Fiat Dino Coupé: Un Incrocio di Passione, Tecnica e Storia Automobilistica Italiana

Al primo impatto, l'impressione è di avere a che fare con una creazione del Cavallino. Di proporzioni appena più contenute, certo, ma con caratteristiche inequivocabili. E infatti la Fiat Dino è il frutto di un incrocio più unico che raro di emozioni, tecnica e opportunità, una combinazione di fatti che ha anche contribuito a scrivere un capitolo fondamentale dell’auto italiana, sportiva e non solo. Tutto nacque dal regolamento varato dalla Commissione Sportiva Internazionale che, nel 1967, impose che le monoposto di Formula 2 fossero equipaggiate con un motore derivato da vetture di serie prodotte in almeno 500 esemplari. Per il Cavallino si trattava, quindi, di trovare un partner in grado di garantire una produzione di almeno 500 auto sportive da equipaggiare con il motore che sarebbe poi stato montato sulle monoposto.

Storica collaborazione Fiat-Ferrari per la Dino

Nel 1965, in realtà, c’erano già stati dei contatti tra le due aziende perché proprio da Torino venne avanzata la richiesta di progettare un motore di 1,6 litri ad alte prestazioni, ma la cosa non andò in porto anche se Ferrari era solleticato dall’idea di avere in gamma un modello di auto più agile e meno impegnativo, anche in termini di costo. La direttiva della Commissione Sportiva sembrava offrire un’opportunità in tal senso e l’accordo Fiat-Ferrari si fece. E qui entra in gioco la parte emozionale, perché la scelta del propulsore cadde sul V6 che Alfredo Ferrari, detto Dino, il figlio di Enzo appassionato di meccanica prematuramente scomparso nel 1956 a 24 anni, prediligeva. Nell’ultimo anno della sua sfortunata esistenza, costretto a letto da una malattia degenerativa, Dino intavolava lunghe discussioni tecniche con Vittorio Jano − grande progettista di motori in forza ad Alfa Romeo, prima, per approdare poi in Lancia e quindi in Ferrari − sull’efficienza di propulsori compatti, sostenendo l’equilibrio e le prestazioni del sei cilindri a V di 65 gradi. È da questi antefatti che, nel 1966, nasce la Fiat Dino Spider, prima auto di serie a montare, all’anteriore e in posizione longitudinale, il V6 di due litri progettato e prodotto dalla Ferrari con la sigla 135AS.

Il motore V6 di 1987 cm³, tutto in alluminio e dotato di distribuzione a 4 alberi a camme in testa (2 per bancata), metteva in crisi il retrotreno. L'abbondante potenza (160 cv a 7200 giri/min) erogata in modo poco lineare, il passo corto (2256 mm) e l'arcaica geometria della sospensione posteriore, rendevano la Dino una vettura molto nervosa. La Fiat Dino Spider venne realizzata a partire dal pianale della 124 Spider, ma adottava ancora un ponte rigido posteriore ereditato dalla berlina Fiat 125. Nonostante fosse in cantiere lo sviluppo di una sospensione posteriore con schema De Dion, le tempistiche (e le economie di scala) fecero sì che venisse adottata questa soluzione, che seppur antiquata era ancora in uso su diverse vetture ad alte prestazioni. Anche il cambio era di origine Fiat, un 5 marce preciso e piacevole con differenziale autobloccante al 25% sviluppato dalla Borg Warner. Peculiarità delle Dino era l’impianto frenante Girling con servofreno e dischi autoventilanti: le Dino erano le prime vetture di serie ad offrire questa soluzione.

Dettaglio del motore V6 Ferrari montato sulla Fiat Dino

Per lo stile della Spider, la scelta cadde su Pininfarina, che disegna un’affusolata due posti con panchetta posteriore di fortuna, quasi una 2+1, e caratteristiche formali destinate a segnare molte delle sue linee future: ampi parafanghi arrotondati ispirati alle sport-prototipo e coda tronca. Un impianto stilistico che il carrozziere torinese propone anche per la coeva Dino 206 GT, prodotta da Ferrari dopo essere stata presentata al Salone dell’auto di Torino del 1967 e preceduta da un paio di prototipi battezzati sempre Dino: una specie di dinastia, quindi, che si sviluppa su due rami, uno radicato in Piemonte e l’altro in Emilia, accomunati dallo stesso cuore. Però, mentre la Fiat utilizza il nome Dino per identificare il modello, la Ferrari non userà il proprio marchio sulle Dino GT, creando di fatto un brand autonomo anche se prodotto nello stabilimento di Maranello. La prima "Dino" della FIAT ad essere presentata fu la spider, una 2+1 posti disegnata da Pininfarina e non priva di similitudini estetiche coi modelli Ferrari; non era un caso, visto che derivava da alcuni bozzetti che lo stilista aveva presentato proprio alla Casa di Maranello.

