La parola "sensore" deriva dal latino "sensus", che significa "sentire, percepire". Un sensore è un dispositivo che interagisce con la grandezza che deve misurare e con l'ambiente circostante, percependo le sue variazioni. Per l'International Vocabulary of Metrology (Vocabolario Internazionale di Metrologia), la scienza che si occupa della misurazione e delle sue corrette procedure, i sensori sono "elementi di un sistema di misura che è direttamente influenzato dal fenomeno, dal corpo o dalla sostanza che propongono la grandezza da sottoporre a misurazione".
Il sensore interagisce con il fenomeno da misurare, e la sua energia provoca una variazione delle proprietà (ad esempio, la resistenza elettrica) della grandezza stessa, rendendola misurabile. Viene spesso usato come sinonimo di "rilevatore" (detector), che per lo stesso Vocabolario è invece un "dispositivo o sostanza che indica la presenza di un fenomeno quando viene superato il valore soglia di una grandezza". Il sensore agisce anche sotto il "valore soglia" e misura in ingresso la grandezza, acquisendo così l'informazione rilevante per lo strumento terminale (ad esempio, un display) a cui è collegato o per i sistemi di regolazione e controllo in cui è inserito.
A rigor di definizione, un sensore non dovrebbe convertire in uscita la natura della grandezza misurata, che è ciò che caratterizza un trasduttore. Nella pratica, i termini "sensore", "trasduttore" e "rilevatore" vengono spesso usati come sinonimi. I sensori, o rilevatori, hanno la funzione principale comune a tutti di convertire: rilevano e misurano quantità o oggetti fisici che possono essere molto differenti, ad esempio, un codice di identificazione elettronico su uno speciale tipo di etichetta nota come chip RFID (Radio Frequency Identification), la quantità di calore contenuta in un oggetto, un fluido o una persona, il movimento di oggetti, persone o animali in un campo visivo monitorato elettronicamente, oppure il tipo di accelerazione che sta subendo un oggetto, come in un movimento di caduta o rotazione.

Tipologie e Classificazione dei Sensori
I sensori possono essere classificati in base al tipo di grandezza che misurano, al principio di funzionamento e alla grandezza in uscita. Appartengono, tra gli altri, al primo o al terzo gruppo, i sensori meccanici, elettrici, termici e ottici; al secondo, i sensori di contatto e di prossimità.
I sensori si differenziano inoltre per:
- Sensibilità alla grandezza da rilevare: la capacità di risposta al minimo stimolo distinguibile dal rumore di fondo.
- Rapidità di risposta allo stimolo: la velocità con cui il sensore reagisce a una variazione.
- Dimensioni: sempre piuttosto piccole per non perturbare la misura.
- Precisione: che tiene insieme l'insensibilità a grandezze diverse da quella rilevante e l'immunità dal rumore.
- Campo di misura: l'intervallo di valori che il sensore può misurare.
Sensori Meccanici
I sensori meccanici sono così classificati perché sia la grandezza di ingresso sia quella d'uscita sono perlopiù grandezze meccaniche. Si suddividono, in base al principio di funzionamento, in: sensori di contatto, elastici, a massa (o inerziali), termici e idropneumatici.
I sensori di contatto rilevano uno spostamento, come i leveraggi e gli ingranaggi. I sensori elastici prendono il nome dalla deformazione dell'elemento elastico causata dalla grandezza di ingresso, sia essa una forza o una pressione, che provoca a sua volta uno spostamento; ne sono esempi le molle Bourbon usate nei manometri. Un classico sensore inerziale, o a massa, è il pendolo, su cui agisce l'accelerazione di gravità. I sensori termici, o di temperatura, rilevano una variazione di temperatura attraverso una dilatazione o un aumento di pressione; ne sono esempi, rispettivamente, i termometri bimetallici e i termometri a liquido. I sensori idropneumatici sfruttano il contatto tra i due fluidi, uno liquido e l'altro aeriforme; in particolare, misurano la variazione di sezione della corrente fluida quando incontra un ostacolo e viene deviata. Ne è un esempio il tubo di Pitot, usato nelle gallerie del vento per misurare la velocità della corrente d'aria.
