La Subaru Impreza WRX STI del 2002, soprannominata affettuosamente "Bugeye" per il suo inconfondibile frontale con fari tondi, rappresenta un capitolo cruciale nell'evoluzione della leggendaria berlina giapponese. Questo modello ha elevato il concetto di Impreza a un nuovo livello, trasformandola da un'auto da rally per appassionati a una vera e propria contendente nel segmento delle supercar, offrendo prestazioni mozzafiato e un'esperienza di guida coinvolgente.

Un Eredità di Vittorie e Innovazione
La nascita della seconda generazione di Impreza, e in particolare della versione WRX STI, non è stata un punto di partenza da zero, ma un'evoluzione mirata basata sui solidi concetti del modello precedente, la mitica Impreza WRX prima serie (GC8). Sebbene abbia guadagnato circa 200 kg rispetto alla sua antenata, la "Bugeye" ha compensato questo aumento di peso con un notevole incremento di potenza e rigidezza strutturale. La filosofia di base, tuttavia, è rimasta fedele alla sua vocazione sportiva: un motore turbo boxer, un telaio rinforzato e un sistema di trazione integrale evoluto. In Europa, per distinguersi dalla versione americana, la STI è stata presentata con un'ala posteriore più bassa, sebbene l'imponente "mensola dell'Ikea" fosse disponibile come optional.
Design Distintivo e Funzionale
Il design della "Bugeye" è stato oggetto di accesi dibattiti, soprattutto per quanto riguarda i fari anteriori tondi. Criticate ferocemente al momento del lancio, queste unità sono durate meno di un anno prima che Subaru introducesse un restyling correttivo. Tuttavia, con il passare del tempo, questi "occhi da scarrafone" hanno acquisito un fascino particolare, conferendo alla vettura un'identità unica. La forma del cofano, simile a quella dell'antenata, è piatta e priva di eccessivi fronzoli, ma è impreziosita dai rigonfiamenti che incorniciano i fari e dalla generosa presa d'aria centrale dedicata all'intercooler. Il paraurti mantiene un aspetto deciso, con un'ampia apertura centrale e due enormi fendinebbia tondi ai lati, quasi a invitare a corse notturne.
Le fiancate sono massicce e lineari, con passaruota anteriori muscolosi che si estendono anche nella zona posteriore. La vettura trasmette un'aria seria, ma al contempo un certo spirito ribelle, come un diciottenne vestito elegantemente a un matrimonio. Il posteriore è piatto e l'ala bassa di serie attenua leggermente l'effetto "Solberg" che si ottiene con la classica accoppiata carrozzeria blu Mica e cerchi oro a dieci razze. L'esemplare in prova, tuttavia, non è del tutto stock: un assetto ribassato e un terminale di scarico di generose dimensioni suggeriscono modifiche che, come ammesso dal proprietario, includono "un filino di mappa" che ne aumenta la potenza ben oltre i 265 CV originali.

Interni Orientati al Pilota
L'accesso all'abitacolo avviene attraverso le tradizionali portiere senza cornice superiore. Una volta all'interno, si viene accolti dai sedili STI, perfetti per lo scopo: contenitivi, con un disegno dritto e non eccessivamente appariscente, avvolti in tessuto tecnico e dotati di fori per cinture a quattro punti sul poggiatesta. La seduta potrebbe risultare leggermente più alta del dovuto per alcuni, ma la posizione di guida offre un'ottima visibilità e tutto è a portata di mano, permettendo di "prendere la mira" attraverso i passaruota bombati.
Il volante MOMO a quattro razze, sebbene esteticamente gradevole, viene criticato per essere un po' troppo grande e serioso. Al centro della plancia, il contagiri con fondo scala a 9000 giri/minuto è posizionato in modo ideale, affiancato a destra dal tachimetro e a sinistra dai vari indicatori ausiliari. Il pomello del cambio, rotondo e montato su un'asta lunga in stile "castelletto", promette un comando preciso e a corsa corta, come si conferma provando gli innesti a fermo.
Il Cuore Pulsante: Il Motore EJ20
Il propulsore che anima questa bestia è il mitico motore EJ20, un quattro cilindri boxer turbo da 2 litri. Nell'esemplare in prova, grazie alla "mappa" e ad altre potenziali modifiche non specificate, la potenza erogata supera ampiamente i 265 CV originali, attestandosi probabilmente tra i 300 e i 320 CV. La spinta è vigorosa fino a circa 5500 giri/minuto, per poi trasformarsi in una furia scatenata che spinge la vettura verso il limitatore. La lancetta del contagiri schizza verso gli 8000 giri, il volante si alleggerisce e il timbro del boxer si trasforma in un uragano sonoro, sempre più "soffiante" man mano che i giri aumentano. Il rilascio del gas è accompagnato da classici sbuffi e scoppi dallo scarico, autentici e non artefatti elettronicamente.
Dinamica di Guida: Un Equilibrio Delicato
Percorrere i 6 km della "Rievocazione Storica Colle del Melogno" con la STI "Bugeye" è un'esperienza che richiede concentrazione e rispetto. Rispetto alla precedente GC8, la seconda generazione è decisamente meno flessibile a livello di telaio, ma offre un motore con apparentemente il doppio della coppia e della disponibilità di giri, e una carreggiata maggiore. Lo sterzo, pur essendo sensibilmente demoltiplicato, mantiene una precisione sorprendente ai piccoli angoli, infondendo fiducia e permettendo correzioni d'emergenza.
L'approccio alle curve è quasi automatico: alleggerire il gas in ingresso, sentire il carico sull'avantreno e poi tornare a spingere sul pedale, il tutto con movimenti minimi del volante. I freni sono più potenti rispetto al passato, ma l'assetto più rigido rende la lettura dei trasferimenti di carico meno immediata, spingendo a un uso più morbido e graduale. L'uscita di curva è un momento magico: se l'ingresso è stato gestito correttamente, la potenza sembra "torcere" la struttura, trasformando un leggero sottosterzo in un sovrasterzo di potenza appena accennato che aumenta drasticamente l'agilità della STI. È la ricompensa per l'impegno del pilota.
Il cambio a corsa cortissima e innesti secchi, unito a una pedaliera che invita al punta-tacco, contribuisce al piacere di guida. Tuttavia, l'aumento delle prestazioni e del peso comporta un prezzo: il margine di errore si riduce significativamente. Su strade impegnative e poco conosciute, un ingresso troppo veloce in curva può portare a un sottosterzo marcato, e la vettura può apparire goffa e "pesante" sulle ruote esterne, senza attivare quella sensazione di rotazione desiderata. La STI è un "giocattolo" più professionale che non ammette distrazioni eccessive.

