Cuffie per ADI: Un Viaggio nel Mondo dell'Ascolto Innovativo

Cuffie a conduzione ossea in uso

Il mondo dell'ascolto è in continua evoluzione, e le cuffie per ADI (Assistenza Dispositivi per l'Udito) rappresentano una frontiera significativa in questa progressione. Spesso, quando si parla di cuffie, si pensa ai modelli tradizionali che coprono o si inseriscono nell'orecchio, isolandoci dal mondo esterno. Tuttavia, esistono tecnologie innovative che permettono un ascolto di qualità mantenendo al contempo la consapevolezza dell'ambiente circostante, e persino migliorando le capacità cognitive. Tra queste, le cuffie a conduzione ossea si distinguono per il loro funzionamento unico e i molteplici benefici che offrono.

La Conduzione Ossea: Come Funziona e Perché è Rivoluzionaria

Le cuffie a conduzione ossea, o auricolari a conduzione ossea, sono un tipo di cuffie relativamente nuovo sul mercato che utilizzano un principio fisico affascinante: la conduzione ossea. Invece di trasmettere il suono attraverso l'aria nel canale uditivo esterno, queste cuffie sfruttano la capacità naturale delle ossa craniche di condurre le vibrazioni sonore.

Concretamente, le cuffie a conduzione ossea non coprono completamente le orecchie. Al contrario, sono dotate di un archetto che si posiziona dietro la testa e due padiglioni auricolari che si appoggiano vicino alle tempie. Questi padiglioni trasformano i segnali audio in vibrazioni sonore che vengono trasmesse direttamente alla pelle vicino alle tempie, dove le ossa del cranio possono rilevare le vibrazioni e trasferirle all'orecchio interno, bypassando così il timpano. Questo permette di ascoltare i suoni mantenendo le orecchie libere, offrendo un'esperienza d'ascolto chiara e nitida senza occludere il canale uditivo.

Questa tecnologia è particolarmente utile per chi desidera mantenere la percezione dei suoni ambientali, ideale per chi corre o pratica sport all’aperto in sicurezza. Immagina di poter ascoltare la tua voce amplificata in maniera incredibilmente naturale senza perdere consapevolezza dell’ambiente che ti circonda. Le cuffie a conduzione ossea offrono esattamente questa esperienza, trasmettendo il suono direttamente attraverso le ossa del cranio.

Vantaggi delle Cuffie a Conduzione Ossea

Le cuffie a conduzione ossea presentano numerosi vantaggi che le rendono una scelta interessante per diverse categorie di utenti.

1. Consapevolezza Ambientale e Sicurezza: Uno dei principali vantaggi delle cuffie a conduzione ossea è che consentono di ascoltare la musica senza isolarsi completamente dal mondo esterno. Questa caratteristica è fondamentale per le attività all'aperto, come la corsa o il ciclismo, dove è vitale rimanere consapevoli dei suoni del traffico o di altri pericoli. Gli utenti possono percepire l'audio come proveniente da una fonte esterna, permettendo loro di godere della propria musica o podcast mantenendo un legame con l'ambiente circostante.

2. Comfort a Lungo Termine: Poiché non ostruiscono il canale uditivo, le cuffie a conduzione ossea possono essere indossate per lunghi periodi senza causare disagio. Questo le rende ideali per chi lavora o studia in ambienti dove è importante rimanere consapevoli dei suoni circostanti, o semplicemente per chi trova scomode le cuffie tradizionali in-ear o over-ear. Il loro design attraente e moderno contribuisce anche a un'esperienza d'uso piacevole.

3. Adatte per Persone con Problemi di Udito: Le cuffie a conduzione ossea possono essere un'opzione adatta per le persone con problemi di udito, in particolare se il problema riguarda l’orecchio esterno o medio. Permettono di sentire i suoni bypassando il timpano danneggiato, trasmettendo il suono direttamente all'orecchio interno tramite vibrazioni. Chi ha una perdita uditiva conduttiva può percepire suoni con maggiore chiarezza, senza ostruire l’orecchio. Sono ideali anche per chi porta apparecchi acustici retroauricolari o per chi ha frequenti infezioni. Per valutare se sono adatte al proprio caso, è sempre consigliato consultare uno specialista dell’udito, come quelli presenti nei centri Amplifon, che possono effettuare un test gratuito dell'udito e fornire indicazioni affidabili. Gli auricolari per sordi sono dispositivi progettati per migliorare l’ascolto in situazioni quotidiane, come conversazioni, telefonate o visione della TV, offrendo funzioni specifiche per l’amplificazione del suono e la riduzione del rumore di fondo.

