Il termine "passatismo" evoca un sentimento complesso, una tendenza a rimanere ancorati alle idee, ai costumi e alle forme del passato, spesso idealizzandolo e contrapponendolo a un presente percepito come inferiore. Questa attitudine, sebbene apparentemente innocua, può celare meccanismi psicologici profondi e avere implicazioni significative sulla capacità di vivere appieno il presente e di proiettarsi verso il futuro. L'analisi del passatismo si rivela cruciale per comprendere certe dinamiche culturali, artistiche e individuali, specialmente se si considera la sua contrapposizione a un "presentismo" che, secondo alcune interpretazioni, rischia di svuotare di significato la tradizione senza offrire alternative valide.
Le radici storiche del concetto di Passatismo: il Futurismo e la sua critica
L'accusa di passatismo era solita comparire nelle polemiche futuriste contro i conservatori della tradizione letteraria e culturale. Il Futurismo, movimento d'avanguardia nato all'inizio del XX secolo, si caratterizzava per un radicale rifiuto del passato e per un'esaltazione del progresso, della velocità, della macchina e della modernità. In questo contesto, il passatismo rappresentava l'antitesi per eccellenza, l'ostacolo che impediva all'arte e alla società di evolversi.

Filippo Tommaso Marinetti e i suoi seguaci vedevano nel culto del passato una forma di inerzia e di decadenza, un freno allo slancio vitale che avrebbe dovuto proiettare l'Italia verso un futuro glorioso. Le riviste e i manifesti futuristi erano costellati di attacchi al "passatismo" dei musei, delle accademie e della cultura borghese, considerati repositories di un'arte morta e incapace di parlare al presente. La rivista "L'Italia futurista", ad esempio, pubblicò il suo primo numero il 1º giugno 1916 sotto la direzione di Emilio Settimelli e Bruno Corra. Il filone futurista fiorentino, che si era sviluppato all'interno delle pagine de "Lacerba", si rafforzò e si proclamò sui fascicoli de "l'Italia futurista", in polemica con "Lacerba" di Papini e Soffici, che a partire dal 1915 si erano allontanati dal movimento capeggiato da Filippo Tommaso Marinetti.
L'accusa di passatismo, in particolare, veniva mossa nei confronti di coloro che si aggrappavano alle forme e ai contenuti del passato, ignorando le nuove esigenze e le nuove espressioni della modernità. Marinetti affermava che "il presentismo è peggiore del passatismo. Il passatismo crede in qualcosa: nel culto e nell'adorazione del passato. Il presentismo non crede a nulla, neppure al passato". Questa distinzione è fondamentale per comprendere la sfumatura che il termine assumeva nel dibattito futurista: mentre il passatismo, pur criticato, manteneva una qualche forma di legame con la tradizione, il presentismo, nella sua accezione più negativa, era visto come un vuoto nichilistico, un'incapacità di credere e proporre.
Il Futurismo, con la sua energia dirompente e la sua volontà di "distruzione della sintassi" e di rottura con le convenzioni, cercava di imporre un nuovo linguaggio e una nuova visione del mondo. Le "parole in libertà", l'aeropittura, le serate futuriste erano tutte manifestazioni di questa volontà di superare il passato e di creare un'arte che fosse espressione del dinamismo della vita moderna.
Il Passatismo oltre il Futurismo: una lente per interpretare la cultura e la società
Sebbene il termine "passatismo" sia strettamente legato al movimento futurista, il suo significato si è esteso per descrivere una tendenza più ampia che attraversa diverse epoche e contesti culturali. La definizione di passatismo nel dizionario è "tendenza a rimanere legati alle idee, ai costumi, alle forme del passato, spec. con esclusione di ogni novità". Questa definizione, più generale, coglie l'essenza di un atteggiamento che si oppone al cambiamento e alla novità.
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Si parla di passatismo quando si osserva una critica nei confronti di una cultura che sembra incapace di innovare, che si rifugia in modelli e schemi pregressi. Questo può manifestarsi in vari ambiti:
- Nella letteratura e nell'arte: Autori e critici possono essere accusati di passatismo se ripropongono temi, stili o forme espressive ormai superate, senza apportare alcun contributo originale. La critica letteraria, ad esempio, può evidenziare "un certo passatismo di quelli in cantiere" in riferimento a pubblicazioni che non riescono a liberarsi da schemi consolidati.
- Nella politica: Il termine può essere utilizzato per descrivere un atteggiamento politico che idealizza un'epoca passata, come nel caso di chi guarda con nostalgia a modelli politici o sociali ormai superati. Si è parlato, ad esempio, del "passatismo" di chi "guada ancora con nostalgia all'Unione Sovietica".
- Nella società e nei costumi: L'attaccamento a tradizioni, modi di fare o valori che non sono più in sintonia con la realtà contemporanea può essere etichettato come passatismo. Questo può includere un rifiuto delle nuove tecnologie, delle nuove forme di comunicazione o dei mutamenti sociali.
- Nella musica: La tendenza a considerare solo la musica del passato come autentica, svalutando le produzioni contemporanee, può essere definita passatismo. L'esempio dei Måneskin, definiti da alcuni "passatisti" perché non rappresenterebbero il "vero rock" degli anni '70, illustra bene questa dinamica.
È importante distinguere il passatismo dalla semplice apprezzamento della tradizione o dalla sana nostalgia. Mentre il passatismo implica un rifiuto della novità e un blocco evolutivo, l'apprezzamento della tradizione può arricchire il presente, fornendo radici e prospettive. La nostalgia, se vissuta in modo equilibrato, può essere un sentimento umano che ci connette al nostro passato e ci aiuta a comprendere chi siamo.
Passatismo e Presentismo: due facce di una stessa medaglia?
La dicotomia tra passatismo e presentismo è centrale nel dibattito contemporaneo. Se il passatismo è l'eccessivo attaccamento al passato, il presentismo, nella sua accezione più critica, è l'incapacità di andare oltre il momento attuale, senza una prospettiva storica o un progetto per il futuro. Marinetti, nel suo attacco al presentismo, sottolineava come questo atteggiamento non credesse a nulla, nemmeno al passato, mortificando la tradizione senza proporre alternative.

