Ci sono auto che sono facili da raccontare, in genere hanno motori enormi, sputano fiamme e si guidano come se le avesse progettate Dio in persona. Altre invece sono per svariati motivi sulla bocca di tutti, come la Toyota Yaris GR, e nonostante si portino sul groppone qualche evidente difettuccio hanno troppi punti a favore per poter essere massacrate dal popolo. La linea evolutiva della nostra berlina col nome di un indumento inizia nel 1976 con la Mk 1, auto che secondo VW è stata la progenitrice del segmento hot-hatchback, anche se in realtà la Renault 5 Alpine venne lanciata un paio di mesi prima e negli Stati Uniti già esisteva da ben quattro anni l’AMC Gremlin X col suo inutile esotico 5.0 V8 da 150 asini e trazione posteriore. - quanto diavolo è bella? Insomma, giriamola come ci garba ma per i tedeschi “ze real hot-hatchback” resta la GTI Mk 1 e inquadrando questa tipologia come “compatte a trazione anteriore dal temperamento sborone ma versatile” forse i nostri amici di Wolfsburg potrebbero avere ragione. 47 anni e 7 generazioni dopo eccoci qui, tra la moria di auto piccole e il propagarsi di SUV con tecnologie supercazzola (ma sì, mettiamo un motore a benzina in una macchina per alimentarne uno elettrico) la nostra celeberrima Golf GTI è ancora in piedi ed è giunta alla sua ottava iterazione. Rispetto al passato, dove il salto tra un’evoluzione e l’altra è stato piuttosto tangibile, questa volta - almeno sulla carta - sembra che le cose siano andate a mo’ di presentazione Apple: stesso prodotto dell’anno prima, costo gonfiato.

Un Design Che Evolvere: Tra Tradizione e Innovazione Digitale
Il nuovo look della Golf 8 GTI sembra sia stato concepito da una AI a cui è stato detto di fare una Golf GTI 7.5 Performance leggermente rivista, dal frontale spariscono i fari a doppia U in favore dei nuovi gruppi ottici LED Matrix iq.Light molto più sottili (ma anche meno caratteristici, a mio parere) collegati da un barra a LED che corre lungo la calandra, tamarrata probabilmente studiata da un Chief Designer di 13 anni. I fanali hanno una grafica diversa. Leggermente ridisegnati pure i paraurti; da quello posteriore spuntano sempre, ai lati, i due terminali di scarico rotondi, inseriti in un elemento che ricorda un diffusore aerodinamico. Anche i fendinebbia “a scacchi” rimangono originali. La carrozzeria si aggiorna lievemente rispetto alle sorelle meno potenti, con fari a matrice di led di serie più squadrati e sottili, collegati da una striscia luminosa. Il logo della casa si illumina, un dettaglio moderno che si integra con la linea pulita.
Aprendo la portiera del guidatore e cacciando il grugno nell’abitacolo si capisce al volo di essere in una VW di ultima generazione: l’ambiente è super pulito, minimale, vagamente austero, ben assemblato e ovviamente senza mezzo pulsante fisico che io quello che un giorno ha deciso che i pulsanti touch sono migliori e più efficaci di quelli veri gli taglierei le dita con un tronchesino. Comunque, non fraintendetemi, le Golf moderne non sono mai state delle campionesse di estrosità, ma almeno in passato trovavi quattro bottoncini per ricordarti che stavi guidando un’automobile e non una sala server. La plancia ha forme sobrie, ma non “tristi”. Curata la sicurezza, con sette airbag di serie (uno protegge le ginocchia del guidatore) e due (laterali posteriori per il torace) a richiesta. Il rivestimento di moquette delle tasche nelle porte e le guarnizioni delle porte estese, ben fissate e con un labbro tra i bordi degli sportelli per limitare i fruscii, testimoniano l'elevato standard qualitativo della casa. Di contro, il cassetto portaoggetti è privo di floccatura, lo scontrino di aggancio del portellone è in vista e gli occhielli fermabagagli sono saldati e verniciati, particolari che solo cercando con attenzione si notano non essere al top.

La Rivoluzione Digitale e l'Ergonomia Contestata
La svolta digitale ha interessato profondamente gli interni. I comandi sulle razze del volante, con i quali giocare tra l'altro con la strumentazione, sono un po' troppo fitti e numerosi. E a rendere tutto più complesso ci pensa poi il fatto che gli antichi tasti fisici, quelli che fanno clic quando li schiacci, hanno ceduto la scena a piccoli touchpad, fin troppo sensibili e non in grado di restituire la sensazione tattile con l'immediatezza e la puntualità dovute. Lo stesso si può dire per i pochi tasti da sfiorare sulla console e per quelli alla base dell'impianto multimediale. I quali, per giunta, di notte non sono neppure illuminati. Sullo schermo di 12,9” (prima era di 8”) del valido e ricco sistema multimediale spicca il display del navigatore (optional) da 6,5”. Il volante multifunzione in pelle dà un bel tocco di sportività: ha un’impugnatura spessa e cuciture rosse, ed è piatto nella parte inferiore. Non mancano ovviamente i comandi dietro le razze per cambiare manualmente. Abbastanza tradizionale il cruscotto, con quattro strumenti a lancetta, due più grandi (contagiri e tachimetro) e due piccoli (temperatura del liquido refrigerante e livello della benzina). Al centro uno schermo a colori che può mostrare diverse informazioni: dalle indicazioni del navigatore, ai dati del computer di bordo. A temi classici, quali la parte centrale tonda del volante (un chiaro richiamo alla prima Golf GTI) si alternano dettagli moderni, quali il freno a mano elettronico col tasto che tiene la vettura ferma quando si è in coda senza dover tenere il piede sul freno. La praticità si ritrova anche nei vani portaoggetti (ampio e curato quello di fronte al passeggero anteriore, climatizzato e dotato di serratura). Tuttavia, i tasti sul volante per gestire sistema multimediale, cruise control e computer di bordo sono troppi (ben 18!) e possono mettere in difficoltà.
I sedili anteriori, assai profil