Narava e il contesto storico della Numidia: tra mercenari, regni e dominio romano

Quando si parla di Africa come provincia romana, dobbiamo considerare due entità politiche: la prima rappresenta il nocciolo della provincia stessa, costituito da quelli che erano i possedimenti cartaginesi sul continente sahariano, mentre la seconda è il regno numidico che circondava, in antico, quello punico. È inevitabile quindi non accostare questa provincia direttamente alle tre guerre che Roma combatté contro Cartagine e conosciute con il nome di Puniche. In questo scenario geopolitico complesso, figure come Narava, principe di Numidia, emergono come elementi di transizione tra le dinamiche tribali locali e i grandi conflitti imperiali.

Mappa del Nord Africa nel III secolo a.C. con evidenziati i territori di Massili e Massesili

Il principe Narava: un generale tra due mondi

Narava (in greco antico Ναραύας; fl. III secolo a.C.) è stato un nobile e generale berbero, principe di Numidia, abile cavallerizzo e stratega. La sua figura è emblematica della fluidità delle alleanze nel Mediterraneo antico. Narava inizialmente militò come soldato nell'esercito mercenario di Spendio durante la guerra dei mercenari. Grande ammiratore di Amilcare Barca, nel 239 a.C. lasciò le truppe mercenarie per unirsi all'esercito cartaginese. Il suo passaggio segna un momento di profonda riflessione sulla lealtà dei capi numidi, spesso contesi tra la lealtà verso i propri clan e la necessità di schierarsi con le potenze egemoni del tempo.

La Numidia: una terra di confini e identità

La Numidia è la denominazione, nell'antichità, di quella parte dell'Africa compresa tra la Mauretania (all'incirca l'attuale Marocco) e i territori controllati da Cartagine (la zona dell'attuale Tunisia). Corrispondeva quindi, grosso modo, alla parte nord-orientale dell'attuale Algeria (anche se spesso nella storia i suoi confini mutarono anche di molto). Il termine Numidia andò precisandosi nella sua determinazione geografica in età romana. Era abitata dai Numidi, nome che probabilmente riproduce un nome locale di popolazione, ma che molti hanno interpretato come equivalente alla parola greca Nomades indicante "pastori" nomadi, e ne hanno dedotto che i Numidi erano in origine popolazioni nomadi dedite alla pastorizia. È però un dato di fatto che la maggior parte dei Numidi fosse costituita da agricoltori sedentari.

Nel III secolo a.C., i Numidi erano divisi in due regni, corrispondenti a due grandi gruppi tribali, i Massili nella Numidia orientale, e i Massesili in quella occidentale. All'epoca della seconda guerra punica, i Massesili, comandati da Siface, si schierarono con i Cartaginesi, mentre i Massili (il cui territorio era stato occupato da Siface), sotto il comando di Massinissa, si allearono con i Romani.

Massinissa e l'ascesa del regno unificato

Massinissa (n. 238 circa - m. 149 o 148 a.C.), figlio del re Gaia, fu inviato dal padre nella Spagna, in aiuto ai Cartaginesi, coi quali nel 211 sconfiggeva Publio Scipione, ma fu nel 207 fra gli sconfitti di Ilipa, per opera del figlio di quello (il futuro Africano). Tornato in Africa nel 206 per rivendicarvi il regno paterno, che gli era stato usurpato, dopo aspra lotta lo perdette a opera di Siface. Ma si mise allora (205) in relazione coi Romani che erano sbarcati in Africa e con la propria cavalleria contribuì validamente alla sconfitta di Asdrubale e di Siface prima ai Castra Cornelia, poi ai Campi Magni.

