L'Italia, nazione con una storia militare millenaria, ha sviluppato nel tempo un corpus di Forze Speciali che rappresentano un unicum nel panorama della difesa nazionale e internazionale. Questi reparti d'élite, frutto di un'evoluzione costante e di un addestramento rigoroso, sono concepiti per operare in contesti ad altissimo rischio, svolgendo missioni strategiche che vanno ben oltre le capacità delle forze convenzionali. La loro genesi, l'organizzazione, l'addestramento e il ruolo operativo sono intrinsecamente legati alla salvaguardia degli interessi nazionali, pur operando in sinergia con le alleanze internazionali.
Le Origini Storiche: Dagli Arditi alle Prime Unità Speciali
Le radici delle Forze Speciali italiane affondano saldamente nella storia militare del Paese, ben prima del XX secolo. Già nel XIX secolo, i bersaglieri, nati nel 1836, anticiparono tattiche e mentalità proprie delle moderne unità speciali. Distintisi per la loro abilità nel tiro, mobilità e spirito di aggressività, impiegati in diverse guerre, tra cui l’Unificazione d’Italia e i due conflitti mondiali, i Bersaglieri si distinsero per la loro capacità di operare in modo indipendente e in piccoli gruppi, anticipando concetti chiave delle moderne operazioni speciali.
Tuttavia, fu durante il primo conflitto mondiale che nacque l'esigenza di far fronte alla formazione nelle file austro-ungariche di speciali truppe d'assalto (Sturmtruppen), mutuate dall'esercito tedesco. Nacque così l'idea degli Arditi, grazie anche al risultato delle sperimentazioni di alcuni lungimiranti ufficiali italiani stanchi della guerra di trincea. In breve tempo, l'Ardito si evolse da semplice qualifica per atti di valore a militare selezionato tra i migliori del proprio reparto, destinato a un corso speciale per apprendere tecniche d'assalto e colpi di mano contro posizioni fortificate. La necessità di riunire i frequentatori dei primi corsi speciali in reparti organici autonomi, alle dirette dipendenze di grandi unità, sancì una netta distinzione dalle Sturmtruppen avversarie. Il 26 giugno 1917, il Generale Carlo Porro inviò una circolare riservatissima che diede ai Comandi d’Armata precise informazioni in merito ai criteri di organizzazione, selezione e armamento di tali Reparti d’Assalto. Considerati i precursori dell’odierno 17° Stormo Incursori, gli ADRA (Arditi Distruttori della Regia Aeronautica) incarnarono il coraggio, l’abilità e la dedizione al dovere che contraddistinguevano le Forze Speciali italiane.

Nel dopoguerra, l'Italia continuò a sviluppare le proprie capacità in questo settore. Gli incursori dell’Esercito nacquero nel 1953, allorquando a Viterbo venne costituito il Plotone Speciale. L’industria doveva occuparsi del sabotaggio di complessi industriali, mentre la componente "Acque Interne" doveva operare contro ponti e nelle acque interne dell’Adriatico settentrionale. Le primissime esercitazioni vedevano gli incursori salpare dall’idroscalo del Lido di Venezia a bordo di unità sottili della Marina Militare, per poi mettere in mare canoe al largo di Trieste e pagaiare fino a terra, dove simulavano un’azione prima di ritornare alle imbarcazioni. Già all’epoca la cellula base degli incursori era la coppia. Il 2 luglio 1993, il sergente maggiore incursore Stefano Paolicchi rimase ucciso in combattimento, terzo membro delle forze speciali a cadere in combattimento dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
L'Organizzazione Moderna: Il COFS e i Reparti d'Élite
La struttura organizzativa delle Forze Speciali italiane ha subito una significativa evoluzione, culminata nella creazione del Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI) nel 2021, che garantisce l’unicità di Comando e Controllo di tutte le operazioni. Tuttavia, per la gestione specifica delle Operazioni Speciali, il Comando Operativo Forze Speciali (COFS) riveste un ruolo centrale. Il COFS, posto alle dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa, è l'unico Comando deputato a pianificare, organizzare e condurre Operazioni Speciali in ambito nazionale, costituendo il framework per il SOCC (Special Operations Component Command) o per la Combined Joint Special Operations Task Force (CJSOTF).

Il COFS, certificato dalla NATO nel 2008 quale Comando di Componente per le Operazioni Speciali nel quadro delle NRF (NATO Response Force), coordina e dispiega le unità speciali italiane nelle missioni fuori area. Tra i reparti più noti che operano sotto l'egida del COFS figurano:
- 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin" (Esercito Italiano): Conosciuto per la sua versatilità e capacità di condurre operazioni in ambienti ostili e in profondità.
