L'annegamento rappresenta una tragedia che colpisce individui di ogni età e in diversi contesti acquatici, da laghi sereni a fiumi impetuosi, fino all'immensità del mare. Nonostante la sua natura spesso improvvisa e l'esito drammatico, è un fenomeno ampiamente prevenibile, come sottolineato dalla campagna di sensibilizzazione "Anyone can drown, no one should" lanciata dalle Nazioni Unite e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. La giornata "World Drowning Prevention", che si osserva il 25 luglio di ogni anno, in piena estate, la stagione più rischiosa, è stata istituita dalla Prima Risoluzione sulla prevenzione del fenomeno adottata dalla 76° Assemblea mondiale della Sanità.

Questo articolo esplora le diverse sfaccettature dell'annegamento, dalla sua fisiopatologia alle manifestazioni cliniche, dalle cause comuni ai contesti più specifici, come l'attività subacquea, fornendo al contempo una panoramica sulla sua incidenza e sulle strategie di prevenzione.
La Fisiopatologia dell'Annegamento: Un Processo Multifase
L'annegamento è definito come un tipo di asfissia prodotta dall'ingresso nei polmoni di fluidi che si sostituiscono all'aria, provocando un'insufficienza respiratoria acuta. Questo processo si sviluppa in cinque fasi distinte:
- Fase di sorpresa: Consiste in una profonda, ma rapida, inspirazione riflessa che l'individuo compie appena entrato in contatto con il mezzo annegante, in seguito a stimoli termici e meccanici.
- Fase di resistenza: Durante l'immersione, le prime "boccate" d'acqua provocano uno spasmo serrato della glottide che impedisce la penetrazione di altra acqua nei polmoni. Questa fase di apnea iniziale, durante la quale l'individuo si agita e cerca di riemergere, dura circa un minuto.
- Fase dispnoica: Quando non è più possibile trattenere il respiro, il soggetto inizia affannose respirazioni disordinate sott'acqua che durano un minuto e provocano l'introduzione di grande quantità di liquido nei polmoni e nello stomaco.
- Fase apnoica: Si ha perdita di coscienza, abolizione dei riflessi e coma profondo con arresto del respiro (stato di morte apparente). Anche questa fase dura circa un minuto.
- Fase terminale: Caratterizzata da boccheggiamento ed arresto cardiaco.
Acquasicura: come prevenire e intervenire in caso di annegamento
La fisiopatologia dell'annegamento presenta differenze significative a seconda che si verifichi in acqua dolce o in acqua salata, con conseguenze diverse sulla velocità di progressione verso la morte.
Annegamento in Acqua Dolce
L'annegamento in acqua dolce causa la morte in 3-5 minuti. L'acqua dolce, essendo ipotonica rispetto al sangue, viene rapidamente assorbita dal sistema dei capillari polmonari e in pochi istanti penetra nel torrente circolatorio in grande quantità, fino al raddoppio del volume totale del sangue. Ciò determina ipervolemia, emodiluizione, emolisi, iperpotassiemia (da liberazione del potassio eritrocitario) e anemia. L'anossia, lo squilibrio plasmatico e l'eccesso di potassio causano gravi alterazioni miocardiche, per cui insorge la fibrillazione ventricolare pochi minuti dopo l'immersione, con rapido arresto del cuore.
Annegamento in Acqua Salata
Al contrario dell'acqua dolce, l'acqua di mare, essendo ipertonica, provoca il passaggio di plasma e di proteine dai capillari sanguigni verso gli alveoli. Si ha ipovolemia, emoconcentrazione senza emolisi e senza iperpotassiemia, per cui non si stabilisce la fibrillazione ventricolare, ma un graduale indebolimento dell'attività cardiaca con collasso cardiovascolare e asistolia irreversibile, dovuti all'anossia del miocardio e all'ipovolemia. In questo caso, la morte sopraggiunge in 7-8 minuti.
I Segni dell'Annegamento: Indicatori Cruciali per la Diagnosi
L'identificazione di un annegamento post-mortem richiede un'attenta analisi di specifici segni, sia esterni che interni, oltre a fenomeni cadaverici che possono orientare la diagnosi.
