Fin dalle sue origini, Alpine ha incarnato la sintesi perfetta tra leggerezza, precisione e passione per la guida. Fondata nel 1955 a Dieppe da Jean Rédélé, un giovane pilota e visionario imprenditore, la casa francese è nata con un obiettivo chiaro: creare auto sportive agili e performanti, in grado di regalare emozioni autentiche su strada come in pista. Il nome “Alpine” non è casuale; è un omaggio alle strade di montagna dove Rédélé conquistò le sue prime vittorie e rappresenta da subito un modo di intendere l’automobile come esperienza pura, tecnica e coinvolgente.

Jean Rédélé, nato il 17 maggio 1922 in una famiglia di appassionati di automobilismo, dopo aver concluso gli studi in ingegneria e aver vinto diversi rally con vetture Renault, a 24 anni prese le redini di una concessionaria Renault a Dieppe, in Normandia. L'esperienza maturata con i motori Renault lo spinse a creare prototipi di auto sempre più estreme e competitive, non solo per sé stesso, ma anche per vari clienti che gli commissionavano vetture per le competizioni. Il successo ottenuto gli permise di aprire la nuova società. Con un approccio innovativo e lungimirante nel 1955 nacque la Société Anonyme des Automobiles Alpine. Pochi giorni dopo aver fondato la società Automobiles Alpine, nel luglio 1955, Jean Rédélé presentò le sue prime tre A106 alla direzione della Régie Renault. Posizionando un'auto blu, una bianca e una rossa davanti all'edificio storico di Boulogne-Billancourt, il giovane imprenditore delineò la sua ambizione di creare una marca sportiva francese sulla base dei propulsori Renault. In modo convincente riuscì ad ottenere il sostegno della Régie. È l'inizio di una straordinaria avventura, umana, industriale e sportiva, che continua ancora oggi.
Il primo modello prodotto, l'Alpine A106, spinto dal motore della 4CV, apparve sul mercato nel 1956. Realizzata con carrozzeria in vetroresina su telaio tubolare, la A106 raccolse numerose vittorie durante la seconda metà degli anni '50. Poco dopo, fu affiancata da una versione aperta, sempre su disegno di Michelotti, dalla quale poi sarebbe derivata la Alpine A108, che riscosse un notevole successo sia in campo agonistico sia tra il pubblico. Da officina artigianale la Alpine si trasformò, alla fine degli anni '50, in un vero e proprio stabilimento diviso in due sezioni: quella dedicata alla produzione di serie e quella dedicata alle competizioni.
La Leggenda della A110 Berlinette: Icona degli Anni '70
Presentata da Jean Rédélé al Salone di Parigi nel 1962, la Alpine A110 Berlinette è il simbolo assoluto del marchio, l’auto che ha definito la sua identità sportiva. Costruita con una filosofia orientata alla leggerezza, la A110 adotta un telaio tubolare e una carrozzeria in vetroresina, una scelta rivoluzionaria per l’epoca. Il risultato è un’auto compatta, elegante e incredibilmente maneggevole, capace di affrontare con disinvoltura le curve più impegnative dei rally europei.

Il modello, derivato dall’Alpine A108, presenta miglioramenti stilistici, con un design più raffinato: cofano motore più piatto, superfici vetrate più ampie e gruppi ottici posteriori della Renault 8. Il nuovo blocco motore impone modifiche a livello delle prese d’aria: poiché il radiatore del nuovo motore è fissato posteriormente, vengono realizzate delle aperture sulla parte superiore dei parafanghi, nella resina, e completate con quattro listelli cromati. Rispetto alla A108, la A110 condivide le linee generali della carrozzeria, realizzata in vetroresina.
