
La storia della Renault Clio è un viaggio attraverso l'evoluzione del design automobilistico, dell'ingegneria e della percezione del marchio. Dalle sue origini come erede della Supercinque fino a diventare un'icona di sportività, la Clio ha saputo reinventarsi e conquistare il cuore di milioni di automobilisti. Il modello con motore a 16 valvole, in particolare, ha segnato un capitolo fondamentale, elevando le prestazioni e l'appeal sportivo della vettura a nuovi livelli.
Le Radici della Clio: Un Contesto di Trasformazione
A metà degli anni ottanta, la situazione economica della Renault era complessa, caratterizzata da successi in Europa e da sfide significative in Nordamerica. Mentre la produzione europea, con modelli come la Supercinque, la coppia Renault 9/11 e l'intramontabile Renault 4, generava ingenti introiti, e i successi in Formula 1 come fornitore di motori accrescevano la popolarità e i guadagni, i tentativi di penetrazione nel mercato nordamericano si traducevano in ingenti investimenti che non producevano altro che perdite.
In questo clima delicato, con la nomina di Georges Besse a presidente della Régie e l'avvio di un programma di razionalizzazione e ristrutturazione aziendale, prese il via il progetto che avrebbe portato all'erede della Supercinque. Quest'ultima, pur rappresentando una rivisitazione moderna della Renault 5 (con novità tecniche come il motore trasversale al posto di quello longitudinale), evidenziava la sua anzianità stilistica. Per questo, già intorno al 1985, venne avviato il progetto X57, volto alla realizzazione di una vera erede, molto più moderna sotto tutti gli aspetti.

Risale al 1986 la realizzazione di un modello in scala 1:1 che prefigurava la vettura definitiva, sebbene ancora molte fossero le differenze rispetto al modello finale. Alla fine del 1988, la stampa specializzata sorprese i primi prototipi durante i collaudi su strada, veicoli che, salvo alcune lievi camuffature, rispecchiavano ormai in tutto e per tutto il modello definitivo. Fu in questa fase che trapelò l'intenzione di abbandonare il tradizionale ricorso alle cifre numeriche per denominare il nuovo modello, puntando invece su un nome vero e proprio: nacque così la Clio.
L'Innovazione Stilisica e Tecnica della Prima Generazione
L'erede della Supercinque cambiò registro dal punto di vista del disegno della carrozzeria. Essa era più lunga e più larga per favorire lo sfruttamento dello spazio interno, e più lungo di 7 cm era anche il passo, mentre l'altezza era sostanzialmente invariata, con appena 5 mm in più. Il buon lavoro svolto dai designer del Centro Stile Renault portò a una riduzione del Cx, sceso da 0,34 a 0,31, un fattore che incise positivamente sul fronte dei consumi.
Stilisticamente, il salto in avanti era netto: non ci si trovava più di fronte a una rielaborazione della Renault 5, ma a un modello totalmente nuovo. Il frontale era completamente liscio, quasi del tutto privo della classica calandra con griglia di aerazione. La ventilazione avveniva attraverso una sottile presa d'aria in corrispondenza con la battuta del cofano motore e attraverso l'apposita presa d'aria a sviluppo orizzontale sul paraurti anteriore. I fari anteriori erano di forma quadrangolare, ma con angoli più smussati e arrotondati rispetto alla Supercinque. Più moderna anche la vista laterale, che proponeva linee semplici e levigate, ma condite con una buona dose di dinamismo che in seguito avrebbe conosciuto il suo massimo sviluppo con l'arrivo delle versioni sportive.
La Clio nasceva su un nuovo pianale che comprendeva un avantreno di tipo MacPherson con molle elicoidali e un retrotreno a bracci tirati con barre di torsione. L'impianto frenante era misto, mentre lo sterzo era a cremagliera.
Allestimenti Iniziali e Motorizzazioni
Al debutto, la gamma si articolava su diversi allestimenti:
- RN: il livello più basso previsto in abbinamento ai motori 1.1 e 1.2, che comprendeva di serie la predisposizione per l'autoradio e il tergilunotto.
- RT: il livello più alto disponibile in abbinamento con i motori 1.2 e 1.4, la cui dotazione di serie comprendeva quanto già visto per il livello RN, ma con in più vetri elettrici anteriori, chiusura centralizzata, fendinebbia e sedile posteriore sdoppiato.
