La storia della Fiat Croma è un racconto affascinante di evoluzione automobilistica, che attraversa diverse generazioni e definizioni di segmento, pur mantenendo un filo conduttore di spazio, comfort e versatilità. Dalle sue origini come ammiraglia innovativa negli anni '80, fino alla sua incarnazione più recente come spaziosa station wagon/crossover, la Croma ha cercato di rispondere alle esigenze di un pubblico ampio e diversificato.
La Prima Generazione: Una Rivoluzione nel Segmento "Alta Gamma"
L'esordio della Fiat Croma nel 1985 segnò un punto di svolta significativo per la casa automobilistica torinese. Essa subentrò alla Fiat Argenta, un modello che, nonostante il suo tentativo di rinnovamento, aveva faticato a imporsi sul mercato, rimanendo in produzione per un periodo relativamente breve e con risultati di vendita non entusiasmanti. La Argenta stessa era essenzialmente un aggiornamento della precedente Fiat 132, e la sua scarsa originalità aveva pesato sulla sua accoglienza.

La Croma, invece, portò con sé un'ondata di novità. Una delle più importanti fu l'abbandono della trazione posteriore a favore della più moderna e efficiente trazione anteriore. Questo cambiamento non fu isolato; la Croma fu parte di un ambizioso progetto collaborativo tra diverse case automobilistiche per lo sviluppo di vetture di classe alta. Nacquero così, in parallelo, la Lancia Thema e la Saab 9000. Per la Croma, il design fu concepito attingendo a studi di stile derivati dalla Lancia Thema. Questa sinergia permise di contenere significativamente i tempi e i costi di sviluppo e design, senza tuttavia compromettere l'originalità e l'eleganza del risultato finale.
Il design della prima Croma, frutto di questo approccio collaborativo, si distinse per una linea innovativa, elegante ed estremamente equilibrata. Presentava una coda compatta e sfuggente, caratterizzata da un ampio portellone che, pur conferendo un aspetto dinamico, garantiva una buona capacità di carico per il bagagliaio. L'abitacolo fu progettato per offrire un elevato livello di abitabilità e comfort, elementi che divennero ben presto marchi di fabbrica della vettura.
Inizialmente, la gamma motori della prima Croma era piuttosto articolata e rifletteva l'eredità dei propulsori Fiat dell'epoca, molti dei quali derivati dal celebre "bialbero Lampredi". Erano disponibili diverse opzioni a benzina: due con alimentazione a carburatore, con cilindrate di 1585 e 1995 cm³, e due con iniezione elettronica, entrambe da 1995 cm³, una atmosferica e una turbocompressa. Le potenze spaziavano dagli 83 CV del motore meno potente fino ai 155 CV della versione turbo. Accanto alle motorizzazioni a benzina, la Croma offriva anche un'unità Diesel aspirata da 2,5 litri e 75 CV, e un turbodiesel da 2,4 litri capace di erogare 100 CV.
Un'interessante variante era la versione "CHT" (Controlled High Turbolence), equipaggiata con un motore da 1995 cm³ e 90 CV. Questo sistema, sviluppato in collaborazione con Yamaha, utilizzava un principio di "alta turbolenza controllata" per ottimizzare la combustione. L'aspirazione a geometria variabile contribuiva a una maggiore regolarità di funzionamento ai bassi regimi e a una riduzione dei consumi nel ciclo urbano.
Fiat Croma | La berlina innovativa
Nel 1991, la prima generazione della Croma subì un importante restyling. Le linee esterne furono arrotondate, in linea con le tendenze stilistiche dell'epoca e per integrare il nuovo family feeling del marchio Fiat. Il frontale venne reso più armonioso e gentile. Anche la gamma motori fu aggiornata nel corso degli anni, con l'eliminazione della cilindrata minore per concentrarsi su propulsori più performanti e moderni.
Verso la fine della sua carriera produttiva, la Croma beneficiò di importanti aggiornamenti in termini di sicurezza e prestazioni. A partire dal 1994/95, vennero introdotte dotazioni come l'airbag (le prime serie del 1993 ne erano sprovviste) e l'ABS. Un'aggiunta di rilievo fu l'introduzione, nel giugno 1993, di un potente motore V6 da 2492 cm³ a 12 valvole. Questo propulsore, derivato dal celebre V6 Busso montato all'epoca sulle Alfa Romeo 155, erogava 159 CV a 5800 giri/minuto e una coppia massima di 213 Nm a 4500 giri/minuto. Le prestazioni raggiungevano una velocità massima di 215 km/h, con un'accelerazione da 0 a 100 km/h coperta in soli 8,3 secondi.
Un aspetto peculiare della prima generazione della Croma, simile a quello della Lancia Thema, fu la sua diffusa adozione da parte di enti pubblici, ministeri e numerose amministrazioni italiane. Non era raro che molti esemplari fossero equipaggiati con blindature speciali, destinati al trasporto protetto di personalità pubbliche o magistrati, testimoniando la robustezza e l'affidabilità percepite del modello.
Le versioni motoristiche disponibili per la prima serie includevano il 2.0 i.e., il 2.5 i.e., e il 1.9 Turbodiesel i.d., declinato in diverse varianti di potenza.
La Seconda Generazione: Un Nuovo Inizio come Crossover-Wagon
Venti anni dopo la presentazione della sua progenitrice, il 28 maggio 2005, Fiat lanciò una nuova vettura che portava il nome Croma. Questa seconda generazione, tuttavia, segnava una netta discontinuità con il passato: sebbene condividesse il nome, non aveva legami tecnici o stilistici diretti con la prima Croma. Si presentava invece come una vettura con una tipologia di carrozzeria inedita per il modello, definita come crossover-wagon.

