Come si costruisce un'icona a quattro ruote? Attraverso una calibrata e continua evoluzione di stile e contenuti tecnici che possa, costantemente, adeguarsi e a volte indicare i nuovi standard di riferimento. Questo è, in gran parte, il segreto della Volkswagen Golf. Nata nel 1974, la Golf ha attraversato sette generazioni, rimanendo sempre un successo mondiale e un punto di riferimento nel suo segmento. Dalla sua nascita, la Golf ha venduto oltre 30 milioni di esemplari a livello mondiale, di cui più di 2,4 milioni solo in Italia, dove circa 600.000 unità sono ancora circolanti. Un fenomeno di vendita quasi senza precedenti che continua a dominare le classifiche di mercato europee.

Le Origini: Una Rivoluzione Necessaria
L'epopea della Golf non fu casuale, né semplice. All'inizio degli anni '70, la Volkswagen aveva la necessità di proporre un prodotto che potesse garantire un ottimo ritorno economico all'azienda. Era fondamentale accantonare la gloria del Maggiolino e ripartire da un prodotto totalmente nuovo, sia sotto il profilo stilistico che sotto quello meccanico. Kurt Lotz, il secondo amministratore di Volkswagen AG dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nominato nell'aprile del 1967, fu una figura chiave in questa transizione. Lotz fece acquisire la NSU (che poi sarebbe diventata Audi) alla Volkswagen, un'unione fatta di "gioie e dolori" che si rivelò determinante per la nascita della Golf e per il successo dell'attuale Gruppo Volkswagen. L'acquisizione della NSU permise agli uomini di Lotz di apprendere il know-how della compagnia sulla tecnica del raffreddamento a liquido dei motori a 4 tempi e sulle auto "tutto-avanti", quelle con motore e trazione anteriore. Conoscenze che sarebbero poi state indispensabili per lo sviluppo di auto in grado di dettare il passo sulla concorrenza.
Tuttavia, la NSU non navigava in acque tranquille. I suoi problemi economici, derivanti da innumerevoli insuccessi commerciali, stavano trascinando la stessa Volkswagen verso una pericolosa bancarotta. C'era bisogno di una svolta che potesse rilanciare le vendite, di un prodotto che potesse ripetere il successo del Maggiolino. La scintilla della rivoluzione si ebbe al Salone di Torino del 1968, quando Lotz, accompagnato da Gerhard Richard Gumpert, importatore italiano di Volkswagen con la società Autogerma, rimase colpito dalle vetture firmate da un giovane designer: Giorgetto Giugiaro, fondatore con Aldo Mantovani della Italdesign (oggi in parte di proprietà VW). L'intera carriera di Giugiaro, oltre al suo successo mediatico e alla consacrazione presso il grande pubblico, è sicuramente legata alla scelta di lui come designer della prima Golf, una svolta fondamentale per la sua storia di giovane e talentuoso disegnatore. Giugiaro, che aveva già avuto un'esperienza di successo in Fiat, Bertone e Ghia, si mise subito al lavoro per progettare una carrozzeria idonea a celare una meccanica con motore raffreddato ad acqua e montato nell'avantreno, una condizione di partenza esattamente opposta a quanto si poteva trovare sul Maggiolino, una "tuttodietro". L'italiano lavorò alacremente e a marzo del 1970 presentò il primo modellino della Golf in gesso; a luglio era già pronto quello a grandezza naturale. L'impostazione generale piacque sin da subito in Germania, che autorizzò Giugiaro a procedere con la definizione di esterni e interni, mentre proseguiva in parallelo lo sviluppo della meccanica. Alla presentazione, il nuovo modello lasciò di stucco critica e pubblico, entrambi abituati all'identità stilistica del Maggiolino.
Storia in Pillole - La Volkswagen Golf MK I in 150 secondi
Le Sette Generazioni: Un Viaggio nell'Evoluzione
Quanto si sono evolute le capacità dinamiche della Golf in quattro decenni? Quanto sono cambiate negli anni le sensazioni trasmesse al guidatore, l'abitabilità, il comfort e la risposta del volante? Per capirlo, è utile ripercorrere le tappe fondamentali di ogni generazione.
