Riccardo "Rocky" Agusta, nato a Milano il 21 ottobre 1950, è stato una figura poliedrica e affascinante nel panorama automobilistico e aristocratico italiano. Erede delle celebri aziende Agusta e MV Agusta, che hanno segnato la storia dell'aviazione e del motociclismo, ha saputo ritagliarsi un proprio spazio distintivo, non solo come gestore di team, ma anche come pilota automobilistico. La sua vita, terminata prematuramente il 10 gennaio 2018 a St. Moritz, in Svizzera, all'età di 67 anni, è stata un inno alla passione per i motori e alla libertà di vivere intensamente.

Le Radici di una Dinastia Industriale
Per comprendere appieno la figura di Rocky Agusta, è essenziale ripercorrere la storia della sua famiglia, i cui nomi sono indissolubilmente legati all'innovazione e all'eccellenza industriale italiana. Il lignaggio degli Agusta affonda le radici sin dai primordi della storia dell’aviazione, con Giovanni Agusta, nato a Parma nel 1879. Già agli inizi del secolo scorso, Giovanni era più che un semplice appassionato del volo. Nel 1907, con una visione pionieristica, progettò e realizzò il suo primo velivolo, l’AG-1, un aliante biplano che compì il suo primo volo sulla piazza d’armi di Capua, trainato da un’automobile. Lo sviluppo di questo progetto proseguì fino al 1911.
Nel frattempo, la famiglia Agusta si allargava: nel 1907 nacque il primogenito Domenico Agusta, seguito nel 1908 da Vincenzo. Giovanni Agusta, sempre attento alle nuove frontiere della tecnologia, si dedicò alla ricerca in ambito aerodinamico e, allo scoppio della guerra italo-turca, si arruolò come volontario in Libia. Al suo ritorno in Italia, nel 1913, fu assunto alla Caproni, una delle aziende aeronautiche più importanti dell'epoca. Nel 1916 nacque Mario Agusta, ampliando ulteriormente la famiglia.
Nel 1919, Giovanni Agusta aderì al primo Battaglione di aviatori insieme a Gianni Caproni ed Emilio Pensuti a Cascina Malpensa. Terminata la Prima guerra mondiale nel 1920, Giovanni lasciò la Caproni e fondò la ditta Costruzioni Aeronautiche Giovanni Agusta, con officine a Tripoli, Bengasi e Foggia. Questo fu un passo cruciale per la creazione di un impero industriale.

