Lancia Fulvia Coupé: Un'Icona di Stile e Ingegneria Dettagliata

La Lancia Fulvia Coupé rappresenta un capitolo fondamentale nella storia dell'automobilismo italiano, un connubio di eleganza, prestazioni e innovazione tecnica che ancora oggi affascina collezionisti e appassionati. Nata dalla matita del designer Piero Castagnero, la Fulvia Coupé si distingue per le sue linee armoniose e filanti, ispirate al mondo dei motoscafi Riva, e per una cura dei dettagli che ne elevava la percezione ben oltre la sua categoria. Dalla sua concezione nel 1965, la Fulvia Coupé ha attraversato diverse evoluzioni, ognuna delle quali ha affinato le sue caratteristiche, rispondendo alle esigenze del mercato e alle crescenti ambizioni sportive del marchio.

Lancia Fulvia Coupé prima serie

Le Prime Evoluzioni: Dalla 1.2 alla Rallye 1.3

La storia della Fulvia Coupé inizia nel 1965, basata su un pianale accorciato di 15 cm rispetto alla berlina. Al momento del debutto, era spinta da un motore V4 da 1.216 cm³ capace di erogare 80 CV, alimentato da due carburatori a doppio corpo. Il cambio a 4 marce era comandato da una leva a cloche posizionata tra i sedili. La tenuta di strada e le doti telaistiche la resero subito una candidata ideale per le competizioni.

Nel gennaio 1966, nacque la versione HF (High Fidelity), destinata alle competizioni. Esteticamente si distingueva per la livrea rossa Lancia con strisce centrali gialle e blu, l'assenza di paraurti e l'uso di lamiere più sottili, con cofani e portiere realizzati in alluminio. Per alleggerirla ulteriormente, lo spessore delle lamiere fu ridotto.

La produzione della Coupé 1.2, con motore da 1.216 cc, proseguì fino al 1967, quando venne sostituita da una versione con motore da 1.231 cc, mantenuta per ragioni fiscali, pur con un lieve aumento di potenza. La plancia sui primi esemplari era in legno, mentre su quelli successivi passò alla plastica impiallacciata. Lo scudetto Lancia sulla calandra presentava 5 attacchi per la bandiera, e le ruote erano prive di cornici. Le parti mobili erano in acciaio, e l'impianto frenante era di tipo Dunlop.

Pur restando la Coupé 1.2 in produzione fino al 1970, al Salone di Ginevra del 1967 Lancia svelò la sua evoluzione: la Fulvia Coupé Rallye 1.3, destinata ad affiancare il modello precedente. Con la nuova versione migliorarono le prestazioni, grazie a diverse ottimizzazioni, tra cui l'incremento della cilindrata del motore, portata a 1298 cc, e la riduzione del peso di 25 kg, ottenuta mediante l'uso di lamierati in lega di alluminio (Peraluman). La testata fu rivista, così come i condotti di aspirazione e scarico, e si adottarono carburatori e collettori di scarico simili a quelli della HF 1.2. Il motore da 1298 cc erogava 86 CV a 6000 giri con una coppia di 112 Nm a 4500 giri, per una velocità massima di 168 km/h. La Lancia Fulvia Coupé Rallye 1.3 rimase in produzione fino al 1969, raggiungendo il numero di esemplari pari a 17.850. Il prezzo partiva da L. 1.570.000.

Dettaglio badge

La Rallye 1.3 S e l'Affinemento delle Prestazioni

A distanza di un solo anno, nel 1968, venne presentata un'ulteriore evoluzione, la Fulvia Coupé Rallye 1.3 S. In questo caso il prezzo al lancio era fissato a 1.645.000 lire. La cubatura del motore non variava, ma grazie ad alcuni affinamenti la potenza arrivò a 90 CV a 6200 giri con coppia massima di 116 Nm a 5000. La versione "S" prevedeva diversi carburatori a doppio corpo, l'adozione del radiatore per l'olio e il servofreno a depressione. La produzione cessò nel 1970 con l'introduzione della Fulvia Coupé seconda serie.

Esteticamente, le due nuove versioni Coupé Rallye 1.3 e Coupé Rallye 1.3 S non apportarono stravolgimenti. All'esterno le modifiche principali riguardavano una diversa ubicazione dello specchietto retrovisore cromato, posizionato sul parafango e non più sullo sportello. Questo specchietto, definito "Matador", era esteticamente molto curato e veniva installato anche su automobili di lusso come Maserati e Ferrari.

