L'Epopea dei Trattori Fiat e la Loro Produzione in Romania: Un Viaggio Tra Storia, Innovazione e Collaborazioni Internazionali

La storia della Fabbrica Italiana Automobili Torino (FIAT), fondata da Giovanni Agnelli e diversi investitori nel 1899, è un racconto intriso di innovazione e lungimiranza. Sebbene inizialmente focalizzata sulle automobili, l'azienda intraprese lo sviluppo di un nuovo trattore per il mercato italiano già nel 1910. Questa ambiziosa iniziativa fu temporaneamente sospesa nel 1914 a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, per riprendere con rinnovato vigore al termine del conflitto, nel 1917, con l'introduzione del Fiat 702. Questo trattore, prodotto nello stabilimento Fiat di Torino insieme ad automobili e camion, vantava una costruzione unitaria avanzata per l'epoca, utilizzando un motore derivato dai camion Fiat da 3,5 tonnellate. Il motore a benzina a quattro cilindri da 6,2 litri erogava 30 CV, o 25 CV se alimentato a paraffina.

Giovanni Agnelli e i primi stabilimenti Fiat

Nel 1919, la Fiat Trattori S.p.A. fu ufficialmente costituita, marcando l'inizio di una lunga e fruttuosa tradizione nel settore agricolo. A fianco del modello 702, venne introdotta una versione più leggera, la 702C, con 28 CV. Nel 1929, la Fiat Trattori acquisì la Società Anonima Motori Endotermici (SAME) e le Officine Meccaniche, consolidando la propria posizione nel settore.

Primo trattore Fiat 702

L'Innovazione e la Crescita nel Periodo Anteguerra e Postbellico

Il 1939 segnò il lancio, da parte dello stabilimento OCI di Modena, del primo trattore cingolato Fiat prodotto in serie, il Fiat 40 Boghetto. La produzione nello stabilimento di Modena fu interrotta nel 1944 a causa della mancanza di materie prime e dell'occupazione tedesca, che portò alla sua conversione per la riparazione e la revisione di veicoli militari. In un atto di ingegno e resistenza, l'ingegnere capo progettista Edmondo Tascheri, con la complicità dei collaboratori, iniziò segretamente a lavorare alla progettazione di un nuovo trattore cingolato, più moderno della ormai obsoleta Serie 40 Boghetto, a completa insaputa dei controllori tedeschi.

Nel 1947, venne lanciato il trattore cingolato Fiat 50, destinato a diventare un'icona nel settore agricolo italiano. Questo modello, dotato di un motore a quattro cilindri con cambio a sei marce e una velocità massima di 15 km/h, sostituì la serie Fiat 40 Boghetto. Tre anni dopo, nel 1950, fu introdotto un modello cingolato innovativo, il Fiat 601, caratterizzato da un esclusivo sistema di sterzo che eliminava l'uso del volante.

Il 1951 vide il lancio del Fiat 25R, una delle macchine chiave nella storia di Fiat. Questo trattore innovativo, dipinto nel celebre arancione Fiat (il primo di una lunga serie di trattori fino al 1983), proiettò Fiat nel mercato agricolo europeo. Il 25R era un'evoluzione del 600 e parte del suo successo, rispetto al 600, era dovuto alla flessibilità del design. L'anno successivo, vennero lanciati i trattori OM ad alta potenza.

Il trattore cingolato Fiat 60, che sostituiva i vecchi modelli Fiat 50, fu lanciato nel 1956. Nello stesso periodo, nel 1957, la produzione totale di trattori Fiat Trattori superò la soglia delle 100.000 unità, consolidando saldamente la posizione di Fiat Trattori in Europa. Nel 1959, venne introdotto il trattore cingolato Fiat 60C, una versione migliorata del Fiat 60, che offriva una maggiore potenza e la possibilità di avviare il motore tramite una leva sul lato sinistro del conducente, oltre al tradizionale avviamento a manovella.