4. Stimolazione Cognitiva e Miglioramento della Memoria: Oltre alla loro grande utilità in situazioni in cui è necessario rimanere consapevoli dell’ambiente circostante, queste cuffie sono progettate per migliorare le capacità cognitive, inclusa la memoria e la concentrazione, attraverso la stimolazione cerebrale. Un metodo utilizzato anche in campo medico per supportare persone con problemi di udito. Le cuffie a conduzione ossea Forbrain, ad esempio, utilizzano il potere della voce umana per programmare la propria mente e allenare il proprio cervello. Attraverso la tecnica della memoria attiva, queste cuffie aiutano a recuperare accuratamente le informazioni dopo una sessione di studio o a essere più sicuri nella preparazione di una presentazione o una riunione. La conduzione diretta stimola il cervello e si traduce in uno stato di vigilanza corticale, mantenendo il cervello in uno stato di allerta e concentrazione che si rafforzerà nel tempo.

Come Indossare le Cuffie a Conduzione Ossea

Indossare le cuffie a conduzione ossea è semplice: devono essere posizionate sugli zigomi, appena davanti alle orecchie. Questo posizionamento consente alle vibrazioni di viaggiare attraverso le ossa del cranio fino all’orecchio interno, garantendo un’esperienza di ascolto confortevole e sicura. Poiché non ostruiscono il canale uditivo, le cuffie a conduzione ossea possono essere indossate per lunghi periodi senza causare disagio.

Le Cuffie Forbrain: Un Esempio di Eccellenza

Scegliere le cuffie a conduzione ossea dipende dalle proprie esigenze. Tra le migliori opzioni sul mercato, le cuffie Forbrain si distinguono per le loro tecnologie avanzate, come la conduzione ossea veloce e il filtro dinamico. Queste caratteristiche migliorano le frequenze della voce, rendendole ideali per attività che richiedono alta concentrazione e precisione, come lo studio e il lavoro. Le cuffie Forbrain sono progettate per un uso quotidiano, promuovendo una stimolazione sensoriale continua e mirata che può migliorare significativamente le performance cognitive.

Sound for Life, azienda fondata nel 2014 e proprietaria del metodo Tomatis®, oggi leader mondiale nel settore della stimolazione uditiva, è nata proprio per sviluppare e commercializzare prodotti di stimolazione cerebrale innovativi, facili da usare e convenienti proprio come le cuffie a conduzione ossea Forbrain. Le cuffie Forbrain migliorano la memoria usando la potenza della voce e il ciclo di feedback uditivo, permettendo di sviluppare una memoria forte che codifica nuove informazioni in modo rapido ed efficiente. Basta indossare le cuffie Forbrain e cominciare a parlare nel microfono integrato per ascoltare istantaneamente il suono della propria voce. Queste cuffie a conduzione ossea sono utilissime per sviluppare le capacità di apprendimento e per migliorare la fluidità di parola. Il processo di ascolto delle cuffie Forbrain sensibilmente e amplifica particolari frequenze sonore che sono critiche per la corretta costruzione del linguaggio, fornendo al sistema nervoso un solido allenamento sensoriale.

L'Impedenza e la Qualità del Suono Nelle Cuffie Tradizionali e Non

Grafico impedenza vs. volume

Quando si parla di cuffie, un fattore tecnico che spesso viene menzionato è l'impedenza, espressa in ohm. La resistenza, detta anche impedenza, influenza principalmente il volume. Una cuffia da diverse centinaia di ohm ha un suono più debole rispetto a una da 32 ohm. Sui dispositivi mobili, questo può diventare un problema perché l'amplificatore incorporato di uno smartphone non ha abbastanza potenza per far suonare le cuffie ad alta impedenza. Per poterle utilizzare anche su una sorgente debole, è necessario collegare un amplificatore per cuffie. Sebbene esistano amplificatori per cuffie leggeri e portatili, in genere sono scomodi e comportano costi aggiuntivi.

