 cv aut 4WD Super Business: 145-147 g/Km
    • Audi Q3 2.0 110 kW aut: 127-151 g/Km
    • BMW 220d berlina 4p aut: 126-147 g/Km
    • Fiat Tipo 1.6 Multijet E6d-final: 113-125 g/Km
    • Mercedes-Benz C 220d aut: 130-149 g/Km
  • Emissioni CO2 auto benzina:
    • Audi A3 Sportback 1.5 110 kW MEC: 115-154 g/Km
    • BMW 318i berlina 4p aut: 143-165 g/Km
    • Citroen C5 Aircross PureTech 130 S&S: 130-155 g/Km
    • DS DS3 Crossback PureTech 100 cv 120-141 cv: 123-139 g/km
    • Ford Tourneo Connect Titanium 114 cv aut 5p: 149-160 g/Km
  • Emissioni CO2 auto GPL:
    • Dacia Duster 4X2 1.0 TCe 100 cv ECO-G: 142-145 g/Km
    • Fiat Panda 1.2 69HP MT: 122-123 g/Km
    • Hyundai i10 GPL 1.0 MPI due volumi 5p: 110 g/Km
    • Kia Stonic Style 1.2 82 cv GP sw man 5p: 114-125 g/Km
    • Lancia Ypsilon Gold 5p 1.2 69 cv MT5: 122-140 g/Km
  • Emissioni CO2 auto ibride (mild e full hybrid):
    • Alfa Romeo Tonale Hybrid 1.5 130 cv aut Super: 127-135 g/Km
    • Ford Kuga ST-Line 190 cv aut 5p: 124-146 g/Km
    • Jaguar E-Pace 23MY 2.0 I4 200 cv AWD Automatico: 200-218 g/Km
    • Land Rover Range Rover Evoque 23MY 2.0 I4 249 cv AWD automatico: 201-217 g/Km
    • Renault Captur Intens TCe 140 cv: 130-133 g/Km
  • Emissioni CO2 auto ibride plug-in:
    • Audi Q3 e-tron 1.4 110 kW aut: 35-52 g/Km
    • BMW X3 xDrive30e sw 4p aut 4WD: 44-60 g/Km
    • Citroen C5X Hybrid Plug-in 225 E-EAT8 aut: 27-34 g/Km
    • Hyundai Ioniq 1.6 PHEV DCT 5p: 26 g/Km
    • Jeep Renegade Limited 1.3 190 cv AT6: 41-45 g/Km

WLTP, NEDC e RDE: Standard di Misurazione delle Emissioni

Il confronto tra WLTP (Worldwide Harmonized Light-Duty Vehicles Test Procedure) e NEDC (New European Driving Cycle) riflette il passaggio da un protocollo datato e idealizzato a una procedura più realistica: il WLTP introduce cicli di prova più lunghi, velocità più elevate e varie fasi di guida per rappresentare meglio il comportamento reale, sostituendo progressivamente i risultati sovrastimati del vecchio NEDC. A questo quadro si è affiancato l'RDE (Real Driving Emissions), che integra i test di laboratorio misurando gli inquinanti direttamente su strada tramite sistemi PEMS; RDE non annulla il WLTP, ma ne completa le rilevazioni, garantendo che limiti e omologazioni tengano conto delle condizioni d'uso reali.

Fattori che Influenzano le Emissioni di CO₂ dei Veicoli

Le condizioni ambientali (temperatura, vento e uso dell'aria condizionata), il carico trasportato, la pressione di gonfiaggio degli pneumatici, l'usura dei componenti e la taratura del veicolo influiscono sulle emissioni di CO₂. Studi sperimentali mostrano, infatti, come cambiamenti fisiologici del percorso o del comportamento del conducente possano variare consumi ed emissioni in modo significativo rispetto ai valori di omologazione.

L'Approccio di Iglom alla Sostenibilità

In uno scenario in continua evoluzione, Iglom segue con attenzione le dinamiche normative e tecnologiche del settore. Pur operando su specifiche fornite dal Cliente, l'azienda contribuisce in maniera attiva alla qualità e alla sostenibilità dei processi attraverso:

  • Controlli qualità rigorosi: per garantire la conformità ai parametri richiesti.
  • Aggiornamento costante dei processi interni: per mantenere elevati standard di sicurezza, efficienza e tracciabilità.
  • Collaborazione con i partner industriali: per contribuire alla costruzione di una filiera più pulita, affidabile e orientata al futuro.
  • Monitoraggio continuo delle normative: per supportare una gestione responsabile e pronta ad affrontare i cambiamenti.

Questo impegno dimostra come anche le aziende che operano su specifiche del cliente possano giocare un ruolo attivo nella promozione di pratiche sostenibili e nella riduzione dell'impronta di carbonio complessiva della filiera.

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