Sensori di Temperatura
I sensori di temperatura rilevano la temperatura dell'aria o la temperatura superficiale di liquidi e solidi. Sono spesso trasduttori, perché trasformano la grandezza temperatura in grandezza elettrica. Si differenziano in sensori di temperatura a contatto o senza contatto.
Tra i sensori di temperatura a contatto più noti, chiamati anche sonde, troviamo le termocoppie e i rilevatori di temperatura a resistenza (RTD). Una termocoppia si basa sull'effetto Seebeck, un effetto termoelettrico per il quale, dato un circuito formato da materiali metallici conduttori o semiconduttori, una differenza di temperatura genera elettricità. Una termocoppia è formata da due conduttori metallici uniti in un punto ("giunto caldo", dove viene effettuata la misura) e collegati agli altri due estremi a un morsettiere elettrico ("giunto freddo"), legato a sua volta allo strumento di misurazione. Aprendo il circuito, se nel giunto freddo si manterrà temperatura costante, nel giunto caldo emergerà tensione elettrica. Le termocoppie rilevano temperature molto elevate, sono economiche e ampiamente utilizzate in campo industriale, anche se non prive di errori sistematici. La termocoppia risponde alle variazioni di temperatura in modo lineare, generando variazioni della tensione di uscita che sono proporzionali alle variazioni di calore.
Un rilevatore di temperatura a resistenza (RTD, dall'inglese Resistance Temperature Detector) sfrutta invece la resistenza dei metalli: tipicamente un RTD contiene fili di platino avvolti in supporto isolante e in una guaina di protezione. Più aumenterà la temperatura, più aumenterà la resistenza elettrica del metallo all'interno del sensore, che acquisirà la variazione del dato. Anche gli RTD sono molto usati e si caratterizzano per la precisione della rilevazione e l'immunità al rumore.
I sensori di temperatura non a contatto sono invece a infrarossi, e misurano la temperatura attraverso la radiazione infrarossa emessa dal target. Un sensore di temperatura a infrarossi contiene una lente che direziona la radiazione su un ricevitore, che la converte a sua volta in segnale elettrico prima e in temperatura poi. Questi sensori si utilizzano per misurazioni in movimento o nelle condizioni in cui non è possibile il contatto con l'oggetto. Oltre i pirometri e i termometri a infrarossi, affidabili e precisi, utilizzati nel monitoraggio dei processi industriali, tra i sensori di temperatura più avanzati troviamo anche: le termocamere a infrarossi, che, aggiungendo l'elaborazione digitale delle immagini, riescono a rilevare la distribuzione termica di un'area elaborando una matrice di punti e il datalogger wireless, un raccoglitore autonomo di dati composto da uno o più ricevitori elettronici collegati a un elaboratore che memorizza le misure di temperatura in tempo reale e in precisi intervalli di tempo.
Il termometro a mercurio, ad esempio, è una forma molto diffusa di sensore di temperatura che converte l'espansione o la contrazione di un piccolo bulbo di mercurio in una scala leggibile (Celsius o Fahrenheit): quando il mercurio si espande o si contrae, esso sale o scende all’interno di uno stretto filamento cavo posto all'interno del vetro, sulla sua superficie esterna è incisa una scala di temperatura calibrata. All’interno del campo di temperatura che è progettato per misurare, il termometro a mercurio in vetro presenta un’importante caratteristica richiesta a tutti i sensori: la linearità. In altre parole, i cambiamenti fisici del materiale di rilevamento del sensore, in questo caso il mercurio, sono direttamente proporzionali ai cambiamenti dell’oggetto, della forza, del movimento o della radiazione che vengono misurati.
Sensori di Prossimità
I sensori di prossimità sono sensori elettrici che rilevano oggetti (specie metallici) posti nelle loro vicinanze, sia che ne siano a contatto sia a distanza. La distanza entro cui riescono a rilevarli viene detta "portata vedente". Si differenziano in induttivi, capacitivi, magnetici, a ultrasuoni e ottici.
