Impatto dei Costi Energetici Europei sul Settore Automobilistico Italiano: Una Transizione Critica

Il settore automobilistico europeo, e in particolare quello italiano, si trova ad affrontare una fase di profonda trasformazione, spinta dalla transizione verso la mobilità elettrica e condizionata da un panorama energetico in continua evoluzione. L'incertezza geopolitica e l'aumento dei costi dell'energia stanno mettendo a dura prova un'industria già caratterizzata da volumi di mercato stagnanti e da una forte concorrenza globale. Questo contesto rende cruciale l'implementazione di politiche industriali e misure di stimolo economico mirate per garantire la sostenibilità e la competitività del comparto.

Mappa dell'Europa con evidenziate le aree di maggior consumo energetico

Il Contesto Europeo: Obiettivi di Decarbonizzazione e Dipendenza Energetica

L'Unione Europea ha stabilito obiettivi ambiziosi per la decarbonizzazione e il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, con una scadenza intermedia fissata al 2030 per una riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990, nell'ambito del piano "Pronti per il 55". Nel settore dei trasporti, ciò si traduce nella necessità di ridurre del 90% le emissioni entro il 2050. La produzione e l'utilizzo di energia rappresentano oltre il 75% delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE, rendendo la decarbonizzazione del sistema energetico un elemento fondamentale per il conseguimento di questi obiettivi.

Nel 2021, il consumo totale di energia nell'UE è stato stimato a 39.351 petajoule, un aumento del 6,9% rispetto al 2020. I trasporti hanno registrato un consumo di energia pari a 11.506 petajoule nello stesso anno. Il trasporto stradale italiano, in particolare, impiega l'88,6% del totale. Tuttavia, i principali Paesi produttori, come Francia, Germania e Italia, sono importatori di fonti energetiche, sia raffinate che non. Questa dipendenza dall'estero, evidenziata dalla crisi ucraina, ha avuto un impatto significativo sui prezzi dei combustibili fossili, in particolare del gas, e di conseguenza sulle bollette dell'energia elettrica dei cittadini europei. Il principio dell'ordine di merito, che lega il prezzo dell'energia elettrica a quello del gas naturale, ha amplificato questo effetto, portando a prezzi elevati anche per l'energia prodotta da fonti meno costose.

Per affrontare questa situazione, gli Stati Membri hanno risposto con politiche di sostegno e tagli in bolletta, investendo ingenti somme di fondi pubblici, spesso a supporto di consumi fossili. Si prospetta, tuttavia, una futura affrancamento dalle fonti di origine fossile in favore di alternative ecosostenibili e rinnovabili, che potrebbero mettere al sicuro l'Europa da crisi energetiche simili.

Auto, la prova del nove del Green Deal - Eurofocus podcast, Adnkronos

L'Industria Automobilistica Italiana di Fronte alla Transizione Elettrica

L'industria dell'auto italiana sta affrontando un calo prolungato della produzione di veicoli, attestandosi a circa 310.000 unità nel 2024, un decremento dell'85% rispetto al picco di 2 milioni di veicoli prodotti nel 1989. Questo declino ha radici lontane e precede l'avvento dell'auto elettrica, la quale, al contrario, rappresenta la frontiera verso cui si muove l'industria globale.

Uno studio commissionato dal think tank Ecco e da Transport and Environment (T&E) a economisti della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e del Centro Ricerche Enrico Fermi di Roma ha esplorato i possibili impatti economici, industriali e sociali del declino della produzione nazionale di auto in assenza di politiche industriali e misure di stimolo economico mirate alla transizione alla mobilità elettrica. Senza tali interventi, entro il 2030, il valore della produzione del comparto potrebbe registrare un calo del 56-58%. Il costo dell’inazione è stimato tra i 7,24 e i 7,49 miliardi di dollari di riduzione del valore della produzione e tra i 66.000 e i 94.000 posti di lavoro persi.

Scenari di Impatto e Costi dell'Inazione

Lo studio ha elaborato tre scenari per analizzare gli impatti dell'inazione:

  • Scenario "Low Intervention": Si ipotizza che il 65% dei lavoratori in esubero venga reimpiegato in altri settori, il 35% acceda alla cassa integrazione e il 5% rimanga disoccupato. Al 2030, si registra una perdita di valore della produzione di 7,24 miliardi di dollari e di consumo di automobili di 4,42 miliardi di dollari (-56% rispetto al 2020). I lavoratori persi sono 66.400, di cui 24.600 direttamente impiegati nel settore dell'auto (-65% rispetto al 2020) e 41.800 nel resto della filiera (-54%).