Golf I: La Capostipite (1974-1983)

La "uno", la mamma di tutte le Golf, fa una certa impressione già da ferma, a motore spento. Le sue dimensioni, paragonabili a quelle di una moderna Polo, sorprendono. Lo stile è visibilmente subordinato alla funzione, pulito e con pochi fronzoli. Il secco "toc" con cui si chiude la robusta portiera sottolinea la sua età. All'interno, la parola d'ordine è essenzialità: i comandi sono tutti concentrati nel raccolto cruscotto rettangolare, con tachimetro, radio e aria condizionata a pochi centimetri di distanza fra loro. Stupisce la visibilità, con il parabrezza quasi verticale e il lunotto bello ampio, in netta controtendenza rispetto alle auto odierne. Sorprendente anche l'abitabilità rispetto alle contenute dimensioni esterne. La qualità costruttiva è testimoniata dal tempo trascorso: nonostante gli anni e i chilometri macinati, tutto è perfettamente funzionante.
Girando la chiave, il piccolo 4 cilindri da 1.1 litri si avvia in pochi istanti per spegnersi un attimo dopo a causa del freddo, rendendo necessario "tirare la leva dell'aria", un comando che i più giovani avranno visto sui libri di storia dell'automobile, sotto la voce "carburatore". Fa un certo effetto doversi riabituare a gestire il minimo del motore. Ingranando in sequenza le marce, emerge come la trasmissione sia perfettamente a punto, con innesti del cambio piacevolmente precisi. I 50 puledri erogati dal "mille e cento" non sono molti, ma bastano a muovere con relativa scioltezza un'auto che pesa meno di una tonnellata. La massa contenuta aiuta anche in manovra, dove però si fanno i conti con l'assenza del servosterzo idraulico. Il positivo rovescio della medaglia è che in marcia, anche grazie alle gomme di sezione ridotta, l'auto trasmette un discreto feedback: la Golf I è agile e riesce a conservare una certa compostezza anche nei cambi di direzione più decisi.
Nel marzo del 1976, dopo meno di due anni dall’introduzione sul mercato, dalla catena di montaggio esce la Golf numero 500.000. A giugno dello stesso anno vengono tolti i veli alla prima Golf GTI, presentata al Salone di Francoforte, con un motore da 1.6 litri che eroga 110 CV, la prima vera sportiva compatta. Qualche mese più tardi, a Stoccolma, compare la versione diesel da 50 CV, la prima diesel sportiva compatta (GTD). A ottobre viene "sfornata" la milionesima Golf. Nel giugno del 1978 la produzione supera la soglia di due milioni di unità, mentre a luglio inizia la carriera nordamericana della berlina di Wolfsburg, prodotta negli Stati Uniti con la denominazione di Rabbit. Nel marzo del 1979 a St. Tropez c’è il debutto della prima Golf Cabriolet. Tutti i modelli vengono dotati di paraurti in plastica, gruppi ottici posteriori più grandi e plancia modificata. A marzo del 1982 è il turno della prima Golf Turbodiesel, da 70 CV, mentre ad agosto la Golf GTI viene equipaggiata con un propulsore di cilindrata più elevata da 1.8 litri con 112 CV. La Golf I è l'antitesi del Maggiolino, non solo in tema meccanico (con l'abbandono della trazione posteriore a beneficio di quella anteriore), ma anche per lo stile (con le linee tese e spigolose che prendono il posto di quelle curve e morbide).
Golf II: L'Evoluzione Continuativa (1983-1991)

Avvicinandosi alla Golf II, il feeling è quello di un Déjà vu. Il profilo della vettura e il frontale sono visibilmente ispirati alla prima generazione del modello, ma tutto è rivisto in un'ottica decisamente più moderna, con la fanaleria della coda che vibra di personalità propria. All'interno, il passo in avanti è ancora più evidente: l'architettura della plancia è la medesima, di forma quadrangolare, ma ora la strumentazione è molto più curata, con l'aggiunta dell'indicatore della temperatura del liquido refrigerante e di un orologio. Più a destra, in posizione centrale, radio e aria condizionata. La qualità realizzativa complessiva è in notevole crescita, mentre il design dello sterzo a 4 razze è quasi attuale.
