La storia italiana è stata costellata da eventi che hanno profondamente segnato il tessuto sociale e politico del Paese. In un periodo di estrema turbolenza, come quello delineato dalle vicende del secondo conflitto mondiale, figure come Francesco Trebbi e i colpi di stato militari si inseriscono in un contesto di profonda crisi e trasformazione. Questo articolo si propone di esplorare le dinamiche che hanno caratterizzato quel periodo, focalizzandosi sugli eventi che hanno preceduto e seguito la caduta del fascismo, la reazione della popolazione e l'instaurarsi della dominazione tedesca, mettendo in luce il ruolo di personaggi chiave e l'impatto sulla vita quotidiana.
Il Contesto Storico e la Crescita del Malcontento
Il periodo che precede la caduta del fascismo è contrassegnato da un crescente malcontento popolare, alimentato dalla guerra e dalle sue devastanti conseguenze. L'imprenditore Gazzoni, già all'inizio del secolo, aveva compreso la grande importanza della propaganda per l'imprenditore moderno, avvalendosi di pittori cartellonisti e poeti come Zangarini, D'Annunzio e Trilussa per rendere più convincente e attraente la presentazione dei propri prodotti. Tuttavia, nemmeno la propaganda più raffinata poteva mascherare le difficoltà che il Paese stava attraversando.
Nel gennaio 1943, il fronte orientale si rivela particolarmente impegnativo: il Reggimento italiano deve respingere l'esercito sovietico che minaccia lo schieramento italiano. La battaglia dura dieci giorni, un conflitto estenuante che vede il ritorno in patria della bandiera del Reggimento, scortata solo dal colonnello comandante Carloni e da due sottufficiali, dopo essere stata decorata il 27 aprile 1943. Lo stesso Barnabè, gravemente ferito il 13 agosto 1942, potrà tornare in patria grazie al sacrificio del portaordini Quinto Ascione (Medaglia d'Oro V.M.). Queste perdite e le difficoltà sui fronti di guerra alimentavano un senso di frustrazione e disillusione.
Un segnale del crescente dissenso si manifesta con l'arresto di Don Antonio Gavinelli (1885-1968), parroco del santuario del Sacro Cuore e creatore dell'Opera salesiana, per aver stampato e diffuso un volantino contro la guerra. Tempo prima, era stato ammonito per aver fatto stampare, in uno dei suoi foglietti domenicali, la frase: “Né il fascismo né il comunismo salveranno l'Italia, ma piuttosto la Fede”. Questa affermazione, pur apparentemente religiosa, celava una critica implicita ai regimi totalitari e rappresentava un piccolo ma significativo atto di resistenza intellettuale. Nel 1948 realizzerà l'orfanotrofio di Castel de' Britti e negli anni Sessanta farà erigere dall'arch. Il 14 maggio 2017, davanti al Sacro Cuore, sarà inaugurata una statua in bronzo in suo onore, il primo monumento di strada della città, opera del prof.
Le Prime Agitazioni e la Reazione Popolare
In marzo e aprile, grandi scioperi si scatenano nelle fabbriche del Nord Italia. Nella parte orientale della città, gli operai di alcune fabbriche si radunano per il loro primo sciopero politico davanti al Calzaturificio Montanari, dove è occupata soprattutto manodopera femminile. Nella Bassa, entrano in agitazione le mondine di Medicina, Baricella e Bentivoglio, ma anche le operaie della ditta Comi, una fabbrica di maglie, manopole e passamontagna per l’esercito, dove è prospettata una diminuzione del cottimo. Sebbene la portata delle agitazioni fosse ancora limitata e le radici del movimento di protesta non ancora molto estese, questi eventi erano sintomatici di un profondo malcontento che stava per esplodere.

Il primo bombardamento su Bologna avviene nelle prime ore del 16 luglio. Due formazioni di fortezze volanti americane (51 aerei appartenenti al 97. e al 99. Bomb Group del 5.) colpiscono la città, causando numerosi ordigni che cadono anche sul centro. L’Ospedale Maggiore è sorpreso nel pieno del suo funzionamento ed è colpito anche il vicino ospedale militare dell’Abbadia. La chiesa gotica di San Francesco è gravemente danneggiata nella facciata e nelle navate laterali. Il sepolcro di Rolandino dé Passeggeri in piazza San Domenico è centrato da una bomba e polverizzato (verrà ricostruito integralmente nel 1949-50). È danneggiato anche il vicino Palazzo Montpensier (ex Caprara), sede della Prefettura, compreso lo stesso alloggio del Prefetto, che sarà ospitato per qualche tempo dal cardinale Nasalli Rocca.