Ma le cuffie ad alta impedenza devono pur avere un vantaggio, altrimenti non ci sarebbe motivo di produrle. Il vantaggio sta nella riproduzione più precisa del suono, in teoria almeno. La membrana dell'altoparlante di una cuffia viene fatta vibrare da cavi in rame attorcigliati. Più fini sono i cavi, più veloce e precisa è la conversione del segnale elettrico nel suono. Tuttavia, i cavi fini comportano una maggiore resistenza: immagina un tubo dell'acqua stretto, che necessita una pressione maggiore per far passare la stessa quantità di acqua. Più leggera è la bobina mobile, più precisa è la conversione del suono e più alta è la resistenza.

Eppure, non tutte le cuffie con una determinata resistenza suonano allo stesso modo. Dipende tutto dal modello in questione e da come è costruito. Pertanto, non puoi determinare il volume di un paio di cuffie dal loro valore in ohm. La sensibilità delle cuffie, invece, è determinante in questo contesto. Si esprime in dB o, più correttamente, in decibel di livello di pressione acustica per millivolt (dB SPL/mV). Lo stesso principio vale anche per il suono: non puoi trarre conclusioni sulla qualità del suono, basandoti solo sull’impedenza, perché ci sono molti altri fattori che danno forma all'immagine sonora. L’impedenza è decisiva solo se paragoni due cuffie che per il resto hanno valori praticamente identici.

Ad esempio, prendendo le Beyerdynamic DT 770 Pro, disponibili con un’impedenza da 32, 80 e 250 ohm, si possono notare differenze. Esaminandole attentamente, le tre cuffie non sono del tutto identiche. Tutte e tre hanno cavi diversi e la versione da 32 ohm ha anche un rivestimento diverso sui cuscinetti. Ma vi è un’altra differenza importante: la versione da 80 ohm ha una bobina a sbalzo, mentre le altre ne hanno una normale. Secondo Beyerdynamic questo influisce sul suono: pare che la versione da 80 ohm abbia una brillantezza leggermente inferiore e bassi meno pronunciati.

La differenza di volume si nota immediatamente, ma è meno pronunciata rispetto ai valori in ohm. La versione da 250 ohm può essere usata con uno smartphone ma al massimo, mentre sul notebook l’alta resistenza non dà problemi. Il volume del modello da 80 ohm è piuttosto alto tramite smartphone se impostato al massimo, ma potrebbe risultare un po' troppo basso per le registrazioni molto silenziose. La versione da 32 ohm, d’altro canto, non lascia nulla a desiderare in termini di volume.La versione da 80 ohm delle DTP 770 Pro ha un suono leggermente diverso rispetto ai modelli da 32 e 250 ohm. Ma questo non ha nulla a che vedere con l’impedenza, bensì con la tipologia di bobina citata in precedenza. La versione da 80 ohm è un po' meno presente sugli acuti e suona meglio con le tonalità medie. L'enfasi è maggiore sui medi inferiori. I modelli da 32 e 250 ohm riproducono un suono molto simile. A volte gli acuti sono un po' più chiari a 250 ohm e i bassi percussivi risultano un po' più definiti e asciutti con un’impedenza più alta. Con il modello da 32 ohm, può verificarsi un rimbombo se il diaframma non fa a tempo a vibrare e fermarsi di nuovo abbastanza rapidamente.

In conclusione, l'impedenza ha un'influenza minima sul suono. Tra il Beyerdynamic DT 770 Pro da 32 ohm e lo stesso modello da 250 ohm, la differenza si nota a malapena. Il modello da 80 ohm ha un suono decisamente diverso, ma non è direttamente paragonabile agli altri perché è costruito in modo leggermente diverso. Questa differenza strutturale è più decisiva rispetto all'impedenza. In termini di volume, il modello da 32 ohm è il numero uno, come volevasi dimostrare. È l’unico che è in grado di fornire una spinta sufficiente su un dispositivo mobile. Ma al giorno d'oggi questo vantaggio non è più importante. La DT 770 Pro risale agli anni '80. Oggi esistono alternative migliori per gli smartphone: cuffie salvaspazio, senza cavo, ma con microfono integrato per telefonare e cancellazione attiva del rumore. La qualità del suono via Bluetooth è migliorata enormemente e molti smartphone non hanno più il jack per le cuffie.

