La storia della Maserati è indissolubilmente legata alla capacità di coniugare l'eleganza del design italiano con prestazioni da supercar. Sin dal 1947, con la A6 1500, la Casa di Modena ha saputo tracciare una linea precisa tra comfort e velocità. Nel cuore di questa evoluzione, le coupé 2+2 hanno sempre rappresentato il fulcro della filosofia del marchio, culminando in modelli iconici che hanno saputo sfidare il tempo.

Le radici di un design senza tempo: il prototipo del 1974
Costruita sul telaio e le meccaniche della coupé sportiva Maserati Indy, è equipaggiata con un motore V8 longitudinale da 4900 cc e 320 cv. Esibita al Salone dell’Auto di Torino del 1974 accanto alla Medici, questa coupé 2+2 denota l’influenza stilistica di altri progetti come la Maserati Boomerang, la Maserati Ghibli (che richiama il secondo faro che dà origine a una lunga presa d’aria) o la Lotus Esprit, soprattutto nella parte posteriore. Questa vettura non era solo un esercizio di stile, ma un manifesto di intenti che avrebbe guidato la produzione successiva verso una ricerca di forme più tese e aerodinamiche.
La rivoluzione Biturbo: un cambio di paradigma
Oltre 40 anni fa, correva l’anno 1981, per l’esattezza dicembre del 1981, iniziò una nuova era di Maserati che, lo vogliate o no, stabilì un netto distacco da ciò che questa casa automobilistica era stata fino ad allora, il tutto per cercare di proiettarla verso quello che per i tempi veniva identificato come “futuro” e per risollevarla dalle sorti, poco felici, in cui si trovava. Sotto la guida di Alejandro De Tomaso, la Casa decise di proporre un veicolo che fosse più competitivo a livello di prezzo, in modo da raggiungere un pubblico più vasto, ma che nel contempo incarnasse comunque lo spirito Maserati.
Nacquero così le Maserati Biturbo e le sue derivate. Dotata di carrozzeria coupè 2 porte, 5 posti e 3 volumi, l’auto presentava delle linee squadrate e tese che generavano, nonostante non fossero esasperate, una sensazione di stabilità del veicolo e di voglia di correre. Il risultato, ottenuto sotto la guida del designer Pierangelo Andreani, fu ottimale. La Biturbo era equipaggiata da un motore V6 a 90° da 1.996 cm3, tre valvole per cilindro, albero a camme in testa singolo, biturbo. Quest’ultima era una grande novità per un’automobile di serie di questi livelli.
Doveva SALVARE la Maserati e l'ha quasi fatta FALLIRE: la storia della BITURBO di De Tomaso
Maserati 228: la "Executive-Coupé" che voleva sfidare le tedesche
Nel 1984, in occasione del 70º anniversario della Maserati, viene presentato il prototipo di un coupé di grosse dimensioni che avrebbe dovuto fare concorrenza con i grandi coupé tedeschi. Tre anni più tardi entrerà così in produzione la Maserati 228, una coupé 5 posti di dimensioni generose, parliamo di 4.46 m di lunghezza per 1.86 m di larghezza. Tecnicamente viene ripreso il pianale della versione 4 porte ma viene allargato, ottenendo le dimensioni generose, per l’epoca, della vettura.
La 228 rappresenta un capitolo affascinante e per certi versi misterioso. Molti appassionati si interrogano ancora oggi sulla varietà degli allestimenti riscontrati negli esemplari superstiti. Gli interni, ad esempio, oscillavano tra una pelle totale, una combinazione di pelle e alcantara, o materiali contrastanti che sembravano quasi frutto di disponibilità di magazzino piuttosto che di una regola ferrea. Anche sul piano meccanico, la 228 ha vissuto una fase di transizione: i primi 13 esemplari erano dotati di motori a carburatore e cerchi a 4 fori, rapidamente sostituiti da evoluzioni a iniezione elettronica con cerchi a 5 colonne, a causa di problemi di affidabilità che purtroppo segnarono l'immagine iniziale del modello.
Dettagli tecnici e misteri della 228
La vettura di serie, mostrata al pubblico al salone dell'automobile di Torino nel 1986, montava un singolo albero a camme in testa, tre valvole per cilindro, un'accensione unica ed un impianto ad iniezione. La cilindrata era di 2789,79 cm³. L'impianto frenante era caratterizzato da freni a disco sulle quattro ruote ed era dotato di servofreno; nei primi esemplari i dischi anteriori erano pieni, sostituiti poi con dischi autoventilanti. Un elemento di grande dibattito tra gli estimatori riguarda lo scarico: sebbene molti esemplari mostrino quattro terminali, la documentazione d'epoca e alcuni depliant ufficiali indicavano configurazioni differenti, creando un alone di mistero tipico delle produzioni Maserati di quegli anni.
L'eredità delle 2+2 nel XXI secolo
La storia non si è fermata con le Biturbo. Negli anni 2000, la Maserati Coupé (Tipo M138) ha raccolto il testimone, sostituendo la 3200 GT e introducendo il motore Ferrari F136. Si tratta di un otto cilindri a V di 90° a carter secco, realizzato in lega d'alluminio, con una cilindrata di 4,2 litri. Con 390 CV a 7.500 giri/min, questo propulsore ha segnato una nuova era di prestazioni.

Parallelamente, modelli come la Gransport hanno ulteriormente affinato la formula, introducendo modifiche estetiche come la griglia anteriore a nido d'ape e interventi meccanici sulla sesta marcia del cambio Cambiocorsa. Dalla Coupé è stata derivata anche la Trofeo, progettata per un campionato monomarca, che grazie a una centralina rimappata e all'uso massiccio di fibra di carbonio, è riuscita a ridurre il peso di 249 kg, portando la potenza a 420 CV. Oggi, con la MC20 e la nuova generazione della GranTurismo, la Casa del Tridente continua a onorare quella tradizione di eleganza e performance che ha avuto inizio con le prime 2+2 e che ha trovato nelle "sconosciute" ma affascinanti 228 un momento di audace sperimentazione stilistica e ingegneristica.