Comparvero nuovi fregi identificativi del modello sulla peculiare calandra a forma trapezoidale: per la 1.3 era del tutto simile a quello montato sulla Fulvia Berlina 2C, mentre per la 1.3 S era totalmente inedito, a sviluppo orizzontale. Sul posteriore si installarono nuovi badge con la dicitura specifica per il modello. Con l'introduzione della Coupé Rallye 1.3 S, i deflettori divennero apribili, mentre i copricerchi (corniere) presentavano una differente forma e logo Lancia in rilievo (logo a bandiera e non più la semplice scritta).

Dettaglio calandra con fregio identificativo 1.3 S

Interni e Colori: Raffinatezza e Personalizzazione

All'interno, non si introdussero cambiamenti particolari, ad eccezione del tachimetro, sempre con fondino nero ma con fondo scala a 200 km/h (prima si fermava a 180 km/h). La plancia continuava ad essere realizzata in legno di mogano e il volante a due razze era lo stesso della Coupé 1.2. La leva del cambio era lunga, da cui deriva il soprannome "levalunga" che accompagna l'intera produzione della prima serie.

Per entrambe le versioni furono previste nuove tinte aggiuntive a quelle già presenti sulla Fulvia Coupé 1.2. I nuovi colori erano tre metallizzati: Bleu Jamaica (in abbinamento ad interni con panno Lancia beige o TVE cuoio), Argento Nevada (con interni in TVE nero) e Rosa Mirabello (con TVE nero o cuoio). Queste due ultime tinte sono oggi più rare da reperire. Oltre alle tonalità metallizzate, tre nuove tinte pastello fecero ingresso nella gamma Fulvia: Bleu Mendoza (panno beige o TVE cuoio), un bellissimo Turchese Mereweld (TVE cuoio) e Grigio Escoli (panno beige o TVE nero).

Secondo l'archivio FCA Heritage, i cerchi in acciaio dovrebbero essere color avorio o beige sia sulla Coupé Rallye 1.3 che 1.3 S. Tuttavia, ci sono esemplari documentati della "S" con cerchi in acciaio grigio e appartenenti alle ultime unità prodotte. Un discorso a parte va fatto sui cerchi in acciaio montati su alcune Fulvia di colore metallizzato: ci sono infatti esemplari documentati che presentano i cerchi verniciati in tinta con la carrozzeria.

Reperire informazioni specifiche per il singolo modello e/o anno di produzione non è sempre facile. L'approccio ai processi produttivi negli anni '60-'70 era molto diverso rispetto ad oggi. Per questo motivo, si consiglia sempre di contattare FCA Heritage per richiedere le copie dell'archivio di produzione riferito al proprio modello/numero di telaio.

1969 Lancia Fulvia Coupé Rallye 1,3 S - Retro Classics Stuttgart 2020

La Fulvia Berlina: Un Contesto Tecnico e di Mercato

Sebbene l'attenzione sia spesso rivolta alle versioni coupé, è importante considerare il contesto della Fulvia berlina, disegnata da Piero Castagnero. Caratterizzata da una linea a tre volumi squadrata e non particolarmente attraente, la berlina, costruita nel nuovo stabilimento Lancia di Chivasso, aveva una meccanica assai moderna. Tra le caratteristiche tecniche salienti si segnalavano la trazione anteriore, il motore 4 cilindri a V stretta (12 gradi) con distribuzione bialbero in testa e bilancieri, i 4 freni a disco e il telaietto ausiliario, a cui era ancorata la sospensione anteriore a ruote indipendenti, con balestra trasversale e barra stabilizzatrice, come pure il gruppo motore-cambio (quest'ultimo manuale a 4 rapporti con comando al volante). Nonostante le discussioni sulla carrozzeria, a suo modo elegante ma non particolarmente "bella", la Fulvia berlina ottenne un discreto successo, grazie alle sue doti di comfort, qualità costruttiva e tenuta di strada.

Proprio quest'ultima dote indusse i clienti Lancia a richiedere un motore più potente. Furono accontentati nel 1964, allorché la versione standard venne affiancata dalla 2C che, grazie all'alimentazione con due carburatori a doppio corpo orizzontali, disponeva di 71 CV. Esteticamente la Fulvia 2C si distingueva dalla versione base solamente per l'assenza dei rostri sui paraurti e per la targhetta d'identificazione sulla calandra. Benché virtualmente ancora disponibile, la versione base da 58 CV non era, in pratica, più richiesta dalla clientela.

