La Storia delle Corse Automobilistiche Italiane: Un Viaggio Tra Leggenda e Velocità

L'Italia, fin dagli albori dell'automobilismo, non è stata solo una partecipante, ma una vera e propria culla, l'anima e il palcoscenico dello sport motoristico. Qui sono nati marchi che sono diventati mito - Ferrari, Maserati, Alfa Romeo, Lancia - e campioni entrati nell'immaginario collettivo, da Tazio Nuvolari ad Ascari, fino ai moderni gladiatori della Formula 1. È identità, orgoglio, estetica, ingegno. È il profumo della benzina mischiato a quello del tricolore. È la gente assiepata ai bordi della strada, che applaude non solo chi vince, ma chi osa. L'automobilismo sportivo italiano è stato, ed è, più di uno sport: è un modo di raccontare il Paese, di esprimere la sua anima creativa, audace, visionaria. Un viaggio lungo più di un secolo, che parte da un sogno su strade di polvere e arriva a conquistare il mondo. Un viaggio italiano.

Gli Albori e la Nascita delle Prime Competizioni

Alla fine del XIX secolo, l'automobile muoveva i suoi primi passi, tra curiosità e scetticismo, e le prime case automobilistiche avevano bisogno di attirare l'interesse dei potenziali compratori. Già il 16 luglio 1878 venne disputata la prima corsa automobilistica in assoluto della storia, riservata ai "veicoli senza cavalli", negli Stati Uniti, vedendo alla partenza due veicoli, entrambi con motore a vapore. In tutta la seconda metà dell'Ottocento, anche in Europa si iniziava a nutrire un certo interesse per le corse automobilistiche, mentre in Italia questa passione arrivò leggermente in ritardo, sia perché gli automobilisti erano visti con diffidenza e timore, sia perché nel nostro paese non esisteva ancora un'industria automobilistica.

Automobile storica a vapore

Nonostante ciò, all'alba del XX secolo, l'Italia era un Paese giovane e affamato di modernità. Le sue strade erano ancora poco più che sentieri sterrati, ma nell'aria si avvertiva un'irrefrenabile tensione verso il progresso. Sul territorio bresciano fa la sua prima apparizione un veicolo da corsa, e i bresciani decidono di creare una gara tutta loro. Queste corse diventarono numerose nel corso degli anni, fino a quando, intorno al 1910, si cominciarono a disputare dei veri e propri Gran Premi; dapprima erano ancora semplici corse da una città all'altra e successivamente divennero vere e proprie gare disputate in circuiti costruiti appositamente.

La Targa Florio: L'Epopea Siciliana

Un nome determinante per la storia delle corse automobilistiche in Italia fu sicuramente quello di Vincenzo Florio, imprenditore siciliano amante del progresso e della modernità, che ideò una delle corse più famose e antiche al mondo, la Targa Florio. L'ideatore è un uomo che ha il coraggio di guardare lontano: Vincenzo Florio, raffinato imprenditore, colto e cosmopolita, amante dell'arte, della velocità e delle sfide impossibili.

Vincenzo Florio

Nel 1906, sceglie le Madonie, una catena montuosa spigolosa e antica, come teatro naturale per una competizione estrema. Si trattava di un atto di coraggio e un'idea geniale, perché la Targa Florio fu disputata per la prima volta su un percorso chiuso al traffico ordinario, da compiersi più volte, un tragitto misto di curve, salite e discese, di vie a mezza costa e strade di montagna, di rettilinei e di attraversamenti di paesi, a tutti gli effetti un test di affidabilità e resistenza. L'eleganza, la signorilità, l'ospitalità dell'organizzazione di Florio fecero di questa difficilissima competizione un "must" del mondo sportivo mondiale e portarono il nome della Sicilia in tutto il mondo.