Fenomeni Cadaverici
Le ipostasi sono accentuate e diffuse per la fluidità del sangue, tipica delle morti asfittiche; hanno colorito rosso chiaro per la riossigenazione dell'emoglobina attraverso la cute mantenuta umida dalla permanenza nel liquido. Dopo prolungato stazionamento in acqua, sono disposte al viso, alle spalle e anteriormente sul torace per effetto della posizione prona (testa in basso, arti semiflessi ed addome sollevato dai gas intestinali) assunta dal cadavere nell'acqua. La rigidità cadaverica può fissare il cadavere nella posizione da lottatore. La putrefazione è ritardata finché il cadavere è immerso (a causa della bassa temperatura e dell'umidità), ma si accelera appena è fuori dall'acqua.
La prolungata permanenza in acqua determina la macerazione della cute, cioè il rigonfiamento dello strato corneo, che fa assumere alla cute stessa un aspetto rugoso, raggrinzito, sbiancato ed è ovviamente più evidente nelle sedi dove lo strato corneo è più spesso (mani, piedi); qui con il passare del tempo la cute può venir via come un "guanto" o un "calzino". Se la sommersione si protrae per alcuni mesi può aversi la saponificazione per formazione di adipocera (meno frequente d'estate perché a causa dell'enfisema putrefattivo precoce la salma affiora e non permette il verificarsi delle condizioni idonee alla produzione del fenomeno).
Segni Esterni dell'Annegamento
Il più importante, ma non esclusivo dell'annegamento, è la presenza del "fungo schiumoso" che emerge dalla bocca e dalle narici. Questa schiuma bianco-rosea si forma a livello bronchiale per commistione del muco con l'aria residua ed il liquido annegante durante la fase dispnoica, viene poi espulsa per l'aumento della pressione del diaframma, spinto in alto dai gas intestinali putrefattivi, dopo l'estrazione del cadavere dall'acqua. Questo segno non è patognomonico di annegamento potendosi riscontrare anche in caso di overdose da eroina a cui segue un edema polmonare acuto che riproduce tale situazione.
Altri segni esterni includono:
- Cianosi, soprattutto dei letti ungueali.
- Piloerezione e cute anserina ("pelle d'oca"), dovuti entrambi alla contrazione dei muscoli erettori dei peli.
- Presenza di sabbia sotto le unghie, nella bocca e tra gli abiti.
- Trasparenza di cornea e congiuntiva, perché l'acqua ne impedisce la disidratazione.
- Lesioni da fauna marina.
Segni Interni dell'Annegamento
L'esame interno può rivelare:
- Corpi estranei (fango e sabbia) commisti alla schiuma nelle vie aeree superiori ed inferiori.
- Enfisema acuto, talora con aspetto finemente bolloso (per l'aria alveolare imprigionata nel liquido annegante), talvolta chiamato "enfisema acquoso" o "idroaereo", riconducibile alla fase dispnoica per cui assume significato di carattere vitale.
- Diluizione del sangue.
- Liquido annegante anche nello stomaco, nell'intestino tenue e nell'orecchio medio.
- Milza pallida per splenocontrazione.
La Diagnosi di Annegamento e la Diagnosi Differenziale
Per la diagnosi di annegamento si può ricorrere al rilievo dell'indice refrattometrico, del punto crioscopico e della conducibilità elettrica. Eseguendo il test dell'emodiluizione è possibile dimostrare la presenza di sangue diluito nel ventricolo sinistro nell'annegamento in acqua dolce; invece, nei casi di annegamento in acqua salata, la diluizione sarà presente nel sangue del ventricolo destro. L'esame microscopico consente di osservare lo sfiancamento delle pareti alveolari assottigliate ed i segni dell'edema e dell'emorragia nel connettivo peribronchiale. Infine, la ricerca della diatomee nelle vie aeree e nei tessuti corporei: se presenti significa che c'è stato annegamento; se assenti significa che il corpo è entrato in acqua dopo che il soggetto è deceduto.
La diagnosi differenziale si pone con:
- Morte nell'acqua: Un soggetto muore improvvisamente appena entrato in acqua senza essere annegato. Questa può essere causata verosimilmente da diversi fattori, quali possono essere un arresto cardiaco riflesso da stimolazione di acque fredde della mucosa nasale o faringea (idrocuzione); oppure un fenomeno scatenato dal freddo soprattutto se l'immersione è a breve distanza dai pasti (crioallergia). In questo caso mancano i reperti dell'asfissia; il viso è pallido e non cianotico. La bassa temperatura dell'acqua determina un rapido raffreddamento del corpo e dei vari organi, salvaguardandoli in parte dalle lesioni anossiche: sono stati descritti casi di rianimazioni eccezionali di soggetti immersi alcune decine di minuti.