L'Espansione e le Nuove Divisioni

Nel 1966, Fiat Trattori istituì una divisione di macchine movimento terra. Il 1968 vide l'introduzione dei modelli Fiat 250, 450 e 550, oltre ai modelli 650 e 850 sotto il marchio OM. Nel 1970, la divisione movimento terra si evolse in Fiat Macchine e Movimento Terra S.p.A., separandosi da Fiat Trattori e stabilendosi a Lecce. Poco dopo, Fiat Macchine e Movimento Terra S.p.A. formò una joint venture con la società americana Allis-Chalmers per creare Fiat-Allis. Questa collaborazione portò alla creazione di attrezzature movimento terra a marchio Fiat-Hitachi.

Il 1974 fu un anno cruciale per Fiat Trattori, che acquisì Hesston, un'azienda americana leader nelle attrezzature per la foraggicoltura. Dopo l'acquisizione di Hesston e Agrifull, l'azienda decise di ristrutturarsi e di re-brandizzarsi sotto il nuovo nome aziendale "FiatAgri". Questo segnò l'inizio di una nuova era, con la gamma completa di trattori "Prime-line" rimarchiati come "Hesston" per il mercato americano e continuando a essere venduti con il marchio Fiat Trattori nel mercato europeo.

FiatAgri fu anche la prima azienda europea a commercializzare una gamma completa di trattori a quattro ruote motrici ad alta potenza prima di qualsiasi concorrente. Sfortunatamente, FiatAgri fu troppo in anticipo sui tempi e le vendite furono inferiori alle aspettative.

Trattori FiatAgri di successo

Nel 1984, FiatAgri lanciò la sua leggendaria SERIE 90, evoluzione della serie 80, con un gran numero di modelli suddivisi in due categorie: "Medio-bassa" (55-90, 60-90, 65-90, 70-90, 80-90, 85-90 Turbo) e "alta potenza" (115-90, 130-90 Turbo, 140-90 Turbo, 160-90 Turbo, 180-90 Turbo), alimentati dai nuovi motori Fiat-Iveco Serie 8000. Nel 1986, FiatAgri trasferì parte della produzione di trattori da Modena a Jesi.

L'Era delle Collaborazioni e le Produzioni Estere

Nel 1990, venne presentata la serie "Winner" con quattro modelli: F100, F110, F120 e F130 Turbo. Nel 1991, Fiat GeoTech acquisì Ford New Holland. Il 1993 vide l'apparizione della serie Winner aggiornata, comprendente i modelli F100 e F115 e i due modelli Turbo, F130 e F140. L'aggiornamento precoce della serie Winner fu reso necessario, presumibilmente, a causa di problemi elettrici che affliggevano i primi modelli. Con la serie Winner aggiornata, FiatAgri passò dal suo fidato fornitore di sistemi elettrici Magneti Marelli a Bosch.

Nello stesso anno, la serie G fu presentata alla "Fiera del Levante" di Bari, e mostrò anche il nuovo sistema di sterzo Supersteer. Il suo stile era simile alle macchine Ford dell'epoca, ma il logo FiatAgri appariva sulla parte anteriore. Quando Fiat GeoTech acquisì Ford New Holland, iniziò il lavoro su un trattore da oltre 200 CV per entrambe le loro linee di prodotti. Più tardi nel 1993, la holding Fiat Geotech cambiò il suo nome in N.H.Geotech. Per un certo periodo, tuttavia, le macchine furono ancora vendute con i propri marchi e con le relative livree: FiatAgri, Ford, New Holland, Hesston, Braud, Laverda, ecc.

Nel 1994, fu introdotta sul mercato la grande serie G di FiatAgri/serie 70 di Ford. La serie L di FiatAgri (serie 35 di Ford) fu introdotta nello stesso anno. La serie L era basata sulla serie Fiat 94 e presentava persino gli stessi motori e cambi. Sempre nel 1996, la compatta serie Fiat 66 fu marchiata come serie S di FiatAgri (parte della serie 35 di Ford). Dal 1999, i marchi FiatAgri e Ford, con tutti i loro sottomarchi, scomparvero e furono finalmente fusi in un unico marchio.

