L'industria automobilistica globale sta assistendo a un profondo cambiamento, con l'Asia e in particolare la Cina che emergono come attori dominanti. Questa trasformazione è esemplificata in modo eloquente dall'acquisizione di marchi blasonati da parte di colossi asiatici e dalle partnership strategiche che stanno ridefinendo le dinamiche del mercato. In questo contesto, l'acquisizione di Volvo da parte di Geely e la collaborazione tra Stellantis e Leapmotor rappresentano pietre miliari significative.

L'Acquisizione di Volvo: Un Simbolo del Cambiamento Geopolitico
Poche cose danno l'idea dell'ascesa di un'Asia nella quale, con l'economia, crescono tumultuosamente la classe media e nuovi ceti affluenti e con gusti assai sofisticati, come gli investimenti dei suoi Paesi-guida nell'auto. Un esempio lampante di questa tendenza è stata la trasformazione di Jaguar, simbolo dell'orgoglio imperiale britannico, in un'azienda dell'ex colonia indiana, Tata, avvenuta due anni prima dell'acquisizione di Volvo. Adesso tocca a un'altra casa automobilistica blasonata, la Volvo, che è da mezzo secolo simbolo di robustezza, affidabilità ed eleganza, prendere la strada dell'Asia. L'azienda svedese, che era già da tempo finita nelle mani americane della Ford, fu acquistata, insieme alla Land Rover, dalla Tata, il gigante automobilistico di una dinastia industriale che è, per l'India, quello che sono stati gli Agnelli per l'Italia.
Il nuovo padrone della casa svedese, anch'essa ceduta dalla Ford, è, invece, un fantasioso outsider cinese, Li Shufu, padrone della Zhe Jiang Geely, il maggiore tra gli industriali privati cinesi dell'auto. La cessione, attesa da tempo, è stata formalizzata a Goteborg, in Svezia, nel 2010. La Volvo è stata pagata dalla Geely 1,8 miliardi di dollari.
Il Contesto dell'Operazione: Le Difficoltà di Ford
Per la Ford, l'acquisizione della Volvo da parte di Geely è stata un'operazione chiusa in perdita ma anche la fine di un incubo. Undici anni prima, la casa svedese era stata pagata 6,5 miliardi di dollari. L'idea di Ford era quella di arricchire con una corona di gemme preziose - Jaguar, Volvo, Aston Martin, Land Rover, Mazda - una casa di Detroit dalle dimensioni gigantesche ma priva di prodotti lussuosi o tecnologicamente sofisticati. Poi è arrivata la crisi e la Ford ha smesso di essere un colosso. Per tamponare le perdite (30 miliardi nel triennio 2006-2008) e investire sulla qualità dei nuovi prodotti, il gruppo ha venduto, pezzo per pezzo, la sua corona. L'Aston Martin nel 2007, Jaguar e Land Rover due anni prima dell'acquisizione Volvo da parte di Geely, e ora Volvo, mentre anche la quota residua di Mazda era in via di liquidazione. Questa strategia era stata attuata da Alan Mulally, il capo arrivato a Detroit dalla Boeing, dove aveva diretto lo sviluppo di jet come i B777, che aveva deciso di concentrare tutte le energie sul core business del gruppo: le vetture Ford e quelle degli altri suoi due marchi americani, Lincoln e Mercury.
La Visione di Li Shufu e l'Espansione di Geely
Zhe Jiang Geely, l'azienda di Li Shufu, aveva dimensioni produttive più o meno analoghe a quelle della Volvo (329 mila veicoli prodotti nel 2009 contro i circa 300 mila del gruppo scandinavo), ma era in rapidissimo sviluppo. Nel 2010 contava di vendere 410 mila veicoli e voleva arrivare a quota due milioni entro il 2015. Questo obiettivo ambizioso doveva essere raggiunto anche grazie alla Volvo che, come promise il nuovo padrone, sarebbe rimasta un'azienda autonoma con testa e stabilimenti in Svezia, ma avrebbe raddoppiato la produzione grazie alla costruzione di un nuovo impianto a Pechino capace di realizzare 300 mila Volvo l'anno da vendere in Cina e nel resto dell'Asia.
