La Volkswagen Golf, in circolazione dal 1974, ha stabilito un record di longevità produttiva, superando persino la Mini. La sua declinazione sportiva, la Golf GTI, non è certo stata da meno, aggiungendosi alla gamma della due volumi disegnata da Giugiaro appena due anni dopo, nel 1976. Negli anni '80, la GTI era un vero e proprio sogno per i neo-maggiorenni con la passione per i motori, una vettura ammirata come una supercar e che contribuì a rafforzare l’immagine di tutta la gamma, facendola diventare uno dei simboli dell’automobilismo moderno.

La Genesi Segreta di un Mito
La genesi che portò alla creazione della Golf GTI fu piuttosto insolita e unica. All'epoca, alla Volkswagen, gli investimenti erano tutti concentrati sulla nascita del nuovo modello che doveva raccogliere la pesante eredità del "Maggiolino". Una versione sportiva della Golf era in qualche modo osteggiata, perché poteva danneggiare la nuova immagine di Volkswagen che si voleva creare, incitando comportamenti pericolosi al volante.
Un ruolo fondamentale in questa storia lo rivestì Anton Konrad, all’epoca responsabile dell’ufficio stampa e P.R. di Volkswagen. “Volevamo costruire 5.000 esemplari di una Volkswagen sportiva ma sobria, che andasse bene per fare la spesa e allo stesso tempo fosse a suo agio in pista”, aggiunge Konrad. Per questo, convocò quattro esperti della Volkswagen che iniziarono a collaborare al progetto fuori dall’orario d’ufficio e nei weekend: erano Hermann Hablitzl, responsabile del progetto Golf, Herbert Horntrich, esperto di telai, Alfons Löwenberg, ingegnere addetto allo sviluppo del prodotto, e Horst-Dieter Schwittlinsky proveniente dal marketing. A questi si aggiunsero successivamente lo specialista di interni Jürgen Adler, Gunther Kühl del motorsport ed Herbert Schuster, che fu poi nominato responsabile dello sviluppo veicolo.
Il luogo per le riunioni "segrete" era un piccolo bungalow di Konrad, in quel di Wolfsburg-Detmerode, dalla parte opposta rispetto agli stabilimenti Volkswagen. L’idea era semplice, anche se azzardata: costruire in segreto un prototipo pronto per la produzione, da mostrare ai capi "chiavi in mano". Il gruppo di "cospiratori", come venivano chiamati Konrad e Löwenberg, si mosse con estrema delicatezza, considerando la cattiva accoglienza che aveva ricevuto il Maggiolino GSR, una precedente versione "sportiva" del Maggiolino, definita "inutilmente potente" dalla stampa.
Il progetto doveva bilanciare l’esigenza di una macchina da tirare al massimo nei weekend, ma da poter usare con tranquillità nel tragitto casa-ufficio durante la settimana. Per questo, il team attingeva il più possibile dalla componentistica realizzata per il modello di grande produzione.
La Svolta Tecnica e il Debutto del Motore 1.8 Litri
La produzione della Golf GTI fu avviata nel giugno del 1976 con un volume previsto di soli 5.000 pezzi. Prima del debutto mondiale all’IAA di Francoforte nel 1975, la divisione vendite di VW non aveva certo dato molte speranze di successo, affermando: "Non riuscirete a venderne 500, di queste GTI".
Sotto il cofano della GTI c’era un brillante quattro cilindri di 1.6 litri (alesaggio x corsa 79,5 x 80 mm) con distribuzione monoalbero in testa e due valvole per cilindro. La potenza dichiarata era di 110 CV a 6.100 giri/min. Il vero, importante aggiornamento della Golf GTI Mk1 arriva, però, nel 1982, quando al 1.6 si sostituisce il 1.800 da 112 cavalli. Questo cambiamento fu introdotto più per migliorare l’erogazione che per aumentare la potenza, salita di fatto solo di un paio di cavalli, ma con una erogazione di coppia più adatta all'uso quotidiano. Le GTI e le cabriolet GLI adottano un nuovo motore 1800 cm³ con un forte incremento di coppia; tali versioni inoltre sono dotate di un nuovo computer di bordo.