Il bombardamento del 24 luglio provoca lo sfollamento di tante famiglie nelle campagne e nei paesi dell’Appennino. Le più piccole delle orfanelle di San Luca sono accolte da mons. Il 4 agosto Bologna è dichiarata città soggetta allo sfollamento. Nelle case e nei granai dei contadini la popolazione si moltiplica, cercando riparo e sicurezza.
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La Caduta del Fascismo e l'Esplosione di Euforia
La notizia della caduta del fascismo, il 25 luglio, genera un'ondata di euforia. Il 26 luglio si svolgono manifestazioni in diversi luoghi di Bologna, convocate dal Comitato d'azione dei partiti antifascisti. “Armistizio immediato e pace con onore! Via i tedeschi dall’Italia! Scioglimento immediato della Milizia e del Partito Fascista!” sono le parole d'ordine che risuonano per le strade. Tra gli oratori dei comizi improvvisati vi sono il commediografo Federico Zardi, il giornalista e scrittore Antonio Meluschi, la Medaglia d'Oro al V.M. Nonostante l'oscuramento, gruppi di cittadini sfilano per le strade con bandiere tricolori e ritratti del re.
Le autorità, tuttavia, non esitano a promettere di disperdere "col fuoco senza preavviso" qualunque assembramento. Davanti alle officine Minganti intervengono i bersaglieri. A Casalecchio di Reno la gente si raduna davanti alla Casa del Fascio. Una cinquantina di persone fa irruzione all'interno e butta dalle finestre documenti e ritratti del Duce. Dal portone vengono tolti i fasci d'ottone. A San Lazzaro il ritratto del Duce vola dalle finestre del palazzo comunale. Don D. Zanini scriverà un giorno: “Cadeva il duce, e con lui il regime fascista: un'ondata di euforia percorse paesi e città, festa e baldoria ovunque. La gente s'aspettava anche la fine della guerra, ma la guerra non finì”.
Una grande folla si raduna in piazza Malpighi davanti alla sede dei sindacati fascisti, per chiedere la ricostituzione dei sindacati democratici. Il Comitato spinge la popolazione a manifestare per la liberazione dei prigionieri politici, l'armistizio e la pace. Sono vietate tutte le manifestazioni, gli assembramenti e anche gli spettacoli cinematografici e teatrali. In diversi punti della città gli operai subiscono le cariche dei bersaglieri e dei carabinieri con le autoblindo. Si spara davanti all'officina Minganti, un operaio è ferito gravemente.
La Repressione e la Nascita della Resistenza
La caduta di Mussolini non porta la pace sperata, ma intensifica la repressione e l'occupazione tedesca. La liberazione di prigionieri politici è una delle prime richieste del Comitato antifascista. Torna libero anche il socialista Giulio Vespignani, ex garibaldino di Spagna. I lavoratori della Ducati, la più grande fabbrica della provincia di Bologna con 7.000 addetti, partecipano compatti alle manifestazioni che si svolgono dal 26 al 28 luglio, dopo la caduta del Fascismo. Il 2 agosto, alla ripresa dell'attività lavorativa, proclamano due scioperi consecutivi per il riconoscimento della Commissione interna di fabbrica - la rappresentanza sindacale dei lavoratori soppressa durante il Ventennio - e per l'aumento dei salari.
Albano Sorbelli (1875-1944) lascia la direzione della biblioteca dell'Archiginnasio, tenuta dal 1904 al 1943, un segno del cambio di guardia e delle nuove dinamiche politiche. La fontana del Nettuno è ricoperta con una struttura di protezione in legno per salvaguardarla dai bombardamenti. Il Gigante sarà ricollocato al suo posto nel maggio 1946, dopo un'accurata ripulitura, a simboleggiare la rinascita e la ricostruzione. Le preziose sculture sono imballate e trasferite nella rocca Isolani a Minerbio, un'ulteriore precauzione per preservare il patrimonio artistico e culturale.

Il 4 agosto Bologna è dichiarata “soggetta a sfollamento”. Dopo alcuni incontri preparatori, il 6 agosto si tiene nello studio dell'avv. I partecipanti sono oltre cento. Tra essi vi sono i maggiori dirigenti bolognesi del P.S.I. e del M.U.P. L'incontro è burrascoso. Jodl giustifica la penetrazione tedesca in atto nella penisola come conseguenza della caduta di Mussolini.
Angelo (o Angiolino) Lodini è nominato federale di Bologna. Sostituisce Piero Monzoni (1896-?), divenuto prefetto a Catanzaro. Farà invece forti pressioni sul prefetto Letta e sul Podestà, ing.