- Sommersione del cadavere: In questo caso, oltre alla presenza dei reperti dovuti alla permanenza nell'acqua (il deposito di sabbia o di alghe su abiti e corpo, le lesioni traumatiche postmortali provocate dal trascinamento della corrente, i morsi degli animali acquatici, la macerazione e la saponificazione); solitamente manca il fungo schiumoso.
L'annegamento è più frequente negli eventi accidentali in seguito a disgrazie durante i bagni nel mare (soprattutto soggetti inesperti o colti da improvviso malore) o per caduta improvvisa nell'acqua. L'omicidio è raro e si verifica solo nel caso in cui la vittima è colta di sorpresa o è debole; in questo caso, infatti, spesso è possibile osservare sul cadavere segni che testimoniano una colluttazione o un'aggressione. Il suicidio è piuttosto frequente ed è realizzato spesso dopo "autolegatura" dei polsi o mediante apposizione di pesi al collo o ai piedi. Talvolta aiutano a porre diagnosi di suicidio alcune "accortezze" che il suicida stesso ha prima di compiere l'atto; si possono ritrovare, infatti, piegati e riposti in ordine sulla riva i suoi indumenti comprese le scarpe e le calze.
Incidenti Recenti e Contesti di Annegamento
Le tragedie legate all'annegamento sono purtroppo una realtà ricorrente, come testimoniano diversi eventi recenti. Al largo di Garda, Eleonora Franceschini, una donna di 48 anni originaria di Besenello, in Trentino, è morta annegata mentre nuotava nella zona della Purfina a Riva del Garda, in provincia di Trento. Secondo una prima ricostruzione, la donna si era tuffata per una normale nuotata nel lago ma all'improvviso sarebbe andata in difficoltà inabissandosi e sparendo dalla vista prima che qualcuno si accorgesse di lei. Le urla di un'altra donna hanno messo in allarme tre giovani che si trovavano in spiaggia e sono subito intervenuti, recuperando la 48enne che giaceva già sul fondale e praticandole le prime manovre rianimatorie. Nonostante l'intervento dei bagnini di Spiagge Sicure, dei sanitari del 118 e dei vigili del fuoco, e la mobilitazione di un elicottero di emergenza, il cuore di Eleonora Franceschini ha smesso di battere proprio durante il trasporto all'ospedale Santa Chiara di Trento, dove è arrivata già morta. Questa tragedia ha colpito la comunità della Valalgarina dove abitava da anni, e amici e conoscenti l'hanno ricordata come "una persona buona, dall'animo sensibile", attiva e impegnata "per gli ultimi".

Un'altra tragedia ha avuto luogo a Torre San Giovanni, dove una giovane donna di 19 anni è annegata davanti ai suoi genitori, probabilmente a causa di un malore improvviso. L'episodio è avvenuto intorno alle 19:50, e i genitori, insieme a bagnini e altro personale della struttura, hanno tentato disperatamente di portarla a riva. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia locale di Ugento e i carabinieri della stazione di Ugento per gli accertamenti.
In altri contesti, un diciottenne è annegato nel fiume Secchia, nel modenese, al terzo tuffo per farsi riprendere da un amico in un video da condividere sui social. A Torino, un quindicenne è annegato gettandosi nel Po per raggiungere degli amici in difficoltà vicino ad alcune canoe dove era vietato fare il bagno. A Jesolo è annegato un ottantenne vicentino in villeggiatura, colto da malore mentre era in acqua. Qualche settimana fa, quattro funzionari governativi, pare 007 italiani ed israeliani, sono morti per annegamento in seguito al naufragio della loro imbarcazione colta da un'improvvisa tromba d'aria sul lago Maggiore.
Come evidenziato dai casi sopracitati, le cause possono essere ambientali (una tempesta, correnti forti e insidiose, acqua fredda che provoca congestione) o soggettive, per patologia e malessere.

