Il film "Le Mans '66 - La Grande Sfida", noto anche come "Ford v Ferrari", racconta una delle rivalità più incredibili e iconiche nella storia dell'automobilismo, quella tra la Ford e la Ferrari negli anni '60. Questa pellicola adrenalinica e imprevedibile, candidata a quattro premi Oscar, incluso Miglior Film, è un'epopea sportiva che va oltre la semplice competizione tra due giganti dell'industria automobilistica, approfondendo anche temi come l'amicizia, il talento e la lotta contro le ingerenze aziendali.

Le Origini della Sfida: Henry Ford II e il Sogno di Le Mans
La storia prende il via in un momento cruciale per la Ford Motor Company. Nel 1963, l'azienda di Detroit attraversa una crisi di vendite e Henry Ford II, desideroso di rinnovare l'immagine del marchio e di infondere nuova linfa, chiede ai suoi dipendenti di proporre idee vincenti. È il giovane manager Lee Iacocca, interpretato da Jon Bernthal, a suggerire un'idea audace: entrare nel mondo delle corse automobilistiche e vincere la prestigiosa 24 Ore di Le Mans, la corsa più famosa al mondo. L'obiettivo non è solo rilanciare il brand, ma anche sfidare l'allora apparentemente invincibile scuderia Ferrari, che da anni dominava la gara.
Il film inizia quando la Ford, dopo aver ricevuto un netto rifiuto da Enzo Ferrari (interpretato da Remo Girone), il quale preferisce condividere con la FIAT di Agnelli il suo programma per la costruzione di propulsori sportivi, decide di aprire un proprio reparto di ricerca e sviluppo di auto finalizzate alla corsa. Questo evento accende la scintilla di una rivalità destinata a diventare leggendaria.
Carroll Shelby: Il Genio Dietro il Progetto Ford
Per realizzare questo ambizioso progetto, la Ford si rivolge a Carroll Shelby (interpretato da Matt Damon), un ex pilota e progettista geniale. Shelby è una figura leggendaria nel mondo delle corse: nel 1959, aveva vinto la 24 Ore di Le Mans, un'impresa rara per un pilota americano, che lo aveva condotto immediatamente al successo. Sfortunatamente, un problema cardiaco aveva stroncato all'improvviso la sua carriera. Deciso a rimanere nel giro, era diventato un meccanico di piccole vetture da corsa e, successivamente, un costruttore di auto sportive con le sue celebri Cobra, partecipando al campionato nazionale SCCA.
La Ford assume Shelby nel 1963 con l'incarico di progettare un'automobile in grado di battere le vetture più potenti dell'epoca, le Ferrari. Gli viene chiesto di costruire una macchina rivoluzionaria e di creare il team che la farà correre per la vittoria sul circuito di Le Mans. Shelby viene messo a capo del reparto di ricerca e sviluppo di auto finalizzate alla corsa con il compito di superare l'imbattibile Ferrari.

Ken Miles: L'Asso del Volante dal Carattere Impossibile
Per guidare questa vettura rivoluzionaria, Shelby sa di aver bisogno di un pilota eccezionale. La sua scelta ricade su Ken Miles (interpretato da Christian Bale), un asso del volante dal carattere difficile, per nulla diplomatico ma molto competente in fatto di vetture, grazie anche all'attività di meccanico nella sua piccola officina. Miles è un pilota nell'anima, capace di battere puntualmente i suoi stessi record. Irascibile, testardo, vanta il volto scavato e il carisma di Christian Bale, alla sua ennesima interpretazione magistrale. Pochi come lui, vale la pena ribadirlo, riescono a dar vita a personaggi incredibilmente distanti tra loro e renderli puntualmente credibili e memorabili, che siano di fantasia come Batman o tratti dalla storia come Dick Cheney in "Vice" e questo stesso pilota di cui restituisce tutta la ruvidità del carattere e l'umanità, cimentandosi per altro in un delizioso accento inglese (un peccato si perda nella versione doppiata).