La Storia di SOMECA e il Legame con Fiat-OM

Prima di addentrarci nella produzione rumena, è fondamentale menzionare la SOMECA. Nata come fabbrica per costruire automobili Fiat su licenza, la Someca godeva di un proprio marchio. Infatti, in Francia e in alcuni altri paesi, i trattori Fiat-OM venivano commercializzati proprio con il nome "SOMECA" sui cofani. Per quanto riguarda modelli e numerazioni sui cofani, gli esemplari marchiati Someca non sempre rispecchiano i fratelli italiani. Attualmente in Francia, Belgio e altri paesi, sono molti gli estimatori di questo marchio. Questo sottolinea la strategia di Fiat di adattare la propria offerta e il proprio branding ai mercati locali, un approccio che si ritroverà anche nelle collaborazioni con la Romania.

Trattore Someca con logo

UTB (Usina Traktorul Brasov): Il Cuore della Produzione Rumena

Un capitolo cruciale nella storia dei trattori Fiat, e in particolare nella loro produzione estera, è rappresentato dalla UTB. UTB è l'acronimo di Usina Traktorul Brasov, un costruttore rumeno di trattori e parti di essi. Nata nel 1946, la società iniziò a costruire trattori su licenza Fiat, stabilendo un legame profondo con l'industria italiana fin dalle sue origini. Nel 2000 il suo nome ufficiale fu cambiato in Tractorul UTB S.A.

Con il passare degli anni, altri modelli Fiat verranno "dirottati" verso la Romania, per arrivare poi negli anni '80 alla cessazione della produzione in Italia e al contemporaneo rafforzamento della produzione estera, inclusa quella di UTB. La UTB continuerà a fornire a Fiat trattori di esemplari di "nastro oro" fino agli anni '83-'84, dopodiché la vendita in Italia cesserà definitivamente.

Nel nostro Paese, infatti, vi sarà un'ulteriore "fiammata" con il marchio AGRIFULL, che "ufficialmente" chiude l'epopea dei NASTRO ORO in Italia. Si tratta di una società di Canosa Sannita (Ch) con capitale al 50% italiano (SEPA) e 50% rumeno (UTB). La gamma di trattori offerta arrivava ai 120 CV, e i modelli proposti erano praticamente varie macchine Fiat uscite di produzione. Si spaziava infatti dai vari 1180 (alto di gamma), fino ad arrivare ai modelli 5800 e 4800. Per alcuni anni questi trattori saranno presenti nei listini italiani, li troviamo ad esempio in alcuni repertori del 1999, per poi sparire definitivamente dal nostro panorama trattoristico nazionale.

Trattore UTB (Universal Tractor Brasov)

Breve Storia della Same Trattori

La Qualità Costruttiva e le Perplessità

Molti sostengono che la qualità costruttiva di questi trattori, sia quelli marchiati AGRIFULL che quelli marchiati Fiat ma di produzione rumena, non fosse neppure lontanamente paragonabile a quella originaria dei mitici trattori di Modena. Questa percezione, sebbene non universalmente accettata, riflette una certa nostalgia per la "purezza" del Made in Italy e solleva interrogativi sulle sfide legate alla delocalizzazione della produzione e al mantenimento degli standard qualitativi.

SEPA: L'Impronta Italiana nella Produzione Rumena

Il marchio SEPA, che sta per Settimio Patricelli, si riferisce a un imprenditore abruzzese (di Canosa Sannita, Ch) che negli anni '90 ha esportato la tecnologia Fiat in Romania, incluse catene di montaggio. I trattori SEPA non erano altro che Fiat 605 modificati, con alcune voci che suggeriscono un peggioramento della qualità.

Tuttavia, esistono anche testimonianze dirette di proprietari che, pur riconoscendo che non si tratta di un Fiat "originale", non lo considerano un "bidone". Ad esempio, un possessore di un SEPA 7000SN, che è una copia del Fiat 605 Super, ha affermato di non poter dire che sia un bidone. Questo indica una variabilità nelle esperienze degli utenti e una percezione soggettiva della qualità.

