La criminalità organizzata, in particolare la Camorra, ha dimostrato una pervasiva capacità di infiltrarsi nel tessuto politico ed economico italiano, generando scandali e minando la fiducia nelle istituzioni. Le connessioni tra politica e criminalità sono un fenomeno complesso, caratterizzato da tentativi di condizionamento, scambi di favori e ambizioni di controllo territoriale.
Il Caso Delmastro e l'Inchiesta Hydra: Un Terremoto Politico
Lo scandalo che ha coinvolto l'ex sottosegretario Andrea Delmastro, a seguito della scoperta di quote in un ristorante condiviso con la famiglia Carroccia, legata al potente clan Senese di Roma, ha provocato una scossa tellurica nel governo, proprio nei giorni di una sconfitta referendaria. Le conseguenze politiche, già pesanti, potrebbero raggiungere un nuovo picco con l'annuncio che Delmastro verrà sentito dalla Commissione parlamentare antimafia, la quale acquisirà anche gli atti della maxi inchiesta Hydra.
L'inchiesta Hydra, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Milano, è un compendio delle infiltrazioni criminali in Lombardia, rivelando anche il tentativo da parte di individui ritenuti vicini ai clan di agganciare esponenti di Fratelli d'Italia. Il partito, dunque, sarebbe finito al centro delle mire espansionistiche di personaggi vicini alla criminalità organizzata.

Uno dei collaboratori di giustizia emersi nel corso del procedimento sulla mafia lombarda, William Alfonso Cerbo, in arte Scarface, pentito legato alla mafia catanese, ha fornito dettagli espliciti su questo aspetto. Cerbo ha raccontato di aver assistito alla nascita del "sistema Lombardia", un'alleanza tra 'ndrangheta, camorra e Cosa nostra (allargata, secondo le sue dichiarazioni, a gruppi della mafia albanese) pensata per comandare a Milano. Le sue parole: «Stavano cercando loro, specialmente Santo Crea, di formare qualcosa di politico da dominare, per fare i loro interessi», evidenziano la chiara intenzione di manipolare la politica per scopi criminali.
Cerbo, nei suoi verbali, ha descritto un tentativo di Giancarlo Vestiti (considerato dai PM vicino al clan camorristico Senese) e Santo Crea (legato alla cosca Iamonte) di "creare" un politico. La scelta ricadde su un medico, Ignazio Ceraulo, non indagato. Vestiti procurò il contatto e invitò Cerbo a parlare con il dottore "anche per altre cose". Durante l'incontro, Vestiti dichiarò apertamente che Ceraulo "era, in buona sostanza, un personaggio che si stava prodigando per fare il politico". Cerbo associò il medico al gruppo della Meloni, pur non ricordando il nome esatto del partito, ma menzionando Giorgia Meloni e Daniela Santanchè.
È importante sottolineare che né Giorgia Meloni né Daniela Santanchè conoscono i protagonisti di questa vicenda. Tuttavia, Scarface ha ricostruito un possibile tentativo, da parte di Crea e Vestiti, di aprirsi un varco in Fratelli d'Italia, con l'idea di trovare un candidato e radicarsi nell'area di destra. I due si sarebbero mossi alla ricerca di voti, con Vestiti che avrebbe sollecitato Cerbo a procurare preferenze, promettendo anche compensi economici per l'apertura di un ufficio politico, che sarebbe stato "in comunanza con la Santanché", sebbene Cerbo stesso dubitasse di queste affermazioni, definendo i responsabili dei "ciarlatani".
Il piano si arenò in clinica, quando, durante il ricovero di Cerbo, qualcuno cercò il suo nome su Google, scoprendo i suoi legami con il clan Mazzei di Catania e un maxi sequestro subito in un'operazione antimafia denominata "Scarface". Questa scoperta allarmò la struttura sanitaria e interruppe ogni rapporto tra Ceraulo, Vestiti e Crea. Nelle carte dell'inchiesta rimangono, tuttavia, i dettagli del tentativo di agganciare Fratelli d'Italia da parte dei due "compari", ritenuti dalla DDA di Milano vicini a 'ndrangheta e camorra. L'obiettivo fallito sarebbe stato avvicinare l'entourage di Daniela Santanchè, che all'epoca ricopriva già un ruolo centrale nel partito di Giorgia Meloni.
Per tentare di raggiungere i vertici, Vestiti, in costante contatto con Crea, portò Ceraulo nello studio dell'avvocato Claudio Marino, non indagato. Il medico chiese di "poter far parte del quadro politico" di Fratelli d'Italia, e il legale ipotizzò la creazione di "un circolo, un'associazione" da affiliare al partito, stimando che con mille iscritti si potessero generare 5-6mila preferenze. Ceraulo ricordò la sua precedente candidatura "con Fli come sindaco a Desio". Marino, in una telefonata intercettata nel maggio 2020, rivendicò i suoi contatti: «La Santanchè, Mario Mantovani sono quelli che frequento…».