- Gruppo Operativo Incursori (GOI) (Marina Militare Italiana): Unità d'élite specializzata in operazioni anfibie, subacquee e di ricognizione marittima.
- 17° Stormo Incursori (Aeronautica Militare Italiana): Reparto specializzato in azioni di sabotaggio, ricognizione speciale e supporto alle operazioni aeree.
- Comando Subacquei e Incursori (COMSUBIN): Sebbene il GOI ne sia una componente, il COMSUBIN nel suo complesso rappresenta l'eccellenza italiana nell'ambito delle operazioni subacquee e di incursione.
Inoltre, altri reparti come il 4° Reggimento Ranger "Monte Cervino" e il 185° Reggimento Acquisizione Obiettivi "Folgore" hanno intrapreso percorsi di conversione verso le Forze Speciali, ampliando ulteriormente le capacità operative dell'Esercito.
La Natura delle Operazioni Speciali: Ambito, Caratteristiche e Supporto
Le Operazioni Speciali (OS) sono definite come attività militari condotte da forze specialmente designate, organizzate, addestrate ed equipaggiate, utilizzando tecniche operative e modi d'azione inusuali rispetto alle forze convenzionali. Queste operazioni sono condotte in tutta la gamma delle operazioni militari, indipendentemente dalle operazioni di forze convenzionali, o in coordinazione con queste, per ottenere obiettivi politici, militari, psicologici ed economici.
Le OS si caratterizzano per diversi aspetti fondamentali:
- Profondità Operativa: Condotte in profondità nel dispositivo avversario, in un contesto non permissivo.
- Isolamento e Autonomia: Operano in condizioni di isolamento e autonomia, spesso in modalità occulta o discreta.
- Rischio Elevato: Implicano un elevato grado di rischio per il personale coinvolto.
- Supporto Dedicato: Richiedono una capacità di sostegno autonoma e indipendente, dato che i reparti non possono dipendere da altri enti per materiali ed equipaggiamenti specifici. Proprio per questo, ad esempio, sia il 9° reggimento che il GOI sono dotati di un proprio parco paracadute che gestiscono in autonomia tramite una sala ripiegamento interna al reparto.
In ambito NATO, le OS tradizionali si dividono in DA (Direct Actions), SR (Special Reconnaissance) e MA (Military Assistance).
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Un aspetto cruciale, spesso sottovalutato, è la componente di supporto alle operazioni speciali. Senza un'adeguata infrastruttura logistica, di intelligence e di supporto tecnico, nessuna missione di Forze Speciali potrebbe essere condotta con successo. La pianificazione, l'organizzazione e l'esecuzione di tali operazioni richiedono un'integrazione sinergica tra gli operatori sul campo e il personale di supporto a monte.
L'Addestramento: Un Percorso Selettivo e Rigoroso
L'addestramento delle Forze Speciali Militari è un processo altamente selettivo e rigoroso, progettato per forgiare individui in combattenti d'élite capaci di operare in ambienti complessi e pericolosi. La durata e la specificità del programma variano a seconda della Forza Speciale in questione, ma in generale si tratta di un percorso impegnativo che può durare da uno a due anni, e in alcuni casi anche di più.
I requisiti fisici sono estremamente elevati: i candidati devono superare rigorosi test di resistenza, forza, agilità e velocità. L'addestramento è un processo estenuante e impegnativo, che richiede dedizione, sacrificio e una forza di volontà eccezionale. Solo coloro che possiedono le qualità fisiche, mentali e caratteriali necessarie possono superare le sfide e diventare membri di queste unità d'élite.
La fase selettiva e formativa di base è comune a tutte le unità di Forze Speciali e può durare circa 22 settimane. Successivamente, l'iter formativo completo dell'operatore/incursore si sviluppa nell'arco di un paio d'anni, durante i quali frequenta svariati corsi di specializzazione e acquisisce qualifiche e brevetti per operare nelle tre dimensioni (terra, aria, acqua) e in diversi ambienti naturali.
Ad esempio, l'addestramento per diventare un incursore del 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin" dura circa due anni, includendo prove fisiche e un tirocinio di selezione psico-attitudinale di due settimane, volto a verificare la preparazione atletica, la resistenza psico-fisica e il profilo attitudinale attraverso intense attività tattiche. Il percorso formativo completo per un Incursore del 17° Stormo può richiedere dai 2 ai 4 anni, comprendendo la selezione e l'addestramento tramite il corso Biam (Basico Incursori Aeronautica Militare), un iter particolarmente duro e impegnativo della durata di 12-14 mesi, dove il 90% degli aspiranti abbandona.