Rappresentazione artistica di Massinissa e la cavalleria numida in battaglia

Ribadita la vittoria sul secondo al fiume Ampsaga (204), lo faceva prigioniero e conquistava la capitale del suo regno, Cirta. Avvenne allora l'incontro con Sofonisba, moglie di Siface, che la tradizione colorì di tinte romanzesche. A Naraggara M. contribuì efficacemente alla sconfitta di Annibale (202). La pace del 201 imponeva a Cartagine il riconoscimento dell'indipendenza del regno numida, e insieme la restituzione a M. dei vastissimi territorî già possesso dei suoi avi: ed egli con l'appoggio dei Romani poté stabilire il proprio dominio su tutta la regione compresa fra il confine cartaginese e il Muluchat. Nel paese così ingrandito e pacificato, M. promosse l'attività agricola e commerciale, diffuse la cultura della fiorente comunità fenicia della costa.

L'eredità di Massinissa e la caduta di Giugurta

Alla morte di Massinissa, nel 148 a.C., Scipione Emiliano volle che il regno fosse condiviso tra i tre figli del re, Micipsa (il maggiore), Gulussa e Mastanabale. Rimasto unico sovrano dopo la morte dei fratelli, Micipsa combatté a fianco dei Romani nella terza guerra punica. Quando morì lasciò il potere, in condivisione, ai suoi due figli Aderbale e Iempsale, ed al nipote e figlio adottivo Giugurta. Quest'ultimo, intenzionato a ristabilire l'unità del regno, fece assassinare Iempsale, mentre Aderbale si era rifugiato presso i Romani.

Questi colsero il pretesto per scatenare la guerra giugurtina nel 113 a.C., ricordata da Sallustio nel suo Bellum Iugurthinum: Giugurta venne sconfitto da Mario, portato prigioniero a Roma e messo a morte nel Carcere Mamertino nel 105 a.C. Questa situazione durò fino alla guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo: dopo la sconfitta di quest'ultimo, il re di Numidia Giuba I, che era stato suo alleato, venne sconfitto a Tapso e si diede la morte nel 46 a.C. La maggior parte del suo regno divenne una provincia romana, col nome di Africa Nova.

Storia romana/Letteratura latina 37: La guerra giugurtina

La Numidia come provincia romana

Nel 25 a.C. la struttura amministrativa si consolidò ulteriormente. Le città principali della Numidia romana erano a nord Cirta (oggi Costantina), la capitale (con il suo porto di Rusicadae, oggi Skikda), e Hippo Regius (Ippona, oggi Annaba), nota come la sede vescovile di sant'Agostino. Lambaesis fu la sede della Legio III Augusta, oltre a essere il centro strategicamente più importante, dal momento che controllava i passi del Mons Aurasius (Aurès), un massiccio montuoso che separava la Numidia dai territori abitati dai Getuli, tribù nomadi del deserto, e che venne gradualmente occupato per intero dai Romani.

L'integrazione della Numidia nel sistema imperiale non fu un processo indolore. Tra il 17 e il 24 d.C. si registrarono forti tensioni, ma la progressiva romanizzazione, favorita dalla presenza di veterani e coloni, trasformò radicalmente il paesaggio. La penetrazione, sempre più profonda, in direzione delle ricche città della Tripolitania, realizzata con l'appoggio di Roma, che del valido concorso militare dei principi numidi si era più volte giovata nelle guerre d'Oriente, segnò il destino di questa regione fino alla tarda antichità.

L'invasione dei Vandali nel 428 diede inizio a una lenta decadenza, accompagnata da fenomeni di desertificazione. Tuttavia, il lascito di quella che fu la terra dei Numidi, dei Massili e dei Massesili, rimane indelebile nella stratificazione storica del Nord Africa, un territorio che da "terra di Iarba" - spesso confusa nelle fonti letterarie - divenne il granaio e il pilastro della stabilità mediterranea sotto le insegne romane. La storia dei principi numidi, da Narava a Massinissa fino a Giuba, rappresenta il tentativo costante di bilanciare autonomia locale e le potenti pressioni del mondo punico e romano, in un eterno gioco di equilibri che ha plasmato l'identità del continente africano per secoli.

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