Jaguar E-Type Coupé con Tettuccio Apribile: Un'Icona Senza Tempo

La Jaguar E-Type è molto più di una semplice automobile; è un'opera d'arte, un simbolo di eleganza, velocità e ingegneria britannica che ha catturato l'immaginazione di generazioni. Nata sessant'anni fa, il 15 marzo 1961, con il suo debutto al Salone di Ginevra, ha generato un scompiglio senza precedenti nel mondo automobilistico. Mai prima d'ora un'auto a motore aveva creato un tale clamore. La nostra Jaguar E-Type in particolare, rappresenta la prima evoluzione che ebbe questo modello nella sua prima serie, vantando una storia interamente italiana e una manutenzione impeccabile che la mantiene in ottimo stato, con un affascinante allestimento interno in pelle nera e moquette rossa.

Jaguar E-Type Coupé classica su strada

Ma cosa rende la E-Type così speciale? Forse il fatto che ai suoi tempi venisse considerata una calamita per il sesso opposto? O il fatto che il Commendatore Enzo Ferrari l’abbia definita “l’automobile più bella del mondo”? O magari il suo cofano lungo e sinuoso che la rende l’orgoglio di ogni gentiluomo? O ancora, la sua straordinaria prestazione che le consente di passare da 0 a 60 in meno di 7 secondi e raggiungere una velocità massima di 240 km all’ora? Ogni elemento contribuisce a delineare il mito di questa vettura, un'icona destinata a rimanere impressa nella storia.

La Nascita di un Mito: Design e Innovazione

La Jaguar E-Type, o più specificamente XK-E o XKE (il nome iniziale), è una vettura coupé gran turismo prodotta in diverse serie e versioni, tra il 1961 e il 1975, dalla casa automobilistica britannica Jaguar. Fu disegnata da Malcolm Sayer, al quale si deve il design anche delle precedenti C-Type e D-Type, con l'aiuto e l'occhio di Sir William Lyons, fondatore della Jaguar. Inizialmente progettata come auto sportiva a due posti coperti, la E-Type era il capolavoro di Malcom Sayer e di Sir William Lyons, che la resero una delle automobili più belle mai realizzate.

La linea della E-Type era un capolavoro di equilibrio e armonia, ricca di curve aggraziate ma allo stesso tempo muscolose e aggressive. Il lungo cofano anteriore, che includeva i parafanghi, si ribaltava completamente in avanti per accedere al motore, rivelando il monumentale sei cilindri in linea con i coperchi delle valvole lucidati, i tre carburatori da un lato e i grandi collettori di scarico dall'altro. Due serie di prese d'aria nella parte alta aiutavano il raffreddamento del motore e un rigonfiamento ne ricordava la presenza. I fari erano carenati, e le luci di posizione erano poste sopra i sottili paraurti cromati. Le portiere erano lunghe rispetto all'abitacolo raccolto e dotato di parabrezza panoramico con tre tergicristalli separati. I fanalini posteriori piccoli e sottili erano posti sopra il paraurti posteriore, e i due tubi di scarico uscivano da sotto la targa.

Schema tecnico Jaguar E-Type Coupé

La E-Type fu una vettura rivoluzionaria per la progettazione, l'estetica e le caratteristiche di guida, anticipando i tempi. Al tempo, aveva il prezzo più basso tra le vetture concorrenti di pari classe, e ciò aiutò sicuramente le vendite, che raggiunsero circa 70.000 vetture nei 14 anni in cui rimase in produzione. La rivista statunitense Sports Cars International, nel 2004, la collocò al primo posto tra le Top Sport Cars degli anni sessanta. Dal 1996, una E-Type OTS 1a serie, è entrata a far parte della collezione permanente al New York City Museum of Modern Art, uno speciale riconoscimento concesso finora a sole sei autovetture.

Le Serie della E-Type: Evoluzione e Dettagli Distintivi

Il modello E-Type fu costruito ufficialmente in tre differenti serie, indicate come Series 1, Series 2 e Series 3; ma gli appassionati e molti esperti riconoscono anche una Series 1 1/2, prodotta a cavallo tra le Series 1 e 2.

