Si spande nell'aria, ed è una promessa di felicità. Sa di storie bellissime, sa della magia di un'immagine, sa di luci, parole e suoni che resteranno impressi nella nostra memoria. Ci sono registi senza i quali il cinema americano non sarebbe stato lo stesso. Francis Ford Coppola è uno di questi. Nato a Detroit nel 1939 ma cresciuto a New York, da genitori di origini italiane, si appassiona presto alla musica e al teatro, fino a trovare il grande amore nel cinema.

Le Origini Familiari e l'Influenza Italiana
Francis Ford Coppola nasce a Detroit, nel Michigan, il 7 aprile del 1939. È il secondogenito dei tre figli di Carmine Coppola (1910-1991), un compositore e direttore d'orchestra newyorchese, e di Italia Pennino (1912-2004), anch'ella newyorchese. La sua è una storia profondamente radicata nelle migrazioni italiane verso gli Stati Uniti, un tema che, in modi diversi, influenzerà anche la sua produzione cinematografica.
I nonni paterni, Agostino Coppola e Maria Zasa, erano immigrati italiani originari di Bernalda, un piccolo paese in provincia di Matera, in Basilicata. Agostino (1882-1946) si trasferì negli Stati Uniti all'inizio del 1900. La famiglia paterna era di umili origini, stabilitasi a Bernalda tra contadini e calzolai. Tuttavia, ricerche condotte attraverso l'Archivio di Stato Civile di Lecce, risalendo alla fine del 1700, hanno rivelato che un antenato, Carmine (circa 1775-1832), era nativo di Ugento nel Salento, nel leccese, e suo padre Francesco era nato a San Cesario di Lecce e morto a Lecce. Dunque, i Coppola sono anticamente dei calzolai originari del Salento. Carmine sarebbe giunto a Bernalda sposando la bernaldese Anna Gallitelli intorno al 1803. Il 1° maggio 1989, Francis Ford Coppola è diventato cittadino onorario di Bernalda, a testimonianza del legame profondo con le sue radici. Ha anche acquistato un antico palazzo nella vicina Metaponto con l'intento di trasformarlo in un albergo esclusivo e rilanciare il turismo della zona.
La madre, Italia Pennino, era figlia a sua volta di genitori italiani: il celebre compositore Francesco Pennino (1880-1952), originario di Napoli, che era anche proprietario di una sala cinematografica a Brooklyn e importatore di film italiani, e sua consorte Anna Giaquinto. Il nome anglicizzato Francis fu preso dal nonno materno.
La famiglia Coppola è un vero e proprio clan che ha invaso Hollywood sotto molti punti di vista. Francis è fratello maggiore dell'attrice Talia Shire e del docente di letteratura August Coppola. È anche zio di numerose star cinematografiche, tra cui il grande attore hollywoodiano Nicolas Cage (figlio di August), il regista Christopher Coppola, l'attore Marc Coppola, i musicisti e interpreti Robert e Jason Schwartzman (figli di Talia Shire), e l'assistente ai costumi Stephani Schwartzman. È anche nonno dell'attrice Gia Coppola.
L'Infanzia e la Nascita di una Passione
L'infanzia di Francis Ford Coppola fu segnata da un evento che, in retrospettiva, si rivelò determinante per la sua futura carriera: fu colpito dalla poliomielite, che lo costrinse a rimanere in casa per un lunghissimo periodo di tempo, affrontando la quarantena. Per passare il tempo, i suoi genitori gli regalarono un piccolo teatrino di marionette, che lui rapidamente imparò ad animare. Questa esperienza lo avvicinò al mondo della narrazione e della messa in scena.
Durante il periodo scolastico, Coppola è stato uno studente mediocre, ma molto interessato all'ingegneria e alla tecnologia. Già a partire dall'età di 10 anni, realizzò i primi film amatoriali con la cinepresa da 8 mm di suo padre, coltivando la passione per il cinema. La madre, l'ex attrice Italia Pennino, lo incoraggiò in questa scelta.
Inizialmente, Francis si indirizzò verso la carriera musicale, seguendo le orme del padre Carmine, che al tempo era flautista presso l'Orchestra Sinfonica di Detroit e in seguito primo flauto dell'Orchestra Sinfonica della NBC diretta da Arturo Toscanini. Coppola vinse anche una borsa di studio all'Accademia militare di New York. Ha frequentato 23 scuole diverse, prima di diplomarsi alla North High School. Oltre alla carriera musicale, su pressione del fratello August, Coppola tentò anche la carriera di scrittore.