Alle piogge di novità meccaniche introdotte con la Golf I (fra cui il motore anteriore trasversale raffreddato ad acqua, la trazione anteriore, i propulsori con albero a camme in testa e cinghia dentata), si aggiunge il servosterzo idraulico, un vero e proprio passo avanti in termini di comfort, come una bottiglia d'acqua fresca nel deserto a basse velocità e in manovra. Invariato anche il sistema sospensivo con schema McPherson all'anteriore e ruote interconnesse al retrotreno. Il quattro cilindri 1.6 litri da 75 Cv del nostro esemplare ha ben altra "verve atletica" rispetto all'1.1 della Golf primigenia, anche se si porta a spasso una massa più corposa. Dinamicamente la vettura se la cava piuttosto bene, esibendo un assetto più composto rispetto a quello della Golf I, meno soggetto a fenomeni di rollio e beccheggio.
Nell’agosto del 1983, a Monaco, viene presentata la nuova Golf II. La bestseller di Wolfsburg è disponibile anche come GTI sportiva, equipaggiata (a partire dal mese di marzo del 1986) con un propulsore a 16 valvole da 1.8 litri e 139 CV. La gamma delle versioni si arricchisce con la Volkswagen Golf syncro a trazione integrale, dotata di un propulsore da 1.8 litri e 90 CV (66 kW). Arriva l'ABS, come equipaggiamento supplementare, e il catalizzatore. Ad agosto del 1987 la Golf II viene sottoposta a un profondo restyling, con modifiche alla griglia del radiatore, ai listelli paraurti e all’allestimento interno. Eliminati i traversini dei finestrini, mentre i retrovisori esterni sono spostati ulteriormente in avanti. L’ABS diventa di serie sulla Golf GT syncro. Come punta di diamante della gamma, nel gennaio del 1988 viene lanciata sul mercato la Rallye Golf G60, equipaggiata con un motore G60 da 1.8 litri, potenza di 160 CV e trazione syncro. Nel giugno del 1989 è il turno della Golf Limited (a trazione integrale, prodotta in soli 70 esemplari), dotata di un propulsore G60 da 1.8 litri, che eroga 210 CV. Ad agosto dello stesso anno, invece, viene lanciato un turbodiesel da 1.6 litri e 80 CV. Nel gennaio del 1990, si festeggia la prima Golf Country. Il modello, dotato di trazione syncro, si distingue dagli altri per la carrozzeria più elevata, da fuoristrada (con diversi dettagli di allestimento). Per quanto riguarda la Golf GTI, viene presentata la G60 con un propulsore da 1.8 litri e 160 CV.
Golf III: La Rivoluzione Stilistica e di Sicurezza (1991-1997)

Sono 8 gli anni che separano la Golf II dalla terza serie del modello: eppure, guardando un esemplare della Golf III, il divario anagrafico sembra pari ad almeno 2 decenni. Questo perché, con la terza serie, Volkswagen ha rivoluzionato la fisionomia della Golf, traghettando il modello dagli anni ’80 ai ‘90. Con la Golf III viene completamente abbandonata quella continuità stilistica intercorrente fra la prima e la seconda generazione della media tedesca: via i gruppi ottici circolari, le forme squadrate e il lunotto dal piglio fastback, mentre le nervature longitudinali danno ora origine a giochi di luci ed ombre. Non è un caso che la Golf III sia stata eletta Auto dell'Anno nel ’92.
Nuovo anche il telaio, pensato per accogliere nuovi longheroni, concepiti per assorbire meglio gli urti e migliorare la rigidezza torsionale complessiva. Presenti anche inedite protezioni sulle fiancate atte ad irrigidire le portiere e a renderle più sicure in caso di impatto. Col crescere della sicurezza cresce anche il peso, che rimane comunque contenuto. Già prima di avviare il motore, la sensazione all’interno dell’abitacolo è quella di trovarsi in un’auto di categoria superiore, ben isolata dal mondo esterno e progettata per dispensare ottimo comfort a tutti gli occupanti. Un’impressione confermata in marcia, dove spicca un discreto isolamento acustico, sia per quanto concerne l’incapsulamento del propulsore, sia per quanto riguarda l’isolamento dei rumori provenienti da ruote e sospensioni. La dinamica di guida della Golf III, grazie alle doti dello chassis, è del tutto paragonabile a quella di un’automobile moderna, anche grazie alla brillantezza del propulsore 1.9 TDI, ricco di coppia ai bassi e medi regimi.