Nella primavera del 1967, la 2C venne affiancata dalla GT, dotata di motore (lo stesso della coupé) maggiorato a 1.216 cm³. La potenza saliva a 80 CV e la velocità di punta a 152 km/h. Su questa versione, con un sovrapprezzo, si poteva richiedere la leva del cambio sul pavimento (come la coupé). All'inizio del secondo semestre del 1967, alla Fulvia GT venne aumentata la cilindrata che passò a 1.231 cm³. Nel 1968 arrivò anche la GTE, che grazie a una cilindrata di 1.298 cm³, disponeva di ben 87 CV e toccava i 162 km/h.

Nel 1969, la piccola berlina Lancia venne sottoposta a un restyling che generò la seconda serie. Dal punto di vista estetico le modifiche coinvolsero la coda (ridisegnata) e il frontale (con una nuova mascherina) dotata di nuovi fanali allo iodio. Anche gli interni (plancia, sedili, pannelli porta) vennero completamente ridisegnati in presenza del nuovo comando del cambio con leva corta a cloche, simile a quella in uso sulla Rallye 1.6 HF. Sotto il profilo tecnico, l'innovazione più rilevante fu l'adozione dell'alternatore, novità che si concretizzò con la versione del 1970, integrata dall'adozione di un nuovo cambio manuale a 5 marce della coupé, incluso lo sterzo collassabile e il nuovo impianto frenante Superduplex. Il passo cresceva da 2.480 mm a 2.500 mm. Alcuni particolari fecero dire ai "puristi" del marchio: "È arrivata la Fiat". In realtà, lo scudetto Lancia sulla calandra della Fulvia Berlina 1969 ha un'origine nobile: è lo stesso della Rallye 1.6 HF ed è in plastica per motivi di riduzione dei pesi. La versione assemblata in Grecia manteneva il motore di 1.200 cm³. La Fulvia berlina uscì definitivamente dal listino alla fine del 1972, dopo 192.097 esemplari prodotti. Questo valore, sebbene modesto, rifletteva l'elevato prezzo di vendita, giustificato dalla lavorazione parzialmente artigianale e dal livello di finitura, che poneva la vettura in diretta concorrenza con modelli di maggiore cilindrata.

Schema tecnico del motore Lancia V4

La Fulvia Sport Zagato: Eleganza Aerodinamica

Una variante di particolare interesse è la Fulvia Sport Zagato, presentata nel 1965 e omologata a luglio 1966. La Sport aveva la stessa meccanica della Coupé, ma grazie alla migliore aerodinamica raggiungeva velocità di punta più elevate. La Sport adottò una carrozzeria integralmente in Peraluman solo tra il 1965 e il 1967. Nel periodo 1968-1970, la carrozzeria divenne in acciaio, con cofano, portiere e sportello del vano della ruota di scorta in Peraluman. Il portellone è sempre stato in acciaio su tutte le versioni.

L'evoluzione della meccanica e delle motorizzazioni segue quella delle Coupé, tranne per la motorizzazione 1.231 cm³. Al Salone dell'automobile di Torino del 1968, la Sport Zagato venne presentata anche in un'inedita variante spyder, che tuttavia non ebbe alcun seguito commerciale. Particolarità della Fulvia Sport Zagato fu il portellone che si apriva elettricamente con un pulsante posizionato sul cruscotto.

A fine 1969, Lancia aveva in progetto una Fulvia Sport 1.6, ovvero una vettura con carrozzeria prima serie, con porte e cofano in Peralluman, e meccanica derivata dalla Rallye 1.6 HF. Le condizioni economiche sfavorevoli e l'ingresso di Fiat portarono alla trasformazione del progetto motorizzandolo con il motore 1.3 S accoppiato al cambio a 5 marce. Questa versione è conosciuta colloquialmente come Fulvia Sport 1.3 S serie 1 e ½, ed è la prima Fulvia seconda serie con cambio a 5 marce ad ottenere l'omologazione IGM. A fine 1970, la carrozzeria divenne integralmente in acciaio, perdendo le parti mobili in Peraluman, essendo stato il modello leggermente ridisegnato da Mittino per aggiornare funzionalmente il corpo vettura, alzando il padiglione per un accesso meno difficoltoso e allargando i parafanghi di modo da poter ospitare pneumatici maggiorati. La produzione cessò nel 1972, dopo che la Zagato aveva assemblato circa 6.183 esemplari.

Di particolare interesse storico e collezionistico è la serie definita Competizione, che su richiesta di clienti sportivi o della Squadra Corse Lancia, furono allestite con carrozzeria in Peraluman, monoscocca alleggerita con lamiere forate ed imbutite, finestratura laterale e posteriore in plexiglas, passaruota allargati e cerchioni Campagnolo 6J13. Nonostante fossero destinate all'attività sportiva, le Competizione avevano motorizzazioni di serie (motori 818.302 e 818.303) non in allestimento HF.

