Marine One in Caso di Abbattimento: Protezione Presidenziale e Scenari di Emergenza

La sicurezza del Presidente degli Stati Uniti è una priorità assoluta, e ogni mezzo di trasporto utilizzato dal capo di stato americano è progettato con standard di protezione eccezionali. Tra questi, il Marine One, l'elicottero presidenziale, rappresenta uno degli elementi più iconici e tecnologicamente avanzati della flotta presidenziale. Ma cosa succede in un ipotetico scenario di abbattimento? La pianificazione e le contromisure sono estremamente sofisticate per garantire la massima protezione e il recupero del Presidente.

La Flotta Marine One: Un Fortino Volante

Il Marine Helicopter Squadron One (HMX-1) è il reparto di volo responsabile del trasporto del presidente su velivoli a rotore, attualmente i VH-3D e gli UH-60 Black Hawk. La protezione principale degli elicotteri dei Marine non risiede solo nelle loro caratteristiche individuali, ma anche nel numero delle piattaforme in volo. Solitamente, quando il presidente viaggia negli Stati Uniti, gli elicotteri in volo sono sempre tre, una strategia nota come "il gioco delle tre carte", per confondere eventuali minacce sulla posizione esatta del bersaglio. In contesti internazionali, il numero è incrementato a cinque, rendendo ancora più difficile identificare l'elicottero che trasporta il Presidente.

Formazione di elicotteri Marine One in volo

Il Marine One è dotato di contromisure anti-missile all'avanguardia, capaci di contrastare sia i missili a guida radar/infrarosso che quelli a ricerca di calore. La cellula dell'elicottero è altamente rinforzata per resistere a impatti significativi, aumentando le probabilità di sopravvivenza in caso di evento avverso.

I lavori sulla nuova flotta di elicotteri, comprendente 21 operativi e due prototipi, sono iniziati nel 2014 con un contratto da 1,2 miliardi di dollari siglato dalla Marina USA con la Sikorsky, dopo l'abbandono del programma VXX. Il punto di partenza per la nuova piattaforma presidenziale è il Sikorsky S-92A. Oltre alle specifiche coperte da segreto militare, rispetto alle attuali piattaforme, i nuovi elicotteri avranno una maggiore capacità di carico e autonomia di volo senza rifornimento. La suite interna prevede anche la possibilità di effettuare videoconferenze criptate - una carenza emersa durante l'11 settembre - e altre comunicazioni necessarie per consentire al presidente di lavorare in modo sicuro durante i voli. Le nuove direttive della Marina prevedono un elicottero ancora più blindato, sia elettronicamente che strutturalmente, rispetto all'attuale, e protetto, quindi, sia dagli attacchi EMP (impulso elettromagnetico) che dai missili. L'obiettivo era schierare i primi sei elicotteri entro il 2020 con la consegna dell'intera flotta prevista per il 2023.

Dentro Marine One, l'elicottero da 237 milioni di dollari

Scenari di Abbattimento e Recupero: Il "Miracolo di Pasqua" come Esempio

In un contesto di abbattimento, come quello descritto da Donald Trump in relazione al "spettacolare salvataggio" di due aviatori abbattuti dalla contraerea iraniana, emerge la complessità delle operazioni di ricerca e soccorso. Sebbene il Marine One sia progettato per resistere a minacce considerevoli, l'eventualità di un abbattimento, per quanto remota, è oggetto di pianificazione dettagliata.

Il racconto di Trump mette in luce una delle operazioni militari più grandi, complesse e faticose mai condotte, un salvataggio che ha visto le forze statunitensi spingersi fin dentro il territorio iraniano. Questo episodio, noto come il "Miracolo di Pasqua" dai media, fornisce un'idea delle risorse e delle strategie che verrebbero mobilitate in un'analoga situazione che coinvolgesse il Presidente.