La Coupé Bertone: Eleganza e Spazio per Quattro

La Fiat Dino Coupé, invece, era frutto di un lavoro “a quattro mani” di Marcello Gandini e Giorgetto Giugiaro, a quei tempi in forza al Centro Stile Bertone. Fiat presentò le due varianti della Dino a 4 mesi di distanza l’una dall’altra, proponendo due vetture molto diverse seppur accomunate dalla meccanica. Le due vetture differivano molto nella linea e nella clientela finale: la Spider era destinata ad un pubblico più giovanile, infatti veniva indicata come 2+2, mentre la Coupé come da tradizione si configurava come una classica granturismo 4 posti, capace di soddisfare esigenze diverse. La carrozzeria coupé disegnata da Bertone, era dotata della stessa meccanica presente sulla Spider, eccetto il passo allungato a 2550 mm; la Coupé aveva però una impostazione più elegante che sportiva, dove le dimensioni dell'imponente coupé fastback, con abitabilità per 4 persone, erano importanti: 4514 mm di lunghezza e 1709 di larghezza.

Linea filante della Fiat Dino Coupé Bertone

L’indole da vera granturismo della Fiat Dino Coupé era sottolineata da un abitacolo curato e ben rifinito, con dotazioni di prestigio: ad esempio gli alzacristalli elettrici erano offerti di serie mentre erano optional su gran parte delle vetture coeve. Gli interni della Fiat Dino sono il simbolo del lusso e dell’accuratezza che solo la Fiat Dino dell’epoca sapeva dare. Gli interni sono semplici, poltrone al posto dei due sedili, largo uso della radica e pelle nella strumentazione, cosa che andava molto di moda negli anni 70 e innovazioni stilistiche degne di nota, come la plancia orientata verso il guidatore. Il cruscotto è lineare e trova posizione, davanti al posto di guida, un volante semplice che era in radica o rivestito in pelle. Dietro si trova un contachilometri ampio e generoso che risulta avere tutti gli indicatori a lancetta posti al centro, con a lato il contagiri e l’indicatore dei km orari. Le linee semplici ben delineate potevano assomigliare quasi alla semplicità di un semplice disegno di un bambino. Il fianco presenta una linea semplice, marcata e decisa che ricalca le linee dei dettami dell’epoca, linee curve, morbide ed al tempo stesso ben definite per capire il concetto di coupé con una linea obliqua dolce che degrada verso la parte terminale. La parte posteriore riprende una linea semplice e curva con un ampio lunotto posteriore per permettere le manovre e fanali a rettangoli che ricordano l’importanza di quest’ammiraglia.

Evoluzione Tecnica e Motori: Dal 2 Litri al 2.4

La maturità tecnica per le Fiat Dino arrivò con un'evoluzione del propulsore Ferrari. A fine anni '60 Ferrari abbandonò la Formula 2 e non era più "costretta" al vincolo delle cilindrate. L’Ing. Aurelio Lampredi, allora a capo del reparto motori Fiat ed ex progettista Ferrari, mise a punto un nuovo V6, da 180 CV che riprendeva l’impostazione globale del 2 litri ma venne realizzato in ghisa. Pur significando un peso maggiore, la nuova unità da 2,4 litri era più robusta e silenziosa della precedente 2 litri, ma soprattutto più elastica e pronta in ripresa. Il nuovo motore avrebbe equipaggiato la rinnovata Ferrari Dino 246 GT e le Dino "torinesi": a giovare di questo propulsore fu principalmente la Fiat Dino Coupé.

Fiat Dino Coupé 2026 😱 Il Ritorno SHOCK che Sta Distruggendo le Sportive!

Commercializzata tra il 1967 e il ’69, la Dino Coupé 2000 venne realizzata in meno di 5 mila esemplari; il 2 litri di origine Ferrari si era rivelato azzeccato sulla Spider, ma sulla Coupè non brillava per via di un peso complessivo maggiore. Il nuovo 2,4 litri, disponibile dal 1969 era decisamente più confacente allo spirito della clientela di riferimento della Dino Coupé. Nuovo anche il cambio, prodotto dalla ZF, mentre rimaneva il differenziale autobloccante che completava l’affinamento tecnico garantendo un’azione più dolce e progressiva. La rinnovata maneggevolezza era coadiuvata poi dall’introduzione della sospensione posteriore che proponeva (finalmente) uno schema a ruote indipendenti. La Fiat Dino Coupé 2400, rinnovata nella tecnica e nelle dotazioni giungeva a piena maturazione.

