I Tre Veicoli del Buddhismo: Percorsi di Illuminazione e la Profondità del Sutra del Loto

Il Buddhismo, nella sua vasta e complessa evoluzione dottrinale, si è sviluppato attraverso una molteplicità di insegnamenti e pratiche, spesso classificati in differenti "veicoli" (in sanscrito, yāna) che rappresentano metaforicamente i mezzi o i percorsi attraverso i quali gli esseri senzienti possono raggiungere la liberazione e l'illuminazione. Questi veicoli non sono intesi come scuole rigidamente separate o antagoniste, ma piuttosto come differenti approcci e livelli di comprensione adattati alle diverse inclinazioni, capacità e aspirazioni degli individui. Comprendere questi veicoli è fondamentale per navigare nel ricco panorama del pensiero buddista.

La Natura Relativa dei Veicoli: Piccolo e Grande

Inizialmente, è importante notare come la distinzione fra Hinayana, spesso tradotto come "piccolo veicolo", e Mahayana, "grande veicolo", non sia sempre netta e rigida. Il concetto di "piccolo" e "grande" è intrinsecamente relativo e dipende dal contesto comparativo. Un oggetto lungo un pollice si può definire "piccolo" in confronto a uno lungo un piede; analogamente, un uomo alto sei o sette piedi si può considerare "grande" rispetto a uno che ne misura cinque. In questa prospettiva, tutti gli insegnamenti buddisti, che appartengano al cosiddetto piccolo o grande veicolo, possono essere chiamati mahayana, o grande veicolo, se paragonati alle dottrine non buddiste. Come osservato da Chang-an, "Il grande insegnamento si mosse gradualmente verso est", e Miao-lo spiegò che le parole "grande insegnamento" si riferiscono agli insegnamenti buddisti in genere.

Riguardo specificamente agli insegnamenti buddisti, i vari sutra hinayana, come i quattro sutra Agama predicati nei dodici anni in cui il Buddha rimase nel Parco dei Cervi, vengono definiti tali se comparati ai vari sutra mahayana. Inoltre, vengono classificati come hinayana anche quei sutra mahayana che contengono insegnamenti comparativamente inferiori. Questo concetto trova eco nel Sutra della Ghirlanda di fiori, dove si parla di "quegli altri, che amano un piccolo insegnamento". Il Gran Maestro T’ien-t’ai, nel suo commentario, chiarisce che il termine "piccolo insegnamento" in questo contesto non si riferisce soltanto ai sutra hinayana, come di consueto. Viene chiamato "piccolo insegnamento" in contrasto con il "grande insegnamento" dei dieci stadi di sviluppo, il "grande insegnamento" dei dieci stadi di sicurezza, dei dieci stadi della pratica e dei dieci stadi della devozione.

Questa interpretazione si estende anche a passi del Sutra del Loto, come quello presente nel capitolo "Espedienti", dove si legge: "Se impiegassi il Piccolo Veicolo per convertire anche una sola persona, [sarei colpevole di avarizia]". T’ien-t’ai e Miao-lo spiegarono che, in passi come questo, il termine "piccolo veicolo" non si riferisce unicamente ai sutra Agama. Esso comprende anche certi insegnamenti Mahayana, quali l'insegnamento specifico del Sutra della Ghirlanda di fiori, l'insegnamento di condivisione e l'insegnamento specifico dei sutra Corretti ed equi e dei sutra della Saggezza.

Diagramma dei Tre Veicoli del Buddhismo

Nel primo volume de "Il significato profondo del Sutra del Loto", si incontra il passo: "Aprire gli insegnamenti hinayana e fonderli con gli insegnamenti mahayana significa mescolare e fondere insieme l’insegnamento graduale e quello immediato". Secondo l’interpretazione del Gran Maestro Chisho, i termini "insegnamento graduale" e "insegnamento immediato" si riferiscono a tutti i sutra Mahayana, dal Sutra della Ghirlanda di fiori ai sutra della Saggezza, che espongono insegnamenti provvisori, come i quattro insegnamenti e gli otto insegnamenti. Le parole "mescolare e fondere insieme" significano che gli otto insegnamenti sono aperti e fusi con l’unico grande insegnamento perfetto.

