La gestione dei veicoli in Italia è stata a lungo caratterizzata da un sistema che, sebbene funzionale, presentava duplicazioni e costi per i cittadini. La riforma della pubblica amministrazione, nota come "riforma Madia", ha messo in moto un processo di profonda riorganizzazione, con un impatto significativo anche sul settore automobilistico. Al centro di questa "rivoluzione" vi è l'abolizione del Pubblico Registro Automobilistico (PRA) e la razionalizzazione delle funzioni ad esso connesse, mirando a una semplificazione per automobilisti e motociclisti.

Il Contesto della Riforma e i Suoi Obiettivi
Il governo si è concesso sei mesi in più del previsto, diciotto anziché dodici, per emanare alcuni decreti attuativi della legge che porta il nome del ministro Marianna Madia. Questo spostamento del termine alla fine di febbraio 2017 per presentare i testi attuativi ha segnato un momento cruciale. L'obiettivo principale della riforma è la riduzione dei costi connessi alla gestione dei dati relativi alla proprietà e alla circolazione dei veicoli, realizzando significativi risparmi per l'utenza, in particolare per coloro che devono affrontare un passaggio di proprietà. In un contesto più ampio, l'abolizione del PRA si inserisce in un discorso generale riguardante tasse e sprechi evitabili legati al mondo dei mezzi di trasporto.
Il disegno di legge 3098 ha avuto l'ok definitivo dal parlamento, prevedendo il "trasferimento delle funzioni svolte dagli uffici del Pra al ministero dei trasporti", oggi gestito dall'Aci. Questo è il "quarto atto" di un tentativo di riforma che ha visto tre tentativi del governo andare a vuoto nel 2014, ma che stavolta, grazie al parlamento, sembra destinato a concretizzarsi. "È stata approvata la norma che unifica sotto il tetto del Mit l’Archivio nazionale dei veicoli con il Pubblico Registro”, ha commentato il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti Riccardo Nencini, sottolineando che “il servizio svolto fino ad oggi dall’Aci sarà di competenza diretta del Mit”.
Avv. Giuseppe De Luca: Riforma Madia, aspetti generali
L'Abolizione del PRA e il Ruolo della Motorizzazione
Il PRA ha i giorni contati. Entro fine mese, il governo dovrebbe emanare il decreto legislativo che abolirà per sempre il Pubblico Registro Automobilistico, affidando tutti i suoi compiti alla Motorizzazione. Il tutto sotto il controllo del ministero. Questa decisione segna la fine di un'istituzione in vigore addirittura dal 1927, che da quasi un secolo gestisce il Pubblico Registro Automobilistico, incassando i soldi per i certificati di proprietà e per il pagamento dei bolli. L'Italia è l'unico Paese al mondo dove il certificato di proprietà e la carta di circolazione sono emessi da due organismi differenti. Con l'abolizione del PRA, l'archivio dei cosiddetti beni mobili registrati (autocarri, automobili, motocicli e affini) verrà gestito interamente dalla Motorizzazione.
Le funzioni svolte dagli uffici del Pra verranno trasferite al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il registro sulla proprietà delle auto verrà pertanto controllato dalla Motorizzazione, non più dall’Aci. Questo cambiamento mira a una netta semplificazione: si potrà dire addio a due documenti, uno del Pra e uno della Motorizzazione, e addio a due archivi. In sostanza, ci sarà un solo documento ed un solo registro.
La Nascita dell'Agenzia per il Trasporto Stradale e il Documento Unico
Sembra probabile anche la nascita dell’Agenzia per il Trasporto stradale, che - rilevando le vecchie funzioni del Pra - si occuperà di tutti i rapporti con cittadini e imprese relativi a trasferimenti di proprietà, fermi amministrativi, ipoteche, patenti, abilitazioni, ma anche riscossione delle imposte, sicurezza stradale, omologazioni, conducenti, infomobilità e documentazione varia. In sintesi, l’Agenzia diventerà l’interfaccia principale per tutta la burocrazia stradale ed avrà sede a Roma.
Il futuro decreto istituirà un documento unico di circolazione delle auto e definirà i termini dell’interazione tra le banche dati del Pubblico registro automobilistico e della Motorizzazione. Il provvedimento sancirà il passaggio del Pra (oggi in capo all’Aci) al ministero dei Trasporti e a dettare le nuove regole per il documento unico (circolazione e proprietà). Le banche dati di Aci e Motorizzazione civile dovrebbero diventare più “interoperabili”.

