Peugeot Anni '60: L'Eleganza Sportiva delle Coupé e la Loro Evoluzione

Gli anni '60 rappresentano un decennio cruciale nella storia di Peugeot, un periodo in cui il marchio del Leone Rampante consolidò la sua reputazione di costruttore di vetture solide, affidabili e dotate di un inconfondibile stile. In questo contesto, le coupé Peugeot non furono semplici varianti di modelli esistenti, ma incarnarono un'aspirazione alla sportività e all'eleganza, segnando tappe fondamentali nella strategia di prodotto e nel design della casa automobilistica francese. L'eredità di modelli come la 404 e, verso la fine del decennio, l'emergente 504, definisce un'epoca di transizione stilistica e tecnologica, in cui la collaborazione con designer di fama internazionale come Pininfarina giocò un ruolo determinante. Questi anni videro la nascita e l'evoluzione di vetture che, pur mantenendo un forte legame con la tradizione Peugeot, osarono esplorare nuove frontiere estetiche e prestazionali, lasciando un'impronta indelebile nel panorama automobilistico.

La Peugeot 404: Un Nuovo Capitolo di Stile e Successo

L'arrivo della Peugeot 404 nell'aprile del 1960 segnò un punto di svolta significativo per la Casa del Leone Rampante. Presentata alle porte del centro di produzione di Sochaux, questa vettura non fu un'improvvisazione, ma il frutto di un progetto nato ancor prima del 1960, frutto della collaborazione con Pininfarina per lo studio dello stile della precedente 403. Le sapienti mani del designer italiano vennero affidate non solo alla linea della 403, ma anche alla produzione dell'intera gamma turismo della nuova 404. La macchina era caratterizzata da una linea disegnata da Pininfarina con montanti sottili, linee di fiancata lisce, pinne posteriori e cromature che strizzavano l’occhio agli Stati Uniti. Questa vettura dalla linea molto filante e moderna venne anche prodotta nelle colorazioni più ardite: arancione acceso, grigio tortora e blu laguna, colori inconsueti fino ad allora, ma in linea con il clima positivo che si respirava in quell’epoca. Il motore della Peugeot 404 fu un’evoluzione rispetto a quello della 403, pur passando a una cubatura di 1.618 cm3 rispetto ai 1.468 cm3 della 403; era inoltre leggermente inclinato per limitare l’altezza del vano motore.

La 404 venne proposta all'inizio in un solo livello di allestimento denominato Grand Tourisme, che comprendeva anche il tettuccio apribile. La linea, pur mostrando linee moderne per l'epoca, non portava con sé nessuna particolare rivoluzione stilistica. Era certamente più moderna della 403 (che peraltro sarebbe rimasta in listino per altri sei anni in versione berlina) e nel complesso assai piacevole, ma sicuramente non d'avanguardia, bensì allineata ai canoni stilistici vigenti all'alba degli anni sessanta, e che di lì a poco avrebbero lasciato gradualmente il posto a stilemi ancor più nuovi. La linea potrebbe aver ispirato la Trabant 601 uscita pochi anni dopo. Il frontale della 404 era caratterizzato, come peraltro nei primissimi prototipi, da tondi fari semincassati nei parafanghi e da una calandra a sviluppo orizzontale, piuttosto ampia e tondeggiante. Il cofano motore era tagliato in due da una modanatura cromata longitudinale che giungeva fino alla base del parabrezza, quest'ultimo di tipo panoramico, cioè con disegno che curvava leggermente verso la zona laterale. La fiancata era percorsa lungo la linea di cintura da un'altra modanatura cromata longitudinale, che collegava praticamente i fari anteriori a quelli posteriori. Una seconda modanatura cromata laterale percorreva invece la zona sottoporta. Piacevoli da vedere anche le coppe ruota, anch'esse cromate. All'interno si respirava un'atmosfera di elegante sobrietà, grazie al semplice disegno della plancia, dove abbondavano lamiera e plastica verniciate in tinte chiare per rendere più luminoso l'ambiente. A questo scopo si adoperava anche il tetto apribile che, una volta aperto rendeva l'abitacolo ancor più arioso. Il posto guida era caratterizzato da un volante di diametro piuttosto grande e da un cruscotto con strumentazione a sviluppo orizzontale. Ai due lati della plancia erano presenti anche due bocchette tonde per l'aerazione. Vanno menzionati i pannelli porta con finitura bicolore, una nota di eleganza in più. Lo spazio era buono anche nel divanetto posteriore, dove era presente anche un bracciolo estraibile: l'abitabilità, all'interno della 404 era quindi più che sufficiente per cinque persone. La struttura della 404 riproponeva la vincente soluzione della scocca portante, oramai già all'epoca divenuta quasi irrinunciabile se si voleva avere una garanzia di rigidità e contenimento dei pesi. Per quanto riguardava le soluzioni adottate per le sospensioni, tramontato il miraggio della costosa tecnologia oleopneumatica, la 404 proponeva in parte quanto già visto sulla 403, vale a dire uno schema MacPherson per l'avantreno e ad assale rigido per il retrotreno. ma a differenza della sua antesignana, la nuova berlina Peugeot proponeva anche molle anteriori elicoidali in luogo dell'antiquata balestra trasversale. Per quanto riguarda il motore, con la 404 debuttò l'unità XC, nata dalla rialesatura del precedente motore TN3 da 1.5 litri montato fino a quel momento sulla 403. La commercializzazione della 404 ebbe comunque inizio a partire dal maggio del 1960, sebbene in quel momento non fosse ancora stata presentata al grande pubblico.