Anche nel capitolo "Durata della vita" del Sutra del Loto, il Buddha parla di "individui con scarse virtù e molte impurità che aspirano a insegnamenti inferiori". Secondo l’interpretazione del Gran Maestro T’ien-t’ai, il termine "piccoli insegnamenti" non indica soltanto i sutra hinayana, né esclusivamente quelli mahayana, ma si riferisce all'insegnamento perfetto del Sutra della Ghirlanda di fiori, all'insegnamento perfetto dei sutra Corretti ed equi e della Saggezza, e al grande insegnamento della perfetta e immediata illuminazione dei primi quattordici capitoli, o insegnamento transitorio, del Sutra del Loto. Tutti questi insegnamenti, non menzionando minimamente che il Buddha ottenne l’illuminazione in un passato inconcepibilmente remoto, vengono considerati un "piccolo veicolo". Nella sua interpretazione, persino i Budda dal corpo del Dharma e dal corpo di ricompensa, i signori degli insegnamenti del Sutra della Ghirlanda di fiori e degli altri sutra Mahayana, come il Budda Vairochana o il Tathagata Mahavairochana, sono definiti "piccoli Budda".

Se si segue questa prospettiva interpretativa, si deve concludere che il Sutra del Nirvana, quello di Mahavairochana e gli altri sutra, con i loro vari insegnamenti hinayana e mahayana, provvisori e veri, essoterici ed esoterici, sono da considerare tutti sutra hinayana, o del piccolo veicolo. Di conseguenza, delle otto scuole buddiste, non solo quelle che lo sono esplicitamente, come le scuole del Tesoro dell’Abhidharma, dell’Affermazione della verità e dei Precetti, ma anche quelle che si definiscono mahayana, come le scuole della Ghirlanda di fiori, delle Caratteristiche dei dharma, dei Tre trattati e della Vera parola, dovrebbero essere classificate come hinayana. In questo quadro, solo un'unica scuola merita di essere chiamata una vera scuola mahayana, o del grande veicolo: la scuola Tendai.

I sutra su cui si basano le varie scuole Mahayana non menzionano le dottrine centrali che distinguono il Sutra del Loto: la capacità delle persone dei due veicoli di conseguire la Buddità e il fatto che il Buddha ottenne l’illuminazione in un passato inconcepibilmente remoto. Questi sutra sono paragonabili a una persona capace di sollevare una pietra grande uno o due piedi; tale capacità, per quanto notevole, non può definirsi un prodigio. Solo qualcuno in grado di sollevare una pietra larga dieci o venti piedi meriterebbe di essere definito tale.

I Tre Veicoli Tradizionali e le Loro Caratteristiche

Tradizionalmente, il Buddhismo definisce tre veicoli principali, ognuno con obiettivi e pratiche distinte, sebbene interconnessi e, secondo alcune interpretazioni, convergenti verso una meta ultima.

  1. Śrāvaka-yāna (Veicolo dei Discepoli): Questo veicolo mira a udire gli insegnamenti del Buddha, praticare le Quattro Nobili Verità e conseguire il frutto dell'Arhat, ovvero la liberazione dalla sofferenza e dal ciclo delle rinascite per sé stessi. La pratica si concentra sull'ascolto degli insegnamenti e sulla realizzazione della Via secondo le parole del Buddha. L'obiettivo primario è la liberazione personale dalla nascita e dalla morte, estirpando le radici della sofferenza attraverso la pratica del Nobile Ottuplice Sentiero.