Il primo aggancio sembrò funzionare, con Vestiti che aggiornò Crea e preparò il passo successivo. Il calabrese concluse con una frase sibillina: «Giancarlo, ricordatevi che non siamo soli». Vestiti ribadì il legame tra il medico e Crea: «lui è molto legato a quella persona che ti portai che hai incontrato, anziana. Proprio legatissimo, lo appoggiano in tutto e per tutto». Tuttavia, le versioni di Vestiti, che parlò alla sorella della creazione di "una fazione esterna per non legarci a Daniela Santanchè" e della disponibilità di "metà dell'appartamento della sede centrale di Fratelli d'Italia" per il club "Italia Doc", non trovarono riscontro. Daniela Santanchè, contattata da Report, negò qualsiasi conoscenza di Marino e Vestiti, definendo i racconti "gonfiati" e "millanterie".
La Camorra e lo Scambio Elettorale Politico-Mafioso a Nocera Inferiore
La dinamica dello scambio elettorale politico-mafioso è un'altra manifestazione della pericolosa intersezione tra criminalità e politica. A Nocera Inferiore, l'udienza del processo "Un'altra storia" ha evidenziato un presunto scambio tra la camorra e due candidati alle elezioni passate. Antonio Pignataro, ex boss affiliato alla Nuova Famiglia, ha manifestato la volontà di seguire tutti i processi, anche affrontando problemi di salute, a dimostrazione dell'importanza che queste vicende rivestono per lui.
Il colonnello dei ROS, Mambor, ha illustrato i rapporti di alcuni imputati con lo "zio" Pignataro e i favori che questi avrebbe eseguito in virtù del suo "carisma criminale". Dal punire un ladro alla liberazione di una casa occupata, fino all'interessamento per la raccolta voti a favore dell'ex consigliere comunale Carlo Bianco, Pignataro esercitava un'influenza significativa sulla vita locale, dimostrando come il potere criminale possa tradursi in un controllo diretto o indiretto della sfera politica.

Le Infiltrazioni a Pisa: Un Allarme Inascoltato
L'operazione anticamorra a Pisa, che ha portato al sequestro di quattro attività commerciali, ha sollevato forti critiche nei confronti delle istituzioni. Pino Staffa, presidente dell'associazione Baby Consumers, ha definito "sconcertanti e ipocrite" le dichiarazioni dei rappresentanti istituzionali, accusandoli di negare l'evidenza delle infiltrazioni criminali. «Da anni è noto che le organizzazioni criminali hanno messo le mani nel tessuto produttivo della città», ha affermato Staffa, ricordando recenti sequestri e confische.
Secondo Staffa, a Pisa si sta creando una situazione simile a quella della Lombardia, dove la politica si scagliò contro Roberto Saviano per aver denunciato le infiltrazioni della 'ndrangheta. La scoperta di attività economiche collegate alla criminalità organizzata è «un segnale che se non viene colto può sfociare in qualcosa di più grande e pericoloso». Staffa ha quindi invitato le istituzioni a vigilare sulle "grosse partite" che si stanno giocando a Pisa, citando il porto e l'ospedale di Santa Chiara come esempi.
Il Professor Aldo Semerari: Un Criminologo al Servizio della Malavita e dell'Eversione
La figura del professor Aldo Semerari, psichiatra e criminologo di fama, rappresenta un caso emblematico di come individui apparentemente rispettabili possano essere coinvolti in trame complesse di eversione e criminalità organizzata. Semerari, direttore dell'Istituto di psicopatologia forense e perito autorevole, legò il suo nome a diverse vicende oscure della storia italiana, dalla strage di Bologna al sequestro Cirillo, fino al delitto Pecorelli.

Attraverso la sua attività professionale, Semerari entrò in contatto con gruppi malavitosi come la banda della Magliana, prestando i suoi servizi scientifici per ottenere perizie compiacenti. Un collaboratore di giustizia riferì: «Il prof. Semerari era lo psichiatra di fiducia della banda. Ha fatto perizie per Selis, D'Ortenzi e probabilmente anche Colafigli.» Semerari propose anche di collocare bombe e di effettuare sequestri di persona, promettendo di far scarcerare gli eventuali arrestati grazie alle sue perizie psichiatriche di favore. All'epoca, Semerari riceveva quasi tutte le nomine di perizie psichiatriche dai giudici, e il suo giudizio era talmente autorevole da non essere contestato.