Miles è l'emblema del campione, colui che a testa bassa, con umiltà, porta avanti la sua vita - una moglie (Mollie, interpretata da Caitríona Balfe), un figlio (Noah Jupe), un'officina da seguire - ma non rinuncia alla passione e, appena gli viene data la possibilità, dietro a un volante sa correre per trovare la sua rivincita. Tuttavia, il suo carattere brusco e poco incline a qualsiasi compromesso quando si parla di macchine lo rende un "non-uomo Ford" agli occhi della grande industria, che frustra il merito e baratta la bravura con la vendibilità.
L'amicizia e la stima tra Carroll Shelby e Ken Miles sono il vero cuore pulsante del film. I due hanno condiviso sia la passione per le auto e le corse sia un drammatico destino. Il loro rapporto viene raccontato da Mangold usando come punto d’arrivo la gara di Le Mans del ’66, durante la quale entrambi lavorarono al soldo della Ford: uno come progettista e l’altro come meccanico-pilota. Matt Damon e Christian Bale sono i protagonisti assoluti, perfetti entrambi nei rispettivi ruoli. Colpisce, funziona, emoziona l'alchimia tra i due protagonisti che porta il pubblico a parteggiare per loro, prima ancora che sulle piste, di fronte alla mentalità delle grandi industrie che frustrano il merito e barattano la bravura con la vendibilità, ieri come oggi.

Lo Sviluppo della Ford GT40 e le Prime Vittorie
La base di partenza per il progetto Ford è il prototipo della nuovissima Ford GT40, arrivata dal reparto corse Ford in Inghilterra e sofferente di diversi problemi di guida. Shelby ingaggia nuovamente il fidato Ken Miles per trasformarla in un'auto capace di competere a Le Mans. Grazie all'abilità di collaudatore di Miles e ai metodi del team di meccanici di Shelby, la macchina prende via via forma. Insieme a Miles, Shelby crea così un modello da corsa - ancora oggi considerato tra i più grandi mai progettati - per partecipare e vincere la prestigiosa 24 Ore di Le Mans nel 1966.
Nonostante il talento di Miles e il genio di Shelby, le ingerenze da parte dei dirigenti della casa automobilistica, con il loro approccio aziendale focalizzato più sul mercato che sull’esperienza, sono continue. Leo Beebe, in particolare, non vuole Miles come pilota e lo fa estromettere dalla partecipazione alla 24 Ore di Le Mans del 1964. Quell'anno, la gara vede ancora vincitrice la Ferrari: tutte le GT40 si devono ritirare per problemi di affidabilità.
Ford è tentato di licenziare Shelby, ma questi gli fa notare che l'approccio burocratico e piramidale della sua azienda non funziona nelle corse d'auto e che, nonostante i problemi, le loro vetture hanno mostrato velocità inarrivabili per i rivali. Riesce quindi a farsi riconfermare e a ottenere piena libertà di manovra. Shelby si riconcilia con Miles, ma per averlo come pilota deve necessariamente scavalcare Beebe con uno stratagemma. Con un audace colpo di mano, Shelby rinchiude Beebe in un ufficio e riesce a far salire il presidente Henry Ford II sulla GT40 per un giro di prova. Dopo averlo spaventato a morte con le prestazioni della vettura, Shelby fa un accordo con lui sul risultato della 24 Ore di Daytona del 1966: se Miles riuscirà a vincere la gara, potrà partecipare anche a Le Mans; se perde, Shelby cederà la sua ditta alla Ford.
A Daytona, però, Shelby ha dei rivali in più: Beebe ha allestito una seconda squadra, affidando le GT40 anche al team Holman-Moody, che ha una grande esperienza di corse ad alto livello. Nonostante le difficoltà, Miles e Shelby iniziano a collezionare vittorie, prima alla 12 Ore di Sebring e poi alla 24 Ore di Daytona, arrivando alla fatidica gara di Le Mans del 1966.