Peugeot 404 berlina anni 60

La Peugeot 404 festeggia i 60 anni dall’esordio sul mercato internazionale. Modello importante per Peugeot e che inaugura la Serie 04, sostituisce la precedente 403 ed è caratterizzata da una linea disegnata da Pininfarina con montanti sottili, linee di fiancata lisce, pinne posteriori e cromature che strizzano un po’ l’occhio a ciò che accade oltreoceano. Oltre a quelle più classiche, venne anche prodotta nelle colorazioni più ardite: arancione acceso, grigio tortora e blu laguna, colori inconsueti fino ad allora. La Peugeot 404 era disponibile con le versioni alimentate a carburatori, ad iniezione e con le motorizzazioni diesel, mentre un’anteprima di questo modello fu l’introduzione dei freni a tamburo, con il servofreno Hydrovac. Come dicevamo, questo modello storico ebbe un ottimo successo e venne venduta in 2.885.377 esemplari totali, di cui 1.672.395 con carrozzeria berlina, 10.387 cabriolet, 6.837 coupé ed il restante diviso tra pick up e cabinati, commerciali e familiari. La Peugeot 404 non fu solamente un modello di successo per il pubblico, ma ottenne anche risultati importanti nelle competizioni. L’East African Safari fu terra di conquista per questo modello, con i successi nel 1963, 1966, 1967 e 1968. Negli anni Trenta, in un’Europa che cercava di lasciarsi alle spalle la crisi del ’29, anche l’automobile cambiava pelle. Era un periodo in cui si respirava voglia di futuro, di libertà, di nuove forme. Peugeot non era certo un marchio alle prime armi. Da decenni scriveva la sua storia nel panorama industriale francese, proponendo auto solide, ben costruite e con un certo gusto per l’eleganza. Ed è proprio su 601 che Peugeot decise di costruire qualcosa di mai visto prima, nonostante non fosse un periodo facile per rischiare. La crisi aveva lasciato ferite profonde, e le Case automobilistiche dovevano reinventarsi per sopravvivere. Così, Peugeot scommise sull’innovazione. Era il 1934 e, per la prima volta, dalla fabbrica Peugeot usciva una vettura che nascondeva al proprio interno un segreto meccanico affascinante. Bastava azionare un meccanismo per vedere il tetto rigido scomparire nel bagagliaio. Il nome scelto dal suo inventore non fu casuale. “Eclipse” (eclissi in francese) evocava una trasformazione rapida e misteriosa. La stessa che avveniva sotto gli occhi increduli di chi assisteva alla metamorfosi dell’auto. Di giorno coupé, di sera cabriolet, a seconda dell’umore o del meteo. Nel contesto dell’epoca, una scelta simile era tutto fuorché ovvia. Mentre altri marchi si concentravano su modelli economici, funzionali, adatti a una classe media in ascesa, Peugeot puntava su emozione e fascino. Tecnicamente, tutto partiva dalla 601, ammiraglia del Leone. Una vettura lunga e maestosa, con un sei cilindri in linea sotto il cofano e soluzioni meccaniche all’avanguardia per l’epoca. Ma era il tetto retrattile la vera magia: si richiudeva su se stesso e scivolava nel bagagliaio in modo quasi teatrale. E senza bisogno di mani sporche o fatica: bastava premere un comando. Per un mondo che non conosceva ancora la parola “versatilità” riferita alle auto, la 601 Eclipse fu una rivelazione. Dietro ogni invenzione rivoluzionaria, c’è quasi sempre una storia personale. E quella di Georges Paulin merita di essere raccontata. Perché Paulin, il