Si ipotizza che Semerari, uomo dell'ultradestra, proponesse attentati per conto della sua area politica. Un collaboratore di giustizia affermò che l'istituzione di collegamenti tra gruppi eversivi dell'estrema destra e la malavita organizzata romana rientrava in un disegno strategico comune a Semerari e al prof. Fabio De Felice. Il loro intento era finanziare l'attività eversiva attraverso il supporto informativo e logistico a strutture criminali già esistenti, garantendosi gli utili derivanti dalle operazioni. Il primo collegamento fu realizzato attraverso Alessandro D'Ortenzi, detto "Zanzarone".
I rapporti tra la Banda della Magliana e Semerari erano di "sudditanza", con il professore che esercitava una notevole influenza in forza dei benefici che gli esponenti della banda si aspettavano di ottenere dalle sue prestazioni professionali. Un membro della banda dichiarò: «Mi affascinava Aldo Semerari. E ci serviva per i processi. Era uno dei periti più conosciuti e più presenti nei tribunali.» Semerari aveva compreso la potenza della banda a Roma e pensò di coinvolgerli in un suo progetto, parlando di Ordine Nuovo e della P2. Il "criminologo nazista", come era chiamato, veniva pagato bene per le sue relazioni che fungevano da "lasciapassare", rendendoli liberi in quanto "incapaci di intendere e di volere".
Collaboratore del SISMI e iscritto alla Loggia P2, Semerari intensificò i rapporti con Licio Gelli. Il suo attivismo lo portò a intrecciare la sua professione con una prospettiva ideologico-criminale, circondandosi di frequentazioni ambigue e pericolose legate al mondo della malavita comune e politica. Il suo piano eversivo consisteva nel creare in Italia un fortissimo clima di tensione e destabilizzazione, finalizzato a una svolta autoritaria e alla distruzione del sistema democratico.
Nella clinica Villa Mafalda, dove lavorava, venivano spesso "ospitati" cittadini libici, e Semerari incontrò Muammar Gheddafi in Libia. Il mandato di cattura emesso nei suoi confronti, nelle prime indagini, arrivò insieme a quello per esponenti della destra eversiva. Il suo nome fece scalpore per la sua fama di criminologo. Lotta Continua, nel 1980, scrisse per primo della sua appartenenza alla massoneria e alla P2, anche se il suo nome non venne trovato negli elenchi, il fratello Carlo confermò questa appartenenza nelle sue dichiarazioni del 1984.
Nelle istruttorie, i neofascisti pentiti lo identificarono come un elemento di spicco dei gruppi della destra eversiva. Dopo un anno fu scarcerato e prosciolto per mancanza di prove. In carcere, Semerari aveva cominciato a dare segni di cedimento psicologico, confidandosi e minacciando di rivelare ciò che sapeva se i servizi segreti non lo avessero aiutato a uscire di prigione.
Il 26 marzo 1982, Aldo Semerari scomparve misteriosamente da Napoli. Il 1º aprile 1982, fu ritrovato decapitato all'interno della sua auto a Ottaviano, proprio di fronte all'abitazione del camorrista Vincenzo Casillo, "braccio destro" del boss Raffaele Cutolo. Il movente del suo omicidio era da ricercarsi in un episodio avvenuto poco prima del sequestro: il professore, nella sua qualità di psichiatra forense, si era adoperato per la scarcerazione di un boss della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, per poi accettare l'incarico come consulente anche per la fazione opposta, la Nuova Famiglia di Umberto Ammaturo.
In un'intervista del maggio 2010, Ammaturo, pentitosi, confessò di aver ucciso Semerari e di aver depositato la sua testa mozzata davanti al castello di Cutolo: "Gli tagliai io la testa (…) perché si era impegnato con noi della Nuova Famiglia a seguire le nostre cose, ed era ben remunerato da me personalmente, ma Cutolo fece ammazzare uno giù alle camere di sicurezza del tribunale e Semerari gli fece una perizia falsa per farlo assolvere." Il giorno dopo il ritrovamento del corpo di Semerari, la sua collaboratrice e compagna Maria Fiorella Carraro si tolse la vita. Pochi giorni dopo, una banda di scassinatori irruppe nella mansarda della Carraro, mettendo a soqquadro le stanze.
La figura di Semerari ha ispirato il personaggio del professor Sargeni (Cervellone) nel libro Romanzo criminale, un ideologo di estrema destra che avrebbe voluto coinvolgere la banda nel suo disegno eversivo in cambio di perizie psichiatriche compiacenti.
Arsenali Nascosti e Omicidi Mirati: La Brutalità della Camorra
La Camorra continua a manifestare la sua presenza attraverso la detenzione di armi e la commissione di omicidi mirati, evidenziando la sua capacità di controllo e violenza.