I sensori di prossimità induttivi sfruttano l'induzione elettromagnetica, ovvero la corrente indotta che si genera quando varia il campo magnetico in un circuito chiuso. I sensori di prossimità capacitivi, invece, prendono il nome dal condensatore (in inglese, capacitor), un componente elettrico composto da due armature, caricate con segno opposto, che immagazzina l'energia potenziale in un campo elettrico. Semplificando, le due armature generano un campo elettrico: se un'armatura è il sensore, l'eventuale oggetto nelle vicinanze diventa l'altra. La corrente che viene generata cambia la distanza tra le due, una distanza che può essere rilevata e misurata. La misura è più accurata se l'oggetto-target è piatto e parallelo al sensore.
I sensori di prossimità magnetici rilevano il campo generato da un magnete posizionato sull'oggetto da misurare. Sono molto usati come antifurto: si posiziona un magnete sul bordo di una finestra o di una porta, mentre sullo stipite il sensore, un contatto Reed, ovvero un interruttore formato da due lamine ferromagnetiche separate e in parte sovrapposte, custodite in un bulbo di vetro, che in presenza di un campo magnetico tendono ad attrarsi, quindi a chiudersi. Con il magnete e a porta chiusa, il circuito resta chiuso. Quando la porta si apre, il circuito si interrompe e scatta l'allarme. Altri sensori di prossimità magnetici, più propriamente trasduttori, funzionano con l'effetto Hall, ovvero con la differenza di tensione elettrica che genera un conduttore attraversato da corrente elettrica quando è sottoposto a un campo magnetico.
I sensori di prossimità ad ultrasuoni utilizzano le onde sonore con frequenza superiore ai 20.000 Hz, oltre l'intervallo udibile dall'orecchio umano, per misurare la distanza da un bersaglio specifico e rilevarne quindi la presenza o assenza. In pratica, il sensore emette un'onda di ultrasuoni a una specifica frequenza verso il target e aspetta il tempo necessario per l'eco di ritorno: durante questo intervallo, misura la distanza.
I sensori di prossimità ottici, o fotoelettrici, misurano il fascio di luce riflesso dall'oggetto da rilevare. Generalmente viene usato un fascio di luce a infrarossi per non confonderlo con altre fonti di luce ambientale.
Sensori Induttivi
I sensori induttivi sfruttano l'induzione elettromagnetica, ovvero la corrente indotta che si genera quando varia il campo magnetico in un circuito chiuso. Il campo magnetico varia, ad esempio, in presenza di un materiale ferromagnetico: in questo caso, la riluttanza, ovvero l'opposizione al flusso di un elettromagnete, si abbassa. Questa variazione è misurabile dal sensore di prossimità, che può quindi calcolare presenza e/o distanza dall'oggetto-target. Un oggetto che però, per questo tipo di funzionamento, può essere solo ferromagnetico. Oltre che di prossimità, esistono anche sensori induttivi di spostamento: tra i più utilizzati, il LVDT, Linear Differential Variable Transformer.

Sensori Ottici
I sensori ottici, più propriamente trasduttori, rilevano i raggi luminosi e li trasformano in segnali elettronici. Un sensore ottico è composto generalmente da una sorgente luminosa (ad esempio, Led) e da un ricevitore (ad esempio, fotodiodo): la misurazione avviene quando l'oggetto interrompe o riflette la quantità di luce emessa. Come abbiamo visto, nei sensori di prossimità ottici viene usato di solito un fascio di luce a infrarossi. Tra i più comuni sensori ottici troviamo le fotocellule, o fotorivelatori, che si differenziano a seconda della posizione dell'oggetto da rilevare rispetto a emettitore e ricevitore: in mezzo (sistema a barriera), di fronte (sistema a catarifrangente), orientata verso il ricevitore (sistema a riflessione diretta). In casi particolari, per trasportare la luce dall'emettitore al ricevitore, al posto dei componenti fotoelettrici classici si utilizza la fibra ottica. Esistono poi, tra gli altri sensori ottici: i fotodiodi, i fototransistor, gli array di fotodiodi, le fotoresistenze, i diodi sensibili alla posizione (PSD, Position Sensitive Diode).