  • Scenario "High Intervention": Si prevede che altri settori riescano ad assorbire solo in minima parte (15%) i lavoratori lasciati a casa dal settore auto. Il calo di produzione e consumo è pari al 58% rispetto al 2020, con una perdita in valore rispettivamente di 7,49 miliardi e 4,66 miliardi di dollari. Si perdono 94.000 posti di lavoro, di cui quasi 30.000 impiegati diretti in meno, una riduzione del 77,6% rispetto al 2020, che "rischiano di segnare un punto di non ritorno per la capacità produttiva".

  • Scenario "Medium Intervention": Il 45% dei lavoratori esce dal settore e viene assorbito altrove, il 5% resta disoccupato e la cassa integrazione copre il restante 50%. La perdita di produzione e consumo è molto simile a quella degli altri scenari, ma i valori di occupazione e costi per lo Stato si avvicinano di più al primo. I lavoratori persi sono 75.600, di cui 26.400 diretti (il 70% in meno rispetto al 2020).

La perdita di valore aggiunto è simile in tutti e tre gli scenari, con valori compresi tra 5,16 e 5,3 miliardi di dollari. Il costo dell'inazione per la cassa integrazione potrebbe raggiungere i 2 miliardi di dollari in 10 anni, un dato significativo se si considera che nel 2022 la spesa totale in misure di welfare per l'assistenza ai disoccupati, non limitata al settore automotive, è stata di un miliardo di euro.

Grafico a barre che mostra la perdita di posti di lavoro nei tre scenari

Le Sfide e le Opportunità della Transizione Elettrica

La transizione verso l'elettrico presenta una serie di sfide e opportunità che devono essere gestite con attenzione per evitare un ulteriore deterioramento del settore automobilistico italiano.

Domanda di Auto Elettriche e Infrastrutture di Ricarica

Nel 2024, le vendite di auto elettriche a batteria in Italia sono state ferme al 4% delle nuove immatricolazioni, ben lontane dai valori a due cifre degli altri principali mercati europei. Nel 2023, sono stati prodotti 78.000 veicoli elettrici (il 14% del totale), valore quasi dimezzato nel 2024 (45.000 unità prodotte, su un totale di circa 310.000 autovetture).

Nonostante questi numeri, l'interesse verso l'elettrico è in crescita. Le richieste di auto usate elettriche hanno segnato un incremento del 41% a marzo rispetto al mese precedente, mentre le ricerche di vetture diesel hanno subito una flessione del 3%. La contrazione dei listini delle auto elettriche usate (-3,3% su base annua, con una media di circa 27.780 euro) e la necessità di abbattere i costi di gestione stanno accelerando la transizione. Oltre un quarto degli automobilisti italiani (26%) si dichiara pronto a passare all'elettrico qualora i prezzi dei combustibili fossili dovessero continuare a salire. Gli incentivi finanziari (40%) e il prezzo di listino (37%), insieme ai progressi tecnologici e ai ridotti costi di manutenzione (36%), sono i principali fattori che guidano la decisione d'acquisto.

Un aspetto cruciale per l'adozione dell'elettrico è lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica. A dicembre 2022, i punti di ricarica pubblici totali in Europa erano 475.122, con Olanda, Germania e Francia che detengono circa il 60% delle colonnine pubbliche. L'Italia, con 56 colonnine ogni 100.000 abitanti, si attesta su livelli più bassi rispetto alla media europea (106). Per ciò che concerne la velocità di ricarica, in Italia circa il 75% delle colonnine pubbliche è di tipo "quick" (fino a 22 kW a corrente alternata), mentre solo il 15% è di tipo "fast" o "ultra fast" (a corrente continua, che permette ricariche in 20-30 minuti). Le colonnine domestiche, o wallbox, spesso richiedono l'adattamento del sistema elettrico casalingo/condominiale, con costi che partono dai 700 euro e arrivano fino a 1700, a seconda del tipo di veicolo. Incentivi statali per l'acquisto delle wallbox sono presenti, come nel caso italiano.

Costi dei Veicoli Elettrici e Sviluppo Tecnologico

Attualmente, i prezzi delle auto elettriche sono ancora più elevati rispetto a quelli dei veicoli a combustione omologhi, con una differenza di circa 10.000 euro tra un modello ibrido e la sua versione elettrica. Tuttavia, si stima una discesa dei prezzi sia per ragioni di mercato, sia per l'ottimizzazione industriale. Marchi come Renault e Citroen hanno annunciato la produzione di utilitarie 100% elettriche a costi paragonabili a quelli delle loro versioni endotermiche.