Il motore EA 827, originariamente sviluppato per l'Audi 80 GTE, fu il cuore pulsante della prima Sport Golf. Era un propulsore che abbinava prestazioni brillanti a un'affidabilità tipicamente tedesca, rendendo la GTI non solo veloce, ma anche robusta e duratura.

Il Design: Un Mix di Funzionalità e Carattere Sportivo
Il design della Golf GTI, pur partendo dalle linee semplici ma inconfondibili di Giorgetto Giugiaro per la Golf di serie, fu arricchito da dettagli che ne sottolineavano il carattere sportivo. Senza importanti modifiche estetiche, nessuno avrebbe lasciato spazio a una Golf che arrivava sparata in corsia di sorpasso sull'Autobahn, tanto meno una Porsche.
Le idee che trovarono il via libera includevano i codolini in plastica per i parafanghi e il piccolo spoiler anteriore, neri come neri erano i paraurti. Furono aggiunte strisce adesive sulle fiancate (poi declinate anche in argento), i profili dei vetri e la caratteristica cornice del lunotto. La storica cornice rossa attorno alla griglia anteriore avrebbe caratterizzato tutti - o quasi - i modelli GTI usciti in seguito.
Per gli interni, Gunhild Liljequist, impegnata nel reparto design di Volkswagen dal 1962 e unica donna del reparto, ebbe il compito di trovare idee per caratterizzare l'abitacolo della Golf GTI, distinguendola da quella di serie. Durante un viaggio a Londra, Liljequist si imbatté nel particolare disegno di una stoffa scozzese. Decise di utilizzare nuovamente quel motivo, ma con una combinazione di colori più vivace e di maggior impatto, creando i sedili nel caratteristico tessuto scozzese con motivo tartan. A proposito del pomello del cambio, la cui forma di pallina da golf è divenuta iconica, Liljequist aggiunge: "Quella è stata un’idea totalmente spontanea. Eravamo in tre e riflettevamo su tutti gli elementi associabili a una Golf sportiva." La linea caratteristica color Rosso Marte sulla calandra, lo spoiler anteriore di dimensioni pronunciate, le modanature in plastica sui passaruota e la cornice nera opaca del lunotto posteriore furono invece idee del capo designer Herbert Schäfer.

L'Evoluzione della Golf GTI nella Seconda Generazione (Mk2): 1984-1991
Dopo il successo della prima serie, la Volkswagen Golf GTI si evolse con la seconda generazione (Mk2), presentata nel 1983. Questa serie rappresentò una "stondatura del quadrato", con la Golf che si ammorbidì nelle linee, allungandosi di 17 centimetri e allargandosi di 5,5.
La Golf GTI Mk2 univa il carisma della prima serie a una maggiore abitabilità, rendendola adatta anche a cinque passeggeri, un bagagliaio più capiente e un maggiore equilibrio nel suo telaio. Questi miglioramenti le permisero di superare i successi di vendita della prima serie. Il mitico bordino rosso della Golf GTI si estese anche ai paraurti e al profilo gommato sulle portiere, sostituendo le strisce adesive. Per la prima volta, la Golf GTI fu disponibile in due versioni di carrozzeria, a tre e cinque porte.
Il motore 1.8 litri da 112 cavalli, già introdotto sulle ultime Golf GTI Mk1, divenne lo standard. Questo propulsore, con meno allungo ma tanta coppia ai bassi regimi e consumi contenuti, contribuì al successo della Mk2. Come ricorda un appassionato, "affiancarsi al semaforo a un’Alfa 75 era drag race certa, ma non c'era storia con il peso contenuto e la coppia ai bassi della Golf GTI 1.8: quando gli alfisti avevano finito di tirare la prima e pensavano di volare con la seconda, io volavo con la terza e lo scudetto Alfa diventava piccolo nello specchietto".
Nel 1986, arrivò una prima importante svolta tecnica con l’adozione delle quattro valvole per cilindro, che consentirono di arrivare alla potenza di 139 CV e di superare agevolmente i 200 orari di velocità massima (208 km/h per l’esattezza). Questo aggiornamento meccanico segnò un passo significativo nell'evoluzione delle prestazioni della GTI, consolidandone la reputazione di "hot hatch" performante.