Superata la malattia ed entrato nella pubertà, Coppola si divertiva a sincronizzare brani di musica sulle immagini dei filmini di famiglia grazie a un registratore. Poi, a 18 anni, scoprì Sergej M. Ejzenstejn, rimanendone folgorato, e frequentò assiduamente le proiezioni del Museum of Modern Art di New York.

Gli Anni della Formazione: Teatro e Cinema Indipendente
Nel 1960, Coppola si laureò in teatro alla Hofstra University, dove imparò l'arte dell'allestimento scenico. Con i primi guadagni, ottenuti grazie a qualche lavoretto, comprò una cinepresa da 16mm e girò un cortometraggio mai portato a termine. Successivamente, si trasferì a Los Angeles per studiare cinematografia alla UCLA, dove realizzò numerosi cortometraggi e film brevi.
Agli inizi degli anni sessanta, tra il 1961 e il 1963, cominciò la sua carriera da regista quando entrò in contatto con il re dei B-movies statunitensi Roger Corman, del quale diverrà grande amico e ottimo collaboratore. Corman lo scelse come suo assistente e lo assunse per dirigere il film a basso costo Tonight for Sure nel 1962. Questa pellicola, in cui Francis era anche sceneggiatore (assieme a Jerry Shaffer), non ebbe critiche lusinghiere, ma rappresentò un esordio importante per Coppola.
Per Roger Corman, Coppola svolse le mansioni più disparate. Con il nome di Thomas Colchart, firmò alcune nuove scene da inserire nel film fantascientifico Stazione spaziale K-9 (1960) di Aleksandr Kozyr e Mikhail Karzhukov, di cui Corman aveva acquistato i diritti per farne un remake. Dopo aver girato alcuni film porno nel 1961, fu assistente regista per Sepolto vivo (1962), direttore dei dialoghi per La torre di Londra (1962) con Vincent Price, esordì come attore in Caccia di guerra (1962) di Denis Sanders, accanto a Tom Skerrit, Robert Redford e Sydney Pollack (seguito da un piccolo ruolo ne I diavoli del Gran Prix, 1963, di Corman), e fu produttore per La vergine di cera (1963) con Jack Nicholson e Boris Karloff. Senza dimenticare la sua mansione come sceneggiatore e curatore dei dialoghi ne La città dei mostri (1963) con Price e Lon Chaney Jr.
È il 1963 quando Francis Ford Coppola riuscì finalmente a firmare il suo primo lungometraggio, esordendo dietro la macchina da presa con il film horror Terrore alla tredicesima ora (conosciuto anche come Dementia 13). Il film, una rielaborazione del romanzo di Charles Hannawalt, ebbe un modesto successo, ma Coppola venne notato.
Perché Francis Ford Coppola odia IL PADRINO
I Primi Successi e l'Era di Hollywood
La sua attività di sceneggiatore si sviluppò maggiormente quando venne assunto dalla Seven Arts. Partecipò alla sceneggiatura del film di Sydney Pollack This Property Is Condemned (1966; Questa ragazza è di tutti) con Natalie Wood e l'immancabile Redford, e di Paris brûle-t-il? (1966; Parigi brucia?) di René Clément, con Jean-Paul Belmondo, Kirk Douglas e Glenn Ford.
Nel 1966, dopo tre anni di silenzio registico, Coppola tornò dietro la macchina da presa, scrivendo e dirigendo la commedia sperimentale Buttati Bernardo! (You're a Big Boy Now). Il film ottenne un buon successo, ottenendo anche una nomination all'Oscar per la miglior attrice non protagonista a Geraldine Page. Realizzò poi il lungometraggio Sulle ali dell'arcobaleno (Finian's Rainbow, 1968) con Fred Astaire, il primo film di Coppola con un attore famoso come protagonista, ma che si rivelò un disastro commerciale. Cui seguì l'anno dopo il dramma Non torno a casa stasera (The Rain People, 1969) con Robert Duvall e James Caan, due attori che faranno parte anche dei suoi successivi lavori. Questo film on the road, sulla fuga di una donna, anticipò molti temi del cinema di protesta statunitense degli anni Settanta.
Nel 1970, Coppola ottenne il suo primo grande riconoscimento come sceneggiatore, vincendo il premio Oscar per la sceneggiatura di Patton, generale d'acciaio (Patton, 1970) di Franklin J. Schaffner, premio che divise con Edmund H. North. Il film, interpretato da George C. Scott, vinse in totale sette premi Oscar. A quel punto, il nome del regista cominciò a farsi sentire negli ambienti di Hollywood.