Dopo più di 12,7 milioni di Golf vendute dal 1974, nel 1991 il colosso di Wolfsburg presenta la nuova Golf III, che segna una nuova svolta in termini di sicurezza e rispetto dell’ambiente. Tante le innovazioni in questo senso (confermate dall’assegnazione del premio Auto dell’anno): protezione sulle fiancate delle porte che aumenta la rigidità della gabbia abitacolo, longheroni innovativi e assorbimento dell’energia d’urto, limitazione dell’escursione della cintura di sicurezza per impedire cinture lasche, sistema sedili porta-bambini per i passeggeri più giovani, possibilità di riciclaggio dei componenti impiegati quando l’auto arriva a fine vita e propulsori high-tech rispettosi dell’ambiente. Dal punto di vista del design, la Golf III presenta una linea più aerodinamica. Colpiscono la pronunciata scalfatura delle fiancate e il montante posteriore molto marcato, mentre il frontale, ancora più aggressivo, è caratterizzato dal nuovo disegno dei proiettori. La terza serie ha anche portato tante innovazioni: Golf con motore a sei cilindri, Golf con motore Turbodiesel a iniezione diretta (TDI), Golf Variant, Golf con iniezione diretta aspirata Diesel (SDI), Golf GTI con motore Turbodiesel. Inoltre, a partire da settembre del 1996, tutte le versioni hanno l’ABS di serie, otto anni prima che diventasse obbligatorio per legge.
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Golf IV: Stile e Raffinatezza (1997-2003)

Golf IV? Forse la migliore interpretazione sul tema insieme alla Golf VII. Lo stile della carrozzeria riprende la strada dell'evoluzione: il risultato del passaggio generazionale è un'auto con i paraurti meglio integrati nel corpo vettura, con linee più pulite e parafanghi più atletici. La maggiore sportività della Golf IV passa anche per gli interni, con la plancia orientata al guidatore e una strumentazione dal piglio racing che include il computer di bordo. Radio e clima "salutano" la strumentazione tachimetrica e si spostano più in basso, vicino al cambio, mentre la cura di materiali ed assemblaggi cresce ulteriormente.
Il confronto con la Golf III in questo caso è davvero impari: basta infatti far ruggire il 6 cilindri per capire di che pasta è fatta questa "4". Lo sviluppo di potenza e l'erogazione della coppia sono regolarissimi, mentre la trazione assicurata dal 4-Motion è superba. L'auto non è leggerissima in assoluto, ma la presenza della trazione integrale e il passo relativamente corto la rendono agile fra le curve e pronta nei cambi di direzione. Consensi anche per la prontezza dello sterzo, l'efficacia del sistema frenante e la "solita" perfezione del cambio, secco e preciso come ci si aspetterebbe da un'auto sportiva. Spremendo il V6 su una strada di montagna emerge tutta la bontà dell'accoppiata assetto-trazione integrale: il primo, confortevole ma ben frenato, permette all'auto di lanciarsi in curva con una stabilità invidiabile, mentre la seconda rende questa tedesca estremamente efficace anche in condizioni limite.
Presentata per la prima volta al pubblico al Salone di Francoforte nel 1997, la Golf IV cresce sia di dimensioni, con una lunghezza di 4.149 mm, una larghezza di 1.735 mm e un passo di 2.511 mm, migliorando l'abitabilità interna. Rinnovati gli interni, più pregiati, e anche la plancia (con una strumentazione più compatta e per la prima volta con illuminazione blu). Nel 1997 ecco la prima Golf con motore 5 cilindri (V5), l’anno dopo la prima Golf 4Motion con frizione Haldex e l’introduzione dell’ESP, come optional (che diventerà obbligatorio per legge solo a partire dal 2011). Nel 2002 la prima Golf a benzina a iniezione diretta. Nello stesso anno diventano di serie, oltre agli airbag frontali e laterali, anche gli airbag per la testa. Debutta la Golf R32, con 241 CV e cambio a doppia frizione DSG (destinato a un futuro di grandi successi). Sette gli equipaggiamenti della quarta serie (Golf, Trendline, Comfortline, Highline, GTI, V6 e R32), 14 le motorizzazioni, sia a benzina che diesel. La Golf IV è equipaggiata con un cambio manuale a cinque rapporti. In alternativa, si può scegliere una trasmissione automatica a quattro rapporti. Diverse, inoltre, le possibilità di personalizzazione, tra cui il sistema di navigazione satellitare, il sensore pioggia (integrato nel parabrezza) e lo specchietto interno con scatto automatico antiabbagliante.