Meccanicamente, invece, la A110 è completamente nuova: nuovo fu il telaio utilizzato per la sua realizzazione, sebbene fosse anch'esso a trave centrale come nel caso dell'antenata, e nuova fu la meccanica adottata, proveniente dall'allora neonata Renault 8 ed inizialmente consistente in un motore a 4 cilindri da 956 cm³ di cilindrata, in grado di erogare 50 CV di potenza massima. Attingendo alla banca di organi meccanici di Renault, la A110 ha seguito l’evoluzione di cilindrata della marca della Losanga che, convinta della serietà dell’azienda, ha concesso, nel frattempo, la sua fiducia alla marca Alpine. Dopo i propulsori della Dauphine e della Renault 8, saranno utilizzati i motori della Renault 12 e della Renault 16, modificati da diversi “maghi”. Marc Mignotet, uno dei più celebri, sviluppa diverse versioni del propulsore della Renault 8 e lo declina in 956 cm³, 1108 cm³, 1255 cm³, 1296 cm³. Rivisitato da Amedeo Gordini, il motore 1108 cm³ della Renault 8 raggiunge una potenza di 95 CV, grazie ad un doppio carburatore.
Alpine A110 una storia vincente
Dietro il volante, rivestito in pelle, il cruscotto è completo, con tachimetro e contagiri. In funzione delle versioni, può accogliere un manometro per la pressione dell’olio, un amperometro, un manometro per la temperatura dell’acqua, un orologio. Il resto è abbastanza essenziale, per non dire spartano: sedili in skai nero, regolabili in inclinazione e profondità; porte equipaggiate con manovella, per aprire e chiudere i finestrini. I conducenti della A110 affermano che quest’auto tiene meglio la strada in curva che nei rettilinei. La maneggevolezza e la motricità sono i suoi punti di forza, grazie alla disposizione posteriore a sbalzo del propulsore che provoca uno slittamento facilmente controllabile con volante e acceleratore. Viceversa, risulta talvolta più problematico il controllo della traiettoria, ma che importa? È un’auto che non invoglia alla guida, ma al pilotaggio. I suoi difetti sono le sue qualità. La leggerezza e la maneggevolezza delle A110 faranno scintille in competizione e renderanno felici, oltre ai piloti, anche gli spettatori, che potranno ammirarle in evoluzioni molto spesso acrobatiche.
Appena nata, infatti, la A110 fu immediatamente introdotta sui tracciati di gara e subito cominciò a farsi conoscere riscuotendo numerosi successi. Nel 1967, la A110 beneficiò del motore da 1255 cm³, introdotto nell'anno precedente per la R8 Gordini 1300. Ma il passo definitivo avvenne nel 1969, quando la A110 ricevette il motore da 1565 cm³ già montato sulla R16 ed elaborato in modo da raggiungere potenze comprese tra gli 83 ed i 148 CV. In questo modo, la A110 raggiunse velocità massime nell'ordine dei 210-215 km/h. Fu con questo propulsore che la vettura ottenne successi di portata storica, primo fra tutti il titolo di Campione del mondo di Rally nel 1973. Con il ritiro dalle corse, la Alpine A110 si preparava ad entrare nella storia come una delle sportive francesi più iconiche e più vincenti del periodo.
L'Apogeo Sportivo: La A110 regina dei Rally
È negli anni '60 e '70 che la casa automobilistica raggiunge l’apice del successo con l’Alpine A110. Questa vettura, inizialmente equipaggiata con un motore da 1 litro, viene continuamente migliorata fino a diventare una delle protagoniste dei rally internazionali con le vittorie nei campionati mondiali. La A110 è stata sicuramente la più famosa tra le Alpine, grazie ai suoi innumerevoli successi in tutto il mondo.
Cronologia dei Successi della A110 negli Anni '60 e '70
1961 - 1966: gli esordi: José Rosinski segna la prima vittoria di una A110 al Rally dei Leoni 1963. Il seguito della stagione si rivelerà altrettanto fruttuoso con alcuni fatti salienti, quali uno “scratch” di un certo Jacques Cheinisse al Rally d’Autunno.
1967: la costituzione di una grande équipe: Le Alpine diventano Alpine Renault. Campione di Spagna (B. Tramunt).
1968: Campione di Francia (J.C. Andruet). Campione di Spagna (B. Tramunt).
