Jaguar e Ford: Storia di un'Acquisizione e la Ricerca di una Nuova Identità

Jaguar, un marchio che evoca grazia felina, eleganza e velocità, rappresenta un'eccellenza nel settore automobilistico britannico con una storia centenaria. Fondata nel 1922 da William Lyons e William Walmsley come Swallow Sidecar Company, l'azienda ha attraversato molteplici trasformazioni, culminate in una fase cruciale sotto la gestione Ford e in un successivo radicale rinnovamento con l'acquisizione da parte di Tata Motors. La storia di Jaguar è un intreccio di successi sportivi, innovazione nel design e sfide economiche, che hanno plasmato la sua identità fino ai giorni nostri.

Logo storico Jaguar

Le Origini: Dalle Sidecar alle Prime Automobili di Lusso

La storia di Jaguar inizia a Blackpool, una città costiera, nel 1922. Qui, due giovani appassionati di motociclette, William Lyons e William Walmsley, si incontrano. Walmsley stava realizzando sidecar per motociclette modificate, e Lyons lo convince a fondare insieme la Swallow Sidecar Company. L'attività si rivelò presto redditizia, tanto che già nel 1926 fu necessario un trasferimento in una sede più ampia. La produzione non tardò a includere anche il settore automobilistico.

Nel 1927, la società inizia a produrre carrozzerie per auto, sviluppando una due posti sul telaio della Austin Seven e ampliando l'offerta anno dopo anno. In virtù di questa espansione, la Swallow Sidecar Company cambiò ragione sociale divenendo Swallow Sidecar Company Coachbuilding, specializzandosi in versioni ricarrozzate della Austin Seven. Il talento imprenditoriale di William Lyons si espresse anche nel disegnare carrozzerie esteticamente valide e piacenti, riscuotendo notevoli consensi. Nel 1928, avvenne un nuovo trasferimento, presso la storica sede di Swallow Street a Coventry, per un ulteriore ampliamento.

Intorno al 1930 avvenne il definitivo passaggio dalla produzione motociclistica a quella automobilistica. Nel 1931 venne presentata la Swallow Sidecar SS1, prima vettura della casa inglese. Questo modello, dal design pulito e accattivante, era animato da un motore 6 cilindri da 15 HP. La scocca era molto ribassata, con una linea del cofano molto allungata. Diversamente dai diretti rivali, la SS1 aveva un prezzo contenuto che contrastava con l'aspetto sportivo, riscuotendo grande interesse. Due anni dopo Lyons decide il grande passo: passare dal montaggio di carrozzerie su telai fabbricati da altri a disegnarne uno proprio. Vista la difficile situazione economica, decide per il momento di farsi fare un telaio dalla Standard Motor Company su progetto della sua Swallow.

Nel 1934, William Walmsley diede le dimissioni e William Lyons rimase solo al comando dell'azienda, che iniziò la propria produzione di vetture di lusso. L'anno seguente, per la prima volta, appare una SS a quattro porte e l'azienda decide per l'occasione un nuovo nome. La scelta è felicissima: è Jaguar, che evoca grazia felina, eleganza, velocità. Il primo modello denominato Jaguar fu presentato nel 1935 a Londra e venduto a meno di 400 sterline.

Jaguar SS1

Il Dopoguerra e l'Ascesa come Colosso Sportivo

La Seconda Guerra Mondiale segnò un periodo difficile per Jaguar. La SS produceva sidecar per usi militari, oltre 10.000 all'anno. I suoi stabilimenti, come tutti quelli di Coventry, furono pesantemente presi di mira dai bombardamenti tedeschi. Tutti, operai, impiegati e dirigenti, furono coinvolti nella difesa spasmodica di macchinari e linee di produzione. Lyons, per ottimizzare i tempi, si ingegnò a mettere su carta, insieme ai suoi collaboratori, il progetto di un nuovo motore.

La prima mossa del dopoguerra fu di comunicazione: si cancellò il nome SS, tristemente evocativo delle SchutzStaffeln naziste. L'azienda venne ribattezzata Jaguar Cars nel 1945. La produzione riprese utilizzando il marchio Jaguar, già comparso come "nome" sui precedenti modelli d'anteguerra. Il primo modello a marchio Jaguar, ad esordire nel 1945, fu la celebre Mark IV con motori a 4 o 6 cilindri da 1,5, 2,5 e 3,5 litri.