Come da regolamento della prima edizione, nel 1906, le vetture ammesse erano quelle il cui prezzo del telaio era inferiore alle diecimila lire (la carrozzeria era un elemento secondario e non era né confortevole né ancora studiata per essere aerodinamica), e costruite in almeno dieci esemplari. Le prime edizioni furono dure, spesso infernali: motori che si spaccavano, auto che prendevano fuoco, piloti che rischiavano tutto. Ogni edizione diventava una narrazione epica, un romanzo fatto di guasti, imprese al limite e gloria. Le scuderie mettevano in gioco l'onore e la reputazione. I piloti, più che atleti, erano pionieri dell'impossibile. La Targa Florio trasformò la Sicilia in un palcoscenico mondiale. E l'Italia, da semplice spettatrice, diventava protagonista di un'epopea che ancora oggi non vede nemmeno in lontananza il viale del tramonto.

La "Cursa", voluta, creata e organizzata da Vincenzo Florio, si è disputata 108 volte, dal 1906 al 1977 come competizione di velocità e dal 1978 come competizione rallistica. La Targa Florio Classica, tappa del Campionato Italiano Grandi Eventi, è una manifestazione dedicata ai cultori e ai collezionisti di auto d'epoca che abbinano il "piacere" di sfidarsi al centesimo di secondo a quello di "andare lenti" e ammirare gli incantevoli paesaggi che la Sicilia è in grado di offrire. Alla soglia dei 120 anni di distanza dalla prima edizione, datata 1906, la corsa automobilistica più antica al mondo è ancora pronta a stupire appassionati, media e nuovi avventori con l'inedito passaggio a Selinunte lungo il percorso della Targa Florio Classica.

In programma dal 16 al 19 ottobre, la prossima edizione della gara di regolarità offrirà quindi per la prima volta una tappa all'interno del Parco Archeologico situato sulla costa meridionale della provincia di Trapani. La versione Classica della gara madonita attraverserà il parco archeologico di Selinunte per la prima volta nella sua storia centenaria. La manifestazione sportiva aggiungerà quindi un ulteriore tassello eccellente ad un itinerario già apprezzato e riconosciuto in tutto il mondo per la sua unicità, disegnato sullo storico "Circuito delle Madonie", su strade che hanno contribuito a plasmare piloti diventati leggende, come Tazio Nuvolari. "Avere la possibilità di inserire un sito come quello di Selinunte nel percorso della Targa Florio è qualcosa di eccezionale. Non è semplice aggiungere qualcosa ad un evento di questo calibro - ha sottolineato Marco Rogano, Direttore Generale di ACI Sport, promotore dell'evento - ma l'inserimento del parco archeologico nel percorso della tappa Classica rende sicuramente merito alla storia ultracentenaria della corsa."

Memory - Targa Florio

La Mille Miglia: La Freccia Rossa e il suo Mito

Nel periodo di Natale del 1926, da Brescia, quattro ardenti appassionati - Giovanni Canestrini, Franco Mazzotti, Aymo Maggi e Renzo Castagneto - immaginano un viaggio circolare tra cuore e coraggio: da Brescia a Roma e ritorno, 1.600 chilometri di emozione pura. La Mille Miglia è stata una competizione automobilistica stradale di granfondo disputata in Italia in 24 edizioni tra il 1927 e il 1957. Si trattava di una gara di velocità in linea con partenza ed arrivo a Brescia in cui i concorrenti arrivavano fino a Roma attraverso il Centro-Nord Italia. Fu scelto un percorso a forma di "otto" da Brescia a Roma e ritorno lungo circa 1600 km, equivalenti a circa 1000 miglia, da cui il nome, suggerito da Franco Mazzotti, di recente ritorno da un viaggio in America. La chiamano 1000 Miglia per dare alla corsa un'aura di internazionalità e diventa subito leggenda.

