
L'Opel Zafira, fin dalla sua introduzione, ha rappresentato un punto di riferimento nel segmento delle monovolume compatte, distinguendosi per la sua versatilità e l'ingegnosità delle soluzioni interne. In particolare, il tettuccio della Opel Zafira, specialmente nelle versioni successive al 2003 e con l'avvento del modello 2005, ha beneficiato di innovazioni significative che hanno elevato sia l'estetica che la funzionalità del veicolo. Questo articolo esplorerà le caratteristiche distintive del tettuccio della Zafira, con un focus sulle innovazioni introdotte e sul contesto in cui il modello si è evoluto.
L'Innovazione del Tettuccio: Il Film Lexan SLX
Quando la nuova monovolume compatta OPEL Zafira 2005 è giunta negli showroom, i clienti sono rimasti certamente colpiti dall'estrema lucentezza e dalla ricchezza di colori del suo esclusivo tetto. Per ottenere caratteristiche estetiche e di durata eccezionali, OPEL ha scelto di utilizzare il film Lexan* SLX di GE per la produzione di questo componente complesso, alternativa di livello superiore rispetto alla normale finitura verniciata. Questa scelta ha rappresentato un passo significativo nell'innovazione automobilistica, offrendo vantaggi che vanno oltre la semplice estetica.
Vantaggi Ambientali e Economici
Nell'ambito dell'iniziativa ecomagination* di GE, che si propone di aiutare i clienti a risolvere le sfide ambientali più impegnative, il film Lexan SLX consente di evitare le emissioni nocive di composti organici volatili (VOC) associate alla vernice tradizionale, riducendo così l'impatto sull'ambiente. "Per trasformare l'idea di progetto in realtà, riducendo al contempo le emissioni di composti organici volatili, dovevamo trovare per il tetto della Zafira un approccio innovativo e la soluzione giusta è stata il film Lexan SLX", afferma Hans-Dieter Langer, direttore esterni Plastics Engineering di OPEL. Questo approccio non solo ha contribuito alla sostenibilità ambientale, ma ha anche dimostrato la capacità di Opel di adottare soluzioni all'avanguardia per le sue vetture.
Abbiamo potuto apprezzare i suoi molti vantaggi rispetto alla normale verniciatura, tra cui un livello di lucentezza eccezionale che ben si abbina all'aspetto complessivo del tetto del veicolo. Rispetto al tradizionale sistema basato sulla verniciatura, che OPEL aveva deciso di sostituire, il film Lexan SLX consente di ridurre le emissioni di VOC. Oltre a contribuire alla riduzione dei VOC, la sostituzione dei componenti esterni verniciati con un film più leggero in Lexan SLX ha permesso di ridurre i consumi di carburante dei veicoli. I pannelli della carrozzeria prodotti con resine GE Advanced Materials, tra cui le pellicole Lexan SLX, per esempio, consentono una riduzione del peso che può giungere fino al 40% rispetto ai componenti analoghi fabbricati in metallo verniciato. Questa riduzione di peso si traduce direttamente in un miglioramento dell'efficienza del carburante, un vantaggio non indifferente per gli automobilisti.
Prestazioni e Durabilità
Oltre ai potenziali vantaggi ambientali, il film Lexan SLX fornisce prestazioni eccezionali per le impegnative applicazioni del settore automobilistico. Presenta infatti un'eccezionale resistenza ai graffi e alle sostanze chimiche, è estremamente resistente e ha superato test rigorosi che ne dimostrano la resistenza all'esposizione prolungata in ambienti esterni. Ciò che più colpisce i clienti, tuttavia, è l'elevata lucentezza della finitura e la ricchezza del colore. Nel caso del modulo del tetto, dotato di ampi inserti in vetro, OPEL ha richiesto una finitura altamente brillante. Con un valore di brillantezza pari a 110, di molto superiore, per esempio, a quello dell'acciaio verniciato, il film Lexan SLX si conferma un'alternativa anche economicamente conveniente alla verniciatura.

Il tetto modulare della Zafira è stato sviluppato e prodotto dalla Webasto AG mediante retrostampaggio, utilizzando un substrato in poliuretano LFI e un film di Lexan SLX preformato. La struttura multistrato è stata quindi trattata con pigmento, per evitare di dover applicare mani di fondo o vernici. Questo processo produttivo avanzato ha garantito la qualità e la durabilità del tettuccio, elementi cruciali per un componente esposto alle intemperie e all'usura quotidiana.
