Monovolume: Un Veicolo Polifunzionale Tra Storia e Funzionalità

Il monovolume, noto anche come MPV (Multi Purpose Vehicle), rappresenta una categoria di veicoli progettata per massimizzare lo spazio interno e la versatilità, ponendo l'accento sulla praticità e l'adattabilità a diverse esigenze familiari e lavorative. Sebbene la sua estetica sia stata spesso oggetto di scherno, la sua utilità intrinseca ha generato un fenomeno culturale nel mondo automobilistico.

Monovolume in un contesto urbano con una famiglia che entra o esce dal veicolo

Definizione e Caratteristiche Distintive

Per comprendere appieno cosa sia un monovolume e a cosa serva, è essenziale partire dalla definizione dei volumi di un'automobile. Tradizionalmente, un'auto è composta da tre volumi distinti: il cofano (che ospita la meccanica), l'abitacolo (dedicato agli occupanti) e il bagagliaio (per il carico, separato fisicamente ed esteticamente dagli altri due). I designer descrivono il conteggio dei volumi in base alla necessità di modificare la traiettoria della matita per creare la silhouette del veicolo.

Le berline classiche sono un esempio di veicoli a tre volumi, con cofano, abitacolo e bagagliaio ben distinti. Con la nascita delle auto più piccole, si sono diffuse le vetture a due volumi, dove il volume per la meccanica e i passeggeri si fondeva con quello per i bagagli, caratterizzate da una coda tronca e verticale e dall'assenza di un baule separato dall'abitacolo.

Il concetto di monovolume eleva ulteriormente questa integrazione, condensando un cofano corto, un parabrezza lungo e inclinato, e un unico, ampio spazio per bagagli, persone, animali e qualsiasi altra cosa. Esteticamente, le monovolume si distinguono immediatamente per questa incredibile caratteristica: una singola linea continua che disegna cofano, abitacolo e bagagliaio.

Da ogni angolazione, queste automobili presentano tratti distintivi. Il frontale è corto e molto inclinato, spesso seguendo la linea del parabrezza, anch'esso piuttosto inclinato verso l'alto. Un'altra caratteristica saliente è l'amplissima vetratura, che contribuisce a un senso di spaziosità e luminosità interna. Il tetto è alto, raggiungendo altezze paragonabili alle attuali SUV, ma senza avere la loro altezza da terra. Sono quindi "tutta ciccia" e, soprattutto, tutto spazio. Il posteriore presenta un portellone super verticale, con superfici vetrate che si estendono oltre le porte posteriori, offrendo luce e ariosità anche a un'eventuale terza fila di sedili. Questo perché le monovolume sono da sempre le più indicate per offrire 7 posti, rendendole perfette per le famiglie più numerose.

Diagramma che illustra la differenza tra veicoli a uno, due e tre volumi

Funzionalità e Versatilità Interne

La vera forza dei monovolume risiede nella loro adattabilità a ogni uso, da cui deriva il nome anglosassone MPV, Multi Purpose Vehicle, ovvero veicolo dai diversi utilizzi. Sono progettati per la famiglia, per offrire spazio in ogni occasione: per trasportare figli, nonni e suocere, per praticare sport, per lavorare o per i propri hobby.

All'interno, l'impostazione è spesso simile alle classiche compatte e berline da cui talvolta derivano, ma con un'enfasi maggiore sulla praticità e lo spazio. La plancia può presentare soluzioni differenti, tutte mirate alla funzionalità e all'ottimizzazione degli spazi per oggetti e persone. Una soluzione comune, nel corso degli anni, è stata il quadro strumenti centrale. Questo non solo distingueva il monovolume dalle compatte di base, ma liberava anche molto spazio davanti al volante, migliorando la visibilità e offrendo uno spazio ideale per un capiente vano portaoggetti.

I monovolume eccellono nella quantità e varietà di vani portaoggetti: sotto i sedili anteriori, sotto quelli posteriori, nelle portiere, nella plancia e persino nei vani per i piedi. Alcuni modelli hanno sfoggiato una "chicca" per gli amanti degli spazi extra: la mensola sopra il tetto. Grazie al tetto alto, lo spazio sopra la testa dei passeggeri anteriori era sufficiente per ricavare una vera e propria mensola, perfetta per stipare oggetti di varia natura, dai giornali alle pinne da mare.

Nonostante queste soluzioni estreme, esistono anche monovolume con interni più classici e tradizionali, curati ed eleganti, che offrono semplicemente una maggiore disponibilità di spazio, come la BMW Serie 2 Active Tourer o la Mercedes Classe B. Indipendentemente dalle specificità, tutte queste auto si contraddistinguono per l'abbondante spazio per persone, animali e oggetti, sia nel bagagliaio che nell'abitacolo.