Mappa del percorso della Mille Miglia

Nata a Brescia nel 1927 come gara di velocità su strada, è oggi una competizione di regolarità per auto storiche, riconosciuta in tutto il mondo come simbolo dell'eccellenza italiana su quattro ruote. L'edizione 2025 si svolgerà dal 17 al 21 giugno e, per il terzo anno consecutivo, seguirà un format di cinque giornate. Il percorso ricalcherà quello delle leggendarie edizioni anteguerra, con un tracciato a "otto", proprio come nelle prime 12 edizioni della corsa originaria. Un omaggio alla tradizione, che unisce spirito sportivo e fascino storico.

La Nascita e le Prime Edizioni

La nascita della 1000 Miglia si deve all'intuizione e alla determinazione di Renzo Castagneto, direttore dell'Automobile Club di Brescia. Dal suo ufficio, coordinò un'impresa logistica senza precedenti: una gara lunga 1.600 chilometri lungo il percorso Brescia-Roma-Brescia, che avrebbe messo alla prova auto e piloti lungo le strade italiane, con l'obiettivo di dimostrare che anche le vetture di serie potevano affrontare lunghi percorsi con sicurezza e affidabilità. Al suo fianco, i tre visionari: Franco Mazzotti, Aymo Maggi e Giovanni Canestrini, con i quali diede vita al mito della Freccia Rossa. È il 26 marzo 1927 quando l'Isotta Fraschini di Maggi e Bindo Maserati inaugura la prima edizione della 1000 Miglia, dando inizio a un'epopea fatta di coraggio, passione e innovazione.

La prima edizione partì alle 13 del 26 marzo 1927, con la partecipazione di 77 equipaggi, 2 soli dei quali stranieri (al volante delle piccole Peugeot 5 CV). Di loro 55 portarono a termine la corsa, mentre 22 vetture furono costrette al ritiro. Alla fine un equipaggio bresciano composto da Ferdinando Minoia e Giuseppe Morandi a bordo di una bresciana OM 665 "Superba" S torpedo tagliò per primo il traguardo completando il percorso in 21 ore, 4 minuti, 48 secondi e 1/5 alla media di 77,238 km/h.

Ogni curva, ogni rettilineo, ogni frenata è un pezzo di storia. Le strade diventano il circuito, il Paese diventa il pubblico. È vetrina per l'industria nazionale: prima di tutte la OM, poi Alfa Romeo, Lancia, Maserati e poi Ferrari mostrano al mondo la potenza del "Made in Italy". Ma è anche una prova estrema per i piloti: serve resistenza, strategia, istinto. In questa corsa si forgiano miti assoluti: Tazio Nuvolari, il 'mantovano volante', che nel 1930 vince di notte con i fari spenti per sorprendere il rivale. Achille Varzi, il suo eterno antagonista. Ma oltre a questi, non è possibile tralasciare le centinaia di appassionati che si sfidavano per una vittoria di classe, per sentirsi grandi, per scrivere il proprio nome nell'elenco di partenza.

Evoluzione del Percorso e Tragici Incidenti

Poiché il tracciato ha subito nel corso degli anni parecchie variazioni più o meno rilevanti, un confronto delle prestazioni ottenute dai diversi vincitori, anno dopo anno, non è formalmente corretto, in particolare se ci si riferisce ai tempi di percorrenza. È invece invalso l'uso di prendere a riferimento la media oraria per stabilire l'evoluzione delle prestazioni. Escludendo l'edizione del 1940 (svoltasi su un veloce circuito stradale Brescia-Cremona-Mantova) e le ultime tre Mille Miglia del 1958, 1959 e 1961 (edizioni di regolarità e velocità), le altre 23 edizioni della corsa - quelle che potremmo definire le "classiche" Mille Miglia - si sono disputate con partenza e traguardo a Brescia e giro di boa intermedio a Roma, su itinerari di lunghezza prossima ai 1600 km (approssimativamente 1000 miglia).

Nel 1938 fu segnato da un grave incidente a Bologna: infatti una Lancia Aprilia uscì di strada, finì sulla folla, uccise dieci spettatori, di cui sette bambini, e ferì altre ventitré persone.