Il Dramma dei Migranti
Un'altra categoria particolarmente vulnerabile all'annegamento è quella dei migranti. Le ventisei giovani migranti morte al largo di acque internazionali e giunte a Salerno riceveranno degna sepoltura. Nove delle salme verranno sepolte nel cimitero di Salerno, mentre le restanti in alcuni comuni limitrofi. I migranti ed i cadaveri giunti in città sono stati soccorsi e recuperati in quattro diverse operazioni effettuate al largo delle coste libiche. In particolare, 146 migranti (28 bambini, 97 uomini, 21 donne, di cui 3 incinte) sono stati recuperati a bordo di un gommone della nave spagnola Cantabria; altri 64 migranti (6 bambini, 36 uomini e 26 donne, di cui 2 in stato di gravidanza) sono stati recuperati in mare dopo il parziale affondamento del gommone su cui viaggiavano insieme ad altre 86 corpi dispersi in mare e quasi certamente morti per annegamento. La terza operazione di salvataggio ha permesso di recuperare 140 migranti (12 bambini, 88 uomini e 40 donne) che viaggiavano a bordo di un gommone della M/N Bergamini della Marina Militare italiana e successivamente trasbordati sulla nave militare spagnola. L'ultima operazione ha permesso il recupero di 1821 migranti, di cui solo 53 salvati (8 bambini, 39 uomini e 6 donne di cui due incinte) che erano a bordo della nave irlandese L.E. Niamh e poi trasferiti a bordo della Cantabria. Durante quest'ultimo salvataggio sono state recuperate anche 23 salme delle giovani nigeriane, mentre altre tre erano a bordo della Bergamelli, la nave italiana che ha recuperato i migranti vivi ed i cadaveri in mare Libico.
Sul corpo delle salme sono state effettuate visite esterne ed esame autoptico. Il pool di medici legali ha indicato come causa della morte l'asfissia per annegamento, mentre in un caso, il decesso è riconducibile allo shock emorragico dovuto alla rottura del fegato, senza però evidenti segni esterni da rapportare ad eventi traumatici avvenuti prima della caduta in acqua e dunque ipoteticamente attribuibile all'impatto contro le superfici solide smusse. Sulle salme, dunque, non sono stati riscontrati segni di violenza fisica o sessuale recente. Dopo l'effettuazione dei prelievi dei campioni necessari ad una futura identificazione, la Procura di Salerno ha emesso il nulla osta al seppellimento dei cadaveri e saranno seppellite anche le salme non identificate. Due cadaveri sono stati riconosciuti, uno dal marito e l'altro da un fratello. La Polizia Giudiziaria sta procedendo al tentativo di rintraccio dei parenti delle altre vittime, avvalendosi dei numeri di cellulare rinvenuti nascosti tra i vestiti delle donne morte, oltre ad inoltrare le fotografie dei loro volti alle Ambasciate in Italia degli Stati di presunta provenienza delle giovani donne.
L'Annegamento come Problema di Salute Pubblica
L'annegamento è considerato un drammatico problema di salute pubblica per i numeri e per i costi umani, sociali ed economici. Nell'ultimo decennio si sono verificati 2,5 milioni di decessi. Sono cifre intollerabili perché tali morti sono del tutto prevenibili. A livello globale i tassi di annegamento più elevati riguardano i bambini di età compresa tra 1 e 4 anni e tra 5 e 9 anni. Un bambino di 3-4 anni è in difficoltà anche in pochi centimetri d'acqua. Per annegare sono sufficienti 3-6 minuti.
Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), in Italia annegano circa 400 persone all'anno. Il 68% degli incidenti in acqua ha esito mortale o comunque grave, con ricovero in prognosi riservata o in terapia intensiva. Nel periodo 2015-2019 si sono verificati in Italia oltre 2000 incidenti in acqua, 1209 sono stati fatali. L'annegamento risulta la terza causa di morte sotto i 15 anni, dopo meningite ed HIV. Dal 1969 al 1998 sono morte per annegamento quasi 25 mila persone, l'81,9% maschi. Soltanto il 10% di questi annegamenti è causato da incidenti di mezzi di trasporto in acqua.
In Italia, i tassi di mortalità più elevata si registrano nelle persone di età superiore ai 70 anni, seguite da coloro che hanno 15-29 anni e 50-69 anni. Il rapporto di mortalità maschi/femmine è leggermente superiore rispetto ad altri Paesi, 4:1 rispetto a 1:3, probabilmente perché i soggetti maschi sono in genere più a contatto con l'ambiente acquatico per attività occupazionali e ricreative. L'alcol, infatti, diminuisce la valutazione del pericolo e la capacità di affrontare la difficoltà. Si annega anche perché si nuota male. Secondo un'indagine condotta dall'ISS, in un Paese di mare come l'Italia soltanto il 30% delle persone tra i 5 e i 18 anni sa nuotare in modo sufficiente. Il 30% sa stare a galla e il 10% sa nuotare solo in piscina.