In un parcheggio di un'area industriale in disuso a Melito di Napoli, la Guardia di Finanza ha trovato un arsenale della camorra all'interno di un'automobile rubata. Nascosto nel bagagliaio, un borsone conteneva 8 pistole con caricatore, 4 mitragliatrici munite di serbatoio, 1 fucile d'assalto completo di silenziatore e 605 munizioni. Si trattava di armi in dotazione anche alle forze armate e di polizia, nazionali ed estere, tutte pronte all'uso e con matricola abrasa per impedirne la tracciabilità. Alcune pistole erano dotate di sistemi di puntamento elettronico e predisposte per l'uso con un silenziatore.

Le indagini della Squadra Mobile di Napoli, dirette dalla Procura partenopea e dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno portato all'arresto di 8 persone gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione di stampo mafioso, omicidio, occultamento di cadavere, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, spaccio di stupefacenti, detenzione e porto abusivi di armi da fuoco, estorsione, favoreggiamento personale, riciclaggio e ricettazione.
Questa complessa attività investigativa ha riguardato gli assetti criminali nel quartiere napoletano di Secondigliano, rientrante nella sfera di influenza dell'Alleanza di Secondigliano, che fa capo alle famiglie mafiose dei Licciardi, dei Contini e dei Mallardo, e in particolare il gruppo del Rione Don Guanella, articolazione del clan Licciardi, diretto da Antonio Bruno. Le indagini hanno svelato i mandanti, gli esecutori, il movente e le modalità dell'omicidio di Domenico Gargiulo, pregiudicato affiliato al clan Sautto-Ciccarelli di Caivano, ucciso con un colpo d'arma da fuoco alla nuca nel settembre del 2019.
Gargiulo, soprannominato "sic e Penniell", era stato affiliato al clan Abbinante e nel 2012 era scampato a due diversi agguati da parte di affiliati al cartello camorristico Abbinante-Abete-Notturno, maturati nell'ambito della strategia tesa a uccidere appartenenti alle organizzazioni contrapposte dei clan Marino e della Vanella-Grassi, tra loro alleati. Meno di 20 giorni dopo, il 3 novembre, Gargiulo fu nuovamente vittima di un agguato, ma la pistola si inceppò e riuscì a fuggire. Nel settembre 2019, con uno stratagemma, Gargiulo fu condotto nel luogo dell'omicidio, e il cadavere fu nascosto nel bagagliaio di un'autovettura rubata, fatta ritrovare l'8 settembre 2019 nel Rione Don Guanella.
La Fine di un'Epoca e la Proliferazione di Nuove Organizzazioni
La cattura di Michele Zagaria ha segnato la fine di un'epoca, quella della "nidiata di camorristi nata con Antonio Bardellino che, alla morte del capo, diede vita ai Casalesi". Raffaele Cantone, magistrato di Cassazione e PM dei processi più importanti contro la Gomorra, ha dichiarato che, per come li abbiamo conosciuti finora, i Casalesi sono finiti, ma non la camorra.

Cantone ipotizza che a Gomorra prenderanno forma nuove organizzazioni criminali, sul modello dei clan camorristici di Napoli, con una proliferazione di organizzazioni parcellizzate sul territorio dedite a traffici minori, come il traffico di droga, che i Casalesi osteggiavano. I Casalesi avevano avuto l'ambizione di appropriarsi dell'imprenditoria e della politica non solo di Caserta, e per un certo periodo c'erano riusciti.
I Casalesi hanno sempre dominato la politica locale, nominando i sindaci negli anni Novanta. Quando ebbero problemi con la Democrazia Cristiana, presentarono una loro lista civica alle Provinciali e nel '92 fecero eleggere un parlamentare liberale, l'avvocato Martucci. Cantone ha paragonato i Casalesi ai Corleonesi di Riina e Provenzano, che alla fine degli anni Ottanta votarono socialista per dare un segnale alla DC di Lima che non rispettava più i patti. Bardellino, tra l'altro, fu un affiliato "punciuto" a Cosa Nostra.
Michele Zagaria è stato descritto come un killer che ha fatto carriera, scalando i vertici dell'organizzazione. Attentissimo alla sua sicurezza, senza cellulare, Zagaria curava personalmente ogni dettaglio. I suoi uomini, per presentarsi a un vertice, si muovevano facendosi prestare all'ultimo momento l'auto da conoscenti occasionali.
Imma Capone, imprenditrice per conto di Zagaria e poi uccisa, raccontò di essere stata prelevata e fatta accomodare nel bagagliaio di un'auto, che percorse duecento chilometri per farne uno in linea d'aria rispetto al punto di partenza. Fu ricevuta in una sontuosa villa con marmi da uno Zagaria impeccabilmente vestito, nella veste di mediatore per risolvere questioni imprenditoriali. La cattura di Michele Zagaria nella sua Casapesenna e di Antonio Iovine nella sua San Cipriano d'Aversa conferma che il legame con il territorio rappresenta la vera forza dei boss.
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