Il Padrino: La Consacrazione e la Nascita di un Capolavoro
Nel 1971, la Paramount Pictures chiamò Francis Ford Coppola, allora trentaduenne e poco famoso, per dirigere l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Mario Puzo, Il padrino (The Godfather). Il produttore Robert Evans era convinto della necessità che fosse un regista italoamericano a dirigere quel tipo di film.
Coppola ha più volte rivelato che questo film è stato il più difficile da realizzare della sua carriera, a causa dei numerosi contrasti con la produzione relativi alle scelte di casting e al budget. Coppola, contattato solo dopo il rifiuto di registi come Sergio Leone, Elia Kazan e Arthur Penn, accettò l'incarico. Fin da subito, sfidò l'ancien régime di Hollywood imponendo il proprio controllo creativo sull'opera.
La prima controversia fu la scelta di Marlon Brando per il ruolo di Don Vito Corleone, attore allora in declino e malvisto dalla Paramount per il suo carattere imprevedibile. Evans accettò l'ingaggio di Brando solo a patto che l'attore firmasse un contratto con alcune clausole da rispettare. Altro motivo di discussione fu la scelta di Coppola di scritturare l'allora sconosciuto Al Pacino per il ruolo di Michael Corleone, per il quale la Paramount avrebbe visto meglio altri attori come Robert De Niro, Dustin Hoffman e Robert Redford, i quali, secondo Coppola, non avevano l'aspetto riconducibile ai siciliani. La scelta delle location, che necessitavano di un budget maggiore, fu un'ulteriore causa di attrito.
Nonostante le difficoltà, il risultato fu un capolavoro entrato nell'immaginario collettivo. Uscito in tutto il mondo il 15 marzo 1972, il film ottenne un successo strepitoso al botteghino, incassando nei soli Stati Uniti d'America 86 milioni di dollari e frantumando il record del kolossal Via col vento, che resisteva da oltre 30 anni. A fine programmazione incassò globalmente oltre 250 milioni di dollari. Ad oggi Il padrino ha incassato in tutto il mondo 1.144.234.000 dollari. Fu una vera e propria sorpresa per la casa di produzione.
Il film ricevette 10 nomination agli Oscar, vincendone tre: miglior film per Albert S. Ruddy, miglior sceneggiatura non originale per Coppola e Mario Puzo, miglior attore a Marlon Brando (tuttavia l'attore rifiutò il premio, in disaccordo sui maltrattamenti del mondo di Hollywood verso i nativi americani). La colonna sonora di Nino Rota rimase per sempre scolpita nell'immaginario collettivo. L'American Film Institute lo ha nominato il secondo miglior film della storia, secondo solo a Quarto potere di Orson Welles.
Gli Anni '70: Un Periodo d'Oro e la Zoetrope
Con l'arrivo degli anni Settanta, Coppola divenne principalmente un produttore cinematografico, costituendo la Zoetrope, con l'intento di farla diventare uno studio indipendente gestito da artisti. Dopo aver nominato vicepresidente un promettente cineasta, George Lucas, Coppola gli affidò la regia di THX 1138 (1971; L'uomo che fuggì dal futuro) con Robert Duvall. Il film fu un ennesimo insuccesso, ma Coppola aveva raggiunto nel frattempo un'improvvisa popolarità grazie all'Oscar assegnatogli per la sceneggiatura di Patton.

In qualità di produttore, Coppola aiutò l'amico George Lucas a sfondare sostenendo American Graffiti (1973) con le proprie finanze e il proprio nome. Il film, candidato come miglior pellicola dell'anno, valse a Coppola una nomination all'Oscar come produttore insieme a Gary Kurtz.
Nel 1973, Coppola cominciò la produzione della sua nuova "creatura" cinematografica, La conversazione (The Conversation), di cui fu regista, sceneggiatore e, per la prima volta, anche produttore. Il film, incentrato sulla vita di un investigatore privato costretto a correre contro il tempo per salvare la vita di molte persone, vedeva nel ruolo di protagonista un già noto Gene Hackman, in uno dei suoi ruoli più famosi e ricordati. Coppola citò ripetutamente come fonte d'ispirazione Blow-Up di Michelangelo Antonioni per il tema della scoperta più o meno casuale di un delitto mediante la tecnologia, e il protagonista de Il lupo della steppa di Hermann Hesse per il personaggio di Harry Caul. Coppola rivelò anche di essere stato seccato dal fatto che durante la proiezione del film alcuni membri della sorveglianza utilizzarono delle microspie e varie attrezzature di intercettazioni, in modo da precludere e prevedere la totale assenza di riferimenti allo scandalo Watergate sull'ex presidente Richard Nixon. Il film ricevette tre nomination agli Oscar (miglior film, miglior sceneggiatura, miglior sonoro) e Coppola vinse la Palma d'Oro al Festival di Cannes, oltre a numerosi altri premi internazionali.