  2. Pratyekabuddha-yāna (Veicolo degli Illuminati per sé stessi): Attraverso la propria saggezza, chi segue questo veicolo realizza le dodici condizioni interdipendenti dell'esistenza (pratītyasamutpāda) e ottiene l'illuminazione del Pratyekabuddha. Questo percorso è caratterizzato da una pratica solitaria, spesso paragonata a un cervo nella foresta. L'obiettivo è l'illuminazione personale, realizzata osservando la legge dell'origine dipendente e le sue dodici condizioni come base di pratica.

  3. Bodhisattva-yāna (Veicolo dei Bodhisattva): Questo veicolo è animato dal grande cuore della bodhicitta, il desiderio altruistico di raggiungere l'illuminazione non solo per sé stessi, ma anche per salvare tutti gli esseri senzienti. Chi segue questo percorso aspira a diventare un Buddha per il beneficio di tutti. La pratica si basa sulla compassione e sull'enfasi del beneficio reciproco, desiderando liberare ogni essere senziente. Il contenuto della pratica include i sei paramita (perfezioni): generosità, moralità, pazienza, energia, meditazione e saggezza. L'obiettivo finale è realizzare la Via del Buddha, diventando un Bodhisattva fino al conseguimento della Buddhità finale.

Illustrazione di un Bodhisattva che aiuta gli esseri senzienti

Questi tre veicoli non rappresentano divisioni settarie, ma sono una classificazione delle diverse pratiche basata sugli obiettivi e sui metodi. Appartengono tutti ai principali metodi del Buddhismo e non indicano divisioni tra scuole, ma piuttosto differenti gradini o approcci.

Oltre i Tre Veicoli: La Profondità Rivoluzionaria del Sutra del Loto

Mentre i tre veicoli tradizionali offrono quadri distinti per la pratica, il Buddhismo Mahayana, e in particolare il Sutra del Loto, introduce una prospettiva che trascende e unifica queste distinzioni. Il principio della "perfetta compenetrazione di tutte le cose del mondo fenomenico" e i quarantuno stadi della pratica del bodhisattva, esposti nel Sutra della Ghirlanda di fiori; la dottrina della mutua identificazione e della non dualità, i diciotto tipi di vacuità, e i dieci stadi che hanno inizio con lo stadio della saggezza secca, esposti nei sutra della Saggezza; i cinquantadue stadi della pratica del bodhisattva del Sutra della Collana di gioielli; i cinquantuno stadi del Sutra dei Re benevolenti; i dodici grandi voti esposti nel Sutra del Maestro della Medicina; i quarantotto voti del Sutra in Due volumi; i mantra e le mudra del Sutra di Mahavairochana - tutti questi insegnamenti, se paragonati ai sutra hinayana, sono considerati grandi dottrine e dottrine segrete.

Tuttavia, paragonati agli insegnamenti del Sutra del Loto sul conseguimento della Buddità da parte delle persone dei due veicoli (Śrāvaka e Pratyekabuddha) e sull’ottenimento dell’illuminazione da parte del Buddha in un passato inconcepibilmente remoto, questi non sono altro che dottrine hinayana. Sono come la pietra grande uno o due piedi rispetto alla pietra grande dieci o venti piedi.

Le dottrine centrali del Sutra del Loto - il conseguimento della Buddità per tutti gli esseri, inclusi quelli dei due veicoli, e la rivelazione che il Buddha ottenne l’illuminazione in un passato inconcepibilmente remoto - sono elementi vitali e veramente meravigliosi rispetto agli insegnamenti degli altri sutra. Ma, di tutti gli insegnamenti del Sutra del Loto, esse non sono nemmeno i più meravigliosi. La vera meraviglia delle meraviglie, il miracolo dei miracoli, è la dottrina dei tremila regni in un singolo istante di vita (ichinen sanzen). Questa dottrina non trova traccia nel Sutra della Ghirlanda di fiori, in quello di Mahavairochana, né in altri sutra. Tra i maestri fondatori delle otto scuole, nessuno dei maestri delle sette scuole, come ad esempio quella della Vera parola, ha mai sentito nemmeno nominare questa dottrina.