La produzione iniziò presso lo stabilimento francese di Flins-sur-Seine, nei pressi di Parigi, nella sola configurazione a 3 porte, ma entro la fine dello stesso anno sarebbero arrivate anche le versioni a 5 porte.
L'Ascesa delle Versioni Sportive: La Clio 1.8i 16V

Nel 1991, vi furono le prime significative novità nella gamma della Clio I. Arrivò infatti la prima versione a gasolio, spinta dal 1.9 diesel F8Q da 1870 cm³ e 64 CV. Al top della gamma, invece, si registrò l'arrivo di ben due versioni:
- 1.7 Baccara: inizialmente riservata solo ad alcuni mercati, tra cui non figurava quello italiano, ed equipaggiata con un motore da 1721 cm³ e 92 CV di potenza massima. Tale versione si distingueva per il suo allestimento particolarmente lussuoso, che all'epoca la pose ai vertici nella sua categoria.
- 1.8i 16V: spinta dal potente motore da 1764 cm³ in grado di erogare 137 CV di potenza massima e di spingere la vettura a una velocità massima di 209 km/h. Questo modello sarebbe diventato una delle icone degli appassionati di sportive compatte e uno dei modelli maggiormente apprezzati dai giovani.
Sempre nel 1991, comparvero le prime versioni catalizzate, che per la verità non furono affatto poche, ma furono estese all'intera gamma, con l'eccezione del motore da 1.1 litri. Divenne così possibile scegliere tra versione catalizzata o meno, tranne appunto nel caso della motorizzazione di base. Nelle motorizzazioni interessate, l'avvento del catalizzatore comportò un lieve calo di potenza, con la 1.8 16V che erogava 135 CV in versione catalizzata.
Nel 1992, vi fu l'arrivo di altre due nuove versioni, entrambe già catalizzate:
- Clio 1.4 S: spinta dallo stesso motore delle altre versioni 1.4, ma disponibile unicamente con carrozzeria a 3 porte e con specifico allestimento sportiveggiante.
- Nuova versione Baccara: stavolta disponibile anche in Italia e proposta con un 1.8 imparentato con quello della 1.8 16V, ma che in questo caso era monoalbero a due sole valvole per cilindro, con una cilindrata leggermente differente (1794 cm³) e con potenza massima di 95 CV. Sparì invece dal listino la versione con motore da 1.1 litri, ritenuta ormai inidonea per l'imminente conversione alla normativa Euro 1.
La 1.8 16V fu la prima piccola Renault a montare di serie un motore bialbero e plurivalvole, un passo significativo nell'offerta di prestazioni in un segmento solitamente più orientato alla praticità.
La Leggenda della Clio Williams: Specifiche e Evoluzione
I vertici della Renault Sport dissero che ne avrebbero costruite 3800, non una di più. Questo perché doveva essere un'edizione limitata ed esclusiva della Clio con cui celebrare l'anima più sportiva del marchio francese. Così, nella primavera del 1993, arrivò la Clio Williams, versione ad alte prestazioni pensata anche per i rally (Gruppi A ed N) e concepita per celebrare la conquista del titolo Costruttori da parte della Williams-Renault nella stagione 1992, che quell'anno vinse anche il titolo Piloti con Nigel Mansell.
La Clio Williams si basava sulla versione 16V mossa da un brillante 1.8 con 135 CV e seguì gli aggiornamenti della gamma Clio. Al debutto, sotto il cofano "pulsava" un 2.0 con 147 CV di potenza e 175 Nm di coppia (sebbene le specifiche CORE indichino 185 Nm), quanto bastava per farla scattare da 0 a 100 km/h in 7,7 secondi (con altre fonti che indicano 8 secondi) e sfiorare i 215 km/h. Il peso in ordine di marcia superava di poco la tonnellata, arrivando a 1100 kg.
Dettagli Tecnici del Motore F7R
Il motore siglato F7R era simile al 1.8 (quattro cilindri, bialbero con sedici valvole e un sistema di iniezione elettronica Multipoint), ma con parecchie modifiche. Diversi erano i pistoni, il basamento, l'albero motore e gli alberi a camme. In più, i condotti d'aspirazione erano lucidati e quelli di scarico in acciaio del tipo "4 in 1" (invece che in ghisa). Il cambio a cinque marce aveva i rapporti più corti per sfruttare al meglio la potenza. Il risultato era un motore pronto e reattivo in ogni situazione, con il plus di un sound coinvolgente soprattutto avvicinandosi alla zona rossa del contagiri. La trazione era anteriore, con cambio manuale.