Nel 1923, Giovanni, con la moglie Giuseppina e i figli Domenico, Vincenzo e Mario, si trasferì a Cascina Costa, sul campo di volo “Gaspare Bolla”, dove avviò l’attività di riparazione e revisione dei trimotori Caproni. Nello stesso anno, nacque Corrado Agusta, il padre di Rocky. Nel 1927, l’Agusta si dedicò al progetto del monoplano AG2, uno dei primi velivoli sportivi realizzati in Italia. Purtroppo, il 27 novembre dello stesso anno, Giovanni Agusta morì prematuramente, lasciando l’azienda sotto la guida della moglie Giuseppina e del primogenito Domenico.
Le attività dell’azienda si concentrarono sulla revisione e riparazione di aerei Caproni, FIAT, Breda e SIAI, ma la famiglia nutriva ambizioni più grandi, aspirando a far entrare l’azienda nell’olimpo del settore elicotteristico. I tempi, tuttavia, non erano ancora maturi, ma lo sarebbero diventati dopo la fine del secondo conflitto mondiale.
Nel 1935, Agusta partecipò per la prima volta al Salone Internazionale Aeronautico di Milano. Nel frattempo, l’azienda ampliò la propria attività, soprattutto dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale, producendo aerei su licenza AVIA - FL-3 e IMAN- RO-41 e realizzando modifiche su aerei FIAT BREDA SIAI.
Nel 1936, gli Agusta decisero di costruire una Villa di famiglia sulla costa che sovrastava il sedime di Cascina Costa. Fu così edificata Villa Agusta, una splendida abitazione dal gusto neoclassico, con ampi spazi interni ed esterni e una lunga scalinata che collegava la villa direttamente con lo stabilimento sottostante. Questa villa, oggi sede dell’archivio storico e annessa al Museo Agusta, fu il fulcro della vita familiare per generazioni.
Il 28 novembre 1955, morì la Contessa Giuseppina Agusta, e tre anni dopo, nel 1958, venne a mancare anche Vincenzo Agusta. Nonostante le perdite, la dinastia Agusta continuò a prosperare, gettando le basi per la nascita della Meccanica Verghera Agusta, universalmente nota come MV Agusta, fondata nel 1945 da Count Corrado Agusta con i suoi fratelli Domenico e Vincenzo.
Gli Anni in MV Agusta: Un Direttore Corse a 21 Anni
Nato in una famiglia con una profonda passione per i motori, il giovane Riccardo "Rocky" Agusta si ritrovò presto immerso nel mondo delle corse. Negli anni Settanta, dopo la scomparsa del conte Domenico nel 1971 e l'assunzione della guida dell'azienda da parte del fratello Corrado, l'allora ventunenne Riccardo entrò nel reparto corse di Cascina Costa. Qui, assunse il ruolo di responsabile di gestione della Squadra Corse MV Agusta, una sorta di direttore sportivo, come spiegato da Enrico Sironi, curatore della sezione MV Agusta del museo aziendale di Cascina Costa.
Questo periodo fu cruciale per la sua formazione e per la sua comprensione del mondo delle competizioni. Lavorò negli anni di Agostini e Bonera, piloti leggendari che avevano portato la MV Agusta a vincere a mani basse nei gran premi della velocità sotto la guida di Arturo Magni. Questa esperienza gli permise di assimilare i segreti della gestione di un team di successo, un bagaglio di conoscenze che avrebbe poi riversato nella sua carriera di pilota e proprietario di scuderia. Riccardo Agusta era ancora presidente dell'archivio storico MV, a testimonianza del suo legame duraturo con l'eredità familiare.
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L'Ingresso nel Mondo delle Corse Automobilistiche
Nonostante il forte legame con il motociclismo, la passione di Rocky Agusta non si limitò alle due ruote. Il figlio del conte Corrado Agusta, storico patron della casa, aveva ereditato dal padre la passione per auto e moto, e scelse di vivere anche una vita "da corsa" nel mondo automobilistico. Ebbe il suo debutto come pilota automobilistico nel 1992, prendendo parte al Gentlemen Drivers' Trophy, una serie organizzata da Stéphane Ratel e riservata alle Venturi sportscars. Questa fu l'inizio di una carriera che lo avrebbe portato a competere sui circuiti più prestigiosi del mondo.
Le Mans e il BPR Global GT Series
La 24 Ore di Le Mans, la corsa di durata per eccellenza, divenne un appuntamento fisso per Rocky Agusta. Nella sua carriera, prese parte a sei edizioni della leggendaria gara. Il suo miglior risultato fu un 11° posto assoluto e un terzo di classe nel 1995, condividendo una Callaway Corvette - Chevrolet con il britannico Robin Donovan e Eugene O'Brien. Questa impresa dimostrò la sua abilità e la sua tenacia nelle competizioni di durata.