Nello stesso anno, Coppola firmò anche la sceneggiatura de Il grande Gatsby (The Great Gatsby, 1974) di Jack Clayton, con Redford.Ancor prima dell'uscita de La conversazione, nell'autunno 1973, fu nuovamente contattato dalla Paramount per scrivere, dirigere e produrre il sequel de Il padrino, Il padrino - Parte II (The Godfather Part II, 1974). Inizialmente restio a collaborare nuovamente al film, a causa dei contrasti avuti con la casa di produzione durante la lavorazione del primo film, in seguito accettò l'incarico a patto di avere maggiore libertà sulla realizzazione della pellicola, ovvero avrebbe mostrato in parallelo le storie della gioventù di Vito Corleone e quella dell'ascesa al potere del figlio Michael.
Anche stavolta non mancarono numerosi battibecchi. La prima controversia fu riguardo alla scelta dell'interprete del giovane Vito Corleone, ruolo per il quale Coppola aveva scelto il giovane e quasi sconosciuto Robert De Niro, memore del convincente provino che l'attore fece per la parte di Sonny durante la fase di casting del primo film. Furono molti i no incassati da Coppola da parte di numerosi membri del cast del primo film, come Marlon Brando (arrivato letteralmente ai ferri corti con la Paramount), e soprattutto da Richard S. Castellano che avrebbe preso parte al film a patto che le sue battute fossero state scritte da sua moglie. Coppola sostituì allora il suo personaggio con uno nuovo interpretato da Michael V. Gazzo. Un ulteriore motivo di discussione tra il regista e la produzione fu la scelta di Coppola di girare alcune scene riguardanti la gioventù di Vito Corleone direttamente nella Little Italy dell'epoca, che avrebbe comportato un nuovo sforamento di budget. Coppola fu allora costretto a girare tutte le scene nello studio della Paramount a Los Angeles. Inoltre, Al Pacino, che fu il vero protagonista dell'epoca, costrinse Coppola a passare numerose notti a scrivere e riscrivere la sceneggiatura, convincendosi solo dopo un quasi stravolgimento totale della storia. Fu sempre Pacino a suggerire Lee Strasberg, suo maestro ai tempi dell'Actor's Studio, per il ruolo di Hyman Roth.
La pellicola, che vedeva l'aggiunta al cast di Robert De Niro e di un ottimo Gastone Moschin, ebbe un successo addirittura maggiore del suo predecessore, un sequel (e al contempo prequel) all'altezza dell'originale. Ricevette 11 nomination agli Oscar e ne vinse 6: miglior film, miglior sceneggiatura, miglior regia (tutti e tre assegnati anche a Coppola), e vinse anche miglior scenografia, miglior colonna sonora a Nino Rota, miglior attore non protagonista per il giovane Robert De Niro (ritirato da Coppola stesso, in quanto De Niro era impegnato sul set di Novecento di Bertolucci). Inoltre l'American Film Institute lo colloca al 32º posto nella lista dei 100 film statunitensi che hanno segnato la storia del cinema (il primo capitolo invece si colloca al secondo posto). Coppola fece nuovamente incetta di Oscar. Ormai Coppola poteva tutto.
Perché Francis Ford Coppola odia IL PADRINO
Apocalypse Now: Un Viaggio nella Follia della Guerra
Dopo aver prodotto American Graffiti dell'amico Lucas, Coppola si ritrovò con ben due film nella competizione degli Academy Award (La conversazione fu infatti candidata per miglior film e sceneggiatura). La spuntò portandosi a casa 3 Oscar (film, regia e sceneggiatura) per Il padrino - Parte II, battendo opere come Una moglie di John Cassavetes, Lenny di Fosse e i capolavori della settima arte Effetto notte di François Truffaut e Chinatown di Roman Polanski.