Sensori ottici sono anche i sensori di immagini, ovvero quei sensori in grado di convertire un'immagine in un segnale elettrico, focalizzandola su una griglia formata da tanti piccoli sensori puntiformi che uno a uno rilevano la luce e la convertono: le tecnologie più note sono i circuiti integrati CCD (Charged-Couple Device, dispositivo ad accoppiamento di carica) e CMOS (Complementary metal-oxide semiconductor). Sui sensori ottici si basa la fotopletismografia (PPG), che misura la variazione della dimensione dei vasi sanguigni per calcolare la frequenza cardiaca dallo smartwatch.
Un altro sensore ottico ugualmente importante è il sensore lidar. L'abbreviazione significa light-detection and ranging - un sistema di misurazione ottico utilizzato per rilevare oggetti. La posizione dell'oggetto può essere determinata dalla riflessione della luce emessa dall'oggetto fino a quando la luce non ritorna al ricevitore. In linea di principio, quindi, si tratta di uno scanner laser che può anche creare un'immagine tridimensionale dell'ambiente circostante. I sistemi lidar non funzionano con microonde, ma con impulsi luminosi provenienti da gamme di luce non visibile, cioè luce infrarossa vicina. Di solito hanno una lunghezza d'onda di 905 nm, una portata di 200 m in buone condizioni meteorologiche, un'elevata risoluzione angolare e una copertura a 360°. Tuttavia, la luce abbagliante e le scarse condizioni di visibilità, come nebbia, pioggia o spruzzi, influenzano la portata.
Sensori di Movimento
I sensori di movimento vengono detti anche rilevatori volumetrici o radar. Rilevano la presenza delle persone negli ambienti in cui vengono installati. Si differenziano in sensore di movimento "classico" o "a tenda", ovvero a barriera da attraversare per far scattare l'allarme. Questi ultimi, sono affini ai sensori di prossimità.
I sensori di movimento più diffusi, oltre i radar, sono i PIR (Passive InfraRed), che rilevano gli oggetti tramite la misurazione dei loro raggi infrarossi. Più precisamente, il PIR funziona come un detector e rileva la variazione repentina di temperatura causata da una persona/cosa che entra nell'area monitorata rispetto a quella memorizzata come "standard". Da più sensori installati all'interno dello stesso PIR è possibile dedurre la direzione del movimento minimizzando il rischio di falsi allarmi. Esistono anche sensori che associano alla ricezione delle radiazioni infrarosse anche la generazione delle microonde elettromagnetiche, con l'allarme che scatta solo se entrambi i sistemi rilevano una variazione.
Un sensore di presenza o di movimento è un dispositivo elettronico che attiva o disattiva un sistema quando rileva un movimento nell'area o nell'ambiente in cui è installato. Esistono diversi tipi di sensori di movimento, ognuno dei quali è stato progettato per soddisfare esigenze e ambienti residenziali diversi. I sensori a infrarossi rilevano la presenza quando un corpo taglia il raggio che proietta o attraverso la variazione di temperatura. Con la presenza di persone, identifica una variazione di temperatura nell’ambiente e, quando rileva un certo numero di gradi, si attiva. Quando un corpo appare nel suo campo, chiude il circuito accendendo la luce, l’aria, il ventilatore, ecc. I sensori doppi combinano le due tecnologie precedenti, ovvero infrarossi e ultrasuoni.
I sensori di movimento o di presenza sono solitamente utilizzati per l’illuminazione di aree comuni come ingressi, corridoi, ecc. Gli estrattori del bagno sono spesso collegati agli interruttori della luce per attivarne il funzionamento quando viene premuto l’interruttore. Infine, un sensore di presenza sarebbe anche un’opzione consigliata per attivare le serrande o le uscite bi-flusso nei sistemi di ventilazione controllata a domanda multizona (DCV), consentendo un semplice sistema di ventilazione ON/OFF o MIN/MAX.

