Mercato San Severino: Tra Storia, Cultura e Patrimonio Industriale

Mercato San Severino, un comune della provincia di Salerno, racchiude in sé una storia millenaria che si snoda attraverso i secoli, testimoniata da imponenti strutture fortificate e da un ricco tessuto culturale che continua a evolversi. Questo articolo esplorerà le diverse sfaccettature di Mercato San Severino, dal suo passato longobardo e normanno al suo ruolo nel contesto campano, fino alle iniziative culturali contemporanee e alla valorizzazione del suo patrimonio industriale.

Mappa della Campania con Mercato San Severino evidenziato

Il Castello di Mercato San Severino: Un Simbolo di Potere e Storia

Il castello di Mercato San Severino, secondo castello italiano per estensione, rappresenta il fulcro storico e identitario della città. Fondato dopo il 1067 da Turgisio Sanseverino, un cavaliere normanno che ricevette in feudo Rota (l'antico nome della città) dal duca Roberto il Guiscardo, il castello ha subito profonde trasformazioni nel corso dei secoli, con un'influenza particolarmente marcata del periodo angioino.

L'insediamento fortificato è caratterizzato da tre cinte murarie distinte. Il nucleo più antico comprende il palatium e la cosiddetta "piazza d'armi", insieme ad altri ambienti. Questo primo nucleo risale alla fase normanna e presenta un donjon di forma quadrangolare, che era l'edificio in cui risiedeva la famiglia. Nelle vicinanze si trovavano la chiesa detta Santa Maria de castro e diversi ambienti domestici della corte. Più a nord era situata la "Piazza d'Armi", uno spazio definito da una cinta di forma trapezoidale, munita di una postierla e una torre angolare. All'interno di questa cinta sono presenti torrette interne più basse delle mura, riferibili forse al XII secolo, sulle quali si è ipotizzato potessero alloggiare macchine da guerra. Quest'area era, con molta probabilità, adibita alle manovre militari. Tra il palazzo e la piazza d'armi, durante gli scavi archeologici del 2003-2005, sono state rinvenute tracce di un'officina metallurgica, con reperti come un paio di forbici e un martello da cesellatore, databili tra il XIII e il XIV secolo.

La seconda cinta muraria si estende più a sud della prima e racchiude le tracce di un abitato. Nel punto più a sud-est, questa cinta termina con una porta difesa da due semitorri, generalmente attribuite al periodo normanno. A ridosso della torre più a sud, si trovano i resti di un'aula unica triabsidata, forse identificabile con la chiesa di San Nicola de castro.

La terza cinta è la più bassa in quota e si estende verso est con un impianto detto a sperone, il cui vertice è una torre a rondella con tre cannoniere, tipiche della fine del periodo angioino. Il muro sud della cinta presenta sette torri spezza-tratta, progettate per sfruttare il tiro di fiancheggiamento.

L'estensione originaria del sito era di circa 350 per 450 metri, per una superficie totale di 157.500 metri quadrati, corrispondenti a ben tre campi da calcio. Dopo essere stato di proprietà dei Sanseverino, il castello fu abbandonato a seguito della partecipazione di uno degli esponenti della famiglia alla congiura dei Baroni contro Ferrante, che confiscò il castello ai proprietari, restituendolo solo anni dopo, quando ormai aveva perso quasi tutte le connotazioni militari.

Il castello conserva ancora in parte la cappella e la chiesa. San Tommaso d'Aquino stesso si recò in questo castello per far visita alla sorella Teodora, sposata con un Sanseverino, alloggiando presso il convento Domenicano. All'interno del castello sono state ritrovate monete, ceramiche, cuspidi di freccia e molto altro. Dal 2018, alcuni di questi reperti sono fruibili presso il MIMU (Ministruttura Museale del Castello di Mercato San Severino).

Ricostruzione grafica del Castello di Mercato San Severino in epoca medievale

Il Territorio dei Sanseverino e l'Organizzazione Militare

Il territorio pertinente a San Severino includeva diversi casali e fortificazioni minori, che si inserivano in una fitta rete di castelli strategicamente costruiti in modo da essere visibili tra loro (COROLLA 2008, pp. 33-142). Questa organizzazione militare, insediativa ed economica del territorio era fondamentale per il controllo e la difesa dell'area.