La nuova Croma era concepita come una station wagon moderna, pensata principalmente per le famiglie che ricercavano un elevato livello di spazio, versatilità e comfort. Le dimensioni esterne erano considerevoli: 475 centimetri di lunghezza, 177 di larghezza e 160 di altezza, con un passo di 2,70 metri. Queste proporzioni la posizionavano chiaramente al di fuori della categoria delle utilitarie, mirando a un segmento superiore e a un ampliamento della gamma Fiat verso l'alto.
Il design della seconda Croma fu affidato a Giorgetto Giugiaro e presentava un'estetica originale. Il frontale si distingueva per i gruppi ottici inediti e una calandra differente rispetto agli altri modelli Fiat dell'epoca, inaugurando un nuovo corso stilistico che avrebbe influenzato anche modelli successivi come la nuova Punto e la nuova Stilo. La linea della carrozzeria richiamava quella di una station wagon, ma con un profilo che tendeva verso l'alto, quasi a evocare le forme di una monovolume. Fiat aveva scelto di puntare sulla formula del "crossover", cercando di soddisfare le esigenze di chi desiderava lo spazio di una monovolume ma con un ingombro minore, o la linea filante di una station wagon ma con maggiore versatilità.
La definizione della carrozzeria fu frutto di un lungo processo di sviluppo, che probabilmente comportò una serie di compromessi per ottenere un corpo vettura originale. Il risultato fu un design piacevole, con una fiancata e una coda gradevoli, anche se l'osservazione da diverse angolazioni poteva suggerire una proporzione non sempre perfettamente equilibrata.
L'abitabilità interna rappresentava uno dei punti di forza della seconda generazione di Croma. Lo spazio abbondante sopra la testa dei passeggeri, l'ampia distanza tra le file di sedili (la migliore nella sua categoria) e la posizione di guida rialzata contribuivano a un comfort elevato e a una sensazione di controllo e visibilità sulla strada. La dotazione degli allestimenti più ricchi era generosa: le versioni Dynamic più recenti, ad esempio, offrivano di serie il climatizzatore automatico bizona e il cruise control.
Sul fronte delle motorizzazioni, al momento del lancio nel 2005, la Croma era disponibile con tre opzioni: due a benzina, un 1.8 da 140 CV e un 2.2 da 147 CV, e tre turbodiesel Multijet. Questi ultimi includevano un 1.9 da 120 CV, un 1.9 da 150 CV e un imponente 2.4 a cinque cilindri in linea da 200 CV.

La guida della seconda Croma era rassicurante, ma non eccelleva in agilità. Nelle curve, la vettura reagiva in modo piuttosto lento alle manovre più decise, e in ambito urbano la sua mole importante e uno sterzo non particolarmente diretto richiedevano una certa attenzione. Il baule, pur essendo ampio, presentava alcune criticità in termini di praticità: la soglia di carico era posizionata piuttosto in alto, e ribaltando i sedili posteriori, il piano di carico risultava inclinato, non creando una superficie completamente piatta.
Nel 2007, la Fiat Croma ricevette un profondo restyling. L'intervento più evidente riguardò il frontale, che fu ridisegnato per assomigliare maggiormente a quello della Fiat Bravo, contribuendo a un aggiornamento stilistico e a un'integrazione nel family feeling Fiat. L'anno seguente, nel 2008, uscì dal listino la motorizzazione a benzina 2.2.
Nonostante le sue qualità in termini di spazio e comfort, la seconda generazione della Croma non ebbe il successo sperato, e la sua produzione cessò nel 2011, segnando la fine di un nome storico nel panorama automobilistico italiano, ma lasciando un'eredità di modelli che hanno segnato epoche diverse con approcci e caratteristiche uniche.