Un aspetto interessante riguarda la disponibilità di trattori cingolati SEPA 60, per i quali alcuni utenti cercano schemi chiari delle marce, indicando la presenza di diverse velocità e retromarce non immediatamente evidenti. Molti SEPA, infatti, derivano da progetti Fiat.

Universal (UTB): Una Storia di Collaborazioni e Difficoltà

I trattori Universal (UTB) sono stati costruiti a Brasov, in Romania, a partire dal 1946. La società, originariamente Universal Traktoren Brasov (UTB), ha cambiato il nome nel 2000 in Tractorul UTB S.A. Universal ha iniziato a costruire trattori con licenza Fiat, stabilendo fin da subito un legame strategico con il gigante italiano.

Nel corso degli anni, circa 1,32 milioni di trattori con entrambi i marchi (UTB e Universal, o la combinazione UTB/Universal) sono stati prodotti fino al 1999/2000, in particolare per l'esportazione. Negli anni '50, con un diverso nome di produttore (UTOS - Uzina Tractorul Oraşul Stalin), oltre 720.000 trattori sono stati esportati in circa 115 paesi in tutto il mondo, a dimostrazione della vasta portata e del successo internazionale di questi macchinari.

La compagnia, tuttavia, ha attraversato diversi momenti difficili. Nel 2003, era prevista l'acquisizione da parte di ARGO (Landini), ma l'affare non si concretizzò. Nel 2005, Mahindra tentò di acquistare l'azienda, ma anche questa operazione fallì. Nel 2007, Sonalika annunciò il suo interesse, ma anche in questo caso non se ne fece nulla. Alla fine, nel 2007, fu acquistata da Flavius Invest, gli attuali proprietari, con l'intenzione di costruire un centro commerciale e alberghi sul sito.

Compagnie Associate e Produzione su Licenza

Nel corso della sua storia, UTB ha detenuto partecipazioni significative in diverse aziende associate:

  • 50% di Universal UTB Hungaria (distributore)
  • 40% di Universal Traktorji UTS (Slovenia) (manifattura)
  • 50% di UTB - Sepa (Italia) (manifattura)
  • 50% di Universal Traktor Sonay (Turchia)

I trattori Universal sono stati commercializzati con vari marchi, tra cui Universal, UTB, Universal Farmliner (per l'Australia) e Titan, oltre a probabilmente altri. Sono stati anche costruiti su licenza in Pakistan con il marchio GM Universal di Agripak. In Argentina, Grossi ha prodotto su licenza e/o importato trattori dalla Universal. Hattat in Turchia produce/costruisce trattori Hattat Universal su licenza.

Nel 2008, è stata avviata una nuova produzione su licenza tra la Falvius Invest e una società egiziana, per la produzione del trattore Universal 650 nello stabilimento di produzione di camion romano a Brasov.

Modelli Significativi di Trattori Universal

La Grossi Company argentina, negli anni '90, ha prodotto diversi modelli di trattori Universal a Rafaela, Santa Fe. Alcuni di questi modelli includevano: 2040 CL/DTV/F/V; 2050 CL/DTV/F/V; 2055; 2060 CL/DT/F/V; 2070 CL/DT/F/V e 2075 CL.

Tra i modelli più noti di UTB Universal si annoverano l'Universal 445 e l'Universal 650. L'UTB Universal 650, in particolare, è stato un trattore agricolo a ruote prodotto tra il 1963 e il 1972. Utilizzava un motore diesel a 4 cilindri UTB raffreddato ad acqua a iniezione diretta, con una potenza di 65 CV e una cilindrata di 4700 cm³. Era dotato di un cambio a 10 marce e raggiungeva una velocità massima di 17 km/h.

La storia dei trattori Fiat, dalla loro origine in Italia fino alla loro produzione e commercializzazione in Romania e in altri paesi tramite collaborazioni e licenze, è un esempio lampante di come l'innovazione, le strategie di mercato e le dinamiche economiche globali abbiano plasmato l'industria agricola nel corso del XX secolo. Le vicende di Someca, UTB e Sepa evidenziano la complessità di queste interazioni e l'eredità duratura lasciata da questi "giganti" dell'agricoltura.

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