Lancia Fulvia Sport Zagato

La Fulvia Coupé Seconda Serie e le Versioni Speciali

Alla fine del 1970, la Lancia presentò la IIª serie della 1.3 S. Gli aggiornamenti alla carrozzeria si limitavano a una serie di ritocchi. Il più evidente cambiamento si riscontrava nel frontale, dove la calandra trapezoidale lasciava il posto a una forma lineare che si fondeva con i doppi fari. I paraurti di nuovo disegno avevano la parte centrale rivestita in gomma e i cerchioni erano di acciaio stampato, portiere e cofani erano in alluminio. Gli interni subirono lievi modifiche. La leva del cambio, adesso a 5 rapporti, era più corta, mentre fu aggiunta una piccola consolle centrale portaoggetti e il volante a due razze forate sostituì il precedente. Nuovo il piantone guida diviso in tre tronchi ad assorbimento d’energia e migliorato l’impianto frenante a doppio circuito.

Il successo al Rallye di Montecarlo del 1972 spinse la Casa torinese a presentare al Salone di Ginevra una nuova versione con la livrea dell’auto vincente di Sandro Munari: la Montecarlo. Con la presentazione della IIª serie, anche la HF subì delle modifiche. Innanzitutto il frontale adottò la calandra e i gruppi ottici di nuovo disegno. I parafanghi, dato l’impiego di nuove ruote maggiorate in lega leggera, risultarono più larghi. Il motore rimase soltanto quello di 114 CV a 6.000 giri, mentre gli interni furono leggermente modificati. Ne vennero prodotte 3.690, in gran parte nella versione "lusso".

L’ultima evoluzione fu la IIIª serie presentata nel salone di Londra del 1973. La meno interessante per appassionati e collezionisti, presentava differenze di dettaglio con un uso più abbondante di plastiche e una ridotta qualità percepita. La meccanica rimase uguale alla serie precedente. Il canto del cigno fu la cosiddetta “Safari”, modello numerato in 900 esemplari e di colore giallo chiaro, presentato al Salone di Torino del 1974 in ricordo dei rally africani. Si presentava spogliata di ogni accessorio superfluo, senza paraurti, poggiatesta, con il sedile posteriore privo di imbottitura e i cerchioni scuri.

La Lancia Fulvia, in versione coupé, è oggi tra le auto più ricercate della sua epoca grazie soprattutto alle numerose vittorie nei Rally internazionali che hanno reso questa versione una delle icone più riconosciute tra le automobili degli anni sessanta.

Lancia Fulvia Coupé Montecarlo

La Fulvia HF 1.6 "Fanalone": L'Apice Sportivo

Il culmine dell'evoluzione sportiva della Fulvia Coupé è rappresentato dalla Rallye 1.6 HF del 1969, detta anche "Fanalone" per via dei fari interni più grandi di quelli esterni. Cesare Fiorio, responsabile del Reparto Corse Lancia, intuendo le potenzialità della vettura, ottenne, nonostante le risicate risorse finanziarie, il benestare per sviluppare ulteriormente l'HF. Il risultato fu un'auto con 1584 cm³, 120 CV (160 CV la versione da corsa), 850 kg, cambio a 5 marce, assetto da corsa (camber negativo), sterzo diretto e cerchi in lega con pneumatici maggiorati. La versione "corsa" si affiancò una versione "lusso" più curata negli interni e dotata di paraurti. Fu proprio la Rallye 1.6 HF ad entrare nel mito grazie alle vittorie di Sandro Munari e Mario Mannucci nel mondiale Rally, inclusa l'indimenticabile vittoria al Rally di Montecarlo del 1972 e la conquista del titolo mondiale costruttori.

La Fulvia Concept: Un Omaggio al Futuro

Nel 2003, il Centro Stile Lancia realizzò una concept car ispirata alla Fulvia Coupé, la Fulvia Concept. Basata su telaio Fiat Barchetta, presentava un design che idealmente prolungava l'evoluzione stilistica della vettura originale, con dimensioni e architettura sovrapponibili ma carreggiata allargata per maggiore stabilità. L'impianto generale richiamava quello dei motoscafi Riva, con una linea dinamica e filante. La concept car, disegnata da Alberto Dilillo e Flavio Manzoni, suscitò grande sorpresa e numerosi apprezzamenti, con molti appassionati che ne invocarono la produzione.

Lancia Fulvia Concept

La Lancia Fulvia Coupé, nelle sue molteplici declinazioni, rimane un esempio emblematico di come design, ingegneria e passione possano convergere per creare un'automobile senza tempo, capace di emozionare e di lasciare un segno indelebile nella storia dell'automobilismo.

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