GTI G60: La Sovralimentazione degli Anni '90
Nel 1990, al top della gamma arrivò la GTI G60. Il suo motore restava il 16 valvole di 1.8 litri cui fu aggiunta la sovralimentazione con un compressore volumetrico a spirale G-Lader, azionato da una cinghia. Questa configurazione erogava 160 CV e spingeva la vettura fino ai 219 km/h di velocità massima. La GTI G60 rappresentava l'apice delle prestazioni per la Golf GTI della seconda generazione, offrendo un'esperienza di guida ancora più esaltante grazie alla spinta del compressore volumetrico.
La Popolarità e il Fenomeno Culturale della Golf GTI negli Anni '80
Negli anni '80, poche auto erano più desiderate della Volkswagen Golf GTI. Era un vero e proprio fenomeno, un "must have" che trasformò un'utilitaria, la "figlia dell'auto del popolo", in un oggetto di culto. La Golf poteva permetterselo: anche la sua versione base offriva una qualità distante anni luce dalla maggior parte delle concorrenti. Era la Golf, punto. Golf per i più, Golf GTI per pochi.
La Volkswagen Golf GTI era il lasciapassare per ogni situazione e per ogni età, per l’acchiappone come per l’ostentatore, per l’appassionato come per il feticista dei motori. Sulla prima serie, i cerchi ATS Cup erano gli unici ammessi e i due fari supplementari erano d’obbligo. I concessionari Volkswagen trattavano tutti con distacco, tanto, per avere una Golf, dalla GL millecento alla GTI, la coda era chilometrica. Il riferimento per tutti, anche per chi aveva la GL e ci piazzava i quattro fari, era la Golf GTI.
Volkswagen Golf mk2 GTI Test Drive - Motori Da&Fe
La sigla GTI - Gran Turismo Iniezione - divenne una sigla magica che vanta numerosi tentativi di imitazione fino a oggi. Era un popolo a sé, con i quattro abbaglianti odiati da chi pensava di metter su casa sulla corsia di sorpasso. Le Golf GTI andavano letteralmente a ruba e l’unica protezione in quegli anni sembrava la chiavetta elettronica sulla plancia dell’antifurto MED: un must have del must have.
La Concorrenza e le Alternative
Negli anni '80, sebbene la Golf GTI regnasse sovrana nel segmento delle "hot hatch", esistevano altre vetture che catturavano l'immaginazione degli appassionati. In alternativa alla GTI, c’erano le wagon: la Volvo 240 SW, magari turbo, e poi le 760 e le 740 SW, la Fiat 131 Panorama, da personalizzare subito con il tetto in vinile, e la Passat esclusivamente in versione Syncro. In alternativa, auto più esotiche come la Spider Europa di Pininfarina (AKA Fiat 124 Spider).
La sua unica, vera concorrente arrivò nel 1982: la Golf GTD, la sua sorella turbodiesel, che andava fortissimo e consumava pochissimo. Le mancava soltanto il bordino rosso. La GTD, con il suo turbodiesel di 1600 cm³ e 70 CV, consentiva alla vettura di raggiungere i 155 km/h e di eguagliare in prestazioni una media a benzina, diventando molto apprezzata dal pubblico per la sua efficienza e vivacità.
Altre Versioni della Golf I negli Anni '80
Nel corso degli anni '80, la Golf I continuò a evolversi, offrendo diverse versioni e allestimenti per soddisfare le esigenze di un pubblico sempre più ampio.
Golf Cabriolet (1979-1993)
Al Salone dell'automobile di Ginevra del 1979 debuttò la Golf Cabriolet, disponibile con i motori 1100, 1500 e 1600 a iniezione. La sua progettazione avvenne in collaborazione con la Karmann, storico partner della casa per la produzione di auto scoperte. La versione presentata al pubblico era molto simile al prototipo, eccezion fatta per l'aggiunta del rollbar e della coda e del cofano del bagagliaio ridisegnati. La capote, di ottima qualità, era a cinque strati ed era dotata di lunotto in vetro con resistenze termiche.