1969: Il decollo: Jean Vinatier e Jean-Claude Andruet sono piloti che emergeranno in quell’anno con diverse vittorie. Campione di Francia (J. Vinatier). La Alpine A110 venne equipaggiata con un nuovo propulsore con blocco in alluminio: il “Cléon-Alu” già impiegato sulla Renault 16 TS. Con una cilindrata di 1565 cc e dotato di due carburatori Weber 45 Venturi-Weber, arrivava a sviluppare di 125 CV a 6.000 giri/min. Ciò permise alla leggera coupé, indicata come “A110 1600S” di raggiungere una velocità nell’ordine dei 215 km/h, elevatissima per l’epoca.

1970: Il Campionato d’Europa e il Campionato di Francia: La Berlinetta 1600 S ha ottenuto l’omologazione in gruppo 4, e può finalmente battersi ad armi quasi pari contro gli altri concorrenti con modelli più potenti. Campione d’Europa (J.C. Andruet). Campione di Francia (J.C. Andruet). Campione di Bulgaria (I. Tchoubrikov). Campione di Romania (G. Udrea).
1971: La Berlinetta domina Montecarlo: Sarà anch’esso un anno ricco di successi. Ove Andersson vince nel Rally di Montecarlo, Jean-Luc Thérier è secondo, Andruet terzo. Andersson strappa anche la vittoria in Italia, sgominando un’armata di Fiat e Lancia. Trionfa anche al rally austriaco delle Alpi e all’Acropoli, e offre il titolo internazionale ad Alpine. A sua volta, Jean-Pierre Nicolas vince il Campionato di Francia. Questi successi includono i trionfi al Rally di Montecarlo del 1971 e del 1973 in cui batte case come Porsche, Lancia e Ford. Campione di Francia (J.P. Nicolas). Campione di Bulgaria (I. Tchoubrikov). Campione di Francia F3 (P. Godefrin). Campione di Francia Formula Renault (M. Leclère).
1972: Verso la gloria: Il propulsore 1600 è sostituito da un più potente 1800 cm³. Jean-Claude Andruet domina il Tour de Corse. Seguiranno numerose vittorie, condivise tra i piloti dell’équipe. Alla fine della stagione, Bernard Darniche è consacrato Campione di Francia. Da parte sua, Jean-Luc Thérier realizza un exploit, vincendo il Rally des Cévennes con un propulsore 1600 turbo. Campione di Francia (B. Darniche). Campione di Cecoslovacchia (V. Hubáček). Campione di Francia F3 (M. Leclère). Campione d'Europa Formula Renault (A. Cudini).
1973: L’apogeo dell’epopea: Immaginiamo i migliori piloti francesi del momento: Andruet, Darniche, Thérier, Nicolas, Piot, senza dimenticare il navigato Andersson. Oltre ad essi, un team di meccanici, che si dedicano anima e corpo ad un’auto, ai vertici del suo sviluppo. La stagione inizia con la vittoria di Andruet al Montecarlo, dietro di lui altre quattro A110. In Portogallo, Thérier e Nicolas realizzano una doppietta. Al Rally del Marocco, Darniche è la star. Il resto della stagione sarà in linea, culminando con la vittoria nel Campionato del Mondo Rally 1973, il primo titolo mondiale per un costruttore. Da Monte Carlo all’Acropoli, la A110 si impose ovunque, diventando il simbolo di una generazione di piloti e appassionati. Campione di Francia (J.L. Thérier). Campione di Cecoslovacchia (V. Hubáček).
Alpine A110 una storia vincente
1974 - 1975: gli ultimi bagliori dell’équipe ufficiale: Nicolas vince al Rally del Marocco, e si classifica secondo al Tour de Corse. Campione di Francia (J.C. Andruet). Campione di Cecoslovacchia (V. Hubáček). Campione di Polonia (B. Krupa). Campione di Francia (J. Piot). Campione di Cecoslovacchia (V. Hubáček). Campione di Ungheria (A. Ferjáncz).
1976: Campione di Cecoslovacchia (V. Hubáček).