Sensori di Parcheggio
I sensori di parcheggio, installati sul paraurti anteriore o, più spesso, posteriore dell'automobile, possono essere di diverso tipo. I più comuni sono i sensori di prossimità ad ultrasuoni, che emettono quindi onde a frequenza specifica e aspettano il tempo necessario ad un eventuale eco di ritorno, misurando la distanza dal target durante questo intervallo. Se l'ostacolo è presente, "rifletterà" l'onda emessa tanto più velocemente quanto più sarà vicino.
Una innovazione sono i sensori di parcheggio elettromagnetici, installati su una striscia adesiva all'interno del paraurti: inserendo la retromarcia, la centralina attiva la striscia che genera un campo elettromagnetico e si comporta quindi come un sensore di prossimità magnetico. I sensori di parcheggio wireless sono invece installati su un portatarga dedicato ed alimentati dalla luce della targa stessa: hanno un display interno che interagisce coi sensori via Wi-fi, dipendono quindi dalla connessione.
Qualunque sia la modalità di rilevamento, una volta "misurata" la distanza dall'ostacolo, il sensore invia il segnale alla centralina dell'automobile, che lo elabora e lo trasmette all'altoparlante: si genera così il segnale acustico intermittente tanto più intenso e ravvicinato quanto minore è la distanza dall'ostacolo. Un'alternativa di output è l'illuminazione del cruscotto con specifici led o una combinazione dei due sistemi, acustico e visivo.
Differenze tra Sensori e Trasduttori
Il sensore "sente" le variazioni della grandezza che deve misurare e con cui interagisce e, per la definizione presente sull'International Vocabulary of Metrology, non dovrebbe, in fase di output, cambiare la "natura" della grandezza misurata. Questa, più propriamente, è la funzione del trasduttore (dal latino "trasducere", "condurre attraverso", quindi trasformare). Il Vocabolario internazionale della scienza che si occupa di stabilire le corrette procedure di misurazione lo definisce come "trasduttore di misura", ovvero un "dispositivo, impiegato in una misurazione, che fornisce una grandezza in uscita che ha una relazione specificata con la grandezza d'ingresso". Grandezze equivalenti, proporzionali, ma anche informazioni. In realtà, nella pratica i due vocaboli vengono usati come sinonimi, così come "rilevatore".
I Vantaggi dei Sensori
I sensori, nella nostra civiltà orientata all’elettronica, svolgono un ruolo fondamentale nel garantire il corretto funzionamento di un vasto insieme di macchine, gadget, veicoli e processi produttivi. Per garantire la precisione delle misure, i sensori vengono accuratamente calibrati sulla base di scale prestabilite, testate e collaudate.
Cosa sono i sensori, come funzionano e a cosa servono?
Applicazioni dei Sensori nell'Industria e per il Passaggio Veicoli
I sensori trovano vastissime applicazioni in numerosi settori, dalla domotica all'industria, dalla sicurezza al controllo del traffico veicolare.
Un sensore di movimento, ad esempio, può essere integrato in un macchinario industriale e cablato a un interruttore di sicurezza. Questo consente un arresto sicuro nel caso in cui il rilevatore segnali all'interruttore un movimento meccanico anomalo che, se dovesse continuare, potrebbe danneggiare il macchinario o costituire un pericolo per gli operatori nelle vicinanze. Questo è un esempio di misura che viene convertita in un segnale da inviare come input a un altro dispositivo non umano, ma naturalmente molti convertono i valori misurati in scale o indicazioni visive destinate a un operatore umano.
Nell'ambiente urbano, installare sensori fissi è spesso costoso e non consente di coprire integralmente il territorio per ottenere una buona risoluzione. I veicoli sensore possono offrire gli stessi servizi con un numero minore di sensori e con un costo di installazione molto più basso. I veicoli di qualsiasi categoria o dimensione (che siano aerei, treni, droni, elicotteri, autobus, taxi, camion, ecc.) offrono sempre una stabile alimentazione elettrica, ospitano facilmente sensori, schede di elaborazione molto performanti e dispositivi di memoria capienti. Spesso hanno già a bordo quello che serve: accelerometri, radar, telecamere e localizzatori satellitari.
