Nicola Materazzi, un nome che risuona con riverenza nel pantheon dell'ingegneria automobilistica italiana, è stato una mente brillante e un genio creativo che ha dato vita ad alcune delle auto più incredibili e iconiche mai prodotte. La sua storia è un intreccio di passione, innovazione e traguardi sensazionali che hanno segnato un'epoca d'oro per il mondo delle quattro ruote. L'ingegnere cilentano, scomparso nell'estate del 2022 all'età di 83 anni, ha lasciato un'eredità indelebile, plasmando capolavori che continuano a suscitare ammirazione e stupore.
Materazzi non era solo un ingegnere, ma un artista a tutto campo, il cui ingegno si applicava sia ai motori che ai telai, un vero e proprio progettista di una stirpe che purtroppo sta scomparendo. Le sue opere, frutto di una combinazione immortale di passione e innovazione, dureranno per l'eternità, testimoniando la sua profonda comprensione della meccanica e la sua capacità di trasformare la materia in magia.

Le Radici di una Passione: Gli Anni della Formazione e i Primi Passi in Lancia
Nicola Materazzi nasce a Caselle in Pittari il 28 gennaio del 1939. Fin da giovane, la sua passione per l'ingegneria applicata alle quattro ruote è un fuoco che arde incessantemente. Questa passione lo spinge, a soli 22 anni, a fabbricarsi in modo autonomo un kart, un segno premonitore della sua innata curiosità e del suo talento. Il suo percorso accademico è lineare: si laurea alla facoltà di Ingegneria Meccanica presso l'Università Federico II di Napoli, dove trascorre anche un anno come assistente di un professore.
La svolta arriva quando la Lancia bussa alla sua porta, offrendogli un'opportunità d'oro. Materazzi si trasferisce a Torino, con scalo a Chivasso, sede del quartier generale del costruttore piemontese. Qui il suo ruolo è legato allo sviluppo di telai, sospensioni e strutture sterzo. Ma il vero punto di svolta arriva con il progetto Stratos, una macchina concepita con un unico, ambizioso obiettivo: dominare il mondiale rally. Nel 1974, Materazzi diventa responsabile del Reparto Corse ed entra a far parte del team di progettazione della Stratos, assumendo il ruolo di numero uno nell'applicazione del Turbo e nello sviluppo dell'aerodinamica. È in questo contesto che si instaura un "rapporto d'amore" tra Materazzi e i turbocompressori, un "matrimonio che porterà gioia a entrambe le parti". La Lancia Stratos, grazie anche al suo contributo, debutta in scena e vince tre titoli mondiali consecutivi, dimostrandosi invincibile. Materazzi si specializza nella sovralimentazione, lavorando poi sulle versioni Gruppo 5 della vettura da competizione.

L'Era Ferrari: L'Introduzione del Turbo e la Nascita di Leggende
Nell'anno 1978, a seguito della fusione dei reparti corse Lancia e FIAT, Nicola Materazzi viene chiamato a lavorare in Abarth per progettare la vettura Formula FIAT Abarth, dedicata alla formazione di giovani piloti. In questo periodo, nel 1979, realizza anche la monoposto FA2 di Formula 2 e la FA1, la prima Formula 1 di Osella. Questi progetti geniali e avveniristici non possono lasciare indifferente Enzo Ferrari, il "re della F1". Il "Drake" alza la cornetta e convoca a Maranello l'ingegnere cilentano, le cui capacità erano già state apprezzate con la Lancia Stratos, che, tra l'altro, montava sotto il cofano un propulsore a 6 cilindri di derivazione Ferrari. Di fronte alla proposta del vecchio commendatore, Materazzi non può dire di no.