La versatilità è la parola d'ordine al posteriore. I sedili sono spesso configurati come 3 poltrone singole, con possibilità di scorrimento avanti e indietro e talvolta anche di regolazione dello schienale. Non mancano spesso tavolini integrati per mangiare, giocare o guardare un film, ampi finestrini e abbondante spazio.

Il vano bagagli è un vero punto di forza. Rispetto a berline e compatte equivalenti, i monovolume offrono non solo una capacità volumetrica superiore (anche di 100, 200 o 300 litri in più), ma anche maggiore versatilità e centimetri in altezza. I sedili della seconda e, se presente, della terza fila sono ripiegabili con facilità, formando un vano di carico piatto e uniforme, massimizzando lo spazio utile.

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Le Origini e i Pionieri del Concetto di Monovolume

Il percorso del monovolume moderno è costellato di tentativi, visioni e automobili che, a volte, sono arrivate troppo presto per essere comprese appieno. Per decenni, le famiglie numerose si sono affidate a furgoni adattati con tre panche, in assenza di veicoli spaziosi, comodi e rifiniti allo stesso tempo.

La concezione del moderno monovolume risale al 1972 e ha origini italiane con una determinante partecipazione statunitense. In quell'anno, il Museum of Modern Art di New York organizzò una delle più grandi e importanti mostre dedicate al design italiano, intitolata "Italy: the New Domestic Landscape". Tra le varie proposte, Mario Bellini presentò una nuova concezione di veicolo denominata Kar-a-sutra. Si trattava di una monovolume squadrata, volta alla massima abitabilità, dove la comunicazione tra i passeggeri e il mondo esterno era facilitata da soluzioni estetico-strutturali come un ampio abitacolo, alto e largo, un pianale completamente piatto e ampie parti vetrate. Molte delle soluzioni anticipate da Bellini furono riprese qualche anno dopo da numerosi modelli di monovolume giapponesi.

Tuttavia, occorre ricordare che la prima monovolume costruita in grande serie fu la Fiat 600 Multipla del 1956. Questa piccola e originale autovettura economica offriva ben 6 posti su tre file, nonostante una lunghezza di soli tre metri e mezzo e un passo di appena due metri. La 600 Multipla, nata poco meno di un anno dopo la 600 del '55, si basava sulla piccola compatta torinese. Sebbene la base meccanica e il motore posteriore, il mitico Serie 100 da 633 cm³, fossero gli stessi, l'estetica era totalmente rivoluzionata. Il volume frontale della 600, che alloggiava serbatoio, ruota di scorta e bagagli, era stato eliminato completamente, sostituito da un frontale verticale e inedito, con il conducente seduto davanti all'asse anteriore. Questa soluzione liberava un'incredibile quantità di spazio per i passeggeri. Se la panca anteriore era per due o tre persone, dietro comparivano due portiere tradizionali, contrapposte a quelle controvento frontali, che permettevano l'accesso ai posti posteriori. Qui era disponibile sia una versione con una panchetta completamente ripiegabile nel pianale di carico, capace di ospitare fino a tre persone, oppure la configurazione a 6 posti, con 4 sedili singoli ripiegabili. Con questi in posizione, la 600 Multipla offriva dai 4 ai 6 posti, con un ampio vano bagagli tra gli schienali dei sedili posteriori e il vano motore, o un enorme vano per oggetti, cose o persino un materasso.

Fiat aveva intuito il grande potenziale della sua monovolume, un'auto non solo dedicata a piccoli artigiani, conventi o squadre di calcio, ma anche al tempo libero, allo sport e alle gite fuori porta. Alla fine, però, la sua estetica insolita e la scarsa comprensione del concetto la relegarono agli usi di nicchia. Ci fu, tuttavia, un ambito in cui sbaragliò ogni concorrenza: i taxi. La Fiat 600 Multipla divenne uno dei taxi più diffusi in Italia e in Europa, grazie alle dimensioni e alla maneggevolezza perfette per la città e al tantissimo spazio interno.

Negli Stati Uniti, le prime monovolume furono di costruzione giapponese, a partire dalla concept car Mitsubishi SSW (la futura Space Wagon) del 1979, seguita dalla Toyota Tercel del 1981 e, nel biennio successivo, dalla Nissan Prairie e dalla Honda Shuttle.

Un'altra pionieristica monovolume ante litteram, benché elitario, fu commissionata dal conte Ricotti, che ne curò la progettazione ispirandosi alla forma delle navicelle dei dirigibili. Un esempio storico di veicolo che precorse i tempi fu la Stout Scarab del 1936, spesso considerata la prima "minivan" al mondo per la sua configurazione a cabina avanzata e gli interni modulari.