La 24 Ore di Le Mans 1966: Una Gara Storica
La 24 Ore di Le Mans del 1966 è il culmine della storia. È un'annata storica che porterà il cambio della guardia al vertice e chiuderà l’indiscussa egemonia Ferrari verso le altre case, Ford in primis. Alla partenza, Miles ha un problema (la portiera non riesce a chiudersi) ma riesce a rimontare. La vera problematica di Le Mans, come Shelby aveva spiegato a Iacocca al momento dell'ingaggio, non è la velocità, bensì la resistenza, tanto della macchina quanto dell'uomo. Nel corso della gara, le Ferrari schierate vengono eliminate tutte, compresa la Ferrari 330 P3 ufficiale di Lorenzo Bandini, quando questi brucia il motore in un duello proprio con Miles. In pista si succedono incidenti e pericoli. Per ovviare ai freni bruciati, Shelby e Miles sfruttano un vuoto nel regolamento che permette di sostituire i pezzi rotti, ma non delinea i limiti dell'operazione. Così, la squadra cambia tutto l'apparato frenante, e a nulla valgono le proteste dell'ingegner Ferrari, presente alla corsa.
Miles brucia record dopo record, ma Beebe impone a Shelby di farlo rallentare per permettere anche alle altre due GT40 in gara di raggiungerlo e tagliare il traguardo insieme, per avere un maggiore impatto pubblicitario. Shelby lascia la decisione finale a Miles, che alla fine rallenta per farsi affiancare dai compagni. Beebe sapeva bene queste implicazioni e Shelby si infuria con lui: ma ormai non può fare nulla. Questa lotta cruciale caratterizza il nostro paese anche nel nuovo Millennio: il rischio, l’audacia e l’istinto - fattori che hanno permesso di realizzare moltissime innovazioni importanti - forse oggi ci spaventano troppo per prenderli in considerazione.
LE MANS 1966 LA RIVINCITA DI FORD
Ken Miles si consola pensando che ha comunque gareggiato a Le Mans e colto altre importanti vittorie durante la stagione. Poco tempo dopo, infatti, Miles e Shelby sono di nuovo al lavoro sul prototipo della nuova GT40, svolgendo collaudi al Circuito di Riverside. Questa gara, nonostante il risultato finale imposto dalla dirigenza Ford, consacra la Ford GT40 e i suoi creatori, segnando un momento storico per l'automobilismo.
La Visione Registica di James Mangold
"Le Mans '66" è diretto da James Mangold, autore di autentici cult come "Ragazze interrotte", "Quando l'amore brucia l'anima" e dei cinecomic "Wolverine - L'immortale" e "Logan - The Wolverine". Il regista, che ha preso parte al progetto anche in qualità di produttore, è atteso al cinema con la quinta avventura di Indiana Jones, "Indiana Jones e la ruota del destino".
Mangold ha approcciato questo film con la stessa filosofia che lo ha guidato in "Logan": "Quando ho approcciato Logan sentivo che il genere dei supereroi era diventato troppo dipendente dalla computer grafica, quindi ho voluto renderlo quando più emotivamente e fisicamente reale possibile. E lo stesso proposito mi ha seguito in Le Mans '66 - La grande sfida. Volevo vedere un film di corse dove le auto non fossero creazioni digitali e dove fossimo davvero sulla pista." In un'era di blockbuster sempre più in green screen, Mangold ha voluto restituire l'azione e l'emozione di un cinema d'altri tempi, coniugata alle moderne possibilità di ripresa ma senza esserne travolta.
La pellicola, pur avendo un budget significativo e il rombo dei motori come colonna sonora, ha i due protagonisti, Matt Damon e Christian Bale, come vero centro del film. Sul set si dicevano scherzosamente, ma non troppo, di star realizzando l'ultimo grande studio di personaggi di Hollywood, avvolto in una storia di corse. Un sentimento confermato anche da Mangold, che ha dichiarato: "Queste sono persone reali con amori e perdite e paure che non sono liquidate in tre brevi intermezzi tra una scena d'azione e l'altra a 100 decibel e lunga dodici minuti. È un tour de force di recitazione e Matt e Christian non sono mai stati così bravi."