Grandi studiosi dell’India antica, come il Bodhisattva Nagarjuna e il Bodhisattva Vasubandhu, custodirono questo insegnamento dentro di loro come un gioiello, ma non lo rivelarono mai nei loro scritti. Ciononostante, maestri come Ch’eng-kuan della scuola della Ghirlanda di fiori e Shan-wu-wei della scuola della Vera parola, appropriandosi di questa dottrina, affermarono che essa era il nucleo del passo "La mente, il Budda e gli esseri viventi: non c’è distinzione fra queste tre cose", contenuto nel Sutra della Ghirlanda di fiori, e anche l’anima del passo sulla realtà della mente, nel Sutra di Mahavairochana. Dopo averla fatta un caposaldo della propria scuola, essi passarono a disprezzare la scuola T’ien-t’ai, affermando che dal punto di vista dottrinale era inferiore. Questi maestri buddisti, seppur non ladri nel senso letterale, meritano di essere definiti ladri della dottrina buddista, una questione che richiede attenta riflessione e profonda comprensione.

Gli studiosi della scuola Tendai e i seguaci delle altre scuole attualmente esistenti potrebbero affermare: "Il Sutra del Loto insegna semplicemente che le persone dei due veicoli possono conseguire la Buddità e che il Budda ottenne l’illuminazione in un passato inconcepibilmente remoto; tutto qui". Tuttavia, se si ammette che solo il Sutra del Loto insegna queste dottrine, e che esse non si trovano negli altri sutra, non si riconosce forse una meraviglia delle meraviglie?

Poiché nessun altro sutra afferma che le persone dei due veicoli possono conseguire la Buddità, ciò implica che i diecimila arhat, inclusi i dieci principali discepoli del Budda come Mahakashyapa, Shariputra e Maudgalyayana, pur avendo atteso per eoni, sarebbero morti fisicamente e spiritualmente senza riuscire a conseguire la Buddità se non avessero incontrato il Sutra del Loto. Non sarebbe stata una terribile perdita? Inoltre, se le persone dei due veicoli non potessero mai conseguire la Buddità, cosa significherebbe questo per Brahma, Shakra, i quattro tipi di credenti, gli otto tipi di esseri non umani, i monaci, le monache e gli esseri dei due mondi e degli otto gruppi, che diedero elemosine a Mahakashyapa e agli altri?

Inoltre, se nel Sutra del Loto non fosse stata enunciata la dottrina dell’ottenimento dell’illuminazione da parte del Budda in un passato inconcepibilmente remoto, allora tutti i Budda delle tre esistenze di passato, presente e futuro sarebbero stati relegati in uno stato caratterizzato per sempre dall’impermanenza e dall’estinzione. È come il cielo: anche se in esso vi sono molte stelle, come sarebbe se non ci fossero il sole e la luna? O come la terra: anche se ci sono tante piante e alberi, come sarebbe se la grande terra stessa non esistesse?

Queste affermazioni si basano su ammissioni di principio, ma considerando la questione alla luce della verità, se le persone dei due veicoli non potessero conseguire la Buddità, allora non potrebbero conseguirla nemmeno gli esseri viventi dei nove mondi. Al cuore del Sutra del Loto c’è un unico principio, intrinseco ad esso: che tutti gli esseri viventi sono dotati dei Dieci mondi. Un essere umano, per esempio, è composto dai quattro elementi [di terra, acqua, fuoco e vento]. Se uno di essi manca, la persona non può esistere.

Questo principio dei Dieci mondi non si applica soltanto agli esseri viventi. Tutte le cose che compongono il mondo oggettivo e soggettivo, così come ognuno degli esseri insenzienti, dalle piante e gli alberi fino al più minuscolo granello di polvere, sono dotate dei Dieci mondi. Se gli esseri dei mondi dei due veicoli non potessero conseguire la Buddità, significherebbe che i mondi dei due veicoli inerenti agli esseri degli altri mondi sarebbero altrettanto incapaci di manifestare la Buddità. E se i mondi dei due veicoli inerenti agli altri mondi non potessero manifestare la Buddità, significherebbe che nessun essere degli altri otto mondi potrebbe conseguirla. Supponiamo, per esempio, che un padre e una madre abbiano nove figli. Se due dei figli sono ritenuti di basso rango, anche gli altri sette figli saranno considerati nello stesso modo.