La terra dei Sanseverino, come descritto in "La terra dei Sanseverino: i castelli e l'organizzazione militare, insediativa ed economica del territorio" di Angela Corolla (COROLLA 2008), evidenzia l'importanza del castello di Mercato San Severino come cardine della più solida struttura feudale del regno di Napoli, dalla metà del secolo XI fino all'inizio dell'Età moderna.

Mercato San Severino nel Contesto Medievale e le Vie di Comunicazione

Con la divisio Ducatus del 949, il gastaldato di Rota fu assegnato al principato longobardo di Salerno. Dell'antica Rota oggi rimane soltanto il toponimo nel luogo in cui si scorgono i ruderi della plebs di S. Maria, detta appunto a Rota, nell'odierno comune di Mercato San Severino, nel tratto terminale della pianura vesuviana, verso Sud-Est. Secondo una tradizione storiografica incerta, Rota fu distrutta negli anni intorno al 640, durante la conquista di Salerno da parte dei Longobardi beneventani, per aver i suoi abitanti opposto resistenza alle schiere beneventane. È a partire da quegli anni che, molto probabilmente, cominciò a svilupparsi sulla vicina collina del Palco il castello, che con la famiglia normanna dei Sanseverino raggiunse quasi la massima estensione e sul piano politico divenne sede della più potente famiglia dell'Italia meridionale (Peduto 2008).

Il tragitto che univa Salerno alla capitale attraverso la valle di Cava era ritenuto preferibile rispetto alla via di San Severino, considerata "prolixa (…) atque diffusa", come si legge nell'istanza presentata al re dei mercanti che nel 1280 ne chiedevano il ripristino (RCA, XXIV, pp. 51-52). Questa osservazione sottolinea l'importanza delle vie di comunicazione e la percezione della loro efficienza nel Medioevo.

Salerno_Luci d'artista e Laboratori d'arte e monumenti salernitani in età longobarda e normanna.wmv

Salerno nel XII Secolo: Contesto Istituzionale, Sociale e Culturale

Le ricerche archeologiche condotte nel centro antico di Salerno, confluite nel volume "Salerno. Una sede ducale della Langobardia Meridionale", a cura di Paolo Peduto, Rosa Fiorillo e Angela Corolla, hanno permesso di recuperare notevoli resti del palazzo di Arechi II, uno tra i rari esempi di edificio civile di VIII secolo in Europa. Questa area riveste particolare importanza come testimonianza della consapevolezza culturale dei Longobardi del Sud, ma anche come sito urbano che documenta il passaggio dall'età classica all'alto medioevo.

L'insula arechiana, infatti, racchiude fasi che vanno dall'epoca romana fino a quella moderna. Il complesso longobardo sorse sulle strutture termali di età flavia, che in precedenza erano state trasformate in luogo di culto paleocristiano. In esse si conservano sepolture eminenti, come quella del vir spectabilis Socrates, assieme alle epigrafi che attestano la presenza in città di personaggi di diverse estrazioni culturali. Al di sopra delle fabbriche romane fu innalzato il palazzo del principe con la sua cappella, preceduta da un loggiato. Questi studi contribuiscono a delineare un quadro più completo della Salerno medievale e della sua influenza sul territorio circostante, inclusa Mercato San Severino (DELOGU, PEDUTO 2004).

Il Patrimonio Industriale: Lo Scalo Merci della Stazione Ferroviaria

Mercato San Severino non è solo un crocevia di storia medievale, ma conserva anche un significativo patrimonio di archeologia industriale, rappresentato dallo scalo merci della stazione ferroviaria. Inaugurata il 17 febbraio 1861 come prolungamento della linea Cancello-Codola, la stazione vide il prolungamento della linea fino ad Avellino nel 1879 e, infine, l'inaugurazione della linea per Salerno (Regio decreto 29 luglio 1879, n. 5002) il 14 gennaio 1902, denominata "Ferrovia dell’Irno". Nello stesso anno fu inaugurato anche lo scalo merci, un tempo al servizio soprattutto delle industrie e dei produttori agricoli dell’Alta Valle del Sarno e dell’Alta Valle dell’Irno.