Ciò che contraddistingue alcuni reparti, come il GIS (Gruppo Intervento Speciale) della Polizia di Stato (sebbene non strettamente militare, rappresenta un'eccellenza in ambito "speciale"), sono le sue particolari capacità operative nella liberazione di ostaggi o in altri interventi che richiedono un altissimo livello di discriminazione degli obiettivi da raggiungere, riducendo al massimo il rischio di danni collaterali. Per queste esigenze, è l'unico Reparto che inquadra anche un nucleo di esperti negoziatori e alcune unità cinofile addestrate anche al lancio con paracadute e alle irruzioni con forzamento degli ingressi con esplosivo.

Il Concetto di "Genoma" delle Forze Speciali
Oltre alle capacità tecniche e operative, un elemento distintivo delle Forze Speciali è quello che potremmo definire il loro "genoma" o "cromosoma". Come recita una delle verità delle Forze Speciali, questi reparti non si creano all'ultimo momento. Sono tutti caratterizzati da un particolare patrimonio genetico che si è configurato con la storia, con le operazioni condotte, con gli uomini morti in addestramento, con gli esperimenti andati male, con il particolare senso di cameratismo e di appartenenza che, con i decenni, si è creato fra chi, da sempre, ha operato in modo non convenzionale. Questo "genoma" è il risultato di un processo continuo di selezione, addestramento, sacrificio e condivisione di esperienze uniche, che forgia un legame indissolubile tra i membri del reparto e ne definisce l'identità.
La Distinzione tra Forze Speciali e Reparti Speciali
In Italia, la distinzione tra forze speciali e reparti speciali, sia in ambito militare sia di polizia, non è sempre netta e talvolta i termini vengono usati in modo inesatto, ingenerando confusione a causa di una terminologia non sempre univoca.
- Forze Speciali (FS): Sono le unità militari chiamate a svolgere "operazioni speciali", ovvero operazioni militari non convenzionali di livello strategico quali, ad esempio: il contrasto di attività di matrice insurrezionale e terroristica, la liberazione di ostaggi, le incursioni contro obiettivi nemici, le ricognizioni speciali e l’addestramento delle forze di sicurezza di Paesi a deficit di stabilità. Si tratta di reparti in possesso di elevatissime qualifiche tecniche e operative, il cui personale è addestrato ad operare nei tre domini di riferimento - terrestre, marittimo e aereo - in ambiente ostile e a grande distanza dalle unità amiche.
- Reparti Speciali: Questi reparti, pur possedendo elevate capacità, potrebbero avere un raggio d'azione e una tipologia di impiego più circoscritti rispetto alle Forze Speciali. I compiti specifici possono variare a seconda del corpo di appartenenza e delle loro specializzazioni. L’equipaggiamento dei reparti speciali militari è caratteristico per le loro missioni, ma potrebbe non essere all’avanguardia come quello delle forze speciali.
La normativa nazionale, pur allineata con quella NATO, introduce un'ulteriore categorizzazione delle forze che fa riferimento ai cosiddetti TIERS (livelli di specializzazione). I reparti appartenenti ai diversi livelli di specializzazione sono entrambi in grado di assolvere ai compiti NATO (minimo comune denominatore), mentre in ambito nazionale il TIER-1 ha compiti esclusivi che ne aumentano la qualità e la quantità dell'opera prestata, nonché il rischio e la disponibilità che ne consegue.
Il Ruolo Strategico Nazionale e Internazionale
Le Forze Speciali sono uno strumento strategico importantissimo e, come tale, prettamente nazionale. Le missioni di carattere prettamente strategico e, occasionalmente operativo e tattico delle Forze Speciali, devono salvaguardare principalmente interessi nazionali che non vanno necessariamente partecipati alla NATO. È quindi palese che esistano nella dottrina nazionale integrazioni e caratteristiche che non siano accorpabili né condivisibili con la dottrina dell’Alleanza Atlantica. Questa eventualità non esclude assolutamente che le Forze Speciali possano essere impiegate in chiave esclusivamente nazionale.
Non è certamente semplice sintetizzare in un articolo un argomento così delicato e complesso. Struttura, compiti, organizzazione, addestramento delle Forze Speciali restano in parte una questione confidenziale, connotata, ovviamente, da grande riservatezza. Pur non potendo essere completamente esaustivi, si è voluto comunque cercare di fare un po’ di chiarezza e consentire al lettore di comprendere quale grado di operatività e di professionalità si cela dietro questi reparti addestrati ed equipaggiati per condurre Operazioni Speciali. In conclusione, la Nazione si è dotata di un "sistema" che la Difesa ha voluto realizzare per disporre di uno "strumento speciale" sostenibile, efficiente, efficace e adeguato agli interessi nazionali da difendere. Si tratta di Forze fatte da personale dalla natura specifica, dedicata, convergente ed univoca per tali unità.