Annegamento e Attività Subacquea: Rischi Specifici
La pratica dell'attività sportiva subacquea vede in Italia un numero ogni anno crescente di cultori, circa 400.000 persone d'ambo i sessi e in età compresa tra i 14 ed i 70 anni (ed anche oltre). L'apnea, inquadrata nell'ambito di una disciplina sportiva pesante ed ad alto rischio, è una specialità il cui crescente interesse è testimoniato dalla fiorente istituzione di corsi e didattiche e dalle sempre maggiori profondità raggiunte dai pescatori apneisti sportivi.

Nell'ambito di tale disciplina si inserisce la sindrome di Taravana, descritta in principio nei pescatori delle isole Tuamotu (Polinesia). I polinesiani erano soprattutto pescatori di perle e quindi costretti a centinaia di immersioni al giorno ad una profondità variabile tra i 20 e i 40 metri; le immersioni imponevano la messa a punto di una tecnica di respirazione basata sulla iperventilazione, ovvero su espirazioni forzate molto veloci e complete che avevano lo scopo di abbassare la concentrazione di anidride carbonica tissutale in modo da procrastinare l'insorgenza di contrazioni diaframmatiche percepite dall'apneista come intensamente dolorose. L'ipotesi eziopatogenetica più accreditata correla i sintomi della sindrome di Taravana alle modificazioni della saturazione di azoto in apnea; l'accumulo di azoto, dopo un certo numero di immersioni, è tale da provocare la formazione di bolle soprattutto nel sistema venoso o localmente nei vari tessuti periferici. Tale meccanismo fisiopatologico si correla a quadri patologici di tipo neurosensoriale e specificatamente di duplice ordine: labirintico-cocleare (disturbi dell'equilibrio come vertigini, nausea, vomito, e disturbi dell'udito come ipoacusia, anacusia) e sensitivo motorio centrale (parestesie, emiparesi ed emiplegie; disartria ed afonia; atassia).
Devono inoltre considerarsi anche due patologie associate ad immersioni non corrette, ovvero l'embolia gassosa arteriosa e la malattia da decompressione.
Embolia Gassosa Arteriosa
L'embolia gassosa arteriosa si verifica a seguito del passaggio di aria nel torrente circolatorio e trova spiegazione nella legge di Boyle e Mariotte, secondo cui il volume di una massa gassosa varia in modo inversamente proporzionale alla pressione ambientale. Al momento della risalita si verificherà un costante aumento di volume dell'aria contenuta nei polmoni; per compensare tale aumento, il subacqueo dovrà espirare continuamente. Qualora ciò non accada si verificherebbe una iperdistensione delle pareti alveolari con rottura dei setti alveolari e passaggi dell'aria nel torrente circolatorio (embolia) e negli spazi adiacenti, determinando la comparsa di pneumomediastino, pneumopericardio, enfisema sottocutaneo e pneumotorace. Si tratta di evenienze più comuni nelle immersioni con autorespiratore ad aria, favorite da crisi di panico o da errori tecnici (apnea durante la fase di risalita).
Malattia da Decompressione
La malattia da decompressione si determina per la rapida riduzione della pressione esterna dopo esposizione a pressioni maggiori, ovvero in un sub che effettui una rapida risalita in superficie; la rapida risalita, infatti, determina una conversione dello stato fisico dell'azoto da liquido a gassoso con formazione di bolle in seno ai tessuti. Sono descritte due forme di malattia da decompressione:
- Malattia da decompressione di tipo 1: Associata ad artralgie, mialgie, edemi localizzati, prurito, eritemi cutanei.
- Malattia da decompressione di tipo 2: Associata a toracoalgia e difficoltà respiratoria, emiparesi, calo del visus, disturbi della sensibilità, vertigini e nausea e talora disturbi cardiaci.
Sia nei casi di embolia gassosa arteriosa che di malattia da decompressione si deve ricorrere nel più breve tempo possibile all'ossigenoterapia iperbarica.