Il Budda e i sutra sono paragonabili al padre e alla madre, e gli esseri viventi dei nove mondi alla loro prole. Se due dei figli, che rappresentano gli ascoltatori della voce e i risvegliati all’origine dipendente, sono ritenuti per sempre incapaci di conseguire la Buddità, come potrebbe essere lecito che raggiungano la via gli altri sette figli, che rappresentano i bodhisattva e le persone dei sei mondi inferiori? Ma noi sappiamo come stanno veramente le cose dal passo nel quale il Budda afferma: "Tuttavia questo triplice mondo costituisce il mio dominio e gli esseri che ci vivono sono tutti miei figli. […] Io sono l’unica persona che può salvarli e proteggerli".

Inoltre, tutte le persone chiamate bodhisattva hanno immancabilmente preso i cosiddetti quattro voti universali, il primo dei quali recita: "Gli esseri viventi sono innumerevoli: io faccio voto di salvarli". Se non adempiono questo voto, è impossibile che realizzino il quarto, che dice: "L’illuminazione è suprema: io faccio voto di ottenerla". Nei sutra che sono paragonabili ai primi quattro gusti [latte, panna, latte cagliato e burro] si afferma che i bodhisattva e gli esseri comuni dei nove mondi possono conseguire la Buddità, mentre le persone dei due veicoli non potranno mai diventare Budda. Ne consegue che i bodhisattva nella loro saggezza, e anche le persone comuni dei sei mondi inferiori nella loro ignoranza, penseranno tutte in cuor loro: "Noi possiamo diventare Budda, ma le persone dei due veicoli no; quindi è saggio non seguire la loro strada!". E coloro che hanno già intrapreso la strada dei due veicoli rimpiangeranno la propria scelta e saranno colmi di dolore e apprensione.

Però, adesso che il Sutra del Loto ha rivelato che le persone dei due veicoli possono conseguire la Buddità, è finalmente chiaro che, non solo queste persone, ma di fatto tutti gli esseri dei nove mondi possono diventare Budda. I bodhisattva, udendo questa dottrina, penseranno: "Ci eravamo sbagliati! Quando i sutra predicati prima del Sutra del Loto proclamavano che le persone dei due veicoli non potevano conseguire la Buddità, significava che nemmeno noi avremmo potuto conseguirla. La dottrina che le persone dei due veicoli non potevano mai conseguire la Buddità non era una fonte di lamento soltanto per loro, adesso capiamo che era un dispiacere anche per noi!".

L’ottenimento dell’illuminazione da parte del Budda in un passato inconcepibilmente remoto, rivelato nel capitolo "Durata della vita" del Sutra del Loto, non viene mai affermato in alcuno dei sutra predicati prima del Loto. Se ci fermiamo a riflettere su questo, penseremo non solo che il Budda non rivelò di aver ottenuto l’illuminazione in un passato inconcepibilmente remoto, ma anche che fu uno dei più grandi bugiardi di tutto il mondo.

In sintesi, il concetto dei "Tre veicoli" offre una struttura fondamentale per comprendere le diverse vie di pratica nel Buddhismo. Tuttavia, l'insegnamento del Sutra del Loto eleva questa comprensione, suggerendo che tutti i percorsi, pur con le loro specificità, conducono in ultima analisi all'unico veicolo del Buddha, capace di condurre tutti gli esseri senzienti alla suprema illuminazione. Questa prospettiva inclusiva e universale rappresenta la quintessenza del messaggio buddista per la salvezza di tutti.

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