Renault Clio Williams - Driven by Davide Cironi (SUBS)
Caratteristiche Estetiche e Interni
Il look, poi, come nella 16V era decisamente grintoso, con i parafanghi allargati, meglio "riempiti" grazie a un allargamento della carreggiata, e una piccola "gobba" sul cofano che integrava una presa d'aria Naca. Completavano l'allestimento una bella verniciatura blu metallizzato, l'unica disponibile, un set di cerchi Speedline a otto razze color oro e i loghi Williams sulle fiancate e sul portellone. All'interno, una targhetta indicava la tiratura limitata, mentre i sedili sportivi e avvolgenti, morbidissimi, erano foderati in velluto grigio e avevano impresso lo stemma del team inglese sullo schienale.
I lamierati erano quelli della 1.8 16v, ma le modifiche estetiche e meccaniche la rendevano inconfondibile e decisamente più aggressiva.
Il Successo Inaspettato e le Tre Serie
Nonostante le intenzioni iniziali di una produzione strettamente limitata, la Clio Williams andò sold-out in brevissimo tempo. Tanto che la Renault fu costretta a rivedere i piani e produrne ancora, e poi ancora, al punto che alla fine le Clio Williams consegnate ai clienti furono più di 12.000: un successo strepitoso. Dai 2.500 esemplari inizialmente previsti per tutta l'Europa si passò in breve tempo a 3.500 a causa delle pressanti richieste e in seguito a 3.800. Alla fine, saranno 12.100 gli esemplari totali in tutta Europa. Addirittura, all'inizio del 1995, la Renault concesse la permanenza della Williams come modello stabile nel solo mercato italiano, dove tale versione vendette molto bene.
Nel corso degli anni, fu proposta in tre serie:
- Clio Williams (1993): la versione originale, con le caratteristiche descritte, inclusa la targhetta numerata.
- Clio Williams 2 (1994): già nel 1994, la Renault propose la Clio Williams 2, che beneficiava delle migliorie apportate al resto della gamma. Sulla mascherina anteriore campeggiava un solo baffo al posto di due, le modanature sulle portiere erano più ampie e i gruppi ottici posteriori mutavano nella forma. Volendo, si poteva ottenere il tettuccio apribile e gli specchietti esterni regolabili: in entrambi i casi la regolazione era elettrica. L'ABS non era previsto. La Renault allestì anche una serie speciale denominata "Swiss Champion" e destinata alla Svizzera.
- Clio Williams 3 (1995-96): l'ultima, la Clio Williams 3, disponeva di 150 CV e si distingueva per la tinta esterna, di un blu più brillante. A richiesta, poteva montare i poggiatesta posteriori e nel pacchetto venne infine compreso anche l'ABS. Peccato che la targhetta numerata nell'abitacolo scomparve: per i collezionisti è una mancanza imperdonabile che, tra l'altro, pesa negativamente sulle valutazioni della vettura.
Le dimensioni della Clio Williams erano: 371 cm di lunghezza, 164 cm di larghezza e 137 cm di altezza. Il rapporto peso/potenza era di 7,5 kg/CV.
Aggiornamenti e Fine Produzione della Clio I
Nel corso della sua carriera commerciale, la Clio I ha ricevuto due aggiornamenti significativi:
Primo Aggiornamento (Primavera 1994)
Nella primavera del 1994, vi fu il primo dei due aggiornamenti che caratterizzarono la carriera commerciale della Clio I. Gli aggiornamenti furono lievi e riguardarono il ridisegno della sottile griglia frontale, gli specchietti retrovisori e i gruppi ottici posteriori, ora più bombati. Inoltre, il cofano posteriore ricevette una nuova modanatura e le scritte identificative furono spostate al di sopra di essa (prima erano sopra la modanatura stessa). Anche la dotazione divenne più completa, specie nelle versioni più ricche che ricevettero l'airbag lato guida di serie (optional nelle altre versioni).