Per il '49 il percorso subisce ulteriori variazioni: il senso di marcia torna ad essere anti-orario ma soprattutto la corsa non transita più né per Firenze né per Bologna in quanto, dopo Parma, si dirige verso Sarzana (SP) (attraverso il Passo della Cisa) per raggiungere poi la Capitale tramite Livorno e Grosseto. Il tracciato utilizzato nel '49 non soddisfa pienamente gli organizzatori che optano per il ritorno al senso di marcia orario. Per l'edizione 1953 il tracciato si presenta modificato. Nell'edizione 1954, si registra quella che è destinata ad essere l'ultima variazione di tracciato.

Questo fu l'ultima vittoria di un'Alfa Romeo alla Mille Miglia, l'anno dopo si aprì la schiera di successi Ferrari continuata fino al 1957 e interrotta solo nel biennio 1954-55 dalle vittorie di Lancia e Mercedes-Benz. Proprio alla Mercedes-Benz 300 SLR #722 di Stirling Moss e Denis Jenkinson appartiene il record assoluto della gara con i 1.592 km percorsi in 10 ore, 7 minuti e 48 secondi a 157,650 km/h di media. Il segreto di questa straordinaria prestazione risiedeva in un rotolo di carta lungo quattro metri e mezzo che Jenkinson usò per dirigere Moss durante la gara e su cui aveva annotato le caratteristiche della strada in base alle ricognizioni del percorso effettuate prima della corsa.

Mercedes-Benz 300 SLR di Stirling Moss

Nel 1957, una Ferrari 335 S fu coinvolta in un incidente sulla Goitese nei pressi di Guidizzolo (ma nel territorio comunale di Cavriana), in provincia di Mantova, causato dallo scoppio di uno pneumatico, che costò la vita al pilota spagnolo Alfonso de Portago, al navigatore americano Edmund Gurner Nelson, e a nove spettatori, cinque dei quali bambini. A causa dello shock provocato nell'opinione pubblica, la corsa venne definitivamente soppressa.

La Rinascita come Gara di Regolarità Storica

Dopo anni di stop, la competizione torna nel 1977 e dal 1987 ogni anno. Dal 1977 la Mille Miglia rivive sotto forma di gara di regolarità storica a tappe la cui partecipazione è limitata alle vetture, prodotte entro il 1957, che avevano partecipato (o risultavano iscritte) alla corsa originale. Dopo la tragica Mille Miglia 1957 (Tragedia di Guidizzolo), gli organizzatori tentano di far sopravvivere la corsa e indicono una edizione 1958 secondo una formula mista di regolarità/velocità. Dal 1977, prima con cadenza biennale e poi annuale, viene organizzata una gara di regolarità a tappe riservata alle auto storiche che parteciparono o risultavano iscritte ad almeno una edizione della corsa originale.

Oggi, la 1000 Miglia è molto più di una competizione: è un viaggio nella storia dell'automobile, un palcoscenico unico dove sfilano modelli leggendari, piloti appassionati e l'inconfondibile stile italiano. Nel dopoguerra, la 1000 Miglia incarna lo spirito di una nazione che risorge dopo anni di grande buio. Oggi 1000 Miglia è una rievocazione storica, una sfida di regolarità, una finestra sul mondo ma anche un punto di arrivo e incontro per collezionisti.

L'edizione 2019 è stata vinta dalla coppia Moceri - Bonetti su un'Alfa Romeo 6C 1500 SS di proprietà del Museo Storico Alfa Romeo. L'edizione 2020, tenutasi a ottobre a causa del Covid-19, è stata vinta da Roberto e Andrea Vesco, che già avevano vinto entrambi alcune Mille Miglia di regolarità, ma mai in coppia padre/figlio.