Nell’estate del 1969, la collaborazione Fiat-Ferrari visse un punto di svolta con l’accordo che sancì il passaggio di proprietà del 50% della Ferrari alla Fiat. Dal punto di vista tecnico, dopo 3 anni e 4762 esemplari tra versione chiusa e aperta, proprio nel 1969 le Dino iniziano a montare la versione evoluta del V6 di Maranello: la cilindrata del motore con doppio albero a camme in testa e tre carburatori doppio corpo viene portata a 2418 cc e la potenza sale a 180 cv a 6600 giri/minuto. Esattamente il motore della Dino Spider di queste pagine, una seconda serie immediatamente riconoscibile, oltre che per la scritta posteriore che riporta la cilindrata, per le due barre cromate orizzontali che percorrono la mascherina anteriore.

L’Ingegner Giancarlo Bussi progettò un nuovo propulsore in alluminio con tre carburatori doppio corpo Weber, dotato di accensione elettronica: il sistema venne realizzato dalla Magneti Marelli e indicato come “Dinoplex”. Tuttavia la cilindrata di 1,6 litri non era sufficiente per la nuova, anzi per le nuove GT: due a marchio Fiat e l’altra Ferrari, quindi la cubatura dei modelli stradali venne elevata a 2 litri con una potenza di 160 CV. Un valore che consentiva velocità massime nell’ordine dei 210 km. Le Fiat vennero commercializzate col nome Dino, disponibile sia in versione Coupé che in configurazione Spider, entrambe con motore anteriore e trazione posteriore, mentre la Ferrari prendeva il nome di Dino 206 GT e prevedeva uno schema a motore centrale.

Schema tecnico del motore V6 Ferrari Dino

La Fiat Dino Coupé 2.0 del 1968: Un Esemplare Iconico

La Fiat Dino Coupè 2.0 del 1968 non è solo una vettura, è un pezzo di storia italiana, un capolavoro che unisce design, potenza e prestigio. Realizzata dalla matita di Bertone e animata da un motore Ferrari, questa macchina è il simbolo di un’epoca d’oro del motorismo. Nata dalla collaborazione tra Fiat e Ferrari, la Dino prende il nome dal figlio di Enzo Ferrari, Alfredo “Dino” Ferrari, ed è stata progettata per omologare il motore V6 Ferrari nel campionato di Formula 2.

Un esemplare specifico, la Fiat Dino Coupé 2.0 del 1968, si presenta come un gioiello unico nel suo genere. Vettura Italiana da Sempre, con targa originale Roma, è un’autentica icona del Bel Paese. L’abbinamento cromatico raro, con vernice Nero 601, un colore fornito solo su richiesta, abbinata a interni in pelle naturale rossa, tutto originale e perfettamente conservato. Il cruscotto e i legni intatti mantengono il loro splendore originale, senza crepe o segni del tempo. La carrozzeria è impeccabile, totalmente priva di ruggine e mai incidentata, una rarità per una vettura di questa epoca. La trousse attrezzi è presente, un dettaglio per il collezionista.

La manutenzione di questo esemplare è stata recente e completa, con lavori documentati e fatturati per oltre 4.000 Euro, includendo: cambio oli e filtri specifici del modello, candele nuove originali fondo di magazzino, cinghie e paraoli motore nuovi, registrazione catena di distribuzione con modifica al tendicatena, nuovi scarichi centrali e terminali, revisione completa dell’impianto frenante e la presenza della centralina accensione Dinoplex perfettamente funzionante. L'omologazione ASI Targa Oro la pone al massimo livello, garanzia di autenticità e prestigio. In queste condizioni di originalità, con pochi chilometri percorsi e una cura maniacale, questa Fiat Dino Coupè è praticamente introvabile.

Eredità e Impatto Culturale

La produzione della Fiat Dino termina con la Coupé nel giugno del 1972 (qualche mese prima, a gennaio, quella della Spider), ma il V6 Dino continua a equipaggiare la 246 GTS “made in Maranello” fino al 1974. Senza dimenticare la Lancia Stratos, con la quale, nei rally, vince tre titoli mondiali e tre europei con gli ultimi trionfi nei rally di Montecarlo e Sanremo datati 1979. Le Fiat e le Ferrari Dino segnano la storia dei rispettivi marchi per aver introdotto importanti soluzioni tecniche e sinergie per lo sviluppo dei modelli futuri: la meccanica era prodotta a Maranello mentre l’assemblaggio era completato nello stabilimento Fiat di Rivalta (To) inaugurato poco tempo prima.

In tutto sono state prodotte 7.651 FIAT Dino, il 79% delle quali (6.068) con carrozzeria coupé. La Fiat Dino si è sempre dimostrata una coupè di lusso che negli anni 70 ha saputo affermarsi come una delle vetture più vendute in Italia. La sua storia è un affascinante connubio tra la sportività Ferrari, l'ingegneria Fiat e il design italiano, un'eredità che continua a essere celebrata dagli appassionati di tutto il mondo.

Vista posteriore di una Fiat Dino Coupé

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