Questi veicoli sensore si possono distinguere in:
- Dedicati: Sono i veicoli allestiti con l’unico scopo di raccogliere dati. L’esempio più noto è la Google Car, ma al mondo esistono centinaia di migliaia di veicoli di questo tipo equipaggiati dei sensori più disparati, dai vagoni sensore agli aerei meteorologici.
- Ibridi: Sono veicoli allestiti per una funzione primaria (ad esempio la consegna dei pacchi) che durante il tragitto raccolgono dati come funzione secondaria.
Rilevamento di Masse Metalliche per il Controllo del Traffico
Un'applicazione specifica e di grande rilevanza è il rilevamento di masse metalliche, cruciale per il controllo dei passaggi veicolari. Un rilevatore di masse metalliche come il Kit Elaboratore con spira magnetica da interrare, alimentato a 12/24 Vacdc, è un sensore di variazione del campo magnetico influenzato dal passaggio o dalla sosta di un mezzo metallico. Rileva il passaggio e la sosta di mezzi metallici (auto, moto, trattori), ed è adatto per il controllo dei semafori, cancelli, barriere e altro.
Questo tipo di rilevatore è composto da due schede: una scheda madre che sostiene i morsetti di connessione con periferiche e altri apparati, e un elaboratore che, con apposito connettore, è inserito sulla scheda madre. Contiene i morsetti di collegamento delle spire magnetiche interrate e la selezione delle Funzioni tramite 6 dipswitch. Elabora il flusso magnetico generato da una spira interrata da 6 a 10 metri (con selezione della lunghezza) e attiva le uscite della Scheda Madre. La spira magnetica, lunga ad esempio 10 metri e da interrare sottotappeto, è il sensore di variazione del campo magnetico influenzato dal passaggio o dalla sosta di un mezzo metallico. La spira invia all'elaboratore i segnali codificati. La Scheda Madre ha un'uscita O.C. 100 mA per l'impulso di passaggio e uscite Relè SCL per la presenza del mezzo (sosta), oltre a un impulso di entrata/uscita. L'alimentazione è 12/24 Vdc/ac, con un assorbimento massimo di 17 mA. Le dimensioni sono L226XH156XS75 mm e il peso è di 670 gr, con un contenitore in ABS e grado di protezione IP 54. Questo prodotto è conforme alla Direttiva europea CEE 89/336 +93/68 D.L. 04/12/1992 N. 476.
Un altro modello, il SV-MLM, è un rilevatore di masse metalliche e elaboratore di spire magnetiche interrate, con funzioni selezionabili tramite dipswitch. Utilizza una spira 5X2 con 10 metri di cavo, un sensore magnetico da interrare. Ha un'uscita O.C. 100 mA e uscite Relè SCL per la presenza continua della sosta, mentre 1 impulso indica il passaggio di un mezzo metallico. L'alimentazione è 220 V, con un assorbimento massimo di 17 mA. L'utilizzo è per rilevare il passaggio o la sosta di mezzi metallici, per semafori, cancelli e altro. Il contenitore è in ABS, dimensioni L226XH156XS75 mm, peso 670 gr. Un modello simile, SV-MLB, ha caratteristiche identiche ma con alimentazione 12/24 Vacdc. Esistono spire interrate preassemblate come ricambio o aggiuntive, ad esempio la SV-SPI (3X2 + 6 metri cavo) e la SV-SW2 (5X2 + 10 metri cavo).
Questi rilevatori sono fondamentali per la realizzazione di impianti semaforici, particolarmente adatti per strade condominiali, rampe garage in uscita, passaggi stretti con traffico alternato, passaggi e strade private. Le lampade dei semafori possono essere a incandescenza o a LED. La loro attivazione può essere manuale (con interruttori, radiocomandi, sistemi telefonici, spire interrate, altri sensori) o automatica tramite una centralina elettronica di comando (come la SS-CES) per le funzioni di semaforo, temporizzazione (se il semaforo è a 3 luci, con il giallo/arancio che lampeggia con preavviso di fermata), e inversione della luce rossa con la verde, con tempi regolabili da 10" fino a 240". Le uscite per le lampade sono a relè e sopportano un carico da 5 A a 220 V.