Nella metà degli anni Settanta, Coppola diede inizio all'ambizioso progetto di girare una pellicola ispirata al capolavoro di Joseph Conrad Cuore di tenebra, ambientata, però, nel periodo della guerra del Vietnam. Un film che aveva in mente di realizzare già nel 1969 ma che per una serie di circostanze non riuscì mai a vedere la luce fino ad allora. Al progetto si associarono George Lucas e John Milius, e fu proprio quest'ultimo che ebbe l'idea di accorpare insieme la sceneggiatura del nuovo film col soggetto del libro di Conrad. Coppola iniziò le riprese senza aver ultimato la lavorazione della sceneggiatura, che veniva riscritta ogni notte dallo stesso regista. Egli rivelò di vedere il film come uno sfogo sulla guerra moderna (di allora), un approfondimento tra le differenze tra il bene e il male e l'analisi dell'impatto della società statunitense sul resto del mondo.
Nel 1975, promuovendo nel contempo Il padrino - Parte II in Australia, Coppola identificò alcuni luoghi adatti per le riprese di Apocalypse Now nelle penisole del Queensland settentrionale, che avevano una giungla simile a quella del Vietnam. Subito dopo, però, decise di girare la pellicola nelle Filippine, per la sua maneggevolezza nell'apparecchiatura americana e per il basso costo della manodopera. Coppola produsse il film in collaborazione con la United Artists, a causa dei vari contrasti avuti con la Paramount durante la lavorazione dei film del padrino. Si disse che il regista e la produzione sarebbero letteralmente arrivati ai ferri corti, tanto che lo stesso Coppola dichiarò di non voler più lavorare con la Paramount (torneranno tuttavia a collaborare insieme nel 1990 con l'uscita de Il padrino - Parte III).
Il regista trascorse gli ultimi mesi del 1975 a revisionare la sceneggiatura di Milius e negoziando con la United Artists per garantire il finanziamento della produzione. Secondo Frederickson il budget non avrebbe dovuto essere superiore ai 12 milioni di dollari. Il film, che sarebbe stato intitolato Apocalypse Now, cominciò ufficialmente nell'estate 1976. Per il film venne ingaggiato nuovamente Marlon Brando per il ruolo di protagonista, l'ambiguo colonnello Kurtz. Tuttavia proprio Brando, sia a causa dei contrasti col regista sulla sceneggiatura sia a causa delle elevate pretese economiche dell'attore (un cachet pari a una cifra record di 1 milione di dollari alla settimana), fu la prima causa del prolungamento delle riprese e di un primo sforamento di budget. Per il resto del cast furono ingaggiati Martin Sheen nel ruolo del capitano Willard (il Marlow del libro di Conrad), Robert Duvall (quinta collaborazione con Coppola), Frederic Forrest, Dennis Hopper ed un giovane Harrison Ford.
La produzione della pellicola fu molto travagliata. Innanzitutto furono colpiti da dei tifoni, i quali distrussero più volte l'intero set che dovette quindi essere ricostruito da capo; inoltre alcuni attori e Coppola stesso soffrirono per abusi di droga e crisi nervose. Martin Sheen venne colpito da un infarto e quindi si usò spesso una controfigura; inoltre i produttori non credevano quasi più nella pellicola, e la mancanza di fondi portò Coppola a un esaurimento nervoso. La produzione venne ritardata e prolungata più volte, anche perché veniva osteggiata molte volte dal governo delle Filippine, dove stavano avendo luogo le riprese, perché il film aveva un profilo antimilitarista. Inoltre gli attori soffrivano sempre di più stando nelle Filippine, e questo ridusse giorno dopo giorno il loro entusiasmo. Le riprese vennero ultimate quasi un anno dopo, nell'estate 1977. Lo sforamento del budget, passato dai 12 milioni iniziali ai 30 finali, fu quasi sul punto di portare la Zoetrope alla bancarotta.

Apocalypse Now (1979) è il vero e proprio capolavoro di Coppola, un'opera estrema, visionaria, monumentale, che osa spingersi oltre i sentieri cinematografici consueti per divenire uno dei più straordinari manifesti sulla follia della guerra e della mente umana, che si sostanziano nella performance larger than life di Marlon Brando alias il Colonello Kurtz. Con questa pellicola, Coppola mise in gioco tutto se stesso: la sua libertà creativa, la sopravvivenza stessa della sua casa di produzione Zoetrope, il suo background culturale e la sua vita (oltre alla crisi del rapporto matrimoniale, il regista meditò perfino il suicidio). Utilizzando il romanzo Cuore di tenebra e scartando attori come Steve McQueen, Pacino, James Caan, Nicholson, Redford per il ruolo di Willard (che prima andò a un troppo febbrile Harvey Keitel, licenziato dopo due settimane di riprese), interpretato infine da Martin Sheen, Coppola narrò gli orrori, la pazzia e il potere della guerra del Vietnam. Vinse un BAFTA come miglior regista, l'ambita Palma d'Oro e il FIPRESCI, un David di Donatello come miglior regista straniero e due Golden Globe come miglior regia e musica. Fu questo l'apice della sua carriera di regista. Il film è stato riedito nel 2001, integrata da scene mai montate, come Apocalypse Now Redux.