"Il film Lexan SLX svolge un ruolo centrale nell'iniziativa GE ecomagination e può offrire un enorme potenziale ai produttori che sono alla ricerca di una nuova soluzione in grado di migliorare notevolmente le loro prestazioni ambientali", afferma Kurt Schuering, Direttore esecutivo per il settore automobilistico di GE Advanced Materials. "Abbiamo collaborato strettamente con OPEL e con Webasto per convalidare le prestazioni offerte da questa tecnologia esclusiva." GE offre inoltre altri materiali innovativi che consentono di evitare le fasi della verniciatura, come per esempio le resine Xenoy, Geloy e Valox*, utilizzabili in sostituzione dei tradizionali sistemi di verniciatura.
L'Opel Zafira A (1999-2005): Contesto e Evoluzione
Per comprendere appieno l'importanza delle innovazioni relative al tettuccio della Zafira 2003 e successive, è fondamentale contestualizzare il modello all'interno della sua evoluzione. L'erede della Sintra nei listini Opel sarebbe stata una vettura più piccola ed appartenente ad una fascia inferiore, ma con alcuni contenuti tipici di monovolume di taglia più grande. Per tentare un nuovo inserimento nel settore delle monovolume, Opel aveva deciso da tempo di proporre una vettura, in questo caso basata sull'Astra, che potesse contrastare il successo della monovolume media Renault, ma con alcune caratteristiche che la distinguessero in modo significativo dalla francese, soprattutto per dimensioni e capacità.
Design Esterno e Interno
Esternamente, la Zafira A non spiccava per originalità, ma appariva piuttosto sobria, anche se comunque decisamente gradevole e sicuramente non anonima. Il frontale tradiva la chiara parentela con l'Astra G, evidenziata dalla forma e dal taglio dei gruppi ottici, praticamente identici, compreso lo spigolo sul lato superiore. Anche la calandra era stata ripresa nel disegno dalla berlina di segmento C. Ancora più sobria la fiancata, apparentemente più slanciata rispetto alle principali concorrenti, soprattutto per le dimensioni superiori. Una fascia paracolpi in plastica grezza percorreva l'intera lunghezza del corpo vettura, scavalcando i passaruota e raccordandosi con le fasce paracolpi che attraversano i paraurti anteriore e posteriore. In coda si percepiva la stessa sobrietà unita alla razionalità del design: l'ampio portellone del vano bagagli non lasciava concessioni se non alla praticità di utilizzo.

Anche l'abitacolo non brillava certo per slanci stilistici, specialmente nel disegno di plancia e cruscotto, ma a parte questo, si potevano notare dei nuovi e significativi contenuti che avrebbero finito per fare della Zafira A una delle più temibili concorrenti di Scénic e Multipla. Va detto infatti che in fase di progetto, la cura massima è stata impiegata proprio per l'abitacolo, in modo da ottenere il miglior sfruttamento possibile dello spazio interno. L'originalità del progetto che ha portato alla realizzazione della prima generazione della Zafira stava proprio in questo aspetto, piuttosto che nel design esterno.
Il Rivoluzionario Sistema "Flex 7"
I sette posti disposti su tre file erano un aspetto che le conferiva una marcia in più rispetto alla concorrenza, che all'epoca del debutto era ancora piuttosto scarna come scelta di modelli; in secondo luogo i sedili delle ultime file potevano essere piegati e fatti scomparire nel pavimento della vettura, assieme o individualmente, per aumentare il volume del bagagliaio. Questo sistema, chiamato "Flex 7", all'epoca era considerato rivoluzionario; in altre monovolume era necessario infatti rimuovere fisicamente i sedili inutilizzati per fare spazio nel bagagliaio. In questo modo la capienza del vano bagagli, di soli 150 litri in configurazione a sette posti, cresce fino a 600 litri con posto per cinque persone. Una simile soluzione era comunque già presente in altri veicoli coevi come la Mitsubishi Space Wagon seconda serie, anch'essa una rivale di riferimento. Non era ancora possibile, invece, far scomparire il divano della fila centrale di posti, ma era comunque possibile abbatterlo in avanti e farlo avanzare: in questo modo la capienza saliva notevolmente, fino ad un massimo di 1700 litri fino al tetto, ma con possibilità di accesso a sole due persone.
Opel Zafira Flex 7
Piattaforma e Sicurezza
La Zafira A condivideva il pianale con la contemporanea Astra G, rispetto alla quale, però, era stato incrementato il passo di circa 9 cm. Un buon lavoro era stato svolto sul fronte della sicurezza, per garantire una struttura rigida e dalle buone doti di assorbimento degli urti. Un telaietto ausiliario anteriore aveva lo scopo di assorbire gli urti frontali, mentre le apposite barre antintrusione sulle portiere garantivano un'adeguata protezione in caso di urto laterale. Il Test Euro NCAP del 2001 ha confermato l'efficacia delle misure di sicurezza adottate per la Zafira.