Il 18 e il 28 agosto viene pubblicato il giornale clandestino “Rinascita”, organo del Comitato regionale per la Pace e la Libertà (chiamato anche “Quadripartito”). Il Comitato è sorto in giugno dall'intesa fra il Partito d'Azione, il Partito Socialista, il Partito Comunista e alcune personalità del mondo cattolico antifascista. Si tiene, in un appartamento di via Fondazza, la prima riunione del Comitato federale del PCI. La Federazione comunista bolognese conta circa 1.500 iscritti, finora costretti alla clandestinità. La struttura organizzativa di base è la cellula. Viene costituito un Comitato militare del partito, con giurisdizione su Bologna, Modena e Ferrara.
L'Occupazione Tedesca e la Vita Clandestina
Con l'armistizio dell'8 settembre, la situazione precipita. La notte dell’8 settembre, ad esempio, Bazzano è occupata con i carri armati e i militari italiani vengono subito catturati e rinchiusi in una villa fuori paese, “una specie di campo di concentramento”. A mezzogiorno del 9 settembre la città è tutta nelle mani dei militari tedeschi. I reparti militari italiani, rimasti senza ordini, si arrendono senza combattere, tranne “alcuni elementi carristi”.
In centro cominciano a sciamare dalle caserme gruppi di militari disarmati. Alle 22 circa, compaiono tra la folla alcune camionette cariche di soldati della Wehrmacht armati. I comandanti militari della piazza si sono arresi agli occupanti già nella notte tra l'8 e il 9 settembre. Soldati e ufficiali vengono radunati nei cortili di alcune caserme e nel piazzale della stazione, custoditi da poche decine di militari tedeschi. Alcuni riescono a fuggire durante il viaggio. Qui, come in molti altri centri, trovano aiuto nella popolazione, che li fornisce di cibo e vestiti civili e offre loro un riparo temporaneo. I bolognesi saranno destinati soprattutto alle aree industriali del Reich nelle zone di Berlino e Munster.

Nei giorni successivi vengono requisiti vari edifici per i comandi e i servizi logistici. La sede di rappresentanza è fissata all'hotel Baglioni. Il comandante di piazza è inizialmente il col. Helmuth Dannehl, sostituito in seguito il 1° aprile 1944 dal gen. Il comando del cap. Saalfrank, preposto al funzionamento degli uffici civili e amministrativi, è collocato in via delle Rose 12-14. Il settore lavoro addetto alle deportazioni, guidato dal col. In via S.Chiara n. 6/2, accanto ai giardini Margherita, è posta la sede delle SS (comandanti il magg. Muller e il ten. Weismann), strettamente vigilata da reparti armati. Qui, nella famigerata "stanza n. La Gestapo invece è in viale Aldini 132. La Feldgendarmerie si sistema in piazza di porta Saragozza n. 4 e le SS italiane in via Saragozza 81. La polizia di sicurezza germanica (SD) si installa in via Albergati n. La maggior parte dei soldati appartengono a classi comprese tra il 1920 e il 1924 e sono quindi giovani reclute poco più che ventenni.
Lezione di Storia - Il ruolo della donna durante la guerra
Durante la guerra le grotte bolognesi ospitano un gran numero di persone. La grotta del Farneto sarà utilizzata dall'ottobre del ‘44 come rifugio per un centinaio di civili. La grotta Coralupo sarà attrezzata come rifugio dall'ing. Grandi, proprietario della Buini & Grandi, con l'aiuto dell’archeologo e speleologo Luigi Fantini (1895-1978). Vi verranno portate una stufa e una cucina economica. Una sorte particolare toccherà al cosiddetto "Buco delle gomme", dove Luigi Fantini nasconderà, nel maggio 1944, per conto dell'ing.
Tra l'autunno del 1943 e la primavera del 1945 la cittadina romagnola di Cotignola, sulle rive del Senio, diventa rifugio di sfollati, militari sbandati e perseguitati politici. In seguito il Commissario le fa ricoverare presso famiglie e canoniche della zona. Tra gli ebrei che trovano soccorso a Cotignola diversi vengono da Bologna. Fino alla Liberazione i tre rimarranno nascosti nella canonica di don Antonio Costa nella frazione di Budrio. Dalla Colunga di San Lazzaro di Savena arriva, assieme ai figli, il prof. Ubaldo Lopes Pegna, docente di filosofia e pedagogia alle Magistrali. E' stato espulso dalla scuola e la sua casa di Bologna sequestrata. Nell'inverno del 1943 la casa di Varoli accoglie il prof. A Cotignola giunge anche la famiglia del prof. Attalo Muggia, proprietario della clinica Villa Bianca, prelevato dalle SS e scomparso nei lager.