Li Shufu, un 47enne venuto dalla campagna che dal nulla ha costruito un impero passando dalla fotografia alla costruzione di componenti per frigoriferi, alle motociclette e, infine, alle auto, è un sognatore che ama pensare in grande, ma che, fino a ora, è riuscito a realizzare anche i progetti più temerari. All'inizio era stato preso sottogamba. In una Cina che ha assorbito lo stile imprenditoriale del capitalismo più brutale, Li è un'eccezione: un uomo affabile, che dialoga cordialmente con tutti. Anche eccentrico, gira per Shanghai con un taxi londinese dipinto di bianco (è uno dei maggiori azionisti dell'azienda britannica che li produce). Addirittura un poeta i cui versi sono intessuti nel gigantesco tappeto che riempie l'ingresso del suo quartier generale. Poi, però, il sognatore ha dimostrato di saperci fare con gli affari e, dietro la gentilezza, è spuntata anche una buona dose di spregiudicatezza. Oggi le sue aziende automobilistiche, che occupano nicchie nella produzione di vetture per la classe dirigente cinese, sono state accusate di copiare le vetture europee, a cominciare dall'ammiraglia ribattezzata «baby Rolls Royce». Con l'acquisizione di Volvo, non ci sarebbe più stato bisogno di copiare: la tecnologia Volvo era diventata dei cinesi. Li, insomma, ha mostrato i denti, tanto che l'imprenditore «gentile» viene oggi spesso paragonato a capitalisti spietati dell'Ottocento e del primo Novecento come i Rockefeller e i Carnegie.

Il padrone della Geely è, però, anche un battitore libero non privo di rapporti col governo e il Partito comunista. La Volvo cinese, così, è funzionale alla strategia di Pechino che stava rendendo la vita più difficile alle imprese occidentali. Da Google ai controlli minuziosi sulla qualità di molti prodotti importati, le barriere crescevano ovunque. Ci sarebbero state nuove sfide anche per le aziende automobilistiche tedesche che fin qui avevano fornito le vetture usate dagli alti funzionari governativi. Presto quel parco sarebbe andato rinnovato: sarebbero arrivate altre Audi, Volkswagen e Mercedes o sarebbero state preferite le Volvo «made in China»?
La Presenza Globale di Geely Oltre Volvo
Prima della storica acquisizione di Volvo, arrivata nel 2010, quasi nessuno aveva sentito parlare del gruppo Geely al di fuori della Cina. Tuttavia, quelli più noti sono soltanto una parte dei molti marchi controllati o posseduti da Geely, che nella sola Cina è ramificata anche nel settore dei commerciali, mentre sconfinando in quello delle due ruote ha acquisito anche lo storico marchio italiano Benelli. Oggi il 59enne Li Shufu è la 99esima persona più ricca del mondo secondo Forbes, con un patrimonio stimato di 16,9 miliardi di dollari.
Attualmente Geely sta vivendo una terza fase che lo vede spaziare un po' in tutti i segmenti del mercato, con una gamma molto ampia di berline e SUV che ha messo insieme "riassorbendo" marchi spin-off come Emgrand, Geometry, Maple, Englon, Farizon e Gleagle, anche se alcuni di questi sono poi rinati come brand elettrici. Geometry, ad esempio, è un sub-brand rispolverato per lanciare una gamma elettrica che dovrebbe arrivare a includere ben 10 modelli entro il 2025.
Altri marchi sotto il controllo di Geely includono:
- London Electric Vehicle Company (LEVC): La storica Casa inglese è passata sotto il controllo di Geely che possiede il 51% delle sue azioni dal 2017.
- Lynk & Co: Marchio che inneggia alla connettività e alle nuove formule della mobilità, Lynk & Co è stato fondato nel 2016 tra Cina e Svezia ed ha una gamma di ben nove modelli realizzati su piattaforme condivise con Volvo e dotati di motorizzazioni ibride.