La New Hollywood e gli Anni '80: Sperimentazione e Sfide
Con tale exploit, Coppola si impose con Scorsese, Altman, Bogdanovich, De Palma e il primo Spielberg nel gruppo di cineasti che fanno parte della New Hollywood: la leadership mondiale del cinema a stelle e strisce iniziata con Easy Rider (1969) di Hopper e terminata proprio con Apocalypse Now.
Dopo questo periodo di grandi successi, Coppola sentì di essere ingabbiato nei meccanismi produttivi del cinema americano e cominciò a sviluppare un approccio sempre più creativamente sfrenato e fuori controllo, finendo gradualmente per essere espulso dal sistema. Preferì pellicole meno roboanti, ma degne di nota.
Successivamente, produsse Kagemusha (1980; Kagemusha, l'ombra del guerriero) di Akira Kurosawa, e, tra mille traversie, Hammett (1982; Hammett - Indagine a Chinatown), progetto in cui Coppola rivisita nostalgicamente il noir con uno sguardo europeo, attraverso la collaborazione con Wim Wenders, regista del film. Coppola contribuì inoltre alla valorizzazione e rivalutazione del Napoléon (1927; Napoleone) di Abel Gance, ricostruito nella sua versione originale dal regista inglese Kevin Brownlow: il film, mutilo delle musiche originali, venne presentato nel 1981 al Radio City Music Hall di New York con musiche composte dal padre di Coppola, che nell'occasione accompagnò dal vivo la proiezione.
Nel tentativo di sperimentare nuovi temi e modi tecnologici di rappresentazione, Coppola costruì quindi con Un sogno lungo un giorno (One from the Heart, 1982), un musical freddo e virtuosistico che si rivelò un colossale insuccesso critico e commerciale. Questo ingresso in un territorio inedito, radicalmente sperimentale, era in anticipo di decenni rispetto alla moderna estetica del cinema digitale, e per questo all'epoca del tutto incompreso.
Reagendo alla delusione, girò in pochi mesi due film, tratti dai popolarissimi romanzi di S.E. Hinton, che costituivano un dittico sull'innocenza e la maledizione della condizione giovanile: I ragazzi della 56ª strada (The Outsiders, 1983) e Rusty il selvaggio (Rumble Fish, 1983). Questi affreschi sulla gioventù ribelle, realizzati nello stesso anno, mostravano una duplice prospettiva dello stesso tema. Sia l'impeccabile The Outsiders, sia l'intenso Rumble Fish raccolsero risultati inferiori alle previsioni. Ambientati nell'Oklahoma degli anni Sessanta, entrambi sono un omaggio al mito di James Dean, in cui Coppola fa uso di un linguaggio cinematografico fortemente stilizzato (grandangoli, inquadrature sghembe) e di un espressionismo visivo ottenuto tramite una personale forma cromatica e luministica (anche nell'uso visionario del bianco e nero, come avviene in particolare in Rumble Fish). Con questi due film, in cui risulta esplicita la componente di sperimentazione formale propria del cinema di Coppola, il regista aprì la strada al filone del teenager movie sviluppatosi negli anni Ottanta.
Le pellicole degli anni Ottanta scorrono tra cadute e risalite, progetti accettati per soldi (con cui risanare i debiti della sua casa di produzione Zoetrope) e opere più personali. Tra queste si distinguono: la libertà visiva di Rusty il selvaggio (1983) con Hopper, l'omaggio al jazz di Cotton Club (The Cotton Club, 1984) con Richard Gere. Gravato da enormi e imprevisti costi di produzione, tradito da una critica miope, quest'ultimo film è stato ignorato dal pubblico, mentre contemporaneamente la Zoetrope è stata costretta a dichiarare bancarotta.
Dopo aver coprodotto con Lucas Mishima: a life in four chapters (1985; Mishima), per la regia di Paul Schrader, Coppola ha accettato di realizzare la commedia nostalgica Peggy Sue si è sposata (Peggy Sue Got Married, 1986) con Kathleen Turner e Jim Carrey (nipote di Coppola). Il film non si spinge fino all'ottimismo della volontà, elemento caratterizzante il cinema di Capra, ma rivela una malinconica, sorprendente celebrazione dell'aurea mediocritas. Il film tornò ad essere acclamato dalla critica e ricevette tre nomination agli Oscar.