A livello di meccanica non vi era molta differenza dalle versioni berlina, tranne un leggero calo di prestazioni dovuto all'aumento di peso (circa 130 kg). Questa versione inizialmente era disponibile con motori 1100, 1500 e 1600 a iniezione nel solo allestimento GL (denominato GLI per la 1600), che tuttavia era più ricco del GL della berlina. Con il restyling del 1980 arrivò la nuova plancia, ma non i nuovi fari posteriori perché incompatibili con la forma del baule. Vennero poi introdotti dei sedili posteriori ribaltabili e una capote leggermente meno ingombrante in versione aperta. La gamma delle cabriolet seguì quella della berlina fino al 1983.
Nel 1984, i motori 1100 e 1500 vennero sostituiti da un 1300 (55 CV - 135 km/h) e da un 1600 (75 CV - 154 km/h); per alcuni mercati venne poi introdotto un 1800 a carburatore con 90 CV. Nel 1985 debuttarono due motori catalizzati, non importati in Italia: un 1600 da 70 CV e un 1800 a iniezione con 95 CV. Nel 1986 uscì di produzione la 1300, mentre l'anno seguente l'auto fu sottoposta a un leggero restyling: debuttarono nuovi paraurti più avvolgenti e in colore della carrozzeria e nuovi allestimenti: rimase il GL per la 1600, a cui si aggiunse il Quartett (disponibile inizialmente per la sola 1800).
Golf Caddy (Pick-up)
Nel 1982, esordì la Golf pickup, denominata Caddy. Si trattava di un pick-up derivato dalla Golf, della quale manteneva inalterata la parte anteriore fino al montante centrale. Posteriormente vi era un ampio cassone che poteva essere coperto a richiesta da un hard-top di vetroresina. Meccanicamente era identico alla berlina ma presentava sospensioni diverse per favorire la capacità di carico. Per l'Italia, l'unico motore disponibile era il 1600 diesel aspirato da 54 CV, mentre in altri paesi montava anche i 1500, i 1600 e i 1800.
Golf Van
Si trattava della versione commerciale della Golf a tre porte, prodotta dal settembre 1979. Le modifiche erano limitate: pannelli metallici nel colore della carrozzeria al posto dei vetri laterali posteriori, eliminazione del divano posteriore e aggiunta di un divisorio dietro ai sedili anteriori.
La Crisi del Maggiolino e la Nascita della Golf
All'inizio degli anni settanta, il gruppo Volkswagen stava attraversando la più grave crisi della sua storia. Alcuni modelli sbagliati e la crisi della sua consociata NSU l'avevano ridotta quasi sul lastrico. Quando tutto sembrava perduto, i vertici decisero di giocare l'ultima carta per tentare una ripresa: rimpiazzare il mito del primo dopoguerra, la Volkswagen Maggiolino, con un nuovo modello che ne cambiava totalmente le linee e la filosofia costruttiva, ispirandosi alla Fiat 128.
L'auto italiana venne attentamente studiata a Wolfsburg e si decise di riprendere da essa l'impostazione tecnica di base, con motore anteriore trasversale raffreddato ad acqua e trazione anteriore. La nuova utilitaria doveva essere economica, funzionale, piacevole ed elegante. Il progetto prevedeva inoltre di lanciare il modello nel 1974 e di sfruttare le economie di scala: i motori e alcune parti meccaniche infatti dovranno essere comuni per vari modelli del gruppo VAG.
Per il design, la Volkswagen si affidò all'estro stilistico di Giorgetto Giugiaro. Questo, recandosi a Wolfsburg per presentare i bozzetti del disegno della futura Golf, vide nel reparto progettazione Volkswagen una Fiat 128 completamente smontata; pare che i tecnici tedeschi ritenessero infatti che la berlina FIAT fosse il miglior esempio di "auto medio piccola" moderna. Giugiaro, tuttavia, scelse la formula dei due volumi con portellone posteriore, carrozzeria diffusa soprattutto in Francia, disegnando poi una carrozzeria semplice e fresca.