padre del sistema Eclipse, non era un ingegnere, né un designer. Di professione faceva il dentista. Ma nella sua testa frullavano idee troppo grandi per restare chiuse nella bocca delle persone. Un giorno, nei ruggenti anni Venti, vide un uomo sotto la pioggia che cercava goffamente di chiudere la capote della sua auto. Un’immagine banale, ma per Paulin fu una folgorazione: perché non creare un tetto rigido ed elegante che si richiudesse da solo? Per realizzare il suo sogno, Paulin trovò due alleati fondamentali: Marcel Pourtout, celebre carrozziere francese, e Émile Darl’mat, concessionario Peugeot ma soprattutto visionario quanto lui. Insieme, riuscirono a convincere un’azienda importante come Peugeot a sperimentare qualcosa di completamente nuovo. Il primo banco di prova fu la 401 Eclipse. Ma fu con la 601, più lussuosa e scenografica, che l’idea prese davvero forma. Il meccanismo inventato da Paulin era incredibile: una sequenza di leve, bracci e guide che permetteva al tetto di sparire nel bagagliaio con grazia e precisione. Il tutto in pochi istanti, in silenzio. Ma la vita di Paulin non fu fatta solo di brevetti. Durante la Seconda Guerra Mondiale, entrò nella Resistenza francese come agente segreto. Catturato dalla Gestapo, venne giustiziato nel 1942 a soli 40 anni. Eppure, il suo nome è rimasto inciso nella storia dell’automobile. Quando la 601 Eclipse venne svelata, il pubblico rimase a bocca aperta. Le riviste del tempo la descrissero come un miracolo su ruote, una vettura in grado di far convivere la solidità di una berlina con la leggerezza di una cabrio. Ma nonostante il clamore, la produzione fu estremamente limitata. Appena 79 esemplari, tutti costruiti a mano nelle officine di Pourtout. Non era un’auto per tutti. Era un’auto per industriali, aristocratici e collezionisti con il gusto dell’originalità. Il prezzo, naturalmente, era da capogiro. Peugeot non pensava a una diffusione di massa. La Eclipse era una vetrina di ciò che il marchio sapeva fare: non solo robustezza e affidabilità, ma anche sogni meccanici. La stampa specializzata lodò senza riserve l’audacia del progetto. E anche se non mancarono dubbi sulla durata nel tempo del meccanismo, il fascino della trasformazione bastava da solo a conquistare il cuore di molti. Certo, il contesto non aiutava. L’Europa stava ancora cercando di uscire dalla depressione economica, e la guerra si avvicinava. In un mondo che si preparava a tempi duri, il lusso diventava un privilegio sempre più ristretto. Dietro il gesto fluido con cui la 601 Eclipse si trasformava c’era un progetto geniale e complesso. Il sistema Eclipse brevettato da Paulin era un capolavoro di meccanica applicata: niente più coperture in tela, né cappotte da chiudere a mano tra mille sforzi. Il tetto, costruito in metallo, si divideva in due sezioni che, una volta sganciate, si piegavano su sé stesse e scorrevano all’interno del bagagliaio. La vera forza del sistema, però, non era solo la trasformazione in sé, ma la qualità del risultato. Una volta chiuso, il tetto offriva lo stesso comfort acustico e termico di una carrozzeria fissa. Nessun compromesso: guidare la 601 Eclipse era come avere due auto in una. In un’epoca in cui si pensava che un’auto dovesse essere o comoda o divertente, la Peugeot 601 Eclipse dimostrava che si poteva avere tutto.