La vera novità è che la carta di circolazione, promossa a documento unico da tenere comunque sempre a bordo del veicolo, adesso testimonierà anche la proprietà del mezzo. Come peraltro accade già dal 2006 per i ciclomotori, per i quali non è tuttavia necessaria l’autenticazione della firma del venditore. Basterà la carta di circolazione per certificare la proprietà del mezzo. Sino ad ora, PRA e Motorizzazione hanno operato in modo congiunto nell’ambito dello STA, lo sportello telematico dell’automobilista che permette di ottenere le targhe e la carta di circolazione di un veicolo. Logica conseguenza dell’abolizione del PRA è l’addio al certificato di proprietà (sinora tra i documenti cardine per procedere al passaggio di proprietà).
Impatto Economico e Sociale della Riforma
L'abolizione del PRA conviene ai contribuenti. Statistiche alla mano, il pubblico registro comporta agli italiani un costo annuale di circa 230 milioni di euro, risultato dei 27 euro sborsati da circa 8 milioni di possessori di veicoli a motore. A questi bisogna aggiungere 48 euro di imposte di bollo sulla vendita di ogni auto e per il conseguente certificato di proprietà. La creazione di un documento unico per gli automobilisti, contenente al suo interno sia i dati di proprietà che quelli di circolazione, mira a ridurre questi oneri.

Di conseguenza, l'Aci rischia seriamente di perdere le entrate che oggi arrivano tramite il Pra. Questo rappresenta una vera e propria "rivoluzione" che andrà a colpire l'ACI, battendo la grancassa mediatica sull'abolizione dell'ACI che da quasi un secolo gestisce il Pubblico Registro Automobilistico, incassando i soldi per i certificati di proprietà e per il pagamento dei bolli.
Punti di Domanda e Prospettive Future
Nonostante le chiare intenzioni e i benefici attesi, tanti sono ancora i punti di domanda e gli interrogativi che questa legge Madia lascia. Sicuramente non sarà una cosa immediata e rapida come si pensa e magari si spera. L'accorpamento dei due enti, P.R.A e Motorizzazione, comporterebbe un evidente risparmio nella spesa pubblica e potrebbe riflettersi in una diminuzione dei costi finali a beneficio dell'utenza.
Un aspetto che rimane in piedi è la cosiddetta IPT, ovvero l’imposta provinciale di trascrizione che viene pagata per ogni immatricolazione e per i passaggi di proprietà dei veicoli usati. In un primo momento era stata garantita l’abolizione, tuttavia l’assenza di coperture economiche ha successivamente indotto il governo a fare un passo indietro. Una tassa macigno per automobilisti e trasportatori, considerando che comporta una spesa di 150 euro per le utilitarie, di diverse centinaia di euro per gli autocarri arrivando a superare quota mille per determinate supercar. A questo va anche aggiunto che da maggio 2013 per le pratiche automobilistiche si paga il 30 per cento in più. In termini pratici non un incremento elevato, poco meno di 7 euro a pratica, ma che in un momento di recessione poteva essere evitato.
Il dibattito sugli sprechi, peraltro, è un dibattito che va avanti da tempo coinvolgendo in maniera diretta l’Aci che, tra società collegate, partecipate e consulenze di varia natura conta al proprio interno circa tremila dipendenti. Forse è giunto il momento di fare una riflessione approfondita su questo dato. La riforma mira a unificare sotto il tetto del Mit l’Archivio nazionale dei veicoli con il Pubblico Registro, in maniera da arrivare alla creazione di un documento unico per i dati di proprietà e di circolazione. Il governo dovrebbe presentare entro la fine di febbraio 2017 i decreti attuativi per riformare la pubblica amministrazione, come previsto dalla legge che porta il nome del ministro Marianna Madia.
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