Si raccomanda quindi di avere due set di cuffie: una piccola o pieghevole per gli spostamenti, con tutte le caratteristiche più sofisticate di oggi, e una cuffia della vecchia scuola come la DT 770 Pro da tenere in casa, nello studio musicale e in tutti i luoghi in cui desideri la massima qualità del suono e tutto il resto è secondario. In questi termini, non occorre scendere a compromessi con un modello da 32 ohm. Scegli piuttosto il modello a media o alta impedenza. Nel caso della DT 770 Pro, 250 ohm sono la scelta migliore se si desideri la massima chiarezza e brillantezza e 80 ohm se vuoi che il suono sia il più piacevole possibile.

Esperienze Sonore Immersive: Dalle Catacombe di Parigi alle Passeggiate Elettromagnetiche

Il concetto di "cuffia per ADI" può estendersi oltre il mero supporto uditivo, abbracciando anche esperienze sonore che arricchiscono la percezione dell'ambiente. Raramente si pensa ai materiali che sono serviti alla costruzione delle case nelle quali abitiamo, così come raramente ci si preoccupa di sapere da dove provengano le tonnellate di pietre, mattoni e cemento che ci circondano. Qui a Parigi ad esempio conoscevo le cave del parco delle Buttes de Chaumont, attive fino alla metà del XIX° secolo, per esserci andato diverse volte sia con mio figlio che con amici. La loro parte emersa almeno, già perché la maggior parte di queste cave sono sconosciute e inaccessibili ai più, quindi misteriose e spesso 'dimenticate'. Avevo sentito dire di lavori di consolidamento a Ménilmontant, dove ho abitato per alcuni anni, di cemento versato per settimane intere in buchi oscuri senza saper bene dove questo andasse a finire e se mai quel buco si sarebbe potuto veramente colmare. Ma quando si dice che Parigi è costruita per buona parte su una sorta di groviera, si pensa normalmente alla metropolitana, alle fogne o alle catacombe, raramente a qualche cosa di più prosaico come sono le cave di pietra.

Non sapevo invece che cave di ancor più grande dimensione esistono subito al di là del périphérique. Così a Malakoff, città non residenziale ma neppure popolare, subito fuori Parigi, verso sud. E probabilmente avrei continuato ad ignorare la loro esistenza se non fosse stato grazie alla giovane artista francese Capucine Vever. Durante l’apertura delle mostre si poteva prendere a prestito uno smartphone con la sua cuffia audio e iniziare la passeggiata guidati dalla mappa del territorio circostante che appariva sullo schermo dell'apparecchio con ben evidenziate le cavità sottostanti. Ma la passeggiata rimane libera, non c'è nessun percorso obbligato così si può deambulare tranquillamente per il quartiere. L'unica regola è data dalle macchie bianche segnalate dallo schermo e che materializzano le cavità sottostanti: fino a che si è al di fuori di quelle macchie lo smartphone rimane silenzioso e si odono quindi solo i suoni della città attutiti dal porto della cuffia, ma appena si entra nel perimetro di quelle aree lo smartphone comincia a funzionare e a trasmettere i suoni registrati. Detto altrimenti, se usciamo da sopra quei vuoti il suono registrato si interrompe, tornando così ad un ascolto del presente, ma il suono riparte, là dove s'era interrotto, appena torniamo sui vuoti, ritrovando così un ascolto ‘guidato’. Infatti la cuffia isola dai suoni esterni, separa un oggetto sonoro presente ma di cui ci si vuole sbarazzare (il traffico urbano in questo caso) da un altro oggetto sonoro fisicamente assente, reso possibile solo grazie alla geolocalizzazione dell'ascoltatore, e la cui origine è situata in un altro momento temporale. Del resto ogni ascolto in cuffia mette in atto questa separazione temporale tra un presente indesiderato e un passato fissato. Così, una volta sulle cave, il nostro cervello avrà tendenza a concentrarsi più sui suoni registrati, ma la cui origine è esterna al momento presente (attenzione comunque alle macchine attraversando!) che sui suoni originati dal e nel luogo in cui siamo. Concretamente abbiamo diverse aree, corrispondenti ad altrettante cave, e al di sopra di ognuna di queste le cuffie ci trasmettono un testo che descrive il territorio che vediamo davanti a noi, ci racconta la storia della cava, eventuali aneddoti o incidenti ad essa legati, il tutto ‘tenuto assieme’ da suoni dovuti a Valentin Ferré, artista sonoro e complice di Capucine Vever in numerose occasioni. Questi suoni che fanno da legame tra un testo e l'altro, sono suoni essenzialmente percussivi che fanno pensare a pietre che rotolano, e per i quali l'importante riverberazione aumenta ancora di più l'impressione che provengano da uno spazio vuoto, contribuendo così a creare un senso di vertigine come se 'vedessimo' al di sotto dei nostri piedi la voragine insospettata che sovrastiamo.