- Polestar: Considerato quasi uno spin-off di Volvo perché utilizza le stesse piattaforme, Polestar è un brand orientato al lusso e alle performance elettrificate.
- Proton: Principale costruttore malese, dal 2017 Proton appartiene a Geely per il 49%, quota acquistata dal Gruppo DRB Hicom insieme al 51% di Lotus.
Perché Geely e la Cina stanno distruggendo il lusso europeo [2026]
Le Recenti Operazioni di Geely e le Fluttuazioni di Volvo AB
Il gruppo cinese Zhejiang Geely Holding ha reso noto di avere venduto la totalità delle sue azioni Volvo di Classe B. Questo disinvestimento è stato dichiarato «in conformità con la sua strategia a lungo termine». In un comunicato diffuso alla vigilia, Geely ha affermato che comunque resterà il secondo maggiore investitore di Volvo Ab con 88,5 milioni di azioni A. Geely ha precisato che il disinvestimento rientra nell’ambito di un più ampio approccio di gestione del rischio e di investimento diversificato, con l’obiettivo di ricalibrare il proprio portafoglio nel settore automobilistico. «L’adeguamento strategico di Geely Holding e l’inclusione di AB Volvo nel portafoglio di investimenti e produzione automobilistica fanno parte della gestione del rischio e della strategia di investimento diversificata del gruppo», ha indicato la società cinese. La vendita di 49,5 milioni di azioni Volvo è avvenuta a 285,9 corone per azione, con uno sconto del 2,2% rispetto al prezzo di chiusura di 292,3 corone, tramite BofA Securities, Goldman Sachs Bank Europe e Barclays. A Hong Kong, la quotazione di Geely è scesa di oltre il 3% in seguito all'annuncio.
Volvo ha sbandato alla Borsa di Stoccolma a causa della cessione della quota di azioni B detenuta dalla cinese Geely nel produttore svedese di camion. Il titolo Volvo verso metà giornata è arrivato a perdere più di cinque punti a 276,75 corone (23,7 euro), registrando la flessione più ampia dell’indice Omx Nordic 40 e finendo anche nel plotone di coda dello Stoxx Europe 600. Il gruppo cinese Zhejiang Geely Holding ha reso noto di avere venduto la totalità delle sue azioni Volvo di Classe B, per un valore di circa 14,1 miliardi di corone svedesi (1,2 miliardi di euro circa). La vendita dei titoli è tra l’altro avvenuta sulla scia del positivo andamento trimestrale annunciato da Volvo. In particolare l’utile operativo del primo trimestre è risultato superiore alle aspettative degli analisti, poiché il produttore di camion ha compensato il calo degli ordini applicando prezzi più alti. L’azienda ha ridotto la produzione poiché la domanda è ritornata a livelli più «tipici» dopo il rimbalzo post-pandemia. Geely aveva già ridotto la sua partecipazione in Volvo a gennaio e ha venduto anche parte della sua partecipazione in Volvo Car a novembre.
La Partnership Stellantis-Leapmotor: Un Nuovo Modello di Collaborazione
L’industria dei motori cinese continua ad essere sempre più dominante sul mercato internazionale, grazie ai molti investimenti fatti sul fronte della qualità dei veicoli e delle nuove tecnologie (in particolare dell’elettrico) e alla possibilità di offrire listini dai prezzi super economici per via dei minori costi di produzione e del grande sostegno da parte dello stato, rispetto alle aziende del continente europeo alle prese con spese maggiori e normative più stringenti. Le aziende che arrivano da Pechino sono sempre più note anche alle nostre latitudini, e sono molte quelle che hanno stretto partnership e alleanze con realtà europee di primo piano. Leapmotor, per esempio, è da qualche tempo entrata nell’universo di Stellantis. La casa cinese ha debuttato con grande successo sul mercato europeo, e sta regalando grandi soddisfazioni all’azienda, che punta ad ampliare la gamma di modelli della casa cinese disponibile nel continente, ma non solo. Leapmotor sembra destinata ad avere un ruolo sempre più centrale nelle strategie di Stellantis anche per quanto riguarda gli altri marchi, tra cui FIAT.