Per ottenere le funzioni controllate, è necessario installare sui passaggi dei sensori, i quali segnalano l'avvenuto impegno della strada da parte di un mezzo. Con le funzioni controllate, in stato di riposo i due semafori si trovano in posizione di rosso. Alla richiesta del primo sensore, se il secondo semaforo ha il passaggio libero, il primo semaforo diventa verde, bloccando la richiesta fino all'esaurimento del tempo di sgombero del secondo semaforo (funzioni programmabili). La centrale SS-CES, funzionante a 220 V, può essere alimentata anche a 24 Vdcac e può comandare semafori con alimentazione diversa (sia a 220 V che a 24 V), in quanto i relè dei semafori hanno lo scambio e i contatti liberi e indipendenti. Questi semafori e centraline di comando sono omologati, assemblati e selezionati nello stabilimento della Securvera Roma, garantiti a norma di Legge contro difetti e vizi di fabbrica e rispondono alle attuali norme di legge. Sono garantiti per 5 anni.
La gamma di semafori orientabili include modelli con luci a LED o lampade a incandescenza. Ad esempio, il SS-SLR è un semaforo orientabile a luce rossa con 25 LED (alimentazione 24 Vac/dc, assorbimento 150 mA, durata LED 100.000 ore), alimentabile a 220 V. Ha un frontalino trasparente pigmentato Ø 124 mm, corpo in alluminio e ABS autoestinguente, grado di protezione IP65, e supporti per il fissaggio a parete. Dimensioni H250XL180XP290 mm, peso 1,7 Kg. Simili sono il SS-SLG (luce gialla) e il SS-SLV (luce verde). Il SS-SLD è un semaforo a 2 luci (rossa e verde) con 25 LED per colore (consumo 6 W, assorbimento 300 mA), dimensioni H410XL180XP290 mm, peso 2,7 Kg. Il SS-SLT è a 3 luci (rossa, gialla e verde) con 25 LED per colore, dimensioni H590XL180XP290 mm, peso 3,4 Kg.Esistono anche modelli con lampade a 220 V 70 W, come il SS-SUR (luce rossa, durata lampade 10.000 ore, dimensioni H410XL180XP290 mm, peso 2,7 Kg), e simili SS-SUG (gialla) e SS-SUV (verde). Il SS-SDL è a 2 luci (rossa e verde) con lampade a 220 V 70 W, dimensioni H410XL180XP290 mm, peso 2,7 Kg. Il SS-STL è a 3 luci (rossa, gialla e verde), dimensioni H590XL180XP290 mm, peso 3,7 Kg.

Sono disponibili anche kit completi per impianti semaforici:
- SK-SDL: Include 2 semafori SS-SDL a 2 luci (rossa e verde, lampade 220 V 70 W), una centralina SS-CES per gestione automatica e manuale di 2 semafori a 2 o 3 luci con alimentazione separata e indipendente, sistema di interblocco del verde e tempi di lavoro regolabili da 1 a 240 secondi, con funzioni cicliche o automatiche. Comprende anche 2 coppie di fotocellule autocentranti SV-TEC con portata direttiva di 15 metri. La logica di funzionamento è: rosso da ambo i lati, la richiesta del verde lato A è vincolata dal via libera della parte opposta lato B. Alimentazione 220 V 50/60 Hz.
- SK-SLD: Simile a SK-SDL, ma con 2 semafori SS-SLD a 2 luci (rossa e verde) con 25 LED 24 V 3 W per luce.
- SK-STL: Include 2 semafori SS-STL a 3 luci (rossa, gialla e verde, lampade 220 V 70 W), una centralina SS-CES con le stesse funzionalità del SK-SDL, e 2 coppie di fotocellule autocentranti SV-TEC.