La Nascita della Resistenza Organizzata
Nella serata dell'8 settembre, dopo il proclama di Badoglio, una delegazione del Comitato antifascista bolognese, formata dal socialista Carmine Mancinelli e dall'azionista Ettore Trombetti, si incontra con il comandante della difesa territoriale gen. Il generale oppone un netto rifiuto alla consegna di armi ai “borghesi”, considerandola una proposta poco seria. Un'iniziale azione di resistenza ai tedeschi si ha nella caserma di via Santa Margherita, dove la mattina del 9 settembre vengono distribuite le armi ai soldati. Sfruttando l'elemento sorpresa, militanti comunisti riescono a sottrarre armi al controllo tedesco dalla polveriera posta sul colle della Guardia. Alcuni ufficiali e soldati si danno alla macchia e andranno ad ingrossare le prime formazioni partigiane.
Già prima del 25 luglio militanti comunisti, sotto la direzione di Mario Pelloni, hanno preso contatti con militari di varie caserme. Dal gennaio 1944 l’avv. Mario Jacchia (nome di battaglia Rossini) ha ricevuto dal CLN di Milano il compito di Ispettore militare per l’Emilia. Alcuni antifascisti tentano di ottenere dai soldati armi in cambio abiti civili.

Il Comitato di liberazione nazionale (CLN) dà la direttiva di mobilitare la popolazione per aiutare i soldati in fuga e per impadronirsi delle armi abbandonate nelle caserme. Allo scalo San Donato la folla saccheggia due vagoni d'olio d'oliva destinati alla Germania. Con pentole e tegami donne e operai raccolgono il liquido che fuoriesce dai buchi praticati nelle cisterne. Le sentinelle tedesche reagiscono sparando. Il 9 a San Pietro in Casale i carabinieri intervengono a sciogliere un assembramento e vengono respinti dai manifestanti. A Corticella e a Calderara i comitati popolari organizzano lo svuotamento di magazzini e mulini. Ad Anzola Emilia viene assalito un deposito di grano.
Lezione di Storia - Il ruolo della donna durante la guerra
Tra gli antifascisti che si riuniscono a Bologna attorno al critico d'arte toscano Carlo Ludovico Ragghianti (1910-1987), uno dei fondatori di questa formazione, vi sono soprattutto giovani studiosi. Il 23 maggio anche il pittore Giorgio Morandi, frequentatore degli arrestati, è rinchiuso nel carcere di San Giovanni in Monte (matricola 5672). Questi arresti evidenziano la repressione operata dal regime fascista e dalle forze occupanti contro ogni forma di dissenso.
La Guerra Aerea e i "Pippo"
Bologna subisce il terzo bombardamento dal cielo il 25 settembre. Le bombe, lanciate da 74 fortezze volanti americane (del 97. e 99. Bomb Group), causano pesanti distruzioni in via Lame, piazza VIII Agosto, via del Borgo. Le sirene di allarme suonano dieci minuti prima dell'arrivo degli aerei. Si contano una trentina di morti e altrettanti feriti.
Altri aerei solitari (A-20 Havoc o Baltimore) diventeranno familiari ai bolognesi con il nomignolo di “Pippo”. Durante la notte faranno largo uso di razzi bengala, in grado di illuminare a giorno l'obiettivo o butteranno “gli spezzoni alla cieca” sulle strade cittadine. L'11 settembre 1944 “Pippo” lancerà una bomba nei pressi di Galliera, su una casa che ospita una ventina di famiglie, alcune delle quali attivamente impegnate nella Resistenza.
Sotto la minaccia di probabili attacchi aerei sulla città, è approvato dal Comune il progetto per un grande rifugio sotto la Montagnola. Il primo lotto sarà in seguito prolungato con un enorme tubo in muratura, che porterà la capienza complessiva a 2.500 persone. “… Li scortò nel rifugio della Montagnola. Sotto quell’antico mucchio di rusco, gente impaurita e piena di sonno.
Solidarietà e Fughe
Il 10 settembre giunge al convento di Camaldoli un gruppo di circa trenta soldati inglesi provenienti dai campi di prigionia di Arezzo e Firenze. Il 19 dicembre, dopo faticosi trasferimenti tra Cesena, Forlì, Cervia, Riccione e vari tentativi di imbarco andati a vuoto, da Cattolica partirà il peschereccio della salvezza. Nel marzo 1944 Giorgio Bazzocchi e Arturo Spazzoli provvederanno a trasferire al sud, attraverso impervi sentieri in Toscana e nelle Marche, gli altri ex prigionieri rimasti in Appennino. Questi episodi dimostrano la profonda solidarietà della popolazione italiana, che, nonostante le difficoltà e i rischi, non esitava a prestare aiuto a chi ne aveva bisogno.
Una delegazione di donne si reca in direzione e sostiene con tenacia rivendicazioni di carattere generale. Questa azione è un esempio di come anche in un contesto di grande oppressione, la voce delle donne si facesse sentire per difendere i diritti e le necessità della comunità.
Bologna è tra le prime città in cui i fascisti ricompaiono dopo l'armistizio, un segnale della complessità della situazione politica e della presenza di forze che intendevano restaurare il vecchio regime.