Golf V: Spaziosità e Innovazione Tecnologica (2003-2008)

A livello stilistico cambiano le proporzioni fra superfici vetrate e lamierati, con i volumi e i gruppi ottici che diventano più tondeggianti. Crescono anche le dimensioni e l’altezza da terra per conferire all’abitacolo una spaziosità di riferimento. All’interno, il cambiamento più evidente è a livello della plancia, più “democratica” col passeggero e con i comandi traslati più in alto, in una posizione più ergonomica e sicura. La ciliegina sulla torta è data dalla presenza sull’esemplare in prova del velocissimo cambio DSG a doppia frizione, una trasmissione in grado di tirare fuori tutto il meglio dal generoso 1.4 TSI da 170 CV installato sotto al cofano: alla silenziosità del propulsore benzina si abbinano un tiro ai bassi e ai medi paragonabile a quello di un turbodiesel e una regolarità d’erogazione di riferimento per un 4 cilindri sovralimentato. Le medie che si possono raggiungere sono davvero elevate; guidare la “5” in questa configurazione è davvero un piacere: l’auto sembra infatti dotata di una doppia indole, una da agile scattista e l’altra da confortevole viaggiatrice. Al guidatore il compito di scegliere “di quale anima essere”.
La nuova Golf V arriva sul mercato a ottobre 2003. Notevoli i miglioramenti e ampia la dotazione per quanto riguarda il comfort e la sicurezza. Spiccano un abitacolo più spazioso e una maggiore rigidità statica. Il design esalta i caratteristici montanti posteriori, l’anteriore con un forte accento sportivo e la silhouette muscolosa. In più, doppi fari tondi e indicatori di direzione integrati. Le performance su strada sono ottimizzate da un nuovo sterzo elettromeccanico, che migliora precisione e stabilità della vettura. La Golf V è offerta inizialmente con due motori a benzina (1.4 da 75 CV e 1.6 FSI da 115 CV) e due motori TDI (1.9 TDI da 105 CV e 2.0 TDI da 140 CV). Successivamente, ecco altre quattro motorizzazioni: due motori FSI (1.4 FSI da 90 CV e 2.0 FSI da 150 CV), un 1.6 da 102 CV e un motore diesel a iniezione diretta (2.0 SDI da 75 CV). Infine, è il turno delle motorizzazioni sportive più spinte: Golf GT, Golf GTD, Golf GTI Pirelli e al top di gamma, la Golf R32, con 3.2 VR6 da 250 CV. Esordiscono anche le versioni Bluemotion a impatto ambientale ridotto e i propulsori 1.4 TSI Twincharged (Turbina e Compressore volumetrico). La Golf V 1.4 e 1.9 montano un cambio a cinque marce, mentre la Golf 1.6 FSI e la 2.0 TDI hanno un cambio automatico a sei rapporti. Disponibile con carrozzeria a tre o cinque porte, offre tre allestimenti: Trendline, Comfortline e Sportline. La Golf V si aggiudica le 5 stelle EuroNCAP e nella versione successiva porta al debutto il motore diesel common rail.
Golf VI: Breve Vita, Grande Innovazione (2008-2012)

Caratteristiche che si ritrovano anche sulla sesta generazione del modello, vero e proprio anello di congiunzione (anche estetico) fra il passato recente della Golf, quello dei primi anni 2000, e il futuro del modello, rappresentato dalla settima e ultima versione. Fra tutte, la Golf VI è stata quella con la carriera commerciale più breve, ma al contempo anche l’unica ad assistere a un passaggio tecnologico epocale per tutto il gruppo VW: l’abbandono dei turbodiesel con iniettore pompa per la più avanzata ed ecologica tecnologia common-rail. Un cambiamento che ha condizionato, in positivo, anche l’esperienza di guida: se da un punto di vista dinamico la sesta generazione di Golf conserva e affina l’efficacia dinamica della quinta edizione, motoristicamente il passo avanti è enorme; il nuovo common-rail è infatti più silenzioso dei turbodiesel precedenti, è quasi esente da vibrazioni ed è più lineare nell’erogazione della potenza, pur conservando le innate doti di spinta ai bassi e medi regimi.
La Volkswagen lancia la sesta serie della Golf al Salone di Parigi 2008. Ormai è diventata un’icona stilistica. La Golf VI è stata perfezionata nei minimi dettagli, seguendo le indicazioni di Walter de’ Silva, responsabile del design del Gruppo Volkswagen. È stata quella che ha avuto la carriera più breve di tutte, ma ha segnato il debutto dell’airbag per le ginocchia e dei motori TDI con alimentazione common-rail. La riduzione dei consumi e delle emissioni incide sempre di più, così come l’evoluzione tecnologica a bordo. Furono introdotti anche nuovi sistemi di assistenza alla guida come il dispositivo di parcheggio automatico e la regolazione automatica degli abbaglianti.