In termini tecnici, la Volkswagen Golf ha adottato soluzioni, sia in termini di meccanica che di carrozzeria, già presenti in altre auto della sua categoria. La Golf, tuttavia, è stata il primo modello a proporre insieme la trazione anteriore, la distribuzione con albero a camme in testa e cinghia dentata, la carrozzeria a due volumi con portellone e sedili posteriori ribaltabili, una qualità superiore alla media e un'estetica moderna, elegante e sportiva.
La progettazione avvenne in parallelo con altri modelli del gruppo VAG, con cui condivideva meccanica e componenti. La sicurezza attiva e passiva era all'avanguardia e l'abitabilità era buona rispetto alle dimensioni esterne. I motori erano strutturalmente identici, ma appartenevano a tre diverse famiglie: la prima comprendeva i 1100 e i 1300 a benzina che equipaggiavano anche la Polo e l'Audi 50; la seconda i 1500, i 1600 e i 1800 a benzina, "big block" adatti anche alla collocazione longitudinale e poco differenti dai motori più piccoli; la terza i diesel, che derivavano strettamente dai quattro cilindri a benzina più grandi.

Trasmissione e Sospensioni della Golf I
La Golf prima serie aveva due tipi di cambi a 5 marce; il primo aveva una quinta marcia surmoltiplicata per risparmiare carburante (cambio 4+E da definizione Volkswagen) ed era montato sui motori 1.500 e 1.6 Diesel; il secondo aveva la quinta in presa diretta, in modo da avere una quarta più corta e migliorare la ripresa ed era montato sulla GTI. Sui modelli di modesta potenza era disponibile solo un cambio a 4 marce, con l'ultima marcia sempre studiata per risparmiare carburante (3+E).
Le sospensioni anteriori seguivano lo schema McPherson con braccio a terra negativo, mentre posteriormente era stato adottato uno schema a bracci longitudinali interconnessi, che garantivano ingombri contenuti e una buona tenuta.
Il Lancio e il Successo della Golf
Nella primavera del 1974, la nuova vettura venne presentata alla stampa. Al debutto era ordinabile con due carrozzerie (3 e 5 porte), due motori (1100 cm³ da 50 CV con 140 km/h di punta e 1500 cm³ da 70 CV con 158 km/h di punta) e due allestimenti (base e L). I prezzi erano tuttavia abbastanza elevati nonostante le prime Golf avessero una dotazione piuttosto essenziale: ad esempio, la pompa lavavetro era a pedale, meccanica, e i freni erano a tamburo per il modello 1100 base; tergilunotto, termometro acqua, spia del freno a mano, ventola a 2 velocità erano previsti solo come optional o di serie per alcuni modelli. La dotazione era però integrabile con una vasta gamma di accessori a richiesta che consentivano di realizzare una Golf su misura. La stampa lodò l'estetica, la tenuta di strada e le finiture, anche se le prestazioni erano nella media. L'auto comunque incontrò il gusto del pubblico. In Italia l'auto arrivò solo nel settembre 1974 e le preferenze andarono nella maggior parte dei casi alla versione 1100 L con carrozzeria a 3 o a 5 porte.
Al Salone dell'automobile di Francoforte del 1975 venne presentata la Golf GTI: essa montava il 1600 da 110 CV dell'Audi 80 GTE e prometteva prestazioni elevate ad un prezzo ragionevole; la casa tuttavia non ne ufficializzò la produzione. Nel frattempo, il 1500 lasciò il posto ad un 1600 (1600 cm³ - 75 CV - 160 Km/h). L'estate successiva, la Volkswagen avviò la produzione della GTI inizialmente in 5000 esemplari, che vennero però ordinati in meno di due mesi. Nel 1976, ai saloni di Parigi e Torino, venne presentata la gamma 1977: debuttarono la GTI, l'allestimento GL (che in Italia sostituì le versioni L, mentre altrove si aggiunse alle versioni esistenti) e un nuovo motore diesel (1500 cm³ - 50 CV - 140 km/h).