In un video presentato alla Maison des Arts de Malakoff, Marches parallèles, Capucine è all'esterno, sopra, filmata di schiena, mentre cerca di seguire i movimenti di Valentin Ferré che con un amico è sotto, nelle gallerie delle cave. Di questi improvvisati speleologi udiamo l'ansimare dovuto alla fatica, la descrizione che ci fanno dell'ambiente e i suoni di questo, il tutto filtrato e deformato dall'auricolare che guida Capucine all'esterno. Perché non vedere in questo video una sorta di mode d'emploi per queste passeggiate? Noi al posto di Capucine e l'audio di chi sta sotto al posto di ciò che lo smartphone trasmette.

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Se nelle passeggiate sonore di Capucine Vever ci si incammina per le strade della città, quelle di Pierre Redon si svolgono prevalentemente all'esterno delle città. Infatti ha concepito diverse Marches Sonores per parchi naturali, zone di montagna o attorno ad abbazie isolate. Tutte rispettano lo stesso protocollo. Richiedono un walkman, una cuffia audio o degli auricolari e l'acquisto del CD e della mappa della marcia. Anche in Pierre Redon suoni musicali fungono da legame tra i testi delle varie 'stazioni' d'ascolto, ma questi sono molto meno evocativi del luogo in cui si ascolta che non quelli di Valentin Ferré. I testi sono di persone che hanno vissuto o lavorato in quei luoghi e che spesso ci raccontano come il tempo e la modernità li hanno modificati secondo un intento ecologico ben evidente. Col passare del tempo il suo lavoro è evoluto dal documentario ecologico-sonoro sul territorio e attraverso il territorio verso un percorso iniziatico dichiaratamente sciamanico. Il fatto che le sue Marce Sonore esistano su CD, permettendo così anche un ascolto 'casalingo', testimoniano solamente il fatto che solo cinque o sei anni fa certe tecnologie semplicemente non esistevano. Nel suo lavoro sempre di più la presenza sonora della natura circostante è ridotta, da un lato a causa dell'uso delle cuffie e dall'altro a causa dell'obbligo del cosa e del dove si deve ascoltare.

Altri artisti hanno usato nel loro lavoro le cuffie, l'audio e la deambulazione in uno spazio. Come ad esempio Janet Cardiff e George Bures Miller, anche se le loro Sound Walks sono costruite più come fictions in tre dimensioni nelle quali entriamo come testimoni che come raccolta di esperienze o di ricordi al racconto dei quali assistiamo come in Redon e Vever. Le loro Sound Walks sono concepite come audioguide che guidano, appunto, il partecipante all'interno di uno spazio, di un territorio, la cui mappa è nel supporto sonoro stesso. In questa sorta di cinema per l'orecchio, spesso estremamente suggestivo, tutto è costruito perché il partecipante possa immergersi il più possibile in esse. Immersione che è sovente rafforzata anche grazie al continuo sollecitare la memoria dell'uditore attraverso l'uso nella stessa storia di registri temporali diversi con un frequente passare da un tempo passato a un tempo presente. È probabilmente per questo che le loro Sound Walks risultano essere estremamente direttive, imponendo al partecipante di rinunciare a eventuali scelte individuali. È il testo ascoltato in cuffia che fornisce le istruzioni sulla direzione da prendere e dove dirigere lo sguardo. Così che il presente dello sguardo e dell'ascolto del partecipante, nell'ingiunzione di guardare e ascoltare in quella direzione, si sovrappongono allo sguardo e all'ascolto dei realizzatori, situati in un tempo passato, quello della realizzazione dell'opera. Man mano che la passeggiata avanza una storia è raccontata, vera e propria fiction con tanto di copione, mischiata a effetti sonori, a suoni musicali e a suoni prelevati precedentemente dall'ambiente nel quale si svolge la marcia, come il suono dei passi di una camminata precedente, quella del personaggio che racconta. Così lo spazio in cui si svolge la camminata ha come funzione di fornire un contenente alla storia e al suo spettatore-partecipante. In questa sorta di cinema immersivo la sala di proiezione è sostituita dall'ambiente nel quale il 'regista' ha scelto di presentare la storia.