Golf VII: La Golf "Premium" (2012-Presente)

La Golf VII rappresenta per Volkswagen una vera e propria svolta tecnologica e commerciale: come ormai è noto, la vettura viene costruita su una piattaforma costruttiva totalmente nuova, la MQB, che permette di risparmiare fino a 100 kg di peso, a tutto vantaggio dell’efficienza e del piacere di guida, entrambi ai vertici della classe. La VII è anche la prima Golf “premium” della storia, grazie al livello di finitura raggiunto e al pesante bagaglio tecnologico che si porta appresso. Stilisticamente l’auto si contraddistingue per linee nette e spezzate che ne sottolineano la sportività. L’accoppiata fra nervature sulla fiancata e i generosi passaruota dona alla “sette” un aspetto da vera hot-hatch. Enorme il passo avanti anche per quanto concerne gli interni: i materiali impiegati sono di elevata qualità, mentre la finizione dei particolari è da luxury-car.
Dal punto di vista dinamico, sulla Golf VII viene amplificata la possibilità di personalizzare i parametri di guida relativi alla risposta dello sterzo, del motore e dell’assetto; ciò finisce per aumentare considerevolmente la poliedricità della vettura e la sua capacità di adattarsi ai desideri del guidatore. La fluidità con cui lavorano sterzo, telaio e cambio è lodevole; il primo è assai comunicativo e pronto nella risposta: permette di inserire l’auto in curva esattamente dove si desidera; egregio il lavoro dello chassis, dotato di una rigidità torsionale straordinaria: anche grazie al fine lavoro delle sospensioni, l’auto rimane composta anche forzando gli inserimenti o provocando il retrotreno col rilascio improvviso dell’acceleratore; in ogni frangente la Golf VII esibisce un comportamento neutro che infonde un’enorme sicurezza di marcia.
L’attuale Golf, la settima, è stata presentata il 4 settembre del 2012 ed è stata eletta Auto dell’Anno 2013. Oggi la gamma Golf si presenta ancora una volta all’avanguardia offrendo, unica sul mercato, la scelta tra 5 diverse alimentazioni. Alle sempre più efficienti versioni a benzina (fino a 300 CV) e diesel, affianca infatti una versione a metano TSI, una plug-in ibrida da ben 204 CV che debutterà a partire dall’inizio del 2015 ad un prezzo indicativo di 37.000 Euro ed una full electric già disponibile allo stesso prezzo della plug-in.
La Gamma Golf Oggi: Versatilità e Sostenibilità

La Golf ha saputo evolvere da un’unica due volumi affiancata dalle sue "derivate", a un’attuale linea di prodotto capace di soddisfare ogni tipologia di utenza del segmento C. Rispetto al passato, la gamma Golf dispone di modelli nuovi capaci di allargare l'orizzonte della clientela VW. Lo confermano la nuova monovolume Sportsvan e la familiare Variant. La Golf Sportsvan, ad esempio, è l'erede della Golf Plus, ma pesa fino a 90 kg in meno e ha design, architettura e soluzioni funzionali del tutto nuove, come il passo maggiorato per avere più comfort a bordo, il portabagagli modulare che permette numerose soluzioni di stivaggio, i sedili posteriori scorrevoli per regolare posizioni e capacità di carico secondo le rispettive esigenze, oltre a un design decisamente più attuale e accattivante. Un altro salto di qualità, soprattutto sul fronte del design, lo compie la station wagon Variant, più bella, elegante e con un volume di carico fino a 1.620 litri. Questi due modelli consentono di ampliare l'offerta di prodotto Golf, oltre a dare interessanti soddisfazioni commerciali.
