Il settore automotive, con la sua complessità e le continue interazioni tra aziende e consumatori, è spesso oggetto di attenta vigilanza da parte delle autorità garanti. Queste istituzioni, tra cui il Garante per la Protezione dei Dati Personali (Garante Privacy) e l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), intervengono per assicurare che le pratiche commerciali siano corrette, trasparenti e rispettose dei diritti dei cittadini, irrogando sanzioni pecuniarie significative in caso di violazioni. Le multe emesse in questo ambito non sono solo un mezzo per punire le condotte illecite, ma fungono anche da monito per tutte le aziende, spingendole a operare nel rispetto delle normative vigenti.
Il Consenso al Trattamento dei Dati Personali nel Marketing Diretto
Una delle questioni centrali nel panorama della tutela dei diritti digitali riguarda l'utilizzo dei dati personali per scopi di marketing diretto. Secondo il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), le aziende devono ottenere il consenso esplicito degli utenti prima di impiegare i loro dati per tali finalità. Il Garante Privacy sottolinea, a tal proposito, che una delle cose fondamentali che i titolari del trattamento devono fare è raccogliere il consenso degli utenti tramite il metodo double opt-in. Questo meccanismo prevede che l'utente, dopo aver fornito il proprio indirizzo email, riceva una comunicazione per confermare l'iscrizione, garantendo così una manifestazione di volontà chiara e inequivocabile.

A seguito di violazioni delle normative sul trattamento dei dati personali, il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto, come nel caso di una società sanzionata con una multa di 45.000 euro. L'importo della sanzione è stato determinato tenendo conto della gravità della violazione e della natura sensibile dei dati trattati. Tale sanzione, emessa dal Garante per il marketing senza consenso, costituisce un chiaro monito per tutte le aziende che operano nel settore, evidenziando l'importanza di una gestione scrupolosa e conforme alle leggi sulla privacy.
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Pratiche Commerciali Scorrette nel Noleggio a Lungo Termine: Il Caso ALD Automotive (Ayvens)
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha rivolto la sua attenzione anche al settore del noleggio a lungo termine, un ambito in cui la chiarezza delle informazioni precontrattuali e contrattuali è di fondamentale importanza. Un caso emblematico è quello che ha visto protagonista ALD, un player globale del noleggio a lungo termine, sanzionata per 5 milioni di euro dall'Antitrust per pratica commerciale scorretta riguardo alla gestione degli addebiti al cliente per i danni al veicolo riportati durante il noleggio.
Il problema principale, come accertato dall'Autorità, risiedeva nella fase precontrattuale e contrattuale, durante la quale la società ha fornito ai consumatori informazioni carenti, ambigue e frammentate sulla natura, le caratteristiche principali e le condizioni del servizio accessorio e a pagamento che consente di limitare la responsabilità per danni al veicolo. Questo servizio, acquistato da quasi tutti i clienti, dovrebbe consentire ai consumatori di pagare solo la franchigia pattuita in caso di danni al veicolo noleggiato.

Inoltre, è emerso che il consumatore non è stato puntualmente avvisato neppure dei criteri adottati dalla società per valutare quali danni non fossero considerati derivanti da normale usura e fossero quindi a carico del cliente se non denunciati immediatamente al loro insorgere. ALD, infatti, esclude l'addebito per i soli danni valutati "da normale usura". Questa mancanza di trasparenza ha generato incertezza e costi imprevisti per i consumatori.
L'Autorità ha valutato aggressivo il fatto che ai clienti venga addebitato il costo di riparazione di danni di cui vengono a conoscenza solo in fase di riconsegna, al termine della perizia tecnica, poiché di lieve entità o non visibili ad occhio nudo. La scoperta di questi addebiti a posteriori ha rappresentato una pratica lesiva della fiducia del consumatore e ha contribuito alla sanzione.
Alla luce di ciò, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha ritenuto opportuno irrogare ad ALD Automotive (oggi Ayvens, a seguito dell'acquisizione della concorrente olandese LeasePlan da parte di ALD Automotive, di proprietà della francese Société Générale, e la successiva fusione delle due aziende che adesso operano entrambe con il marchio commerciale Ayvens) una multa di 5 milioni di euro per aver posto in essere una pratica commerciale scorretta ai sensi degli articoli 20, 21, 22, 24 e 25 del Codice del consumo. Questa vicenda sottolinea l'importanza per le aziende di fornire informazioni chiare e complete in ogni fase del rapporto contrattuale, specialmente quando si tratta di servizi accessori e di responsabilità per danni.
L'Ingannevolezza sull'Origine dei Prodotti e la Mancanza di Assistenza Post-Vendita: Il Caso DR Automobiles
L'AGCM ha anche agito contro pratiche commerciali che inducono in errore i consumatori sull'origine e le caratteristiche essenziali dei prodotti, nonché sulla qualità dell'assistenza post-vendita. Ne è un esempio il caso di DR Automobiles S.r.l. e della sua controllata DR Service & Parts S.r.l., sanzionate per 6 milioni di euro per aver attuato due pratiche commerciali scorrette.

L'Autorità ha accertato che DR Automobiles, nell'ambito dei messaggi e/o delle comunicazioni commerciali diffusi almeno a partire dal dicembre 2021 attraverso vari canali, ha indicato in modo ingannevole l'Italia come origine e luogo di effettiva produzione delle autovetture commercializzate con i marchi DR ed EVO. Si tratta però di autoveicoli prodotti in Cina, salvo marginali interventi di rifinitura e di completamento. Questa pratica, definita "Italian sounding" o "made in Italy ingannevole", sfrutta la reputazione positiva del Made in Italy per attribuire ai prodotti un'origine che non corrisponde alla realtà, traendo in inganno i consumatori sulla reale provenienza e sul valore aggiunto dei veicoli.
L'istruttoria ha accertato, inoltre, che DR Service & Parts S.r.l. e DR Automobiles S.r.l., almeno a partire dal 2022, non hanno garantito un adeguato approvvigionamento dei pezzi di ricambio e neppure una corretta assistenza post-vendita, tramite la rete dei concessionari e/o delle officine autorizzate. A ciò si aggiunge il fatto che alla rete non è stata fornita idonea formazione tecnica. La mancanza di pezzi di ricambio e di un'assistenza qualificata costituisce una grave violazione degli obblighi contrattuali e post-vendita, minando la fiducia dei consumatori e compromettendo la durabilità e la funzionalità dei veicoli acquistati. Una corretta assistenza post-vendita è infatti un pilastro fondamentale del rapporto di fiducia tra azienda e cliente, garantendo il supporto necessario in caso di problemi tecnici e la disponibilità di componenti originali per le riparazioni. La carenza in questo ambito può portare a disagi significativi per i proprietari dei veicoli, costretti a lunghe attese o a ricorrere a soluzioni alternative meno affidabili.
GDPR 2016 - spiegato in 8 minuti
Queste due pratiche commerciali scorrette - l'indicazione ingannevole del luogo di produzione e la mancata garanzia di un'adeguata assistenza post-vendita e approvvigionamento di pezzi di ricambio - hanno portato alla sanzione congiunta delle due società. Le azioni intraprese dall'AGCM in questo contesto mirano a proteggere i consumatori da informazioni fuorvianti che possono influenzare le loro decisioni di acquisto e a garantire che le aziende rispettino gli impegni assunti in termini di supporto e manutenzione dei prodotti. La trasparenza sull'origine dei beni e l'efficienza dei servizi post-vendita sono elementi cruciali per un mercato equo e competitivo, dove i consumatori possano fare scelte informate e consapevoli.
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