Mappa delle regioni montuose dell'Iran

Tutto inizia quando il segnale di "Dude 44" scompare dai radar sopra le vette aspre del Kohgiluyeh, nel cuore dell'Iran. Un missile terra-aria ha centrato l'F-15E Strike Eagle, trasformando un gioiello tecnologico in una scia di detriti in fiamme. Mentre la localizzazione del pilota viene identificata quasi subito, del colonnello seduto nel sedile posteriore, l'ufficiale ai sistemi d'arma, non si sa nulla. Poi, all'improvviso, un sussulto, quando arriva un breve messaggio radio: "God is good". Nella Situation Room, il gelo prende il posto della speranza. Per gli analisti della Cia e del Pentagono, quella frase suona come una traduzione letterale dal farsi: "Come qualcosa che direbbe un musulmano" spiegò Trump. Il timore immediato è che la radio sia già caduta in mano nemica e che i Pasdaran stiano usando un'espressione di eco islamica per tendere un'imboscata ai soccorritori. La missione rimane congelata per ore, appesa a un'analisi biometrica del segnale. Solo quando l'identità è confermata oltre ogni dubbio, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ottiene il via libera da Trump: "Andate a prenderlo". Più tardi, nella conferenza stampa, Hegseth sorvolò sui momenti di dubbio dettati da quelle parole e preferì spiegare che erano la "prova della forza della sua fede nella tempesta".

Due sono le missioni che il Pentagono organizza per riprendersi i suoi uomini, secondo la promessa solenne di "non lasciare mai nessuno indietro". Come raccontò il capo degli Stati Maggiori, il generale Caine, la missione per salvare Dude44A, ossia il pilota, avvenne in pieno giorno, con "enorme pericolo". Il pilota è incolume, e viene facilmente prelevato dalla squadra Seal Team 6, mentre gli aerei caccia tengono a bada le forze iraniane con fuoco intenso. Uno degli aerei, un A-10, viene colpito, ma il pilota riesce a volare fino al Kuwait e a evitare di cadere e farsi catturare anche lui. Intanto il regime di Teheran annunciò in TV una taglia da 60.000 dollari per la cattura del secondo militare e mobilitò anche la popolazione.

Il capo della Cia, Ratcliffe, raccontò come l'agenzia scese in campo con un'operazione di depistaggio degna della Guerra Fredda, inondando i canali interni iraniani di false informazioni per far credere che il colonnello fosse già stato caricato su una nave nel Golfo. Un bluff per distogliere l'attenzione dalle montagne, mentre si sta radunando un'armata di 155 velivoli. Sul terreno, raccontò Trump, il colonnello, "ferito e sanguinante", riuscì a tamponare da sé la ferita e a trascinarsi verso l'alto, "per allontanarsi il più possibile dal luogo dell'impatto". Il suo radiofaro satellitare, un gioiello della tecnologia, inserito nel suo giubbotto, trasmette la sua posizione, un messaggio che il nemico non riesce a leggere, ma che funziona come un faro per i suoi salvatori.

L'estrazione avviene nel buio più profondo. I Navy Seal, armati dei visori notturni, un altro dei miracoli della tecnologia militare americana che hanno determinato il successo della missione, scendono dagli elicotteri sotto una copertura di fuoco devastante: quattro bombardieri B-1 scaricano cento bombe di precisione tutto intorno al perimetro per tenere a bada le milizie che ormai sentono l'odore della preda. Gli aerei della Delta Force sono in pattugliamento, pronti a intervenire se i Seal avessero problemi. L'estrazione invece procede senza intoppi. Ma il deserto iraniano non concede sconti. Due aerei da trasporto MC-130J, carichi di uomini e attrezzature, restano intrappolati nel terreno sabbioso di una pista di fortuna creata sull'istante. Con i rinforzi nemici in avvicinamento, non c'è tempo per rimediare. I commando piazzano l'esplosivo: milioni di dollari di tecnologia finiscono in cenere in un istante. Meglio un cratere di fuoco che un trofeo nelle mani della Guardia Rivoluzionaria, spiegò il generale Caine. Poco dopo la mezzanotte, il colonnello attraversa il confine. Il messaggio finale di Trump su Truth Social, "WE GOT HIM!", mise fine a una delle operazioni di ricerca e soccorso più rischiose della storia moderna.