Foto storica della Fiat 600 Multipla in un contesto urbano

L'Ascesa Moderna: Da Concept a Fenomeno di Mercato

Dopo il "flop" di comprensione della 600 Multipla, la scena dei monovolume si quietò per anni. Le famiglie numerose optavano per i van come il Volkswagen Transporter, i Fiat 850T o i Ford Transit, e la domanda di auto da famiglia spaziose e curate sembrava essere svanita. Tuttavia, le case automobilistiche non si fermarono.

La svolta arrivò tra gli anni '70 e '80. In America, il desiderio di creare un furgone più curato, spazioso e family-friendly spingeva le "Big Three" (GM, Chrysler e Ford) a lavorare su progetti in questa direzione. Nello stesso momento, i team di Alfa Romeo e soprattutto Lancia furono tra i più vicini a lanciare il primo monovolume moderno in Europa.

Nel 1976, Alfa Romeo aveva progettato il "New York Taxi", un progetto realizzato da Bertone di un minivan spazioso per la città americana, che però non andò in porto. Bertone, tuttavia, consapevole della validità del progetto, propose la stessa formula a Lancia. La Casa di Borgo San Paolo accettò di realizzare un prototipo, la Lancia Megagamma del 1978. La Megagamma, come suggerisce il nome, era realizzata sul pianale della berlina media Gamma, da cui riprendeva anche il motore 2.5 boxer e l'ottima tenuta di strada. Esteticamente, era il prototipo del monovolume moderno, con tutti gli stilemi di cui si è parlato: un tetto di ben 25 cm più alto rispetto alla Gamma di partenza, uno spazio interno eccellente e un pavimento piatto. Sia fuori che dentro, era pronta per la produzione. Sfortunatamente, la dirigenza FIAT, proprietaria di Lancia, giudicò il progetto "troppo rischioso", cestinandolo nonostante le ottime ricezioni di pubblico e addetti ai lavori.

La Lancia Megagamma del 1978 fu un'incredibile occasione persa, anche perché il suo prototipo ebbe risonanza negli Stati Uniti, che nel 1983 videro il lancio del loro primo minivan, il monovolume all'americana, la Chrysler Voyager.

Il primo monovolume europeo di successo ebbe una storia incredibilmente travagliata. Tutto ebbe inizio con Matra, un'eclettica casa francese. La dirigenza Matra, parte del Gruppo Simca-Talbot-Chrysler alla fine degli anni '70, durante una visita negli Stati Uniti, vide il prototipo della Voyager e ne rimase colpita. Il progetto P16 nacque subito dopo, ma Matra non aveva le risorse per costruirlo con il proprio marchio e doveva convincere un'altra casa a produrlo. La prescelta avrebbe dovuto essere il Gruppo PSA, che controllava il 49% di Matra. Tuttavia, Peugeot e Citroen non erano affatto convinte, ritenendo che quel modello così strano potesse rivelarsi solo una perdita di denaro. Prima che Matra la proponesse a BMW, con cui collaborava da anni, si inserì Renault, che intuì il potenziale del veicolo. Dopo diverse trattative, che portarono alla scomparsa del doppio nome Renault-Matra e all'acquisto da parte della Losanga delle quote di Matra possedute da PSA, nel 1984 arrivò finalmente la Renault Espace.

Nel 1984, l'Espace sembrava un'auto di un altro pianeta. Sfoggiava una linea a cuneo, alta, spaziosissima, con un'amplissima vetratura e una carrozzeria in fibra di vetro, un classico di Matra. Le sue linee e la versatilità le valsero il soprannome di "TGV per le famiglie", sull'onda dell'entusiasmo per il nuovissimo treno ad alta velocità francese nato proprio in quegli anni. L'Espace era leggera, spaziosissima e dotata di potenti motori benzina e turbodiesel, ma soprattutto era incredibilmente versatile. All'interno, disponeva di tre file di sedili individuali (due davanti, due centrali e tre posteriori) che potevano essere ruotati, abbattuti, regolati, ripiegati, trasformati in tavolino e persino rimossi, per creare un ambiente dove conversare, giocare, pranzare o un enorme vano di carico. La capacità minima di carico era di ben 850 litri, con oltre 3500 litri disponibili abbattendo i sedili. Tutto ciò con soli 4,3 metri di lunghezza, meno di una Fiat Tipo. L'Espace rimase quasi unica fino agli anni '90, quando si moltiplicarono le rivali da Germania, Francia, Italia e persino Giappone, con la singolare Toyota Previa a motore centrale e trazione posteriore.