Nei primi 40 anni, la compatta VW ha recitato il ruolo di paladina del progresso tecnologico, rendendo da sempre disponibili le tecnologie più innovative, come il turbo, l'iniezione diretta, la propulsione elettrica o ibrida plug-in, i sistemi di sicurezza ABS, ESC, XDS e la trazione integrale 4Motion. Se in Italia il modello più venduto continua ad essere la Golf TDI turbodiesel, si fa strada il nuovo trend della Golf a metano che conquista un sorprendente 30% sul totale del modello. Dal primo trimestre del 2015, inoltre, Volkswagen commercializzerà l'inedita Golf GTE ibrida Plug-in, le cui prestazioni di vertice significano 7,6 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h e 212 km di velocità massima, pur rientrando negli standard della mobilità sostenibile con 1,5 litri/100 km di consumo e 50 km di percorrenza con la sola batteria che possono arrivare però all'autonomia totale di 950 km in modalità ibrida. La brillante marcia in 'elettrico' e le prestazioni grintose della GTE nella guida fuori città, ricorderanno a molti 'golfisti' le emozioni e lo sprint delle prime Golf GTI.
I 5 Plus della Golf: Il Segreto della Longevità
Il segreto di tanta longevità si nasconde, ma nemmeno troppo, in 5 plus che fin dalla sua prima versione del 1974 ne hanno decretato il successo e l'hanno di fatto differenziata nettamente dalla concorrenza:
- Sicurezza: Da sempre all'avanguardia, la Golf ha introdotto in anticipo rispetto alle normative importanti sistemi di sicurezza. Già nel 1996 adotta l'ABS di serie, con otto anni di anticipo rispetto alle normative, seguito poi nel 1999 anche dall'ESP, che diventerà obbligatorio per legge solo a partire dal 2011. Con la quinta generazione si aggiudica le 5 stelle EuroNCAP.
- Packaging ed Abitabilità: Nonostante le dimensioni compatte, la Golf ha sempre offerto un'abitabilità sorprendente e un utilizzo intelligente dello spazio. Già la prima Golf stupiva per la spaziosità rispetto alle contenute dimensioni esterne, una caratteristica che si è mantenuta e migliorata nel corso delle generazioni.
- Qualità: La qualità costruttiva della Golf è leggendaria, testimoniata dalla longevità degli esemplari circolanti. La cura dei materiali e degli assemblaggi è cresciuta costantemente, portando la Golf VII a essere definita la prima Golf "premium" della storia.
- Valore: La Golf mantiene un elevato valore nel tempo, rendendola un investimento sicuro per gli acquirenti. Questo è un risultato della sua reputazione di affidabilità e della continua richiesta sul mercato dell'usato.
- Caratteristiche Dinamiche e Piacere di Guida: Ogni generazione della Golf ha affinato le proprie capacità dinamiche, offrendo un'esperienza di guida equilibrata e coinvolgente. Dalla agilità della prima serie alla poliedricità della settima, la Golf ha sempre saputo adattarsi e soddisfare le esigenze dei guidatori, con uno sterzo comunicativo, un telaio rigido e sospensioni efficaci.
Celebrazioni per i 40 Anni: "40th Pack" e Concorso

In occasione del suo 40esimo compleanno, Golf è acquistabile anche in una speciale edizione "40th Pack" realizzata su allestimento Highline con cerchi specifici, badge identificativo, fari bixeno con luci diurne a LED e proiettori posteriori e luci targa a LED. Disponibile sia per le versioni a benzina che diesel dell’allestimento Highline, la Volkswagen Golf "40th Pack" è equipaggiata con fari bixeno adattivi, luci diurne a LED, lavafari, fari posteriori e illuminazione targa a LED e cerchi in lega Salvador 7Jx17" (pneumatici 225/45 R17) che possono essere sostituiti da quelli di misura 7,5Jx18" con gomme 225/40 R18. A chi fosse interessato all’acquisto della Golf "40th Pack" la Casa tedesca segnala che il prezzo del pacchetto, fissato in 1.400 euro (cerchi da 17") per i primi 1.000 esemplari, offre al cliente un "vantaggio del 40% rispetto alla somma delle singole dotazioni". Al di fuori dell'offerta di lancio il costo del pacchetto è di 2.340 euro.
I fan di Golf potranno inoltre partecipare, condividendo foto ed auguri alla propria auto preferita, all’estrazione di un mese alla guida di una rombante Golf R, la versione sportiva da 300 cavalli e con trazione integrale. Lo stand dedicato, infatti, vuole ripercorrere la storia della due volumi tedesca esibendone tutte e 7 le generazioni che hanno caratterizzato la storia del Costruttore di Wolfsburg, riuscendo a cogliere con più facilità l’evoluzione tecnologica che ha caratterizzato il mondo dell’automobile.