La Sfera di Protezione Presidenziale: Oltre il Marine One

Il Marine One è solo un tassello di una complessa e stratificata rete di sicurezza che circonda il Presidente. Qualsiasi mezzo o velivolo che ospita il presidente riceve l’identificativo di One. Quindi avremo l’Air Force One, il Coast Guard One, il Ground Force One, la Cadillac One e così via. Il callsign del vice presidente degli Stati Uniti è “two”. Questa designazione sottolinea la centralità della figura presidenziale e la necessità di una protezione costante e integrata.

La Cadillac One: "La Bestia" su Ruote

Quando il Presidente si sposta via terra, la Cadillac One, comunemente chiamata "la Bestia", entra in gioco. Questa limousine è una piattaforma su ruote blindata che assicura una protezione completa contro i proiettili perforanti, progettata per dissipare l'energia dei colpi diretti. L'ultima versione assicura una maggiore visibilità verso l'esterno: l'unico finestrino dell'auto che si può abbassare è quello del conducente, così da comunicare con gli agenti dei servizi segreti appiedati. I conducenti, forniti dalla CIA, sono sempre collegati con il posto di comando remoto che monitora in tempo reale la situazione fornendo piani di fuga precedentemente studiati.

Obama usciva ed entrava dall'auto utilizzando sempre il medesimo sportello: l'ultimo a destra. In realtà è una sorta di scudo con una blindatura di otto pollici mista ad acciaio, con lo stesso peso del portellone di un Boeing 757. La Bestia assicura internamente un'area sicura contro un attacco chimico. Qualora necessario, l'auto può essere sigillata dall'interno tramite un comando che può azionare solo il presidente. Dentro il veicolo si trovano svariati equipaggiamenti: armi di piccolo calibro e per la breve distanza, visori notturni, lacrimogeni, respiratori di emergenza ed un kit di primo soccorso medico compreso di plasma per le trasfusioni. Tutte le parti vitali dell'auto comprese le trasmissioni ed il serbatoio di carburante sono protette da un ulteriore strato di "schiuma" (la stessa utilizzata negli elicotteri da guerra Apache ad esempio) per arginare la possibile esplosione di un colpo diretto. La Bestia può procedere a velocità di fuga anche con gli pneumatici distrutti. Realizzati in kevlar, possono essere disattivate se gravemente danneggiate: in quel remoto caso, l'auto procede sui cerchi in acciaio rinforzato. La Cadillac One assicura connessione veloce sulla rete ed una linea sicura con il vice Presidente ed il Pentagono.

Il presidente degli Stati Uniti possiede un parco auto di 12 limousine identiche che utilizza in rotazione. Le vetture sono prodotte dalla General Motors a Detroit con un motore a benzina V8 ed una velocità massima di 100 km/h per otto miglia a gallone. Ogni "Bestia" costa poco meno di 350 mila dollari. Quasi tutti i dettagli sono classificati. Quando non utilizzate, sono parcheggiate nel seminterrato della sede dei servizi segreti e sono sotto sorveglianza 24 ore su 24. Dalle due alle quattro cadillac corazzate seguono sempre il presidente. Per i viaggi all'estero, il corteo presidenziale è composto da un minimo di 30 ad un massimo di 40 veicoli di diversa natura, ma tutti camuffati. Almeno due le auto esca. Poi un centro comando mobile, i veicoli per le squadre di pronto intervento e due ambulanze.

Interno di una limousine presidenziale Cadillac One

Ground Force One: L'Autobus Presidenziale

Il Ground Force One è l'autobus del Presidente degli Stati Uniti. Ha esordito durante il tour in Ohio e Pennsylvania per le presidenziali del 2012 ed è stato appositamente progettato dai servizi segreti. La flotta presidenziale è composta da due autobus costati singolarmente 1,2 milioni di dollari. È una piattaforma corazzata contro svariati attacchi e con i medesimi sistemi di sopravvivenza della Cadillac One. Finemente arredato all'interno, assicura 46,9 m2 di spazio.