1977: Campionato di Francia (G. Frequelin). Campionato di Francia (J. Ragnotti). Campione d'Europa (H. Demuth).
1978: Campionato di Francia (B. Saby).
1979: Campionato di Francia (J. Ragnotti).
Caratteristiche Tecniche della A110 Berlinette
L'Alpine A110 venne sviluppata da Jean Rédélé e prodotta a Dieppe da Alpine tra il 1962 e il 1977 con motori Renault. La A110 venne presentata al Salone di Parigi del 1962 come evoluzione della A108. Tuttavia, mentre la A108 era basata sulla meccanica della Renault Dauphine, la A110 utilizzava diverse parti meccaniche della Renault 8 Gordini. Lo stilista italiano Giovanni Michelotti tracciò le linee della sua leggera carrozzeria. Questa venne realizzata in fibra di vetro e poliestere e vestiva un telaio portante in acciaio. Come la A108, la Alpine A110 era disponibile in versione berlinetta “Tour de France” e convertibile. La carrozzeria della coupé 2+2 GT4 venne affidata alla carrozzeria Chappe e Gessalin. La A110 è stata tra le ultime vetture di serie a montare motore posteriore a sbalzo. Una differenza sostanziale rispetto alla A108 era la parte posteriore allargata, per accogliere il nuovo motore Renault a quattro cilindri.
Modello Versioni 1300 S e 1800 VB (1970)
| Caratteristica | Versione 1300 S del 1970 | Versione 1800 VB del 1970 |
|---|---|---|
| Motore | Renault tipo 810.30, 4 cilindri in linea ciclo Otto, posteriore longitudinale | Renault-Gordini tipo 844, 4 cilindri in linea ciclo Otto, posteriore longitudinale |
| Cilindrata | 1.296 cm³ (Alesaggio x corsa = 75,7 x 72 mm) | 1.798 cm³ (Alesaggio x corsa = 82,5 x 84 mm) |
| Distribuzione | a valvole in testa inclinate a V con aste e bilancieri | a valvole in testa inclinate a V con aste e bilancieri |
| Potenza max | 120 CV a 6.900 giri/min | 170 CV a 6.500 giri/min |
| Frizione | monodisco a secco | monodisco a secco |
| Cambio | a 5 rapporti + RM | a 5 rapporti + RM |
| Trazione | posteriore | posteriore |
| Scocca | a piattaforma portante | a piattaforma portante |
| Sospensioni ant. | a ruote indipendenti, bracci oscillanti, molle elicoidali, barra di torsione, ammortizzatori idraulici telescopici | a ruote indipendenti, bracci oscillanti, molle elicoidali, barra di torsione, ammortizzatori idraulici telescopici |
| Sospensioni post. | a ruote indipendenti, bracci di forza a V, molle elicoidali, ammortizzatori idraulici telescopici | a ruote indipendenti, bracci di forza a V, molle elicoidali, ammortizzatori idraulici telescopici |
| Impianto frenante | a disco sulle 4 ruote con comando idraulico | a disco sulle 4 ruote con comando idraulico |
La A110 come "Nave Scuola" e il suo Impatto Internazionale
In poco tempo la Alpine A110 si è creata una solida reputazione gareggiando in tutti i rally nazionali, dove ha conquistato tantissime vittorie e portando al successo diversi dei futuri campioni francesi. Il Gruppo 4 permise di apportare molte modifiche, come i cambi speciali Tipo 364 e 353 con ingranaggi conici a richiesta, con o senza differenziale autobloccante, telaio rinforzato con trave di tredici centimetri, triangoli rinforzati, rapporto dello sterzo più diretto, serbatoio centrale, lunotto in plexiglas e paraurti aerodinamico in poliestere. Tra le versioni derivate dalla A110, vi fu anche la A210 che partecipò alla 24 Ore di Le Mans del 1966. Le prime versioni della Alpine fecero anche da "nave scuola" per numerosi aspiranti piloti, alcuni dei quali si affermarono a livello internazionale, come il brasiliano Emerson Fittipaldi, poi approdato in Formula 1.