Serie 1 (1961-1968): La Purezza Originale

La Jaguar E-Type Series 1 fu lanciata nel marzo del 1961, al Salone dell'Automobile di Ginevra, nella versione coupé (o FHC, Fixed Head Coupé). Ad aprile dello stesso anno fu lanciata anche la versione roadster, detta Open Two Seater o OTS («biposto aperta»), al Salone di New York; infatti, la versione aperta fu introdotta perlopiù per andare incontro ai gusti del mercato statunitense. Quando venne presentata la vettura, impressionò tutti gli appassionati accorsi al Salone, sia per la sua linea, straordinariamente bella ed elegante, che per le prestazioni di primo livello, che per alcuni versi si avvicinavano alle coeve Ferrari, Maserati e Aston Martin. A stupire di più fu il prezzo, decisamente più contenuto rispetto alle concorrenti.

La vettura fu rivoluzionaria per la Jaguar, in quanto abbandonava il classico telaio a longheroni e traverse delle precedenti vetture serie XK, per una più moderna soluzione monoscocca con telaietto anteriore supplementare. Montava un motore Jaguar 6 cilindri in linea serie XK da 3.800 cm³ derivato da quello della XK150, alimentato da tre carburatori SU HD8 e con una potenza di 265 CV, abbinato a un cambio meccanico a quattro marce MOSS, con prima non sincronizzata. Le sospensioni erano molto "avanzate": al retrotreno fu adottata una sospensione a ruote indipendenti al posto del tradizionale schema a ponte rigido, mentre all'avantreno si optò per doppi quadrilateri con barre di torsione. Con quest'auto la Jaguar anticipò tutti i costruttori di auto sportive e adottò per prima i freni a disco sulle 4 ruote servoassistiti Dunlop, già sperimentati in gara alla 24 Ore di Le Mans con la D-Type.

Gli interni erano molto sportivi: una coppia di sedili "ad unghia" di forma arrotondata senza poggiatesta. Dietro il volante in legno di grande diametro si trovavano contagiri e tachimetro/contachilometri. Al centro del cruscotto in alluminio vi erano l'avviamento a pulsante, i comandi delle luci azionati da levette e gli indicatori secondari. I primi esemplari, realizzati tra il 1961 e il 1962, furono definiti "flat floor" perché avevano il pianale piatto in corrispondenza dei piedi, limitando lo spazio a disposizione. Successivamente il fondo fu modificato per aumentare l'abitabilità, rimasta tuttavia scarsa anche dopo le modifiche. Nel corso dello stesso anno, anche il rivestimento del cruscotto e del tunnel centrale, prima rivestito in alluminio, adottò il vinile nero e la pelle.

Interni Jaguar E-Type Series 1, cruscotto con quadranti

Nell'ottobre 1964 arrivò il primo vero aggiornamento. Il motore XK fu riprogettato per adottare prigionieri più grandi e sopportare l'aumento di cilindrata da 3,8 a 4,2 L e l'aumento di coppia di circa il 10%. Al nuovo motore fu abbinato un nuovo cambio Jaguar a 4 marce interamente sincronizzato, già presente sugli ultimissimi esemplari dotati di motore 3,8 L, ma introdotto quasi alla chetichella. Così si risolveva l'unica vera carenza meccanica di quest'auto. Sulle vetture con il motore 4,2 L furono montati sedili "a poltroncina" e il cruscotto fu ricoperto di finta pelle.

Serie 1 1/2 (1967-1968): Il Ponte tra le Generazioni

Tra il 1967 e il 1968 si ebbe la prima evoluzione, definita ufficiosamente Series 1 1/2. Queste vetture erano delle E-type Series 1 differenziate per l'assenza della carenatura in vetro dei fanali e, nell'abitacolo, l'eliminazione dei braccioli alle portiere (con le maniglie di apertura incassate nel pannello di rivestimento), un coperchio per il vano portaoggetti della plancia e per i differenti interruttori dei servizi, ora a bilanciere, in ossequio alle norme di sicurezza USA. Le auto destinate agli USA adottavano due carburatori Zenith-Stromberg al posto dei tre carburatori SU HD8 per rispettare le norme antinquinamento; ciò causò una considerevole perdita di potenza e coppia. Ingombri (lungh.×largh.×alt. Potenza: 265 CV (SAE) a 5500 giri/min.