Un esempio di questo "presentismo" negativo, secondo l'interpretazione futurista, si riscontrerebbe in migliaia di errori ortografici che affollano manifesti e spot pubblicitari, segno di una superficialità e di un disinteresse per le regole e la correttezza formale. Il passatismo, sebbene non portasse "aria nuova", almeno conservava "l'aria del passato", mentre questo presentismo inquinava anche quella, ignorandola.
Tuttavia, la realtà è spesso più sfumata. Il "presentismo" può anche indicare una focalizzazione sul presente intesa come necessità di affrontare le sfide attuali con strumenti e prospettive adeguate, senza essere paralizzati dal peso del passato. In questo senso, il "net.futurista" viene proposto come una soluzione, che dopo aver appreso le regole, le "abbatte per superarle".
La critica al passatismo non dovrebbe dunque portare a un rifiuto indiscriminato del passato, ma a una sua rilettura critica e consapevole. Come sottolinea la psicoterapeuta Nicoletta Suppa, la nostalgia per il passato spesso nasconde un rimpianto per la persona che eravamo, per le sensazioni e le emozioni vissute in un determinato periodo. Questo meccanismo può bloccare l'individuo nel presente, impedendogli di evolvere e di scoprire chi è diventato.
Le implicazioni psicologiche del Passatismo
A livello individuale, il passatismo può manifestarsi come una vera e propria "paura di vivere il presente". L'attaccamento a ciò che è noto e alle certezze del passato, anche se doloroso, può offrire un senso di sicurezza illusoria. Si tende a ricordare solo la parte positiva di un'esperienza passata, idealizzandola e utilizzandola come metro di paragone per sminuire il presente.

Questo meccanismo, come spiega la Suppa, porta a rimanere bloccati: "Non potendo assolutamente recuperare ciò che è perduto, rimaniamo bloccati. Non investiamo nel presente, né nel futuro. Non ci diamo la possibilità di provare altre sensazioni, di entrare in capitoli nuovi della nostra esistenza". Il passatista, in questo senso, "non riesce a voltare pagina. Sta da un'altra parte".
Nel contesto relazionale, questo atteggiamento può essere particolarmente dannoso. Se una persona in una relazione attuale viene costantemente confrontata con un "ex perfetto" o con un passato idealizzato, il suo valore viene sminuito e la relazione stessa ne risente. La psicoterapeuta suggerisce in questi casi di chiedersi: "perché rimango in una relazione dove l'altro mi svilisce ed è girato da un'altra parte?".
Anche all'interno di coppie di lunga data, il passatismo può manifestarsi nel rimpianto della "stagione magica degli inizi", unico termine di paragone con cui il presente sbiadisce. La Leitmotiv diventa "non è più come prima". Tuttavia, anche in questo caso, rimanere ancorati a un passato idealizzato non è una soluzione. È necessario riconoscere che le persone e le relazioni evolvono. La domanda da porsi diventa: "cosa siamo oggi? Cosa, insieme, possiamo diventare?".
Il Passatismo come blocco evolutivo: un'analisi critica
Il passatismo, sia a livello individuale che collettivo, rappresenta un potenziale blocco evolutivo. Sebbene l'attaccamento alle radici e alla storia sia fondamentale per la costruzione dell'identità, un eccessivo ripiegamento sul passato può impedire l'innovazione, la crescita e l'adattamento ai cambiamenti.
È vero che la modernità, con il suo ritmo frenetico e le sue trasformazioni continue, può generare ansia e un desiderio di rifugio in un passato percepito come più stabile e rassicurante. Tuttavia, questo rifugio può trasformarsi in una prigione. Il "quietismo, vigliaccheria, pacifismo, pessimismo, nostalgia, sentimentalismo" sono stati associati a determinate forme di passatismo, evidenziando come questo atteggiamento possa portare a una rinuncia alla lotta e all'azione.
Il "violento vento igienico net.futurista", evocato dai futuristi, rappresenta l'aspirazione a un rinnovamento radicale, a una pulizia dalle scorie del passato che ostacolano il progresso. Sebbene l'approccio futurista fosse estremo, la necessità di un sano equilibrio tra rispetto per la tradizione e apertura all'innovazione rimane una sfida costante.
In definitiva, il passatismo non è una condanna in sé, ma una tendenza che richiede consapevolezza e discernimento. Riconoscere i meccanismi psicologici che lo alimentano, comprendere le sue manifestazioni culturali e sociali, e sforzarsi di vivere il presente con un occhio critico ma aperto, sono passi fondamentali per superare la tentazione di rimanere ancorati a un passato che, per quanto idealizzato, non può essere rivissuto. La vera sfida è trovare un modo per onorare la storia, imparare da essa, ma senza permettere che essa soffochi la vitalità e le potenzialità del presente e del futuro. La capacità di "stare qui e ora", riconoscendo sé stessi e gli altri nella loro evoluzione, è la chiave per una vita piena e soddisfacente.
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