Materazzi viene assunto dalla Ferrari nel 1979 per sostituire il precedente responsabile dell'ufficio tecnico del reparto corse. L'ex uomo Lancia diventa responsabile dell'Ufficio Tecnico per lo sviluppo di telai e motori della Scuderia Ferrari, introducendo la turbina alle "Rosse" della F1. La sua carriera è legata soprattutto alla Ferrari, dove inizia a lavorare verso la fine del 1979. Ed è a Maranello che l'ingegnere campano, dopo altre esperienze sulle F.1, si applica ai progetti più significativi della sua carriera.
Il sogno di Materazzi, però, è quello di progettare per intero una vettura. Fortunatamente, Enzo Ferrari non rimane insensibile all'ambizione dell'ingegnere cilentano, a tal punto da offrirgli "carta bianca per una nuova fuoriserie". Il "Drake", stanco delle sue creature diventate "troppo borghesi", è conscio che serva nuova linfa, che Materazzi riesce a ricavare grazie alle sue innovazioni. Nel 1984, dopo un lungo lavoro su motore (per la prima volta longitudinale), cambio, telaio e carrozzeria, vede il debutto la Ferrari 288 GTO. Questa sarà una supercar da record, grazie al motore a 8 cilindri, a 2 turbocompressori e ai 400 CV di potenza. Materazzi è stato il responsabile dell'adozione dei motori turbo in Ferrari. In seguito gli furono assegnati anche numerosi progetti di vetture stradali, tra cui la GTO, la Testarossa, la GTO Evoluzione, la F40 (della quale curò tutta la progettazione), la 412 GT, la 328 e la 208 Turbo.
Materazzi Racconta: Perché nacque la Ferrari F40 - Davide Cironi Drive Experience (SUBS)
La 288 GTO sarà il preludio alla Ferrari F40, che sarebbe arrivata nel 1987, dopo la chiusura del Gruppo B, dove avrebbe partecipato la 288 GTO Evoluzione. Presentata a Maranello in pompa magna, la F40 celebra i quarant'anni dell'azienda e diventa immediatamente un'icona della sua epoca, oltre che una delle supercar più incredibili di tutti i tempi. Voluta da Enzo Ferrari stesso per celebrare degnamente i 40 anni trascorsi dal suo primo modello stradale, la F40 è destinata a entrare nella leggenda come una delle supersportive più amate di sempre. Ispirata alla riuscitissima 308, che aveva segnato una svolta nello stile della Ferrari, era uscita stilisticamente dalla Pininfarina e dalla matita di Leonardo Fioravanti. Prodotta tra il 1987 e il ’92 in 1.311 esemplari, vantava pannelli della carrozzeria realizzati prevalentemente con materiali compositi, che integravano il telaio tubolare di acciaio. Ma il suo cuore era soprattutto il motore, un 8 cilindro a V di 90° di cubatura di poco inferiore ai 3 litri, sovralimentato con due turbo e in grado di erogare 478 CV e 577 Nm di coppia massima a 4.000 giri/min. Un rombo celestiale, cupo e possente, una scarica di adrenalina che innesca una naturale reazione da pelle d'oca. Quando si gira la chiave nel blocchetto d'accensione di una Ferrari speciale, come la 288 GTO o la F40, la materia si trasforma in magia. L'artefice dei più incredibili motori, in grado di scandire con il proprio sound un'epoca intera, ha un nome e cognome: Nicola Materazzi. A quel punto, Enzo Ferrari avrebbe voluto affidare a Materazzi il ruolo di Direttore Tecnico del Reparto Produzione vetture stradali, ma la Fiat, che aveva il controllo generale della divisione produzione, aveva altre idee. La frattura è netta, e Materazzi saluta il Cavallino Rampante.
Oltre Maranello: Cagiva, Bugatti e Laverda
Lasciato l'incarico in Ferrari, Materazzi approda alla Cagiva come direttore generale del reparto corse, per il biennio 1990-1991. Questa è una "rivoluzione totale", perché Materazzi si ritrova improvvisamente a fare il direttore tecnico e sportivo della Cagiva, passando dalle quattro alle due ruote.