Air Force One: La Fortezza Volante

Il velivolo statunitense più noto al mondo è l'Air Force One. Oggi, questo nome si riferisce ad uno dei due Boeing 747-200B, che trasportano i codici di coda 28000 e 29000. La designazione dell’Air Force per l'aeromobile è VC-25A. L’Air Force One è uno dei simboli più riconoscibili della presidenza Usa, generando innumerevoli riferimenti non solo nella cultura americana, ma in tutto il mondo. Capace di rifornimento in volo, l’Air Force One può trasportare il Presidente in qualsiasi parte del mondo. All'interno, Obama ed i suoi compagni di viaggio godevano di 4.000 piedi quadrati di superficie su tre livelli, tra cui una suite per il presidente che dispone di un grande ufficio, bagno e sala conferenze. L'Air Force One include anche un centro medico operativo con sala operatoria e staff medico permanentemente a bordo. Due cucine assicurano una media di cento pasti.

Air Force One in volo

L'Air Force One rientra nella categoria degli "aerei del giorno del giudizio". Sono pensati per proteggere l'Autorità nazionale in situazioni critiche con attacco nucleare ostile che, nel first strike, sarebbe indirizzato alla decapitazione dell'intera catena di comando e comunicazione. Tali piattaforme aeree sono in grado di coordinare l'intero inventario strategico, comunicare con tutte le forze armate e sono progettate specificatamente per resistere agli effetti degli impulsi elettromagnetici (EMP) e termici da esplosione nucleare. Contrariamente a quanto si possa pensare, americani e russi hanno in servizio non uno ma due aerei comando (e due in riserva) sempre disponibili in qualsiasi momento. La piattaforma prescelta dalla Casa Bianca è l'E-4B.

Logistica e Supporto: C-17 Globemaster, C-5 Galaxy e Phoenix Raven

Elicotteri ed auto sono trasportati a destinazione prima dell’arrivo del presidente tramite una flotta di C-17 Globemaster o C 5-Galaxy. L’intera flotta aerea e terrestre del presidente è in grado di entrare in azione con preavviso minimo. La flotta “C” presidenziale trasporta anche i team di analisi della Phoenix Raven, una forza specializzata in grado di fornire protezione degli aeromobili USA contro ogni tipo di nemico durante un ponte aereo. I Phoenix Ravens sono ritenuti l’unica difesa che si frappone tra queste minacce e un grande, costoso e vulnerabile bersaglio alato con una bandiera americana sulla sua coda. Questa rete logistica e di sicurezza è fondamentale per garantire la mobilità e la protezione del Presidente in qualsiasi parte del mondo.

Dentro Marine One, l'elicottero da 237 milioni di dollari

La Filosofia della Protezione Presidenziale

Il vero obiettivo della scorta del presidente degli Stati Uniti non è quello di ingaggiare la minaccia, ma mettere in salvo l'uomo più potente del mondo: ecco perché al suo servizio c'è quanto di meglio l'attuale tecnologia possa offrire. La visita di Obama a Londra è stata notata anche dai non addetti ai lavori. Il presidente degli Stati Uniti, una volta giunto a destinazione è sempre accolto da un corteo di mezzi blindati che trasportano lui, il suo staff e le squadre di pronto intervento dei servizi segreti, molti dei quali ex operativi FBI, Seal, Delta e Berretti Verdi. La formazione supplementare spetta alla CIA dietro supervisione della NSA. Questo approccio olistico alla sicurezza, che integra mezzi aerei, terrestri e sofisticate strategie di intelligence, mira a creare un ambiente il più sicuro possibile per il Presidente, mitigando i rischi anche in scenari complessi come quello di un abbattimento.

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