La sua attività è proseguita negli anni Ottanta con la realizzazione del cortometraggio in 3D Captain Eo (1986), interpretato da Michael Jackson, il dolente dramma bellico Giardini di pietra (Gardens of Stone, 1987), che incarna un'altra faccia della tragedia del Vietnam, e il biografico Tucker - Un uomo e il suo sogno (Tucker: The Man and His Dream, 1988), prodotto da Lucas, opera in cui si possono cogliere evidenti tracce autobiografiche. Nel raccontare la storia del costruttore che osò sfidare le grandi industrie automobilistiche, Coppola ha realizzato un vero autoritratto e celebrato, con immagini ispirate al disegnatore N. Rockwell, l'idealismo di uno spirito libero che si scontra inevitabilmente con il sistema, uno dei temi portanti della sua intera cinematografia insieme a quello dell'esaltazione del ruolo della famiglia.

Gli Anni '90: Ritorno alle Origini e Nuove Direzioni
Segnato ineluttabilmente dalla tragica scomparsa del figlio Gian Carlo, Coppola ha tentato di reagire impegnandosi nella regia dello scherzoso episodio Life without Zoe (1989; La vita senza Zoe), scritto dalla figlia Sofia per il film collettivo New York Stories, cui ha collaborato anche la figlia Sofia, firmato assieme a Woody Allen e Martin Scorsese.
Negli anni Ottanta, la casa di produzione cinematografica Paramount annunciò il terzo capitolo de Il padrino. Coppola inizialmente rifiutò, salvo cambiare idea quando entrarono nel cast Martin Scorsese e Sylvester Stallone. Coppola tornò al cinema delle major concludendo la saga che lo ha reso celebre con il crepuscolare e nostalgico Il padrino - Parte III (The Godfather Part III, 1990). Questo ultimo capitolo della trilogia, pur impeccabile nella fattura e grandioso nella messa in scena, non fu al livello degli altri due e apparve privo di reale ispirazione ed eccessivamente manieristico nelle sequenze italiane ispirate alla cadenza della tradizione operistica. Il film al botteghino non deluse, nonostante alcune critiche.
Cui seguì la sontuosa e affascinante trasposizione del magistrale horror Dracula di Bram Stoker (Bram Stoker's Dracula, 1992), incarnato da uno straordinario e irriconoscibile Gary Oldman. Questo è l'unico film realizzato dal regista di un progetto dedicato alla rivisitazione d'autore di cinque classici del cinema horror. Strabiliante sul piano dell'immagine ed estremo nella partecipazione romantica al dramma di un nuovo antieroe, Dracula di Bram Stoker è il film degli anni Novanta in cui emerge con maggior vigore il suo stile personale. In quest'opera il colore rosso, espressione visiva dell'horror, diventa elemento metaforico dominante, sete di sangue e passione fatale e divorante.
Due successi, cui si affiancano l'irrisolto e inetichettabile Jack (1996) con Robin Williams, la vicenda di un'anima infantile imprigionata in un corpo che invecchia precocemente, e il lucido e serrato legal thriller L'uomo della pioggia (The Rainmaker, 1997) con Matt Damon, Jon Voight e Danny DeVito. In Jack viene enfatizzato uno dei motivi tipici del suo cinema, ossia l'ossessivo rapporto con il Tempo. In The Rainmaker, adattando un romanzo di consumo di J. Grisham, Coppola ha apparentemente utilizzato le forme del filone giudiziario spogliandole però del ritmo tipico del genere e utilizzando invece sensibili dilatazioni e sospensioni temporali.
Perché Francis Ford Coppola odia IL PADRINO
Il XXI Secolo: Progetti Indipendenti e Rinnovamento Creativo
Da lì in poi, Coppola rimarrà sempre più defilato rispetto all'industria hollywoodiana, prediligendo pochi e piccoli progetti indipendenti. Molti progetti del regista sono rimasti incompiuti, come il film in bianco e nero tratto dal romanzo On the Road di J. Kerouac; contemporaneamente ha manifestato un progressivo distacco dal mondo del cinema, accentuato dalla tragedia familiare, che ha indubbiamente influito sulle sue esigenze creative. È per tali motivi che negli ultimi tempi ha preferito la produzione alla regia. Negli anni Novanta la sua casa di produzione Zoetrope finanziò: il Frankenstein di Mary Shelley (1994) diretto da Kenneth Branagh e con un Robert De Niro in versione "creatura"; Don Juan De Marco maestro d'amore (1995) ancora con la Dunaway, ma anche con Marlon Brando e Johnny Depp; il film tv con Christopher Lee L'Odissea (1997); l'opera prima di sua figlia Sofia Il giardino delle vergini suicide (1999) con Kathleen Turner e Danny DeVito; Il mistero di Sleepy Hollow (1999) di Tim Burton con Depp, Lee e Christopher Walken; la pellicola del figlio Roman CQ (2001) con Gérard Depardieu; No Such Thing (2001) con Julie Christie; le pellicole di due attori (e amici) dietro la macchina da presa (Robert Duvall con Assassination Tango e De Niro con The Good Shepherd); il telefilm 4400 (2007) e infine alcune pellicole di Godfrey Reggio e Agnieszka Holland.