- SK-SL3: Simile a SK-STL, ma con 2 semafori SS-SLT a 3 luci (rossa, gialla e verde) con LED.
L'azienda SBECO DI GHITA MARIA s.a.s., con sede a Roma, via Monti Tiburtini 510, e partita IVA 08019771008, offre una vasta gamma di prodotti per la sicurezza e l'automazione, inclusi alimentatori e carica batterie, batterie ricaricabili ermetiche, cavi schermati, centrali per impianti di allarme a filo, chiavi e tastiere per accessi, contatti magnetici Switcallarm, sensori di movimento per allarme, sensori di scasso e impatto per allarme, sirene, kit antifurto a filo e radio, moduli, contatori, temporizzatori, relè, sistemi antincendio e sensori di fumo, teleallarmi PSTN GSM, componenti elettronici, radiocomandi, riceventi, antenne, fotocellule e paline di sicurezza, lampeggiatori, fari flash e LED, selettori e interruttori a chiave, automatismi per serrande, bascule, cancelli, porte scorrevoli, semafori e kit semaforici, sensori perimetrici elettronici, stabilizzatori, tapparelle automatiche radio, tester multimetro, e sistemi di videosorveglianza TV.CC. L'azienda produce apparati e componenti antifurto, automatismi per cancelli, porte basculanti, serrande, tapparelle, porte scorrevoli e servomeccanismi per la casa intelligente, tutti marchiati CE, conformi alle normative e soggetti a continui aggiornamenti. La distribuzione di alcuni prodotti su Internet, in particolare quelli per il Fai da Te, è stata attuata per mettere direttamente in contatto il CONSUMATORE CON IL PRODUTTORE, eliminando intermediari. I prodotti sono coperti da contratti "Sicuri o Rimborsati".
Tra le centrali di allarme, si trovano la SH-D1F (DIANA 1) a microprocessore con due zone (una temporizzata e una immediata), programmazione dei cicli di allarme su tutte le zone, parzializzabili tramite pulsanti, programmazione tramite 12 dipswitch dei tempi (uscita, ingresso, sirena) e dei cicli di allarme separati, segnalazioni eventi tramite LED, reset automatico delle memorie, linea di guardia 24H e tamper escludibili, due chiavi meccaniche, alimentazione 220 V 50/60 Hz, carica batterie da 0,8 Ah incorporato, e possibilità di contenere batteria 12 V 7,2 Ah. Installazione a parete, compatibile con sensori e sirene standard.La SH-D2F (DIANA 2) ha cinque zone (una temporizzata e 4 immediate) con caratteristiche simili. La SV-G8P è una centrale a microprocessore con otto zone, chiave elettronica di bordo con 2 chiavi. Le otto linee (zone) sono singolarmente programmabili: bilanciate, NC, NA, immediate e temporizzate, impulsive (per switchallarm, contatti a cordicella) con impulsi selezionabili da 2 a 9, e tempi di ingresso/uscita allarme, associabili a uno dei 2 gruppi o aree. Le zone durante il tempo di uscita sono parzializzabili singolarmente tramite pulsanti o tastiera; dalla chiave elettronica possono essere attivate separatamente 1 o tutte 2 le aree o gruppi. Include una linea antisabotaggio 24 ore, segnalazione degli eventi tramite LED, relè di uscita (1 di sabotaggio, 1 di allarme 2 scambi), può contenere batteria 12 V 7,2 Ah. Installazione a parete, compatibile con sensori di qualsiasi marca e tipo CE.Un lettore (su modulo LAN 503) della chiave di prossimità SV-CEP, per il comando remoto della centrale SV-C8P, supporta un massimo di 3 lettori compresa la tastiera SV-TSP.
Questo ampio ecosistema di sensori e sistemi di controllo evidenzia l'importanza cruciale della rilevazione dei veicoli per la sicurezza, l'automazione e la gestione efficiente degli spazi e del traffico, integrandosi in soluzioni complesse che vanno dalla singola abitazione ai grandi impianti industriali e infrastrutturali.