Anche la meccanica è totalmente ripresa dalla berlina, a partire dalle sospensioni, di tipo MacPherson all'avantreno e a ruote interconnesse con ponte semitorcente ad U sull'asse posteriore. L'impianto frenante faceva uso di dischi autoventilanti sull'avantreno e pieni sul retrotreno, con ABS gestito dalla stessa centralina che si occupa anche del controllo di trazione (previsto al suo debutto solo con il motore 1.8), integrando tra loro i due sistemi elettronici. I dischi freno erano comunque di dimensioni maggiori rispetto a quelli impiegati sull'Astra G, poiché erano di 280 mm di diametro all'avantreno, anziché 256, e di 264 mm al retrotreno anziché 240.
Motorizzazioni e Allestimenti
Al suo debutto, la Zafira A è stata proposta solo in due motorizzazioni a benzina: si trattava delle unità da 1,6 e 1,8 litri, tutti e due a quattro valvole per cilindro, della potenza di 101 e 115 CV rispettivamente. La lista optional comune alle due motorizzazioni prevedeva: antifurto, cruise control, lavatergifari, tetto apribile e vernice metallizzata. La commercializzazione della prima generazione della Zafira cominciò così nella primavera del 1999, con produzione stabilita nell'impianto Opel di Bochum, in Germania.
Entro la fine dello stesso anno, la gamma si ampliò con l'arrivo della Zafira 2.0 DI 16v, prima versione a gasolio, in questo caso spinta da 2 litri turbodiesel ad iniezione diretta, della potenza di 82 CV. Nel 2000 i due livelli di allestimento vennero rinominati: il livello CD cambiò nome in Comfort, mentre il livello CDX divenne Elegance. Nella stessa occasione il motore 1.8 vide un incremento di potenza, passando da 115 a 125 CV, mentre il 2 litri privo di intercooler da 82 CV lasciò il posto al 2 litri turbodiesel con intercooler da 101 CV ed il 1.6 di base fu rivisitato per passare già dalla normativa Euro 3 alla normativa Euro 4.
Una delle novità più particolari per la Zafira e più in generale per il mondo delle monovolume europee di allora, si ebbe l'anno seguente, nel 2001, quando in listino entrò la Zafira 2.0 16v Turbo OPC, che può essere considerata la prima monovolume sportiva. Il suo motore sovralimentato da 2 litri era derivato direttamente da quello della sportiva Astra OPC, ed era in grado di erogare 192 CV di potenza massima. L'indole sportiva era visibile anche da fuori, grazie alla marcata caratterizzazione grintosa della carrozzeria. Questa versione, che rimarrà la top di gamma, avrà di serie anche il controllo di trazione. Alla fine dello stesso anno, fu presentata la versione a metano, che in alcuni paesi, però, sarebbe arrivata solo nel 2002. È interessante notare come la Zafira A sia stata anche commercializzata in Giappone come Subaru Traviq, a partire dal 22 agosto 2001.
Il Restyling del 2003 e l'Anticipazione della Nuova Generazione
Nel marzo del 2003 arrivò il restyling: la prima serie così aggiornata divenne riconoscibile per la calandra tagliata longitudinalmente in due, anziché in un solo pezzo, per il paraurti anteriore leggermente ridisegnato e per le plastiche dei gruppi ottici posteriori con nuova grafica. Internamente, il divano centrale migliorò nella modularità e nella fruibilità e i suoi posti laterali poterono usufruire degli attacchi Isofix per i seggiolini dei bambini. L'anno seguente fu lanciata l'Astra H, preludio ad un imminente lancio della nuova serie della Zafira. La carrozzeria della Zafira A fu utilizzata dalla General Motors prototipo a celle combustibili a idrogeno HydroGen3, dimostrando la sua versatilità e la sua importanza come piattaforma per lo sviluppo di future tecnologie.

Il tettuccio della Opel Zafira, in particolare nelle versioni a partire dal 2003, rappresenta un esempio lampante di come l'innovazione tecnologica, come l'adozione del film Lexan SLX, possa non solo migliorare l'estetica e la durabilità di un veicolo, ma anche contribuire in modo significativo alla sostenibilità ambientale e all'efficienza dei consumi. Questi sviluppi sottolineano l'impegno di Opel nel mettere la tecnologia alla portata di un largo segmento della società, una visione che ha guidato l'azienda sin dalla sua fondazione nel 1862. Con investimenti consistenti in Europa e lo sviluppo di nuove gamme di modelli, Opel ha continuato a innovare, con il Centro di sviluppo tecnico internazionale di Rüsselsheim che ha la responsabilità globale delle attività di sviluppo delle automobili compatte e di medie dimensioni per tutto il gruppo GM.
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