Le Versioni Coupé e Cabriolet della 404: Eleganza e Prestazioni su Misura

Nel corso degli anni, la gamma 404 si arricchì di numerose declinazioni, dimostrando la versatilità del progetto originale. Nell'ottobre 1961, la casa francese presentò al Salone dell’auto di Parigi la versione Cabriolet della 404, disegnata anch'essa da Pininfarina. Questa fu la prima 404 equipaggiata con il motore a iniezione da 86 CV, che finalmente fu liberato dai primi difetti di fabbricazione. La carrozzeria appariva più affusolata e più bassa, ma in realtà, gli ingombri delle due versioni non erano molto distanti tra loro e i caratteri stilistici erano simili a quelli della berlina, in maniera tale da rispettare quello che in tempi più recenti è stato definito come "family feeling". Pur non avendo la cabriolet un solo lamierato in comune con la berlina, la parte che maggiormente si distaccava dalla versione a quattro porte era la coda, sprovvista di pinne, più spiovente e anch'essa più affusolata. Trattandosi di un modello di punta, l'allestimento della cabriolet era il Super Luxe, già previsto per le berline di maggior pregio. Il motore utilizzato era il 1.6 XC da 72 CV con alimentazione a carburatore. La presentazione della 404 Cabriolet avvenne a Parigi: qui la vettura fu presentata in due stand, quello della Peugeot (esemplare blu) e quello della Pininfarina (esemplare bianco). L'esemplare nello stand di Pininfarina sfoggiava tra l'altro anche un inedito hard-top che l'atelier torinese era fiero di presentare al pubblico.

L’anno successivo, nel 1962, vide la luce anche la carrozzeria coupé, una novità per la serie 04. Per suggellare la collaborazione con il brand, Pininfarina appose il suo stemma sulla fiancata del modello, sia delle coupé che delle cabriolet. Nel confronto tra le due, inoltre, fu la prima volta che la versione coupé raggiunse uno stile e un carattere ancor più appagante della cabriolet. Al Salone di Ginevra del marzo 1962, la 404 coupé venne presentata al pubblico.

Peugeot 404 Coupé anni 60

Queste versioni coupé e cabriolet, prodotte presso gli stabilimenti Pininfarina con la meccanica montata però a Sochaux, rappresentavano l'apice della gamma 404 in termini di stile e raffinatezza. Oltre alle classiche versioni alimentate a carburatori, la 404 era disponibile anche in versione ad iniezione, per offrire ai clienti dell’epoca ancora maggiori prestazioni. Non mancavano poi le indistruttibili motorizzazioni Diesel, da sempre presenti nei listini della Casa e pensate per i grandi viaggiatori. Nel 1966 la 404 Coupé fu rivitalizzata, con la griglia che accolse i nuovi fari di profondità, innovazione che non fece che incrementare il successo della vettura. Contemporaneamente il motore 1.6 a carburatore vide la propria potenza massima passare da 76 a 80 CV, mentre la sua dinamo venne sostituita da un alternatore come già avvenuto in precedenza per il 1.6 a iniezione. Tra gli altri aggiornamenti di maggior dettaglio, vanno segnalati il passaggio della ruota di scorta sotto il cofano e l'aumento della capacità del serbatoio da 50 a 55 litri.

Con la comparsa nel settembre 1968 della 504 Coupé, anche la 404 Coupé venne ritirata dal mercato. Il 1968 segnò l'inizio della fine per la 404, avviandosi lentamente verso la fase calante della sua carriera commerciale. Gli effetti si videro subito, con l'eliminazione della versione Super Luxe, dei motori a iniezione e soprattutto con la scomparsa dei modelli coupé e cabriolet. Nel 1969 fu la 404/8 a essere tolta dai listini, mentre il motore 1.6 a carburatore vide la propria potenza scendere da 80 a 73 CV. Non vi furono novità di sorta nel 1970, mentre nel 1971 l'arrivo delle 504 Break, Familiale e Commerciale sancirono l'uscita dai listini delle corrispondenti versioni su base 404. Da qui in poi, fu una vera ecatombe per la gamma 404: nel 1973 sparirono le versioni a gasolio, mentre nel 1975 furono cancellate tutte le versioni berlina. Rimasero solo le versioni pick-up e a telaio nudo, che proseguirono la loro carriera, peraltro molto fortunata, fino al 1978.