Nel 1948, con la politica economica del Governo inglese che favoriva l'approvvigionamento di acciaio e alluminio a prezzi di favore alle industrie che esportavano prodotti finiti nei paesi a moneta forte, la Jaguar pensò ad un modello da vendere massicciamente anche negli Stati Uniti: la XK120. Questa sportiva, inizialmente concepita per essere prodotta in numero limitato, si rivelò un successo straordinario. Al tempo, era la vettura prodotta in serie più veloce al mondo, raggiungendo 126 miglia orarie. Gli ordini fioccarono, e aumentarono ancora dopo il debutto a Silverstone, dove riuscì a classificarsi prima e seconda.

Jaguar XK120

Questo fu solo l'inizio di un glorioso capitolo di affermazioni sportive. Gli Anni Cinquanta sancirono l'eccellenza di Jaguar anche sotto il punto di vista sportivo, su pista. Furono ben cinque le vittorie della Jaguar alle edizioni degli anni cinquanta della celebre 24 Ore di Le Mans: nel 1951 con la XK 120 C, nel 1953 con la C-Type (anche grazie ai freni a disco, fino ad allora utilizzati solo sugli aerei), e nel 1955, 1956 e 1957 con la D-Type. Nel 1951, l'azienda si trasferì a Browns Lane, vicino a Coventry.

A metà degli anni cinquanta la casa di Coventry proseguiva nella sua ascesa evolvendo da realtà artigianale a industria. Nel 1960, a suggellare la crescita della prestigiosa casa britannica, contribuirono anche le acquisizioni della Daimler e della Coventry Climax. Dal quel momento iniziò anche il trasferimento di una parte sempre più consistente della produzione da Swallow Street all'attuale sede di Browns Lane, presso gli ex-stabilimenti Daimler.

Nel 1961, Jaguar presentò un altro salto di qualità: la E-Type. Questa iconica auto, così amata da essere rimasta in "catalogo" per quattordici anni e venduta in 70.000 esemplari, era un'automobile bellissima, dalle linee sinuose e feline, che costava la metà di un'Aston Martin e un terzo di una Ferrari.

Jaguar E-Type

Le Crisi, le Acquisizioni e il Periodo Ford

La Jaguar raggiunse l'apice a metà anni sessanta, ma da allora visse una fase discendente. Eccetto la famosissima E-Type, infatti, gli altri modelli erano abbastanza obsoleti. A metà del decennio, William Lyons decise che la cosa migliore per il futuro della sua azienda era la cessione alla British Motor Corporation (1966), pur restandone per il momento alla guida.

Al termine degli anni sessanta la Jaguar avvertì l'esigenza di aggiornare la propria immagine raccogliendo la sfida di concorrenti emergenti nel settore "lusso", come Mercedes-Benz e BMW. Nel 1968 venne presentata la XJ6, un altro capolavoro di Lyons, che avrebbe imposto nuovi standard di guida ed esclusività e avrebbe avuto un successo clamoroso, grazie anche al costo come sempre contenuto.

Per la Jaguar, tuttavia, si avvicinava la fine di un ciclo. Nel 1969 andò in pensione William Heynes, l'ingegnere assunto da Lyons nel 1934, che aveva trasformato il modo di progettare le automobili. La British Motor Corporation si fuse nel 1968 con la Leyland, dando origine alla British Leyland. Qualità delle finiture e affidabilità peggiorarono, anche se gli ultimi modelli firmati da Lyons (la XJ del 1968 e il motore V12 del 1971) continuarono a vendersi bene.

Quando, nel 1972, Sir William Lyons lasciò Browns Lane ritirandosi a vita privata, a capo dell'azienda automobilistica s'insediò Geoffrey Robinson. Sotto la sua gestione vennero affrontate e risolte le problematiche legate alla qualità e all'affidabilità e nacquero nuovi modelli. Egli proseguì l'opera di consolidamento dell'azienda e promosse la realizzazione delle successive versioni della XJ (la Series II e la Series III), che si rivelarono cruciali per l'andamento delle vendite, e si dedicò ad affrontare il problema di sostituire un modello di successo ma ormai obsoleto come la E-Type.