Oltre alle vetture prodotte nello stabilimento Alpine di Dieppe, alcune versioni dell'A110 sono state costruite su licenza da altri produttori tra Europa e Sudamerica. Ad esempio, dal 1965 al 1974 l'auto è stata prodotta in Messico con il nome "Dinalpin" dalla Diesel Nacional (DINA) di Sahagun, che produceva su licenza anche altri veicoli Renault. A Plovdiv, Bulgaria, la A110 è stata prodotta dal 1967 al 1969 con il nome "Bulgaralpine", dalla partnership tra la SPC Metalhim e la ETO Bulet. Una collaborazione che dette vita anche alle “Bulgarrenault”. In Spagna, la Alpine A110 è stata prodotta dalla Fasa di Valladolid tra il 1967 e il 1978. L’azienda spagnola, fino al 1970 ha prodotto la variante Alpine 1100 con motori da 1108 cc.

L'Eredità della A110 e la Crisi Petrolifera
Nel 1974, la Lancia Stratos spinta da un V6 della Dino Ferrari da 260 CV montato in posizione centrale rivoluzionava lo sviluppo delle vetture da rally. Era la prima vettura progettata appositamente per le gare di questo tipo. La Alpine A110 S invece giungeva alla fine del suo sviluppo, ed era ormai superata, così come molte altre auto da rally che dovettero vedersela con la nuova berlinetta italiana. In particolare era il motore posteriore della Alpine A110 S a limitare il suo potenziale di sviluppo. L'adozione dell'iniezione non portò ad alcun aumento delle prestazioni. Su alcune vetture venne montata una testata a 16 valvole, ma si rivelò inaffidabile.
Il 1973 è un anno di vittorie ma è anche l'anno in cui esplode la crisi petrolifera e, a causa della politica di austerità adottata in tutto il mondo, le vendite della A110 calarono in maniera decisa. Già però all'inizio degli anni '70 il problema della Alpine era quello di trovare un’erede alla A110, che stava diventando sempre meno competitiva.
L'Alpine A310: Una Nuova Direzione negli Anni '70
Dopo il trionfo nei rally, Alpine continua a innovare e a esplorare nuove strade. Di lì a poco nel 1971 debutta la Alpine A310, caratterizzata da un design più moderno e da un motore posteriore derivato da Renault. È un’auto pensata per un pubblico più ampio, ma capace di mantenere il DNA sportivo del marchio. Negli anni successivi arriva la versione V6, che conferisce alla A310 una maggiore potenza e una personalità ancora più decisa. La fabbrica sportiva francese era però in fase calante: la meccanica dei nuovi modelli derivava dalla produzione di serie, come anche in passato, ma la concorrenza si faceva sempre più agguerrita. Nel 1985, la A310 fu sostituita dalla GTA.
Alpine e le Competizioni di F1 e Le Mans negli Anni '70
L'attività della Alpine infatti diventò sempre più ambiziosa: all'inizio degli anni '60 venne introdotta la M63, un veicolo da pista dalla carrozzeria molto profilata ed aerodinamica, che ottenne alcune importanti affermazioni, come la vittoria alla 1000 km del Nürburgring del 1963. Ci si dedicò ben presto anche alla Formula 3 e alla Formula 2, con la realizzazione delle monoposto con motore da un litro sempre derivato da quello della R8, come nel caso della A110.
Nel 1968 Alpine tentò poi l'ingresso in Formula 1 quando l'azienda, insieme alla Gordini, realizzò la Alpine A350, una monoposto sperimentale alimentata da un motore Gordini con architettura V8. Tuttavia, dopo i primi test con il pilota collaudatore Mauro Bianchi sul circuito di Zandvoort, il progetto si concluse a causa della scarsa competitività della vettura perché il motore produceva circa 300 cavalli, meno rispetto ai quasi 400 dei motori Cosworth V8, nonostante il veicolo fosse già pronto per disputare il Gran Premio di Francia 1968; infatti a causa delle prestazioni insoddisfacenti la Renault, che collaborava allo sviluppo del veicolo, pose il veto sulla monoposto. Dopo il Gran Premio di Francia, la A350 fu distrutta.