Il decennale silenzio registico di Francis Ford Coppola - scalfito soltanto dalla presentazione della versione estesa Apocalypse Now Redux nel 2001, che ottenne un grande successo e a cui cambiò il finale - è stato finalmente interrotto nel 2007 con l'enigmatico Un'altra giovinezza (Youth Without Youth), tratto dal romanzo mistico di Mircea Eliade. Questo notevole e ambizioso tentativo di analisi del protolinguaggio e dello scorrere del tempo attraverso una particolare storia d'amore, si è rivelato un flop di incassi e di critica. In quest'opera l'autore decide di sfruttare le nuove possibilità espressive ed estetiche fornite dalla tecnologia digitale per continuare a rinnovare la Settima Arte. In questa direzione va anche il successivo Segreti di famiglia (Tetro, 2009), girato in digitale, con un bianco e nero intervallato da improvvise esplosioni di colore, in cui il regista si affida al volto scavato di Vincent Gallo per raccontare i turbamenti dell'artista.
Nel 2011, Coppola dirige Twixt con Val Kilmer, un film horror visionario. Nonostante le apparizioni del regista, via via, si facciano sempre più sporadiche, il sacro fuoco del cinema in lui non ha mai smesso di ardere. Dopo una lunga gestazione, nel 2024 presenta a Cannes il suo lungometraggio più ambizioso, ovvero Megalopolis.

Riconoscimenti e l'Eredità Duratura
Francis Ford Coppola è considerato uno dei maggiori cineasti della storia del cinema. Insieme a colleghi quali Martin Scorsese, Stanley Kubrick, Brian De Palma, Steven Spielberg e George Lucas, ha contribuito in maniera determinante alla nascita della New Hollywood, consacrandosi autore di grande prestigio con la regia di pellicole come: Il padrino, La conversazione, Apocalypse Now e Dracula di Bram Stoker.
Numerosi i premi ricevuti, 6 Oscar: da ultimo quello alla memoria Irving G. Thalberg nel 2011. Coppola è uno dei dieci cineasti insigniti sia dell'Oscar alla migliore sceneggiatura originale che di quello alla migliore sceneggiatura non originale insieme a Billy Wilder, Charles Brackett, Paddy Chayefsky, Horton Foote, William Goldman, Robert Benton, Bo Goldman e i fratelli Coen. Coppola trionfò nella prima categoria nel 1971 (assieme a Edmund H. North) grazie a Patton, generale d'acciaio, e nella seconda alle edizioni del 1973 e del 1975, grazie a Il padrino e Il padrino - Parte II (entrambe al fianco di Mario Puzo). Per quest'ultimo ottenne anche il riconoscimento come miglior regista e il premio al miglior film; nel 2011 gli fu assegnata la sesta statuetta, il Premio alla memoria Irving G. Thalberg, per le innovazioni apportate nell'industria cinematografica. Ha ricevuto anche il Leone d'Oro alla carriera, nel 1992, e il ruolo di presidente della Giuria al Festival di Cannes che ne hanno sancito la leggenda.
Artigiano dal guizzo estremamente creativo, nessun altro come lui sa coniugare narrazione e impatto visuale, essenzialità filmica e barocche nuove tecnologie. Arte e stile in un unico uomo, racconta guerre e incubi vampireschi con tecnologie all'avanguardia in maniera iperrealistica, eccessiva, ma allo stesso tempo fortemente rigorosa, anche quando ci presenta stravaganti pellicole minori. È senza dubbio uno dei principali artefici della New Hollywood: tra i registi ribelli degli anni Settanta, i cosiddetti "movie brats", Francis Ford Coppola è stato senza dubbio il più colto e intellettuale (il suo primo amore è stato Sergej M. Ejzenstejn), il talento più visionario e avveniristico, l'unico realmente anticonformista e riluttante a omologarsi al sistema dell'industria cinematografica.