Nel 1991, il telefono squilla di nuovo e dall'altra parte della cornetta si trova Romano Artioli, intento a offrirgli l'opportunità di completare il progetto Bugatti EB110, che versava in gravi difficoltà dopo l'addio di Paolo Stanzani. Nicola Materazzi fu chiamato da Romano Artioli alla Bugatti per diventarne il direttore tecnico, mentre si stava sviluppando la EB110. "Materazzi veniva dal mondo delle corse e pensava ad una macchina molto veloce, leggera, sportiva ed aggressiva", ricorda Gianni Sighinolfi, che lavorò con Materazzi nei progetti Bugatti EB110 e B. Engineering Edonis. Sighinolfi prosegue: "Invece nell’ambiente Bugatti alcuni avrebbero preferito un’auto più elegante e confortevole. Ma la sua volontà ebbe la meglio e si espresse pienamente in seguito, nel progetto Edonis".

Nel 1994, Materazzi assume la direzione tecnica della I.MO.LA (Industria Motociclistica Laverda) per la realizzazione del modello 750.
Nel 1995, la Bugatti dichiara fallimento. Parte della fabbrica di Campogalliano viene acquistata da Jean Borel, il quale fonda la B. Engineering.
L'Eredità della B. Engineering Edonis e il Carattere di un Maestro
La nuova auto si sarebbe chiamata Edonis. Quindi Materazzi e Sighinolfi continuarono a lavorare insieme: "Essendo l’unico responsabile tecnico, Materazzi tirò fuori in pochi giorni una cosa stupenda. Partendo dal progetto della EB110, fece sviluppare alla IHI due nuovi turbocompressori specifici e utilizzò la trazione posteriore invece di quella integrale, il che gli permise di alleggerire parecchio la vettura. Mi ricordo di quando andammo in pista per la prima volta a Nardò con quest’auto, nel 2001, a sfidare le migliori supercar del mondo. Lui aveva paura di non fare bella figura. Invece la Edonis centrò l’obiettivo dei 360 km/h (segnò 359,6 km/h in quell’occasione e veniva dichiarata una velocità massima di 365 km/h, ndr). In quel momento mi resi conto della sensibilità dell’uomo: si allontanò dalla pista, lontano dalle telecamere e dalle altre persone e si mise a piangere di gioia. Sono episodi che ti restano nel sangue e nella testa. Non è facile vedere queste persone lasciarsi andare ad esprimere i propri sentimenti. Materazzi aveva un carattere particolare."
Nicola Materazzi, sapeva tutto dell'auto, una "stoffa d’altri tempi". Sighinolfi conclude così il suo ricordo: "Io ho lavorato con parecchi ingegneri sia in Maserati che in Bugatti. Materazzi era un uomo che dell’auto sapeva tutto. Poteva progettare elementi su aerodinamica e motore, uno di quegli ingegneri di una volta che sapevano realizzare una vettura intera. Conoscevano le persone giuste e sapevano coinvolgerle. Era sempre presente ai test. Mai una volta in cui mancasse. Sempre pronto a dare consigli e anche ad ascoltare ciò che i meccanici suggerivano. Una persona unica nella disponibilità e nella capacità. Nell’ambiente lui godeva di una stima incredibile, è sempre stato amato da tutti e oggi ci lascia un vuoto sia tecnico che morale. Non riusciremo a dimenticarlo".
Nicola Materazzi è stato un ingegnere meccanico che ha dato vita ad alcune delle auto più incredibili viste in Italia. Un ingegnere di origini salernitane, padre di alcune delle supercar più importanti di tutti i tempi, tra le quali spiccano la leggendaria Ferrari F40 e la Bugatti EB 110. Il suo lavoro fu decisivo per alcuni fra i "dipinti" più celebri nella galleria delle automobili indimenticabili: Lancia Stratos, Ferrari F40 e Bugatti EB110, tanto per elencarne qualcuna. Il "piccolo genio creativo" ha lasciato un segno indelebile, e le sue "opere dureranno per l'eternità".

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