L'industria automobilistica italiana si trova ad affrontare una fase critica, segnata da una serie di fattori che minacciano la stabilità e la prosperità del settore. In un contesto di volumi produttivi in calo, una ripresa difficile dopo la pausa estiva, lo stallo della transizione verso la mobilità elettrica e un mercato in rallentamento, sia in Italia che in Europa, gli industriali della componentistica automotive hanno lanciato un chiaro allarme, evidenziando la necessità di interventi urgenti e mirati.

Lo Scenario Attuale: Un Settore in Crisi Profonda
La situazione attuale è descritta come drammatica da figure di spicco dell'industria. Francesco Borgomeo, presidente di Unindustria Cassino, ha espresso forte preoccupazione, affermando che «il sistema dell’automotive sta crollando e senza cassa integrazione, a fine anno si chiude». Questa affermazione sottolinea la gravità della crisi che colpisce non solo le grandi fabbriche, ma l'intero indotto, comprese le numerose realtà industriali presenti anche in province come Caserta. La riduzione del numero di vetture prodotte ha inevitabilmente diminuito anche la produzione di componentistiche meccaniche ed elettriche, aggravando la situazione.
L'instabilità politica, come quella vissuta a Caserta nel corso dell'anno, non giova certo alla salute dei territori, anche se l'ottimismo per il futuro persiste. È fondamentale che la politica comprenda le esigenze dell'industria e dei territori per un reale riscatto, come nel caso della provincia di Caserta che aspira a tornare ai fasti produttivi degli anni Settanta, quando era appellata come la Brianza del Sud.

I Rischi Occupazionali e le Prime Reazioni Sindacali
Le ricadute della crisi si manifestano in maniera preoccupante sul fronte occupazionale. Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim Cisl, ha quantificato in circa 25.000 i posti di lavoro a rischio, includendo sia le fabbriche Stellantis che il vasto indotto. Anche gli industriali lucani, attraverso il presidente di Confindustria Basilicata Francesco Somma, hanno parlato della difficile situazione dell'indotto automotive, con tutte le aziende in cassa integrazione e un rischio occupazionale stimato tra il 40% e il 50% degli addetti. Questi numeri evidenziano l'urgenza di misure straordinarie per tutelare i lavoratori e prevenire un collasso sociale.
La Mobilitazione degli Imprenditori: Proposte e Azioni Concrete
Di fronte a questo scenario, gli industriali dell'automotive si stanno mobilitando attivamente. Borgomeo ha annunciato la preparazione di «una proposta da portare a tutti i partiti» e una «manifestazione degli imprenditori dove si va a dire: o cambiate lo scenario o vi diamo le chiavi delle aziende». L'obiettivo è chiaro: far sentire la voce del settore e chiedere un cambio di rotta nelle politiche che stanno penalizzando l'industria.
In un intervento sul Sole 24 Ore e in un'intervista all'Ansa, Borgomeo ha insistito su una serie di proposte avanzate dalle imprese, sollecitando «strumenti straordinari» per sostenere la transizione sia dal punto di vista del mercato che dell'offerta e del tessuto industriale. Ha inoltre lanciato un avvertimento sulla fine degli ammortizzatori sociali e sul rischio per aziende e lavoratori, sottolineando l'importanza di una «grande mobilitazione degli imprenditori» che coinvolga tutte le territoriali dove ci sono fabbriche e filiere automotive.
La Critica allo Scenario Ideologico Europeo
Il presidente di Unindustria Cassino non ha risparmiato critiche allo scenario "ideologico" che, a suo dire, in Europa «ha determinato una crisi in un settore industriale rilevantissimo». In particolare, si riferisce allo stop al motore endotermico dal 2035 e all'obbligo di Euro 7 per le immatricolazioni da luglio 2025. Richiamando una celebre frase di Marchionne, Borgomeo ha evidenziato che l'industria è pronta a costruire una transizione verso le auto elettriche, ma solo a condizione che ci sia una effettiva produzione di energia da fonti rinnovabili, altrimenti, è «tutto finto» e «una truffa», con un prezzo industriale, sociale ed economico altissimo da pagare.