In totale, la 404 vendette 2.885.377 esemplari, di cui 1.672.395 berline, 10.387 cabriolet e 6.837 coupé.

La Peugeot 504: L'Eredità Continua con Nuove Forme

Il 1968 vide il lancio della Peugeot 504, nuova berlina alto di gamma destinata gradualmente a soppiantare l'intera gamma della 404. Sebbene la 504 sia arrivata alla fine del decennio, le sue prime versioni coupé e cabriolet, presentate nel 1969, sono intrinsecamente legate all'eredità delle coupé degli anni '60. Disegnate e assemblate in Italia da Pininfarina, queste eleganti e raffinate sportive erano equipaggiate col 4 cilindri di 1,8 litri.

Il progetto della 504 era iniziato già nella prima metà degli anni sessanta e nel 1964 si videro le prime realizzazioni in scala 1:1 provenienti dall'atelier torinese Pininfarina. Inizialmente fu proposta una vettura di impostazione classica, sempre a tre volumi, ma con un accenno di "pinne" posteriori. Tale soluzione venne eliminata in seguito, proponendo una coda spiovente più simile a quella definitiva, ma con un frontale dai gruppi ottici che ricordavano troppo la sorella minore 204. In seguito, dopo altri tentativi si giunse al modello definitivo. La carrozzeria, visti i buoni risultati commerciali dei modelli precedenti, venne disegnata con la consulenza della Pininfarina, nella persona di Aldo Brovarone, designer dell'atelier torinese, che ne tracciò le linee fondamentali. Il frontale rappresenta già di per sé un netto salto in avanti dal punto di vista del design, poiché riprende in maniera più moderna e decisa le linee proposte sulla più piccola 204, in cui spiccano i grandi gruppi ottici trapezoidali che sostituiscono definitivamente i fanali tondi delle precedenti berline e la calandra rettangolare a listelli orizzontali. Sotto di essi trovano posto gli indicatori di direzione e le piccole luci di posizione. La fiancata evidenzia forse l'aspetto vistosamente più moderno, evidenziato dall'assenza di obsolete "pinne" nella zona posteriore, a cui si aggiunge anche la già citata coda spiovente ad angolo, uno degli elementi più caratteristici e riconoscibili della vettura che, in generale, si distingue per le linee tese e meno arrotondate, più attuali per l'epoca. I cerchi erano da 14 pollici con i tipici copricerchi cromati con rigonfiamento nella zona centrale e pneumatici da 175 mm di larghezza battistrada. La parte posteriore è caratterizzata da un lunotto relativamente ampio e innervato dal termosbrinatore, come ampio era anche il portellone del bagagliaio. Semplice e piuttosto essenziali, ma in linea con gli standard dell'epoca, gli interni e il gruppo plancia-cruscotto. Quest'ultimo propone una palpebra con tre quadranti circolari che ospitano tachimetro, orologio e quadrante contenente spie e indicatori, come quello del livello carburante e dell'olio. Sul piantone del volante si trova anche la leva del cambio, altro retaggio superstite della precedente 404.