Nel 1975-76 l'Alpine tentò nuovamente la partecipazione alla Formula 1, costruendo Alpine A500 su progetto di André de Cortanze. La monoposto, dotata del nuovo motore turbo Renault EF realizzato dalla Gordini, fu la prima ad adottare un motore turbocompresso e gli pneumatici radiali. La vettura, però, a causa di svariati problemi tra cui l'affidabilità, non venne mai impiegata in corsa. Successivamente però il progetto debuttò al Gran Premio di Gran Bretagna del 1977 con la Renault RS01.
Qualche barlume di gloria ci fu nelle gare su pista: l'Alpine-Renault A442 vinse la 24 Ore di Le Mans nel 1978. Ed è proprio in questo anno che l'Alpine si fuse ufficialmente con la Renault.
La Rinascita e il Futuro Elettrico di Alpine
Dopo oltre vent’anni di silenzio, nel 2017 Alpine torna alla ribalta con la nuova A110, una moderna reinterpretazione della leggendaria Berlinette. Pur adottando soluzioni tecniche contemporanee, come il telaio in alluminio e il motore turbo da 252 cavalli, la nuova A110 conserva le proporzioni, la leggerezza e la filosofia della sua antenata. Il design è un perfetto equilibrio tra tradizione e modernità: fari tondi, linee fluide e interni essenziali, pensati per esaltare la connessione tra pilota e strada.

Nel 2012, in occasione del 50° anniversario della A110, la Renault ha prodotto una concept car chiamata A110-50. Nel novembre 2012 il brand francese rinasce in partnership con l'inglese Caterham: la società di automobili Alpine Renault è rinominata Société des automobiles Alpine Caterham. Nel 2014 tuttavia la partnership con Caterham è sciolta e la Renault continua da sola il rilancio della marca Alpine. Il 16 febbraio 2016 Carlos Ghosn svela un nuovo prototipo della prossima Alpine, chiamata Alpine Vision, che prefigura la versione finale della futura nuova Alpine A110, presentata al Salone di Ginevra nel 2017. La riedizione “moderna” della A110 non manca di riconfermare le doti dinamiche della sua gloriosa antenata.
Nel 2013 e nel 2014, Alpine ha partecipato in collaborazione con la Signatech alla European Le Mans Series nella categoria LMP2, vincendo in entrambe le occasioni sia il titolo piloti che il titolo costruttori. Dal 2015 al 2020, inoltre, il team Signatech-Alpine ha partecipato al Campionato del mondo endurance nella categoria LMP2, vincendo il trofeo endurance costruttori LMP2 nel 2016 e nel 2018-2019. Il 6 settembre 2020 il Groupe Renault ha annunciato il cambio di denominazione da Renault F1 Team a Alpine F1 Team.
Oggi Alpine è pronta ad affrontare una nuova rivoluzione, quella dell’elettrificazione. Il brand francese si prepara a diventare 100% elettrico, portando nel futuro l’esperienza maturata nelle competizioni e nel mondo della Formula 1. Tra i modelli in arrivo figurano una hot hatch sportiva, un SUV coupé ad alte prestazioni e la futura A110 completamente elettrica. Una storia quella Alpine con dei capitoli ancora da scrivere, con delle pagine da aggiungere a quelle già scritte in cui sappiamo già che non mancheranno leggerezza, agilità e spirito di competizione.
Nel cuore di Milano, Alpine Store Milano è il punto di riferimento per tutti gli appassionati del marchio. Lo showroom celebra la storia di Alpine in ogni dettaglio: dal fascino vintage della A110 originale alle linee futuristiche dei modelli di nuova generazione. Qui è possibile scoprire la gamma completa, configurare la propria Alpine personalizzata e respirare l’atmosfera autentica di un brand che ha fatto la storia delle corse e oggi guida la trasformazione verso il futuro elettrico.