Le prime importanti modifiche si possono osservare nel restyling dell'autunno del 1978: i paraurti in plastica sostituirono quelli in metallo e le GTI vennero dotate di un econometro per la misurazione del consumo istantaneo. Nell'autunno 1980, la Golf fu sottoposta ad un altro restyling: esteriormente cambiarono i fari, che divennero più grandi, ma solo nelle berline, mentre interiormente l'abitacolo era interamente nuovo (cambiarono infatti sedili, plancia e pannelli porta). Il motore diesel passò a 1600 cm³ con 54 CV di potenza che portarono la vettura a una punta massima di 143 km/h. I modelli 1100 e diesel furono poi disponibili nella versione Formel E, con accorgimenti aerodinamici, rapporti della trasmissione e regolazioni del motore finalizzati alla riduzione dei consumi (questa versione non fu tuttavia importata in Italia).
Nel 1981 debuttarono nuovi allestimenti, denominati C, CL (non importato in Italia) e GL, e un arricchimento delle dotazioni di serie. Inoltre, debuttò a richiesta il cambio a 5 marce sulle diesel, venne importata in Italia la versione Formel E per la 1100 e nel 1982 esordì la Golf pickup, denominata Caddy. Sempre nel 1982, al Salone di Ginevra, debuttò la Golf GTD, simile alla GTI ma equipaggiata con un turbodiesel di 1600 cm³, con 70 CV, che consentiva alla vettura di raggiungere i 155 km/h e di eguagliare in prestazioni una media a benzina. Le vendite iniziarono poco prima dell'estate e questa versione fu molto apprezzata dal pubblico. Il motore turbodiesel, in alcuni mercati (non in quello italiano), fu anche disponibile negli allestimenti più economici C, CL e GL.
Nell'autunno 1982, le GTI e le cabriolet GLI adottarono un nuovo motore 1800 cm³ con soli due cavalli in più, ma con un forte incremento di coppia; tali versioni inoltre furono dotate di un nuovo computer di bordo. Nel 1983, la produzione della Golf I si avviò al termine e per risvegliare l'interesse della clientela, Volkswagen presentò due nuove versioni molto accessoriate: la LX e la GX, derivate dalla L e dalla GL. Debuttarono in Italia anche nuove versioni per la GTI e per la cabriolet, denominate Fioriserie.

Esemplare del 1982: Un Viaggio nel Tempo
Un esempio concreto del fascino della Golf GTI 1800 degli anni '80 è una Volkswagen Golf GTI del 1982, di origine spagnola, una vettura di terza mano con 198.000 km. Il venditore dichiara che la vettura è in ottime condizioni generali, ha un MOT spagnolo valido ed è stata sottoposta a manutenzione recente e regolare.
Esternamente, la vettura è in buone condizioni. La vernice originale di colore bianco presenta solo pochissimi difetti visibili in galleria. Le plastiche esterne e le guarnizioni sono in buone condizioni, così come i fari. Il venditore dichiara che questa Golf GTI è priva di corrosione e completamente originale all'esterno.
Gli interni sono in ottime condizioni e completamente originali. Il rivestimento in tessuto nero e rosso (riferimento KL) non presenta strappi o fori, ma mostra lievi tracce di usura. Il volante e il cruscotto sono in ottime condizioni. La strumentazione di bordo e le apparecchiature elettriche sono in condizioni normali di funzionamento. Questa Golf è dotata di tetto apribile e servosterzo.
Il 4 cilindri da 1.8 litri sviluppava 112 CV quando uscì dalla fabbrica. Il venditore dichiara che il motore funziona normalmente, così come il cambio manuale a 5 rapporti. Il motore è completamente originale. Il venditore dichiara che il modulo dell'aria condizionata è stato sostituito dal servosterzo e che il motore è stato messo a punto da uno specialista. Il motore è stato recentemente sottoposto a un cambio dell'olio e alla sostituzione del filtro. Il venditore dichiara inoltre che le candele, i cavi delle candele, le guarnizioni degli alberi a camme e le guarnizioni del tappo dell'olio sono nuove.
La vettura monta 4 cerchi Ronal in ottime condizioni con pneumatici in ottime condizioni (cerchi originali in dotazione). L'auto frena normalmente. Le pastiglie e i dischi dei freni anteriori sono stati appena sostituiti. Il venditore riferisce che non ci sono giochi nell'ingranaggio di marcia.
Questo splendido esemplare permette di rivivere la febbre del Grand Tourisme Injection degli anni '80, rappresentando "la chiave della pista" per molti appassionati.