Serie 2 (1968-1971): Adeguamenti e Modifiche Estetiche

Nel dicembre del 1968 venne lanciata la Series 2 con diverse modifiche introdotte soprattutto per rispettare le norme di sicurezza USA, il mercato di riferimento per questa vettura. Le modifiche al motore, adottate dall'intera gamma (europea e americana), erano già state mostrate nella Series 1 1/2 USA; i tre carburatori SU HD8 vennero rimpiazzati da due carburatori Zenith-Stromberg per rispettare le norme antinquinamento americane. Le altre modifiche meccaniche riguardarono lo sterzo, il piantone era collassabile e si poteva avere il servosterzo, e l'impianto frenante, migliorato con pinze Girling.

Furono introdotte delle modifiche estetiche che penalizzarono la linea: i fari vennero ingranditi e posti in sedi esageratamente cromate, gli indicatori di direzione anteriori vennero ingranditi e posti sotto nuovi paraurti ingranditi. Venne anche ingrandita la presa d'aria ovale per far posto all'evaporatore del condizionatore, per la prima volta offerto come optional. I piccoli fanalini posteriori furono sostituiti da quelli più grandi della Lotus Elan S2 posti sotto il paraurti ingrandito ai lati del vano porta-targa. Ingombri (lungh.×largh.×alt. Potenza: 210 CV (SAE) a 5500 giri/min.

Jaguar E-Type Flat Floor: la sportiva che ha cambiato il mondo (e stregato Enzo Ferrari)

Serie 3 (1971-1974): L'Era del V12

Nel 1971 venne lanciata la Series 3 su cui fu introdotto un nuovo motore V12 di 60°. L'unità da 5.300 cm³ era derivata dal motore della Sport-prototipo Jaguar XJ13 a motore centrale e fu il primo motore Jaguar interamente nuovo dal 1948. Il nuovo motore era dotato di due carburatori Zenith-Stromberg e un albero a camme in testa per ogni bancata e disponeva di 272 CV, con un'erogazione pastosa che faceva della E-Type Series 3 una perfetta granturismo. Sempre per questo motivo fu utilizzato il pianale a passo lungo sia per la coupé che per la spider.

Il cambio manuale rimase il Jaguar a 4 marce mentre il cambio automatico divenne il Borg-Warner Typ12 a 3 marce. Il traliccio anteriore che sosteneva il motore venne modificato per accogliere la nuova unità V12, più larga della precedente 6 cilindri in linea. Il volante divenne regolabile con servosterzo di serie e arrivarono i rivestimenti in legno. All'esterno arrivò una nuova calandra cromata che chiudeva la "bocca" ovale ingrandita sulla Series 2, le tre racchette dei tergicristalli divennero due, dietro apparve uno scarico con quattro terminali a ventaglio, i parafanghi furono allargati per far posto ai nuovi pneumatici Dunlop E70 su cerchi in acciaio di serie. Ingombri (lungh.×largh.×alt. Potenza: 272 CV (SAE) a 5850 giri/min.

La terza serie introdusse un'importante novità sulla Coupé 2+2, un nuovo sistema di ventilazione a flusso continuo con una griglia di estrazione dell'aria situata sul pannello posteriore dell'auto. La Serie III Roadster era disponibile con tetto rigido (hardtop) con ampio finestrino posteriore che ne garantiva un'ottima visibilità. Tutte le E-Type OTS (roadster) presentavano il tettuccio nero in vinile e non in tela. Secondo alcune fonti solo tre esemplari di terza serie furono prodotte con tettuccio blu.

Jaguar E-Type Series 3 V12 Roadster

Versioni Speciali e Rarità per Collezionisti

Furono presentate anche versioni speciali, in un limitatissimo numero di esemplari: la versione Low Drag Coupé (Coupé a bassa resistenza aerodinamica) in un solo esemplare prodotto, e la versione Lightweight (leggera o peso leggero) che inizialmente doveva essere prodotta in 18 esemplari, ma ne realizzarono solo 12, di cui uno andò distrutto, ed almeno due trasformati in decappottabile. Queste vetture "speciali" sono ampiamente ricercate dai collezionisti, per la loro estrema rarità.

La Low Drag Coupé nacque dal tentativo della Jaguar di realizzare una vettura che, nello spirito, si avvicinasse alla vettura da corsa D-type da cui, per caratteristiche ed elementi stilistici, la E-type era derivata. Per sperimentare questo concetto fu realizzata una sola vettura, progettata fin dall'inizio come coupé, poiché l'esperto di aerodinamica Malcolm Sayer aveva capito che con una vettura coperta era più semplice realizzare un veicolo leggero e aerodinamico in confronto alle vetture scoperte con le quali la Jaguar gareggiava in quel periodo. A differenza della E-Type di serie, la carrozzeria fu realizzata usando l'alluminio, leggerissimo ma costoso e difficile da lavorare. Il telaio rimase in acciaio. La vettura montava una versione migliorata del motore da 3,8 L. Sui cilindri di questo motore vennero montate teste speciali, sperimentate sulle Jaguar che avevano partecipato alle gare di Le Mans. La vettura fu completata nell'estate del 1962 ma solo dopo alcuni anni fu venduta al pilota Dick Protheroe, che la utilizzò in molte gare.