Un Cast Stellare e la Ricerca dell'Autenticità
Oltre a Matt Damon e Christian Bale, il cast vanta la presenza di Caitríona Balfe nei panni di Mollie, la moglie di Ken. Conosciuta principalmente per il ruolo di Claire Randall/Fraser nella serie "Outlander", l'attrice è apparsa recentemente nell'autobiografico "Belfast" di Kenneth Branagh. Accanto a loro, nei panni rispettivamente di Lee Iacocca - manager ed addetto allo sviluppo del prodotto per la Ford - ed Enzo Ferrari figurano Jon Bernthal - noto al grande pubblico per essere il "Punitore" del franchise Marvel - e Remo Girone, attualmente nel cast del film Netflix "Il mio nome è vendetta". Ottimi anche gli attori nei ruoli minori, dal titanico Tracy Letts che fa arrabbiare e divertire nei panni di Henry Ford II a Remo Girone in quelli di Enzo Ferrari, dalla magnetica moglie di Miles Caitriona Balfe al bambino Noah Jupe, già visto in "A quiet place".
Le riprese sono iniziate il 30 luglio 2018 e si sono svolte in diverse località della California, a New Orleans, ad Atlanta, a Savannah e a Statesboro, così come in Francia a Le Mans. Per entrare completamente nel ruolo di Ken Miles, Christian Bale ha preso lezioni di guida sportiva, seguito dal noto stuntman Robert Nagle alla scuola guida Bondurant High Performance, dove ha conosciuto Bob Bondurant, che con la Shelby Cobra Daytona vinse la classe Gran Turismo nella 24 Ore di Le Mans del 1964.
Dietro la macchina da presa, collaborano con James Mangold il direttore della fotografia greco Phedon Papamichael e il musicista italoamericano Marco Beltrami. Quella tra il regista e Papamichael è una rinnovata collaborazione, visto che i due avevano lavorato insieme fin dal thriller "Identità" del 2003 e si erano separati solo per i due film su Wolverine.
Riconoscimenti e Impatto del Film
Il film, presentato al Telluride Film Festival il 30 agosto 2019 e al Toronto International Film Festival il 9 settembre, ha saputo conquistare pubblico e critica. Partito in svantaggio in un'annata dominata da "Parasite", ha vinto due premi Oscar, per il miglior montaggio e per il miglior sonoro, riconoscimenti assolutamente meritati per un progetto ambientato principalmente sulle piste automobilistiche. Ha inoltre ricevuto candidature ai Golden Globe, ai BAFTA e ai Critics' Choice Awards, tra gli altri.
"Le Mans '66 - La Grande Sfida" ha dimostrato di essere un successo anche al botteghino, incassando 31 milioni di dollari al box office USA nel suo primo fine settimana e superando 1,5 milioni di euro in Italia. La pellicola è stata molto apprezzata per la sua capacità di coniugare il genere con il realismo, la direzione degli attori e la travolgente e profonda narrazione di una storia che si allinea alla grande tradizione americana dei film basati sugli scontri/incontri tra titani, come "Rush" di Ron Howard oppure, cambiando settore, "Frost/Nixon".
Il film è una metafora interessante della lotta, molto attuale, tra talento e marketing: vale di più un cavallo di razza o il più addomesticabile e fotografabile di tutti? Miles/Bale risponde in pieno al primo profilo e per nulla al secondo, per questo la grande industria non lo ritiene all'altezza, "non è un uomo Ford", dicono al suo amico e sponsor Carroll Shelby. Ad interpretare quest'ultimo, un Matt Damon perfetto nei panni di chi sa riconoscere il talento altrui e si spende, anima e corpo, per mostrarlo e difenderlo. L'eccellenza della Ford è stata raggiunta grazie a un lavoro di squadra compatto, soprattutto contro le continue ingerenze da parte dei dirigenti della casa automobilistica, con il loro approccio aziendale focalizzato più sul mercato che sull’esperienza.
Come ha detto Mangold a proposito del suo film: "Questa lotta cruciale caratterizza il nostro paese anche nel nuovo Millennio: il rischio, l’audacia e l’istinto - fattori che hanno permesso di realizzare moltissime innovazioni importanti - forse oggi ci spaventano troppo per prenderli in considerazione." A settemila giri al minuto, insegna Mangold, possono succedere tante cose. La più sorprendente, dice Shelby/Damon, è che la macchina con cui corri svanisce. Resta un corpo che attraversa lo spazio e il tempo. È il punto in cui ti chiedi chi sei veramente, e per darti una risposta, a quella velocità, non c'è tempo per mentire.