Narcosi da Gas Inerte (Azoto)
Conosciuta in passato come "ebrezza d'alto fondale", "euforia da azoto", ecc., la narcosi da gas inerte (azoto) è una sindrome neurologica descritta in sub che abbiano assunto alcool, farmaci che agiscono sul sistema nervoso o che si espongano a sforzi intensi ed a basse temperature. Clinicamente si manifestano i segni clinici di un'intossicazione da alcool (effetto Martini) con disorientamento e difficoltà di concentrazione, allucinazioni ed euforia, rallentamento dei movimenti, perdita di coscienza. Complessivamente si tratta di sindromi reversibili, qualora tempestivamente riconosciute e trattate rapidamente; in tal senso, è sempre raccomandata l'immersione almeno in coppia, se non in gruppo, con compagni esperti in grado di prestare immediato soccorso in caso di necessità.
Situazioni ambientali avverse, come correnti di marea (55%), mare mosso (44%), scarsa visibilità (26%), freddo (14%) e profondità maggiore che durante le precedenti immersioni (26%), accoppiate con l'inesperienza, generano grande stress, che può condurre a crisi di panico e talora a perdita di conoscenza in acqua. In questi casi solitamente l'attrezzatura non rappresenta un fattore di rischio, eccezione fatta per il giubbetto equilibratore e la zavorra che, se non ben utilizzati, possono aumentare i rischi di annegamento.
Salt Water Aspiration Syndrome (SWAS)
La salt water aspiration syndrome (SWAS) è causata dall'aspirazione di piccole quantità di acqua salata. L'ipossiemia rappresenta una conseguenza precoce ed è collegata alla quantità di acqua aspirata. Dal punto di vista fisiopatologico, l'inondazione delle vie aeree di liquidi determina modificazioni della dinamica circolatoria e della composizione biologica del sangue ma, in funzione della loro concentrazione chimica, anche una lesione strutturale della parete degli alveoli polmonari (l'acqua dolce inoltre modificherebbe anche le caratteristiche fisico-chimiche del surfactante). La prima fase definita "cardio-respiratoria" è caratterizzata da bradicardia o da aritmie (extrasistolia ventricolare-tachicardia ventricolare - fibrillazione ventricolare) e talora si associa spesso ad un'iniziale sindrome asfittica con possibili fenomeni di rigurgito di liquido gastrico e materiale alimentare ("polmonite ab ingestis"); se non tempestivamente trattata, possono seguire ipotermia prima e febbre successivamente, crisi convulsive e disturbi neurologici irreversibili.
È altresì descritta un'asfissia da muta subacquea; invero, è più corretto considerarla una forma di "soffocamento", atteso che consegue all'impedimento del passaggio di aria dalle vie aeree e deve essere ipotizzata solo dopo esclusione di eventuali malattie da decompressione ed embolia gassosa arteriosa.
Acquasicura: come prevenire e intervenire in caso di annegamento
La Necessità della Prevenzione
La prevenzione dell'annegamento è fondamentale e passa attraverso diverse strategie. Ad esempio, nel caso del ritrovamento del corpo di Luigia Palmisano sulla battigia della spiaggia libera 'Grigia' a Ostia Ponente, un tratto di arenile che in quei giorni era senza servizio di salvamento, la figlia della donna aveva presentato una denuncia per omicidio colposo contro i vertici dell'amministrazione capitolina, ritenendoli responsabili della mancata adozione di misure di sicurezza idonee a prevenire incidenti in quel tratto di mare. La denuncia aveva evidenziato come, "a seguito del fallimento dei bandi per il servizio di salvataggio, non fossero state adottate misure alternative, come il divieto di balneazione". Questo caso sottolinea l'importanza di garantire servizi di salvataggio adeguati e di segnalare chiaramente i pericoli.
La figlia della vittima non intende arrendersi, ritenendo che il caso rientri "in una tendenza più ampia che vedrebbe le amministrazioni pubbliche sottrarsi a responsabilità anche in situazioni di grave negligenza". Per questo, la donna ha annunciato la volontà di presentare formale opposizione alla richiesta di archiviazione, nel nome della memoria della madre e della ricerca di giustizia.
La conoscenza delle tecniche di nuoto, l'evitare l'alcol prima e durante le attività acquatiche, la supervisione costante dei bambini anche in pochi centimetri d'acqua, e il rispetto delle normative di sicurezza, specialmente per le attività subacquee, sono tutti elementi cruciali per ridurre il rischio di annegamento. L'intervento di ricerca e di soccorso vede spesso l'azione dei sommozzatori dei vigili del fuoco e dei sanitari dei servizi di Urgenza ed Emergenza, ma la vera sfida rimane la prevenzione, per evitare che un momento di svago si trasformi in una tragedia irreparabile.