Della Lightweight E-Type furono realizzati una dozzina di esemplari dei diciotto previsti originariamente. Questa vettura era un'evoluzione della Low Drag Coupé. Anche su questa vettura l'alluminio fu ampiamente usato nella carrozzeria e per altre componenti. Su questa vettura fu montato un motore da 3,8 L migliorato che forniva 300 hp (224 kW) contro i 265 hp (198 kW) della versione di serie. Nel 2014, a distanza di mezzo secolo, la Jaguar decise di raggiungere il numero dei 18 esemplari, mettendo in produzione i 6 mancanti che non furono mai realizzati prima, ma ai quali era già stato assegnato un numero di telaio; fu così che li costruirono a mano da zero, nel rispetto rigoroso delle specifiche originali.

La E-Type e il suo Legame con la Cultura Popolare

Nell’immaginario collettivo, la Jaguar E-type è indissolubilmente legata al personaggio di Diabolik. Da sempre alleata insostituibile del celebre Re del Terrore che ha fatto la storia del fumetto grazie alla sofisticata penna delle Sorelle Giussani, la E-Type nera di Diabolik, e quella bianca di Eva Kant, sfrecciano tra le strade della città, in fuga dai loro misfatti. L'auto di Diabolik non poteva certo essere una vettura qualunque, ma doveva distinguersi per estetica, velocità, carattere e design; è così che la scelta cadde sulla Jaguar E-type, simbolo di agilità, classe, stile e performance evergreen, un’icona assoluta.

Diabolik a bordo della sua Jaguar E-Type

Inizialmente, negli anni sessanta, la casa britannica diffidò gli autori dal nominare la marca dell'auto in quanto temeva una pubblicità negativa. In seguito la stessa Jaguar chiese ad Astorina di inserire delle immagini tratte dal fumetto nel libro che celebrava i cinquant'anni del modello. La Jaguar E-type è stata protagonista anche sul grande schermo. Jaguar Italia è stata partner del film italiano Diabolik, diretto dai Manetti Bros., con protagonisti Luca Marinelli, Miriam Leone e Valerio Mastandrea, dove la Jaguar E-type ha recitato il ruolo di indimenticabile e scattante alleata. Il cortometraggio #Jaguarevolution, girato direttamente sul set del film, racconta l'incontro fra una gloriosa tradizione e un futuro da vivere, rafforzando ulteriormente il legame tra il brand e il personaggio.

Il Fascino della Guida e del Possesso

Possedere un'auto d'epoca è una gioia, e la Jaguar E-Type incarna perfettamente questo sentimento. Aprendo il garage, si è subito catturati dalla sua bellezza, e ogni volta che si apre la porta di questa magnifica macchina e la si chiude dietro di sé, si sente quel suono soddisfacente e solido, una conferma che il tempo, lo sforzo e il denaro spesi per perfezionare il restauro sono valsi la pena. Dall'esterno, gli spettatori non possono fare a meno di ammirarla.

Una volta affondati nel posto di guida, la pelle morbida come il burro avvolge come un guanto. Il profumo della pelle, del petrolio e dell’olio, l’impugnatura del volante snello bordato di legno, l’impugnatura della leva del cambio, il quadro strumenti con quadranti ad alto rilievo e ben formati, come un orologio di precisione: tutto indica bellezza e bei ricordi. Premendo lo starter, i 6 cilindri innescati esplodono nel loro canto. Gli elementi di questa confabulazione rispondono tutti al nostro bisogno di anticipazione nervosa, alla nostra brama di eccitazione e all'imprevisto, alla nostra fame di bellezza nella vita.

Sulla strada, i sensi si animano al borbottio fruttato o all'urlo acuto del sistema di scarico ben sintonizzato. Anche sotto la pioggia, i tergicristalli ronzano avanti e indietro, un metronomo che si muove al ritmo dell'ammirazione per il cofano sinuoso e i suoi rigonfiamenti impertinenti. Mentre si gira l'angolo, le frecce verdi morbide e gli indicatori fanno capire le intenzioni.