Peugeot 504 Coupé Pininfarina

La struttura della 504 era a scocca portante, interamente in acciaio con un innovativo trattamento anticorrosione ottenuto per elettroforesi. L’impostazione tecnica della 504 lasciava spazio prevalentemente alla tradizione, per cui durante lo sviluppo del progetto non vi furono gli stessi slanci innovativi che caratterizzarono invece la Peugeot 204 nata tre anni prima. Pertanto venne mantenuta la classica architettura meccanica che prevedeva motore longitudinale anteriore e trazione sulle ruote posteriori, esattamente come nella 404. Tale approccio fu voluto per non allontanare troppo l'abituale clientela più conservatrice, specialmente visto il successo avutosi con il lancio della 204. Ciononostante, non mancarono anche alcune novità tecniche, specialmente per quanto riguardava la meccanica telaistica. Se infatti l’avantreno confermò la soluzione a ruote indipendenti con schema MacPherson, il retrotreno rinunciò al ponte rigido in favore di una nuova soluzione a ruote indipendenti con differenziale sospeso, bracci longitudinali e molle elicoidali. Artefice di tale nuovo schema, anch’esso voluto per privilegiare il comfort a bordo, fu l’ingegner André Deforcan, zelante progettista alle dipendenze della Casa del leone rampante. Il nuovo retrotreno, comunque, oltre che motivo di un maggior comfort, fu anche all’origine di una miglior tenuta di strada, senza contare l’aumento delle carreggiate di ben 7 cm.

La 504 debuttò sul mercato con una gamma costituita da due motorizzazioni. Per quanto riguarda la trasmissione, la 504 restò, come si è detto, fedele alla trazione posteriore, e lo fece proponendo un tradizionale cambio manuale a 4 marce, ma prevedendo a richiesta anche un cambio automatico ZF a 3 rapporti. La produzione venne avviata subito dopo la presentazione, inizialmente solo in configurazione berlina a 4 porte, e con una gamma consistente solo nelle due versioni descritte poc'anzi. Alla fine dello stesso anno, la 504 viene insignita del titolo di Auto dell'anno. Fu la prima Peugeot a fregiarsi di tale titolo. Nel 1969 la gamma venne ampliata con l'introduzione delle versioni coupé e cabriolet, disegnate e assemblate in Italia, anch'esse firmate Pininfarina. Entrambe le eleganti e raffinate sportive erano equipaggiate col 4 cilindri di 1,8 litri, che però aveva dato grossi grattacapi per la messa a punto dell'impianto di iniezione.

L'Innovazione Tecnica e la Filosofia di Design

L'evoluzione delle coupé Peugeot negli anni '60 non fu solo una questione di stile, ma anche di progresso tecnico. La Peugeot 404, ad esempio, pur mantenendo una base meccanica tradizionale, introdusse soluzioni che ne miglioravano il comportamento stradale e il comfort. La scocca portante, ormai uno standard per la rigidità e il contenimento dei pesi, fu abbinata a sospensioni evolute: uno schema MacPherson per l'avantreno e un assale rigido per il retrotreno, ma con l'aggiunta di molle anteriori elicoidali al posto delle balestre. Il motore XC, nato dalla rialesatura del precedente motore TN3 da 1.5 litri, rappresentò un passo avanti in termini di cilindrata e prestazioni.

La versione a iniezione della 404, introdotta nel 1961, permise di raggiungere 86 CV di potenza massima e 160 km/h di allungo, segnando un importante passo avanti verso prestazioni più elevate, sebbene alcuni problemi di messa a punto ne ritardassero la diffusione. L'introduzione del motore diesel, siglato XD85, derivato dall'unità TMD della 403, con una cilindrata di 1816 cm³ e una potenza di 55 CV, aprì la strada all'affidabilità e ai lunghi viaggi tipici delle motorizzazioni a gasolio di Peugeot.

La 504, pur mantenendo la trazione posteriore e un'architettura meccanica tradizionale, introdusse un retrotreno a ruote indipendenti con differenziale sospeso, bracci longitudinali e molle elicoidali, un sistema voluto per privilegiare il comfort a bordo e migliorare la tenuta di strada. Questo dimostra come Peugeot, pur attenta alla tradizione, fosse capace di innovare per migliorare l'esperienza di guida.

L'Impegno Sportivo: La 404 nel Rally

Il mondo delle competizioni, in particolare quello dei rally, fu un terreno fertile per dimostrare la robustezza e l'affidabilità dei modelli Peugeot. La 404 si dimostrò essere particolarmente adatta ai percorsi non convenzionali, guadagnandosi una solida reputazione nel leggendario East African Safari. Nel 1961, la 404 ottenne il 1°, 3° e 4° posto nella categoria inferiore ai 2.000 cm3 in questa gara massacrante. Nel 1963 Cliff e Nowicki vinsero l’assoluta sempre nella stessa corsa africana, successi ripetuti dal modello anche dal 1966 al 1968 con la versione a iniezione.