La Magia del Ritmo: Trovare il Limbo Perfetto
Comprendere il comportamento della STI è fondamentale, specialmente quando si inizia a "mettere in movimento" il telaio. L'assetto, inizialmente apparentemente meno incline alle imbardate rispetto all'antenata, rivela la sua vera natura "Subaru" a velocità più elevate, con fluidità e capacità di copiare l'asfalto. L'esperienza ottimale si trova in un delicato equilibrio: entrare in curva con la giusta velocità (non troppo forte, ma nemmeno troppo prudenti), frenare fino all'inserimento, sentire il muso incollato alla traiettoria e il posteriore leggero. Se si riesce a trovare questo "limbo", si gode di un'accelerazione fluida e di un motore che esprime tutta la sua ferocia agli alti regimi.
In un tratto quasi rettilineo, portare la terza marcia al limitatore trasforma la strada in un tunnel verde indistinto che scorre a velocità elevata. L'avvicinarsi a un tornante destro in salita, l'ultima curva prima dell'arrivo, porta quasi automaticamente a tirare il freno a mano. Sebbene l'intento fosse quello di un inserimento alla McRae, la timidezza ha permesso solo un leggero "sbuffo" del posteriore prima di tornare sul gas e uscire sparati verso il breve rettilineo finale.
Un Ritorno alle Origini, con Maturità
Nonostante la percezione iniziale che la STI fosse diventata troppo grande per divertirsi seriamente sulle strade secondarie, l'esperienza sul Colle del Melogno ha fatto ricredere. La vettura, specialmente in un esemplare con qualche modifica, è perfettamente in grado di affrontare con determinazione una strada tortuosa, offrendo momenti di adrenalina pura. A differenza della precedente GC8, la STI richiede maggiore calma e coscienza nella guida, ma in cambio offre un'agilità sorprendente per i suoi 1400 kg di peso, una volta trovato il giusto ritmo tra ingresso e uscita di curva.
Scheda Tecnica e Valutazione Commerciale
La Subaru Impreza WRX STI del 2002 in versione europea, con il motore EJ20 da 2 litri e 265 CV, cambio manuale a 6 rapporti e trazione integrale, rappresenta un pezzo di storia automobilistica. Gli esemplari originali e ben conservati, come quello descritto con soli 117.000 km, libretto service originale e assenza di modifiche estetiche significative, sono sempre più ricercati dai collezionisti. Il prezzo richiesto per un esemplare del genere si aggira intorno ai 45.000 €, riflettendo il suo status di icona dei rally e la sua crescente quotazione nel mercato delle auto sportive d'epoca. La dotazione tecnica, che include la certificazione ASI e la documentazione italiana completa, sottolinea ulteriormente il valore di questo veicolo.
La quarta generazione della Subaru WRX STI, sebbene tecnologicamente avanzata con il motore 2.5 turbo da 300 CV, la trazione integrale con differenziali a controllo elettronico e diverse modalità di guida, non possiede lo stesso fascino grezzo e l'anima da rally puro che caratterizza la "Bugeye". Quest'ultima incarna un'epoca in cui la purezza meccanica e l'esperienza di guida diretta erano al centro dell'attenzione, rendendola un oggetto del desiderio per gli appassionati.