Subentrarono nuovi allestimenti, come l'RTi, il BeBop (allestimento base molto allegro e giovanile) e l'Si che sostituì l'allestimento S presentandosi con ABS e immobilizer, ma senza airbag. La gamma motori rimase sostanzialmente invariata. Nel 1995, la versione Williams fu tolta da tutti i listini europei tranne quello italiano, per via del grande successo riscosso da tale versione nel nostro Paese.
Secondo Aggiornamento (1996)
Nel 1996 si ebbe il secondo dei due aggiornamenti della Clio I. Esteriormente la vettura si riconosceva a colpo d'occhio per i fari anteriori ridisegnati, più arrotondati e di maggiori dimensioni in quanto sbordavano verso l'alto. Posteriormente si ebbe l'arrivo della terza luce di stop posizionata al centro del portellone e una nuova scritta identificativa. All'interno furono adottati nuovi rivestimenti per tutte le versioni.
Per quanto riguarda i motori, alla base della gamma si ebbe l'arrivo del nuovo 1.1 della famiglia D, caratterizzato da una cilindrata di 1149 cm³, un peso più contenuto e potenza sostanzialmente invariata (59 CV). Inoltre, la Baccara rinunciò al suo 1.8 da 95 CV in favore del più economico 1.4 da 78 CV, mentre al top della gamma sparirono le versioni sportive: la 1.8 16V da tutti i listini e la Williams da quello italiano, lasciando campo libero alle versioni Si e RSi.

Vi furono anche nuovi allestimenti, come l'allestimento Ice, intermedio tra la versione base e la RTi, ma che comprendeva il climatizzatore, all'epoca ancora poco diffuso nella dotazione di serie delle vetture di segmento B. La gamma degli allestimenti, quindi, dal più basso al più alto, annoverava i livelli: RL, RN, Ice, RTi, Si e RSi.
A questo punto cominciò la rapida fase finale della carriera della Clio I: nel 1997 si ebbe un nuovo riassetto negli allestimenti con l'eliminazione dei livelli RL e RSi, mentre nel marzo del 1998 vi fu il lancio della seconda generazione della Clio, nota anche come Clio II.
Le Altre Sportive della Gamma Clio I
Un paragrafo a parte meritano le sportive derivate dalla Clio I, sia per l'ampia gamma di versioni, sia per il successo ottenuto presso la clientela più sportiva, in particolare presso i giovani e presso i piloti in erba, che le hanno spesso impiegate in competizione.

Cominciando dal basso verso l'alto, troviamo la Clio S, una vettura che di sportivo aveva il particolare allestimento esterno caratterizzato da cerchi verniciati in bianco, tre sole porte, fendinebbia, logo S accanto agli indicatori di direzione laterali e una linea verde che girava intorno al corpo vettura percorrendo le fiancate e i paraurti.
Più in alto si trovavano le Baccara con motore 1.7 e 1.8 (92 e 95 CV rispettivamente), che in realtà non erano delle vere e proprie sportive, quanto piuttosto delle granturismo in miniatura, per via del loro allestimento lussuoso che comprendeva tra l'altro dei cerchi in lega dal disegno specifico, il climatizzatore, i retrovisori elettrici, il ricircolo aria ma anche selleria e pannelli porta in cuoio Agena color cenere con tutti i colori di carrozzeria, inserti in radica sul cruscotto, servosterzo, volante sportivo a tre razze rivestito in pelle, fendinebbia, porta abiti montato sotto la cappelliera e vernice metallizzata. Inoltre, le versioni Baccara erano le uniche previste anche in configurazione a 5 porte.
Sia le versioni Baccara che la RSi vissero però un po' in ombra rispetto alla 1.8 16V, una Clio molto apprezzata sotto il livello delle prestazioni. La 1.8 16V era spinta da un motore della famiglia Fonte, con potenza di 137 CV (135 in versione catalizzata) e fu la prima piccola Renault a montare di serie un motore bialbero e plurivalvole, anticipando, in un certo senso, il potenziale che sarebbe stato pienamente espresso dalla Williams.
La Renault Clio 16 valvole, nelle sue diverse declinazioni, ha rappresentato un punto di riferimento per l'innovazione tecnica e lo spirito sportivo nel segmento delle utilitarie. Il suo impatto sul mercato e nel cuore degli appassionati è ancora oggi evidente, rendendola un classico moderno molto ricercato.