Uno studio della società di consulenza Gartner prevede una diminuzione dei prezzi delle autovetture elettriche entro il 2027, grazie all'abbattimento dei costi di produzione tramite tecnologie innovative, in particolare la diminuzione dei costi delle batterie. Tuttavia, Gartner avverte che ciò penalizzerà la riparabilità, rendendo più conveniente rottamare un veicolo elettrico in caso di incidenti gravi, con un aumento del 30% dei costi medi di riparazione di carrozzeria e batterie entro il 2027. Questo potrebbe avere ricadute sulle compagnie assicurative, con premi più alti o un più frequente rifiuto di assicurare determinati veicoli, sollevando preoccupazioni sulle strategie industriali delle case automobilistiche se non verranno imposti standard qualitativi.

Diagramma che confronta il costo per km di auto elettriche e a combustione

Fabbisogno Energetico e Indipendenza

L'elettrificazione del settore trasporti, in particolare quello automobilistico, rappresenta la scelta a minor impatto climatico, ma solleva interrogativi sul fabbisogno energetico. Per alimentare un parco auto totalmente elettrificato in Italia (circa 40 milioni di veicoli) sarebbero necessari circa 112 TWh/anno, equivalenti alla produzione di 15 centrali nucleari da mille MWe ciascuna. L'Italia, non disponendo di energia nucleare e dovendo abbandonare il gas come fonte fossile, dovrebbe puntare sulle centrali eoliche e solari.

Uno studio di Elettricità Futura evidenzia che nel 2022 il 65% dell'energia elettrica italiana proveniva da fonti non rinnovabili, di cui il 95% importate. Le fonti rinnovabili sono la soluzione migliore per il contesto italiano, essendo l'energia che ne deriva più economica ed ecosostenibile, oltre a garantire una maggiore indipendenza energetica. Si stima che saranno necessari 360 TWh di elettricità nel 2030 per sostenere la transizione, ovvero 85 GW in più rispetto al 2022, con l'84% delle fonti utilizzate che dovrà derivare da rinnovabili nazionali. Ciò richiederà investimenti per 320 miliardi di euro, a fronte di 360 miliardi di benefici economici, una riduzione di 270 milioni di tonnellate di anidride carbonica e 540.000 nuovi posti di lavoro nel settore.

Interventi Politici e Proposte

Per affrontare le sfide della transizione, sono necessari interventi e leve fiscali mirate. Ecco e T&E sottolineano la possibilità di "sperimentare il social leasing e di accelerare l'elettrificazione delle flotte aziendali", utilizzando meccanismi come l'"Ecoscore" per premiare i veicoli puliti. "Incentivare la domanda e stimolare investimenti nell'innovazione di prodotto e di processo per produzioni di veicoli elettrici e componenti made in Italy deve diventare una priorità nazionale".

Per colmare il diverso costo dell'energia con altri Paesi, la raccomandazione è quella di integrare misure emergenziali con una strategia di disaccoppiamento tra i prezzi di gas e rinnovabili. L'industria sta facendo del suo meglio per riqualificare i propri dipendenti, ma non può farlo da sola. In tutta l'UE, inoltre, devono essere garantite pari condizioni e le norme sul mercato unico e sugli aiuti di Stato non devono creare concorrenza sleale tra siti di produzione nei diversi Stati membri. Le Associazioni europee di categoria hanno dichiarato: "Tutti i vettori energetici hanno un ruolo da svolgere. Abbiamo bisogno di un'azione forte e coordinata a livello dell'UE che sostenga sia il settore che i consumatori".

Un piano robusto si concentra su come rendere le celle e i componenti delle batterie per veicoli elettrici prodotti nell'UE competitivi in termini di costi nel breve periodo. Sono previste diverse misure, come un pacchetto completo "Battery Booster" che miri a supportare la produzione di celle e componenti tramite finanziamenti diretti e criteri non basati sul prezzo. Le attività dell'Alleanza e la tecnologia delle batterie di nuova generazione saranno supportate da investimenti congiunti pubblici e privati nell'ambito del progetto Horizon Europe.

Inoltre, l'Alternative Fuels Infrastructure Facility (AFIF) ha stanziato circa 2,2 miliardi di euro per lo sviluppo di infrastrutture per combustibili alternativi, tra cui infrastrutture di ricarica, dal 2022 al 2025. Per quanto riguarda la gestione dei materiali, l'esportazione di massa nera verso Paesi non OCSE è automaticamente vietata ai sensi della Convenzione di Basilea, che proibisce l'esportazione di rifiuti pericolosi verso questi Paesi, un aspetto cruciale anche per il riciclo delle batterie. In merito alla "povertà nei trasporti", è attesa una Raccomandazione europea la cui adozione è prevista per il primo trimestre del 2025.

Infografica sui benefici economici e ambientali degli investimenti in rinnovabili

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