Questa parte della Campania è, infatti, caratterizzata da territori ad alta vocazione agricola, che storicamente ricadono nelle aree territoriali di produzione e trasformazione del pomodoro ottenuto dall’ecotipo "San Marzano" o da linee migliorate, che si avvale della protezione, a livello nazionale, della Denominazione di Origine Protetta (DOP) "Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino" (accordata con decreto 6 agosto 2004). Lo scalo merci ha quindi svolto un ruolo cruciale nell'economia agricola locale.

Foto storica della stazione ferroviaria di Mercato San Severino

Elementi di Pregio e Interesse Culturale dello Scalo Merci

Lo scalo merci presenta elementi di pregio architettonico e storico-documentale. Il piano caricatore, con la sua grande tettoia dalle capriate in legno e la pavimentazione realizzata con lastre di pietra squadrate, ha un valore architettonico espressivo dell’opera in sé. A questo si aggiungono il magazzino retrostante e il piazzale.

I beni costituenti lo scalo merci (piano caricatore, magazzino e piazzale) sono sottoposti ope legis al regime di tutela della Parte Seconda del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, ai sensi dell’art. 10, co. 4, lett. g), in quanto qualificati come beni culturali.

L'interesse pubblico del bene è ulteriormente rafforzato dalla sua posizione, a pochi passi dal centro storico, in un’area di altissimo pregio culturale. Sulla piazza Francesco Martinez Y Cabrera (la piazza antistante la stazione ferroviaria) si trova uno dei più prestigiosi e significativi edifici della Provincia di Salerno: "Villa Risi-Colasanto". Questa elegante dimora storica, con l’ampio giardino, risale ai primi anni del ‘900 e rappresenta un raro esempio di stile Liberty nella zona. La villa, oltre ad essere inserita nel "Centro Storico", è sottoposta a vincolo di "interesse culturale dichiarato" (con decreti del 4 agosto 1989 e del 13 dicembre 1989). La piazza Martinez Y Cabrera è anch'essa sottoposta ope legis al regime di tutela della Parte Seconda del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, ai sensi dell’art. 10, co. 4, lett. g), in quanto qualificata come bene culturale.

Il violento terremoto del 1980 danneggiò gravemente la stazione, rendendo necessaria la ricostruzione di gran parte della struttura. Restò indenne dalla distruzione lo scalo merci: il piano caricatore con la tettoia e la pavimentazione realizzata con lastre di pietra squadrate; il magazzino retrostante; il piazzale per l’accosto, la manovra e la sosta dei veicoli; i binari di manovra.

Proposte di Riutilizzo e Valorizzazione

La conservazione, salvaguardia e valorizzazione dell’importante patrimonio culturale industriale, costituito dallo scalo merci della stazione ferroviaria, è un dovere delle istituzioni preposte. Si ritiene urgente un attento restauro conservativo della tettoia e del piano caricatore, nonché degli altri elementi che compongono l’infrastruttura ferroviaria. L’eliminazione dell’asfalto e dei veicoli dalle aree scoperte (piazzale), le renderebbe, peraltro, coerenti con le peculiarità storico-architettoniche del sito e ne valorizzerebbe l’interesse culturale.

Per un ritorno all’uso pubblico e collettivo dello scalo merci, è stata proposta la realizzazione di un AUDITORIUM a servizio della Città, come già realizzato, ad esempio, a Montesilvano. L’Auditorium rappresenterebbe un importante intervento urbanistico e culturale, un luogo di partecipazione, di socialità e di costruzione di cittadinanza. Uno spazio polivalente, per mostre, installazioni e performance di vario genere, che coniugherebbe qualità e spettacolo, cultura e divertimento.