Nel 1975, per salvare British Leyland dal fallimento, il governo britannico ne varò la nazionalizzazione. Ma con l'arrivo della Thatcher al potere, partì il piano di privatizzazioni. Anche la Jaguar cercò partner: si fece avanti la Ford, che ne decise l'acquisto, con l'assenso del governo britannico.

La Jaguar dunque divenne americana, e con lei i marchi che si portava con sé come la Daimler, marchio di gran lusso. Gli anni della Ford furono travagliati, almeno sotto il profilo dell'indirizzo strategico. L'azienda subì una drastica riduzione del personale, le vendite diminuirono, e si ampliò la gamma "verso il basso". L'opportunità di sfruttare il prestigio della casa del giaguaro per far concorrenza diretta a BMW e Audi, indusse i vertici Ford ad ampliare la gamma verso il basso. Discussa fu invece l'introduzione della più "popolare" X-Type, la cui derivazione poco nobile non venne apprezzata dalla clientela più esigente.

Nel 1999 la Ford creò una divisione denominata "Premier Automotive Group" che comprendeva, oltre a Jaguar, anche Aston Martin e Volvo e successivamente Land Rover. Tra queste marche si crearono sinergie, condivisione delle reti di vendita e distribuzione e anche componenti. Ma i due grandi nomi dell'auto britannica non produssero profitti.

Jaguar X-Type

L'Era dei Motori Ford e il Passaggio a Tata Motors

Sotto la gestione Ford, Jaguar beneficiò di una riorganizzazione e di investimenti significativi, ma l'indirizzo strategico fu spesso oggetto di dibattito. L'obiettivo di ampliare la gamma verso il basso per competere con BMW e Audi portò a modelli come la X-Type, che, nonostante le buone intenzioni, non sempre incontrò il favore della clientela più esigente. Tuttavia, l'era Ford fu caratterizzata anche da entusiasmanti sviluppi che arricchirono la gamma dei prodotti Jaguar. La XJ6 venne offerta in tre versioni, la XJ6, la Sovereign e l'ammiraglia della Daimler. Nel 1989 la AJ6 3.6 litri venne portata a 4 litri con una nuova trasmissione automatica a 4 velocità.

Un cambiamento significativo nel panorama motoristico Jaguar sotto la gestione Ford fu l'introduzione e l'evoluzione dell'architettura V8, una configurazione che fino al 1996 circa non era mai apparsa sotto i cofani delle Jaguar. Questa novità rappresentò una rottura con la tradizione dei classici sei cilindri in linea e dei più recenti V12.

Il primo V8 di nuova concezione, noto come AJ26, debuttò con una potenza iniziale di 294 CV. Due anni dopo il lancio, venne introdotta la fasatura variabile sui quattro alberi a camme e la sigla caratteristica cambiò in AJ27. Questi motori AJ furono rivisti e potenziati per il 2003, con un aumento di cilindrata da 4,0 a 4,2 litri, ottenuto allungando la corsa dei cilindri fino a 90,3 mm.

La prima versione AJ33, con una potenza di poco superiore a quella del 4 litri (298 CV), esordì sulla nuova generazione della XK. La AJ34S, che fu aggiornata introducendo finalmente anche qui la fasatura variabile (assente sui 4.0 SC), equipaggiò invece le XKR, le XJ e Daimler, e per la prima volta anche la S-Type R, con una potenza di 406 CV che salirono poi, sulle sole XK, a 426 CV.

Dell'AJ34 fu prodotta una seconda versione da 4,4 litri per i modelli superiori della gamma Land Rover, dopo il passaggio da BMW a Ford. Questo motore, con una potenza di circa 305 CV, esordì sulla nuovissima Discovery 3 nel 2005 e l'anno seguente entrò a far parte della gamma della Range Rover Sport, che nasceva sulla stessa base.

I motori AJ ebbero anche dei "cugini" prodotti per il mercato americano: in particolare una serie di unità aspirate con alesaggio e corsa di 86 x 85 mm e cilindrata di 3,9 litri, destinate a vari modelli Ford e Lincoln. Questi motori testimoniano l'influenza e le sinergie che si crearono all'interno del "Premier Automotive Group" di Ford.