Le condizioni climatiche estreme di queste competizioni misero a dura prova le vetture. Nel 1966, le condizioni climatiche furono talmente sfavorevoli da costringere gli organizzatori ad allungare da quattro a dieci ore il tempo massimo ammesso. Per fortuna delle 404, la corsa del 1967 fu invece straordinariamente asciutta, spingendo le vetture a velocità medie superiori ai 100 km/h: le dodici Peugeot 404 iscritte tagliarono tutte il traguardo, a ulteriore conferma dell’affidabilità delle auto col Leone sulla calandra. Nel 1968 la vittoria si ripete consolidando così l’immagine africana della vettura del Leone. Questi successi sportivi non solo diedero lustro al marchio, ma contribuirono anche a rafforzare l'immagine di affidabilità e resistenza dei modelli Peugeot, caratteristiche che si riflettevano anche nelle versioni stradali, incluse le coupé e le cabriolet.

Peugeot 404 rally East African Safari

Un Contesto di Evoluzione Stilistica e Tecnica

Il decennio degli anni '60 per Peugeot fu caratterizzato da una profonda evoluzione stilistica e tecnica, che preparò il terreno per i modelli successivi. La Peugeot 403, introdotta nel 1955, aveva sancito l'inizio della collaborazione pluridecennale tra la Casa di Sochaux e l'atelier torinese di Pininfarina. Subito dopo il suo lancio fu avviato il progetto destinato alla realizzazione della sua erede. Alla Peugeot, infatti, si voleva una vettura che sapesse distaccarsi maggiormente dai modelli di segmento inferiore: la 403 era infatti nata da una costola della più compatta 203, risalente addirittura al 1948.

L'idea di una vettura che fosse una semplice e più ragionevole evoluzione della 403, contro le ambizioni di un'auto di lusso con motore V8 e sospensioni oleopneumatiche, portò alla definizione della 404. Questo "braccio di ferro" interno e la collaborazione con Pininfarina definirono le linee guida. La 404 propose soluzioni stilistiche già incontrate nella prima Lancia Florida, come le pinne posteriori, ma soprattutto anticipava temi che sarebbero stati applicati ad altre vetture. Il nome "404" inaugurava ufficialmente la nuova serie x04, una vera e propria dinastia di modelli destinata a estinguersi solo nel 1988.

Verso la fine del decennio, la Peugeot 204, lanciata nel 1965, rappresentò un ulteriore passo avanti, con una linea originale che tagliava i ponti con lo stile "americaneggiante" e pinnuto della 404. La 204 presentava forme più tondeggianti, ma in maniera più nuova e personale rispetto alle Peugeot 203 e 403. Le novità proseguirono anche sottopelle, con un nuovo propulsore montato trasversalmente, studiato e realizzato appositamente: il 4 cilindri XK4 a benzina da 1130 cm³ per 53 CV, primo motore interamente in lega leggera mai montato su un'auto francese, capace di spingere la vettura ad una velocità massima di ben 138 km/h facendo presa, per la prima volta nella storia di Peugeot, sulle ruote anteriori. Il successo della 204 portò rapidamente alla creazione di versioni derivate, tra cui la coupé e la cabriolet, sviluppate dal centro stile interno diretto da Paul Bouvot, rappresentando un insolito momento di pausa nella collaborazione con Pininfarina. Queste vetture, grazie ai motori potenziati, filavano a quasi 145 all'ora. L'utilizzo di gran parte della componentistica della berlina permetteva di contenerne il prezzo finale, maggiorato appena del 20%, quando una Peugeot 404 Pininfarina costa circa il 60% in più della 4 porte standard.

Queste evoluzioni nel design e nella tecnologia, visibili sia nei modelli di punta come le coupé 404 e le prime 504, sia nelle berline più accessibili come la 204, definiscono un'epoca di grande fermento creativo per Peugeot, un periodo in cui il marchio intraprese un percorso di modernizzazione che avrebbe plasmato la sua identurea per i decenni a venire.

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