Rocky Agusta non fu solo un pilota, ma anche un finanziatore e proprietario di scuderia. Fu responsabile del finanziamento dello sviluppo della Venturi 400 in una vettura da corsa, iscrivendo una per sé alla 24 Ore di Le Mans del 1993 e ben quattro vetture alla 24 Ore di Le Mans del 1994. Questo impegno evidenzia la sua profonda dedizione al motorsport e la sua volontà di investire nel miglioramento delle prestazioni delle vetture.
Con il suo Agusta Racing Team, partecipò per due stagioni consecutive al BPR Global GT Endurance Series, guidando le sue Callaway Corvettes. Il BPR Global GT Series fu un campionato di grande prestigio, e la sua presenza con un team proprio testimoniava la sua ambizione e la sua capacità organizzativa.
La sua ultima partecipazione a Le Mans fu nel 1998, guidando una potente Kremer Porsche K8 nella categoria LMP1 con Almo Coppelli e il giovane francese Xavier Pompidou. Questa esperienza in una categoria prototipi di alto livello dimostra la sua versatilità e il suo desiderio di affrontare nuove sfide. Era anche destinato a guidare nella Le Mans Endurance Series per il team Spinnaker, equipaggiato con Dallara, ma non gareggiò mai in quella serie.
FIA GT Championship e L'Ultima Gara
Negli anni '90, dopo il BPR Global GT Series, Rocky Agusta continuò a guidare le sue Callaway Corvettes nel successivo FIA GT Championship. Questo campionato rappresentava il vertice delle competizioni per vetture Gran Turismo, e la sua partecipazione confermava il suo status di pilota di alto livello.
Il suo ritorno per due gare nel 2004 con il team Nash-Saleen fu un ultimo lampo di passione. La sua gara finale fu proprio nel 2004, quando aveva 54 anni, guidando una Saleen S7-R - Ford per il team Graham Nash Motorsport nel FIA GT Championship. Fu un modo per chiudere un cerchio, dimostrando ancora una volta la sua inesauribile passione per le corse.

Una Vita "Sopra le Righe" e il Necrologio Autografo
Rocky Agusta era un personaggio sempre "sopra le righe", noto in tutto il jet set che aveva animato per anni. La sua vita si divise tra Saint Moritz, Francia e Sudafrica, dove viveva con la compagna, Valerie Mader, alternando soggiorni a Monte Carlo dove pure era di casa. Era felice per il ritorno in Liguria, senza rimpianti e ripensando soltanto al bel tempo.
Anche nel momento della sua morte, ha voluto stupire, facendo pubblicare il suo necrologio scritto in prima persona. Un gesto che rifletteva appieno la sua personalità unica e il suo desiderio di lasciare un messaggio di gioia e serenità.
Il necrologio, vergato da lui stesso, recitava: "Da oggi io, Riccardo (Rocky) Agusta, non sono più tra voi su questa terra. Sono in ogni caso vicino al dolore dei miei figli Corrado, Giovanni e Butch, di Valerie, di Monica e dei miei parenti ed amici. Non siate tristi perché la tristezza non mi è mai piaciuta, così ricordatemi con gioia. Io da parte mia cercherò con molta discrezione di starvi vicino e proteggervi."
Questa dichiarazione postuma, piena di affetto e senza retorica, è un testamento della sua filosofia di vita: celebrare la gioia e l'amore, anche di fronte all'inevitabile. I funerali di Riccardo Rocky Agusta si tennero giovedì 18 gennaio a Cascina Costa, nella stessa settimana della sua scomparsa, giusto il tempo per far rientrare la salma dalla Svizzera. La camera ardente fu allestita a Villa Agusta, dove viveva la famiglia e che oggi ospita l'archivio storico, annesso al Museo Agusta, un luogo carico di storia e ricordi familiari.

La Malattia e la Riflessione sulla Vita
Rocky Agusta fu colpito dal cancro, una malattia che lo portò alla morte il 10 gennaio 2018 a St. Moritz, Graubünden, Svizzera. Aveva 67 anni. La notizia della sua morte, com’era chiamato Riccardo Agusta, risale a mercoledì 10 gennaio. Quella sera aveva parlato della malattia e di come il cancro gli avesse cambiato la vita, facendogli ridimensionare tante cose e rivalutandone altre. Anche di fronte alla sofferenza, Rocky Agusta mantenne la sua lucidità e la sua capacità di riflessione, cogliendo l'occasione per una profonda introspezione sulla vita e i suoi valori.
La sua scomparsa ha lasciato un vuoto nel mondo delle corse e nel cuore di chi lo ha conosciuto, ma il ricordo di Riccardo "Rocky" Agusta, con la sua passione, la sua determinazione e il suo spirito libero, continua a vivere, un esempio di come la vita possa essere vissuta pienamente, tra adrenalina, successi e un profondo senso di appartenenza familiare.
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