Le Proposte per una Transizione "Intelligente"
Per contrastare gli effetti negativi delle attuali politiche, gli industriali hanno avanzato proposte concrete per una transizione più "intelligente" e sostenibile. La proposta principale, secondo Borgomeo, è che entro il 2035 «tutto il parco auto europeo sia almeno Euro 6», il che porterebbe un miglioramento enorme dal punto di vista delle emissioni e più sicurezza, mantenendo in vita la filiera e le fabbriche che nel frattempo potranno orientarsi verso altre produzioni.
Accanto a questa, gli industriali chiedono al Governo «strumenti straordinari» per gestire una transizione che, anche se rallentata o modificata, avrà comunque bisogno di supporto. Anche con una transizione più "intelligente", infatti, non ci sarà capienza per l'attuale filiera dell'automotive, che dovrà necessariamente diversificare.
Il futuro dell'automotive tra guerra e transizione ecologica
Strumenti e Risorse per il Rilancio
Per sostenere la filiera, oltre agli ammortizzatori sociali, servono «centri di ricerca e sviluppo per favorire un cambiamento di processo produttivo e di prodotto». Questo implica la necessità di investimenti significativi e quindi di risorse adeguate. Le misure sul caro energia, in particolare quelle più strutturali relative al gas, sono considerate nella giusta direzione, ma si auspica che anche nel settore elettrico si vada verso un orizzonte temporale più lungo, superando il carattere temporaneo delle attuali disposizioni.
Quanto all'automotive, l'intervento è visto come positivo perché pone le basi per l'avvio di un piano organico dedicato al settore, che si snoda su un arco temporale lungo e mette in campo risorse adeguate. Tuttavia, sul tema del phase out del motore endotermico, il Vice Presidente di Confindustria Automotive ha ribadito che la "ghigliottina" è un approccio sbagliato. Se si rifiuta il motore endotermico, infatti, si elimina la possibilità di alimentare le auto con biocarburanti, senza contare l'esistenza di motori tradizionali con emissioni bassissime.
È stata quindi proposta una «riduzione delle emissioni del 45% al 2030 e la definizione dei target del 2035 e del 2040 nel 2028», in modo da poterne valutare la fattibilità in base allo stato di avanzamento delle infrastrutture, della risposta del mercato e dell'evoluzione del mix energetico europeo.

Il Ruolo degli Incentivi e di Stellantis
Per sostenere le imprese del settore automotive, i contratti di sviluppo sono considerati uno strumento utile, ma deve essere ampliata la possibilità di utilizzo anche da parte delle imprese più grandi, rendendoli di semplice e rapido utilizzo e senza limiti territoriali. Fondamentali sono gli incentivi agli investimenti 4.0, strettamente connessi al settore automotive, che però l'ultima Legge di Bilancio ha depotenziato.
Sull'importanza che Stellantis mantenga la sua capacità produttiva in Italia, è stato affermato che «è una delle condizioni per rivitalizzare la filiera». La presenza e la solidità di un grande player come Stellantis sono cruciali per l'intero ecosistema produttivo.
L'Industria Casertana: Un Esempio delle Difficoltà Nazionali
Beniamino Schiavone, Presidente di Confindustria Caserta, ha offerto una fotografia delle difficoltà che l'industria locale, e per estensione quella nazionale, ha affrontato. Il 2024 per l'industria casertana è stato un anno sovrapponibile a quello nazionale, registrando segnali di crisi importanti. Il 2025, infatti, inizia con gli appesantimenti del triennio 2020-2023 (gli anni della pandemia), a cui si sono sommati recentemente altri problemi che hanno frenato la produttività: in primis, l’inflazione ha generato una contrazione della domanda, poi c’è stato un calo dell’export. Bisogna considerare anche la crisi legata all’automotive, dovuta al meccanismo di transizione che in Europa porterà, entro il 2035, a produrre esclusivamente veicoli elettrici.

L'area industriale di Caserta, la più grande del Mezzogiorno, con aziende che rientrano nelle principali filiere produttive del Paese, versa in una condizione di grave disagio e, talvolta, di grave degrado. È impensabile che nel 2025 un'area industriale di tale potenziale abbia carenze enormi, come la mancanza di allacci alla rete idrica o fognaria. Queste sono condizioni basilari per fare impresa in modo efficace.
La Legge di Bilancio e il Cuneo Fiscale
Schiavone ha espresso un giudizio critico sulla Legge di Bilancio, sostenendo che «poteva sicuramente essere migliore». Sebbene dia un sostegno alle piccole e medie imprese del Paese e abbia riconfermato la Zona Economica Speciale per il Mezzogiorno (ZES) e l'IRES premiale, si sarebbe potuto fare di più sull'abbattimento del cuneo fiscale. Nonostante il governo abbia iniziato questo processo, non è ancora sufficiente, considerando che in Italia il costo del lavoro è tra i più alti tra gli Stati membri dell'UE, mentre i salari risultano tra i più bassi.

La Transizione del Commercio e l'E-commerce
Anche il centro storico di Caserta, così come accade altrove, vive difficoltà legate alla transizione dei tempi. La pandemia ha accelerato l'utilizzo dell'e-commerce e i grandi centri commerciali hanno dato un ulteriore colpo al commercio di prossimità. Questo, sebbene sia un aspetto negativo nel presente, è visto come parte di un'evoluzione storica. Negli anni Ottanta e Novanta, i territori erano popolati da tanti istituti bancari, ma l'evoluzione ha portato alla prevalenza di poche grandi banche. Lo stesso discorso vale per i supermercati, dove le grandi catene della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) hanno sostituito le piccole salumerie di quartiere. Un futuro simile è immaginato anche per altri esercizi commerciali, indicando una trasformazione strutturale del settore.
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