Stanguellini e la Mille Miglia

Anche Stanguellini, con la sua tradizione di artigianato motoristico e innovazione, ha lasciato un'impronta indelebile nella storia della 1000 Miglia. Fin dagli anni Trenta, i bolidi modenesi hanno preso parte alla corsa con modelli agili, leggeri e competitivi, spesso capaci di sorprendere avversari più blasonati. Negli anni '30 Vittorio Stanguellini si dedica alla trasformazione dei motori Fiat destinati alle corse e nel 1936 fa debuttare alla decima edizione della 1000 Miglia una Balilla Sport, con la coppia modenese Righetti-Camellini, che stabilisce un tempo record nel tratto Brescia-Bologna, concludendo la gara al quarto posto di categoria. L'anno successivo è la Balilla della coppia Rangoni-Cornia (collaudatore della Stanguellini) a compiere un tempo da primato per lo stesso tratto a 126,648 km/h sotto una pioggia battente. Alla XII 1000 Miglia la coppia Baravelli-Sola conquista il primo posto della classe 750, mentre il Marchese Lotario Rangoni in coppia con Cornia si classifica quarto nella classe 1100 con un'Alfa Romeo 2300 assistita dalla casa modenese. Alla XV 1000 Miglia, invece, Aldo Terigi e Mario Berti conquistano un terzo posto di categoria con una Fiat-Stanguellini 1100 carrozzata Ala d'Oro, mentre la coppia Scagliarini-Masi il quinto. Nel 1949 Vincenzo Auricchio conquista un quarto posto assoluto e nel 1955 ottiene un primo posto nella classe 750. Da menzionare poi, i successi di Paolo Martoglio e René Faure, secondo e terzo posto nella classe 750 nel 1956. Infine, nel 1984, una Stanguellini 1100 del 1947 vince la competizione di regolarità con a bordo Palazzini e Campana.

Oggi, al Museo dell'Auto Stanguellini, si custodiscono queste memorie su quattro ruote: auto rare, documenti, fotografie e racconti che testimoniano il legame indissolubile tra la storia dell'azienda e quella della 1000 Miglia.

Auto Stanguellini alla Mille Miglia

L'Autodromo Nazionale di Monza: Il Tempio della Velocità

Tutto comincia nel 1921, a Montichiari, in provincia di Brescia, su un circuito stradale chiamato "Fascia d'Oro". La gara richiama i grandi costruttori d'Europa e lancia un messaggio chiaro: l'Italia è pronta a competere con i migliori. Ma è l'anno successivo, il 1922, che cambia tutto. A nord di Milano, in una distesa verde della Brianza, viene costruito in soli 110 giorni un impianto che entrerà nella storia: l'Autodromo Nazionale di Monza. Grazie ad Arturo Mercanti, Brescia ha la possibilità di organizzare il Gran Premio d'Italia, inserito tra le manifestazioni del Circuito Internazionale Automobilistico-Aereo.

Autodromo di Monza

Il progettista? È il terzo autodromo permanente al mondo, dopo Brooklands e Indianapolis, e da subito si impone come un luogo sacro della velocità. I rettilinei lunghi, le curve paraboliche, i box affollati e l'odore acre della benzina: tutto a Monza parla di gara, di passione, di tecnica. Qui si corre davvero. Il Gran Premio d'Italia si lega indissolubilmente a Monza, salvo rare eccezioni. La pista brianzola diventa laboratorio di innovazione, fucina di record, teatro di battaglie leggendarie. E come ogni tempio, conosce anche il dolore: il tragico incidente del 1928, la "Domenica Nera" del 1933 con tre piloti morti in un solo giorno, fino alle polemiche moderne sulla sicurezza. Ma più che eventi, queste gare sono capitoli di un'identità nazionale. Hanno forgiato il carattere dell'Italia dei motori, ispirato generazioni di tecnici, designer, ingegneri e piloti. Hanno reso la velocità una forma d'arte, e la passione, un tratto distintivo della nostra cultura che ha saputo generare musei permanenti, mostre, tavole rotonde. È parte del DNA di una nazione intera.