Nel 2008, l'ipotesi di una nuova acquisizione della storica casa di Coventry si concretizzò il 26 marzo, nella cessione della Jaguar e dell'annesso marchio Daimler al gruppo indiano Tata Motors. Con questa acquisizione, la prima dinastia AJ giunse al termine della sua carriera, segnando la fine di un'era per la Jaguar sotto il controllo Ford.

Motore V8 Jaguar AJ34S

Il Rinnovamento Post-Ford e l'Era Tata Motors

Il 28 agosto 2007, la Jaguar decise di cambiare strategia e rinnovare radicalmente la propria immagine e, contestualmente, si profilò all'orizzonte la possibilità di un nuovo passaggio di proprietà ad un altro grande gruppo automobilistico. La sorpresa però arrivò con il nome dell'acquirente, il Tata Group, gigantesca holding industriale indiana di proprietà dell'uomo d'affari Ratan Tata. L'operazione costò 3 miliardi di dollari e suscitò non poche perplessità, visto che la Tata aveva una tradizione produttiva di autobus, camion e utilitarie, che pareva aver poco a che fare con una casa simbolo di lusso, eleganza ed esclusività.

Nonostante le perplessità iniziali, il gruppo indiano Tata Motors ha dimostrato di proseguire il rinnovamento della gamma seguendo un design più moderno, di rottura con il passato, già avviato sotto la gestione Ford, secondo un design radicalmente diverso.

Nel 2008 venne svelato al pubblico il primo modello della nuova gamma: la XF, una berlina prodotta negli storici stabilimenti di Coventry e progettata da un team coordinato da Ian Callum, autore del design inconsueto per i classici canoni della casa britannica. Questo modello ha segnato l'inizio di una nuova era stilistica per Jaguar, accantonando per un momento le cromature e le linee classiche per adottare un disegno più aggressivo e sportivo.

Jaguar XF 2008

In stretta collaborazione con l'équipe TWR, vennero realizzati modelli che segnarono la storia di queste categorie. La Jaguar vinse tre titoli mondiali sportprototipi WSC, due 24 Ore di Le Mans e due 24 Ore di Daytona nell'arco di sette anni, rilanciando l'immagine sportiva del marchio.

Il presente di Jaguar ha una data di nascita precisa: il 26 marzo 2008. In questa data, il gruppo indiano Tata Motors acquista Jaguar e continua con l'uscita di modelli che rompono con il passato ma rispettandolo, lasciando per esempio la storica sede di Coventry. Jaguar offre la nuova XE, poi XF e XJ, auto dalle enormi dimensioni e grandi performance, poi rimane la sportiva F-Type e non manca la grande novità: i SUV. Per la prima volta, infatti, Jaguar crea modelli di auto appartenenti a questo segmento e lo fa abbracciando non solo le richieste attuali ma soprattutto quelle del futuro.

La gamma di berline Jaguar si è evoluta notevolmente. Fin dagli albori come SS Cars, le automobili Jaguar si sono fatte conoscere in tutto il mondo per la capacità di unire eleganza, sportività e lusso in automobili belle, veloci e spesso abbordabili. Dopo le berline anteguerra e alcuni modelli intermedi, la prima berlina Jaguar di successo è stata la Mk II, quattro porte dallo stile elegante e spinta dallo stesso sei cilindri in linea XK che spingerà anche la leggendaria E-Type. Prodotta fino al 1970, la Mk II è stata affiancata da altre berline più grandi come, nello stesso periodo, dalle Mk IX, Mk X e 420 G.

L'altra grande automobile che ha segnato la storia delle berline Jaguar è stata la XJ, lanciata nella sua prima generazione nel 1968 e prodotta, in quattro generazioni fino al 2019. Nel 2007, dopo un periodo di transizione tra l'era Ford e l'attuale egida Tata, è arrivata la prima berlina della nuova generazione, la XF.

Jaguar F-Type

Modelli e Motori dell'Era Moderna: XE e XF

L'eredità dei modelli di berlina Jaguar è stata presa negli anni '10 da due modelli con telaio in alluminio e trazione prevalentemente posteriore: la XE e la XF. Entrambi i modelli, però, sono stati abbandonati per dare spazio alla Casa di Coventry di rinnovarsi completamente per fare spazio alla nuova era elettrica del Giaguaro.