L'Importanza Strategica della Collaborazione
Stellantis farà uso della tecnologia della Leapmotor per altri suoi brand? La domanda non è nuova, perché l’ipotesi di un ampliamento dell’attuale collaborazione industriale tra le due aziende circola da ormai diversi mesi. In dettaglio, sarebbero già in corso specifiche trattative, per quanto ancora nelle fasi iniziali, per ampliare la portata della joint venture Leapmotor International. In tal caso, sottolinea Bloomberg, sarebbe la prima volta che un grande costruttore occidentale si affida a piattaforme e software cinesi per modelli destinati al mercato europeo. Non sarebbe però una mossa del tutto sorprendente, visti i primati del Dragone nelle tecnologie per le auto elettriche e i ritardi ammessi dalle stesse Case. Tuttavia, nel caso di Stellantis si parla del ricorso a intere piattaforme e architetture, per accedere a soluzioni già pronte ed evitare la dispersione di risorse in progetti di nuova concezione dai risultati tutti da verificare. In Stellantis lo sanno bene, visto il salasso di bilancio prodotto dalla scommessa sul tutto elettrico dell’ex ad Carlos Tavares e la conseguente necessità di ridurre i costi. Detto questo, va rimarcato come le indiscrezioni non siano nuove. Già lo scorso autunno era emersa l’ipotesi di un “rebadging” della Leapmotor B10 (nella foto sopra nella variante Erev) per Opel, già da quest’anno.
L’obiettivo? “Quella con Leapmotor è una partnership forte dal punto di vista commerciale, grazie alla quale abbiamo aumentato la nostra copertura del mercato, ma anche una partnership tecnica che ci porta a livelli superiori in materia di elettrificazione”, ha spiegato un manager, aggiungendo che “la collaborazione verrà migliorata sul piano tecnologico”. Infine, va ricordato come la partnership tra Stellantis e Leapmotor si sia ampliata progressivamente nel tempo. Nel 2023, il gruppo allora guidato da Tavares investe 1,5 miliardi di euro per acquisire circa il 20% del capitale della startup. Dal punto di vista prettamente industriale, la collaborazione vedrà un ulteriore passo avanti con l’avvio delle produzioni di modelli Leapmotor nello stabilimento spagnolo di Figueruelas, alle porte di Saragozza.
La Nuova Fiat "Cinese": Una Svolta per il Made in Italy?
FIAT, il prossimo modello sarà “cinese”: che smacco per il made in Italy. Sarà super low cost e avrà tecnologie all’avanguardia. Fiat è da sempre un simbolo del made in Italy, e probabilmente la principale rappresentante della nostra industria se si parla di automobili rivolte ad una grande fascia di pubblico. Negli ultimi decenni però la casa torinese ha allargato sempre di più i propri orizzonti adottando una visione sempre più globale (non senza critiche da parte di chi ha lamentato una perdita dell’identità del marchio e una crescente lontananza verso l’Italia). Adesso, il prossimo modello potrebbe addirittura avere una forte componente cinese. FIAT e Leapmotor starebbero lavorando, secondo quanto si legge su motorisumotori, alla realizzazione della nuova Fiat Brava, che potrebbe tornare sul mercato. L’idea sarebbe utilizzare i veicoli cinesi come base tecnica per modelli da commercializzare in Europa con il marchio FIAT. Una ipotesi vedrebbe la Leapmotor B05 fare da riferimento per una nuova compatta Fiat, che potrebbe prendere il nome di Brava, nome storico per la casa italiana. Per l’azienda sarebbe l’occasione di esplorare un nuovo segmento contenendo i costi. Non resta che aspettare e vedere se le indiscrezioni su questo fronte verranno confermate.
