Nella notte tra il 10 e l'11 giugno, la città di Modena è stata teatro di un tragico femminicidio che ha scosso profondamente la comunità. Un uomo di 48 anni, Andrea Paltrinieri, si è presentato al comando provinciale dei Carabinieri di Modena, in via Pico della Mirandola, dichiarando di aver trasportato il cadavere della moglie, Anna Sviridenko, 40 anni, italiana di origini russe, nel bagagliaio del suo furgone. Questo gesto, drammatico e inaspettato, ha dato il via a indagini che hanno rivelato una complessa e dolorosa storia di figli contesi e conflitti legali.

La Scoperta del Cadavere e le Prime Indagini
L'uomo di 48 anni è stato arrestato in quasi flagranza di reato per omicidio aggravato. Al militare di servizio in caserma, ha dichiarato di aver trasportato il cadavere della moglie in un furgone. La donna, 40enne, italiana di origine russa, era nel bagagliaio del veicolo, in posizione rannicchiata. Aveva il capo coperto da un sacchetto nero di plastica, stretto al collo con un filo elettrico plastificato. Una volta rimosso il sacchetto, è stata trovata con una cintura stretta al collo. L'ispezione cadaverica del medico legale, alla presenza della pubblico ministero Paola Campilongo, ha confermato questi dettagli raccapriccianti. La vittima, che aveva due lauree, una in Medicina e Chirurgia e l'altra in Odontoiatria, era medico in Austria e specializzanda in Radiologia all’università di Modena e Reggio Emilia.

Il delitto, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe avvenuto nella casa di Paltrinieri, situata a pochi passi dal centro storico di Modena. Paltrinieri è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato e condotto nel carcere di Sant’Anna, in attesa della convalida dell’arresto. L'uomo si è presentato ai Carabinieri con il cadavere della moglie, raccontando del femminicidio. Trattenuto dalle forze dell'ordine, è stato sottoposto a interrogatorio. Poco dopo sono arrivati sul posto il PM di turno e il medico legale. Il corpo della donna, madre di due bambini di 2 e 3 anni, era rannicchiato all'interno del bagagliaio del veicolo.
La Battaglia Legale per l'Affidamento dei Figli: Una Storia di Conflitti Giudiziari
Dietro questo tragico epilogo, è emersa una storia di figli contesi. Dalle prime indagini è emerso che tra i due ex coniugi era in corso una battaglia legale per l’affidamento dei figli. La vittima, Anna Sviridenko, aveva avviato davanti all'Autorità giudiziaria di Innsbruck (Austria), dove risiedeva, una procedura per regolamentare l'affidamento prevalente dei due figli minori e l'esercizio del diritto di visita per il padre.
Il 17 maggio 2023, la giustizia austriaca aveva già preso una decisione importante: era stata decisa la collocazione prevalente dei figli nell'abitazione della madre e il diritto di visita del padre. Questa decisione non era stata accettata dall'uomo, Andrea Paltrinieri.
A gennaio 2024, Paltrinieri aveva fatto ricorso al tribunale civile di Modena per ottenere la separazione con addebito a carico della donna, contestando la giurisdizione austriaca. Il tribunale modenese, come informato dalla Procura, aveva ritenuto di non dover assumere provvedimenti temporanei urgenti, essendoci già una decisione di un giudice straniero comunitario, decisione riconoscibile in Italia. Di conseguenza, il tribunale aveva assunto la causa in decisione a maggio 2024 sulla questione preliminare della giurisdizione, cioè sulla competenza territoriale.
La battaglia legale si era intensificata ulteriormente a febbraio di quest'anno. La vittima aveva presentato un'altra istanza al tribunale di Innsbruck per ottenere l'affidamento esclusivo dei due figli. E proprio poche ore prima dell'omicidio, i giudici austriaci avevano accolto le sue richieste, concedendole l'affidamento esclusivo dei bambini. Sembra che la donna fosse tornata a Modena proprio con l'intenzione di riprendersi i figli e riportarli a casa, all'estero.
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L'omicidio sarebbe avvenuto nel momento in cui Sviridenko si trovava a Modena per portare i bambini in Austria, dove aveva raggiunto importanti traguardi professionali in ambito medico. La donna, madre di due bambini di 2 e 3 anni, era andata a Modena per prendere i figli e portarli all’estero, dove risiedeva e lavorava in una clinica a Innsbruck. Precedentemente, aveva esercitato anche in strutture ospedaliere in Trentino e nel Bolognese.
Le Reazioni della Comunità e delle Istituzioni
La notizia del femminicidio ha suscitato grande dolore e indignazione nella comunità modenese e oltre. Le reazioni sono state immediate e decise, condannando fermamente la violenza.
Il neosindaco di Modena, Massimo Mezzetti, ha commentato con amarezza: «L'ennesimo caso di un uomo che non è riuscito ad accettare la fine del rapporto e ha deciso quindi di uccidere. Un gesto orribile e gravissimo, l'ennesimo di questo anno in Italia». Ha aggiunto: «Non potremmo mai definirci un Paese davvero civile, libero e sicuro se continueremo ad assistere, continuamente, a femminicidi». Mezzetti ha sottolineato la necessità di fare di più a tutti i livelli - nazionale, regionale e comunale - anche sulla prevenzione, per sensibilizzare e fare in modo che fatti del genere non accadano più. Ha inoltre espresso il cordoglio del Comune, che «si stringe intorno al dolore dei familiari della donna, a partire dai suoi due figli».

Anche l'azienda ospedaliero-universitaria di Modena ha espresso il proprio sconcerto, parlando di una «tragedia che ha scosso tutto il personale, non solo del Policlinico, dove Anna svolgeva la sua specializzazione, ma di tutta l'azienda». Il rettore dell’università Carlo Adolfo Porro ha sottolineato che la comunità è «devastata», definendo il femminicidio un «cancro che non possiamo più tollerare, una vergogna che macchia la nostra umanità, e non ci sono mezzi termini per condannarla: è un atto vile, disumano e inaccettabile. È tempo che la nostra società si sollevi con forza contro questa barbarie». L'ateneo, ha aggiunto il rettore, starà vicino alla famiglia della vittima ed è pronto a costituirsi «parte civile nel corso del processo che si instaurerà».
Il Contesto Nazionale dei Femminicidi
Questo tragico evento si inserisce in un contesto nazionale preoccupante. Solo poco più di una settimana prima, un altro femminicidio si era consumato a Vigonza, in Veneto, dove è morta Giada Zanola, precipitata da un cavalcavia. In quel caso, sarebbe stato il compagno a farla cadere, e l'uomo di 39 anni, camionista, è in carcere con l'accusa di omicidio volontario aggravato. Questi episodi evidenziano una problematica radicata, dove l'incapacità di accettare la fine di una relazione o le decisioni legali, specialmente in contesti di affidamento dei figli, può sfociare in violenze estreme.

Il tema della violenza di genere e, in particolare, del femminicidio, rimane una ferita aperta nella società, che richiede interventi urgenti e strutturali a tutti i livelli, dalla prevenzione all'assistenza legale e psicologica per le vittime e i loro familiari. La sensibilizzazione e l'educazione sono strumenti fondamentali per contrastare una cultura che ancora troppo spesso tollera o minimizza le manifestazioni di violenza.
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