Tuttavia, guidare una E-Type richiede un po' di abitudine. Le dimensioni della E-Type sono diverse da qualsiasi auto contemporanea: è molto stretta, si è seduti vicino alle ruote posteriori, e se si è alti, si potrebbe non stare comodi, dovendo spostare il ginocchio per attivare e disattivare la levetta dell’indicatore di direzione. Se si inserisce la prima marcia come si fa abitualmente, la "grattata" è sicura, dato che per ingranare la prima bisogna spostare la leva in avanti dritta e va ricordato che non è sincronizzata (nelle prime serie) per evitare brutte figure ai semafori o nel traffico. Il volante in manovra può risultare pesante, ma a dire la verità, sono quelli di oggi ad essere troppo servoassistiti. La potenza c'è e si sente, anche se su strada normale non si porterà mai il contagiri nella zona in cui la musica cambia, ovvero sopra i 4.000/4.500 giri.

La Jaguar E-Type Oggi: Un Investimento nell'Eleganza

A più di 60 anni dalla sua uscita - e a 47 da quando è andata fuori produzione - la Jaguar E-Type non ha ancora smesso di ammaliare gli occhi degli appassionati. Il suo essere in anticipo rispetto ai tempi, il design futuristico e un motore tra i meglio progettati di sempre la rendono infatti un’auto d’epoca e contemporanea al tempo stesso, a tal punto rivoluzionaria da essere entrata nella permanente del MoMA di New York. La vettura, poi, ha alternato tre serie (più alcune edizioni speciali) ed è riuscita a vendere oltre 70 mila esemplari in tutto il mondo, conquistando a pieno diritto il titolo di Top Sport Car secondo la rivista USA Sports Cars International.

Jaguar E-Type in un concorso d'eleganza

Il prezzo di acquisto di una E-Type nel 1971 era di 5.540.000 lire per la più costosa Coupé, rendendola la vettura con motore V12 più accessibile a listino rispetto a concorrenti come la Ferrari 365 GTC 4 che costava 9.750.000 lire. Oggi, il valore della Jaguar E-Type, specialmente gli esemplari della prima serie, è notevolmente cresciuto, facendone un ambito oggetto da collezione e un investimento di prestigio.

Jaguar Classic, il reparto della casa che si occupa dei restauri e della produzione dei ricambi per i modelli d’epoca, ha celebrato l'anniversario della E-Type anche con una speciale edizione limitata, la E-type 60 Collection. Questo esclusivo modello limited edition è un tributo alla leggendaria sportiva per antonomasia, riprendendo nello stile le due auto viste in anteprima nel marzo del 1961 al Salone di Ginevra. Queste 60 Edition, pur nel sostanziale rispetto delle caratteristiche originarie, hanno dettagli che le rendono uniche, come il logo E-Type 60 ripetuto in alcune parti, la copertura del tunnel in acciaio inox intagliata dall’artista Johnny Dowell “King Nerd” per ricordare il percorso compiuto da Bob Berry e Norman Dewis e il pulsante del clacson con inserti in oro a 24 carati. Sono state implementate anche modifiche invisibili che le rendono più adatte ai giorni nostri, come un radiatore in alluminio con ventola elettrica, l’accensione elettronica e un cambio a cinque marce con tutti gli innesti sincronizzati.

Per Jaguar, l'eredità di una vettura così iconica come la E-type è stata fondamentale, dando vita alla F-TYPE, concepita come un’automobile sportiva e contemporanea che si fa riconoscere per le sue linee sontuose, l’agilità e la potenza, mantenendo i tratti unici e inconfondibili di un’auto memorabile, adattandoli ai tempi attuali, con un design moderno e caratterizzata dalle ultime tecnologie. Spingendosi sempre oltre, il brand britannico è arrivato anche a una protagonista d’eccellenza della mobilità elettrica: la Jaguar I-PACE, il premium SUV 100% elettrico, espressione assoluta di un progredire sempre caratterizzato da eleganza, performance e spirito avanguardistico, spesso, addirittura rivoluzionario. Il patrimonio storico di Jaguar viene continuamente valorizzato, creando un collegamento straordinario tra passato e presente, con una forte influenza emozionale per il pubblico.

Jaguar F-Type, erede della E-Type

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