Jaguar XE: Introdotta nel 2014, la XE è nata come erede della sfortunata X-Type. Realizzata su un pianale interamente in alluminio nato apposta per lei, la XE ha lo schema meccanico delle berline più raffinate del Giaguaro, con motore anteriore longitudinale e trazione posteriore. Questa impostazione meccanica è riconoscibile anche a livello estetico, dove il cofano basso e allungato e l'abitacolo arretrato fanno da indizi di questa soluzione tecnica. Il frontale è inequivocabilmente Jaguar, con la grande bocca rettangolare con la "testa" del Giaguaro al centro e i fari molto affilati ai suoi lati. Lunga 4,67 metri, nella vista laterale la XE è pulita ed elegante, con linee tese e piuttosto dinamiche. In coda, invece, al lancio la XE ha una coda corta dallo stile molto classico, con fari squadrati ispirati alla XF di prima generazione e un disegno pulito e minimale. Con il restyling del 2019, i gruppi ottici non solo diventano Full LED, ma cambiano disegno, riprendendo quello della F-Type.

A bordo, gli interni della Jaguar XE sono molto semplici e puliti, con materiali di qualità e l'adozione, dove possibile, di comandi fisici per il clima e sul volante. Per tutta la sua carriera, la XE ha adottato il rotore del cambio che "sorge" dal centro del tunnel. Il sistema di infotainment è stato aggiornato diverse volte, passando dal sistema da 8 pollici della prima versione al sistema Pivi Pro con schermo da 10 pollici delle ultime iterazioni della berlina inglese, accoppiato al nuovo quadro strumenti digitale da 12,3 pollici. Lo spazio a bordo è buono davanti, mentre dietro c'è da accettare qualche compromesso.

La massa in ordine di marcia della XE è molto contenuta per le dimensioni: la 2.0d E-Performance, con motore da 163 CV e cambio manuale, è la più leggera con 1.450 kg di peso, mentre anche le versioni più ricche, con sistemi di sicurezza più voluminosi, non superano i 1.650 kg.

Dal lancio fino al 2017, sotto il cofano della XE ha trovato posto il 2.0 quattro cilindri turbo EcoBoost di origine Ford, proposto in due livelli di potenza, da 200 o 240 CV, quest'ultima anche con trazione integrale. Dal 2017, il 2.0 EcoBoost è stato sostituito dal 2.0 quattro cilindri turbo della famiglia Ingenium, realizzato in casa dal Gruppo Jaguar-Land Rover, disponibile con 200, 250 o 300 CV. Al top della gamma è stata introdotta nel 2015 la XE S, spinta dal 3.0 V6 sovralimentato con compressore volumetrico da 340 CV, diventati 380 nel 2018, a trazione posteriore, disponibile di serie come gli altri motori con il cambio automatico ZF a 8 marce. Per chi percorre tanti chilometri non manca un motore Diesel, il 2.0 quattro cilindri turbodiesel della famiglia Ingenium, disponibile in quattro livelli di potenza da 163, 180, 204 e 240 CV.

Realizzata dal reparto SVO (Special Vehicle Operation) del Gruppo JLR, la Project 8 è una versione iper-vitaminizzata della XE: a spingerla ci pensa il 5.0 V8 sovralimentato AJV8 da ben 600 CV, scaricati a terra sulle quattro ruote dalla trazione integrale e dal cambio automatico a 8 marce. La Project 8 è alleggerita, irrigidita e incattivita grazie a paraurti anteriori e posteriori dedicati e un vistoso alettone posteriore.

Jaguar XE

Jaguar XF: Lunga 4,96 metri, la seconda generazione della XF è stata lanciata nel 2015, un anno dopo la più piccola XE. Dotata di dimensioni del tutto simili alla precedente generazione lanciata nel 2007, la nuova XF utilizza una versione a passo lungo della piattaforma PLA interamente in alluminio della XE, e per questo ne riprende le proporzioni molto pulite e classiche, da vera berlina di livello superiore. Il frontale riprende il corso stilistico delle Jaguar post-acquisizione della indiana Tata, accantonando per un momento le cromature e le linee classiche per adottare un disegno più aggressivo e sportivo. Il frontale, caratterizzato dalla grande bocca anteriore rettangolare e dai fari affilati, è stato rinnovato nel 2020 con una mascherina dalle dimensioni più grandi e nuovi gruppi ottici con una firma luminosa diurna a LED con una doppia J per faro.