Anche Christina Kubish ha usato particolari cuffie a induzione elettromagnetica per ascoltare i brusii inudibili dei trasformatori, dei cavi elettrici e di tutta quella panoplia di apparecchi funzionanti con l'energia elettrica, solo apparentemente silenziosi, ma che generano campi elettromagnetici, linee di forza che non si vedono e che normalmente non si odono ma nelle quali siamo orami costantemente immersi. Le sue prime esperienze con l'induzione elettromagnetica, che risalgono ai primissimi anni ottanta, non si svolgevano però all'aperto ma nel chiuso dei musei o delle gallerie d'arte e questi campi elettromagnetici erano appositamente creati grazie a una rete di cavi elettrici fissati ai muri o sospesi mezz'aria nello spazio della performance. Questi cavi elettrici potevano anche permettere, attraverso una segmentazione dello spazio, la delimitazione di spazi di diffusione di determinati suoni così che spostandoci, passando da una zona all'altra, si poteva passare da un suono all'altro. Spostandoci nello spazio della galleria creiamo, coi suoni messi a nostra disposizione dal compositore, un mix personale. Solo negli anni novanta questo tipo d'esperienza d'ascolto esce dalla galleria d'arte per espandersi nelle città fino a diventare una pratica quasi esclusiva del suo lavoro artistico, tanto che il suo sito recensisce, tra il 2004 e il 2013, ben 47 Electrical Walk. Anche all'aperto il principio rimane lo stesso. Alcune di queste Electrical Walks sono state registrate e edite su CD e in questi casi, evidentemente, si tratta di una delle percezioni possibili della performance. Infatti non solo la sorgente sonora, ciò che è dato ad ascoltare, non è costante ma variabile secondo le variazioni della tensione elettrica ad esempio, ma la fruizione che se ne ha, la percezione che se ne ha, è soggettiva, dovuta agli spostamenti, alla permanenza in quel campo o alla prossimità più o meno importante della sorgente sonora. Gli 'incontri elettromagnetici' fatti durante la passeggiata nel caso degli Electrical Walks o della deambulazione nel caso di Ocigam Trazom sono funzione dei nostri spostamenti. L'intento qui è definito come «intervento di sonorizzazione» di un luogo per creare «ambienti musicali immaginari» come fecero nel luglio dell'ottanta a Bologna nell'ambito del festival Isole del suono.

Tutti questi lavori, nonostante i diversi approcci allo spazio e al suono, hanno in comune l'uso di quel particolare aggeggio che sono le cuffie audio e di una mappa che delimita uno spazio o che obbliga a un percorso. Ma il passeggiare con la cuffia sulle orecchie toglie ogni aspetto sonoro al luogo, isola e mette in relazione solo col suono predeterminato, fissato, dal compositore, senza più alcuna libertà o possibilità lasciata al caso. Così come, più in generale, se l'ascolto in cuffia è paragonabile a due altoparlanti che diffondono determinati suoni, ciò che cambia è che, essendo le orecchie dell'ascoltatore il più vicino possibile a questi altoparlanti, ciò che normalmente sarebbe frapposto tra la sorgente sonora, l'altoparlante, e l'orecchio, tra diffusore e ricettore, è eliminato.

Mappa interattiva con segnalazione di cavità

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