L’Amministrazione Comunale di Mercato San Severino, il 19 marzo, ha deliberato di stipulare un accordo di concessione in comodato d’uso gratuito tra il Comune e Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. dell’area scoperta identificata catastalmente al foglio 13 particelle nn. 2233 (in parte) - 1658 (in parte), ubicata alla Ferrovia del Capoluogo e dell’estensione di circa mq 760,00, con l'obiettivo di migliorare la viabilità e la sosta nel centro cittadino (Deliberazione di Giunta Comunale n. 74 del 19 marzo 2024).

Infografica con i dettagli dello scalo merci e le proposte di riutilizzo

Iniziative Culturali e Innovazione: Il Museo della Tombola Napoletana

A Mercato San Severino, la cultura si manifesta anche attraverso iniziative innovative e uniche nel loro genere. Nasce infatti il primo Museo al mondo dedicato alla Tombola Napoletana. La Tombola napoletana, simbolo intramontabile della cultura partenopea, diventa in questo progetto non solo oggetto di esposizione, ma linguaggio narrativo e materia artistica. Attraverso ceramica, pittura, scultura e fotografia, i numeri della tombola si trasformano in racconti di vita, ironia e identità collettiva.

Il Museo sarà uno spazio dinamico e partecipato, aperto a laboratori, esperienze didattiche e percorsi creativi per tutte le età, configurandosi come un vero centro di educazione estetica e sociale. Nel corso di oltre dieci anni di lavoro, l’Associazione Thule ha promosso il concorso "La Tombola Napoletana in Arte", un viaggio itinerante che ha toccato diversi comuni della Campania, raccogliendo opere straordinarie premiate da commissioni di esperti e molte altre generosamente donate dagli stessi artisti. Il museo, grazie a questo percorso, custodisce una collezione unica nel suo genere. Questa iniziativa dimostra la capacità di Mercato San Severino di unire tradizione e innovazione, promuovendo la cultura e l'identità locale in modo creativo.

Immagine di opere d'arte ispirate alla Tombola Napoletana

Personalità e Contributi al Territorio

Il panorama culturale e storico di Mercato San Severino è arricchito dai contributi di diverse personalità. Tra queste, Ersilia Gillio, giornalista professionista e laureata in Giurisprudenza, ha iniziato la sua avventura nel mondo del giornalismo nel 1991 ed è entrata a far parte della famiglia di Radio Alfa nel 1998. È autrice di diversi studi sul territorio salernitano e di un romanzo sul bullismo. La sua attività sottolinea l'importanza del giornalismo locale e della ricerca sul territorio nel documentare e promuovere la conoscenza delle realtà locali.

I numerosi riferimenti bibliografici citati, tra cui opere di Paolo Peduto, Angela Corolla, Sandra Lo Pilato, Alfredo Maria Santoro e molti altri, attestano la ricchezza degli studi condotti su Mercato San Severino e sul suo contesto storico-archeologico. Queste pubblicazioni, come "Mercato San Severino nel Medioevo, il castello ed il suo territorio" a cura di Paolo Peduto, sono fondamentali per la comprensione delle dinamiche che hanno plasmato il territorio nel corso dei secoli, dall'evoluzione degli insediamenti fortificati alle trasformazioni economiche e sociali.

Salerno_Luci d'artista e Laboratori d'arte e monumenti salernitani in età longobarda e normanna.wmv

Gli studi di Angela Corolla, come "La terra dei Sanseverino: i castelli e l’organizzazione militare, insediativa ed economica del territorio", approfondiscono l'organizzazione del potere e della difesa in epoca medievale, mentre le indagini di Paolo Peduto e Angela Corolla, "PRIME INDAGINI DI SCAVO NEL CASTELLO DI MERCATO S. SEVERINO (SALERNO)", e di Sandra Lo Pilato e Angela Corolla, "Il castello di Mercato S. Severino: campagne di scavo 2003-2005", offrono una base archeologica solida per la comprensione delle strutture e della vita all'interno del castello. Questi contributi sono essenziali per la ricostruzione di un quadro storico dettagliato e credibile.

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