Immagine della Renault Espace originale, mostrando il suo design innovativo

L'Età d'Oro e la Diversificazione

Gli MPV hanno continuato la loro ascesa, inizialmente dedicata alle automobili più grandi come Fiat Ulysse, Lancia Zeta o Volkswagen Sharan, per poi arrivare a una svolta negli anni 2000. Il pubblico desiderava spazio, praticità e la sensazione di avere un'auto adatta a ogni situazione. Per questo, nacquero prima le monovolume medie, come Volkswagen Touran, Renault Mégane-Scenic, Citroen Xsara Picasso e la Fiat Multipla (la prima delle monovolume medie, lanciata nel 1998).

Nei primi anni 2000, le monovolume spopolarono anche nel segmento inferiore come alternativa, spesso più gradevole esteticamente, alle piccole station wagon meno convincenti, come nel caso della Opel Meriva, che ha virtualmente preso il posto della Corsa Wagon. Questo tratto, comune anche ai SUV, le rende molto gradite agli automobilisti meno giovani, che apprezzano il vantaggio di salire a bordo più facilmente e non dover "calarsi" nell'abitacolo come per auto più basse.

Il rovescio della medaglia può essere rappresentato da una capacità del bagagliaio equivalente o addirittura superiore a quella delle station wagon di pari dimensioni, ma con un vano di carico che si sviluppa più in altezza che in lunghezza. Per quanto la forma sia spesso levigata e aerodinamicamente valida, una monovolume difficilmente fa meglio di una wagon in fatto di consumi, visto che la sua sezione frontale è maggiore e spesso lo è anche il peso.

Nonostante la loro indiscussa praticità, le monovolume non sono mai state delle vere icone di stile per un pubblico generalista. Certo, ci sono automobili di questo tipo che hanno sfoggiato linee interessanti e piacevoli come BMW Serie 2 Active Tourer o Ford S-Max, considerate tra le monovolume esteticamente più riuscite, o anche la piacevole Opel Meriva seconda serie del 2012, o l'ultima Kia Carens. Tuttavia, il loro appeal principale è sempre stato legato alla funzionalità e allo spazio offerto, piuttosto che al design audace o sportivo.

Infografica che mostra le diverse configurazioni dei sedili in un monovolume moderno

Monovolume Oggi: Sfide e Ruolo nel Mercato

Nel panorama automobilistico attuale, il monovolume ha subito una trasformazione significativa. Sebbene abbia goduto di un periodo di grande successo, specialmente tra le famiglie, la sua popolarità è stata in parte eclissata dall'ascesa dei SUV (Sport Utility Vehicle). I SUV offrono un'estetica più robusta e avventurosa, una maggiore altezza da terra e spesso una trazione integrale, fattori che hanno conquistato una fetta sempre più ampia di consumatori, compresi quelli che in passato avrebbero optato per un monovolume.

Nonostante questa competizione, il monovolume continua a mantenere un ruolo importante per chi cerca la massima ottimizzazione dello spazio e della versatilità interna. Le sue caratteristiche distintive, come il pianale piatto, l'ampia vetratura e la modularità degli interni, rimangono insuperate in termini di abitabilità e capacità di carico. Molti monovolume moderni hanno evoluto il loro design per essere più accattivanti, integrando linee più dinamiche e finiture interne di qualità superiore, per competere anche sul fronte estetico.

La facilità di accesso e la posizione di guida rialzata, che riducono la necessità di "calarsi" nell'abitacolo, rimangono un vantaggio significativo, specialmente per gli automobilisti meno giovani o per chi ha bambini piccoli da sistemare sui seggiolini. La capacità di offrire fino a sette posti veri, con la possibilità di modulare lo spazio interno in base alle esigenze, rende il monovolume una scelta insostituibile per famiglie numerose, per chi pratica sport che richiedono il trasporto di attrezzature ingombranti o per chi necessita di un veicolo adattabile a molteplici scopi, dal lavoro al tempo libero.

In sintesi, il monovolume serve a colmare una nicchia specifica nel mercato automobilistico: quella dei veicoli che priorizzano lo spazio, la praticità e la versatilità al di sopra di ogni altra cosa. Sebbene la sua estetica possa non essere sempre la più appariscente, la sua funzionalità e la sua capacità di adattarsi a una vasta gamma di esigenze lo rendono un veicolo estremamente utile e apprezzato da chi ne comprende il vero valore. Il suo percorso, dalle prime intuizioni rivoluzionarie alle sofisticate offerte attuali, testimonia una costante ricerca di soluzioni per la mobilità familiare e multifunzionale.

Confronto visivo tra un monovolume e un SUV, evidenziando le differenze chiave in altezza e profilo

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