Lateralmente, la XF è ancora più elegante della più compatta XE, prendendo la silhouette in prestito dall'ammiraglia XJ, uscita di produzione in sordina nel 2019. Nonostante le dimensioni maggiori, lo sbalzo posteriore è piuttosto contenuto, mentre in coda spiccano i grandi fari che arrivano fino ai passaruota, mentre anche con il restyling non è cambiata la forma del gruppo ottico, bensì la finitura, che ha adottato una nuova firma luminosa ispirata alla F-Type.

A bordo, gli interni della Jaguar XF sono più raffinati e lussuosi della sorellina, con il tunnel centrale molto raffinato dove spicca, dal 2021, una nuova leva del cambio fisica. Dopo il restyling l'arco nella parte bassa del parabrezza ha lasciato spazio ad una plancia più classica e raffinata, con materiali di qualità e una consolle centrale continuamente aggiornata. Se al lancio la XF poteva contare su uno schermo dell'infotainment da 10 pollici, dal 2021 è arrivato un grande schermo del sistema Pivi Pro da oltre 12 pollici, posizionato nella parte centrale del tunnel ma a sbalzo, con i comandi del clima misti fisici e digitali.

Realizzata sulla stessa piattaforma, nonostante le dimensioni di quasi 30 cm superiori la XF ha un peso di poco superiore alla sorella minore: la P250 turbobenzina a trazione posteriore, ad esempio, ferma la bilancia a 1.660 kg, un risultato eccellente per un'auto da quasi 5 metri. Le sospensioni hanno lo stesso schema della piccola XE, con sospensioni a quadrilatero all'anteriore e Integral-Link al posteriore. Anche i motori della berlina Jaguar più grande sono sostanzialmente condivisi tra le due britanniche.

Il 3.0 V6 è stato proposto anche in una versione leggermente meno potente, con 340 CV e trazione posteriore o integrale, mentre alla base della gamma a benzina c'è il 2.0 quattro cilindri turbo Ingenium declinato in tre livelli di potenza di 200, 250 e 300 CV, quest'ultimo anche con trazione integrale AWD. La variante intermedia da 250 CV, chiamata dal 2020 P250, è stata l'ultima ad essere proposta fino alla fine della produzione insieme al Diesel D200. Più numerosa la gamma a gasolio della XF, motorizzazione preferita per questo tipo di ammiraglie macina-chilometri. Alla base troviamo anche sulla XF il 2.0 turbodiesel Ingenium da 163 CV della variante ad alta efficienza E-Performance, disponibile fino al 2020 in versione 20d con 180 CV. Fino al 2020, infine, è stato presente un vigoroso 3.0 V6 biturbodiesel TDV6 da 300 CV e 700 Nm di coppia, con trazione posteriore e cambio automatico ZF a 8 marce, unica trasmissione disponibile per la maggior parte dei motori. Solo la 2.0d E-Performance e la 20d da 180 CV sono state proposte con cambio manuale a 6 marce, con l'automatico ZF a 8 marce disponibile come optional.

Jaguar XF

L'ASCESA e il DECLINO di JAGUAR

Il Futuro Elettrico di Jaguar

Il futuro di Jaguar si prospetta radicalmente diverso. L'azienda ha infatti affermato di essere pronta a dire addio alle storiche berline e ad abbracciare un futuro alimentato in modo elettrico e a zero emissioni entro il 2039. Questa transizione è già in atto, con Jaguar che sta facendo pratica anche nel settore sportivo, prendendo parte a un campionato innovativo come la Formula E, con l'aggiornamento del modello I-Type 6.

Questo cambiamento segna una nuova fase per un marchio che ha sempre saputo adattarsi senza lasciarsi intimidire dalle sfide, mantenendo il proprio prestigio e stile, pur attraversando vicissitudini economiche e vari passaggi di proprietà. La Jaguar, dal secondo dopoguerra, è diventata un'industria di fama internazionale e la maggior produttrice di vetture di lusso nel mondo, e ora si prepara a ridefinire il concetto di lusso e performance nell'era dell'elettrico.

Jaguar I-Pace elettrica

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