Le Classificazioni e i Grandi Premi

Nel 1949 si ebbe un ulteriore aggiornamento delle corse automobilistiche con la suddivisione in categorie delle diverse tipologie di vetture, le principali erano due: Formula (a ruote scoperte) e Gran Turismo (a ruote coperte), e con l'introduzione del primo campionato del mondo di Formula 1, caratterizzato da precise regole e punteggi, che si componeva di sette gare.

Il computo non tiene conto dei risultati delle ultime 3 edizioni della Mille Miglia (disputate secondo la formula mista regolarità/velocità) per cui le edizioni prese in considerazione sono soltanto le 24 comprese nell'arco di tempo che va dal 1927 al 1957 e le vittorie dei piloti sono in numero di 45 (21 edizioni con 2 conduttori vittoriosi e 3 edizioni con un solo conduttore vittorioso). Poiché, nella stragrande maggioranza dei casi, le vetture in gara alla Mille Miglia avevano un equipaggio formato da due conduttori, il "medagliere" è stato compilato assegnando la vittoria (o il piazzamento) ad entrambi i conduttori presenti sulla vettura. È chiaro però che molto spesso il coequipier aveva funzioni di meccanico e comunque era palesemente una "seconda guida". Per questo motivo, i piloti "titolari" sono elencati con la bandiera delle mille miglia. In caso di prestazioni equipollenti, è rispettato l'ordine alfabetico. Soltanto 3 piloti sono riusciti nell'impresa di vincere più di una Mille Miglia consecutivamente: Biondetti, Campari e Ramponi.

Memory - Targa Florio

Le Gare d'Auto d'Epoca Oggi: Un Patrimonio che Rivive

Ogni anno, in Italia e nel mondo, migliaia di appassionati si sfidano a bordo delle proprie auto d'epoca. Ma quali sono le gare d'auto d'epoca più belle? Per alcuni è un evento da "almeno una volta nella vita", per altri un appuntamento immancabile della stagione. Le gare d'auto d'epoca sono un grande classico delle manifestazioni automobilistiche.

  1. Mille Miglia: Un elenco delle più belle gare d'auto d'epoca non può non iniziare con la celeberrima Mille Miglia. Sul percorso Brescia-Roma-Brescia, ogni primavera accade qualcosa di altamente suggestivo, secondo una tradizione che trova il suo anno di esordio nel 1927.
  2. Vernasca Silver Flag: Fra le colline emiliane, invece, si celebra un altro rito che manda in visibilio gli appassionati. Si tratta della Vernasca Silver Flag, anch'essa nata come gara di velocità, ma in salita, e rimasta tale fino al 1972. Oggi, va in scena nella più classica forma di gara d'auto d'epoca, vale a dire come premio alla miglior conservazione o al miglior restauro.
  3. Modena Cento Ore: Sempre in Emilia, ma più a sud e insieme alla Toscana, si organizza la Modena Cento Ore. Una gara di velocità che si tiene fra circuiti e strade chiuse al traffico, con tanto di partenza in griglia.
  4. Bergamo Historic Grand Prix: Nel capoluogo Orobico va in scena il Bergamo Historic Grand Prix. Una rievocazione delle gesta del leggendario Tazio Nuvolari al Gran Premio di Bergamo del 1935, a bordo della sua Alfa Romeo P3.
  5. Concorso d'Eleganza di Villa d'Este: In tema, invece, di competizioni inerenti la raffinatezza, la menzione d'onore va al Concorso d'Eleganza di Villa d'Este.

Per mere questioni di spazio, la scelta è dovuta ricadere su queste cinque manifestazioni. Probabilmente le più famose e suggestive, che s'inscrivono nella prestigiosa tradizione italiana di raduni d'auto d'epoca, ricca di eventi che poco hanno da invidiare a quelli menzionati. Per la gioia dei numerosi appassionati, dalle Dolomiti alla Sicilia (e non sono due nomi a caso, dato che entrambi sono collegati a un evento di questo tipo), non mancano le alternative per godere della bellezza delle vetture che hanno segnato la storia dell'automobilismo.

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